Bruciore retrosternale

Che cos’è il bruciore retrosternale?

Il bruciore retrosternale è un disturbo che si manifesta con una sensazione di infiammazione posteriore allo sterno, che è l’osso posto nella parete toracica anteriore tra le due clavicole e le prime sette coppie di costole che con esso si articolano. La sensazione di bruciore che lo caratterizza è spesso associata al reflusso dei succhi gastrici che – dall’interno dello stomaco – tornano verso l’esofago, causando la sensazione di bruciore. A differenza della mucosa dello stomaco, difatti, la mucosa dell’esofago non è in grado di tollerare l’acidità dei succhi gastrici. La sintomatologia che può accompagnare il bruciore retrosternale è diversa: nausea, vomito, dolore alla gola, tosse secca e persistente, respiro sibilante, difficoltà o dolore durante la deglutizione.  

Quali malattie si possono associare al bruciore retrosternale?

Tra le patologie associabili al bruciore retrosternale ci sono le seguenti: esofagite, reflusso gastroesofageo, ernia iatale. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno consultarsi col proprio medico, soprattutto in caso di persistenza del disturbo.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore retrosternale?

Poiché il contatto dei succhi gastrici con la mucosa dell’esofago è la causa principale scatenante il bruciore retrosternale, i rimedi farmacologici più comunemente impiegati sono a base di medicinali anti-acido. Per ottenere la risoluzione del problema, però, è necessario curare la patologia che è alla base del bruciore.  

Con il bruciore retrosternale quando rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui il bruciore retrosternale non accenni a regredire nel giro di alcuni giorni o in presenza di una delle patologie associate (si veda, al riguardo, l’elenco delle patologie associate).

Intestino crasso

Che cos’è l’intestino crasso?

L’intestino crasso è la parte finale dell’intestino e, più in generale, dell’apparato digerente. Si estende a partire dalla valvola ileo-cecale (o valvola di Bauhin, dal cognome del medico svizzero che – nel corso del XVI secolo – la descrisse) all’orifizio anale. È costituito da tre segmenti:
  • l’intestino cieco, porzione che origina e si sviluppa in modo laterale e a fondo cieco
  • il colon, che è la continuazione dell’intestino tenue
  • il retto o intestino retto, che rappresenta l’ultimo tratto dell’intestino, quello che sbocca  all’esterno, mediante l’orifizio anale.
La sua funzione è quella di terminare il processo digestivo tramite assorbimento, fermentazione ed evacuazione dei cibi ingeriti.  

Com’è fatto l’intestino crasso?

Estensibile e lungo nel complesso 1,5 metri circa, l’intestino crasso è disposto in modo da circondare l’intestino tenue rispetto a cui presenta una lunghezza minore (1,5 metri contro i circa 7 metri del tenue), una maggiore fissità e un maggior calibro. Quanto al calibro, l’intestino crasso configura inizialmente una circonferenza di 28 cm che poi si riduce gradualmente a 14 per aumentare di nuovo a 17-19 cm. a livello della prima porzione del retto (l’ampolla rettale). Il calibro si restringe poi nell’ultima parte del retto (il canale anale) ovvero la parte del retto che comunica con l’esterno e consente l’evacuazione.  

A che cosa serve l’intestino crasso?

Se, in generale, la funzione di tutto l’intestino è quella di condurre a termine la digestione che è iniziata nella bocca (grazie alla combinata azione della masticazione e della saliva) e proseguita quindi a livello dello stomaco (tramite l’azione dei succhi gastrici), le funzioni principali dell’intestino crasso sono quelle di:
  • assorbire elettroliti e acqua
  • consentire l’accumulo degli scarti alimentari non digeribili
  • provvedere alla loro decomposizione e alla loro evacuazione.
Oltre a permettere la conclusione del processo digestivo, esso provvede anche all’assorbimento di specifiche sostanze (come cloro e sodio) e di alcune vitamine che sono prodotte dalla flora batterica locale (in particolare la vitamina K).

Stomaco

Che cos’è lo stomaco?

Lo stomaco è l’organo che riceve dall’esofago il cibo che viene introdotto attraverso la bocca. Al suo interno ha inizio il processo digestivo, reso possibile sia dalla presenza di enzimi digestivi, sia dalla contrazione periodica dello stomaco stesso. Da qui il cibo transita poi nell’intestino, dove i processi digestivi potranno proseguire consentendo l’assorbimento dei nutrienti che sono presenti negli alimenti ingeriti.  

Dov’è posizionato e com’è fatto lo stomaco?

Lo stomaco è localizzato nella parte sinistra della zona superiore dell’addome. Dal punto di vista anatomico può considerarsi un allargamento – dalla forma a sacco – del tubo digerente. Lo stomaco è difatti direttamente connesso sia all’esofago, dal quale riceve il cibo che transita attraverso una struttura chiamata  sfintere esofageo inferiore (o valvola cardiale), sia all’intestino tenue – da cui è separato dallo sfintere pilorico – una valvola muscolare che aprendosi e chiudendosi regola il suo svuotamento. Lungo 25-28 cm circa e largo 10-12 cm, è una struttura elastica che varia in forma e in dimensioni a seconda del cibo che è presente al suo interno. Ciò è reso possibile dalle pliche ripiegate che ne formano la parete: la loro distensione estende la sua superficie, conferendo a tale organo una capacità di 1.000-1.500 ml. La sua parete  è costituita da tre strati o tonache:
  1. la mucosa gastrica, cioè lo strato più interno, che secerne i succhi gastrici e crea l’ambiente acido tipico dello stomaco, producendo nel contempo il muco che consente allo stomaco di proteggersi dalla digestione. Può essere a sua volta suddivisa in tre strati: la mucosa (l’epitelio che riveste la parete interna), la muscolaris mucusae (uno strato poco denso di fibre muscolari lisce) e la sottomucosa (un tessuto connettivo intrecciato al sistema nervoso enterico).
  2. la tonaca muscolare, cioè uno strato di muscoli che – contraendosi – consente il rimescolamento del cibo e che è a sua volta suddivisibile in tre strati: longitudinale, circolare e obliquo
  3. la tonaca sierosa, lo strato più esterno di rivestimento, che avvolge in maniera completa l’organo.
Le caratteristiche di questi strati mutano in base alla zona dello stomaco che è presa in considerazione. L’organo può essere infatti suddiviso in più parti: il fondo (la parte superiore), il corpo (la parte centrale che funge da serbatoio per gli alimenti deglutiti), l’antro cardiale e l’antro pilorico (che corrispondono, rispettivamente, alla zona vicina alla valvola cardiale e a quella vicina allo sfintere piloro). Il canale tramite cui l’esofago si collega allo stomaco è detto cardias, mentre l’orifizio che mette in collegamento stomaco e duodeno è detto piloro. La zona superiore assume il nome di piccola curvatura, mentre quella inferiore è definita grande curvatura. Nella tonaca mucosa del fondo e del corpo vi sono le ghiandole che producono i succhi gastrici, mentre le ghiandole prepiloriche producono la maggior parte del muco che protegge la parete gastrica dalla digestione. Lo strato circolare della tonaca muscolare è contiguo a quello dell’esofago, ma è assente nel fondo. Il suo spessore incrementa nell’antro pilorico. Lo strato obliquo, invece, è presente in maniera del tutto chiara nel fondo e nella piccola curvatura, ma sparisce proseguendo verso l’antro pilorico.  

A che cosa serve lo stomaco?

La principale funzione dello stomaco è consentire il transito del cibo verso l’intestino partecipando, nello stesso tempo, alla sua digestione. Nello specifico, succhi gastrici ed enzimi danno inizio alla digestione dei grassi e delle proteine scomponendoli nei mattoni che li costituiscono (rispettivamente, gli acidi grassi e gli amminoacidi). La digestione dei carboidrati all’interno dello stomaco è invece fortemente limitata a causa dell’ambiente acido in esso presente. Le funzioni digestive sono agevolate dalle contrazioni rese possibili dalla muscolatura gastrica, che rimescolano il contenuto dello stomaco. In tal modo, in un tempo massimo di cinque ore, l’organo riesce a digerire il cibo solido che proviene dall’esofago, riducendolo a una sostanza semifluida (il chimo) che è inviata verso l’intestino, grazie all’apertura dello sfintere pilorico, che si richiude immediatamente al fine di evitare che il chimo ritorni nello stomaco. La digestione è resa possibile dalle ghiandole gastriche, che secernono i tre fondamentali componenti del succo gastrico. Il primo è il pepsinogeno, che dopo essere stato trasformato in pepsina si occupa della scomposizione delle proteine in amminoacidi. Il secondo è l’acido cloridrico, indispensabile affinchéè la pepsina possa svolgere la sua funzione. Il terzo è il fattore intrinseco che, prodotto dalle ghiandole gastriche, è fondamentale anche per l’assorbimento della vitamina B12 nell’intestino e del ferro. A livello dello stomaco possono essere anche assorbite in modo diretto molecole come l’acqua e l’alcol.