Aorta e arterie sistemiche

Che cosa sono l’aorta e le arterie sistemiche?

L’aorta e le arterie sistemiche sono vasi sanguigni all’interno dei quali scorre il sangue ossigenato e ricco di nutrienti che dal cuore si dirige verso gli organi e i tessuti dell’organismo. Fanno parte della cosiddetta “circolazione sistemica” o “grande circolazione” che ha la sua partenza nel ventricolo sinistro del cuore e si dirama per tutto l’organismo trasportando sangue ossigenato prima di tornare al cuore, nell’atrio destro, portando sangue privo di ossigeno e carico di anidride carbonica.  

Come sono fatte l’aorta e le arterie sistemiche?

L’aorta è il vaso arterioso di maggiori dimensioni del corpo umano. La sua capacità di trasporto del sangue è pari a 4 litri al minuto. Parte dal ventricolo sinistro del cuore, attraverso un’apertura regolata dalla valvola aortica. Nel suo primo tratto si dirige verso l’alto (aorta ascendente), poi si dirige all’indietro (arco aortico) e in seguito verso il basso (aorta discendente) prendendo il nome prima di aorta toracica e a seguire di aorta addominale. Conclude infine il suo cammino all’altezza della quarta vertebra lombare, dove si biforca nelle due arterie iliache comuni. Le arterie sistemiche sono invece le diramazioni dell’aorta che attraverso i rami collaterali dell’aorta portano il sangue nel torace e nell’addome e attraverso i grossi vasi arteriosi che hanno orginine dalla stessa aorta (arteria carotide, arteria omerale, arteria femorale, ecc.) nelle parti del corpo più periferiche come la testa e gli arti superiori e inferiori.  

Qual è la funzione dell’aorta e delle arterie sistemiche?

L’aorta e le arterie sistemiche portano il sangue ossigenato dal cuore a organi e tessuti di tutto l’organismo.

Apparato cardiocircolatorio

Che cos’è l’apparato cardiocircolatorio?

L’apparato circolatorio corrisponde all’insieme degli organi che hanno la funzione di consentire la circolazione del sangue nel nostro organismo. La funzione del sangue è quella di fornire ossigeno e nutrienti alle cellule e al tempo stesso eliminare l’anidride carbonica e altri prodotti di scarto.  

Com’è strutturato l’apparato cardiocircolatorio?

L’apparato cardiocircolatorio è formato dai vasi sanguigni, strutture tubolari in cui scorre il sangue che viene pompato dal cuore. I vasi sanguigni si suddividono in:
  • arterie, che ricevono il sangue dal cuore e lo conducono, attraverso i capillari, in tutte le parti del corpo
  • capillari, molto sottili, che ricevono il sangue dalle arterie e lo convogliano nelle venule, piccoli vasi che convergono a formare le vene
  • vene, che hanno la funzione di riportare il sangue verso il cuore.
L’intero sistema è composto da due componenti principali: il circolo sistemico e il piccolo circolo (o circolo polmonare).  

Qual è la funzione dell’apparato cardiocircolatorio?

La funzione principale dell’apparato cardiocircolatorio, come detto, è quella di distribuire ossigeno e nutrienti ai veri organi associata a quella di eliminare l’anidride carbonica e le sostanze di scarto dall’organismo. Un’altra funzione è quella di distribuire, attraverso la fitta rete costituita dai vasi sangugini, i globuli bianchi, componenti fondamentali del sistema immunitario, e altre molecole come gli ormoni che svolgono varie funzioni nell’organismo.

Arterie e sistema arterioso

Che cosa sono le arterie e il sistema nervoso?

Le arterie sono i vasi sanguigni al cui interno scorre il sangue ricco di ossigeno che dal cuore si dirige in direzione degli orani e dei tessuti di tutto il corpo, secondo la direzione che viene definita “centrifuga”. Le arterie polmonari sono però un’eccezione, dal momento che trasportano, al contrario, sangue carico di anidride carbonica e prodotti di scarto.  

Come sono strutturate le arterie?

Le pareti delle arterie sono composte da tre tuniche: esterna (la più elastica), media (costituita di fibre muscolari lisce) e interna (ricca di fibre elastiche). In base al loro calibro, le arterie vengono suddivise in grosse, medie o piccole. Se hanno un diametro inferiore ai tre millimetri sono chiamate arteriole e sono quelle terminazioni arteriose che sociano nei capillari.  

Da che cosa è composto il sistema arterioso?

Il sistema arterioso è copmposto da:
  • arteria aorta, il principale vaso sanguigno del corpo umano
  • arterie sistemiche, che conducono sangue ossigenato a organi e tessuti dell’organismo
  • arterie polmonari che, insieme alle vene polmonari costituiscono la circolazione polmonare.
 

Qual è la funzione delle arterie e del sistema arterioso?

Le arterie e il sistema arterioso trasportano il sangue ricco di ossigeno e di nutrienti dal cuore agli organi e tessuti dell’organismo.

Arterie polmonari

Che cosa sono le arterie polmonari?

Le arterie polmonari sono i vasi sanguigni in cui scorre il sangue carico di anidride carbonica e di prodotti di scarto che proviene dalla circolazione periferica ed è diretto al cuore e ai polmoni per essere ripulito. Nella circolazione polmonare – chiamata anche circolazione cuore-polmoni o piccola circolazione – il compito di arterie e vene è invertito rispetto alla grande circolazione: qui le arterie trasportano il sangue “sporco”, carico di anidride carbonica (mentre nella grande circolazione questo compito viene assolto dalle vene) e le vene polmonari trasportano il sangue carico di ossigeno (compito assolto, nella grande circolazione, dalle arterie)  

Come sono strutturate le arterie polmonari?

Il nostro organismo ha due arterie polmonari: l’arteria polmonare destra, più lunga e più grande, e l’arteria polmonare sinistra, meno grande e più corta. Le due arterie si dirigono verso il proprio polmone di riferimento, affiancate dalla vena e dal bronco corrispondenti. Entrano nei polmoni, dove si ramificano seguendo la struttura dei bronchi fino a raggiungere gli alveoli polmonari, a livello dei quali avviene l’ossigenazione del sangue.  

Qual è la funzione delle arterie polmonari?

La funzione delle arterie polmonari è trasportare ai polmoni il sangue “sporco”, cioè ricco di anidride carbonica e di prodotti di scarto, che proviene dalla circolazione periferica.

Atrio destro del cuore

Che cos’è l’atrio destro del cuore?

L’atrio destro del cuore è una delle quattro camere che si trovano all’interno del cuore. Le altre sono: ventricolo destro del cuore, atrio sinistro del cuore e ventricolo sinistro del cuore. Le vene cave conducono nell’atrio destro il sangue ricco di anidride carbonica destinato a passare, attraverso la valvola tricuspide, questo passa nel ventricolo destro. L’atrio destro è separato dall’atrio sinistro dal setto interatriale. I due atri si disntinguono per grandezza e forma e comunicano con i ventricoli che sono posti sotto di loro attraverso due valvole che impediscono che il sangue torni indietro nel suo percorso.  

Qual è la funzione dell’atrio destro del cuore?

L’atrio destro del cuore è la parte del cuore che accoglie il sangue portato dalle vene e che quindi è povero di ossigeno e ricco di anidride carbonica. Passando attraverso la valvola tricuspide lo stesso sangue entra nel ventricolo destro da cui esce per immettersi nell’arteria polmonare, il vaso sanguigno che lo conduce nei polmoni dove verrà nuovamente arricchito di ossigeno. L’atrio destro è inoltre la sede del nodo atrioventricolare, da cui hanno origine gli stimoli elettrici che coordinano il battito del cuore.

Atrio sinistro del cuore

Che cos’è l’atrio sinistro del cuore?

L’atrio sinistro è una delle quattro camere con cui è strutturato il cuore. Le altre sono l’atrio destro, il ventricolo destro e il ventricolo sinistro. L’atrio sinistro è più piccolo dell’atrio destro e le sue pareti hanno un minore spessore rispetto a quello.  

Com’è strutturato l’atrio sinistro del cuore?

L’atrio sinistro del cuore è separato dall’atrio destro dal setto interatriale ed è collegato al ventricolo sinistro attraverso la valvola mitrale. Sule setto interatriale è posta la fossa ovale, che è il punto in cui c’è il foro che si richiude dopo la nascita e che nella fase fetale permette al feto di bypassare la circolazione polmonare dal momento che in questa fase i polmoni non vengono utilizzati perché il feto riceve ossigeno attraverso la madre.  

Qual è la funzione dell’atrio sinistro del cuore?

L’atrio sinistro riceve il sangue arterioso proveniente dai polmoni, quindi carico di ossigeno, attraverso le quattro vene polmonari. Quando si verifica la contrazione degli atri (diastole), il sangue passa dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro attraverso la valvola mitrale (o bicuspide), che impedisce che il sangue torni indietro. Una volta giunto nel ventricolo sinistro, il sangue con l’ossigeno e i nutrienti attivi viene sospinto nell’aorta e nei suoi rami in modo tale che raggiunga tutte le cellule, i tessuti e gli organi del corpo.

Capillari

Che cosa sono i capillari?

I capillari sono i più piccoli tra i vasi sanguigni presenti nell’organismo umano. Hanno dimensioni microscopiche e sono le diramazioni delle vene e delle arterie. Nel caso delle arterie, nello specifico, i capillari sono la diramazione delle arteriole e si distribuiscono nelle cellule dei tessuti prima di confluire, a loro volta, nelle venule e in seguito nelle vene, vasi sanguigni che riconducono il sangue al cuore.  

Come sono strutturati i capillari?

I capillari hanno pareti costituite da un unico strato di cellule endoteliali appiattite e molto permeabili. La loro dimensione varia a seconda dell’organo in cui si diramano. Il loro diametro può andare da 5-8 millesimi di millimetro (micrometri) – per quelli presenti nei polmoni, nei muscoli striati e nella retina – a 25-30 micrometri, per quelli presenti nelle ghiandole o nel midollo osseo.  

Qual è la funzione dei capillari?

Dal punto di vista funzionale i capillari sono i vasi sanguigni più importanti dell’organismo. Non hanno infatti la sola funzione di trasporto del sangue, come gli altri vasi, perché assicurano gli scambi metabolici e respiratori tra lo stesso sangue e i tessuti, così che questi ultimi ricevano l’ossigeno e i nutrienti di cui necessitano e così che possano essere allontanate da questi le sostanze di rifiuto.

Catetere

A cosa serve e a che cosa serve il catetere?

Il catetere è un apparecchio medico ampiamente utilizzato; consiste in un sottile tubo flessibile che può essere realizzato in diversi materiali, con differenti lunghezze e diverse uscite, a seconda del motivo per cui viene utilizzato. La cannula viene inserita in un orifizio del corpo (con una procedura chiamata cateterizzazione) e può essere utilizzata per fare una diagnosi, oppure a scopo terapeutico anche chirurgico. La cannula può essere utilizzata per drenare un liquido, per somministrare un medicinale o per condurre strumenti chirurgici in parti interne del corpo.  

Come funziona il catetere?

Il procedimento di cateterizzazione cambia in base al tipo di catetere adoperato. Il catetere urinario ad esempio, che serve a far defluire l’urina dalla vescica, si introduce dall’uretra e viene sospinto fino a che arriva alla vescica urinaria. L’altra estremità del catetere viene quindi collegata a una sacca che raccoglie l’urina. I cateteri cardiaci vengono adoperati invece nel contesto diagnostico e vanno inseriti nei vasi sanguigni attraverso iniezioni o incisioni nell’avambraccio o nell’inguine, per poi essere sospinti fino a  raggiungere il cuore.  

Il catetere è pericoloso o doloroso?

L’introduzione del catetere va sempre eseguita da personale medico o paramedico specializzato, in genere la cateterizzazione si attua in anestesia generale.

Cernia

Con il nome cernia vengono indicati vari pesci che appartengono alla sottofamiglia Epinephelineae, inclusa nella famiglia Serranidae.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della cernia?

100 grammi di cernia offrono un apporto di circa 118 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare cernia?

Non sono note interazioni tra il consumo di cernia e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici della cernia?

Le proteine della cernia sono di qualità e i grassi presenti sono alleati della salute. Le vitamine del gruppo B sono importanti per il buon funzionamento del metabolismo. Il potassio è alleato della salute cardiovascolare, il selenio è utile per le difese antiossidanti, il fosforo è benefico per ossa, denti, cuore, muscoli e reni oltre che per la trasmissione dell’impulso nervoso e per il buon funzionamento del metabolismo.  

Quali sono le controindicazioni della cernia?

La carne della cernia è ricca di colesterolo per cui deve essere tenuta sotto controllo soprattutto da parte di chi soffre di problemi cardiovascolari.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Circolazione extracorporea

Che cosa è la circolazione extracorporea?

La circolazione extracorporea, conosciuta anche come macchina cuore-polmone, è un dispositivo biomedico capace di svolgere temporaneamente funzioni cardiopolmonari.  

A che cosa serve la circolazione extracorporea?

La circolazione extracorporea è un apparecchio che si rivela fondamentale in campo cardiochirurgico quando è indispensabile intervenire su un cuore fermo e senza sangue. Permette, infatti, di mantenere in vita il paziente, garantendo la irrorazione dei tessuti e degli organi.  

Come funziona la circolazione extracorporea?

Si preleva il sangue dalle vene cave (vena cava superiore e vena cava inferiore) o dall’aorta e attraverso un sistema di cavi e tubi viene raccolto in un ossigenatore, un dispositivo per l’ossigenazione del sangue attraverso un flusso di ossigeno, e quindi viene pompato nel sistema arterioso del paziente.  

La circolazione extracorporea è pericolosa o dolorosa?

La circolazione extracorporea è sicura e non pericolosa. Durante la chirurgia cardiaca in cui viene utilizzata la circolazione extracorporea, il paziente viene sedato e non sente alcun dolore.

Contropulsatore aortico

Che cos’è e a che cosa serve il contropulsatore aortico?

Il contropulsatore aortico (Intra-aortic balloon pump – IABP) è un apparecchio che viene adoperato in ambito cardiologico poiché e in grado di fornire una provvisoria assistenza circolatoria. Si tratta di un supporto meccanico che funge da ausilio per il ventricolo sinistro del cuore, la cavità che pompa sangue all’aorta. Il suo funzionamento diminuisce la richiesta di ossigeno del miocardio e incrementa la portata cardiaca con l’effetto di un aumento del flusso ematico coronarico e dell’apporto di ossigeno.  

Come funziona il contropulsatore aortico?

Il contropulsatore aortico è composto da un catetere munito di un palloncino, che viene installato nell’aorta con ingresso dall’arteria femorale tramite una procedura eseguita in anestesia locale e con l’ausilio dei raggi X. Il catetere viene collegato a un apparato esterno che consente di far dilatare e sgonfiare il palloncino in coincidenza con l’attività del cuore, per consentire la corretta irrorazione di organi e tessuti. Il palloncino viene dilatato in corrispondenza della diastole e sgonfiato nella sistole. Il dispositivo diminuisce il carico di lavoro cui è soggetto il cuore, consentendogli di pompare più sangue. Nel momento in cui il ventricolo sinistro ha terminato di pompare sangue (diastole) il dispositivo si dilata: ciò incrementa il flusso di sangue verso il cuore e tutto l’organismo. Quando invece il ventricolo sinistro è sul punto di pompare sangue (sistole) il palloncino si sgonfia: ciò crea spazio in più nell’aorta che permette al cuore di pompare più sangue.  

Il contropulsatore aortico è pericoloso o doloroso?

Il contropulsatore aortico è sicuro e non provoca alcun dolore.

Defibrillatore cardiaco impiantabile

Che cos’è il defibrillatore cardiaco impiantabile?

Il defibrillatore cardiaco impiantabile è un dispositivo elettrico, grande circa come un orologio da taschino, che viene impiantato sottopelle nei pazienti affetti da patologie cardiache che li espongono al rischio di frequenze cardiache pericolose – perché troppo veloci – con possibile conseguente morte cardiaca improvvisa.  

A cosa serve il defibrillatore cardiaco impiantabile?

Il defibrillatore cardiaco impianto controlla costantemente le attività cardiache del cuore, è possibile fornire stimoli e interviene in caso di necessità con shock elettrici in grado di ripristinare la normale funzione cardiaca. Il defibrillatore cardiaco impiantabile è l’unico strumento in grado di riconoscere condizioni anormali (come la tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare) e fornire autonomamente una terapia elettrica salvavita inviando un forte impulso elettrico al cuore, defibrillandolo.  

Come funziona il defibrillatore cardiaco impiantabile?

Il defibrillatore cardiaco va installato sottocute durante un piccolo intervento chirurgico effettuato in anestesia locale. Il suo collocamento si effettua nella zona toracica, al di sotto della clavicola. L’apparecchio è collegato a uno o due fili (elettrocateteri) anch’essi messi in comunicazione con il cuore. Gli elettrocateteri inviano informazioni dal defibrillatore verso il cuore e trasmettono gli impulsi elettrici quando essi si rivelano necessari. Il defibrillatore cardiaco impiantabile può essere programmato utilizzando un computer, che permette allo specialista di osservare tutte le informazioni relative al muscolo cardiaco del soggetto e al suo funzionamento.  

Il defibrillatore cardiaco impiantabile è pericoloso o doloroso?

Oggi portare un defibrillatore cardiaco impiantabile è facile e sicuro; tuttavia è necessario mettere in atto tutte le indicazioni date dal personale specialistico, soprattutto per quel che concerne dispositivi elettrici, radiazioni elettromagnetiche, apparecchi di vario genere e scopo (anche medico). Esistono dei pericoli correlati all’esecuzione dell’intervento chirurgico, che si effettua in anestesia locale. Perciò il soggetto sedato non avverte dolore durante l’installazione. Terminata l’operazione si potrebbe avvertire un qualche disagio nell’area dell’incisione e una sensazione di stanchezza.  

Elettrocardiografo

Che cos’è e a che cosa serve l’elettrocardiografo?

L’elettrocardiografo è l’apparecchio elettronico che si adopera per effettuare l’elettrocardiogramma (ECG), un esame diagnostico che permette di memorizzare e tracciare graficamente l’attività elettrica del muscolo cardiaco e pertanto valutarne il funzionamento. Il tracciato di solito assume un andamento tipico che può cambiare in presenza di disturbi o anomalie. I tratti che lo costituiscono si ripetono a ogni ciclo cardiaco e sono definiti onde. Ne possiamo distinguere:
  • l’onda P, la prima che si manifesta, che individua l’attivazione degli atri (depolarizzazione) ed è di piccola portata.
  • l’onda T che raffigura il recupero dei ventricoli cardiaci: nel caso in cui fosse di ampiezza maggiore potrebbe essere correlata a un infarto del miocardio
  • il complesso QRS, che riproduce la propagazione dello stimolo elettrico nei ventricoli (depolarizzazione).
 

Come funziona l’elettrocardiografo?

L’elettrocardiografo è un apparecchio munito di un voltmetro registratore e di cavi elettrici, che mettono in comunicazione lo strumento al soggetto tramite degli elettrodi applicati sulla pelle. Un monitor permette di visualizzare graficamente il tracciato. L’elettrocardiogramma può essere effettuato con il soggetto in condizione di riposo oppure sotto sforzo. In condizione di riposo il soggetto è steso sul lettino, e gli vengono applicati gli elettrodi sulla pelle al fine di captare i segnali elettrici provenienti dal cuore per poi trasmetterli – tramite i cavi elettrici – all’elettrocardiografo. Quest’ultimo elabora le informazioni ricevute e le rappresenta graficamente sul monitor. L’esame sotto sforzo si effettua mentre il soggetto cammina su un tapis roulant o pedala su una cyclette.  

L’elettrocardiografo è pericoloso o doloroso?

L’utilizzo dell’elettrocardiografo è sicuro e non provoca alcun dolore.  

Endotelio

Che cos’è l’endotelio?

L’endotelio è il tessuto costituito di cellule endoteliali che ha la funzione di rivestire l’interno delle pareti del cuore, dei vasi sanguigni e di quelli linfatici. Tra le sue attività c’è quella di rappresentare una barriera verso l’esterno, come è il caso, ad esempio, della barriera emato-encefalica del cervello.

Ipercapnia

Che cos’è l’ipercapnia?

Si parla di ipercapnia quando si registra una presenza eccessiva di anidride carbonica  nel sangue, condizione che è dovuta a un cattivo funzionamento di cuore e polmoni, nello specifico a un’insufficienza respiratoria causata da una non adeguata ventilazione alveolare. Nelle sue forme più gravi, se non si interviene con urgenza, può condurre alla morte.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’ipercapnia?

L’ipercapnia può accompagnarsi ad altri sintomi che variano per forma e intensità a seconda della specifica situazione Questi sintomi possono essere, in particolare: aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione sanguigna, dispnea, mal di testa, iperventilazione, disorientamento, stato confusionale, letargia.  

Quali sono le cause dell’ipercapnia?

L’ipercapnia può essere collegata a varie patologie, tra cui le principali sono: apnee notturne, disturbi cardiaci e broncopneumopatia cronica ostruttiva.  

Quali sono i rimedi contro l’ipercapnia?

La cura dell’ipercpania dipende dalla causa che sta alla sua base: occorre individuarla e intervenire su questa.  

Ipercapnia, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di ipercapnia deve sempre essere segnalata al proprio medico. Se si accompagna ai sintomi sopra elencati si consiglia di rivolgersi a un pronto soccorso.

Ipotensione

Che cos’è l’ipotensione?

L’ipotensione è una condizione in cui la pressione del sangue è molto bassa. Esistono varie tipologie di ipotensione:
  • ortostatica, che si manifesta quando ci si alza in piedi da seduti e che può dipendere dall’uso di alcuni farmaci come ad esempio gli antidepressivi
  • postprandiale, che si presenta dopo i pasti, quando una buona parte del sangue viene convogliata sull’apparato digerente. Può associarsi all’uso di farmaci o alla presenza di patologie legate al sistema nervoso autonomo, come ad esempio la malattia di Parkinson
  • neuromediata, che riguarda soprattutto i giovani ed è dovuta a un’alterazione dei meccanismi di comunicazione tra il cervello e il cuore.
 

Quali sono le cause dell’ipotensione?

L’ipotensione può avere varie cause, tra cui: malattie cardiache o endocrine, disidratazione, emorragie, patologie legate alla gravidanza o alla carenza di vitamina B9 o di vitamina B12. Può essere causata inoltre da varie patologie, come: embolia polmonare, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, acidosi metabolica, occlusione intestinale, gastroenterite o anemia.  

Quali sono i rimedi contro l’ipotensione?

Quando l’ipotensione è leggera e non è collegata ad altri sintomi può non essere trattata, può bastare intervenire sul proprio stile di vita adottando un’alimentazione sana, bevendo più acqua, aumentando leggermente il consumo del sale, riducendo quello degli alcolici e utilizzando calze elastiche. In ogni caso è bene individuarne la causa e verificare che non si tratti di una patologia, nel qual caso diventa necessario intervenire su questa. In alcuni casi si dovranno ridurre le dosi assunte di uno specifico farmaco, in altri casi sarà al contrario necessario intraprendere una nuova terapia farmacologica.  

Ipotensione, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di ipotensione bisogna sempre rivolgersi per un consiglio al proprio medico che, valutata la situazione, provvederà a disporre gli esami e le visite idonee a stabilire se alla base del disturbo ci sono o meno problemi di salute.  

Area medica di riferimento per l’ipotensione

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ipotensione è il Servizio di Cardiologia.

Ipotermia

Che cos’è l’ipotermia?

L’ipotermia è quella condizione in cui il corpo perde calore in tempi più rapidi di quanto riesca a produrne. Diventa una condizione clinica quando la temperatura scende sotto i 35° centigradi, temperatura al di sotto della quale l’organismo non è in grado di assicurare il corretto funzionamento di cuore, cervello e di altri organi fondamentali.  

Quali sintomi possono essere associati all’ipotermia?

In presenza di ipotermia il corpo registra vari sintomi come brividi, nausea, capogiri, senso di confusione, respirazione accelerata, affaticamento e aumento della frequenza cardiaca. Quando l’ipotermia diviene più grave a questi sintomi possono aggiungersi la diminuzione del battito cardiaco e la perdita progressiva di coscienza.  

Quali sono le cause dell’ipotermia?

In genere l’ipotermia viene provocata da un’esposizione a temperature particolarmente basse o dall’immersione in acque gelate. All’origine dell’ipotermia possono esserci anche alcune patologie, tra cui setticemia, morbo di Addison, shock settico e ustioni.  

Quali sono i rimedi contro l’ipotermia?

Il primo rimedio contro l’ipotermia è cercare di rialzare la temperatura corporea spostandosi in un ambiente caldo, bevendo liquidi caldi e non alcolici, spogliandosi di eventuali indumenti bagnati e coprendo la testa con una coperta lasciando scoperto il viso. Contrariamente a quello che si pensa, lo sfregamento e i massaggi non aiutano a scaldare un corpo in ipotermia. Da evitare e pericoloso, inoltre, può essere immergere il corpo in acqua calda.  

Ipotermia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di una situazione di ipotermia è necessario recarsi nel minor tempo possibile nel più vicino pronto soccorso.

Pacemaker

Che cos’è il pacemaker?

Il pacemaker è un piccolo dispositivo elettrico, grande all’incirca quanto una moneta da due euro, che viene installato sottopelle nel torace dei soggetti che presentano delle anomalie nel battito cardiaco, come ad esempio la brachicardia, ossia un ritmo cardiaco troppo lento.  

A che cosa serve il pacemaker?

Il pacemaker è oggi la terapia più efficace per i soggetti che presentano bradicardia, dato che è in grado di ripristinare il corretto ritmo cardiaco con l’invio di impulsi elettrici. Questa malattia si contraddistingue per un ritmo eccessivamente lento del cuore (sotto le 60 pulsazioni al minuto). Ne consegue che il sangue ossigenato che viene pompato non riesce a soddisfare il fabbisogno dell’organismo, dando origine a cali di energia, vertigini, difficoltà respiratorie, mancamenti. Il pacemaker regola costantemente il cuore e agisce in modo autonomo in presenza di rallentamenti del battito cardiaco, tramite l’invio di stimoli elettrici.  

Come funziona il pacemaker?

Il pacemaker si impianta sottopelle con un intervento chirurgico effettuato in anestesia locale. L’installazione si effettua nella zona toracica, al di sotto della clavicola. Il dispositivo è connesso con uno o due fili (elettrocateteri) a diretto contatto con il cuore. Gli elettrocateteri inviano informazioni dal pacemaker al cuore e mandano gli stimoli elettrici in caso di necessità. Il pacemaker è programmato utilizzando un computer, per mezzo del quale lo specialista riesce anche a visualizzare tutte le informazioni relative al muscolo cardiaco del soggetto e il suo funzionamento.  

Il pacemaker è pericoloso o doloroso?

Il pacemaker è oggi adoperato comunemente; si tratta di un dispositivo sicuro a patto che si mettano in atto tutte le precauzioni indicate dal personale medico. Alcuni rischi sono caratteristici dell’intervento chirurgico, questo viene eseguito in anestesia locale per cui il paziente non sente dolore durante il posizionamento. A operazione conclusa potrebbe avvertire un certo fastidio nella sede dell’incisione e una sensazione di stanchezza.  

Polmoni

Che cosa sono i polmoni?

I polmoni sono gli organi dell’apparato respiratorio che forniscono ossigeno all’organismo, eliminano l’anidride carbonica presente nel sangue e permettono gli scambi gassosi tra aria e sangue (ematosi). Sono due e sono posti nella cavità toracica, Tra loro sono separati dal mediastino, lo spazio che è compreso tra lo sterno e la colonna vertebrale che contiene altri organi come il cuore, la trachea, l’esofago, i bronchi, il timo oltre ai grossi vasi. La cosiddetta capacità polmonare consiste nella quantità di aria che può essere contenuta in ognuno dei due polmoni, che varia a seconda del sesso e dello sviluppo fisico della singola persona, oltre che alla specifica fase di respirazione in atto. Quando l’inspirazione è ordinaria, in condizioni normali, l’aria può essere pari a 3.400-3.700 cm3, quando l’inspirazione è forzata la quantità d’ara può giungere anche a 5.000-6.000 cm3.  

Come sono fatti I polmoni?

I polmoni hanno una forma simile a un cono e possono raggiungere, in un adulto maschio, una lunghezza di circa 25 centimetri, con il polmone destro che è leggermente più grande e più pesante del sinistro (680 grammi contro 620 grammi). Nelle donne questi organi hanno dimensioni e pesi minori. Il polmone destro ha tre lobi – superiore, medio e inferiore – mentre quello sinistro ne ha solo due, superiore e inferiore. A loro volta, i lobi sono suddivisi in segmenti broncopolmonari, serviti da un bronco segmentale suddiviso in strutture sempre più piccole fino a giungere agli alveoli polmonari, le strutture che hanno il compito di permettere gli scambi gassosi tra l’aria e il sangue.  

Qual è la funzione dei polmoni?

Ai polmoni arriva il sangue della circolazione periferica e quindi carico di anidride carbonica e di sostanze di scarto e provvedono a ripulirlo prima di reinviarlo al cuore carico di ossigeno. Il cuore, poi, lo redistribuirà ai vari organi e tessuti. L’intero processo potrebbe essere garantito anche da un solo polmone.

Potassio

Cos’è il potassio?

Il potassio è un macroelemento, ossia uno dei minerali maggiormente presenti nell’organismo. Si tratta infatti del principale minerale presente nelle cellule e in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 g.  

A cosa serve il potassio?

All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in vari fenomeni. Partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del cuore, contribuisce alla regolazione dell’equilibrio dei liquidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule e aiuta a mantenere la pressione nella norma, attenuando gli effetti del sodio. Inoltre, può ridurre il rischio di calcoli renali ricorrenti e il calo di tessuto osseo durante l’invecchiamento.  

In quali alimenti è presente il potassio?

Il potassio è presente in tutti gli alimenti, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati, poiché la lavorazione può modificare il contenuto di potassio. Le principali fonti di questo minerale sono frutta, verdura e legumi, soprattutto verdure a foglia verde, pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, zucca, patate, carote, fagioli e frutta secca. In quantità minori è anche presente nei prodotti lattiero-caseari, nelle carni rosse, nel pollame e nel pesce.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di potassio?

Per gli adulti, un consumo giornaliero di potassio di 2 g è considerato adeguato.  

Quali sono le conseguenze di una carenza di potassio?

La mancanza di potassio è considerata come un evento molto raro, ma le conseguenze sono debolezza muscolare, ritmo cardiaco irregolare, sbalzi d’umore, nausea, vomito.  

Quali sono le conseguenze di un eccesso di potassio?

Il corretto funzionamento dei reni permette di smaltire il potassio in eccesso. In caso di insufficienza renale e di assunzione di alcuni farmaci si può tuttavia verificare un’ipercalemia, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Tra le conseguenze più frequenti di questa situazione ci sono debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie.  

È vero che aumentare l’assunzione di potassio aiuta ad abbassare la pressione sanguigna?

Livelli bassi di potassio sono stati associati ad alta pressione sanguigna e malattie cardiovascolari. Un incremento del suo consumo, se associato a una riduzione dell’assunzione di sodio, può ridurre il rischio di eventi avversi ai danni al cuore e alle arterie. Tuttavia, non vi sono attualmente prove attendibili dell’utilità dell’assunzione di potassio per il trattamento dell’ipertensione.