Lampada a fessura

Che cos’è e a che cosa serve la lampada a fessura?

La lampada a fessura, chiamata anche biomicroscopio a fessura, è un apparecchio ottico adoperato in ambito oculistico per l’osservazione dei tessuti oculari. Permette di vedere in dettaglio il bulbo e gli annessi oculari, gli strati corneali, il vitreo e la camera anteriori, il cristallino e l’iride. La lampada a fessura viene perciò adoperata per effettuare un’analisi clinica dell’occhio.  

Come funziona la lampada a fessura?

La lampada a fessura è costituita da un sistema di illuminazione, una struttura di sostegno e un microscopio: l’oculista utilizzando questi elementi è in grado di modificare l’ingrandimento, l’intensità dell’illuminazione e può aggiustare la messa a fuoco. La fonte di luce attraverso un sistema di lenti è in grado di concentrare un fascio di luce in un’area predeterminata dell’occhio, permettendone l’analisi da parte dell’oculista. Il soggetto è in posizione seduta con la lampada a fessura di fronte a sé e deve appoggiare il mento e la fronte su sostegni di materiale morbido, in modo da tenere il più possibile la testa ferma durante lo svolgimento dell’esame. In base a quali strutture vuole esaminare, l’oculista potrebbe ricorrere all’utilizzo gocce o di filtri di colore o di strisce di carta con fluoresceina. Le gocce servono a far dilatare le pupille, permettendo l’esame della camera posteriore. L’utilizzo di filtri di vario colore consente di porre in evidenza strutture diverse. La striscia di carta al contrario viene messa vicina all’occhio, la fluorescina tinge di giallo il film di liquido che riveste l’occhio e facilita l’osservazione.  

La lampada a fessura è pericolosa o dolorosa?

L’uso della lampada a fessura non provoca alcun dolore, è sicuro e non ci sono rischi per il paziente.

Vista

Unitamente a tatto, udito, gusto e olfatto, è uno dei cinque sensi. Nello specifico, è quello preposto alla percezione degli stimoli visivi.  

Che cos’è la vista?

È il senso che consente di discriminare distanza, forme, rilievi e colori di ciò che viene osservato. La visione binoculare (ovvero quella eseguita da entrambi gli occhi contemporaneamente) permette la percezione della tridimensionalità degli oggetti (visione stereoscopica). Il meccanismo che consente di vedere ciò che ci circonda è molto complesso. Per far sì che gli stimoli visivi che colpiscono gli occhi vengano interpretati in maniera corretta dal cervello è necessario che, prima di giungere alla retina, gli stimoli luminosi passino attraverso le numerose componenti trasparenti che formano l’occhio (cornea, umor acqueo, cristallino e vitreo). Delle cellule altamente specializzate chiamate fotorecettrici o recettori retinici presenti sulla retina (circa 6 milioni di coni e 120 milioni di bastoncelli) trasformano gli stimoli luminosi in impulsi nervosi (i coni rispondono ad elevati livelli di intensità luminosa, mentre i bastoncelli rispondono invece a dei bassi livelli). Tali impulsi nervosi vengono pertanto trasmessi dalle vie ottiche (un complesso sistema che è formato da chiasma ottico, nervi e tratti ottici nonchè corpi genicolati) a una precisa area del cervello, la corteccia visiva, che è deputata alla loro decodifica. La visione è un processo attivo: una volta che l’immagine di ciò che stiamo osservando viene impressa sulla retina, il processo visivo è in grado di discriminare delle informazioni differenti in base alle richieste elaborate dal cervello. È tale meccanismo che rende possibile la messa a fuoco di specifici particolari di un oggetto (come la distanza, la forma o il colore) rispetto ad altri dettagli. I difetti della vista sono i seguenti: la miopia (la visione è nitida da vicino e invece sfocata o indistinta da lontano); l’ipermetropia (la visione è sfocata e indistinta da distanza ravvicinata e invece nitida da vicino); l’astigmatismo (le immagini vengono percepite deformate e tale deformazione è tanto maggiore quanto più elevato è il grado di astigmatismo); la presbiopia (un disturbo – causato dalla riduzione fisiologica della capacità di mettere a fuoco le cose che si trovano a distanza ravvicinata – che insorge in genere non prima dei 45 anni) e l’ambliopia (una condizione che si caratterizza per una riduzione dell’acuità visiva e le cui cause non sono ancora del tutto note.  

A che cosa serve la vista?

È il senso che presiede alla percezione degli stimoli visivi consentendo di discriminare distanza, forme, rilievi e colori di ciò che viene osservato.