Aumento della VES

Che cos’è la VES?

La VES, velocità di eritrosedimentazione è un indice ematico che evidenzia la presenza o meno di infiammazioni. Nello specifico essa indica la velocità con cui la parte corpuscolata di un campione di sangue – reso incoagulabile – sedimenta sul fondo della provetta all’interno della quale è contenuto.  

Quali sono le caude dell’aumento della VES?

I processi patologici che possono determinare un aumento della VES sono numerosi e differenti tra loro. I valori elevati possono essere riscontrati nel caso di patologie infiammatorie, in caso di infarto miocardico, in alcune neoplasie  e in caso di anemia. La presenza di velocità di eritrosedimentazione elevata deve essere sempre accompagnata da indagini più specifiche per meglio indagare le condizioni di salute del paziente.  

Quali malattie si possono associare ad aumento della VES?

Tra le patologie che si possono collegare all’aumento della VES ci sono le seguenti: cancro al seno, colecistite, colite ulcerosa, gotta, ictus, infarto miocardico, ipertiroidismo, anemia, artrite, artrite reumatoide, leucemia, lupus eritematoso sistemico, malaria, malattia di Chagas, pielonefrite, polmonite, psoriasi, sifilide, sindrome dell’intestino irritabile, tromboflebite, tubercolosi, tumore al polmone, ustioni, meningite, mononucleosi, morbo di Crohn, nefrite, pancreatite. Si rammenta che questo elenco non è esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro l’aumento della VES?

Poiché le patologie che possono causare un aumento della VES sono numerose e differenti tra loro, il riscontro di valori elevati deve essere ritenuto un segno aspecifico ed essere necessariamente accompagnato da specifiche indagini.  

Con l’aumento della VES quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di aumento della VES è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia che saprà consigliare sui successivi esami da effettuare.

Brividi

Che cosa sono i brividi?

I brividi sono brevi e veloci contrazioni muscolari che l’organismo attua quando avverte una sensazione di freddo e cerca pertanto di scaldarsi. Il più delle volte i brividi sono associati a uno stato febbrile o, comunque, ne sono un’anticipazione. Molto spesso possono essere il segnale della presenza di un’infezione.  

Quali sono le cause dei brividi?

I brividi possono essere provocati da una variazione della temperatura corporea che a sua volta può essere causata da varie patologie, tra le quali vi possono essere: malaria, meningite, orzaiolo, pancreatite, peritonite, pleurite, polmonite, scarlattina, tonsillite, attacco di panico, calcoli renali, colecistite, eritema solare, gastroenterite virale, influenza, toxoplasmosi, tubercolosi, varicella.  

Quali sono i rimedi contro i brividi?

I brividi associati alla febbre bassa possono essere combattuti bevendo molti liquidi e consentendo all’organismo di riposarsi. Quelli accompagnati da febbre alta possono invece essere contenuti con l’apposizione sulla fronte di impacchi tiepidi e – su indicazione del medico curante – tramite l’utilizzo di farmaci antifiammatori.  

Brividi, quando rivolgersi al proprio medico?

I brividi possono costituire un problema – e richiedere quindi lo svolgimento di una visita specialistica – qualora siano associati a una febbre particolarmente alta e che non accenna a diminuire. Il responso medico sarà necessario anche quando i brividi siano associati a:

Dolore al petto

Che cos’è il dolore al petto?

Il dolore del petto è una sensazione dolorosa, più o meno intensa, che viene avvertita in corrispondenza della parte anteriore del torace. Il dolore è di solito localizzato dietro lo sterno e può essere di natura acuta e intensa oppure sordo e continuo, manifestandosi con una netta sensazione di oppressione al petto.  

Quali sono le cause del dolore al petto?

Il dolore al petto può avere molte e diverse cause. Questo disturbo proviene difatti dalla gabbia toracica, dove sono contenuti molti organi (come il cuore, i polmoni e l’esofago), ma anche strutture che sono fondamentali per il nostro organismo (come i vasi sanguigni, le ossa, i muscoli e le cartilagini). Molte possono essere le patologie alla base del dolore al petto. Tra queste si possono ricomprendere: allergie respiratorie, aneurisma aortico, angina pectoris, artrosi cervicale, asma, aterosclerosi, tracheite, tubercolosi, tumore al polmone, ulcera duodenale, coronaropatia, embolia polmonare, enfisema, ernia del disco, infarto miocardico, ipertrofia ventricolare, pancreatite, pleurite, polmonite, reflusso gastroesofageo, toxoplasmosi.  

Quali sono i rimedi contro il dolore al petto?

Per curare il dolore al petto è necessario individuarne la causa. Questo dolore non è difatti una patologia a sé stante, ma solo il sintomo di una malattia che interessa organi e strutture poste nel petto.  

Dolore al petto, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di dolore al petto che fa seguito a un trauma subito o che può essere associato a una patologia che interessa organi vitali (cuore, polmoni, ossa, ecc.) sarà sempre necessario sottoporsi a una visita del proprio medico di fiducia.

Emottisi

Che cos’è l’emottisi?

L’emottisi è un flotto di sangue che proviene dalle vie respiratorie e che è generato da un colpo di tosse. A volte il sangue si presenta misto a muco.  

Quali sono le cause dell’emottisi?

L’emottisi può essere provocata da varie patologie, tra cui: broncopneumopatia cronica ostruttiva, ascesso polmonare, embolia polmonare, fibrosi cistica, infarto polmonare, polmonite, enfisema, stenosi della valvola mitrale, tubercolosi e tumore al polmone.  

Quali sono i rimedi contro l’emottisi?

La cura dell’emottisi dipende dalla patologia che ne è alla base: occorre individuarla e intervenire su questa.  

Emottisi, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di emottisi deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico, che saprà valutarne la gravità e individuarne la cura. In presenza di flotti di sangue cospicui e continui si consiglia di recarsi nel minor tempo possibile al più vicino pronto soccorso per ricevere le dovute cure d’urgenza.

Infezione da coccidioides

I funghi del genere coccidioides sono localizzati nel suolo di aree aride, come per esempio i territori sudoccidentali degli Stati Uniti e del Messico settentrionale.  

Come viene contratta l’infezione da coccidioides?

L’infezione da coccidioides, anche detta “febbre di valle”, è una patologia sostenuta da funghi appartenenti al genere Coccidioides e viene anche chiamata coccidiomicosi. Essa si contrae quando le spore dei funghi vengono inalate. La coccidiomicosi è più frequente tra gli anziani (dai 60 anni di età in su), tra coloro che sono esposti alla polvere del terreno e tra le persone che hanno un sistema immunitario indebolito. Particolarmente in pericolo sono le donne nel terzo trimestre di gravidanza. Non è possibile che l’infezione si trasmetta da persona a persona.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da coccidioides?

Spesso l’infezione da coccidioides non presenta sintomi. Nel caso li presentasse, potrebbero essere riscontrati: disturbi simil influenzali, febbre, tosse, dolori al petto, mal di testa, sudorazioni notturne, affaticamento, dolori articolari, rash rossastri a macchie sulla parte inferiore delle gambe o, più raramente, sul petto, sulla schiena e sulle braccia, dolori muscolari. In caso di cronicizzazione è possibile che si manifestino sintomi quali: febbriciattola, perdita di peso, tosse, dolore al petto, sangue nell’espettorato, noduli nei polmoni. Un’infezione disseminata può essere invece collegata a: noduli, ulcere o lesioni cutanee, lesioni dolorose del cranio, della colonna vertebrale o di altre ossa, dolori e gonfiori articolari, soprattutto a livello di ginocchio e anca, meningite.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da coccidioides?

Quando l’infezione da coccidioides è lieve, si risolve in poche settimane o mesi, ma in alcuni casi si può verificare un’infezione polmonare cronica o un’infezione diffusa. Le complicanze possibili sono in particolare: forme gravi di polmonite, rottura dei noduli polmonari che porta a difficoltà respiratorie e dolori toracici, infezioni diffuse.  

Come si può curare un’infezione da coccidioides?

Molte persone affette da un’infezione da coccidioides guariscono senza bisogno di sottoporsi ad alcun trattamento. A volte, però, i medici scelgono di aggredire le infezioni acute attraverso l’impiego di un antimicotico (in particolare fluconazolo o itraconazolo). In caso di infezioni gravi, invece, il trattamento con antimicotico viene rigorosamente richiesto.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da Klebsiella

Che cos’è l’infezione da Klebsiella?

Con il termine Klebsiella si indica un genere di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Si tratta di batteri gram-negativi dotati di una notevole capsula polisaccaridica che fornisce loro una resistenza altrettanto notevole alle difese dell’organismo che infettano. Esistono 3 specie di Klebsiella associate a malattie che colpiscono l’uomo:
  1. pneumoniae (con la sottospecie K. ozaenae e K. rhinoscleromatis).
  2. oxytoca
  3. granulomatis.
 

In che modo si contrae l’infezione da Klebsiella?

Le infezioni da Klebsiella sono state particolarmente diffuse negli ultimi anni in ambito ospedaliero, ma la Klebsiella si manifesta ovunque. Può colonizzare la pelle, la faringe e il tubo digerente, le ferite e l’urina, e può essere trasmessa attraverso il contatto cutaneo con superfici contaminate, tramite feci, per via aerea e, in alcuni casi, sessualmente o da madre a figlio.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da Klebsiella?

Le infezioni da Klebsiella sono principalmente associate a:
  • la polmonite contratta in ambiente ospedaliero
  • le infezioni delle vie urinarie
  • infezioni nosocomiali
  • rinoceroma
  • ozena
  • le ulcere genitali croniche
A seconda dei casi, i sintomi dell’infezione possono includere:
  • febbre
  • brividi
  • manifestazioni simil-influenzali
  • tosse con espettorato denso, a volte contenente sangue
  • incremento della minzione
  • necessità di urinare con urgenza
  • disagio nel pube superiore
  • dolore lombare
  • la presenza di batteri nelle urine
  • papule o noduli a livello genitale
 

Cure e trattamenti

La cura più adatta in caso di infezione da Klebsiella dipende dagli organi coinvolti. Di solito all’inizio si procede empiricamente tentando la via del trattamento con antibiotici, per esempio con cefalosporine di terza generazione, carbapenemi, aminoglicosidi o chinoloni, talvolta raccomandati in combinazione. Talvolta sono efficaci anche le combinazioni ceftazidime, cefepime, levofloxacina, norfloxacina, moxifloxacina, meropenem, ertapenem e ampicillina/sulbactam, piperacillina/tazobactam e ticarcillina/acido cavulanico. Sfortunatamente, però, le Klebsielle sono spesso resistenti a molteplici antibiotici: gli enzimi della carbapenemasi prodotti da K. pneumoniae sono associati a una mortalità superiore al 50%. Qualche volta possono essere necessari trattamenti chirurgici, ad esempio per drenare ascessi polmonari.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da metapneumovirus umano

Il metapneumovirus umano è un virus RNA registrato nella sottofamiglia Pneumovirinae della famiglia Paramyxoviridae. Il virus metapneumovirus umano è, insieme al virus respiratorio sinciziale, una delle più comuni cause conosciute di malattie delle vie aeree inferiori nei bambini. Tale germe, tuttavia, può anche causare infezioni delle vie aeree superiori in individui di qualsiasi età.  

Come si contrae il Metapneumovirus umano?

La trasmissione delle infezioni da metapneumovirus umano (Human Metapnumovirus) si trasmette attraverso goccioline di secrezioni respiratorie emesse nell’aria da persone affette o attraverso il contatto con superfici o materiali contaminati dal microbo.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da metapneumovirus umano?

I sintomi dell’infezione da metapneumovirus umano possono essere molto variabili sia per tipo che per gravità. Tra questi ci sono: febbre alta, mialgia, rinorrea, dispnea, tachipnea, rantolo.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da metapneumovirus umano?

Le malattie che possono associarsi all’infezione, invece, sono: bronchiolite, a volte associata a polmonite, esacerbazioni dell’asma, otite media, polmonite, sindromi simil-influenzali, esacerbazioni della broncopneumopatia cronica ostruttiva.  

Come si può curare un’infezione da metapneumovirus umano?

Non esistono trattamenti specifici per le infezioni da metapneumovirus umano. Gli studi suggeriscono che la ribavirina, ossia la molecola con attività antivirale ad ampio spettro (cioè efficace contro molti virus), potrebbe essere efficace anche nel trattamento delle infezioni associate a questo microbo; in particolare la ribovirina sembra ridurre la replicazione del virus nei polmoni e l’infiammazione nei polmoni. Tuttavia, l’uso di questo antivirale non è ancora entrato nella pratica, e attualmente il trattamento dell’infezione da metapneumovirus umano consiste solo in terapie antipiretiche, in un’adeguata idratazione, nel trattamento sintomatologico dei sintomi respiratori e, nel caso più grave, in ossigeno supplementare e ventilazione meccanica. Al momento non esiste un vaccino che possa proteggere dall’infezione. Per questo motivo l’arma migliore contro il metapneumovirus umano sono, ad oggi, prassi igieniche appropriate che riducono il rischio che il virus entri nell’organismo, come lavarsi bene le mani.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco

Che cos’è l’infezione da stafilococco?

Gli stafilococchi sono batteri gram-positivi che per vivere hanno bisogno dell’ossigeno (aerobi) o che hanno bisogno normalmente dell’ossigeno ma in situazione di necessità possono vivere anche senza questo. Sono presenti normalmente sulla pelle o nel naso di persone sane e nella maggior parte dei casi non causano alcun problema o danno origine a infezioni della pelle non gravi. In alcune circostanze possono però trasformarsi in patogeni che sono in grado di scatenare infezioni che possono anche diventare molto pericolose. Lo stafilococco più noto è lo stafilococco aureo, che ha la responsabilità della maggior parte delle infezioni della pelle, delle polmoniti, delle batteriemie e di altri problemi che possono essere causati dagli stafilococchi, come la sindrome da shock tossico o le intossicazioni alimentari.  

Come si contrae un’infezione da stafilococco?

L’infezione da stafilococco la si contrae per contatto fisico con persone o superficie che sono contaminate dal batterio. La presenza di tagli o ferite contribuisce ad aumentare il rischio di contrarla.  

Quali sono i sintomi correlati all’infezione da stafilococco?

Le infezioni da stafilococco comportano soprattutto infezioni della pelle che sviluppano vari sintomi quali la formazione di noduli cutanei simili a foruncoli e a volte contenenti pus, di bolle che si trasformano in croste, di cellulite, gonfiore e arrossamento sulla parte di pelle interessata. Tra le problematiche che possono essere generate da queste infezioni ce ne sono anche di gravi, che possono riguardare il sangue e vari organi come cuore, polmoni, ossa, articolazioni.  

Come si può curare un’infezione da stafilococco?

La quasi totalità delle infezioni da stafilococco può essere curata e guarita con l’utilizzo di antibiotici o attraverso il drenaggio dell’infezione. Altri tipi di stafilococco, come lo stafilococco meticillino-resistente, è invece resistente agli antibiotici in genere utilizzati per combattere queste infezioni, per cui devono essere assunti antibiotici alternativi oppure è necessario provvedere al drenaggio dell’infezione senza procedere con l’assunzione di alcun farmaco.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco aureo

Che cosa sono le infezioni da stafilococco aureo?

Lo Staphylococcus aureus rappresenta la causa principale di infezioni della pelle e dei tessuti molli. Nella maggioranza dei casi non sono disturbi gravi, e a volte il batterio si limita a colonizzare o determina un’infezione ad anni di distanza dall’esposizione. Lo stafilococco può però provocare anche infezioni molto serie. Particolarmente preoccupanti sono quelle provocate dai ceppi resistenti all’antibiotico meticillina.  

Come vengono contratte le infezioni da stafilococco aureo?

Le infezioni da stafilococco aureo possono essere trasmesse attraverso il contatto fisico, generalmente tramite mani contaminate. Solitamente la pelle e le mucose costituiscono una barriera sufficiente a ostacolare la penetrazione del microbo nell’organismo, ma eventuali danni (ad esempio a traumi o infezioni virali) possono favorirne la dilagazione tra i tessuti profondi o il sangue. Particolarmente a rischio di infezione risultano le persone immunocompromesse e chi impiega dispositivi medici invasivi.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati?

Le singole infezioni da stafilococco aureo possono manifestarsi con i seguenti sintomi:
  • impetigine: eritema che si sviluppa in bolle che scoppiano a formare croste.
  • sindrome di Ritter-Lyell: vescicole che scoppiano lasciando scoperta un’area di pelle sensibile, temperatura, secrezioni oculari mucopurulose
  • foruncoli, follicoliti o antrace
  • osteomielite: febbre improvvisa, dolori alle ossa, andatura zoppicante
  • artrosi settica: febbre, difficoltà di movimento, eritema, riscaldamento eccessivo e dolori articolari
  • endocardite: febbre e malessere
  • sindrome da shock tossico: febbre, ritmo maculare diffuso, ipotensione
  • polmonite
  • tromboflebite: febbre, dolore, a volte eritemi
  • le infezioni e gli ascessi profondi: febbre a volte associata a dolori localizzati
  • cellulite
Se le infezioni della pelle non vengono trattate, il rischio di gravi complicazioni sarà maggiore.  

Cure e trattamenti per le infezioni da stafilococco aureo

Molte infezioni da stafilococco aureo possono guarire senza trattamento medico. Alcune infezioni della pelle devono però essere drenate, e in alcuni casi può essere necessario ricorrere all’assunzione di antibiotici. Infezioni gravi (come la polmonite e infezioni del sangue) richiedono invece il ricovero in ospedale e la somministrazione di antibiotici in vena.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Ipossia

Che cos’è l’ipossia?

L’ipossia è una condizione di carenza dell’ossigeno a livello dei tessuti dell’organismo. Può trattarsi di un fenomeno acuto – che compare rapidamente – o invece cronico che si sviluppa invece in un lasso di tempo maggiore e può riguardare una precisa area dell’organismo (ipossia tissutale) o l’intero corpo (ipossia generalizzata).  

Quali sono e cause dell’ipossia?

Nello specifico, si parla di ipossia ipossica quando la condizione dipende da una carenza di ossigeno a livello del sangue. Tra le sue cause sono inclusi problemi respiratori associati, ad esempio, all’asma, a una broncopneumopatia cronica ostruttiva o a un cancro ai polmoni. Anche il mal di montagna può essere una causa scatenante di questo problema. L’ipossia anemica è invece determinata dall’anemia, mentre l’ipossia circolatoria è dovuta a un insufficiente flusso sanguigno, che può essere, ad esempio, provocato da uno scompenso cardiaco o da un infarto. Infine, l’ipossia istotossica è dovuta all’incapacità dei tessuti di impiegare l’ossigeno (a causa, ad esempio, di un avvelenamento da cianuro), mentre l’ipossia metabolica è associata a un aumento della richiesta di ossigeno rispetto ai fabbisogni normali (ad esempio in caso di sepsi). L’assoluta mancanza di ossigeno in un tessuto è invece definita anossia.  

A quali sintomi può essere associata l’ipossia?

L’ipossia può essere associata a sintomi come fiato corto, capogiri, mal di testa, stato confusionale, tachicardia, aumento della frequenza del respiro, aumento della pressione, perdita della coordinazione, problemi di vista e cianosi.  

Quali malattie si possono associare all’ipossia?

Tra le patologie che possono essere associate all’ipossia ci sono: anemia, angina pectoris, scompenso cardiaco, sepsi, shock settico, ustioni, apnee notturne, aterosclerosi, cancro ai polmoni, cirrosi epatica, embolia polmonare, ictus, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, intossicazione da monossido di carbonio, polmonite.  

Quali sono i rimedi contro l’ipossia?

Il trattamento migliore in caso di ipossia dipende dalla causa alla base del problema. Per questo motivo è indispensabile rivolgersi al medico nel caso in cui compaiano sintomi. In attesa di una definitiva diagnosi potrebbe essere raccomandata un’ossigenoterapia, soprattutto nel caso in cui fra i sintomi siano inclusi fiato corto o altri complicanze che possono suggerire un livello di ipossia moderato o addirittura grave. Qualora la  sintomatologia sia grave potrebbe essere invece necessario un aiuto meccanico per respirare.  

Con ipossia quando rivolgersi al proprio medico?

Un’ipossia grave può danneggiare – in modo irreversibile – organi importanti come il cervello, il cuore e il fegato in soli quattro minuti. Le conseguenze possono essere convulsioni, coma o addirittura la morte. Anche un’ipossia di grado moderato, qualora cronica, potrebbe danneggiare gli organi. Per questo motivo nel caso in cui si abbia a che fare con i sintomi di una carenza d’ossigeno è opportuno parlarne con un medico. Quando i sintomi sono molto gravi è consigliabile recarsi al Pronto Soccorso.

Meningismo (pseudomeningite)

Che cos’è il meningismo?

Il meningismo, conosciuto anche come pseudomeningite per la similitudine nella sintomatologia con la meningite, è una condizione clinica i cui sintomi sono: rigidità della nuca con cefalee e vomito. Se fossero presenti anche infiammazione delle meningi e del liquido cerebro-spinale, si tratterebbe invece di meningite.  

Quali possono essere le cause del meningismo?

Il meningismo può dipendere da malattie infettive gravi come: influenza, malaria, malattie esantematiche, polmonite, pielite, tifo o anche da intossicazioni.  

Quali patologie possono essere associate al meningismo?

Tra le patologie che possono essere associate al meninginismo ci sono: acetonemia, insufficienza renale, shock settico, tifo, intossicazioni, malattie esantematiche, malaria, pielite, polmonite, rabbia. Queste elenco è meramente indicativo e per questo è sempre suggerito consultare il proprio curante.  

Quali sono i rimedi contro il meningismo?

I rimedi contro il meningismo dipendono dalla patologia che lo ha provocato, per cui è necessario individuarne la causa con l’ausilio del medico.  

Con meningismo quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di meningismo è suggerito rivolgersi al proprio medico curante o ricorrere alle cure del Pronto Soccorso, soprattutto se sia già stata diagnosticata una delle patologie indicate sopra.

Respiro sibilante

Che cos’è il respiro sibilante?

Il respiro sibilante è un respiro associato a un suono acuto – simile a un fischio – che può segnalare la presenza di problemi respiratori. A generare il sibilo è il passaggio dell’aria attraverso vie aeree ristrette, nella maggior parte dei casi i bronchi. Non è però da escludere che il restringimento riguardi anche vie aeree di calibro maggiore o persone con problematiche alle corde vocali. Il sibilo è di solito più intenso con l’espirazione, mentre in alcuni casi lo è anche durante l’inspirazione. Alla base della sua comparsa possono esserci delle malattie, l’assunzione di alcuni medicinali, l’inalazione di un corpo estraneo o il fumo.  

Quali malattie si possono associare a respiro sibilante?

Tra le patologie che possono essere associate al respiro sibilante, ci sono: insufficienza cardiaca, polmonite, anafilassi, asma, botulismo, reflusso gastroesofageo, allergie agli insetti, allergie respiratorie, embolia, embolia polmonare, enfisema, fibrosi cistica, infezioni virali, BPCO, bronchite, bronchiectasia, bronchiolite.  

Quali sono i rimedi contro il respiro sibilante?

Nel caso si presenti il respiro sibilante è opportuno assumere tutti i farmaci prescritti dal medico. Durante un attacco i sintomi possono essere alleviati sedendosi in un luogo umido e con aria calda (ad esempio in bagno, facendo scorrere l’acqua nella doccia).  

Con respiro sibilante quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi al medico qualora sia la prima volta che ci si confronta col respiro sibilante, se è associato a cianosi, confusione, forti difficoltà respiratorie o alterazioni dello stato mentale, se è causato da una reazione allergica o se sembra non avere una causa apparente. In caso di gravi difficoltà respiratorie è necessario rivolgersi direttamente al Pronto Soccorso.  

Rigurgito acido

Che cos’è il rigurgito acido?

Il rigurgito acido si verifica quando il materiale presente nello stomaco risale verso la bocca, provocando un forte senso di acidità che si diffonde tra la gola e la bocca. Questo “ritorno” è spesso collegato a problemi di reflusso gastroesofageo ed è causato dal danneggiamento della valvola che separa lo stomaco dall’esofago, che permette ai succhi gastrici di risalire sino alla gola e quindi al cavo orale. Spesso si verifica nel corso della notte, provocando una brusca e fastidiosa interruzione del sonno.  

Quali sono le cause del rigurgito acido?

Il rigurgito acido può essere provocato da un’indigestione ma anche da varie patologie, tra le quali ci sono essere: ernia iatale, intolleranze alimentari, diverticoli esofagei, reflusso gastroesofageo, sclerodermia.  

Quali patologie possono essere causate dal rigurgito acido?

Il rigurgito acido – soprattutto qualora si ripeta spesso – può essere alla base di polmonite, problemi ai denti e fibrosi polmonare.  

Quali sono i rimedi contro il rigurgito acido?

Il rigurgito acido può essere prevenuto adottando uno stile di vita adeguato, soprattutto dal punto di vista alimentare; andranno quindi evitati i cibi pesanti o che possono favorire la secrezione di acidi nello stomaco e bisognerà fare in modo di non coricarsi subito dopo avere mangiato. Il rigurgito acido può essere controllato con farmaci specifici, che riducono l’acidità gastrica. Se però neppure questi medicinali si dimostrano in grado di frenarlo, potrà essere necessario sottoporsi a un intervento chirurgico allo scopo di riparare la valvola danneggiata.  

Rigurgito acido, quando rivolgersi al proprio medico?

Il rigurgito acido non deve essere sottovalutato e deve essere sempre portato all’attenzione del proprio medico di fiducia.  

Area medica di riferimento per il rigurgito acido

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il rigurgito acido è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Sudorazione

Che cos’è la sudorazione?

La sudorazione è il rilascio di sudore – il liquido contenente sali minerali – che viene effettuato dalle ghiandole sudoripare al fine di mantenere costante la temperatura del corpo.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla sudorazione?

La sudorazione, in alcuni casi più gravi, può accompagnarsi ad altre sintomatologie come dolore al petto, mancanza di fiato (dispnea), perdita di peso, battito del cuore accelerato o stato febbrile.  

Quali sono le cause della sudorazione?

Le variazioni di sudorazione dipendono da molteplici fattori, quali situazioni di ansia, stress, paura, imbarazzo, rabbia, febbre, temperatura esterna, attività fisica, infezioni o condizioni fisiologiche (come ad esempio la menopausa). La sudorazione può aumentare anche a causa dell’assunzione di cibi piccanti, caffeina, alcol (assunzione o astinenza) e alcuni medicinali come la morfina o certi farmaci a base di ormoni tiroidei. Un’aumentata sudorazione può essere collegata anche ad alcune patologie, tra le quali si possono elencare: infarto miocardico, iperidrosi, ipertiroidismo, polmonite, angina pectoris, colecistite, colica renale, coronaropatia, embolia polmonare, tetano.  

Quali sono i rimedi contro la sudorazione?

Per curare la sudorazione sarà necessario scoprirne e curarne la causa. Dopo una forte sudorazione è sempre bene:
  • bere abbondantemente, acqua o bevande che abbiano un forte contenuto di sali minerali;
  • sostare in un ambiente con una temperatura non toppo elevata;
  • sciacquarsi corpo e viso nel caso in cui la sudorazione abbia lasciato la pelle troppo secca.
 

Sudorazione, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione che si caratterizza per la sudorazione deve essere sottoposta all’attenzione del medico curante di fiducia qualora si accompagni ai sintomi sopra indicati o se si mantenga per un lungo periodo di tempo senza un motivo apparente.

Tachipnea

Che cos’è la tachipnea?

La tachipnea, o polipnea, è l’aumento incontrollato delle respirazioni, tanto che dalle 16 al minuto, che sono quelle in genere eseguite da un adulto in buono stato di salute, possono salire fino a 40-60. Si distingue dall’iperpnea perché questa, all’aumento della frequenza delle respirazioni aggiunge anche una profondita di queste, tali da provocare una maggiore ventilazione polmonare.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla tachipnea?

Alla tachipnea possono associarsi altri sintomi come aumento dei battiti del cuore, mancanza d’aria e senso di affaticamento.  

Quali sono le cause della tachipnea?

La causa più frequente della tachipnea è l’esecuzione di uno sforzo fisico. Questo disturbo può avere però anche una causa patologica e nello specifico può derivare da embolia, embolia polmonare, infarto polmonare, intossicazione da monossido di carbonio, fibrosi cistica, polmonite, ulcera duodenale o sepsi.  

Quali sono i rimedi contro la tachipnea?

La cura per la tachipnea dipende dalla sua causa, individuata dal medico che in seguito a una visita indicherà le più adeguate misure curative da adottare.  

Tachipnea, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di tachipnea deve essere segnalata al proprio medico quando è associata a una delle patologie che possono essere associate a questo sintomo e che sono sopra elencate.

Vaccino antipneumococcico

N.B. Questa è una pagina a scopo informativo, nessun vaccino viene effettuato in Humanitas Castelli  

Che cos’è il vaccino antipneumococcico?

Con il termine pneumococco solitamente ci si riferisce al batterio Streptococcus pneumoniae, molto diffuso nelle alte vie aeree di adulti e bambini. Sono noti più di novanta tipi di pneumococco e alcuni di questi possono portare a infezioni come otiti, sinusiti, polmoniti, meningiti e sepsi. I principali bersagli sono soprattutto bambini e anziani. Il vaccino antipneumococcico protegge l’organismo dai batteri più frequentemente cause di queste malattie e si è rivelato molto efficace nel prevenire le forme più gravi di infezione.  

Come funziona il vaccino antipneumococcico?

Il vaccino antipneumococcico viene somministrato mediante iniezione intramuscolare: nel braccio dai 9 anni in su, nella faccia antero-laterale della coscia per i bambini di età inferiore. Sono disponibili due tipi di questo vaccino:
  • coniugato 13-valente (PVC13), per i lattanti e i bambini fino a 5 anni. Funziona contro i 13 ceppi cause della maggior parte delle infezioni più gravi. Si tratta di un vaccino inattivato e coniugato ossia ottenuto con frammenti del batterio e poi associato a una proteina in grado di elevarne l’efficacia.
  • polisaccaridico 23-valente, utilizzato soprattutto negli adulti.
 

Quando bisogna fare il vaccino antipneumococcico?

Il PVC13 è il vaccino più diffuso nei bambini, non rientra vaccinazioni obbligatorie, ma viene proposto al momento del vaccino esavalente (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, haemophilus influenzae di tipo B), dal terzo mese di vita. Ne sono previste tre dosi, tutte da somministrare nel primo anno, e non sono previsti ulteriori richiami.  

Effetti collaterali del vaccino antipneumococcico

Il vaccino antipneumococcico è solitamente ben tollerato. Entro 48 ore dalla somministrazione potrebbero giungere rossore, gonfiore, dolore nella sede di iniezione e sintomi più generali come febbre, debolezza, dolori muscolari e rash cutanei. Come per tutti i vaccini potrebbero verificarsi reazioni allergiche anche gravi. Si tratta di un’evenienza comunque rara.