I tatuaggi sono sempre più diffusi e sono sempre più le persone che decidono far comunicare il proprio corpo con immagini di ogni tipo. Può capitare, però, che una decisione presa in un certo momento della propria vita non risponda più alle esigenze del presente, per cui si vorrebbe cancellare quanto è stato “inciso” in passato sulla propria pelle.

Una condizione che ricorre soprattutto in questo periodo dell’anno, alla fine dell’estate. Molte sono le richieste di rimozione di tatuaggi, ma queste sono sempre possibili?

Lo chiediamo al prof. Maurizio Nudo, responsabile della Dermatologia di Humanitas Castelli di Bergamo.

Prof. Nudo è possibile rimuovere i tatuaggi?

«In genere sì, ma non tutti con gli stessi risultati. I più semplici da togliere sono quelli con colorazioni nere e rosse. Difficili, se non impossibili da eliminare sono invece quelli con tonalità bianche o gialle».

A che cosa è dovuta questa differenza?

«Al fatto che la rimozione dei tatuaggi viene effettuata con l’utilizzo di speciali laser che non hanno la lunghezza d’onda giusta per incidere su colori chiari come bianco e giallo».

Con quale tecnica vengono rimossi oggi i tatuaggi?

«Vengono utilizzati laser di ultima generazione, come il tipo di laser detto Q-switchato che utilizziamo in Humanitas Gavazzeni, con cui si può lavorare con velocità e precisione. Ciò non toglie che la rimozione di un tatuaggio sia un intervento che richiede un tempo abbastanza lungo».

Quante sedute possono servire?

«Con questi laser veloci possono essere necessarie 10-15 sedute di circa 40 minuti l’una. Teniamo conto che con laser di precedenti generazioni si poteva dover arrivare anche fino a 20 sedute…».

La rimozione dei tatuaggi lascia cicatrici?

«Cicatrici no, rimangono delle discromie, cioè delle alterazioni della pigmentazione della pelle».

Il pigmento che viene cancellato con la rimozione, dove va a finire?

«Il pigmento rimosso viene inglobato dalle cosiddette cellule-spazzino, o macrofagi. Sono però in corso studi scientifici che stanno cercando di verificare dove vada a finire il pigmento, cioè se effettivamente viene eliminato o se invece rimane in circolo nel corpo».

 

Articolo tratto dall’intervista andata in onda su TG5 Salute – 7 settembre 2022