Chirurgia del piede e della caviglia

Qual è l’attività dell’Unità Operativa di Chirurgia del piede e della caviglia? Di quali patologie si occupa?

L’Unità Operativa di Chirurgia del piede e della caviglia è nata in relazione a una crescente richiesta per la prevenzione e la cura delle patologie di questo segmento. Le patologie del piede e della caviglia colpiscono infatti pazienti di tutte le età, dal bambino al giovane sportivo fino al paziente adulto. Non bisogna infatti sottovalutare il benessere psicofisico dei pazienti, e i piedi rappresentano un importante strumento per la deambulazione del paziente oltre a essere un “organo” propriocettivo importantissimo.

La funzione primaria dell’Unità Operativa di Chirurgia del piede e della caviglia si concentra sull’anatomia e sulla fisiologia di ossa, cartilagini, articolazioni, legamenti, muscoli e tendini.

L’ Unità Operativa si occupa di tutte le patologie del piede e della caviglia:

 

Qual è l’attività diagnostica dell’Unità Operativa di Chirurgia del piede e della caviglia?

Dal punto di vista diagnostico l’esame più importante è rappresentato dalla radiografia del piede e/o della caviglia in carico. La condizione di carico, determinata dalla posizione eretta, permette infatti di standardizzare le proiezioni radiografiche e di studiare il piede e la caviglia nella posizione in cui essi “lavorano”.

La tomografia computerizzata, la risonanza magnetica e l’ecografia rappresentano esami di secondo livello, che si rendono necessari in particolari patologie, per studiare ad esempio lo stato della cartilagine o di tendini e legamenti.

 

Quali interventi vengono eseguiti nell’ambito dell’Unità Operativa Chirurgia del piede e della caviglia?

Negli ultimi anni la diagnosi e la cura delle patologie del piede e della caviglia ha subito una vera e propria rivoluzione grazie a numerosi chirurgi italiani e internazionali con cui ho abbiamo avuto l’onore di lavorare, nonché apprendere e migliorare numerose tecniche.

Le patologie che più di frequente giungono alla nostra attenzione per il trattamento chirurgico sono quelle riguardanti l’avampiede, in particolare alluce valgo, metatarsalgia, alluce rigido e dita in griffe e a martello. In questi casi l’utilizzo di tecniche mininvasive o miste consente una notevole riduzione del dolore post-operatorio, una riduzione del gonfiore e un ritorno precoce alle attività lavorative e sportive.

Siamo uno dei pochi gruppi in Italia che effettuano tecniche percutanee di ultima generazione che rappresentano l’evoluzione delle tecniche mininvasive così popolari negli ultimi anni. Utilizziamo inoltre delle guide che ci permettono di essere ancora più precisi, riproducibili e rapidi. Oltre alle tecniche chirurgiche, anche le tecniche anestesiologiche che utilizziamo sono estremamente all’avanguardia, consentendo una notevole riduzione del dolore legato all’anestesia e del dolore post-operatorio.

Altra patologia molto comune è rappresentata dal piede piatto o sindrome pronatoria. Non sempre si tratta di una patologia, ma può essere considerata una caratteristica fisiologica finché non compare il dolore e/o l’instabilità. Nei bambini fino a 12 anni di età è possibile la correzione con una tecnica mininvasiva. Nell’adulto sintomatico, invece, la combinazione di tecniche mininvasive e mini-open ci consente di ristabilire un giusto appoggio e una correzione pressoché completa, con un ritorno graduale anche alle attività sportive nel giro di 3-4 mesi.

Il piede cavo, invece, rappresenta una patologia più eterogenea, con differenti possibilità di presentazione. Anche in questi casi il team dell’Unità Operativa di Chirurgia del piede e della caviglia utilizza tecniche innovative per ristabilire un corretto appoggio e una regressione della sintomatologia.

Per quanto riguarda artrosi di caviglia e lesioni della cartilagine, l’Unità Operativa di Chirurgia del piede e della caviglia utilizza le tecniche più adatte alle diverse problematiche. In base infatti all’età, al grado di artrosi e all’asse della caviglia, si potranno scegliere tecniche “joint sparing” come la ricostruzione della cartilagine con tecniche artroscopiche, associate o meno a osteotomie sovramalleolari o, nei casi più gravi, all’utilizzo di protesi di caviglia di ultima generazione.

Per le lesioni tendinee, in particolare del tendine d’Achille, utilizziamo uno strumentario innovativo che riduce al minimo le incisioni garantendo al contempo una stabilità ottimale. Le cicatrici nell’area del tendine, infatti, portano spesso alla formazione di aderenze o ritardi di guarigione che spesso limitano il grado di soddisfazione del paziente.

In ultimo da non dimenticare la traumatologia del distretto piede-caviglia. Attualmente infatti esistono numerose placche, viti e altri strumentari specificamente disegnati per questa regione. Questo, unitamente alle moderne conoscenze biomeccaniche, ci permette di eseguire interventi di riduzione e sintesi molto più precisi e con tecniche mininvasive quando possibile, consentendo un recupero più rapido e completo e un rischio di complicanze notevolmente inferiore.