Caffè espresso

Il caffè espresso è una bevanda che viene preparata nel bar utilizzando una macchina che sottopone la polvere del caffè – macinata sottile – a un’infusione ad alta pressione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del caffè espresso?

In 100 ml di caffè espresso – l’equivalente di circa tre tazzine da bar – c’è un apporto di circa 9 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Il caffè contiene circa 1-2 g di caffeina ogni 100 g di polvere di caffe. La quantità varia a seconda della miscela, che può essere arabica o robusta. Una tazzina di caffè viene prodotta con circa 6 g di polvere, per cui se il caffè espresso può contenere circa 50 mg di caffeina.  

Quando non bisogna bere caffè espresso?

Il consumo di caffè può ridurre l’efficacia degli integratori di ferro e può interferire con l’assorbimento di alendronato, un farmaco che viene utilizzato per combattere l’osteoporosi. L’assunzione di antibiotici chinoloni può invece contribuire ad aumentare l’assorbimento della caffeina. Il caffè e sconsigliato quando si soffre di glaucoma, di ipotiroidismo e di problematiche mediche che riguardano il fegato, l’intestino, lo stomaco, i reni, il cuore, il pancreas e il sistema nervoso. In tutti questi casi, prima di consumare questa bevanda, è bene chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del caffè espresso?

Il caffè stimola il sistema nervoso centrale, riduce la sensazione di sonno e aumenta quella di benessere. Ha effetti tonici e stimolanti anche sul cuore e a livello di funzioni psichiche, dal momento che aumenta la facilità di ragionamento e migliora le capacità mnemoniche. Dal punto di vista digestivo, stimola la secrezione gastrica e biliare. Diminuisce l’appetito e riduce la sensazione di fame. Può essere utile come analgesico contro il mal di testa e gli vengono riconosciute proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.  

Quali sono le controindicazioni del caffè espresso?

Un consumo eccessivo di caffè può provocare effetti negativi che variano a seconda della soglia di tollerabilità di ciascuno e che possono essere: palpitazioni, tremori, insonnia, ipereccitabilità e acidità di stomaco. Altri effetti possono essere ipertensione e stati depressivi o possono essere inasprite malattie come reflusso gastrico e gastrite. Il suo consumo, a causa della sua azione neurostimolante, è inadatto ai bambini.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Capogiro

Che cosa si intende con capogiro?

Il capogiro una situazione caratterizzata da sensazioni di debolezza, instabilità e svenimento. Qualora non si presenti con una certa frequenza, questo sintomo non sta necessariamente a indicare la presenza di una condizione patologica grave.

Quali altri sintomi possono essere associati al capogiro?

Nella sua forma più grave, il capogiro può essere associato ad altri sintomi come: debolezza, svenimento, difficoltà respiratorie, aritmia cardiaca, confusione, difficoltà a parlare, dolore al petto, forte mal di testa, annebbiamento della vista, difficoltà a camminare, nausea e vomito.

Quali sono le cause del capogiro?

Il disturbo può essere provocato da ansia, attacchi di panico oltre che da varie patologie, tra le quali ci sono: botulismo, cefalea, diabete, emicrania, ictus, intolleranze alimentari, anemia, artrosi cervicale, raffreddore e sinusite.

Quali sono i rimedi contro il capogiro?

La sua cura dipende ovviamente dalla causa che ne sta alla base. In caso di capogiro provocato dall’ansia può essere utile la psicoterapia, mentre in altre circostanze si può ricorrere a medicinali, alla fisioterapia o a cambiamenti delle proprie abitudini alimentari. In generale, chi già soffre di capogiro dovrà evitare di compiere dei movimenti bruschi, alzarsi improvvisamente e, nel caso in cui sia già comparso il capogiro, mettersi alla guida o manovrare apparecchiature o macchinari pericolosi. Da evitare, per non incorrere in ulteriori rischi, il consumo di caffeina, alcol e tabacco.

Capogiro, quando rivolgersi al proprio medico?

La sensazione dl capogiro deve essere segnalata al medico curante qualora si accompagni a uno o a più sintomi tra quelli sopra elencati.

Cianosi

Che cos’è la cianosi?

La cianosi è una condizione clinica in conseguenza della quale la pelle e le mucose assumono un colore bluastro. Associata a una carenza di ossigeno nel sangue, può comparire in modo improvviso assieme ad altri sintomi o svilupparsi nel tempo senza sintomi particolari o evidenti.  

Quali malattie si possono associare alla cianosi?

Tra le patologie associabili alla cianosi, ci sono: infarto polmonare, insufficienza cardiaca, policitemia vera, pre-eclampsia, sepsi, shock settico, aterosclerosi, broncopneumopatia cronica ostruttiva, claudicatio intermittens, embolia, embolia polmonare, geloni, sindrome di Raynaud, tetano.  

Quali sono i rimedi contro la cianosi?

Qualora la cianosi sia dovuta all’esposizione al freddo o alla sindrome di Raynaud – una condizione in cui le basse temperature ostacolano il flusso del sangue alle estremità del corpo –, essa può essere evitata proteggendosi dal freddo con il riscaldamento e/o con un adeguato abbigliamento. In altri casi è meglio rivolgersi a un medico perché questa condizione potrebbe essere il sintomo di diversi problemi medici, anche gravi.  

Con cianosi quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la cianosi sia associata anche a dolori al petto, a produzione di muco scuro, a problemi respiratori, ad aumento dei mal di testa, a febbre, a sonnolenza o a stato confusionale, gli adulti dovrebbero rivolgersi a un medico o al Pronto Soccorso. Nel caso siano dei bambini, a presentare delle cianosi, è invece opportuno cercare l’aiuto di un medico qualora il disturbo sia associato a problemi respiratori (che a volte possono essere associati a una sorta di grugnito) o a una forte stanchezza. Se il bambino ha il corpo indebolito, curva le spalle verso l’alto quando è seduto, dilata le narici per respirare, perde l’appetito e manifesta problemi a dormire è consigliabile ricorrere alle cure di un medico.

Ciliegie

Le ciliegie sono i frutti della pianta Prunus avium della famiglia delle Rosacee, originaria dell’Est Europa e dell’Asia Minore, la cui coltivazione è oggi molto diffusa anche in Italia, con maturazione tra maggio e luglio.  

Quali sono le proprietà nutrizionali delle ciliegie?

100 grammi di ciliegie offrono un apporto di circa 63 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare ciliegie?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di ciliegie e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbio si consiglia di rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici delle ciliegie?

I minerali sono presenti in buona quantità nelle ciliegie. Tra questi, il potassio aiuta a tenere sotto controllo la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. La presenza di antocianine rende le ciliegie un alimento dal grande potere antiossidante e antinfiammatorio, vero toccasana se si soffre di dolore cronico provocato ad esempio da fibromialgia, traumi sportivi o artrite gottosa. Le ciliegie si ritiene aiutino a diminuire il rischio di malattie legate al cuore e proteggano dai radicali liberi o da tutte le sostanze reattive all’ossigeno che danneggiano le cellule provocando tra, l’altro, invecchiamento e insorgenza di cancro. La vitamina C, in particolare la melatonina, sembrano lenire i problemi al sistema nervoso e a combattere problemi come il mal di testa e l’insonnia.  

Quali sono le controindicazioni delle ciliegie?

In genere il consumo di ciliegie non ha controindicazioni. Questi frutti possono però scatenare allergie in soggetti che ne siano già predisposti. In caso di dubbio, chiedere consiglio al proprio medico.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Disorientamento temporale e spaziale

Che cos’è il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale è un disturbo che comporta uno stato di confusione mentale che è caratterizzato da una difficoltà a coordinare i movimenti e a ricordare eventi recenti o passati. Può essere temporaneo o permanente.  

Quali altri sintomi possono essere associati dal disorientamento temporale e spaziale?

I casi più gravi di disorientamento temporale e spaziale sono caratterizzati anche dalla presenza di altri sintomi come mal di testa, vertigini, capogiri, difficoltà respiratorie, disidratazione, tremore, insonnia o battito cardiaco accelerato.  

Quali sono le cause del disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può derivare da panico o stati di ansia, dall’assunzione di farmaci, da colpi di calore o da varie patologie tra cui: commozione cerebrale, emicrania, encefalite, ipertensione, ipotensione, malattia di Alzheimer, fibrillazione atriale, trauma cranico e ictus.  

Quali sono i rimedi contro il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può essere curato individuando e curando le cause che ne sono alla sua base. In ogni caso, si tratta di una condizione che prevede un intervento medico tempestivo. Nell’attesa di essere visitati da un medico il primo accorgimento da osservare è quello di sedersi o di sdraiarsi. Se alla base del disorientamento c’è un calo di pressione è bene assumere una moderata quantità di zuccheri, anche solo una bevanda zuccherata o una caramella. Se alla base c’è invece una condizione di disidratazione per prima cosa è necessario bere acqua o bevande isotoniche.  

Disorientamento temporale e spaziale, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di disorientamento temporale e spaziale deve essere resa nota al proprio medico, soprattutto quando è associata a problemi di memoria, difficoltà di linguaggio e confusione mentale. L’intervento del medico deve essere tempestivo quando c’è presenza di altri sintomi come vertigini, mal di testa, capogiro, tremore, battito cardiaco accelerato e difficoltà respiratorie. Se il disorientamento è dovuto a un trauma alla testa, inoltre, è consigliabile rivolgersi al più vicino pronto soccorso per ricevere le cure del caso.

Faringite

Che cos’è la faringite?

La faringite è un dolore, un fastidio o una sensazione di prurito presente a livello della gola che rende spesso la deglutizione dolorosa. Può essere associata a mal di testa, febbre, dolori muscolari, dolori articolari, sfoghi cutanei e linfonodi ingrossati. A determinarla è il gonfiore della faringe.  

Quali malattie si possono associare alla faringite?

Tra le patologie che possono essere associate alla faringite, ci sono: clamidia, disfagia, gonorrea, mononucleosi, odinofagia, otalgia, raffreddore, infezioni da Streptococco A, infezioni da Coxsackie, influenza, mal di gola, massa o tumefazione nel collo. È sempre bene, in presenza del disturbo, chiedere un consulto al proprio medico, soprattutto in caso di persistenza dei sintomi.  

Quali sono i rimedi contro la faringite?

In caso di faringite gli antibiotici sono consigliabili solamente in presenza di un’infezione batterica, poiché per le infezioni virali questi farmaci sono inutili. È possibile cercare di migliorare la propria condizione con bevande fredde o calde, gargarismi con acqua salata, antinfiammatori e caramelle per la gola. Anche l’impiego di un umidificatore può contribuire a sentirsi meglio.  

Con faringite quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la faringite non si risolva nell’arco di qualche giorno, se sia associato a eczema, febbre alta o linfonodi del collo ingrossati è bene contattare il proprio medico. Meglio invece rivolgersi al Pronto Soccorso qualora sia associata a difficoltà respiratorie.

Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Ferite e punture al mare (meduse, tracine e ricci di mare)

Quali sono le cause più frequenti di ferite e punture al mare?

Nei nostri mari è frequente imbattersi in meduse, tracine e ricci di mare, animali marini che sono in grado di procurarci ferite e punture che, se non curate a dovere, possono anche procurare fastidi di una certa gravità. Occorre quindi prestare la dovuta attenzione quando si è in acqua. Le meduse possono attaccare tutto il corpo con i loro tentacoli. L’irritazione della pelle è causata dal contatto con la sostanza urticante che viene rilasciata dall’aprirsi delle vescicole. Le tracine sono pesci (anche detti pesci ragno) che si nascondono sotto la sabbia e che spesso vengono dunque calpestate. Hanno aculei appuntiti che iniettano un veleno potente. Mani e piedi possono essere altresì colpiti dagli aculei dei ricci.  

Quali sono i sintomi associati alle ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

Pungersi con una tracina genera un violento e quasi insopportabile dolore, soprattutto per i più piccoli di età. Il contatto avviene solitamente con i piedi e il dolore può quindi estendersi a tutta la gamba, con la pelle che si irrita e si gonfia. Essere punti da un riccio causa solitamente dolore e fastidio. Appena venuti a contatto con una medusa si avverte un senso di bruciante dolore, la cui durata è piuttosto mutevole. Può in seguito manifestarsi sulla zona affetta una reazione cutanea simile a quella dell’orticaria. Un quadro clinico più complicato è caratterizzato da sintomi quali: nausea e vomito, stato confusionale, pallore, sudorazione, mal di testa, fatica a respirare, ampia eruzione cutanea.  

Che cosa bisogna fare in caso di ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

In caso di ferita da tracina, si consiglia di mantenere la persona danneggiata ferma e calma e, in caso di necessità, di darle un antidolorifico. Se la respirazione è difficoltosa o in caso di calo di pressione, è consigliabile recarsi al più presto al pronto soccorso. Gli aculei dei ricci di mare hanno piccoli uncini e una volta penetrati nella pelle non è facile estrarli;. Per questo è raccomandabile consultare un medico: senza la giusta strumentazione si rischia difatti di spingere gli aculei in profondità, o addirittura di spezzarli, con conseguenti ascessi e infezioni. Se si entra a contatto con una medusa invece, è raccomandabile lavare la zona affetta con acqua di mare (mai usare acqua dolce). In seguito è opportuno procedere alla rimozione dei residui aiutandosi con una carta plastificata (tipo carta di credito o tessera di un negozio) o con un coltello dal lato della parte liscia, per evitare che i filamenti si rompano rilasciando ulteriore sostanza urticante. Si consiglia infine di applicare prodotti specifici, che sono facilmente reperibili in farmacia. In caso di presenza di sintomi più generalizzati descritti in precedenza è consigliabile recarsi in Pronto Soccorso.  

Che cosa non bisogna fare in caso di ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

In caso si venga a contatto con una tracina è opportuno non scaldare la zona colpita né con acqua né con la sabbia: sebbene è vero che la tossina sia termolabile e dunque il calore la renda inattiva, tali rimedi fai-da-te non recano sollievo alcuno né migliorano  la situazione. Se si è punti da medusa invece, non bisogna grattarsi, non bisogna strofinare la zona colpita con sabbia o pietre. È inoltre inutile applicare urina, ammoniaca, alcol o aceto; alcune di queste sostanze, anzi, potrebbero addirittura peggiorare la situazione.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Che cos’è l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

L’infezione da linfogranuloma venereo (LGV) è un’infezione sessualmente trasmissibile. Essa è causata da alcuni rari tipi di batteri del genere Chlamydia (in particolare tre dei 15 sierotipi della specie Chlamydia trachomatis). L’infezione da LGV è più aggressiva della comune infezione da Chlamydia. Nel passato era più probabile che si contraesse all’estero, in paesi dove la malattia è più diffusa come il Sud-Est asiatico, l’Africa, l’America centrale e meridionale e i Caraibi, ma di recente l’infezione si è diffusa anche in Europa e in Nord America.  

Come si contrae l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

Il linfogranuloma venereo (LGV) costituisce un’infezione sessualmente trasmissibile. Si trasmette tramite rapporti sessuali non protetti e la sua trasmissione è facilitata in presenza di traumi alla pelle o alle mucose. Le persone più a rischio sono quelle che hanno rapporti sessuali con più partner e occasionali. A volte l’infezione può essere asintomatica. L’uso corretto del preservativo per il sesso orale, vaginale e anale può ridurre significativamente il rischio di trasmissione di questa malattia venerea infettiva.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Le infezioni veneree da linfogranuloma sono inizialmente caratterizzate da una piccola e indolore erosione (nodulo o papula) a livello genitale, orale o anale. Dopo un periodo di incubazione di 5-21 giorni appaiono: febbre, brividi, mal di testa, dolori articolari e dolori muscolari, anoressia, gonfiore dei linfonodi regionali, disturbi dell’apparato digerente (diarrea, costipazione e dolori addominali) In uno stadio avanzato possono verificarsi: ingrossamento dei genitali (per ostruzione dei vasi linfatici) o ulcere nella zona genitale accompagnate da cicatrici. L’infezione venerea da linfogranuloma può arrivare a causare infezioni epatiche.  

Trattamento e cura dell’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Per il trattamento dell’infezione da linfogranuloma venereo si usano antibiotici (tetracicline, cotrimossazolo). In genere sono necessarie tre settimane di trattamento per eliminare completamente l’infezione. In alcuni casi, i linfonodi ingrossati devono essere drenati con aghi. L’intervento chirurgico può essere necessario in uno stadio avanzato della malattia: se la malattia viene trascurata, in uno stadio avanzato possono comparire ulcere genitali accompagnate da cicatrici, che possono portare, nel tempo, a gonfiore cronico dei genitali e a restringimento dell’ano. Dal momento che altre malattie sessualmente trasmissibili (come l’HIV, ma anche l’epatite C) coesistono spesso con il linfogranuloma venereo, è una buona idea fare un check-up per comprendere appieno il proprio stato di salute.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da pneumococco

Che cos’è un’infezione da pneumococco?

L’infezione da pneumococco viene provocata dallo Streptococcus pneumoniae, una forma di streptococco di cui esistono più di novanta ceppi diversi, molti dei quali sono causa di malattia, ma pochi sono responsabili di infezioni da pneumococco invasive.  

Come si contrae un’infezione da pneumococco?

Le infezioni pneumococciche sono trasmesse tramite via aerea attraverso un contatto con le secrezioni respiratorie o la saliva delle persone affette o portatrici sane di questo batterio, che si annida nella parte posteriore del naso o della gola. A maggior rischio di questa infezione sono i bambini di età inferiore ai 2 anni e quelli che vivono a contatto con altri bambini o che soffrono di alcuni problemi di salute (anemia falciforme, HIV, infezioni da HIV, malattie croniche del cuore o dei polmoni, perdita di liquido cerebrospinale) o che hanno impianti cocleari (orecchio artificiale elettronico). Negli adulti sono a maggior rischio, la popolazione di età superiore ai 65 anni e coloro che soffrono di malattie croniche o che indeboliscono il sistema immunitario, i fumatori, le persone con impianti cocleari e quelle con perdite di liquido cerebrospinale.  

Quali malattie possono associarsi alle infezioni da pneumococco?

Tra le infezioni più comunemente causate da streptococco (e i sintomi associati) ci sono:  

Come si può curare un’infezione da pneumococco?

La medicina di scelta per il trattamento delle infezioni da pneumococco è la penicillina. La resistenza alla penicillina e ad altri antibiotici è tuttavia in aumento. Pertanto, possono essere prescritti anche altri antimicrobici. Con il vaccino si possono prevenire efficacemente le infezioni. La somministrazione ai bambini prima dei 2 anni di età riduce di quasi l’80% l’incidenza delle infezioni gravi causate dai ceppi inclusi nel vaccino, di circa il 50% quella di tutte le infezioni gravi da pneumococco e del 40% quella delle infezioni nella popolazione giovane adulta non vaccinata.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)

Che cosa sono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Lo stafilococco con resistenza intermedia alla vancomicina rappresenta un batterio Gram-positivo che appartiene al genere Staphylococcus ma che non viene efficacemente eliminato dalla vancomicina, un antibiotico usato per il trattamento delle infezioni da stafilococco aureo quando non risponde a principi attivi meno aggressivi. Per bloccare la crescita di un VISA, in particolare, è necessaria una quantità di vancomicina pari a 4-8 volte superiore alla quantità minima richiesta.  

Come si contraggono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Queste infezioni stafilococciche sensibili alla vancomicina sono infezioni provocate dallo stafilococco aureo caratterizzate da una resistenza intermedia all’antibiotico vancomicina; esattamente da questa caratteristica deriva l’acronimo VISA, dall’inglese “Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus” (Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus). Per contrarre questa infezione bisogna trovarsi a stretto contatto fisico con le persone infette, che possono trasmetterla tramite le loro mani o attraverso oggetti contaminati, come le apparecchiature mediche. Inoltre, è possibile entrare in contatto con i batteri anche attraverso superfici contaminate. Il microbo può contagiare il nuovo ospite entrando nel corpo attraverso la bocca, il naso o le aperture nella pelle (ad es. ferite).  

Sintomi e malattie associate alle le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

In molti casi, le infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina influenzano la pelle e i tessuti molli sottostanti, ma successivamente possono diffondersi ad altri organi causando problemi di questo tipo: batteriemia, endocardite e altri problemi cardiaci, meningite, osteomielite, artrite, polmonite, ascessi, cellulite. In base al caso, i sintomi dell’infezione possono includere: arrossamento, dolore e gonfiore della pelle e una sensazione di calore al tatto, febbre, brividi, debolezza, dolori muscolari, tosse, dolori al petto, difficoltà di respirazione, battito cardiaco rapido, sonnolenza, mal di testa, rigidità del collo, eruzione cutanea, problemi di vista, nausea, vomito.  

Come si possono curare le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Il trattamento delle infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina viene effettuato con antibiotici ed eventualmente con il drenaggio del materiale accumulato nell’area colpita dall’infezione. A volte (ad es. quando gli antibiotici non sono efficaci o se si è portatori di protesi metalliche) può essere necessario un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Influenza aviaria

Che cos’è l’influenza aviaria?

Con influenza aviaria ci si riferisce comunemente a virus dell’influenza di tipo A che contagiano gli uccelli (da cui il nome “influenza aviaria”). Diffusa in tutto il mondo, questo tipo di influenza è in grado di contagiare quasi tutte le specie di uccelli. Può essere a bassa o ad alta patogenicità: se provocata da una forma altamente patogenica la malattia insorge in modo improvviso ed è seguita da morte rapida dell’esemplare contaminato quasi nella totalità dei casi. Sebbene i ceppi di virus dell’influenza aviaria siano diversi, sono pochi quelli che provocano malattie gravi nei volatili e ancor meno sono quelli che determinano infezioni negli uomini. Alla fine del 2003 vennero individuati focolai di questa malattia in diversi Paesi asiatici all’interno di allevamenti di pollame e risultarono collegati ad alcune infezioni umane ad alto tasso di mortalità.  

Come viene contratta l’influenza aviaria?

In quasi tutti i casi umani di infezione da influenza aviaria a oggi noti, il tutto ha avuto origine da contatti diretti con volatili infetti (pollame da allevamento, ad esempio), superfici contaminate o materiali contaminati (ad esempio escrementi di uccelli o piume). Bisogna mettere in evidenza che, a oggi, la trasmissione dell’influenza aviaria da una persona all’altra è stata segnalata solo raramente. Tutti i prodotti derivati dall’avicoltura (carne di pollo e uova), se adeguatamente cotti, non costituiscono fonte di infezione, per cui è possibile consumarli senza alcun problema.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’influenza aviaria?

In genere, i sintomi dell’influenza aviaria negli esseri umani appaiono da 2 e 7 giorni dopo l’esposizione. Generalmente comprendono sintomi tipici simil-influenzali come: febbre, mal di testa, tosse, mal di gola, dolori muscolari, diarrea. Tra le malattie che risultano correlate all’influenza aviaria sono incluse: infezioni oculari, infezioni a carico dell’apparato respiratorio, encefaliti, decesso.  

Come si può curare l’influenza aviaria?

I trattamenti di base che vengono indicati in caso di contagio umano da influenza aviaria sono gli stessi che vengono somministrati in caso di influenze stagionali. In caso di infezione umana da influenza aviaria si procede alla cura dei pazienti in isolamento, allo scopo di ridurre il rischio di diffusione e viene allertato il regime di assistenza medica intensiva per far fronte ai casi più gravi.  

Importante avvertenza

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Ingrossamento delle parotidi

Che cos’è l’ingrossamento delle parotidi?

L’ingrossamento delle parotidi riguarda le due maggiori ghiandole salivari collocate tra il condotto uditivo esterno e la mandibola. Queste ghiandole possono incontrare diverse condizioni che ne provocano il gonfiore, con conseguente ingrossamento. La tumefazione che le riguarda può essere bilaterale o monolaterale.  

Quali possono essere le cause dell’ingrossamento delle parotidi?

L’ingrossamento bilaterale delle parotidi si verifica in caso di parotite, patologia comunemente conosciuta col nome di “orecchioni”, che consiste in un’infiammazione acuta che solitamente risulta accompagnata da mal di testa, febbre, dolore durante la deglutizione e la masticazione. Quando la tumefazione è invece monolaterale può dipendere da una neoplasia benigna o maligna a una delle due ghiandole, in presenza di un’ostruzione del flusso di saliva, in caso di scialoadenite o calcolosi salivare. L’ingrossamento può dipendere anche dalla presenza di malattie autoimmuni (come la sindrome di Sjogren) o di disturbi metabolici (come il diabete mellito). Infezioni che interessano altri distretti corporei (come mononucleosi, tonsilliti e malattia da graffio di gatto) possono infine arrivare a interessare anche le parotidi, causandone un ingrossamento.  

Quali malattie si possono associare all’ingrossamento delle parotidi?

Tra le patologie che possono essere associate all’ingrossamento delle parotidi ci sono:  scialoadenite, sindrome di Sjögren, tonsillite, tumore delle ghiandole salivari, calcolosi salivare, cirrosi epatica, diabete, malattia da graffio di gatto, mononucleosi, parotite. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo e in presenza di sintomi è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro l’ingrossamento delle parotidi?

Poiché le patologie che risultano associabili all’ingrossamento delle parotidi sono molte e diverse tra loro, per poter approntare un trattamento mirato alla risoluzione della condizione è fondamentale individuare quale sia la causa che è all’origine del disturbo e agire su di questa. È consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia per un consulto.  

Con l’ingrossamento delle parotidi quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di ingrossamento delle parotidi è necessario rivolgersi al proprio medico quando si è in presenza di patologie già precedentemente diagnosticate (si veda sopra l’elenco delle patologie associate).

Intossicazione da alcol

Che cos’è l’intossicazione da alcol?

L’intossicazione da alcol si manifesta in seguito all’ingestione di una notevole quantità di alcol nell’ambito di un limitato lasso di tempo. L’etilismo acuto è un fenomeno frequente, soprattutto nel corso dei weekend, e coinvolge in particolare le fasce di età più giovani. Può presentarsi in forma lieve e risolversi quindi in mal di testa, nausea e inappetenza il giorno successivo, ma può anche degenerare e chiedere l’intervento da parte di personale sanitario qualificato.  

Quali sono i sintomi associati all’intossicazione da alcol?

In una fase iniziale l’intossicazione da alcol si caratterizza per uno stato di esaltazione o eccessiva euforia e si esteriorizza coi seguenti sintomi: perdita dei freni inibitori, logorrea, agitazione psicomotoria, odore alcolico del respiro, rossore al viso, occhi lucidi, polso e respiro aumentati di frequenza, nausea e vomito. Allo stadio di esaltazione segue poi una fase di depressione con: difficoltà a mantenere l’equilibrio, ipotermia, balbettio, paralisi respiratoria e rischio di coma (nei casi più gravi).  

Che cosa fare in caso di intossicazione da alcol?

In caso di intossicazione da alcol, se le funzioni vitali non sono danneggiate, è consigliabile tenere la persona intossicata sotto osservazione, possibilmente darle qualcosa di leggero da mangiare (non c’è sempre il vomito) e tenerlo al caldo. Nel caso di vomito, è consigliabile mettere il paziente in posizione laterale, evitando così l’inalazione accidentale del vomito e quindi il rischio di soffocamento. Nelle situazioni più gravi è consigliabile recarsi al pronto soccorso o chiamare un’ambulanza. È importante dare ai soccorritori intervenuti le seguenti informazioni:
  • quale bevanda alcolica sia stata assunta, in quale quantità e in quale lasso di tempo
  • se l’assunzione sia avvenuta a stomaco pieno o invece vuoto
  • se il paziente soffra di particolari patologie, soprattutto epatiche o metaboliche
  • se siano stati assunti anche farmaci o droghe.
Attesa la mancanza di lucidità della persona intossicata, è opportuno non perderla mai di vista e prestare la massima attenzione affinché non faccia del male a sé e agli altri.

Che cosa non fare in caso di intossicazione da alcol?

In presenza di intossicazione da alcol è consigliabile far sì che il soggetto non consumi alimenti zuccherati, che potrebbero aumentare la gradazione alcolica.  

Importante avvertenza

Le informazioni contenute in questa scheda non sostituiscono in alcun modo l’intervento o le indicazioni dei soccorritori e forniscono solo semplici suggerimenti per tenere sotto controllo la situazione in attesa di aiuto.

Ipercapnia

Che cos’è l’ipercapnia?

Si parla di ipercapnia quando si registra una presenza eccessiva di anidride carbonica  nel sangue, condizione che è dovuta a un cattivo funzionamento di cuore e polmoni, nello specifico a un’insufficienza respiratoria causata da una non adeguata ventilazione alveolare. Nelle sue forme più gravi, se non si interviene con urgenza, può condurre alla morte.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’ipercapnia?

L’ipercapnia può accompagnarsi ad altri sintomi che variano per forma e intensità a seconda della specifica situazione Questi sintomi possono essere, in particolare: aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione sanguigna, dispnea, mal di testa, iperventilazione, disorientamento, stato confusionale, letargia.  

Quali sono le cause dell’ipercapnia?

L’ipercapnia può essere collegata a varie patologie, tra cui le principali sono: apnee notturne, disturbi cardiaci e broncopneumopatia cronica ostruttiva.  

Quali sono i rimedi contro l’ipercapnia?

La cura dell’ipercpania dipende dalla causa che sta alla sua base: occorre individuarla e intervenire su questa.  

Ipercapnia, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di ipercapnia deve sempre essere segnalata al proprio medico. Se si accompagna ai sintomi sopra elencati si consiglia di rivolgersi a un pronto soccorso.

Ipoacusia

Che cos’è l’ipoacusia?

L’ipoacusia è la perdita parziale dell’udito, tale da compromettere la perfetta comprensione dei discorsi quando ci sono rumori di sottofondo o quando molte persone stanno parlando nello stesso momento. Può colpire solo uno o entrambi gli orecchi e i suoni vengono recepiti in modo ovattato.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’ipoacusia?

L’ipoacusia può presentarsi in associazione con altri sintomi come mal di testa, debolezza, problemi di equilibrio, vertigini, acufene e senso di oppressione all’orecchio.  

Quali sono le cause dell’ipoacusia?

L’ipoacusia può essere presente fin dalla nascita, quindi congenita, oppure può formarsi per traumi subiti o in seguito all’assunzione di farmaci. Altre cause di questo disturbo possono essere problemi legati alle strutture responsabili dell’udito, l’invecchiamento, l’accumulo di liquidi o di cerume nell’orecchio o la presenza di corpi estranei nell’orecchio. Alla base dell’ipoacusia possono esserci anche alcune patologie come meningite, labirintite, otite, parotite, sindrome di down e tonsillite.  

Quali sono i rimedi contro l’ipoacusia?

Nel caso in cui l’ipoacusia sia generata da una patologia per curarla è necessario intervenire su quest’ultima. Nel caso in cui invece derivi dalla presenza di cerume o di un corpo estraneo può essere sufficiente lavare l’orecchio, operazione che in alcuni casi deve essere eseguita dal medico di fiducia o da uno specialista otorinolaringoiatra.  

Ipoacusia, quando rivolgersi al proprio medico?

Se l’ipoacusia compare all’improvviso, non scompare nel tempo ma anzi tende a peggiorare o si accompagna a sintomi come debolezza e mal di testa è consigliabile rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Area medica di riferimento per l’ipoacusia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ipoacusia è l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria.

Mal di montagna

Che cos’è il mal di montagna?

Il mal di montagna è un disturbo causato dall’incapacità del corpo di adattarsi alle alte quote. I sintomi iniziali si manifestano di solito intorno ai 3.500 metri, ma possono esserci casi anche ad altitudini inferiori (2.000-2.500). Non solo l’altitudine gioca un ruolo fondamentale nel mal di montagna, ma soprattutto la velocità di salita: al corpo serve il tempo giusto per acclimatarsi, l’ideale è fare una salita lenta e graduale. Non ci sono precisi criteri di rischio, il mal di montagna può essere causato da una sequenza di diversi fattori: altezza, rapidità di salita, attività fisica in quota, suscettibilità individuale.  

Quali sono i sintomi del mal di montagna?

Il mal di montagna si manifesta con il mal di testa e può essere associato a: stanchezza, vertigini, capogiro, insonnia, irritabilità, perdita di appetito, nausea o vomito. Per casi più gravi, il paziente respira in modo leggero e affannoso. I pazienti gravi hanno un quadro più drammatico, segnato da edema polmonare o cerebrale.  

Che cosa fare in caso di mal di montagna?

Nel caso di manifestazioni lievi di mal di montagna, la sola cosa da fare è portare il paziente ad altitudini più basse, di solito qualche centinaio di metri possono essere sufficienti. Si raccomanda inoltre di consultare il proprio medico. Se questo non è possibile o se la situazione appare preoccupante o grave, è consigliabile chiedere aiuto in tempo utile.  

Che cosa non fare nel caso di mal di montagna?

In caso di mal di montagna, continuare la salita in tali condizioni sarebbe infatti estremamente rischioso.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Naso chiuso

Che cosa s’intende con naso chiuso?

Il naso chiuso – che consiste nella restrizione delle vie aeree nasali – è la condizione che impedisce la normale respirazione con il naso.  

Quali sono le cause del naso chiuso?

La causa principale del naso chiuso è il raffreddore, ma ne possono esistere anche altre, come ad esempio alcune allergie respiratorie, la deviazione del setto nasale, la sinusite e la presenza di polipi.  

Quali sintomi possono accompagnarsi al naso chiuso?

Può essere accompagnato da raffreddore, tosse, lacrimazione degli occhi (nei casi allergici si aggiunge il bruciore), affaticamento generale, mal di gola e mal di testa.  

Quali patologie possono associarsi al naso chiuso?

Tra le patologie che possono accompagnarsi al naso chiuso, ci sono: allergie respiratorie, raffreddore, rinite, sinusite, influenza, lebbra, poliposi nasale, traumi. Questo elenco è solamente indicativo, per cui si suggerisce di rivolgersi al proprio medico curante per eventuali approfondimenti.  

Come può essere curato il naso chiuso?

I rimedi per il naso chiuso dipendono dalla patologia che ha determinato il problema: dopo averne individuato la causa con il medico, si potrà procedere con le cure più indicate. In generale essi variano da inalazioni con soluzioni fisiologiche all’assunzione di antidolorifici (nel caso di mal di testa), sciroppi (in caso di tosse), antistaminici (in caso di allergie), a vasocostrittori sotto l’osservazione di un medico.  

Naso chiuso, quando rivolgersi al propio medico?

È necessario rivolgersi al proprio medico nel caso che il naso chiuso persista o quando si sia in presenza di una delle patologie associate sopra indicate.

Nistagmo

Che cos’è il nistagmo?

Il nistagmo consiste in un momento oscillatorio incontrollato dei bulbi oculari che può manifestarsi in due modalità differenti:
  • nistagmo a scosse, quando si registrano movimenti del bulbo oculare inizialmente lenti e a seguire rapidi (quando il bulbo ritorna alla posizione iniziale)
  • nistagmo pendolare, quando c’è un’oscillazione costante tra le due parti estreme del movimento.
I movimenti possono essere rotatori, orizzontali o verticali.  

Quali altri sintomi possono essere associati al nistagmo?

Il nistagmo può associarsi ad altri disturbi come mal di testa, nausea, irritabilità, perdita di equilibrio e vertigini.  

Quali sono le cause del nistagmo?

In genere il nistagmo ha un’origine di natura patologica. Quello contraddistinto da un movimento verticale, per esempio, rivela l’esistenza di una patologia del midollo allungato e viene per questo curato in ambito neurologico. Tra le patologie che possono causare nistagmo sono da annoverare: cataratta, strabismo, ambliopia (occhio pigro), labirintite, disturbi neurologici e sclerosi multipla.  

Quali sono i rimedi contro il nistagmo?

Per curare il nistagmo è necessario individuarne la causa patologica e intervenire su questa.  

Nistagmo, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di nistagmo deve sempre essere comunicata al proprio medico curante  

Area medica di riferimento per il nistagmo

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il nistagmo è il Centro Oculistico.