La sindrome del tunnel carpale si presenta soprattutto con sintomi come formicolii, dolori e intorpidimenti a pollice, indice, medio e in parte dell’anulare, soprattutto di notte e soprattutto nelle persone di sesso femminile e con un’età superiore ai 45 anni.

Questo disturbo causato dalla riduzione dello spazio, il tunnel carpale, attraverso cui passa il nervo mediano – dovuta a vari motivi come accumuli di grasso, ritenzione di liquidi, fratture pregresse del polso – non riguarda solo chi pratica lavori manuali impegnativi.

A volte si tratta di un difetto congenito, come sottolinea il dottor Giorgio Pivato, responsabile dell’Unità Funzionale di Chirurgia della mano di Humanitas Castelli Bergamo: «All’origine della patologia c’è la particolare anatomia del tunnel carpale e ci sono individui che nascono con un canale più ristretto. Non a caso le più colpite sono le donne, che hanno polsi più minuti rispetto a quelli di maschi».

 

Le “formiche” il segnale della presenza dell’infiammazione

L’esame più immediato per verificare l’esistenza della sindrome del tunnel carpale è il “test di Phalen”: «Il medico stringe con le dita il polso del paziente – spiega lo specialista – e se entro 30 secondi questi avverte un formicolio significa che si è in presenza di un’infiammazione del nervo mediano».

Una diagnosi che in seguito viene confermata con l’elettromiografia, l’esame strumentale indispensabile per avere la certezza che il nervo in oggetto non sia più in grado di trasmettere impulsi elettrici alle prime tre dita della mano.

 

Un intervento chirurgico minimamente invasivo

Come può essere curata la sindrome del tunnel carpale? Con un intervento chirurgico caratterizzato da una bassissima invasività, come sottolinea il dottor Pivato: «In Humanitas Castelli utilizziamo la tecnica endoscopica che prevede un’incisione non più lunga di 8 millimetri che viene praticata sul polso, nella parte vicina al palmo della mano. Con l’aiuto di una microtelecamera introduciamo in piccolo strumento con cui sezioniamo il legamento traverso e liberiamo così il nervo dalla ganascia del tunnel».

Il tutto viene eseguito in anestesia locale, in regime ambulatoriale, e richiede un tempo di esecuzione non superiore ai 50 secondi. Una volta terminato l’intervento, il taglio viene chiuso con cerotti e il paziente può lasciare subito l’ospedale e dal giorno successivo può tornare alle sua occupazioni quotidiane, con l’unica accortezza di non bagnare le medicazioni per un periodo di circa 10 giorni.

 

(liberamente tratto dall’articolo “Il tunnel carpale si sblocca in 50 secondi” a firma Edoardo Rosati, pubblicato sul settimanale “Gente” n. 9 dell’8 marzo 2019)