Chirurgia Protesica

Qual è l’attività dell’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica?

L’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica di Humanitas Castelli si occupa della diagnosi e della cura della patologia degenerativo- artrosica dell’anca coxartrosi (artrosi dell’anca) e della patologia post-traumatico-degenerativa dl ginocchio gonartrosi (artrosi del ginocchio) con interventi protesici e correttivi (osteotomia)

L’equipe ortopedica della struttura ha maturato parimenti un’alta specializzazione nel trattamento in artroscopia della  patologia meniscale, cartilaginea e legamentosa del ginocchio e nella chirurgia protesica mini invasiva di ricostruzione articolare dell’anca e del ginocchio.

Pratica inoltre la Medicina Rigenerativa con utilizzo di:

  • trattamento con cellule staminali prelevate dal tessuto del paziente
  • PRP (fattori di crescita piastrinici)
  • monociti
  • concentrato di midollo osseo.

 

Su quali problematiche interviene l’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica?

L’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica interviene sulla coxartrosi e sulla gonartrosi, patologie degenerative e post-traumatiche che necessitano di un approccio chirurgico o di tipo medico-riabilitativo.

 

Quali interventi vengono eseguiti dall’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica?

L’attività dell’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica si basa, principalmente, sull’approccio chirurgico per l’impianto di:

  • protesi anca mini invasiva (via Anteriore Mini Invasiva)
  • protesi ginocchio totale mini invasiva, che preserva i legamenti crociati
  • protesi ginocchio mini invasiva monocompartimentale, mediale, laterale e femoro-rotulea.

Grande attenzione viene attribuita  alla Medicina rigenerativa tissutale attraverso cui applicare le metodiche biotecnologiche più avanzate come i fattori di crescita piastrinici e le cellule mesenchimali che favoriscono i processi di guarigione dei tessuti.

 

Protesi anca mini invasiva in via anteriore

Vantaggi

Eseguire un intervento di artroprotesi applicando una tecnica chirurgica mini invasiva significa applicare una tecnica chirurgica che rispetto alla chirurgia tradizionale, riduce:

  • i tempi di intervento, degenza, riabilitazione e recupero delle attività quotidiane
  • l’incisione e la perdita ematica
  • il trauma tissutale (minor dolore ed edema post operatorio)
  • i rischi di complicanze (minor incidenza di lussazioni).

Se la coxartrosi è bilaterale, è possibile impiantare una protesi anca bilaterale simultanea con una sola operazione, riducendo ulteriormente i tempi di intervento e di recupero, di complicanze e stress e pianificando la lunghezza dei due arti con maggiore precisione.

La protesi anca mini invasiva risulta necessaria non soltanto in caso di coxartrosi ma anche di artrite reumatoide, necrosi avascolare e conflitto femoro-acetabolare in fase avanzata.

 

Protesi ginocchio mini invasiva

Il concetto moderno di protesi di ginocchio mini invasiva

Non si tratta di praticare unicamente una mini incisione o di percorrere una via di approccio diversa, (pararotulea mediale-subvastus-midvastus), ma anche di risparmiare osso (bone stock) e di non violare il canale midollare femoro-tibiale.

Si tratta di applicare un metodo di gestione globale dell’evento chirurgico dalla sua fase di preparazione sino alla fase di dimissione e riabilitazione, allo scopo di ridurre l’impatto traumatico dell’intervento.

Quando nel ginocchio il livello di degenerazione cartilaginea è avanzato e grave (danno irreversibile), l’unica terapia risolutiva e definitiva attualmente disponibile è l’intervento chirurgico per l’innesto di una protesi ginocchio totale o monocompartimentale.

La protesi ginocchio viene innestata tra tibia e femore per sostituire cartilagine e osso danneggiati dall’artrosi. Ripristina la funzionalità dell’articolazione compromessa rendendo il movimento dell’arto più fedele alla biomeccanica dell’organismo, più naturale.

Come la protesi anca, la protesi ginocchio ha una durata variabile dai 15-25 anni.

La tecnica mini invasiva risparmia le parti sane; muscoli, porzioni ossee e tendini non vengono sezionati ma divaricati. È possibile salvare anche i legamenti crociati anteriore e posteriore se sani.

Trauma e tempi di recupero si riducono ulteriormente in caso di impianto della protesi monocompartimentale (o parziale). È possibile impiantare questa protesi nel caso in cui soltanto uno dei 3 compartimenti articolari del ginocchio (mediale, laterale e femoro-rotuleo) sia danneggiato dall’artrosi.

I vantaggi della protesi ginocchio monocompartimentale sono anche altri: basso rischio di infezione, una mobilità maggiore e un movimento più fisiologico del ginocchio rispetto alla protesi totale.

Se i compartimenti danneggiati dall’artrosi sono due, il chirurgo potrà impiantare due protesi monocompartimentali (protesi bi-monocompartimentale).

Per un intervento perfettamente riuscito, non basta utilizzare la protesi ginocchio più adatta al paziente: la specializzazione, preparazione e l’abilità manuale del chirurgo sono fondamentali.

 

Protocollo Fast Track Surgery

Si tratta di una procedura che pone al centro del percorso il paziente, volta non tanto a diminuire i tempi di ricovero ma a ridurre il trauma chirurgico in senso stretto, a ottimizzare il controllo del dolore sia intra che post operatorio, ridurre le complicanze per permettere un rapido ritorno alle normali attività quotidiane.

Per risultare efficace, il protocollo Fast Track prevede la collaborazione del paziente e di tutti gli operatori sanitari (medici, infermieri, anestesisti, fisioterapisti, nutrizionisti, ecc.).

Il team dell’Unità Funzionale di Chirurgia Protesica dimostra, una volta di più, fino a che punto la tecnica mini invasiva, parte integrativa del protocollo Fast Track Surgery, ha rivoluzionato l’idea stessa di approccio chirurgico.

Si tratta di un “percorso rapido” che ottimizza i tre momenti:

  • pre-operatorio,
  • operatorio
  • post-operatorio

per il benessere psicofisico globale del paziente.

 

La fase pre-operatoria

La fase pre-operatoria prevede l’incontro tra gli operatori e i pazienti con i loro eventuali accompagnatori al fine di condividere le varie fasi legate alla procedura di protesizzazione.

La fase di educazione fisioterapica pre operatoria

Si prevede l’abbandono della pratica del digiuno pre-operatorio dalla mezzanotte del giorno precedente, per garantire una condizione metabolico/nutrizionale ottimale, favorire il rapido ripristino della funzione intestinale.

La fase operatoria

Questa fase prevede l’esecuzione di:

  • anestesia loco regionale
  • intervento chirurgico con applicazione di tecnica chirurgica mini invasiva allo scopo di ridurre al minimo il trauma tissutale e utilizzo di farmaci per ridurre al minimo il sanguinamento intra e post operatori

La somministrazione di oppiacei e lo stress chirurgico sono notevolmente ridotti.

La fase post-operatoria

L’obiettivo è quello di una ripresa funzionale precoce con un controllo ottimale del dolore e una riduzione delle complicanze post-operatorie. Il paziente viene fatto alzare il giorno stesso dell’intervento (entro 6 ore dall’operazione) allo scopo di prevenire complicanze respiratorie e cardiocircolatorie.

Si utliizzeranno le stampelle per una durata variabile dalle 2 alle 4 settimane.

In tal modo, si dimezzano i tempi di degenza in ospedale (3-5 giorni) e di recupero funzionale (7-10 giorni) rispetto all’intervento tradizionale.

Il percorso riabilitativo varierà in conseguenza delle condizioni partenza di autonomia motoria del paziente e dall’età dello stesso.

Sarà seguito dal fisioterapista che curerà la ripresa dello schema deambulatorio e il riequilibrio e potenziamento muscolare.

In genere, il paziente riprenderà le sue normali attività di routine dopo 2-4 settimane.

Saranno sconsigliate attività sportive ad alto impatto quali calcio, basket, ecc.