Amenorrea

Che cos’è l’amenorrea?

L’amenorrea è un fenomeno che consiste nell’assenza del ciclo mestruale. Di solito si utilizza questo termine quando le mestruazioni saltano almeno tre volte di seguito o se entro i 15 anni non si è ancora avuta la prima mestruazione. Oltre alla gravidanza, fra le possibili cause di amenorrea, sono inclusi i problemi agli organi riproduttivi o alle ghiandole che partecipano alla regolazione dei livelli ormonali.  

Quali malattie si possono associare all’amenorrea?

Tra le patologie associabili all’amenorrea, ci sono: malattia di Wilson, sindrome dell’ovaio policistico e acromegalia. In caso di sintomi persistenti è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia.  

Quali sono i rimedi contro l’amenorrea?

Il trattamento dell’amenorrea dipende dalla sua causa. Talvolta può essere indicato assumere dei contraccettivi a base di ormoni, altre volte, ad esempio quando sono coinvolte l’ipofisi o la tiroide, è necessario assumere dei farmaci specifici. Nel caso in cui, invece, l’amenorrea fosse causata dalla presenza di un tumore o da un problema strutturale potrebbe essere invece necessario intervenire a livello chirurgico.  

Con amenorrea quando rivolgersi al proprio medico?

Quando le mestruazioni saltano per più di tre cicli consecutivi è opportuno rivolgersi ad un medico. Un consulto è necessario anche per le ragazze che hanno già compiuto 15 anni ma che non hanno mai avuto degli episodi mestruali.

Arteria carotide

Che cos’è l’arteria carotide?

L’arteria carotide è il vaso sanguigno che ha il compito di condurre il sangue al collo e alla testa. Nel nostro organismo sono due, poste una a destra e una a sinistra del collo. Sono tra i vasi sanguigni più grandi del nostro organismo.  

Com’è strutturata l’arteria carotide?

L’arteria carotide si distingue in varie parti, così chiamate:
  • carotide comune: sono due, destra e sinistra e conducono il sangue alla testa e al collo. La carotide destra ha la sua origine nell’arteria brachiocefalica, quella sinistra direttamente nell’aorta. Entrambe si dividono in due a formare, per ogni lato del corpo, l’arteria carotide esterna e l’arteria carotide interna
  • arteria carotide esterna, che termina a livello della mandibola e si ramifica in otto parti che giungono, tra l’altro, fino a tiroide, lingua, mascella, faringe e orecchio
  • arteria carotide interna, che termina all’interno del cranio e conduce il sangue ad aree come quelle che riguardano la parte inferiore del cervello, i bulbi oculari, il naso e la fronte
 

Qual è la funzione dell’arteria carotide?

La funzione dell’arteria carotide – per essere precisi delle due arterie carotide destra e sinistra – è quella di condurre il sangue agli organi presenti nel collo e nella testa.

Broccoli

I broccoli sono ortaggi della famiglia delle Brassicaceae che in Italia vengono raccolti nei mesi tra settembre e marzo.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dei broccoli?

100 grammi di broccoli offrono un apporto di circa 34 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: In questi ortaggi c’è inoltre la presenza, tra le altre sostanze, di beta-carotene, luteina/zeaxantina, tiocianati, indoli e sulforafano.  

Quando non bisogna mangiare broccoli?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di broccoli e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dei broccoli?

I broccoli contengono sostanze che hanno proprietà antiossidanti e molecole che svolgono azioni antitumorali. Nel dettaglio: la vitamina C esercita azione immunomodulatrice, combatte le infezioni e consente la sintesi del collagene; la vitamina A ha effetti positivi sulla salute di vista, pelle e mucosa; la vitamina K agevola la coagulabilità del sangue; le vitamine del gruppo B promuovono il metabolismo; i folati hanno effetti positivi sullo sviluppo del sistema nervoso; il potassio agevola la salute cardiovascolare; il fosforo e il calcio proteggono la salute di ossa e denti.  

Quali sono le controindicazioni dei broccoli?

I broccoli contengono goitrogeni e quindi sono controindicati, e parzialmente pericolosi, per le persone che soffrono di problemi alla tiroide.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Capelli fragili e secchi

Che cosa si intende per capelli fragili e secchi?

I capelli possono apparire fragili, secchi e senza luminosità per diversi motivi. Esclusi i fattori climatici e quelli dovuti a trattamenti estetici aggressivi, quando i capelli appaiono spezzati, radi, e secchi potrebbe essere un sintomo di disturbi alimentari come l’anoressia nervosa, patologie associabili alla funzionalità della tiroide e delle paratiroidi e altre condizioni che impediscono ai capelli di trattenere l’umidità.  

Quali malattie si possono associare ai capelli fragili e secchi?

Tra le principali patologie associabili ai capelli fragili e secchi ci sono le seguenti: ipoparatiroidismo, ipotiroidismo, malattia di Hashimoto, malattia di Menkes, AIDS, anoressia, aterosclerosi, ipertiroidismo. Si ricorda che questo non è un elenco esaustivo e che è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro i capelli fragili e secchi?

Qualora i capelli fragili e secchi siano sintomo di una condizione patologica, a oggi non esiste un trattamento locale che consenta di ripristinare in modo efficace le caratteristiche normali del capello. In ogni caso – sino a quando non si riceve una terapia adeguata – valgono le regole generali di cura per i capelli fragili: evitare di lavarli troppo frequentemente e con saponi aggressivi, evitare di asciugarli in modo violento o di stirarli a mezzo di piastre. Si consiglia un’alimentazione equilibrata e varia allo scopo di garantire tutti i nutrienti necessari alla salute dei capelli.  

Con i capelli fragili quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora dopo questi rimedi i capelli restino comunque fragili e secchi, bisogna consultare il medico o il dermatologo. Lo specialista – dopo avere eseguito esami specifici per stabilire le caratteristiche dei capelli – potrebbe richiedere degli esami clinici per il dosaggio degli ormoni tiroidei. Se con i capelli fragili si presentano altri sintomi come sonnolenza, stanchezza, aumento di peso, stipsi, problemi di memoria, depressione e per le donne mestruazioni irregolari è probabile che ci si trovi di fronte a una disfunzione della ghiandola tiroidea.

Dolore al collo

Che cos’è il dolore al collo?

Il dolore al collo è un senso di malessere che viene percepito a livello del collo, ovvero la regione corporea che collega il tronco con la testa, in cui sono presenti molte strutture anatomiche:  

Quali malattie si possono associare al dolore al collo?

Il dolore al collo può essere associabile a diverse patologie, anche molto diverse tra loro, tra cui ci sono: strabismo, traumi, ansia, artrite reumatoide, artrosi cervicale, bruxismo, ernia del disco, fuoco di Sant’Antonio, malattia da graffio di gatto, meningite, morbo di Paget, calcolosi salivare, cefalea, contratture muscolari, emicrania, tumore delle ghiandole salivari. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre consigliabile consultarsi col proprio medico, soprattutto qualora il disturbo persista.  

Quali sono i rimedi contro il dolore al collo?

Contro il dolore al collo non esistono rimedi sempre validi. Difatti sono molto differenti tra loro le cause mediche che possono esserne alla base e, di conseguenza, diversi sono i rimedi adatti a risolvere la condizione. Limitare i movimenti (in particolar modo in caso di ernia, artrite, artrosi, contratture muscolari e traumi) di questa parte del corpo e il riposo – uniti a terapia medica specifica – possono contribuire a lenire il dolore.  

Con il dolore al collo quando è opportuno rivolgersi al proprio medico?

In caso di trauma o se si è in presenza (o a rischio) di una delle patologie associate (al riguardo, si veda l’elenco riportato sopra).

Edamame

Gli edamame sono i fagioli della soia. Sono molto consumati dal punto di vista alimentare in Giappone, Cina e Corea, oggi molto diffusi anche in Europa e America.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’edamame?

100 grammi di edamame surgelati offrono un apporto di circa 109 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Gli edamame sono inoltre una buona fonte di fitoestrogeni.  

Quando non bisogna mangiare edamame?

Il consumo di edamame può interferire con l’assunzione di alcuni farmaci come quelli per il trattamento della tiroide. I diuretici, i MAO inibitori e il warfarin.  

Quali sono i possibili benefici dell’edamame?

Le vitamine del gruppo B in generali favoriscono i processi metabolici; la vitamina B9 previene anomalie del sistema nervoso del feto durante la gestazione; la vitamina C rafforza le difese antiossidanti, così come il manganese; il potassio favorisce la salute cardiovascolare; fosforo e calcio aiutano la salute di ossa e denti; il ferro contribuisce alla produzione di emoglobina e le fibre migliorano gli effetti dell’alimentazione. Gli edamame contengono fitoestrogeni e per questo sembrano contrastare alcuni sintomi e disturbi che si presentano durante la menopausa.  

Quali sono le controindicazioni dell’edamame?

Gli edamame devono essere mangiati cotti, con almeno 20 minuti di bollitura, perché quando sono crudi contengono una tossina che può scatenare diarrea, vomito, dolori allo stomaco. La soia può inoltre scatenare allergie.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Iodio

Che cos’è lo iodio?

Lo iodio è un oligoelemento presente in piccole quantità nell’organismo, fondamentale per mantenerlo sano. È quindi da annoverare nella categoria dei microelementi che, al contrario dei macroelementi – come calcio, fosforo, magnesio, potassio, zolfo, sodio e cloro – sono già presenti in natura nell’organismo.  

A cosa serve lo iodio?

Lo iodio è un componente essenziale degli ormoni tiroidei. Per questa ragione, è un elemento importante per le funzioni regolate da questi ormoni, tra cui la regolazione della temperatura corporea, il metabolismo degli zuccheri, dei grassi e delle proteine, nonché il metabolismo basale e la formazione del sistema nervoso centrale e dello scheletro, sia durante la gestazione, sia durante l’infanzia. Inoltre, lo iodio sembra svolgere anche altre attività biologiche, ad esempio a livello del sistema immunitario.  

In quali alimenti è contenuto lo iodio?

La principale fonte alimentare di iodio è il pesce. Anche le alghe ne contengono una buona quantità. Negli altri alimenti è presente in dosi molto variabili. Si trova, ad esempio, nel latte, nelle uova, nella carne e nei cereali. Anche frutta e verdura possono contenerne, ma in quantità che dipendono fortemente dalla presenza di iodio nel terreno su cui sono coltivate, dall’uso di fertilizzanti e dalle pratiche di irrigazione. Tale variabilità significa che le quantità di iodio spesso assunte non sono sufficienti a soddisfare le esigenze dell’organismo. Per tale ragione, sia il Ministero della Salute sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano di prevenire queste carenze utilizzando sale iodato al posto del comune sale da cucina.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di iodio?

Il fabbisogno giornaliero raccomandato di iodio per un individuo adulto è di 150 mg (valore di riferimento europeo). Il fabbisogno varia tuttavia a seconda dell’età ed è maggiore nelle donne in gravidanza e in allattamento, raggiungendo i 220-290 mg al giorno.  

Quali sono le conseguenze della carenza di iodio?

La carenza di iodio ha vari effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo ed è il principale fattore di rischio modificabile per il ritardo mentale. Di conseguenza, la produzione insufficiente di ormoni tiroidei in gravidanza e nella prima infanzia possono causare effetti irreversibili. Con la gestazione può, ad esempio, causare aborti, cretinismo, spasticità motoria, sordità, ritardi nello sviluppo fisico e sessuale e aumento del rischio di sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Nei bambini, lievi carenze di sodio possono ridurre il quoziente intellettivo. Da adulta, la carenza di iodio può portare a un ipotiroidismo spesso associato al gozzo. Altri possibili problemi includono la compromissione della funzione mentale e della produttività lavorativa e, nel caso di carenza cronica, un aumento del rischio di cancro follicolare della tiroide.  

Quali sono le conseguenze di un eccesso di iodio?

Un eccesso di iodio può causare gli stessi sintomi delle sue carenze, tra cui l’ipotiroidismo e il gozzo. Altre possibili conseguenze sono l’ipertiroidismo, la tiroidite e il tumore papillare della tiroide. Le intossicazioni acute sono rare. I sintomi includono bruciore alla bocca, alla gola e allo stomaco, febbre, dolori addominali, nausea, vomito e dissenteria, polso debole e coma.  

È vero che lo iodio fa bene alla tiroide?

Sì, è vero. Il funzionamento della tiroide è regolato dall’ormone TSH, che aumenta l’assorbimento di iodio da parte della tiroide, utile per stimolare la sintesi degli ormoni tiroidei. Garantire una corretta assunzione di iodio evita carenze che causano il gonfiore della tiroide nel tentativo di assorbire questo elemento.

Ipofisi

Che cos’è l’ipofisi?

L’ipofisi è una ghiandola endocrina (cioè a secrezione interna) che è situata nella scatola cranica. È alloggiata all’interno di un’escavazione ossea del corpo dell’osso sfenoide, nota come “sella turcica” (definizione che si riferisce a una depressione ben delimitata sia anteriormente sia posteriormente da margini evidenti della parte della faccia superiore dell’osso sfenoide, che rammenta la sella dei cavalieri ottomani, da cui il nome).  

Com’è fatta l’ipofisi?

Nonostante sia di piccole dimensioni e il suo peso sia di poco superiore al mezzo grammo, l’ipofisi rappresenta la più importante ghiandola endocrina dell’organismo umano: gli ormoni da essa secreti, difatti, stimolano a loro volta l’attività di altre ghiandole a secrezione interna (come tiroide e ghiandole surrenali) che sono indispensabili al fine di svolgere molteplici attività dell’organismo. È costituita da due porzioni: la neuroipofisi o ipofisi posteriore (pars nervosa, o processo infundibolare) che deriva dall’ipotalamo, e l’adenoipofisi (chiamata anche preipofisi o ipofisi anteriore), che deriva dall’epitelio della volta della cavità orale e, a sua volta, suddivisa in una porzione tuberale (ricca di capillari) in una porzione distale (prevalente) e in una porzione intermedia. Nell’adenoipofisi la parte intermedia è formata da un solo tipo di cellule il cui compito è la produzione dell’ormone melanotropina (MSH). La parte tuberale e soprattutto quella distale contengono molteplici tipi di cellule che sono implicate nella secrezione di altrettanti ormoni deputati a regolare diverse funzioni correlate al metabolismo, all’apparato genitale e all’accrescimento (ormone somatotropo o GH, , ormone follicolostimolante o FSH, ormone tireotropo o TSH, ormone adenocirticocotropo o ACTH, ormone luteotropo o LTH, ormone luteinizzante o LH). La produzione e l’immissione in circolo degli ormoni, da parte dell’adenoipofisi, è controllata da specifici fattori di rilascio prodotti dall’ipotalamo. La neuroipofisi rappresenta una stazione fondamentale per il sistema neuroendocrino che controlla diverse funzioni dell’organismo: funge, ad esempio, da serbatoio per l’ormone antidiuretico, il cui compito è l’inibizione della diuresi, e per l’ossitocina, l’ormone responsabile per determinare le contrazioni dell’utero per l’espulsione del feto. Mediante il peduncolo ipofisario, l’ipofisi risulta collegata all’ipotalamo, con il quale forma il sistema o asse ipotalamo-ipofisario.  

A che cosa serve l’ipofisi?

L’ipofisi rappresenta la più importante ghiandola endocrina dell’organismo umano: gli ormoni da essa secreti, difatti, stimolano l’attività di altre ghiandole a secrezione interna che sono a loro volta indispensabili per lo svolgimento di molteplici attività dell’organismo. Il prodotto di secrezione di queste ultime esplica, a sua volta, un’azione inibente sulla produzione degli ormoni da parte dell’ipofisi, generando un equilibrio virtuoso.

Menorragia

Che cos’è la menorragia?

Con menorragia si indica una perdita di sangue mestruale abbondante e prolungata, tale in molti casi da condizionare e anche compromettere l’attività quotidiana della donna che ne è colpita.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla menorragia?

Alla menorragia si associano in genere altri sintomi come crampi allo stomaco e, quando la perdita di sangue è particolarmente copiosa, come anemia accompagnata da affaticamento e dispnea (difficoltà di respirazione).  

Quali sono le cause della menorragia?

La menorragia a volte è collegata alla gravidanza o può dipendere da un malfunzionamento delle ovaie, da squilibri di natura ormonale o dall’uso di alcuni farmaci, soprattutto antinfiammatori e anticoagulanti. Può essere causata anche da varie patologie, tra cui: malattie della tiroide, del fegato e dei reni, endometriosi, fibromi o polipi uterini, tumori dell’utero o dell’ovaio.  

Quali sono i rimedi contro la menorragia?

Per curare la menorragia è importante individuarne le cause e intervenire su queste, tenendo conto della gravità delle perdite di sangue, dello stato di salute e della storia clinica delle donne che ne soffrono. Se la forma è lieve possono essere sufficienti farmaci che contribuiscono a diminuire il flusso mestruale o farmaci antinfiammatori con cui diminuire il dolore. Se la menorragia è causata da un farmaco il medico disporrà l’interruzione di quella specifica cura. In presenza di fibromi può diventare necessaria l’esecuzione di un intervento chirurgico.  

Menorragia, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di menorragia deve sempre essere segnalata al proprio medico, soprattutto quando le perdite di sangue sono particolarmente abbondanti.  

Area medica di riferimento per la menorragia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la menorragia è il Servizio di Ginecologia e Ostetricia.

Nodulo

Che cos’è il nodulo?

Con il termine nodulo si fa riferimento a una formazione anatomica fisiologica o patologica generalmente tondeggiante, palpabile e circoscritta. Il nodulo ha solitamente dimensioni maggiori di quelle della papula, coinvolge i tessuti più profondi e ha una consistenza duro-elastica. Dal punto di vista istologico è composto da elementi cellulari con struttura e consistenza diversi dal tessuto circostante.  

Quali sono le cause del nodulo?

I noduli possono avere origine infiammatoria (tendinite, acne, geloni e artrite reumatoide), infettiva (come accade, ad esempio, nella follicolite) o neoplastica. Noduli solidi e palpabili possono altresì formarsi su tendini e muscoli successivamente a traumi. I noduli di origine neoplastica possono insorgere in quasi tutti gli organi del corpo umano, ma più di frequente si sviluppano nella tiroide, nel seno e nel polmone.  

La varie tipologie di noduli

Noduli tiroidei

I noduli tiroidei sono tumefazioni delimitate che si formano all’interno della tiroide, alterando il normale e uniforme aspetto della ghiandola. Possono essere formati da materiale liquido, misto o solido. La maggior parte dei noduli è benigna e non determina alcuna alterazione funzionale della tiroide: solo una piccola percentuale rappresenta delle formazioni neoplastiche maligne. Sebbene siano spesso asintomatici, alcuni noduli tiroidei possono causare la compressione nelle strutture circostanti la ghiandola, determinando abbassamento di voce, un senso di costrizione, difficoltà nella respirazione e/o nella deglutizione.

Noduli mammari

La presenza di un nodulo mammario può indicare una patologia tumorale (benigna o maligna) che interessa la mammella. Molto spesso i noduli risultano palpabili e in alcuni casi sono visibili anche a occhio nudo. La loro presenza può essere accompagnata da altri segni (cambiamenti nella forma del seno, senso di tensione al seno, alterazioni o perdite da un capezzolo, aspetto della pelle della mammella a buccia d’arancia localizzato) e può provocare dolore.

Noduli al polmone

Il nodulo al polmone è una piccola lesione – circondata dal normale tessuto polmonare – che si manifesta in uno dei due organi. La grandezza non supera di solito i 3 centimetri di diametro e può essere dovuto a una formazione neoplastica (benigna o maligna), ma anche a ematomi, infezioni o patologie vascolari. Nella maggior parte dei casi il nodulo al polmone non presenta alcun sintomo. Altri esempi di noduli in ambito neoplastico sono i fibromi (tumori benigni costituiti da cellule del tessuto connettivo) e i lipomi (tumori benigni costituiti dalla proliferazione di tessuto adiposo).  

Quali malattie si possono associare al nodulo?

Tra le patologie associabili ai noduli ci sono le seguenti: noduli della tiroide, orzaiolo, tendinite, tenosinovite, trauma, tipanosomiasi africana, tumore ai testicoli, tumore al polmone, tumore della tiroide, tumore delle ghiandole salivari, verruche, acne, artrite, artrite reumatoide, artrosi, calazio, cancro al seno, cancro alla prostata, cisti, fibroma, follicolite, geloni, gozzo, ipertiroidismo, lipoma, nevi.  

Quali sono i rimedi contro il nodulo?

Poiché le condizioni mediche che risultano associate alla presenza di un nodulo sono molteplici e diverse tra loro, allo scopo di identificare un trattamento mirato è fondamentale scovare la patologia che ne sta alla base. I noduli di origine neoplastica vengono di solito asportati chirurgicamente e sottoposti a esame istologico per chiarire se siano di origine benigna o maligna.  

Con un nodulo quando rivolgersi al proprio medico?

È bene rivolgersi al proprio medico nel caso in cui si sia in presenza di un nodulo e si sia già ricevuta la diagnosi (o si sia a rischio) di una delle patologie associate (si veda elenco delle malattie associate).  

Paratiroidi

Che cosa sono le paratiroidi?

Conosciute anche col nome di ghiandole paratiroidee, le paratiroidi assicurano la produzione e la secrezione endocrina (cioè interna) dell’ormone paratiroideo o paratormone, un particolare ormone che è indispensabile nel regolare il metabolismo dei minerali (in particolare del calcio e del fosforo) all’interno dell’organismo.  

Come sono fatte le paratiroidi?

Di grandezza contenuta, le paratiroidi misurano  0,5-1 cm. circa. Ricoperte da una capsula fibrosa, contengono cellule disposte a cordone divisibili in tre categorie: principali (piccole e di forma poliedrica); chiare (relativamente grandi) e ossifile (cellule che presentano nel citoplasma gli ossifili, ovvero granuli acidofili). Collocate dietro alla tiroide, possono talvolta presentarsi in posizione intratiroidea. Di solito sono quattro (ovvero due coppie di paratiroidi), ma possono anche essere cinque o sei. Il loro nome rispecchia la stretta relazione che intercorre con la ghiandola tiroide. Di solito si distinguono due paratiroidi superiori, solitamente situate dietro alla tiroide, e due paratiroidi inferiori, che si trovano tra i rami dell’arteria tiroidea inferiore.  

A che cosa servono le paratiroidi?

La funzione delle paratiroidi è produrre e secernere l’ormone paratiroideo o paratormone. Tale ormone è formato da una catena di 84 aminoacidi il cui compito è quello di presiedere alla regolazione dell’equilibrio calcio/fosfati all’interno dell’organismo, partecipando al meccanismo di controllo della presenza di calcio nel sangue e al mantenimento di un buono stato di salute delle ossa. A livello renale, stimola il riassorbimento del calcio e l’escrezione dei fosfati, mentre a livello dell’intestino stimola l’assorbimento del calcio. L’assunzione di questo ormone provoca il trasferimento di calcio dalle ossa al sangue. La sua carenza invece provoca un abbassamento dei livelli di calcio nel sangue, con conseguente insorgere di uno stato di ipertono muscolare (a conferma dell’importante ruolo svolto dal calcio nella regolazione della contrazione muscolare).

Ravanello

Il ravanello è una radice, in particolare della pianta Raphanus sativus della famiglia delle Brassicaceae. È uno degli ortaggi più coltivati e consumati del mondo. In Italia la sua stagione è compresa tra i mesi di aprile e ottobre.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del ravanello?

100 grammi di ravanelli offrono un apporto di circa 15 calorie, suddivise in questo modo: 63% carboidrati, 29% proteine e 8% lipidi. Nella stessa quantità sono presenti: Il ravanello è inoltre fonte di carotenoidi, soprattutto luteina/zeaxantina, di sulforafano e di indoli.  

Quando non bisogna mangiare ravanello?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di ravanello e l’assunzione di medicinali o altre sostanze. In caso di dubbio si consiglia di consultare il proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del ravanello?

La vitamina C presente nei ravanelli li rende utili ad aumentare le difese antiossidanti dell’organismo oltre che ad aiutare il sistema immunitario, a favorire la sintesi del collagene e a combattere le infiammazioni. Il calcio protegge la salute delle ossa mentre il potassio quella cardiovascolare. Il sulforafano contribuisce a difendere da vari tumori come quello della prostata, del colon, del seno e dell’ovaio. Infine, gli indoli esercitano un’azione detossificante.  

Quali sono le controindicazioni del ravanello?

Il consumo di ravanelli può compromettere il buon funzionamento della tiroide perché contengono goitrogeni, molecole di origine vegetale capaci di influire sul funzionamento di questa ghiandola. In presenza di dubbio meglio chiedere un consunto al proprio medico.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Sistema endocrino

Che cos’è il sistema endocrino?

Il sistema endocrino è l’insieme delle ghiandole a secrezione interna che sono distribuite nell’organismo umano. Si tratta di ghiandole interdipendenti e integrate tra loro dall’asse ipotalamo-ipofisario cui è demandato il compito di equilibrare l’intero sistema. La loro attività è quella di produrre ormoni, che sono le sostanze che svolgono funzioni relative all’omeostasi dell’organismo, in parole semplici regolano l’equilibrio delle funzioni dell’organismo e in particolare delle sue caratteristiche chimico-fisiche.  

Com’è strutturato il sistema endocrino?

Le ghiandole principali tra quelle che fanno parte del sistema endocrino sono:  

Qual è la funzione del sistema endocrino?

Il sistema endocrino ha la funzione di assicurare all’organismo la produzione di ormoni necessaria per lo svolgimento dei singoli processi fisiologici.

Spinaci

Gli spinaci sono un ortaggio che appartiene alla famiglia delle Amaranthaceae. La loro stagione di raccolta in Italia va da settembre a maggio.  

Quali sono le proprietà nutrizionali degli spinaci?

100 grammi di spinaci offrono un apporto  di circa 25 calorie, suddivise in questo modo: 44% proteine, 36% carboidrati e 20% lipidi. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare spinaci?

Il consumo di spinaci può creare interferenze con l’assunzione dei farmaci anticoagulanti e con quella di farmaci diuretici. In caso di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici degli spinaci?

Notoriamente gli spinaci sono ottimi apportatori di ferro. Ma ben note sono anche le loro proprietà antiossidanti e antitumorali per la presenza di vitamina A, vitamina C, magnesio e carotenoidi. La vitamina A è utile anche per la protezione della pelle, delle mucose e della vista; la vitamina C rafforza le difese immunitarie partecipa alla sintesi del collagene; la vitamina K protegge lo scheletro. Tra i minerali, lo zinco agevola lo sviluppo e la crescita, il rame partecipa alla produzione dei globuli rossi e il potassio difende la salute cardiovascolare. Negli spianaci sono inoltre presenti gli omega 3, alleati della salute di cuore e arterie, e le fibre solubili, che regolano il funzionamento dell’intestino, riducono il rischio di contrarre il cancro al colon e tengono sotto controllo l’assorbimento di colesterolo e zuccheri.  

Quali sono le controindicazioni degli spinaci?

Negli spinaci è presente l’acido ossalico, molecola che agevola la produzione di calcoli. Ci può essere inoltre la presenza di coitrogeni elementi che possono influire negativamente sulla salute della tiroide.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Sudorazioni notturne

Che cosa sono le sudorazioni notturne?

Le sudorazioni notturne sono episodi di sudorazione – che avvengono durante la notte – talmente intensi da arrivare a bagnare sia indumenti sia biancheria da letto. Alla loro base possono esserci l’assunzione di alcuni medicinali (ad esempio terapie ormonali, antidepressivi o ipoglicemizzanti), infezioni, problemi alla tiroide, cambiamenti associati alla menopausa, l’ansia o problemi organici come neuropatie del sistema autonomo o diverse forme tumorali.  

Quali malattie si possono associare a sudorazioni notturne?

Tra le patologie che possono essere associate a sudorazioni notturne ci sono:  mielofibrosi, mononucleosi, osteomielite, sindrome da carcinoide, siringomileia, tubercolosi, AIDS, apnee notturne, ascesso piogenico, brucellosi, colite ulcerosa, disturbi del sonno, endocardite, feocromocitoma, ictus, ipertiroidismo, leucemia, linfoma di Hodgkin, linfoma non-Hodgkin. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che in caso di sintomi persistenti è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia.  

Quali sono i rimedi contro le sudorazioni notturne?

Il rimedio migliore contro le sudorazioni notturne dipende dalla loro causa. Qualora alla loro base vi sia, ad esempio, la menopausa, potrebbe essere utile una terapia ormonale sostitutiva. Altre volte potrebbe essere richiesto modificare l’assunzione di alcuni medicinali. Non bisogna però farlo di propria spontanea iniziativa, senza previo consulto col proprio medico. Non mancano nemmeno casi in cui il problema è del tutto occasionale e pertanto non è associato a un concreto problema di salute. In queste situazioni non si parla di vere e proprie sudorazioni notturne ed è solitamente sufficiente modificare le condizioni in cui si dorme al fine di evitare che un caldo eccessivo ne provochi un aumento.  

Con sudorazioni notturne quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di sudorazioni notturne è opportuno rivolgersi al medico qualora il problema si presenti regolarmente, se interferisce con il riposo e se è associato a febbre o altri sintomi, come un’ingiustificata perdita di peso.

Tè verde

Il tè verde è una tipologia di bevanda che viene ottenuta sottoponendo le foglie del tè alla “stabilizzazione”, processo con cui vengono inibiti gli enzimi che sono responsabili dell’ossidazione, per cui si permette alle foglie di tè di mantenere il colore verde che è loro caratteristico. Viene definito “non fermentato” proprio perché non viene sottoposto a fermentazione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tè verde?

100 millilitri di tè verde in infuso con acqua offre un apporto di una caloria. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna bere tè verde?

Il consumo di tè verde deve essere evitato quando si sta seguendo una cura antitumorale a base di bortezomib, perché potrebbe diminuirne l’efficacia. Anche questa tipologia di tè, come tutte le altre, contiene caffeina per cui non deve essere fatta bere ai bambini.  

Quali sono i possibili benefici del tè verde?

Il tè verde produce molti effetti positivi grazie alle grandi quantità presenti di catechine, sostanze capaci di rafforzare le difese antiossidanti e preservare la salute delle cellule e, in seguito, di tutti i tessuti. In particolare, a questo tè sono riconosciute proprietà anti-tumorali; apporta benefici al sistema cardiovascolare e all’apparato respiratorio; accelera il metabolismo di zuccheri e grassi e quindi favorisce la diminuzione del peso corporeo; facilita la diuresi; produce effetti neuroprotettivi e sembra essere importante nella prevenzione e nel trattamento delle malattie neurodegenerative; contrasta ipertensione; aiuta a prevenire l’osteoporosi; ha effetti antinfiammatori e anti-stress.  

Quali sono le controindicazioni del tè verde?

La presenza della caffeina nel tè verde, come in tutti gli altri tè può aiutare a produrre, in caso di consumo eccessivo, insonnia, nervosismo e ansia. Può inoltre influire sul funzionamento della tiroide e, se consumato troppo concentrato, può produrre tossicità a livello del fegato e stress ossidativo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Timo

Che cos’è il timo?

Il timo è una ghiandola posta nell’area del torace, davanti alla trachea, che ha il compito di garantire la maturazione dei linfociti T, globuli bianchi che hanno una grande importanza perché occupano un ruolo primario all’interno del nostro sistema immunitario. Il timo comincia a produrre linfociti T già a livello di vita embrionale. La sua produzione si riduce nel tempo e in età adulta diviene minima. In questa fase della vita i linfociti T continuano a essere prodotti dagli organi linfatici periferici.  

Com’è strutturato il timo?

Il timo è disposto in modo tale da avere la sua estremità superiore a livello della tiroide e quella inferiore all’altezza della quarta cartilagine costale. È composto da due lobi che sono uniti tra loro da un tessuto connettivo il cui rivestimento consiste in una capsula sottile e fibrosa. La corteccia di questa ghiandola è densa di timociti, le cellule che rappresentano i vari gradi di maturazione dei linfociti T. Al suo interno, invece, si trovano i linfociti maturi e le cellule epiteliali che secernono ormoni come la timosina, la timopoietina e la timostimolina. Quando i linfociti T sono giunti alla piena maturazione si riversano nel sangue e attraverso questo raggiungono le ghiandole linfatiche (linfonodi) e la milza.  

Qual è la funzione del timo?

Il timo consente la maturazione dei linfociti T, cellule che sono fondamentali per garantire le difese immunitarie del nostro organismo. Una volta maturati, questi entrano nel sangue e raggiungono i centri linfatici periferici. Partendo da questi, poi, si dirigono verso i siti caratterizzati dalla presenza di antigeni, che sono le sostanze capaci di indurre reazioni del sistema immunitario che portino alla liberazione di fattori citotossici, cioè tossici per la salute delle cellule e attivatori dei macrofagi, che sono le cellule che svolgono un’attività fagocitaria.

Vitamina E (tocoferolo)

Che cos’è la vitamina E?

La vitamina E, detta anche tocoferolo, è una vitamina liposolubile che viene accumulata nel fegato e non è quindi necessario assumerla con regolarità, attraverso i cibi. Il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diviene necessario. È sensibile al calore e alla luce, quindi tende a degradarsi alla presenza di alte temperature.  

A che cosa serve la vitamina E?

La vitamina E è la più diffusa e comune tra le vitamine e ha proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi e favorisce il rinnovo delle cellule. Le sue caratteristiche la rendono un importante strumento di prevenzione del cancro – tra l’altro protegge l’organismo dai danni dell’inquinamento ambientale e del fumo di sigaretta – oltre che di assimilazione delle proteine.  

In quali alimenti è presente la vitamina E?

La vitamina E è molto diffusa negli alimenti, soprattutto nei frutti oleosi (come le arachidi, le olive ed il mais) e nei semi di grano. La si trova anche nelle noci, nei cereali e nelle verdure a foglia verde.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina E?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina E si aggira attorno agli 8-10 mg.  

Carenza di vitamina E

La carenza di vitamina E è in genere collegata a una situazione di malnutrizione e nei soggetti più giovani può provocare difetti nella crescita e nello sviluppo. In generale, la mancanza di vitamina E può essere alla base dell’insorgere di disturbi al sistema nervoso e complicanze al metabolismo generale.  

Eccesso di vitamina E

L’eccesso di vitamina E, o tocoferolo, è molto raro. Quando si verifica può avere delle conseguenze negative a causa dell’innalzamento della pressione sanguigna che ne consegue e che può essere pericolosa per chi già soffre di problemi di ipertensione. Un eccesso di vitamina E può creare problemi anche a chi ha stati di sofferenza della tiroide, dal momento che si viene a creare una riduzione degli ormoni di questa ghiandola. Altre conseguenze dell’eccesso di vitamina E possono essere stanchezza diffusa, dei disturbi della digestione, nausea e vomito.  

Come agisce la vitamina E a livello preventivo e terapeutico?

La vitamina E ha delle importanti qualità anticancro, grazie alla sua potente azione antiossidante che le consente di proteggere le membrane cellulari. Ma questa vitamina assume un ruolo importante anche in relazione alle patologie di origine cardiovascolare, atteso che è in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, con conseguente riduzione di placche, emboli e trombi nelle arterie. È altresì un anticoagulante prezioso perché previene la coagulazione non desiderata del sangue senza impedire la normale coagulazione, richiesta ad esempio in caso di ferite, che è utile a fermare un’emorragia. Infine la vitamina E consente di ridurre il rischio cardiovascolare grazie al fatto che la sua azione aumenta i livelli del cosiddetto colesterolo buono.