Alterazione del ciclo mestruale

Che cos’è l’alterazione del ciclo mestruale?

Con alterazione del ciclo mestruale si intende un’irregolarità del ciclo, tale per cui le mestruazioni non compaiono a cadenza mensile o quando compaiono sono contraddistinte da perdite eccessivamente importanti e talvolta anche improvvise. Può assumere varie tipologie:
  • anomalie nella quantità e nella durata, con ipomenorrea (mestruazioni scarse), ipermenorrea (mestruazioni abbondanti), menorragia (mestruazioni più lunghe);
  • anomalie nel ritmo, cioè della cadenza con cui esse compaiono, con oligomenorrea (cicli ritardati), polimenorrea (cicli che anticipano) e amenorrea (mestruazioni assenti);
  • anomalie nella presentazione, con metrorragia (perdita anomala inaspettata ed improvvisa) e menometrorragie (mestruazioni lunghe e perdite tra i cicli).
 

Quali sono le cause dell’alterazione del ciclo mestruale?

L’alterazione del ciclo mestruale può essere causata da varie patologie, tra le quali vi sono: squilibri ormonali, ipertiroidismo, sindrome dell’ovaio policistico, tumore alle ovaie, tumore alla cervice uterina, ipotiroidismo, lupus erimatoso sistemico, meningite, endometriosi, cisti ovariche.  

Quali sono i rimedi contro l’alterazione del ciclo mestruale?

La cura di un’alterazione del ciclo mestruale dipende dalla patologia che ne è alla base, da verificarsi nel corso di una specifica visita ginecologica. Qualora l’alterazione consista in una perdita lieve potrà essere sufficiente una cura a base di antinfiammatori non steroidei. Qualora, al contrario, il problema consista in una mestruazione troppo abbondante  – che determini anche uno stato di anemia – potrà essere necessario intraprendere una cura a base di integratori di ferro. Se sia causata da squilibri ormonali o da altre patologie, infine, il medico indicherà quella che è la terapia farmacologica o chirurgica più adatta al caso in esame.  

Alterazione del ciclo mestruale, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di uno stato di alterazione del ciclo mestruale dovrà essere comunicata al ginecologo nel corso del relativo controllo che bisogna effettuare, generalmente, una volta l’anno. Ci si dovrà rivolgere al proprio medico curante, invece, qualora l’irregolarità si presenti in questo modo:
  • sanguinamento o perdite nel corso della gravidanza
  • sanguinamento o perdite tra i cicli
  • sanguinamento o perdite dopo un rapporto sessuale
  • sanguinamento o perdite dopo la menopausa.
Il medico va coinvolto anche nei seguenti casi: qualora si avverta un dolore eccessivo nel corso delle mestruazioni; quando queste siano eccessive o durano più di 7 giorni; qualora vi siano perdite anomale e con cattivo odore; in caso di aumento improvviso di peso, di febbre o ridimensionamento del seno.  

Area medica di riferimento per l’alterazione del ciclo mestruale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’alterazione del ciclo mestruale è il Servizio di Ginecologia.

Amenorrea

Che cos’è l’amenorrea?

L’amenorrea è un fenomeno che consiste nell’assenza del ciclo mestruale. Di solito si utilizza questo termine quando le mestruazioni saltano almeno tre volte di seguito o se entro i 15 anni non si è ancora avuta la prima mestruazione. Oltre alla gravidanza, fra le possibili cause di amenorrea, sono inclusi i problemi agli organi riproduttivi o alle ghiandole che partecipano alla regolazione dei livelli ormonali.  

Quali malattie si possono associare all’amenorrea?

Tra le patologie associabili all’amenorrea, ci sono: malattia di Wilson, sindrome dell’ovaio policistico e acromegalia. In caso di sintomi persistenti è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia.  

Quali sono i rimedi contro l’amenorrea?

Il trattamento dell’amenorrea dipende dalla sua causa. Talvolta può essere indicato assumere dei contraccettivi a base di ormoni, altre volte, ad esempio quando sono coinvolte l’ipofisi o la tiroide, è necessario assumere dei farmaci specifici. Nel caso in cui, invece, l’amenorrea fosse causata dalla presenza di un tumore o da un problema strutturale potrebbe essere invece necessario intervenire a livello chirurgico.  

Con amenorrea quando rivolgersi al proprio medico?

Quando le mestruazioni saltano per più di tre cicli consecutivi è opportuno rivolgersi ad un medico. Un consulto è necessario anche per le ragazze che hanno già compiuto 15 anni ma che non hanno mai avuto degli episodi mestruali.

Apparato riproduttivo femminile

Che cos’è l’apparato riproduttivo femminile?

L’apparato riproduttivo femminile e quello che, insieme all’apparato riproduttivo maschile, consente la riproduzione umana.  

Com’è strutturato l’apparato riproduttivo femminile?

Gli organi che compongono l’apparato riproduttivo femminile sono:
  • l’ovaio, formato dalle ovaie, ghiandole che producono gli ovuli e secernono gli ormoni sessuali che regolano le fasi della vita riproduttiva
  • le salpingi, condotti che collegano le ovaie all’utero e sono il luogo in cui avviene l’incontro tra lo spermatozoo maschile e l’ovulo
  • l’utero, organo che accoglie l’ovulo fecondato per permetterne lo sviluppo e che provvede a espellere il feto quando la gravidanza ha avuto termine
  • la vagina, condotto che collega il collo dell’utero all’esterno, organo che riceve lo sperma durante l’atto sessuale e che al momento del parto consente l’espulsione del feto e della placenta
  • la vulva, cioè l’insieme degli organi genitali femminili esterni: grandi labbra, piccole labbra, clitoride, vestibolo vulvare, orifizio uretrale e orifizio vaginale.
 

Qual è la funzione dell’apparato riproduttivo femminile?

L’apparato riproduttivo femminile consente la produzione e la fecondazione dell’ovulo con l’obiettivo di dare origine a una gravidanza.

Aumento di peso

Che cos’è l’aumento di peso?

L’aumento del peso corporeo – qualora sopravvenga in un breve periodo di tempo e non sia dovuto a ragioni legate all’alimentazione o a una gravidanza – può rappresentare il sintomo di un problema di salute.

Quali sono le cause dell’aumento di peso?

L’aumento di peso può essere determinato da varie patologie, tra le quali ci sono essere: ipotiroidismo, intolleranze alimentari, sindrome dell’ovaio policistico, sindrome premestruale.

Quali sono i rimedi contro l’aumento di peso?

Al fine di curare un aumento di peso improvviso e all’apparenza immotivato sarà necessario individuare e intervenire con delle terapie specifiche, indicate dal medico, sulle cause che ne stanno alla base.

Aumento di peso, quando rivolgersi al proprio medico?

Il problema dovrà essere sottoposto all’attenzione del medico curante qualora si presenti improvvisamente e senza essere collegato a motivi di alimentazione o gravidanza.  

Betacarotene   

Che cos’è il betacarotene?

Il betacarotene è un carotenoide, cioè uno dei pigmenti vegetali (di colore rosso, arancione e giallo) che sono precursori della vitamina A (retinolo). Come tutti i carotenoidi, è liposolubile oltre che sensibile alla luce e al calore. Viene convertito in vitamina A all’interno del piccolo intestino per poi a depositarsi nel fegato che provvederà a rilasciarlo gradualmente, in base alle esigenze dell’organismo.  

A che cosa serve il betacarotene?

Il betacarotene è importante per il nostro organismo dal punto di vista nutrizionale. È anzitutto un ottimo antiossidante, capace pertanto di contrastare l’insorgenza dei radicali liberi, ed è una primaria fonte di vitamina A, che ha effetti benefici sulla vista e sulla pelle e che permette alle ossa di crescere in modo omogeneo. Per questo motivo è consigliabile un’adeguata assunzione di betacarotene soprattutto per i bambini e i giovani nell’età della crescita. I suoi benefici aumentano in caso di contestuale assunzione di vitamina C, vitamina E e zinco.  

In quali alimenti è presente il betacarotene?

Il betacarotene è contenuto in molta frutta, nelle verdure a foglia verde – tra le quali zucche e le carote – nei cereali e negli oli.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di betacarotene?

Il fabbisogno di betacarotene per una persona adulta varia dai 2 ai 4 mg al giorno.

Carenza di betacarotene

La carenza di betacarotene non provoca alcun problema di salute, salvo che non sia associato a una carenza di vitamina A, per cui si potrebbero verificare dei problemi correlati a questa carenza: disturbi alla vista, difficoltà dei processi di crescita, maggiore possibilità di contrarre infezioni.

Eccesso di betacarotene

L’eccesso di betacarotene riguarda soprattutto i fumatori; un suo surplus potrebbe difatti provocare un’incidenza maggiore di cancro al polmone, rispetto all’assunzione di dosi rientranti nel fabbisogno. Non devono eccedere nella sua assunzione nemmeno le donne in gravidanza o che stanno allattando. In condizioni normali, un eccesso di betacarotene potrebbe causare disturbi tra i quali è inclusa l’alterazione del colore della pelle. Disturbi che peraltro spariscono con la diminuzione dell’assunzione di carotene.  

Perché il betacarotene viene spesso inserito nelle creme solari?

Tra le funzioni del betacarotene vi è anche quella di migliorare la salute della pelle. Nello specifico, questo carotenoide contribuisce a ridurre la sensibilità della pelle quando questa è esposta ai raggi del sole. Soprattutto chi ha una pelle chiara, pertanto, potrebbe evitare di procurarsi una scottatura grazie all’utilizzo di una crema solare che contenga carotene.

Calcio

Che cos’è il calcio?

Il calcio è il più importante minerale del nostro corpo. Il 99% della quantità totale è concentrato nelle ossa, in cui si accumula sotto forma di carbonato.  

A che cosa serve il calcio?

Il calcio è fondamentale per lo sviluppo il mantenimento in salute di ossa e denti. Le ossa, infatti, sono sottoposte a un continuo processo di rimodellamento che prevede il riassorbimento e la deposizione di calcio nel nuovo tessuto osseo. Solo l’1% delle scorte totali di questo minerale partecipa ad altre funzioni: la contrazione dei muscoli, la trasmissione nervosa, la secrezione di ormoni, la vasodilatazione e la contrazione dei vasi sanguigni.  

In quali alimenti è possibile trovare il calcio?

Le principali fonti alimentari di calcio sono il latte e i suoi derivati, soprattutto i formaggi, gli yogurt e altri latti fermentati. Questo minerale è presente anche in alcuni vegetali a foglie scure (per esempio il cavolo cinese, il cavolo riccio e i broccoli, ma non gli spinaci), nei legumi secchi e in molti pesci e molluschi (per esempio sardine, vongole e cozze).  

Qual è il fabbisogno giornaliero di calcio?

La dose giornaliera di calcio raccomandata è pari a 800 mg. Il fabbisogno individuale, tuttavia, varia in base all’età. In particolare, il fabbisogno quotidiano di calcio aumenta in gravidanza e durante l’allattamento.  

Quali conseguenze può causare la carenza di calcio?

Le carenze di calcio, nel breve periodo, possono restare asintomatiche, ma se non trattate in modo adeguato possono portare a conseguenze molto gravi. I primi sintomi sono pizzicore e addormentamento delle dita, crampi muscolari, convulsioni, sonnolenza, scarso appetito e anomalie del battito del cuore. Inoltre, nel lungo periodo il rischio è quello di incorrere in osteopenia e, in seguito, a un’osteoporosi con conseguente aumento del rischio di fratture. Anche il rachitismo può essere una delle conseguenze della carenza di calcio, anche se più spesso alla base di questi problemi c’è una carenza di vitamina D.  

Quali conseguenze può causare l’eccesso di calcio?

Un eccesso di calcio nel sangue può provocare insufficienza renale, calcificazione dei vasi sanguigni e dei tessuti molli, aumento del calcio nelle urine e calcoli renali. Inoltre, un’assunzione eccessiva di questo minerale può causare stitichezza e interferire con l’assorbimento del ferro e dello zinco. Meno chiara è invece l’associazione con un aumento del rischio di tumore alla prostata e di patologie cardiovascolari.  

È vero che assumere calcio aiuta a contrastare l’osteoporosi?

Le carenze di calcio possono peggiorare l’osteoporosi, ma il problema deve essere affrontato a partire dalla giovane età, così da garantire una buona ossificazione fin da giovani.  

Dolore alla mammella

Che cos’è il dolore alla mammella?

Il dolore alla mammella è una sensazione dolorosa provata dalle donne all’altezza del seno.  

Quali sono le cause del dolore alla mammella?

Il dolore alla mammella può manifestarsi nel corso della gravidanza o durante l’allattamento e può dipendere da cambiamenti ormonali associabili al ciclo mestruale o alla menopausa. In alcuni casi può essere dovuto all’assunzione di alcuni medicinali, come i diuretici o alla formazione di cisti. Solamente in casi più rari il dolore alla mammella può essere collegato alla presenza di un tumore al seno.  

Quali sono i rimedi contro il dolore alla mammella?

Questo tipo di dolore può essere alleviato con degli impacchi di ghiaccio o tramite farmaci antinfiammatori prescritti da parte medico, il quale potrà anche consigliare l’utilizzo della pillola contraccettiva che è in grado di eliminare i problemi collegati al ciclo mestruale.  

Dolore alla mammella, quando rivolgersi al proprio medico?

Il dolore alla mammella deve essere sottoposto all’attenzione del proprio curante quando:
  • il dolore è associato a febbre alta, pus, infezione e arrossamenti locali.
  • si associa a perdite chiare o con tracce di sangue dal capezzolo
  • si è partorito da pochi giorni e il dolore si associa a durezza e gonfiore del seno
  • al tatto si avverte la presenza di un nodulo.
 

Area medica di riferimento per il dolore alla mammella

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il dolore alla mammella è l’Ambulatorio di Senologia.

Fame

Che cos’è la fame?

La fame è lo stimolo di assumere sostanze nutritive – tramite il cibo – che fa seguito a un impoverimento di queste nell’organismo. Si presenta attraverso sensazioni sgradevoli che possono sfociare in un tipico dolore che si sviluppa particolarmente nella regione epigastrica. Di solito la sensazione di fame può essere interrotta mangiando. Ma in alcuni casi, qualora sia di origine patologica, la semplice ingestione di alimenti può non essere sufficiente.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla fame?

A seconda della sua intensità, la fame potrà essere accompagnata da spasmi delle pareti dello stomaco e dal dolore allo stomaco stesso.  

Quali sono le cause della fame?

La fame può avere un’origine patologica. Tra le patologie che vi si possono associare ci sono il diabete e la gastrite.  

Quali sono i rimedi contro la fame?

Nel caso in cui la fame non passi nemmeno dopo avere assunto delle sostanze nutritive, occorrerà intervenire sulla causa patologica che ne è alla base. In caso di gastrite si dovrà intervenire sull’acidità che ne è la diretta conseguenza. In alcuni casi, come ad esempio in presenza di diabete o nel corso della gravidanza, può essere necessario intervenire sull’alimentazione osservando alcune regole ben precise, tenuto conto che alcuni cibi – qualora assunti – oltre a non risolverlo, possono addirittura peggiorare il disturbo.  

Fame, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da fame deve essere portata all’attenzione del proprio medico nel caso in cui possa essere collegata a una delle patologie associabili a questo sintomo.

Ferro

Che cos’è il ferro?

Il ferro è un macroelemento, uno dei minerali presenti nel corpo in maggiore quantità.  

A cosa serve il ferro?

Il ferro è una componente fondamentale dell’emoglobina, proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni al resto del corpo, e della mioglobina, la proteina in grado di fornire ossigeno ai muscoli, ma non solo. Si tratta di un minerale che è anche coinvolto nell’attività di molti enzimi, e nella produzione di determinati ormoni e di tessuto connettivo.  

In quali alimenti è contenuto il ferro?

Tra gli alimenti più ricchi di ferro sono il fegato, la carne e il pesce. Numerose piante contengono anche buone quantità di ferro, come legumi (fagioli, piselli e lenticchie), cereali, frutta secca e verdure a foglia verde scuro (ad es. spinaci). Purtroppo il ferro presente negli alimenti di origine vegetale è più difficile da assorbire rispetto a quello presente negli alimenti di origine animale. Per risolvere questo problema si può fare affidamento sulla combinazione di fonti vegetali di ferro con alimenti ricchi di vitamina C, come il limone e i peperoni, che ne facilitano l’assorbimento.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di ferro?

Il fabbisogno giornaliero di ferro raccomandato per un adulto è di 14 mg (valore di riferimento europeo). Però il fabbisogno giornaliero varia a seconda dell’età, del sesso e di condizioni particolari come la gravidanza e l’allattamento. In generale, tuttavia, le donne hanno bisogno di più ferro degli uomini.  

Quali sono le conseguenze della carenza di ferro?

Prima di tutto la carenza di ferro porta all’anemia, cioè alla riduzione dei globuli rossi e quindi della capacità di distribuire l’ossigeno agli organi e ai tessuti. Tra le conseguenze: stanchezza, mancanza di energia, disturbi gastrointestinali, difficoltà di memoria e di concentrazione, diminuzione delle difese immunitarie e problemi di termoregolazione. La carenza di ferro in gravidanza può inoltre influire sullo sviluppo del sistema nervoso del bambino e aumentare il rischio di nascite sottopeso e parto prematuro.  

Quali conseguenze può avere un eccesso di ferro?

Assumere troppo ferro può causare mal di stomaco, costipazione, nausea o vomito, dolori addominali, svenimenti e ridurre l’assorbimento dello zinco. Dosaggi molto elevati (nell’ordine di centinaia di grammi) possono causare squilibri d’organo, coma, convulsioni e essere fatali. Esiste anche una condizione medica, l’emocromatosi, che porta all’accumulo di quantità di ferro tossico per l’organismo. Non essendoci una terapia specifica, le persone con cirrosi, cancro al fegato e malattie cardiovascolari possono esserne colpite.  

Perché le donne incinte hanno bisogno di più ferro?

In gravidanza, la quantità di sangue che circola nel corpo aumenta e, di conseguenza, aumenta anche la domanda di ferro, che dovrà soddisfare le esigenze della futura madre e del bambino.

Gambe stanche

Che cosa si intende con “gambe stanche”?

Con gambe stanche, o pesanti, si intende una situazione in cui si avverte una difficoltà a reggersi sulle proprie gambe. Di solito questo sintomo compare dopo un eccessivo sforzo fisico ma può anche dipendere da diverse situazioni, come problemi alla circolazione sanguigna periferica, il consumo di alcol o uno stato di gravidanza che sia associato a calore esterno o umidità.  

Quali sono le cause delle gambe stanche?

La stanchezza alle gambe può indicare l’esistenza di varie patologie, tra le quali si possono elencare: ernia del disco, trombosi venosa profonda, vene varicose, insufficienza renale, piede diabetico e tromboflebite.  

Quali sono i rimedi contro le gambe stanche?

Per curare le gambe stanche è indispensabile prima individuare la causa che ne è alla base per poi intervenire su di questa. Una condizione di stanchezza delle gambe causata da uno sforzo fisico può essere risolta intervenendo con impacchi freddi e con un periodo di riposo. Qualora la causa sia un’insufficienza venosa bisognerà agevolare la circolazione sanguigna tenendo le gambe in movimento o alte quando si sta coricati, bere molti liquidi e integratori di potassio e infine evitare che le gambe stesse siano esposte ad alte temperature. In generale il senso di pesantezza delle gambe potrà essere alleviato dedicandosi a un’attività fisica costante e moderata, massaggiando l’arto o usando calze elastiche a compressione graduata, che presentano la caratteristica di evitare il ristagno di liquido ematico all’interno dei capillari.  

Gambe stanche, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione di gambe stanche o pesanti deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico curante qualora sia collegata a dolore, rossore o gonfiore alle gambe stesse, a febbre, non accenni a scomparire dopo tre o più giorni o renda difficoltoso il movimento. Si ritiene sia indispensabile il consulto di uno specialista quando il gonfiore riguarda entrambe le gambe o se si è in presenza di vene varicose o dolore ai piedi. Se le gambe divengono stanche successivamente a un trauma bisogna rivolgersi al presidio di Pronto Soccorso per ricevere le appropriate cure d’emergenza.

Mobilità dei denti

Che cos’è la mobilità dei denti?

La mobilità dei denti è una condizione che deriva da un cattivo ancoraggio dei denti all’osso. Normalmente, i denti hanno una loro specifica mobilità: 0,2 mm di movimento laterale e 0,2 mm di movimento verticale circa. In alcune condizioni  – come ad esempio gravidanza, periodo mestruale, assunzione di contraccetivi orali – questa mobilità può aumentare. Esiste anche una mobilità patologica, divisa in tre stadi che dipendono dalla gravità del problema. Gli stadi sono:
  1. totalmente reversibile
  2. parzialmente reversibile
  3. irreversibile.
 

Quali patologie possono essere associate alla mobilità dei denti?

Tra le patologie associabili alla mobilità dei denti ci sono: gengivite, menopausa, bruxismo, parodontite. Questo è un elenco solo indicativo per cui in presenza di dubbio si consiglia di consultare sempre un medico.

Quali sono i rimedi contro la mobilità dei denti?

Il trattamento più idoneo per la mobilità dei denti sarà deciso dall’odontoiatra, dopo aver valutato la situazione e individuato la causa. In ogni caso – di fronte a una mobilità dei denti – è sempre consigliabile recarsi dal proprio medico o dall’esperto in odontoiatria.  

Nausea

Che cos’è la nausea?

La nausea è un disturbo che si caratterizza per il desiderio di vomitare accompagnato da una sensazione di spossatezza diffusa per tutto il corpo.  

Quali sono le cause della nausea?

La nausea può essere provocata da vari fattori, tra i quali:
  • presenza di particolari stimoli visivi, olfattivi o gustativi
  • assunzione di alcuni medicinali
  • stato di gravidanza
  • emozioni di particolare intensità o problemi di natura psicologica
Può inoltre essere associata a varie malattie, tra le quali si possono includere: morbo di Crohn, pancreatite, reflusso gastroesofageo, tumore al pancreas, tumore allo stomaco, tumore del colon-retto, tumore dell’esofago, tumore dell’ovaio, angina pectoris, calcoli renali, cefalea, cirrosi epatica, colica renale, epatite, ernia iattale, fibrosi cistica, gastrite, glaucoma, infarto miocardico, insufficienza renale, intolleranze alimentari.  

Quali sono i sintomi della nausea?

La nausea di solito si accompagna a reazioni fisiche quali sudorazione, vertigini, pallore, sensazione di disgusto verso cibi od odori di particolare intensità, copiosa produzione di saliva e dolore a livello dello stomaco.  

Quali sono i rimedi contro la nausea?

I rimedi per la nausea variano a secondo della patologia che ne sta alla base. In caso di fastidio nei confronti di determinati cibi od odori si consiglia di evitare di esporsi al contatto con questi, allo scopo di circoscrivere le manifestazioni del disturbo. Qualora sia conseguenza di un consumo di medicinali si consiglia di rivolgersi al medico che li ha prescritti al fine di cercare – insieme a lui e per quanto possibile – un’eventuale terapia alternativa.  

Nausea, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di nausea, è opportuno rivolgersi al proprio medico quando questa sia insistente e perdurante e nel caso in cui in precedenza sia stata diagnosticata una patologia che potrebbe essere – secondo quanto indicato dal medico stesso – a essa correlata.

Sanguinamento facile (emofilia)

Che cos’è il sanguinamento facile (emofilia)?

Il sanguinamento facile, cioè la perdita facile e frequente di piccole quantità di sangue senza una lesione o un trauma può essere provocata da diverse patologie e condizioni: difetti della coagulazione, leucemia, fragilità dei capillari, impiego di farmaci anticoagulanti. Il sanguinamento spontaneo può verificarsi in qualsiasi parte del corpo, ma è più frequente dal naso, dalla bocca e dall’apparato digerente. Le persone che soffrono di emofilia hanno perdite ematiche localizzate nelle articolazioni o a livello muscolare. Talvolta il sintomo è associato a piccoli puntini rossi o violacei, detti anche petecchie e a lividi (ecchimosi).  

Quali malattie si possono associare a sanguinamento facile?

Tra le principali patologie collegate al sanguinamento facile ci sono: leptospirosi, leucemia, malattia di Von Willebrand, mieloma multiplo, morbo di Cushing, scorbuto, shock settico, sindrome di Marfan, sindrome emolitico-uremica, trombocitopenia, anemia plastica, carenza di vitamina K, cirrosi epatica, difetti della coagulazione, ebola, emofilia, Hiv, insufficienza renale, leishmaniosi. Questo non è un elenco esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro sanguinamento facile?

I rimedi per questo il sanguinamento facile differiscono molto in base alla causa. La cura è di solito mirata alla patologia di cui il sanguinamento frequente è un sintomo e si basa su apposite terapie.  

In presenza di sanguinamento facile quando rivolgersi al proprio medico?

Per valutare l’esigenza di ricorrere a tempestive cure mediche bisogna conoscere l’evoluzione del sanguinamento facile. Qualora il sintomo sia associato a svenimento, vertigini, sudorazione, debolezza, nausea o sete eccessiva è necessario ricorrere alle cure d’emergenza del Pronto Soccorso. É ugualmente necessario consultare celermente un medico qualora il problema si manifesti durante la gravidanza.

Teleangectasie

Che cosa sono le teleangectasie?

Le teleangectasie sono ingrossamenti dei vasi sanguigni che possono riguardare pelle, mucose o sclera (la parte bianca dell’occhio). Sono rosse quando interessano i capillari o blu se riguardano le vene.  

Quali sono le cause delle teleangectasie?

Le teleangectasie possono avere varie cause come fattori genetici, invecchiamento, gravidanza, assunzione di alcolici o esposizione al sole. Possono essere causate anche da varie patologie, tra cui: rosacea, vene varicose, cheratosi attinica, sclerodermia e xeroderma pigmentoso.  

Quali sono i rimedi contro le teleangectasie?

La cura delle teleangectasie passa attraverso l’individuazione della loro causa. Quelle causate da vene varicose possono essere curate con scleroterapia, quelle che interessano i capillari possono essere trattate e rimosse con terapie a base di onde d’urto o di luce pulsata.  

Teleangectasie, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di teleangectasie deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico curante.

Vagina

Che cos’è la vagina?

La vagina è un condotto costituito da muscoli e membrane che collega l’ultima parte del collo dell’utero con l’ambiente esterno. Rappresenta l’ultimo tratto delle vie genitali femminili e la sua precipua funzione è quella di accogliere il pene durante l’atto dell’accoppiamento.  

Che cos’è la vagina?

La vagina è un organo cavo dell’apparato genitale femminile; misura tra gli 8 e i 12 cm di lunghezza e presenta un epitelio stratificato i cui elementi cellulari mutano i propri caratteri nel corso del ciclo mestruale e in base all’età del soggetto. La sua parte superiore ospita la sporgenza della cervice uterina mentre l’estremità inferiore, ovvero quella rivolta verso l’esterno, sbocca nella vulva (orifizio esterno della vagina). Nelle donne che non hanno mai avuto rapporti sessuali, l’orifizio esterno della vagina risulta in parte chiuso dalla presenza di una sottile membrana a forma di anello o semiluna (l’imene) che di norma tende a lacerarsi successivamente al primo rapporto sessuale completo. È collocata tra la vescica urinaria e l’uretra – che le stanno davanti – e il retto – che è invece collocato posteriormente. Le sue pareti interne presentano ripiegamenti longitudinali e trasversali irregolari che conferiscono loro delle doti particolari di elasticità, permettendo lo svolgimento dei rapporti sessuali e ovviamente il passaggio del feto nella fase espulsiva del parto. La caratteristica umidità delle sue pareti è causata dalla presenza di una sostanza vischiosa che viene prodotta dalle cellule vaginali e dal muco della cervice uterina: tali secrezioni sono regolate dagli ormoni sessuali il cui livello, a sua volta, varia sensibilmente in base alle diverse fasi dello sviluppo sessuale della donna (prepubertà, pubertà, maturità sessuale, menopausa), in fase di gravidanza e nel corso del ciclo mestruale.  

Qual è la funzione della vagina?

La vagina rappresenta, per eccellenza, l’organo dell’accoppiamento: la sua funzione principale è quindi quella di ricevere lo sperma al momento dell’atto sessuale. Serve anche a consentire il passaggio del flusso mestruale e di tutti i prodotti della secrezione uterina e a permettere – al momento del parto – l’espulsione di feto e placenta.

Vitamina B9 (acido folico)

Che cos’è la vitamina B9 (acido folico)

La vitamina B9, detta anche acido folico, fa parte del gruppo delle vitamine idrosolubili, quelle che cioè non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione. Essa tende a distruggersi in presenza di calore eccessivo e a disperdersi a contatto con l’acqua.  

A che cosa serve la vitamina B9 (acido folico)?

La vitamina B9, o acido folico, è fondamentale per le donne in gravidanza poiché questa vitamina tende a proteggere ed a favorire lo sviluppo embrionale. Essa riveste altresì una grande importanza per la sintesi delle proteine e del DNA nonché per la formazione dell’emoglobina. La sua giusta presenza all’interno dell’organismo contribuisce anche a prevenire molti rischi di natura cardiovascolare per la nostra salute.  

In quali alimenti è presente la vitamina B9 (acido folico)?

La vitamina B9, o acido folico, si trova soprattutto in alcuni alimenti come il fegato, il latte, nelle verdure a foglia verde (spinaci, lattuga, broccoli ed asparagi), in alcuni cereali e in alcuni frutti come le arance, i limoni ed i kiwi.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B9 (acido folico)?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina B9, o acido folico, è di circa 0,2 mg. Durante la gravidanza, però, le future mamme devono assumerne una quantità doppia dal momento che il feto impiega quelle che sono le riserve materne di acido folico.  

Carenza di vitamina B9 (acido folico)

La carenza di vitamina B9, o acido folico, – che deriva da abuso di sostanze alcoliche, dall’insorgere di alcune patologie come il diabete mellito insulino-dipendente e la celiachia – determina una ridotta produzione di globuli rossi nel sangue, con il conseguente sorgere dell’anemia. La carenza di acido folico nelle donne gravide può avere degli effetti negativi sul corretto sviluppo del sistema nervoso del feto; in alcuni casi, poi, una carenza elevata di acido folico può provocare la nascita di bambini o prematuri o con la spina bifida.  

Eccesso di vitamina B9 (acido folico)

È improbabile che si verifichino problemi di salute dovuti a un eccesso di vitamina B9, in quanto le quantità oltre i limiti presenti nell’organismo vengono presto espulse con le urine. Si possono però registrare alcuni casi di sovradosaggio rivelati da sintomi come la comparsa di tremori, reazioni allergiche, immotivato nervosismo ed accelerazione dei battiti cardiaci. Altissime dosi di acido folico nel sangue potrebbero determinare dei problemi ai reni, ma anche questa è una possibilità molto remota.  

È vero che la vitamina B9 (acido folico) contribuisce alla trasmissione dei caratteri ereditari?

Sì, è vero perché la vitamina B9 contribuisce alla costruzione del DNA, l’acido nucleico che contiene le informazioni genetiche che corrispondono ai tratti somatici, al colore dei capelli, al colore degli occhi, alla struttura fisica che ogni individuo riceve solitamente in “dono” dai propri genitori.  

Vitamina C (acido ascorbico)

Che cos’è la vitamina C (acido ascorbico)

Conosciuta anche col nome di acido ascorbico, la vitamina C appartiene al gruppo delle vitamine cosiddette idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione. Oltre a sciogliersi nell’acqua, questa vitamina è sensibile alle alte temperature, per cui si perde del tutto in caso di cottura in acqua.  

A che cosa serve la vitamina C (acido ascorbico)?

La vitamina C prende parte a molte reazioni metaboliche e alla biosintesi di ormoni, aminoacidi e collagene. Grazie ai suoi forti poteri antiossidanti, innalza le barriere del sistema immunitario e supporta l’organismo a prevenire il rischio di tumori – soprattutto allo stomaco – inibendo la sintesi di sostanze cancerogene. Il suo apporto, inoltre, è di fondamentale importanza allo scopo di neutralizzare i radicali liberi.  

In quali alimenti è presente la vitamina C (acido ascorbico)?

La vitamina C contenuta soprattutto negli alimenti freschi: in alcuni tipi di frutta e verdura come i mandarini, i kiwi, i limoni, le arance, le fragole, i pomodori, gli spinaci, i broccoli e i peperoni. Per godere appieno dei benefici della vitamina C, questi alimenti devono essere conservati per non più di 3-4 giorni ed essere consumati crudi o comunque poco cotti.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina C (acido ascorbico)?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina C è di circa 90 mg per gli uomini e di circa 70 mg per le donne, quota che dovrà essere aumentata nel caso ci si trovi in condizione di gravidanza.  

Carenza di vitamina C

La carenza di vitamina provoca l’insorgere dello scorbuto, una patologia che nel passato era molto diffusa tra i marinai che vivevano sulle navi e non si cibavano quindi di cibi freschi per mesi e mesi. I sintomi dello scorbuto sono i seguenti: una condizione di anemia, apatia e inappetenza cui fanno seguito altri segni come il sanguinamento delle gengive, la caduta dei denti, dei dolori muscolari ed emorragie a livello sottocutaneo.  

Eccesso di vitamina C

Un’assunzione eccessiva di vitamina C – che può essere provocata da una dieta sbilanciata o da un abuso di integratori – può generare problemi ai reni, con la formazione di calcoli, o un’overdose di ferro dal momento che la vitamina C ne favorisce l’assorbimento. Un eccesso di vitamina C può condurre a sintomi come diarrea, vomito, mal di testa, bruciori di stomaco, gastrite e crampi addominali, ma anche vertigini, debolezza e vampate improvvise di calore.  

È vero che la vitamina C è in grado di sconfiggere il raffreddore?

Da sempre si ritiene che, in caso d’influenza, l’assunzione di vitamina  in buone dosi sia utile per eliminare il raffreddore. In realtà la vitamina C non possiede alcuna proprietà terapeutica e perciò non sembra essere in grado né di prevenire né di curare il raffreddore. A essa si riconosce piuttosto la capacità di accorciare dal punto di vista temporale l’episodio influenzale, sempre però tenendo in debita considerazione che non bisogna abusare nella sua assunzione, per non creare problemi ai reni.  

Vitamina D

Che cos’è la vitamina D

La vitamina D è una vitamina liposolubile; essa viene cioè accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità, tramite i cibi, dal momento che il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diviene necessario. Si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, che viene assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene invece sintetizzato dall’organismo.  

A che cosa serve la vitamina D?

La vitamina D è perlopiù sintetizzata dal nostro organismo, attraverso l’assorbimento dei raggi del sole operato dalla pelle. Questa vitamina è un regolatore del metabolismo del calcio e per questo motivo è utile nell’azione di calcificazione delle ossa. Contribuisce inoltre a mantenere nella norma il livello di calcio e di fosforo nel sangue.  

In quali alimenti è presente la vitamina D?

La vitamina D è scarsamente presente negli alimenti (uova, alcuni pesci grassi, latte e derivati, fegato e verdure verdi). L’unica eccezione è data dall’olio di fegato di merluzzo. Viene in grande parte accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari e va integrata solo in situazioni particolari, collegate alla gravidanza, alla crescita e all’allattamento.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina D?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D varia a seconda dell’età. Si parte dalle 200 unità al giorno per i bambini e gli adulti fino ai 50 anni, per passare alle 400 unità per le persone con età compresa tra i 51 e i 70 anni, e arrivare infine alle 600 unità consigliate per i soggetti con più di 70 anni.  

Carenza di vitamina D

La carenza di vitamina D incide negativamente sulla calcificazione delle ossa con effetti che vanno dal rachitismo (per i bambini) alle deformazioni ossee di varia natura e alla osteomalacia, che si presenta quando la struttura ossea è integra a livello esterno ma internamente alle ossa si registra un insufficiente contenuto minerale. La sua mancanza rende inoltre i denti più deboli e vulnerabili alle carie.  

Eccesso di vitamina D

L’eccesso di vitamina D può provocare una calcificazione diffusa a livello dei vari organi, con conseguente diarrea, vomito e spasmi muscolari.  

Quali comportamenti possono provocare una carenza di vitamina D?

Dal momento che la maggior parte della vitamina D viene recepita dai raggi del sole, una sua carenza può derivare da comportamenti che impediscano l’esposizione al sole (come, ad esempio, il vestirsi troppo coperti, l’utilizzare creme solari con protezione troppo elevata o il restare al chiuso per lunghe ore). La vitamina D viene “dispersa” anche a causa di comportamenti non appropriati come l’abuso di alcol e il consumo di sostanze stupefacenti. Inoltre, l’impiego di certi medicinali può influire sulla quantità di vitamina D custodita dal nostro organismo.