La retina è un tessuto di origine nervosa che costituisce la membrana più interna dell’occhio e che ha la funzione di trasformare l’energia luminosa ed elettromagnetica in potenziale elettrico destinato al cervello per essere tradotto in immagini.

Tra le malattie che riguardano questa parte importante dei nostri occhi, la più grave è il distacco, situazione che, se non curata in tempo e con le dovute attenzioni, può condurre alla cecità.

Di questa patologia si è parlato nel corso di una diretta Facebook andata in onda lo scorso 22 gennaio con protagonista il professor Mario Romano, Direttore del Dipartimento di Oculistica di Humanitas Castelli Bergamo.

In che cosa consiste la patologia chiamata “distacco di retina”?

«Il distacco è lo spostamento della retina dal suo letto, dovuto a una tensione che provoca una rottura della retina stessa e il conseguente passaggio di fluido dalla parte preretinica a quella sottoretinica, situazione che porta al distacco del foglietto, appunto, dal suo letto. È una patologia che deve essere riconosciuta in modo tempestivo perché la buona riuscita dell’intervento di cura dipende dal grado di avanzamento della malattia».

Qual è l’incidenza del distacco di retina sulla popolazione italiana?

«L’incidenza in Italia va dallo 0,3 al 3%, con circa 7mila nuovi casi all’anno su circa 60 milioni di abitanti. Non è una patologia molto frequente ma attenzione, la sua frequenza tende ad aumentare quando si è in presenza di fattori di rischio».

Quali sono i fattori di rischio più diffusi?

«La presenza di degenerazioni retiniche periferiche in pazienti operati per intervento di cataratta, oppure l’assenza di cristallino sono condizioni che possono aumentare l’incidenza di questa patologia. Intervenire su queste situazioni, che possono trasformarsi in rotture retiniche, significa diminuire le possibilità che ci sia un distacco».

Come avviene la diagnosi del distacco di retina?

«La diagnosi viene effettuata nel corso di una visita oculistica in cui venga eseguito l’esame del fondo oculare, che permette di studiare l’occhio in profondità e anche in estrema periferia per verificare se ci sia presenza di lesioni retiniche, rotture o distacchi localizzati».

 

Domande provenienti dagli utenti di Facebook

Quali sono i sintomi del distacco di retina? A quali segnali dobbiamo fare attenzione?

«Il sintomo più evidente è la presenza di lampi luminosi ben visibili nel campo visivo, associati a corpi mobili, in genere scuri, che si muovono sempre nel campo visivo. Sono entrambi segnali che è in corso una trazione del vitreo – il gel vitreale – sulla retina, che può portare alla rottura di quest’ultima con conseguente distacco. In questo caso è importante intervenire tempestivamente, perché se riusciamo a curare la rottura possiamo evitare che ci sia distacco. Quando nel campo visivo si formano ombre nere e fisse può essere già troppo tardi, perché sono il segnale che una parte della retina si sta già staccando».

Entro quanto tempo dalla comparsa dei primi sintomi è consigliabile rivolgersi a un oculista?

«È importante contattare uno specialista con rapidità perché se c’è una semplice rottura retinica è possibile effettuare un trattamento laser attorno alla stessa, evitando un vero e proprio intervento chirurgico. Diversa è la situazione quando la retina ha già iniziato a staccarsi. In quel caso bisogna intervenire chirurgicamente e bisogna farlo prima che il distacco raggiunga la macula. Perché quando viene coinvolta anche questa, e in particolare la sua zona centrale, è molto difficile, se non impossibile, ottenere risultati funzionali ottimali».

Per la cura del distacco di retina esiste solo la soluzione chirurgica?

«Sì, le soluzioni chirurgiche sono di due tipi: ab esterno, cioè senza entrare all’interno del bulbo oculare o mediante vitrectomia, entrando all’interno del bulbo per rimuovere il vitreo. La scelta tra uno o l’altro tipo di intervento dipende soprattutto dall’età del paziente, dallo stato del vitreo e da quello della lente. Elementi che vengono valutati volta per volta dal chirurgo».

Gli interventi chirurgici sono dolorosi? Che durata hanno? E il recupero post-operatorio quanto tempo richiede?

«Nella maggior parte dei casi l’intervento, che ha una durata di circa 50 minuti, viene eseguito in anestesia loco-regionale e non è doloroso. Si tratta di un intervento microinvasivo, che consente un recupero funzionale del paziente in tempi brevi, in alcuni casi si parla anche solo di due settimane».

L’esame del fondo oculare è un esame invasivo?

«No, è un esame non invasivo. Prevede l’utilizzo di un collirio per dilatare la pupilla prima dell’esecuzione dell’esame, che viene eseguito attraverso un apposito macchinario».

Mi sono sottoposta a un intervento per il distacco della retina e ora soffro di occhio secco. Come posso curare questo disturbo?

«La chirurgia vitreoretinica per distacco di retina può causare o peggiorare i sintomi dell’occhio secco in gran parte dei pazienti, non solo nel periodo post-operatorio ma anche per mesi o anni dopo l’intervento. La terapia indicata prevede l’uso di sostituti lacrimali (colliri) associati, in caso di infiammazione significativa indotta dall’occhio secco, a una terapia specifica per l’infiammazione della superficie oculare».

Domanda posta da Luca:
C’è correlazione tra diabete e il distacco di retina?

«Sì, il distacco di retina può dipendere anche da una retinopatia diabetica. Questo succede perché il diabete induce alla formazione di membrane al di sopra della retina che creano prima una lesione, poi una trazione della retina, staccandola. Il distacco di retina trazionale è proprio una delle complicanze più importanti della retinopatia diabetica. L’incidenza di questa patologia aumenta con l’età: circa il 30-40% dei pazienti affetti da diabete svilupperà retinopatia diabetica. Ogni dieci anni, il rischio che questo accada aumenta del 20%».

Domanda posta da Giorgia:
Mio figlio ha 32 anni, è un giocatore di rugby ed è stato operato di distacco di retina dopo un forte colpo subito durante una partita. Ora è tutto a posto, ma nel caso risuccedesse potrà essere ancora operato? Corre maggiori rischi?

«Con molta probabilità suo figlio ha subito un particolare tipo di distacco, definito dialisi retinica. Si tratta di un evento causato da un trauma, tipico degli sport da contatto, che contribuisce a staccare la retina dalla sua base d’impianto. In questo caso il successo anatomico è molto alto e le recidive non sono molto frequenti. Il punto però è che la recidiva del distacco di retina, se questo dovesse risorgere a causa di un ulteriore trauma, ha un tasso di successo anatomico e funzionale più basso rispetto al distacco di retina primario. Quindi un secondo intervento aumenterebbe le possibilità che in futuro ci possa essere una recidiva, cioè che si verifichi un nuovo distacco».