La pelle dei bambini è quella più delicata di tutte e deve essere trattata con particolare attenzione. Uno scrupolo che vale ancor più nei periodi dell’anno, come questo, che si contraddistinguono per il cambio di stagione e, in particolare, per variazioni di temperatura sensibili e improvvise.

Ne parliamo con il dottor Maurizio Nudo, Responsabile del Servizio di Dermatologia di Humanitas Castelli a Bergamo.

Dottor Nudo, che cosa significa, in questo periodo dell’anno, prestare attenzione alla salute della pelle dei nostri bambini?

«Le principali indicazioni sono quelle di salvaguardare i bambini dalle infezioni, cui sono particolarmente esposti. Questo è il periodo in cui i più piccoli finalmente possono tornare a giocare all’aperto per cui a volte in ambienti con presenza di alberi e verde possono essere colpiti da insetti o acari capaci di sensibilizzare la loro pelle. In particolare, una delle dermatosi che si riscontra di frequente è la dermatosi, o orticaria, da processionaria, un artropode simile al lombrico pieno di minutissimi peli. Il pericolo infezioni aumenta inoltre in situazioni in cui c’è grande presenza di pollini o molta polvere, e riguarda soprattutto le zone del corpo più esposte come occhi, bocca, naso, che sono le prime a soffrire rispetto alle altre parti che rimangono coperte».

Come si possono prevenire, in particolare, le infezioni alla pelle dei bambini?

«È opportuno che i genitori sappiano che alberi, erba alta e certe sostanze presenti in natura possono essere urticanti o irritanti per la pelle dei loro figli. Per questo devono prestare particolare attenzione soprattutto quando i bambini soffrono di dermatite atopica e hanno una pelle particolarmente sensibile, o sviluppano orticaria o quel fenomeno chiamato “dermografismo rosso”, per cui passando l’indice della mano sulla pelle è come se si scrivesse, si genera un segno chiaro e definito che scompare qualche istante dopo. È difficile, e forse anche ingiusto, impedire ai bambini di giocare con gli amici in mezzo alla natura, quindi nel caso in cui ciò avvenga è importante, una volta tornati a casa, lavare immediatamente le loro mani, che sono i principali mezzi di diffusione delle infezioni. È il caso, anche di fare loro una doccia e utilizzare creme idratanti perché il bambino mentre gioca in genere suda e il sudore può contribuire a macerare la pelle, soprattutto sulle zone delle pieghe».

Per quanto riguarda l’esposizione al sole, anche la pelle dei bambini può essere suddivisa in diversi fototipi, come gli adulti, o in questo caso se ne ha solo uno “delicato”?

«I bambini vanno considerati come un fototipo 1 o 2, nel senso che comunque, a prescindere dal fototipo, possono essere più o meno esposti ma sempre partendo da una situazione di particolare sensibilità. Possono esserci bambini con una pelle un po’ più scura, e quindi meno sensibile ai raggi solari, ma che sviluppano dermatite atopica o orticaria esattamente come quelli che hanno una carnagione più chiara. Per questo vanno considerati tutti allo stesso modo, in egual misura».

Le infezioni virali, tra cui ci sono anche le verruche, possono essere sviluppate soprattutto dai bambini che hanno basse difese immunitarie della pelle. Com’è possibile innalzarle?

«Quello delle verruche è una leggenda da sfatare. Si pensa infatti che queste possano essere prese solo in situazioni particolari, legate alla frequentazione di palestre o di piscine. Ma se è vero che le verruche, così come i molluschi contagiosi, tendono a svilupparsi quando si frequentano ambienti contraddistinti da una scarsa igiene, è altrettanto vero che queste sono problematiche di tipo virale, sono infezioni che appartengono alla famiglia dell’HPV virus e per questo possono essere sviluppate da chi ha basse difese immunitarie della pelle, indipendentemente dai luoghi frequentati. Trattandosi di bambini, le difese immunitarie possono essere innalzate attraverso complessi vitaminici che svolgono azione di immunostimolazione del sistema. Poi sono utili anche prodotti alimentari – in particolare  frutta e verdura – che andrebbero consumati con regolarità, anche se spesso sono difficili da far apprezzare ai più piccoli».