Citochine

Che cosa sono le citochine?

Le citochine sono piccole molecole di natura proteica la cui capacità è quella di legarsi a specifici recettori che sono posti sulla membrana e che sono deputate a dotare le cellule di precise istruzioni. Definite anche “parole molecolari”, vengono prodotte da varie cellule e hanno la capacità di comunicare e indurre specifiche reazioni alle cellule che le hanno originate e a quelle a loro più o meno adiacenti. Le citochine possono essere suddivise in vari gruppi:
  • interleuchine
  • emopoietine, cui appartengono varie interleuchine oltra a vari fattori di crescita come l’eritropoietina
  • famiglia delle chemochine
  • famiglia dei fattori di necrosi tumorale
  • interferoni, che sono capaci di comunicare alle cellule la resistenza agli attacchi che possono provenire dai virus.

Globuli bianchi

Che cosa sono i globuli bianchi?

I globuli bianchi, chiamati anche leucociti, sono cellule presenti nel sangue che fanno parte del sistema immunitario e cui è demandato il compito di difendere l’organismo dall’attacco portato da microrganismi patogeni o da corpi estranei che penetrano nell’organismo attraverso la cute o le mucose. Più precisamente, i globuli bianchi sono posti a difesa dell’organismo nei confronti di infezioni di varia natura, come quelle che vengono originate da virus, batteri, parassiti e miceti.  

Distinzione dei globuli bianchi

I globuli bianchi sono divisi in sei sottogruppi, ognuno dei quali ha funzioni distinte di difesa del’organismo:
  • basofili, che difendono da allergie e alcuni parassiti
  • eosinofili, che difendono dai parassiti
  • neutrofili, che agiscono inglobando e distruggendo le particelle estranee
  • linfociti, che si incaricano delle specifiche risposte immuni
  • monociti, che difendono, anch’essi, da allergie e parassiti
  • cellule dendritiche, che attivano le difese immunitarie in presenza di un attacco che proviene dall’esterno.
 

L’esame dei leucociti (globuli bianchi)

Il livello di leucociti (globuli bianchi) nel sangue viene verificato attraverso un prelievo che viene effettuato da una vena del braccio.

Infezione da cibo contaminato

Cos’è un’infezione da cibo contaminato?

Le infezioni da cibo contaminato possono avere alla base agenti patogeni molto diversi: batteri, virus o parassiti. Finora sono state descritte più di 250 diverse infezioni causate da alimenti contaminati. In molti casi si tratta di microbi presenti in animali apparentemente sani (di solito nel loro intestino) allevati per il cibo. La carne (compreso il pollame) potrebbe essere contaminata durante la macellazione a causa del contatto con piccole quantità di materiale intestinale. La frutta e la verdura fresche possono essere contaminati dal lavaggio o dall’irrigazione con acqua contaminata da escrementi animali o umani. Altri esempi sono la salmonella, che può infettare le ovaie della gallina contaminando le uova anche prima della formazione del guscio, e i frutti di mare, in grado di accumulare i batteri naturalmente presenti nell’acqua di mare o scaricati in essa dall’attività umana.  

Come si conta l’infezione da cibo contaminato?

L’infezione da cibo contaminato si contrae con l’ingestione di alimenti contaminati da agenti patogeni. Talvolta gli agenti patogeni che contaminano il cibo possono anche essere contratti senza mangiarlo. Questo è il caso della salmonella, che può contaminare le uova e può anche contaminare gli utensili o altri alimenti per contatto. Anche il campilobatterio, un batterio che può contaminare il pollo, può ad esempio diffondersi in cucina attraverso l’acqua. Per questa ragione è bene prestare attenzione all’igiene in cucina, pulendo le mani, lavando gli utensili e superfici che sono state a contatto con un alimento prima di maneggiarne un altro e facendo attenzione al contatto tra cibo cotto e crudo.  

Quali malattie e sintomi possono essere associati all’infezione da cibo contaminato?

Non esiste una sola sindrome associata a un’infezione da cibo contaminato. I sintomi variano da caso a caso a seconda del batterio, virus o parassita che li causa. Per esempio, un batterio o le tossine da esso prodotte possono causare sintomi gastrointestinali. Si tratta dei campanelli d’allarme più spesso associati alle infezioni da alimenti contaminati in particolare: nausea, vomito, crampi addominali, diarrea.  

Come si può curare un’infezione da cibo contaminato?

La cura delle infezioni da cibo contaminato dipende dalla natura dell’agente patogeno che le ha causate. La prima regola da seguire è, nella maggior parte dei casi, quella di garantire un’adeguata idratazione, che riguarderà sia la disidratazione sia la perdita di elettroliti tipicamente associata ai sintomi delle infezioni alimentari contaminate. Per assicurare un’adeguata idratazione, bere acqua; se i sintomi includono il vomito, si dovrebbero sorseggiare solo piccole quantità. Spesso, inoltre, i disturbi gastrointestinali rendono difficile l’alimentazione. Per questo motivo, dopo un’infezione da cibo contaminato è necessario riprendere a mangiare gradualmente, scegliendo cibi facili da digerire come riso, patate, pane, cereali, carne magra e banane. Occorre evitare cibi grassi e ricchi di zuccheri, latticini, prodotti contenenti caffeina e alcool. Per quanto concerne i farmaci, negli adulti alcuni principi attivi possono essere utili per combattere la diarrea (ad esempio la loperamide), ma sono controindicati se c’è sangue nelle feci. Non bisogna inoltre dimenticare che se l’infezione è causata da batteri o parassiti i farmaci da banco possono addirittura prolungare il disturbo. L’uso di antibiotici è variabile e talvolta controverso. Alcuni studi suggeriscono che l’eritromicina può essere utile in caso di infezioni da Campylobacter, invece in caso di salmonellosi l’uso di questi farmaci è sconsigliato. D’altra parte, gli antibiotici (di solito ampicillina e gentamicina) sono il trattamento di scelta in caso di infezione da Listeria. Nel caso di sintomi e complicazioni pericolose per la salute, può essere necessario il ricovero in ospedale.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infiammazione

Che cos’è un’infiammazione?

L’infiammazione è il meccanismo di difesa che si viene a generare quando si è sotto attacco di agenti patogeni e si è in presenza di un danno dei tessuti che può essere:
  • chimico, quando c’è stata assunzione di veleni
  • fisico, conseguenza di un trauma o di un’esposizione a radiazioni o temperature alte o basse
  • biologico, dovuto all’attacco di batteri o virus.
Il meccanismo messo in campo dall’infiammazione ha l’obiettivo di eliminare la causa che ne è alla base, di riparare le lesioni procurate ai tessuti e di ristabilire, grazie all’intervento risolutivo delle cellule difensive, il normale funzionamento dell’organismo.

Interferoni

Che cosa sono gli interferoni?

Gli interferoni sono citochine che vengono prodotte dalle cellule quando si devono difendere dall’attacco di un virus. La loro produzione avviene in questo modo: quando una cellula viene colpita da un virus comincia a produrre interferone e a trasferirlo alle cellule che le stanno vicine. Queste cellule vengono a loro volta stimolate dall’interferone a produrre enzimi capaci di controbattere l’azione del virus quando questo le colpisce. I tipi di interferone sono:
  • interferone alfa di tipo I e di tipo II
  • interferone beta di tipo I e di tipo II
  • interferone gamma di tipo I e di tipo II.

Linfonodi ingrossati

Che cosa sono i linfonodi ingrossati?

I linfonodi divengono ingrossati quando al loro interno c’è un incremento delle cellule del sistema immunitario che ne aumenta la dimensione. I linfonodi sono le ghiandole linfatiche che sono poste lungo le vie linfatiche, che cioè trasportano la linfa, il liquido che è incaricato del drenaggio del liquido extracellulare oltre che del trasporto dei nutrienti. Hanno la funzione di organizzare le difese immunitarie in presenza di elementi esterni – come virus e batteri – che possono rappresentare un problema per l’organismo. Nel nostro organismo sono circa 600, concentrati soprattutto a livello di inguine, ascelle, addome e collo.  

Quali altri sintomi possono essere associati ai linfonodi ingrossati?

Ai linfonodi ingrossati possono essere collegati vari sintomi, che variano a seconda della causa che sta alla loro base. Tra questi, i principali sono: rigonfiamento del linfonodo così esteso da essere visto attraverso la cute, dolore che può variare di intensità provato quando si esercita una pressione sulla parte interessata dal gonfiore, infezioni alle vie respiratorie superiori (naso e gola), gonfiore degli arti dove sono posti i linfonodi interessati dal rigonfiamento.  

Quali sono le cause dei linfonodi ingrossati?

I linfonodi possono ingrossarsi a causa di processi infiammatori semplici, come mal di gola o raffreddore, o in casi più gravi per la presenza di una patologia neoplastica.  

Linfonodi ingrossati, quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia quando l’ingrossamento del linfonodo perdura da tempo e quando presenta arrossamenti, calore e dolori alla pressione. Il medico effettua un esame clinico in cui raccoglie il racconto del paziente e effettua un’attenta anamnesi. Per giungere a un’analisi può però essere necessario effettuare esami più specifici come una radiografia al torace, una biopsia nel nodulo ingrossato, un’ecografia e vari esami di laboratorio, da quelli sierologici all’emocromo. In casi rari può essere richiesta una biopsia chirurgica che preveda la rimozione totale o parziale di un linfonodo.  

Come possono essere curati i linfonodi ingrossati?

I linfonodi ingrossati prevedono una cura che viene scelta in base alla causa che è alla loro base. Nei casi più gravi in cui la causa sia una patologia di natura neoplastica le cure previste sono chemioterapia, radioterapia o un intervento chirurgico che comporta la rimozione della parte interessata.  

I linfonodi ingrossati possono essere prevenuti?

I linfonodi ingrossati non devono essere prevenuti perché non sono una malattia ma il segno che le difese immunitarie si sono attivate nei confronti di un virus o di un batterio che potrebbe rappresentare un pericolo per l’organismo. Prevenirli vorrebbe dunque dire eliminare un meccanismo di difesa del nostro organismo.  

Che cosa si intende con linfonodi “sentinella”?

I linfonodi sono disposti, nelle vie linfatiche, uno accanto all’altro, come a comporre una catenella. Le infezioni e le patologie cancerogene si diffondono quindi lungo questa catena, trasportate dal trascorrere della linfa. Per questo, quando il chirurgo asporta una massa tumorale controlla se nel linfonodo più prossimo a questa – che per questo viene appunto definito “sentinella” – ci sia traccia di una metastasi.

Patogeno

Che cos’è un patogeno?

I patogeni sono microrganismi di varia natura che sono responsabili dell’insorgenza di una malattia. Possono essere virus, batteri o funghi. Il meccanismo attraverso cui avviene l’instaurazione di un processo morboso viene chiamato patogenesi. Questa varia a seconda della capacità del patogeno di generare una malattia e di invadere i tessuti e moltiplicarsi al loro interno.

Perdite vaginali

Che cosa sono le perdite vaginali?

Le perdite vaginali sono secrezioni sierose o sieromucosi che possono essere di varia abbondanza e che contengono organismi vari e cellule desquamate della mucosa vaginale e della mucosa uterina. Quando c’è presenza di patologie o di altre cause come virus, batteri, funghi e parassiti capaci di alterare l’equilibrio della flora batterica vaginale, queste perdite possono diventare maleodoranti e assumere un colorito differente passando dal biancastro o grigiastro al verdastro o giallastro.  

Quali altri sintomi possono essere associati alle perdite vaginali?

Se dovute a cause patologiche, le perdite vaginali possono essere accompagnate da dolore e prurito, soprattutto durante i rapporti sessuali. In alcuni casi si possono avvertire anche fastidi o dolori durante l’atto della minzione.  

Quali sono le cause delle perdite vaginali?

Le perdite vaginali possono essere causate da varie patologie, tra cui ci sono candida, cervicite, gonorrea, vaginite e cancro al collo dell’utero.  

Quali sono i rimedi contro le perdite vaginali?

Per curare le perdite vaginali è necessario individuarne le cause e intervenire su queste. Se si è in presenza di infezioni provocate da batteri si può procedere con l’assunzione di antibiotici. Se le perdite sono causate da funghi il trattamento sarà a base di antimicotici, se invece la causa sono infezioni vaginali sarà necessario intervenire direttamente sull’infezione utilizzando, ad esempio, creme o detergenti intimi.  

Perdite vaginali, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di perdite vaginali deve sempre essere sottoposta all’attenzione del proprio medico. È sempre meglio evitare di adottare soluzioni fai-da-te.  

Area medica di riferimento per le perdite vaginali

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per le perdite vaginali è il Servizio di Ginecologia.

Vaccino

Che cos’è un vaccino?

Il vaccino è un preparato in laboratorio che è in grado di indurre una risposta immunitaria all’organismo umano. Per la creazione di un vaccino può essere utilizzata una piccola parte di agenti infettivi virali e batterici interi vivi e attenuati, o inattivati o uccisi, oppure proteine che vengono ottenute sinteticamente o ancora antigeni polisaccaridi che vengono coniugati con proteine di supporto. I vaccini sono efficaci grazie alla presenza di antigeni di virus e batteri: questi antigeni non sono in grado di causare la patologia ma sono sufficienti a scatenare una reazione del sistema immunitario. Si tratta di un meccanismo capace di attivare la memoria immunologica: l’organismo si ricorda nel tempo dell’antigene con cui è entrato in contatto, lo riconosce e in un eventuale incontro successivo è in grado di difendersi dal suo attacco.