Abbassalingua

Che cos’è e a che cosa serve l’abbassalingua?

L’abbassalingua è una piccola paletta piatta e oblunga (assomiglia allo stecco di alcuni gelati), che può essere di legno o di acciaio. L’abbassalingua permette di vedere con maggiore ampiezza il cavo orale e la faringe.  

Come funziona l’abbassalingua?

L’abbassalingua va poggiato sulla lingua del soggetto, nell’area più interna, applicando una lieve pressione verso il basso. Al soggetto può essere richiesto di emettere la vocale “A”: così facendo, e con la posizione abbassata della lingua, consente una migliore visuale della bocca e dell’ugola.  

L’abbassalingua è pericoloso o doloroso?

L’utilizzo dell’abbassalingua è facile, sicuro e non causa alcun dolore. Lo specialista deve comunque fare attenzione a non collocarlo troppo in fondo alla lingua poiché ciò potrebbe indurre i riflessi involontari di tosse e vomito.

Brividi

Che cosa sono i brividi?

I brividi sono brevi e veloci contrazioni muscolari che l’organismo attua quando avverte una sensazione di freddo e cerca pertanto di scaldarsi. Il più delle volte i brividi sono associati a uno stato febbrile o, comunque, ne sono un’anticipazione. Molto spesso possono essere il segnale della presenza di un’infezione.  

Quali sono le cause dei brividi?

I brividi possono essere provocati da una variazione della temperatura corporea che a sua volta può essere causata da varie patologie, tra le quali vi possono essere: malaria, meningite, orzaiolo, pancreatite, peritonite, pleurite, polmonite, scarlattina, tonsillite, attacco di panico, calcoli renali, colecistite, eritema solare, gastroenterite virale, influenza, toxoplasmosi, tubercolosi, varicella.  

Quali sono i rimedi contro i brividi?

I brividi associati alla febbre bassa possono essere combattuti bevendo molti liquidi e consentendo all’organismo di riposarsi. Quelli accompagnati da febbre alta possono invece essere contenuti con l’apposizione sulla fronte di impacchi tiepidi e – su indicazione del medico curante – tramite l’utilizzo di farmaci antifiammatori.  

Brividi, quando rivolgersi al proprio medico?

I brividi possono costituire un problema – e richiedere quindi lo svolgimento di una visita specialistica – qualora siano associati a una febbre particolarmente alta e che non accenna a diminuire. Il responso medico sarà necessario anche quando i brividi siano associati a:

Catarro

Che cos’è il catarro?

Il catarro è una sostanza che, in specifiche situazioni, viene secreta dalle mucose delle vie respiratorie. In una situazione normale le mucose secernono il muco, che ha la funzione sia di umidificare le vie respiratorie che di bloccare eventuali particelle e microrganismi provenienti dall’esterno. In presenza di infiammazioni che interessano l’apparato respiratorio, la produzione di muco aumenta sino a dare origine al catarro; questa è la sostanza più adatta a catturare i microrganismi che hanno procurato l’infiammazione, che verranno quindi espulsi attraverso i colpi di tosse.  

Quali sono le cause del catarro?

Il catarro è causato da varie patologie, tra le quali si possono elencare: asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, pertosse, polmonite, raffreddore, bronchite, enfisema, fibrosi cistica, tracheite.  

Quali sono i rimedi contro il catarro?

Il problema legato al catarro può essere curato intervenendo sulla patologia che ne è all’origine. Qualora la produzione di catarro renda difficile la respirazione, si consiglia di umidificare l’ambiente in cui si vive o si dorme e di consumare bevande calde (come tè, latte, camomilla con aggiunta di miele che svolge un’azione fluidificante). In presenza di catarro è comunque necessario astenersi dal fumo, sia attivo che passivo, allo scopo di evitare una secrezione ancora più densa.  

Catarro, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico qualora il catarro si presenti in grande quantità, non accenni a diminuire nel tempo e possa essere associato a una delle patologie che possono causarlo.  

Inalazione di un corpo estraneo

L‘inalazione di un corpo estraneo è purtroppo un incidente abbastanza frequente, soprattutto in età pediatrica. Un’inalazione avviene quando oggetti (messi in bocca accidentalmente) o pezzi di cibo, invece di scendere nel tratto digestivo, finiscono nelle vie respiratorie con conseguente ostruzione (parziale o totale) per colpa dell’ostacolo ostacolo (parziale o totale) che rende difficile o impedisce il passaggio dell’aria. La parte estranea tende a procedere verso il basso lungo le vie aeree e a fermarsi nel punto in cui le vie aeree sono più strette, il suo posizionamento varia a seconda della forma, delle dimensioni e della consistenza. Un’ ostruzione totale può avere conseguenze molto gravi, anche letali, in quanto può causare soffocamento.  

Quali sono i sintomi associati all’inalazione di un corpo estraneo?

L’ostruzione parziale si verifica quando un corpo estraneo blocca le vie respiratorie superiori e rende difficile il passaggio dell’aria. Il corpo implementa un meccanismo di difesa mediante l’espulsione facendo scattare la tosse. La vittima è dunque vigile, tossisce e respira. Tuttavia, in caso di ostruzione totale, la vittima non respira, non tossisce e diventa cianotica.  

Che cosa fare in caso di inalazione di un corpo estraneo?

In caso di ostruzione parziale dovuta a inalazione di un corpo estraneo per cui il soggetto tossisce e respira, è importante rassicurarlo, incoraggiarlo a tossire e a rimanere calmo. Non occorre intervenire in alcun modo, bisogna che la situazione si risolva da sola. Se l’ostruzione è completa (e quindi la vittima non respira), bisogna intervenire tempestivamente. Per prima cosa bisogna chiamare tempestivamente i soccorsi, ma in attesa che arrivino, è necessario effettuare le manovre di disostruzione. Conoscendo i passaggi giusti (e semplici) e praticandoli si può risolvere l’ostruzione, salvando così la vita del soggetto in pericolo. Se nessuno dei presenti conosce le manovre, sarà utile seguire le indicazioni che gli operatori sanitari forniranno per via telefonica in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Questa manovra disostruttiva, nota come manovra di Heimlich, non deve essere praticata nei bambini al di sotto di un anno di età, per i quali deve essere effettuata una procedura diversa.  

Cosa non fare in caso di inalazione di un corpo estraneo?

In caso di inalazione di un corpo estraneo non serve a nulla – e a volte può peggiorare la situazione – dare una pacca sulla schiena alla persona vittima dell’ostruzione delle vie respiratorie. Tentare di estrarre un corpo estraneo dalla cavità orale con le dita, inoltre, può peggiorare la situazione perché viene spinto più in profondità.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Infezione da Bukholderia pseudomallei

Che cos’è l’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Il batterio Burkholderia pseudomallei provoca la melioidosi, definita anche “malattia di Whitmore”, una patologia infettiva e trasmissiva diffusa soprattutto nelle regioni del sud-est asiatico e dell’Australia settentrionale. In aggiunta all’uomo, diverse specie di animali sono  molto sensibili alla melioidosi: pecore, capre, maiali, cavalli, cani, gatti.  

Come si contrae l’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Lo sviluppo di un’infezione da Bukholderia pseudomallei (melioidosi) è dovuta a batteri che si trasmettono all’uomo attraverso il contatto diretto con terra e acqua contaminate (inalazione di polvere o gocce d’acqua, ingestione di acqua, contatto con terra contaminata), in particolare in presenza di tagli o abrasioni sulla pelle. Molto rararamente, l’infezione può trasmettersi da uomo a uomo .  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Esistono diversi tipi di infezione da Bukholderia pseudomallei (melioidosi), ciascuna con un proprio gruppo di sintomi. In generale, è importante sapere che la melioidosi è caratterizzata da una vasta gamma di sintomi che possono essere confusi con altre malattie come le forme prevalenti di polmonite e tubercolosi. In un’infezione localizzata, i principali sintomi che la caratterizzano sono: dolore o gonfiore localizzato, febbre, ulcerazione, ascesso. Se l’infezione è polmonare i sintomi includono: tosse, dolore al petto, febbre alta, cefalea, anoressia. Se il contagio è diffuso, i sintomi includono: febbre, cefalea, difficoltà respiratorie, disturbi addominali, dolori muscolari e/o dolori articolari, disorientamento, perdita di peso, convulsioni. Il periodo che intercorre tra l’esposizione ai batteri che provocano la malattia e la comparsa dei sintomi è piuttosto variabile; i segnali si manifestano generalmente due-quattro settimane dopo l’esposizione.  

Come può essere curata un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

La durata del trattamento e il tipo di infezione da Bukholderia pseudomallei influenzano i risultati a lungo termine. Solitamente, il trattamento inizia con una terapia antimicrobica endovenosa per 10-14 giorni, seguita da 3-6 mesi di terapia antibiotica per via orale.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da enterovirus D68 (EV D68)

Che cos’è l’infezione da enterovirus D68 (EV D68)?

Il virus dell’enterovirus D68 (noto anche come EV-D68) è uno degli oltre 100 enterovirus non-polio finora noti.identificato per la prima volta in California (Stati Uniti) nel 1962. In generale, i neonati e i bambini sono più a rischio di contrarre l’infezione da Enterovirus D68, perché il loro sistema immunitario è ancora in fase di formazione e rafforzamento. I bambini asmatici possono avere complicazioni respiratorie come risultato di un’infezione EV-D68. Ma anche gli adulti possono essere infettati da questo virus: l’infezione, nel loro caso, è in genere associata a una sintomatologia più leggera e spesso asintomatica.  

Come si contrae l’infezione da enterovirus D68?

Dal momento che può causare malattie respiratorie, l’enterovirus D68 può essere trovato nelle secrezioni respiratorie come muco, saliva o espettorato di una persona infetta. Si ritiene che l’EV-D68 si trasmetta da persona a persona quando una persona infetta tossisce, starnutisce o tocca un oggetto o una superficie che viene poi toccata da altri.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati a un’infezione da enterovirus D68?

La sintomatologia associata all’infezione da Enterovirus D68 varia a seconda del singolo caso: è possibile trovare pazienti con gravi complicazioni respiratorie e, al contrario, soggetti che, pur avendo contratto l’infezione, non hanno sintomi. In generale, questa infezione può essere caratterizzata da sintomi lievi come: naso che cola, starnuti, tosse, dolore muscolare, febbre, rash cutanei. Tra i sintomi più gravi sono inclusi: affanno e difficoltà respiratorie. Le persone con malattie respiratorie devono prestare particolare attenzione all’infezione da enterovirus D68.  

Come si può curare un’infezione da enterovirus D68?

A oggi non esiste un trattamento specifico per la lotta contro l’infezione da enterovirus D68. Le terapie utilizzate hanno il semplice fine di ridurre e controllare i sintomi. Gli individui che soffrono già di gravi malattie respiratorie possono aver bisogno di essere ricoverati in ospedale per far fronte alle complicazioni respiratorie che possono verificarsi.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da enterovirus non polio

Che cosa sono le infezioni da enterovirus non polio?

Gli enterovirus non polio sono dei virus piuttosto comuni che causano infezioni principalmente nell’apparato respiratorio. Sebbene la maggior parte delle persone che vengono a stretto contatto con questi virus non si ammalano o presentano sintomi lievi (ad es. raffreddori), talune persone – soprattutto i bambini e le persone con deficienze immunitarie – possono avere complicazioni anche gravi.  

Come si contraggono le infezioni da enterovirus non polio?

Gli enterovirus non polio rappresentano un gruppo di oltre 100 virus che hanno caratteristiche specifiche e che danno origine a sintomi simili. Tali virus si trovano nelle feci e nelle secrezioni di occhi, naso e bocca (come saliva, muco, espettorato) della persona infetta. È quindi possibile contrarre il virus se si entra in stretto e ravvicinato contatto con una persona infetta (ad es. se si toccano utensili e/o superfici infette, o se si cambiano i pannolini o i panni di una persona infetta e poi si toccano gli occhi, il naso o la bocca prima di lavarsi accuratamente le mani), o si consuma acqua contaminata. Una persona infetta può diffondere il virus anche in assenza di sintomi.  

Quali sintomi e malattie possono essere associati a infezioni da enterovirus non polio?

I disturbi che accompagnano le infezioni da enterovirus non polio possono essere differenti da caso a caso poiché si possono avere pazienti con complicazioni gravi e soggetti che – nonostante abbiano contratto l’infezione – non mostrano alcun sintomo o presentano sintomi lievi. Chi ha un sistema immunitario più debole, come i neonati, i bambini, gli anziani e i malati, ha maggiori probabilità di contrarre tali infezioni e di sviluppare anche sintomi importanti; al contrario, negli adulti sani il più delle volte questo tipo di infezione non causa disagio. Quando si contraggono in forma lieve, queste infezioni possono essere accompagnate da: febbre, naso che cola, starnuti, tosse, eruzioni cutanee, dolori muscolari. Alcuni enterovirus non polivalenti possono causare malattie come ad esempio: congiuntivite virale, afta epizootica, meningite virale, encefalite virale, miocardite, pericardite, paralisi flaccida acuta, malattia muscolare infiammatoria. I neonati, i bambini e le persone con un sistema immunitario più debole in generale (come gli anziani e i malati) hanno maggiori probabilità di sviluppare queste complicazioni.  

Come si può curare un’infezione da enterovirus non polio?

Non c’è un trattamento specifico per le infezioni da enterovirus non polio. Gli individui con malattie lievi provocate da enterovirus non polio in genere hanno bisogno di un trattamento solo per lenire i sintomi. Alcune malattie causate da Enterovirus non polio possono portare al ricovero ospedaliero, specialmente nel caso di bambini piccoli, anziani e persone già malate.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da Klebsiella

Che cos’è l’infezione da Klebsiella?

Con il termine Klebsiella si indica un genere di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Si tratta di batteri gram-negativi dotati di una notevole capsula polisaccaridica che fornisce loro una resistenza altrettanto notevole alle difese dell’organismo che infettano. Esistono 3 specie di Klebsiella associate a malattie che colpiscono l’uomo:
  1. pneumoniae (con la sottospecie K. ozaenae e K. rhinoscleromatis).
  2. oxytoca
  3. granulomatis.
 

In che modo si contrae l’infezione da Klebsiella?

Le infezioni da Klebsiella sono state particolarmente diffuse negli ultimi anni in ambito ospedaliero, ma la Klebsiella si manifesta ovunque. Può colonizzare la pelle, la faringe e il tubo digerente, le ferite e l’urina, e può essere trasmessa attraverso il contatto cutaneo con superfici contaminate, tramite feci, per via aerea e, in alcuni casi, sessualmente o da madre a figlio.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da Klebsiella?

Le infezioni da Klebsiella sono principalmente associate a:
  • la polmonite contratta in ambiente ospedaliero
  • le infezioni delle vie urinarie
  • infezioni nosocomiali
  • rinoceroma
  • ozena
  • le ulcere genitali croniche
A seconda dei casi, i sintomi dell’infezione possono includere:
  • febbre
  • brividi
  • manifestazioni simil-influenzali
  • tosse con espettorato denso, a volte contenente sangue
  • incremento della minzione
  • necessità di urinare con urgenza
  • disagio nel pube superiore
  • dolore lombare
  • la presenza di batteri nelle urine
  • papule o noduli a livello genitale
 

Cure e trattamenti

La cura più adatta in caso di infezione da Klebsiella dipende dagli organi coinvolti. Di solito all’inizio si procede empiricamente tentando la via del trattamento con antibiotici, per esempio con cefalosporine di terza generazione, carbapenemi, aminoglicosidi o chinoloni, talvolta raccomandati in combinazione. Talvolta sono efficaci anche le combinazioni ceftazidime, cefepime, levofloxacina, norfloxacina, moxifloxacina, meropenem, ertapenem e ampicillina/sulbactam, piperacillina/tazobactam e ticarcillina/acido cavulanico. Sfortunatamente, però, le Klebsielle sono spesso resistenti a molteplici antibiotici: gli enzimi della carbapenemasi prodotti da K. pneumoniae sono associati a una mortalità superiore al 50%. Qualche volta possono essere necessari trattamenti chirurgici, ad esempio per drenare ascessi polmonari.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da pneumococco

Che cos’è un’infezione da pneumococco?

L’infezione da pneumococco viene provocata dallo Streptococcus pneumoniae, una forma di streptococco di cui esistono più di novanta ceppi diversi, molti dei quali sono causa di malattia, ma pochi sono responsabili di infezioni da pneumococco invasive.  

Come si contrae un’infezione da pneumococco?

Le infezioni pneumococciche sono trasmesse tramite via aerea attraverso un contatto con le secrezioni respiratorie o la saliva delle persone affette o portatrici sane di questo batterio, che si annida nella parte posteriore del naso o della gola. A maggior rischio di questa infezione sono i bambini di età inferiore ai 2 anni e quelli che vivono a contatto con altri bambini o che soffrono di alcuni problemi di salute (anemia falciforme, HIV, infezioni da HIV, malattie croniche del cuore o dei polmoni, perdita di liquido cerebrospinale) o che hanno impianti cocleari (orecchio artificiale elettronico). Negli adulti sono a maggior rischio, la popolazione di età superiore ai 65 anni e coloro che soffrono di malattie croniche o che indeboliscono il sistema immunitario, i fumatori, le persone con impianti cocleari e quelle con perdite di liquido cerebrospinale.  

Quali malattie possono associarsi alle infezioni da pneumococco?

Tra le infezioni più comunemente causate da streptococco (e i sintomi associati) ci sono:  

Come si può curare un’infezione da pneumococco?

La medicina di scelta per il trattamento delle infezioni da pneumococco è la penicillina. La resistenza alla penicillina e ad altri antibiotici è tuttavia in aumento. Pertanto, possono essere prescritti anche altri antimicrobici. Con il vaccino si possono prevenire efficacemente le infezioni. La somministrazione ai bambini prima dei 2 anni di età riduce di quasi l’80% l’incidenza delle infezioni gravi causate dai ceppi inclusi nel vaccino, di circa il 50% quella di tutte le infezioni gravi da pneumococco e del 40% quella delle infezioni nella popolazione giovane adulta non vaccinata.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)

Che cosa sono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Lo stafilococco con resistenza intermedia alla vancomicina rappresenta un batterio Gram-positivo che appartiene al genere Staphylococcus ma che non viene efficacemente eliminato dalla vancomicina, un antibiotico usato per il trattamento delle infezioni da stafilococco aureo quando non risponde a principi attivi meno aggressivi. Per bloccare la crescita di un VISA, in particolare, è necessaria una quantità di vancomicina pari a 4-8 volte superiore alla quantità minima richiesta.  

Come si contraggono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Queste infezioni stafilococciche sensibili alla vancomicina sono infezioni provocate dallo stafilococco aureo caratterizzate da una resistenza intermedia all’antibiotico vancomicina; esattamente da questa caratteristica deriva l’acronimo VISA, dall’inglese “Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus” (Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus). Per contrarre questa infezione bisogna trovarsi a stretto contatto fisico con le persone infette, che possono trasmetterla tramite le loro mani o attraverso oggetti contaminati, come le apparecchiature mediche. Inoltre, è possibile entrare in contatto con i batteri anche attraverso superfici contaminate. Il microbo può contagiare il nuovo ospite entrando nel corpo attraverso la bocca, il naso o le aperture nella pelle (ad es. ferite).  

Sintomi e malattie associate alle le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

In molti casi, le infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina influenzano la pelle e i tessuti molli sottostanti, ma successivamente possono diffondersi ad altri organi causando problemi di questo tipo: batteriemia, endocardite e altri problemi cardiaci, meningite, osteomielite, artrite, polmonite, ascessi, cellulite. In base al caso, i sintomi dell’infezione possono includere: arrossamento, dolore e gonfiore della pelle e una sensazione di calore al tatto, febbre, brividi, debolezza, dolori muscolari, tosse, dolori al petto, difficoltà di respirazione, battito cardiaco rapido, sonnolenza, mal di testa, rigidità del collo, eruzione cutanea, problemi di vista, nausea, vomito.  

Come si possono curare le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Il trattamento delle infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina viene effettuato con antibiotici ed eventualmente con il drenaggio del materiale accumulato nell’area colpita dall’infezione. A volte (ad es. quando gli antibiotici non sono efficaci o se si è portatori di protesi metalliche) può essere necessario un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco vancomicina-resistente (VRSA)

Che cosa sono le infezioni da stafilocco vancomicina-resistenti (VRSA)?

Lo stafilococco vancomicina-resistente è un ceppo del batterio Staphylococcus aureus resistente all’azione dell’antibiotico vancomicina, considerato per anni il farmaco di scelta per il trattamento delle infezioni causate da ceppi di stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA).  

Come vengono contratte le infezioni da stafilocco vancomicina-resistenti (VRSA)?

Le infezioni da stafilocco vancomicina-resistenti (VRSA) si trasmettono con facilità da persona a persona. Il rischio di infezione viene incrementato in caso di interventi chirurgici, ricoveri in ospedale, assunzione a lungo termine di alcuni antibiotici, utilizzo di cateteri o altri tubi, indebolimento del sistema immunitario e da una scarsa igiene delle mani.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati?

I sintomi e i segni delle infezioni da stafilococco vancomicina-resistenti variano in base alla loro localizzazione. Fra i possibili problemi sono inclusi:
  • arrossamento e riscaldamento della pelle attorno a una ferita
  • indolenzimento, gonfiore e fuoriuscita di materiale da una ferita
  • febbre, brividi e dolori
  • debolezza
  • tosse.
In presenza di questi sintomi è opportuno consultare il proprio medico. È invece consigliabile rivolgersi al pronto soccorso o chiamare un’ambulanza nel caso in cui si verifichino:
  • improvvisi problemi respiratori
  • battito cardiaco accelerato o dolore al petto
  • capogiri che rendono difficoltoso mantenere la posizione eretta
  • labbra o unghie delle mani cianotiche
 

Come può essere curata un’infezione da stafilocco vancomicina-resistente (VRSA)?

Per curare le infezioni da stafilococco vancomicina-resistenti è necessario ricorrere all’assunzione di antibiotici diversi dalla vancomicina in caso di infezioni da stafilococco vancomicina-resistenti. Per stabilire il trattamento più idoneo è possibile ricorrere a un esame del sangue con cui riuscire a identificare il batterio resistente alla vancomicina. Inoltre è possibile riconoscere che si tratta di un VRSA mediante analisi delle feci, delle urine o di materiale prelevato da una ferita. L’arma migliore per combattere questo problema è però la prevenzione, per cui  è consigliabile seguire alcune indicazioni quali:
  • lavarsi spesso le mani utilizzando acqua e sapone
  • mantenere pulite e coperte eventuali ferite
  • non condividere con altre persone oggetti personali come posate o spazzole
  • pulire bene le superfici, utilizzando detergenti contenenti battericidi
  • lavare la biancheria contaminata con acqua calda e sapone, utilizzando la lavatrice e, se possibile, un’asciugatrice che utilizzi temperature elevate.
 

Importante avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere è consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al pronto soccorso.

Influenza aviaria

Che cos’è l’influenza aviaria?

Con influenza aviaria ci si riferisce comunemente a virus dell’influenza di tipo A che contagiano gli uccelli (da cui il nome “influenza aviaria”). Diffusa in tutto il mondo, questo tipo di influenza è in grado di contagiare quasi tutte le specie di uccelli. Può essere a bassa o ad alta patogenicità: se provocata da una forma altamente patogenica la malattia insorge in modo improvviso ed è seguita da morte rapida dell’esemplare contaminato quasi nella totalità dei casi. Sebbene i ceppi di virus dell’influenza aviaria siano diversi, sono pochi quelli che provocano malattie gravi nei volatili e ancor meno sono quelli che determinano infezioni negli uomini. Alla fine del 2003 vennero individuati focolai di questa malattia in diversi Paesi asiatici all’interno di allevamenti di pollame e risultarono collegati ad alcune infezioni umane ad alto tasso di mortalità.  

Come viene contratta l’influenza aviaria?

In quasi tutti i casi umani di infezione da influenza aviaria a oggi noti, il tutto ha avuto origine da contatti diretti con volatili infetti (pollame da allevamento, ad esempio), superfici contaminate o materiali contaminati (ad esempio escrementi di uccelli o piume). Bisogna mettere in evidenza che, a oggi, la trasmissione dell’influenza aviaria da una persona all’altra è stata segnalata solo raramente. Tutti i prodotti derivati dall’avicoltura (carne di pollo e uova), se adeguatamente cotti, non costituiscono fonte di infezione, per cui è possibile consumarli senza alcun problema.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’influenza aviaria?

In genere, i sintomi dell’influenza aviaria negli esseri umani appaiono da 2 e 7 giorni dopo l’esposizione. Generalmente comprendono sintomi tipici simil-influenzali come: febbre, mal di testa, tosse, mal di gola, dolori muscolari, diarrea. Tra le malattie che risultano correlate all’influenza aviaria sono incluse: infezioni oculari, infezioni a carico dell’apparato respiratorio, encefaliti, decesso.  

Come si può curare l’influenza aviaria?

I trattamenti di base che vengono indicati in caso di contagio umano da influenza aviaria sono gli stessi che vengono somministrati in caso di influenze stagionali. In caso di infezione umana da influenza aviaria si procede alla cura dei pazienti in isolamento, allo scopo di ridurre il rischio di diffusione e viene allertato il regime di assistenza medica intensiva per far fronte ai casi più gravi.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Influenza stagionale

Cos’è l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale può essere causata principalmente da due virus influenzali: il virus di tipo A e il virus di tipo B. Un altro virus, di tipo C, è meno patogeno. Nel caso dei virus di tipo A e di tipo B esistono diversi ceppi del microbo. Si sviluppano vaccini contro l’influenza stagionale in base alla previsione di quali ceppi circoleranno in una data stagione influenzale.  

Come si contrae l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale si contrae per via aerea attraverso il contatto con la saliva o le secrezioni respiratorie emesse nell’aria da individui infetti. Può anche essere contratta toccando superfici o oggetti contaminati dal virus e poi portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi.  

Quali sono i sintomi correlati all’influenza stagionale?

I sintomi dell’influenza stagionale possono comprendere: febbre, brividi, tosse, raffreddore, dolori muscolari e dolori articolari, mal di gola. Nel caso dei neonati possono verificarsi anche vomito e diarrea, mentre gli anziani possono sentirsi deboli e confusi.  

Quali sono le possibile complicazioni dell’influenza stagionale?

Le possibili complicazioni dell’influenza stagionale sono: polmonite, encefalite, meningite e convulsioni.  

Come si può curare l’influenza stagionale

Nella maggioranza dei casi, i soggetti affetti da influenza stagionale si ristabiliscono senza bisogno di particolari trattamenti clinici. Durante la malattia è consigliabile restare a casa, riposare, idratarsi e, se necessario, assumere antipiretici, antidolorifici o antinfiammatori per combattere la febbre e il dolore causati dall’infezione. Gli antibiotici, invece, sono necessari solo in caso di sovrainfezione batterica e devono essere assunti solo se prescritti da un medico. Tali farmaci non sono efficaci contro i virus e l’influenza non fa eccezione alla regola. Al contrario, un antivirale (amantadina, rimantidina o zanamavir) può essere efficace, anche se nella maggior parte dei casi non è necessario assumere questi farmaci per combattere l’influenza stagionale. Inoltre, va ricordato che ogni anno viene sviluppato un vaccino per proteggere dall’influenza stagionale e che è importante cercare di limitare la diffusione dei virus influenzali seguendo semplici regole igieniche:
  • lavarsi spesso le mani
  • coprire il naso e la bocca con un tovagliolo di carta quando si tossisce o si starnutisce
  • utilizzare fazzoletti di carta usa e getta
  • arieggiare i locali in cui si soggiorna.
 

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Ingestione di corpi estranei

Le vittime più comuni dell’ingestione di corpi estranei sono i bambini. Pile e batterie, bottoni, farmaci e tanti altri piccoli oggetti solitamente presenti nelle nostre case possono essere spesso ingeriti. Le batterie più frequentemente ingerite sono quelle piatte e tonde, dalla forma simile a quella di un bottone, forma che attrae spesso i bambini, che le ritrovano spesso all’interno dei loro giocattoli. Le batterie sono solitamente al litio, elemento chimico che può rivelarsi davvero pericoloso per gli organi interni come stomaco o esofago: le sostanze che queste pile rilasciano, una volta ingerite, possono talvolta risultare fatali. I bimbi possono essere anche attratti dai farmaci, soprattutto in compresse. È quindi fondamentale conservarli in un luogo chiuso e lontano dalla loro portata.  

Quali sono i sintomi associati all’ingestione di corpi estranei?

I sintomi più comuni associati all’ingestione di corpi estranei sono: difficoltà nel deglutire, ipersalivazione, tosse, difficoltà respiratoria. I farmaci possono causare anche reazioni allergiche, sonnolenza, nausea, vomito, agitazione.  

Che cosa fare in caso di ingestione di corpi estranei?

Qualora sia stata ingerita una batteria o un farmaco è fondamentale rivolgersi subito a un Centro antiveleni o chiamare i soccorsi.  

Che cosa non fare in caso di ingestione di corpi estranei?

In caso di ingestione di corpi estranei non bisogna indurre vomito né somministrare rimedi casalinghi (ad esempio, latte).  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Liquirizia

La liquirizia è la radice della pianta Glycyrrhiza glabra, della famiglia delle Fabaceae, originaria di alcune regioni dell’Asia, in particolare dell’India, e del Sud Europa.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della liquirizia?

In 40 grammi di liquirizia c’è un apporto di circa 120-130 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:
  • meno di 1 g di grassi
  • 27-31 g di carboidrati
  • 1-2 g di proteine
  • calcio
  • ferro.
La liquirizia è inoltre una fonte di acido glicirrizico.  

Quando non bisogna mangiare liquirizia?

Il consumo di liquirizia può interferire con l’assunzione del farmaco warfarin, oltre che con farmaci per la pressione alta, con diuretici, con corticosteroidi, con gli estrogeni e con l’acido etacrinico.  

Quali sono i possibili benefici della liquirizia?

La liquirizia offe sollievo a chi soffre di problemi di digestione. Viene inoltre utilizzata nei trattamenti di vari disturbi e patologie come intossicazioni alimentari, mal di gola, tosse, bronchite, lupus eritematoso sistemico e artrosi. Non ci sono prove scientifiche, ma la liquirizia viene comunque considerata utile come antidolorifico e in presenza di colesterolo alto, epatite, sindrome dell’intestino irritabile e potassio alto.  

Quali sono le controindicazioni della liquirizia?

Il consumo continuo e senza controllo di liquirizia può essere alla base dell’insorgenza di effetti laterali come debolezza, stanchezza, aumento della pressione, ritenzione di sodio, mal di testa e riduzione dei livelli di potassio. Viene sconsigliata a seguito di interventi chirurgici, quando c’è gravidanza o allattamento al seno, malattie cardiache, pressione alta, malattie renali, ipopotassiemia e, negli uomini, disturbi che riguardano la sfera sessuale.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Mal di gola

Che cosa è il mal di gola?

Il mal di gola è un’irritazione alla gola che provoca dolore, in particolare quando si deglutisce.  

A quali altri sintomi si può accompagnare il mal di gola?

In base alla sua causa scatenante, al mal di gola si possono associare altri sintomi come starnuti, brividi, febbre, tosse, gonfiori dell’epiglottide.  

Quali sono le cause del mal di gola?

Solitamente il mal di gola viene provocato da infezioni virali o da una particolare secchezza dell’aria o anche da irritazioni per sostanze chimiche che sono distribuite nell’aria. Questa tipologia di disturbo può anche essere causato da alcune patologie, tra le quali si possono elencare: raffreddore, reflusso gastroesofageo, rosolia, scarlattina, tonsillite, toxoplasmosi, tracheite, tumore alla gola, allergie, ascessi, bronchite, difterite, faringite, fibrosi cistica, infezione da streptococco, influenza, laringite, mononucleosi, morbillo, otite, pertosse, poliomielite, tumore alla laringe, tumore alla lingua, varicella.  

Quali sono i rimedi contro il mal di gola?

Qualora abbia origine virale, il mal di gola tende a risolversi in una settimana circa e può essere contenuto anche tramite rimedi naturali come caramelle alle erbe e tisane. Qualora sia causato da infezioni batteriche sarà necessario assumere degli antibiotici, ovviamente dietro prescrizione medica.  

Mal di gola, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il problema si accompagni a difficoltà respiratorie (dispnea), a difficoltà ad aprire la bocca e a deglutire per un intervallo temporale superiore a una settimana; con tonsille grosse o con placche, presenza di sangue nella saliva o nel catarro, sfoghi cutanei, mal d’orecchi (otalgia), ingrossamento dei linfonodi del collo sarà consigliabile rivolgersi al proprio medico.  

Area medica di riferimento per il mal di gola

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica cui fare riferimento per il mal di gola è l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria.

Miele

Il miele è la sostanza elaborata da alcuni insetti imenotteri, in particolare dall’ape domestica, a partire dal nettare dei fiori eo dalle secrezioni di alcune piante. Ne esistono di vari tipi, che si differenziano tra loro in base alla provenienza del nettare (acacia, rododendro, tiglio, ecc.), al colore (biondo o bianco) e al metodo di estrazione (vergine, centrifugato o torchiato). Può essere utilizzato come alimento o come dolcificante dopo essere stato raffinato.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del miele?

100 grammi di miele offrono un apporto di circa 304 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare miele?

Il miele ha un elevato contenuto di zuccheri e calorie, per cui deve essere del tutto evitato da chi è affetto da diabete o da chi è in una condizione di sovrappeso od obesità. Il suo uso è sconsigliato anche per i bambini di età inferiore all’anno perché potrebbe causare un’infezione da tossina botulinica.  

Quali sono i possibili benefici del miele?

I benefici apportati dal miele al nostro organismo sono vari. Anzitutto allevia stress e ansia, poi stimola la concentrazione e la memoria. È un prezioso alleato della salute intestinale e un ottimo rimedio contro tosse, mal di gola e affezioni che riguardano le vie aeree superiori. In ambito cosmetico ha il potere di eliminare le impurità della pelle e di donare luminosità ai capelli.  

Quali sono le controindicazioni del miele?

Il consumo di miele deve essere evitato da chi soffre di diabete o è in condizione di obesità o sovrappeso.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Naso chiuso

Che cosa s’intende con naso chiuso?

Il naso chiuso – che consiste nella restrizione delle vie aeree nasali – è la condizione che impedisce la normale respirazione con il naso.  

Quali sono le cause del naso chiuso?

La causa principale del naso chiuso è il raffreddore, ma ne possono esistere anche altre, come ad esempio alcune allergie respiratorie, la deviazione del setto nasale, la sinusite e la presenza di polipi.  

Quali sintomi possono accompagnarsi al naso chiuso?

Può essere accompagnato da raffreddore, tosse, lacrimazione degli occhi (nei casi allergici si aggiunge il bruciore), affaticamento generale, mal di gola e mal di testa.  

Quali patologie possono associarsi al naso chiuso?

Tra le patologie che possono accompagnarsi al naso chiuso, ci sono: allergie respiratorie, raffreddore, rinite, sinusite, influenza, lebbra, poliposi nasale, traumi. Questo elenco è solamente indicativo, per cui si suggerisce di rivolgersi al proprio medico curante per eventuali approfondimenti.  

Come può essere curato il naso chiuso?

I rimedi per il naso chiuso dipendono dalla patologia che ha determinato il problema: dopo averne individuato la causa con il medico, si potrà procedere con le cure più indicate. In generale essi variano da inalazioni con soluzioni fisiologiche all’assunzione di antidolorifici (nel caso di mal di testa), sciroppi (in caso di tosse), antistaminici (in caso di allergie), a vasocostrittori sotto l’osservazione di un medico.  

Naso chiuso, quando rivolgersi al propio medico?

È necessario rivolgersi al proprio medico nel caso che il naso chiuso persista o quando si sia in presenza di una delle patologie associate sopra indicate.

Principio di annegamento

Che cos’è il principio di annegamento?

Con principio di annegamento si designa il quadro clinico di un soggetto che ha inalato dell’acqua, ma che è vivo e può ancora essere salvato. A determinare l’annegamento è quindi l’ostruzione delle vie aeree da parte di un liquido, una situazione che di solito si appalesa al mare, al lago, in un fiume o in piscina. Non è però necessario che la vittima si ritrovi immersa in acqua alta: il principio di annegamento può difatti verificarsi anche in quantitativi di liquido ridotti. Ecco il motivo per cui è importante non perdere mai di vista i bambini all’interno delle vaschette e delle vasche da bagno, così come delle piscine gonfiabili.  

Quali sono i sintomi associati al principio di annegamento?

I principali segnali e sintomi legati al principio di annegamento sono i seguenti:
  • tosse, se la vittima emette espettorato rosato o rosso, la situazione è estremamente grave
  • dolore al torace
  • cianosi ovvero colorito bluastro della pelle, evidente soprattutto alle estremità (dita, naso, orecchie)
  • respirazione corta e frequente
  • convulsioni (più di rado)
  • nei casi particolarmente gravi si possono manifestare sia perdita di coscienza sia arresto cardiocircolatorio.
 

Che cosa fare in caso di principio di annegamento?

In caso di principio di annegamento è raccomandato chiamare immediatamente un’ambulanza. In attesa dell’arrivo dei soccorsi, è importante portare il soggetto fuori dall’acqua e somministrargli dell’ossigeno (se si è pratici, attraverso la respirazione bocca a bocca).  

Che cosa non fare in caso di principio di annegamento?

In caso di principio di annegamento non bisogna mai cercare, in alcun modo, di vuotare i polmoni dall’acqua: ciò potrebbe indurre il vomito, con pericolo di soffocamento dovuto all’inalazione da parte della vittima del materiale emesso .  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Starnuti

Che cosa sono gli starnuti?

Gli starnuti sono emissioni improvvise e involontarie di aria, tramite naso e bocca, che sono causate dalla stimolazione e dall’irritazione delle terminazioni nervose della mucosa nasale.  

A quali altri sintomi si possono accompagnare gli starnuti?

Di solito gli starnuti si accompagnano a molti altri sintomi, che sono in linea di massima quelli propri degli stati influenzali o delle allergie respiratorie: mal di testa, febbre, tosse, naso chiuso, lacrimazione, spossatezza.  

Quali sono le cause degli starnuti?

Tra le patologie che possono provocare gli starnuti, ci sono: influenza, raffreddore, allergie respiratorie, rinite e sinusite. Gli starnuti possono essere anche determinati da stati emotivi particolarmente intensi.  

Quali sono i rimedi contro gli starnuti?

I rimedi contro gli starnuti dipendono dalle cause che ne stanno alla base. In caso di raffreddore si può ricorrere a medicinali vasocostrittori ma solamente per pochi giorni e sotto attento monitoraggio medico. In caso di allergie respiratorie sarà possibile ricorrere ad antistaminici, sempre sotto controllo medico, o intervenendo sull’ambiente in cui si soggiorna e si dorme (ad esempio: eliminando gli allergeni, intervenendo sulla polvere in eccesso e umidificando l’ambiente che si occupa). Qualora lo starnuto si associ a tosse, si potrà ricorrere a specifici sciroppi. Se invece si accompagna a mal di testa potranno essere assunti degli analgesici, sempre sotto indicazione del proprio medico.  

Starnuti, quando rivolgersi al proprio medico?

Gli starnuti possono richiedere una visita dal proprio medico curante nel caso in cui si accompagnino (o si sia a rischio) di una delle patologie che possono essere associabili a questo sintomo.