Apparato digerente

Che cos’è l’apparato digerente?

L’apparato digerente è l’insieme degli organi e delle strutture che hanno la funzione di assumere, elaborare e assorbire i cibi, oltre che di eliminare le parti che non sono state digerite. Gli organi che compongono questo apparato sono:  

Qual è la funzione dell’apparato digerente?

La funzione dell’apparato digerente è quella assorbire le sostanze nutritive degli alimenti al fine di fornire energia all’organismo, eliminando le parti non digeribili e dunque non utilizzabili.

Bruciore retrosternale

Che cos’è il bruciore retrosternale?

Il bruciore retrosternale è un disturbo che si manifesta con una sensazione di infiammazione posteriore allo sterno, che è l’osso posto nella parete toracica anteriore tra le due clavicole e le prime sette coppie di costole che con esso si articolano. La sensazione di bruciore che lo caratterizza è spesso associata al reflusso dei succhi gastrici che – dall’interno dello stomaco – tornano verso l’esofago, causando la sensazione di bruciore. A differenza della mucosa dello stomaco, difatti, la mucosa dell’esofago non è in grado di tollerare l’acidità dei succhi gastrici. La sintomatologia che può accompagnare il bruciore retrosternale è diversa: nausea, vomito, dolore alla gola, tosse secca e persistente, respiro sibilante, difficoltà o dolore durante la deglutizione.  

Quali malattie si possono associare al bruciore retrosternale?

Tra le patologie associabili al bruciore retrosternale ci sono le seguenti: esofagite, reflusso gastroesofageo, ernia iatale. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno consultarsi col proprio medico, soprattutto in caso di persistenza del disturbo.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore retrosternale?

Poiché il contatto dei succhi gastrici con la mucosa dell’esofago è la causa principale scatenante il bruciore retrosternale, i rimedi farmacologici più comunemente impiegati sono a base di medicinali anti-acido. Per ottenere la risoluzione del problema, però, è necessario curare la patologia che è alla base del bruciore.  

Con il bruciore retrosternale quando rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui il bruciore retrosternale non accenni a regredire nel giro di alcuni giorni o in presenza di una delle patologie associate (si veda, al riguardo, l’elenco delle patologie associate).

Dolore al collo

Che cos’è il dolore al collo?

Il dolore al collo è un senso di malessere che viene percepito a livello del collo, ovvero la regione corporea che collega il tronco con la testa, in cui sono presenti molte strutture anatomiche:  

Quali malattie si possono associare al dolore al collo?

Il dolore al collo può essere associabile a diverse patologie, anche molto diverse tra loro, tra cui ci sono: strabismo, traumi, ansia, artrite reumatoide, artrosi cervicale, bruxismo, ernia del disco, fuoco di Sant’Antonio, malattia da graffio di gatto, meningite, morbo di Paget, calcolosi salivare, cefalea, contratture muscolari, emicrania, tumore delle ghiandole salivari. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre consigliabile consultarsi col proprio medico, soprattutto qualora il disturbo persista.  

Quali sono i rimedi contro il dolore al collo?

Contro il dolore al collo non esistono rimedi sempre validi. Difatti sono molto differenti tra loro le cause mediche che possono esserne alla base e, di conseguenza, diversi sono i rimedi adatti a risolvere la condizione. Limitare i movimenti (in particolar modo in caso di ernia, artrite, artrosi, contratture muscolari e traumi) di questa parte del corpo e il riposo – uniti a terapia medica specifica – possono contribuire a lenire il dolore.  

Con il dolore al collo quando è opportuno rivolgersi al proprio medico?

In caso di trauma o se si è in presenza (o a rischio) di una delle patologie associate (al riguardo, si veda l’elenco riportato sopra).

Faringe

Che cos’è la faringe?

La faringe è un canale che collega la gola all’esofago. Di struttura muscolo-mucosa, rappresenta sia il primo tratto del tubo digerente – riceve infatti il bolo alimentare dalla bocca mediante la deglutizione – sia una parte delle vie aeree superiori: nella faringe si immette l’aria che proviene dal naso, che dalla faringe si immette all’interno della laringe. Nella faringe confluiscono pertanto sia la via alimentare sia le vie aeree che proseguono poi – rispettivamente – nell’esofago e nella laringe.  

Dov’è posta e com’è fatta la faringe?

La faringe, lunga circa 15 centimetri, decorre in maniera posteriore alle cavità nasali, alla bocca e alla laringe e si sviluppa in modo verticale dalla base cranica sino alla sesta vertebra cervicale. La sua forma ricorda sostanzialmente quella di un imbuto: più largo nella parte superiore, si restringe man mano che si scende, acquisendo gradualmente un aspetto tubulare. Viene solitamente suddivisa in tre tratti: la porzione posteriore delle vie aeree nasali (rinofaringe), la cosiddetta gola (orofaringe) e la parte laringea (laringofaringe). La rinofaringe e l’orofaringe sono separate tra loro da una specifica porzione del palato: il palato molle (che rappresenta il prolungamento di quello duro). Le cavità nasali comunicano con la faringe a mezzo delle coane, la bocca a mezzo dell’istmo delle fauci (ovvero la stretta apertura che costituisce la transizione dalla cavità orale a quella faringea, delimitata nella parte superiore dal margine libero del palato molle, da due coppie di pieghe della mucosa – ai lati – e dalla base della lingua) e la laringe a mezzo dell’orifizio laringeo. Tutte queste comunicazioni si hanno in corrispondenza della parete anteriore dell’organo, che si presenta pertanto, in larga parte, incompleta.  

Qual è la funzione della faringe?

La faringe ha essenzialmente due funzioni principali:
  • come primo tratto del tubo digerente, essa mette in comunicazione la bocca con l’esofago, consentendo il passaggio del bolo alimentare tramite la deglutizione.
  • come parte delle vie aeree superiori, essa permette il passaggio dell’aria dalle cavità nasali alla laringe.

Ingestione di corpi estranei

Le vittime più comuni dell’ingestione di corpi estranei sono i bambini. Pile e batterie, bottoni, farmaci e tanti altri piccoli oggetti solitamente presenti nelle nostre case possono essere spesso ingeriti. Le batterie più frequentemente ingerite sono quelle piatte e tonde, dalla forma simile a quella di un bottone, forma che attrae spesso i bambini, che le ritrovano spesso all’interno dei loro giocattoli. Le batterie sono solitamente al litio, elemento chimico che può rivelarsi davvero pericoloso per gli organi interni come stomaco o esofago: le sostanze che queste pile rilasciano, una volta ingerite, possono talvolta risultare fatali. I bimbi possono essere anche attratti dai farmaci, soprattutto in compresse. È quindi fondamentale conservarli in un luogo chiuso e lontano dalla loro portata.  

Quali sono i sintomi associati all’ingestione di corpi estranei?

I sintomi più comuni associati all’ingestione di corpi estranei sono: difficoltà nel deglutire, ipersalivazione, tosse, difficoltà respiratoria. I farmaci possono causare anche reazioni allergiche, sonnolenza, nausea, vomito, agitazione.  

Che cosa fare in caso di ingestione di corpi estranei?

Qualora sia stata ingerita una batteria o un farmaco è fondamentale rivolgersi subito a un Centro antiveleni o chiamare i soccorsi.  

Che cosa non fare in caso di ingestione di corpi estranei?

In caso di ingestione di corpi estranei non bisogna indurre vomito né somministrare rimedi casalinghi (ad esempio, latte).  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Ipertensione portale

Che cos’è l’ipertensione portale?

L’ipertensione portale è un aumento della pressione nella vena porta, quella che conduce il sangue dagli organi che sono coinvolti nella digestione verso il fegato. Alla base vi è un blocco del flusso del sangue tramite il fegato che in molti casi è associato alla cirrosi, ma che può anche essere dovuto a un’epatite, all’abuso di alcol o ad altre condizioni che possono danneggiare questo organo. Può inoltre essere associata a trombosi, cioè alla formazione di un coagulo, nella stessa vena porta.  

Quali sono i sintomi dell’ipertensione portale?

Inizialmente l’ipertensione portale può non essere associata ad alcun sintomo, ma l’aumento della pressione porta al formarsi di varici nell’esofago e nello stomaco. Queste vene possono indebolirsi e perdere quindi del sangue; le possibili conseguenze includono sangue nelle feci o nel vomito, accumulo di liquido a livello addominale, emorragie gastrointestinali e riduzione dei livelli di piastrine o di globuli bianchi. Il malfunzionamento del fegato può altresì condurre ad encefalopatia.  

Quali malattie si possono associare all’ipertensione portale?

Tra le patologie che possono essere associate all’ipertensione portale ci sono: insufficienza cardiaca, tumore al fegato, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, epatite. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro l’ipertensione portale?

I rimedi contro l’ipertensione portale includono una corretta alimentazione, l’assunzione di medicine, l’endoscopia, la chirurgia e infine la radiologia. La scelta del rimedio dipende dalla gravità dei sintomi e dallo stato di salute del fegato. Alla prima diagnosi seguono solitamente la prescrizione di una terapia farmacologica o un intervento endoscopico al fine di bloccare il sanguinamento delle varici o per interrompere il flusso di sangue al loro interno. A volte i due trattamenti sono combinati. Qualora questo approccio non sia sufficiente a tenere sotto controllo la perdita di sangue, può essere necessario ricorrere a metodi chirurgici o radiologici. La chirurgia può essere necessaria anche al fine di rimuovere i fluidi accumulati a livello dell’addome, mentre il trapianto di fegato è un’opzione che viene considerata in caso di malattie epatiche in fase terminale. È comunque importante anche impegnarsi nel cambiare lo stile di vita e le abitudini alimentari. Nello specifico è opportuno moderare l’assunzione di alcol, limitare l’assunzione di sodio e, nel caso in cui fra i sintomi sia incluso uno stato confusionale, anche quella di proteine. Bisogna limitare la quantità di medicinali assunti a quelli consentiti dal proprio medico.  

Con ipertensione portale quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di ipertensione portale è importante rivolgersi al proprio medico al fine di individuare la terapia più adatta al caso.

Odinofagia

Che cos’è l’odinofagia?

L’odinofagia è una condizione in cui il deglutire scatena dolore o bruciore a livello del collo o dietro allo sterno. A questo problema possono associarsi anche: dolore al petto, la sensazione di avere del cibo bloccato in gola e un senso di pesantezza/pressione nel collo o nella parte alta del petto mentre si sta mangiando. Può essere associata a un qualunque problema si possa verificare durante il processo che porta alla deglutizione, dal momento della masticazione a quello in cui il cibo arriva all’interno dello stomaco.  

Quali possono essere le cause dell’odinofagia?

Alla base dell’odinofagia possono esserci ascessi dentali, ulcere in bocca o in gola, infezioni (da Herpes simplex, citomegalovirus, Hiv e candida), problemi all’esofago (ad esempio infiammazioni o acalasia) o la presenza di materiale bloccato nella gola (come, ad esempio, una lisca di pesce).  

Quali malattie si possono associare all’odinofagia?

All’odinofagia possono essere associate varie patologie, tra cui: reflusso gastroesofageo, tonsillite, tumore dell’esofago, tumori della laringe, ulcere in gola, ulcere orali, ulcere esofagee, acalasia, ascesso dentale, candida, esofagite, faringite, gengivite, gozzo, raffreddore.  

Quali sono i rimedi contro l’odinofagia?

Il fastidio associato all’odinofagia può essere alleviato mangiando lentamente e masticando bene il cibo, consumando alimenti ridotti in purea o frullati e, nel caso in cui peggiorino il problema, evitando cibi e bevande molto freddi o molto caldi. In caso di soffocamento è necessario eseguire la manovra di Heimlich al fine di liberare le vie aeree.  

Odinofagia, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di odinofagia bisogna rivolgersi al proprio curante qualora il problema sia associato alla presenza di sangue nelle feci, se le feci siano nere o se si abbiano dei problemi di evacuazione, se si perda peso senza alcun motivo apparente e in caso di fiato corto o capogiri.

Polmoni

Che cosa sono i polmoni?

I polmoni sono gli organi dell’apparato respiratorio che forniscono ossigeno all’organismo, eliminano l’anidride carbonica presente nel sangue e permettono gli scambi gassosi tra aria e sangue (ematosi). Sono due e sono posti nella cavità toracica, Tra loro sono separati dal mediastino, lo spazio che è compreso tra lo sterno e la colonna vertebrale che contiene altri organi come il cuore, la trachea, l’esofago, i bronchi, il timo oltre ai grossi vasi. La cosiddetta capacità polmonare consiste nella quantità di aria che può essere contenuta in ognuno dei due polmoni, che varia a seconda del sesso e dello sviluppo fisico della singola persona, oltre che alla specifica fase di respirazione in atto. Quando l’inspirazione è ordinaria, in condizioni normali, l’aria può essere pari a 3.400-3.700 cm3, quando l’inspirazione è forzata la quantità d’ara può giungere anche a 5.000-6.000 cm3.  

Come sono fatti I polmoni?

I polmoni hanno una forma simile a un cono e possono raggiungere, in un adulto maschio, una lunghezza di circa 25 centimetri, con il polmone destro che è leggermente più grande e più pesante del sinistro (680 grammi contro 620 grammi). Nelle donne questi organi hanno dimensioni e pesi minori. Il polmone destro ha tre lobi – superiore, medio e inferiore – mentre quello sinistro ne ha solo due, superiore e inferiore. A loro volta, i lobi sono suddivisi in segmenti broncopolmonari, serviti da un bronco segmentale suddiviso in strutture sempre più piccole fino a giungere agli alveoli polmonari, le strutture che hanno il compito di permettere gli scambi gassosi tra l’aria e il sangue.  

Qual è la funzione dei polmoni?

Ai polmoni arriva il sangue della circolazione periferica e quindi carico di anidride carbonica e di sostanze di scarto e provvedono a ripulirlo prima di reinviarlo al cuore carico di ossigeno. Il cuore, poi, lo redistribuirà ai vari organi e tessuti. L’intero processo potrebbe essere garantito anche da un solo polmone.

Stomaco

Che cos’è lo stomaco?

Lo stomaco è l’organo che riceve dall’esofago il cibo che viene introdotto attraverso la bocca. Al suo interno ha inizio il processo digestivo, reso possibile sia dalla presenza di enzimi digestivi, sia dalla contrazione periodica dello stomaco stesso. Da qui il cibo transita poi nell’intestino, dove i processi digestivi potranno proseguire consentendo l’assorbimento dei nutrienti che sono presenti negli alimenti ingeriti.  

Dov’è posizionato e com’è fatto lo stomaco?

Lo stomaco è localizzato nella parte sinistra della zona superiore dell’addome. Dal punto di vista anatomico può considerarsi un allargamento – dalla forma a sacco – del tubo digerente. Lo stomaco è difatti direttamente connesso sia all’esofago, dal quale riceve il cibo che transita attraverso una struttura chiamata  sfintere esofageo inferiore (o valvola cardiale), sia all’intestino tenue – da cui è separato dallo sfintere pilorico – una valvola muscolare che aprendosi e chiudendosi regola il suo svuotamento. Lungo 25-28 cm circa e largo 10-12 cm, è una struttura elastica che varia in forma e in dimensioni a seconda del cibo che è presente al suo interno. Ciò è reso possibile dalle pliche ripiegate che ne formano la parete: la loro distensione estende la sua superficie, conferendo a tale organo una capacità di 1.000-1.500 ml. La sua parete  è costituita da tre strati o tonache:
  1. la mucosa gastrica, cioè lo strato più interno, che secerne i succhi gastrici e crea l’ambiente acido tipico dello stomaco, producendo nel contempo il muco che consente allo stomaco di proteggersi dalla digestione. Può essere a sua volta suddivisa in tre strati: la mucosa (l’epitelio che riveste la parete interna), la muscolaris mucusae (uno strato poco denso di fibre muscolari lisce) e la sottomucosa (un tessuto connettivo intrecciato al sistema nervoso enterico).
  2. la tonaca muscolare, cioè uno strato di muscoli che – contraendosi – consente il rimescolamento del cibo e che è a sua volta suddivisibile in tre strati: longitudinale, circolare e obliquo
  3. la tonaca sierosa, lo strato più esterno di rivestimento, che avvolge in maniera completa l’organo.
Le caratteristiche di questi strati mutano in base alla zona dello stomaco che è presa in considerazione. L’organo può essere infatti suddiviso in più parti: il fondo (la parte superiore), il corpo (la parte centrale che funge da serbatoio per gli alimenti deglutiti), l’antro cardiale e l’antro pilorico (che corrispondono, rispettivamente, alla zona vicina alla valvola cardiale e a quella vicina allo sfintere piloro). Il canale tramite cui l’esofago si collega allo stomaco è detto cardias, mentre l’orifizio che mette in collegamento stomaco e duodeno è detto piloro. La zona superiore assume il nome di piccola curvatura, mentre quella inferiore è definita grande curvatura. Nella tonaca mucosa del fondo e del corpo vi sono le ghiandole che producono i succhi gastrici, mentre le ghiandole prepiloriche producono la maggior parte del muco che protegge la parete gastrica dalla digestione. Lo strato circolare della tonaca muscolare è contiguo a quello dell’esofago, ma è assente nel fondo. Il suo spessore incrementa nell’antro pilorico. Lo strato obliquo, invece, è presente in maniera del tutto chiara nel fondo e nella piccola curvatura, ma sparisce proseguendo verso l’antro pilorico.  

A che cosa serve lo stomaco?

La principale funzione dello stomaco è consentire il transito del cibo verso l’intestino partecipando, nello stesso tempo, alla sua digestione. Nello specifico, succhi gastrici ed enzimi danno inizio alla digestione dei grassi e delle proteine scomponendoli nei mattoni che li costituiscono (rispettivamente, gli acidi grassi e gli amminoacidi). La digestione dei carboidrati all’interno dello stomaco è invece fortemente limitata a causa dell’ambiente acido in esso presente. Le funzioni digestive sono agevolate dalle contrazioni rese possibili dalla muscolatura gastrica, che rimescolano il contenuto dello stomaco. In tal modo, in un tempo massimo di cinque ore, l’organo riesce a digerire il cibo solido che proviene dall’esofago, riducendolo a una sostanza semifluida (il chimo) che è inviata verso l’intestino, grazie all’apertura dello sfintere pilorico, che si richiude immediatamente al fine di evitare che il chimo ritorni nello stomaco. La digestione è resa possibile dalle ghiandole gastriche, che secernono i tre fondamentali componenti del succo gastrico. Il primo è il pepsinogeno, che dopo essere stato trasformato in pepsina si occupa della scomposizione delle proteine in amminoacidi. Il secondo è l’acido cloridrico, indispensabile affinchéè la pepsina possa svolgere la sua funzione. Il terzo è il fattore intrinseco che, prodotto dalle ghiandole gastriche, è fondamentale anche per l’assorbimento della vitamina B12 nell’intestino e del ferro. A livello dello stomaco possono essere anche assorbite in modo diretto molecole come l’acqua e l’alcol.

Trachea

Che cos’è la trachea?

La trachea è l’organo dell’apparato respiratorio che collega la laringe con la porzione iniziale dei bronchi, nei quali si biforca all’altezza della quinta vertebra dorsale, suddividendosi nei due alberi bronchiali, destro e sinistro. La biforcazione bronchiale viene definita carena o sperone tracheale. La trachea permette il passaggio dell’aria.  

Dov’è e com’è fatta la trachea?

La trachea, posizionata davanti all’esofago e con la forma di un cilindro cavo lungo 12 cm circa, è costituita da una sovrapposizione di cartilagini a forma di ferro di cavallo situate orizzontalmente e sovrapposte le une sulle altre. Tra una cartilagine e l’altra sono interposte delle strutture fibrose che sono chiamate legamenti tracheali o legamenti anulari. La sua parte posteriore, costituita dalle aperture delle cartilagini, è racchiusa da tessuto muscolare. Esternamente, il tessuto che la compone è fibrocartilagineo; internamente le pareti sono – invece – ricoperte da mucosa. Sono numerose le patologie che possono interessare la trachea: le più diffuse sono le tracheiti, infezioni che possono essere di forma acuta o cronica e le cui cause possono essere allergiche, virali o batteriche.  

A che cosa serve la trachea?

La funzione principale della trachea è di consentire il passaggio dell’aria che dalla laringe arriva ai bronchi.