Arrossamento del volto

Che cos’è l’arrossamento del volto?

L’arrossamento del volto è una colorazione rosacea o rossastra della pelle, generata dalla dilatazione deicapillari sanguigni che corrono sotto la cute del viso.

Quali sono le cause dell’arrossamento del volto?

L’arrossamento del viso può essere transitorio o invece persistente e può avere diverse cause. Sia di natura non patologica:
  • vampate di calore che caratterizzano la menopausa
  • esposizione al sole
  • sbalzi di temperatura
  • stimoli emotivi come rabbia o imbarazzo
  • ingestione di cibi piccanti o di bevande alcoliche o calde
  • reazioni dovute ad allergie
  • uso di farmaci.
Sia di origine, invece, patologica:
  • acne,
  • allergia da contatto,
  • dermatite seborroica,
  • eritema solare,
  • cefalea,
  • couperose (rosacea),
  • dermatite,
  • ipertensione.

Quali sono i rimedi contro l’arrossamento del volto?

Per curare gli arrossamenti del volto – che siano transitori o persistenti – sarà necessario individuarne la causa e intervenire su di questa.

Arrossamento del volto, quando rivolgersi al proprio medico?

L’arrossamento del volto deve essere sottoposto all’attenzione del proprio medico curante qualora sia accompagnato da forte ipertensione o da una delle patologie che possono essere a essa correlate (vedi elenco sopra).

Area medica di riferimento per l’arrossamento del volto

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’arrossamento del volto è il Servizio di Dermatologia.

Blefaroptosi

Che cos’è la blefaroptosi?

La blefaroptosi è l’abbassamento della palpebra superiore dell’occhio, totale o anche solo parziale. La blefaroptosi bilaterale riguarda entrambi gli occhi ed è in genere di origine congenita. Se riguarda un solo occhio può essere generata da paralisi o da una lesione dei nervi o dei muscoli che governano i movimenti della palpebra. Quando si presenta nelle forme più gravi può arrivare a coprire la pupilla o l’iride, tanto da limitare la capacità di visione di chi ne è vittima.  

Quali sono le cause della blefaroptosi?

La blefaroptosi può essere generata da varie cause, tra cui sono da annoverare traumi, invecchiamento, infiammazioni, abuso di sostanze stupefacenti oltre a varie patologie come calazio, cefalea, botulismo, diabete, ictus, malattie neurologiche, malattie muscolari e orzaiolo.  

Quali sono i rimedi contro la blefaroptosi?

La cura della blefaroptosi dipende dalla causa che l’ha generata: occorre individuarla e intervenire su questa. Se questo primo intervento non produce risultati utili si può dover ricorrere a un intervento chirurgico volto a restituire al paziente la visione e l’aspetto estetico.  

Blefaroptosi, quando rivolgersi al proprio medico?

La blefaroptosi deve essere comunicata al proprio medico curante quando è dovuta a un trauma o quando può essere collegata a una delle patologie associate che sia stata già diagnosticata.  

Area medica di riferimento per la blefaroptosi

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la blefaroptosi è il Centro Oculistico.

Fonofobia

Che cos’è la fonofobia?

La fonofobia è una condizione in cui il soggetto che la sperimenta prova intolleranza nei confronti di qualsiasi tipo di suono o rumore. Se in condizioni normali ciascuno di noi può essere allarmato (e talvolta infastidito dal punto di vista della percezione uditiva) da rumori improvvisi, un soggetto fonofobico risulta invece estremamente sensibile anche ai rumori normali, che possono provocare un disturbo al pari di quelli improvvisi, in una sorta di ipersensibilità percettiva. La fonofobia può essere pertanto definita come una riduzione della tolleranza ai suoni, che sono considerati normali dalla maggior parte degli individui. Il suo livello può variare in base allo stato di salute del soggetto e alla presenza di altre condizioni come ansia, stress e dolore. È una condizione che si accompagna spesso a patologie come emicrania e cefalea. Con tale termine si indica anche la paura morbosa nei confronti dei suoni e della propria voce; in tal caso la problematica risulta collegata a dei disturbi psicologici.  

Quali malattie si possono associare alla fonofobia?

Tra le patologie che possono essere associate alla fonofobia, ci sono: emicrania, meningite, cefalea, disturbi d’ansia (fobie).  

Quali sono i rimedi contro la fonofobia?

Al fine di mettere a punto delle strategie terapeutiche volte a lenire la fonofobia è indispensabile individuare quale sia la sua causa e agire su di questa. Nel caso insorga questo disturbo, quindi, è consigliabile chiedere il parere del proprio medico di fiducia.  

Con la fonofobia quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di insorgenza di fonofobia è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico per un consulto. Se si è a rischio di meningite è bene ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.

Infezione da Bukholderia pseudomallei

Che cos’è l’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Il batterio Burkholderia pseudomallei provoca la melioidosi, definita anche “malattia di Whitmore”, una patologia infettiva e trasmissiva diffusa soprattutto nelle regioni del sud-est asiatico e dell’Australia settentrionale. In aggiunta all’uomo, diverse specie di animali sono  molto sensibili alla melioidosi: pecore, capre, maiali, cavalli, cani, gatti.  

Come si contrae l’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Lo sviluppo di un’infezione da Bukholderia pseudomallei (melioidosi) è dovuta a batteri che si trasmettono all’uomo attraverso il contatto diretto con terra e acqua contaminate (inalazione di polvere o gocce d’acqua, ingestione di acqua, contatto con terra contaminata), in particolare in presenza di tagli o abrasioni sulla pelle. Molto rararamente, l’infezione può trasmettersi da uomo a uomo .  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Esistono diversi tipi di infezione da Bukholderia pseudomallei (melioidosi), ciascuna con un proprio gruppo di sintomi. In generale, è importante sapere che la melioidosi è caratterizzata da una vasta gamma di sintomi che possono essere confusi con altre malattie come le forme prevalenti di polmonite e tubercolosi. In un’infezione localizzata, i principali sintomi che la caratterizzano sono: dolore o gonfiore localizzato, febbre, ulcerazione, ascesso. Se l’infezione è polmonare i sintomi includono: tosse, dolore al petto, febbre alta, cefalea, anoressia. Se il contagio è diffuso, i sintomi includono: febbre, cefalea, difficoltà respiratorie, disturbi addominali, dolori muscolari e/o dolori articolari, disorientamento, perdita di peso, convulsioni. Il periodo che intercorre tra l’esposizione ai batteri che provocano la malattia e la comparsa dei sintomi è piuttosto variabile; i segnali si manifestano generalmente due-quattro settimane dopo l’esposizione.  

Come può essere curata un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

La durata del trattamento e il tipo di infezione da Bukholderia pseudomallei influenzano i risultati a lungo termine. Solitamente, il trattamento inizia con una terapia antimicrobica endovenosa per 10-14 giorni, seguita da 3-6 mesi di terapia antibiotica per via orale.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Mal di denti

Che cos’è il mal di denti?

Il mal di denti può avere un’intensità variabile e riguarda le arcate dentarie, sia superiore sia inferiore. Spesso è diretta conseguenza di una carie o di un’infezione al cavo orale.

Quali sono le cause del mal di denti?

Oltre alle carie e alle infezioni al cavo orale, il mal di denti può avere altre origini, come problemi alle mascelle o problemi cardiaci. Tra le patologie scatenanti questo tipo di problema ci possono essere anche: cefalea, mal d’orecchi, ascessi, bruxismo – il digrignare dei denti mentre si dorme –, parodontite e sinusite.

Quali sono i rimedi contro il mal di denti?

In attesa di un intervento del medico dentista, il mal di denti può essere contenuto con degli antidolorifici. Può invece essere annullato con una cura antibiotica che sia prescritta dal dentista o intervenendo sulla patologia che ne è causa. Qualora il problema riguardi direttamente i denti, la soluzione è intervenire sulla carie, otturando il dente colpito o devitalizzandolo; successivamente si provvederà a ricoprirlo con una corona o capsula dentale. Se la causa di questo male è il bruxismo può richiedersi l’impiego di un bite, che è uno speciale paradenti da applicare prima di addormentarsi; se invece il fastidio ai denti deriva da sinusite è da prevedersi l’utilizzo di medicinali specifici per questa patologia.

Mal di denti, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di mal di denti – in particolar modo quando questo sia intenso o duri da uno o più giorni o è associato a stato febbrile – è sempre meglio rivolgersi ad un dentista. Se la causa del male non è direttamente collegabile ai denti è opportuno rivolgersi senza indugio al proprio medico.

Meningismo (pseudomeningite)

Che cos’è il meningismo?

Il meningismo, conosciuto anche come pseudomeningite per la similitudine nella sintomatologia con la meningite, è una condizione clinica i cui sintomi sono: rigidità della nuca con cefalee e vomito. Se fossero presenti anche infiammazione delle meningi e del liquido cerebro-spinale, si tratterebbe invece di meningite.  

Quali possono essere le cause del meningismo?

Il meningismo può dipendere da malattie infettive gravi come: influenza, malaria, malattie esantematiche, polmonite, pielite, tifo o anche da intossicazioni.  

Quali patologie possono essere associate al meningismo?

Tra le patologie che possono essere associate al meninginismo ci sono: acetonemia, insufficienza renale, shock settico, tifo, intossicazioni, malattie esantematiche, malaria, pielite, polmonite, rabbia. Queste elenco è meramente indicativo e per questo è sempre suggerito consultare il proprio curante.  

Quali sono i rimedi contro il meningismo?

I rimedi contro il meningismo dipendono dalla patologia che lo ha provocato, per cui è necessario individuarne la causa con l’ausilio del medico.  

Con meningismo quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di meningismo è suggerito rivolgersi al proprio medico curante o ricorrere alle cure del Pronto Soccorso, soprattutto se sia già stata diagnosticata una delle patologie indicate sopra.

Nausea

Che cos’è la nausea?

La nausea è un disturbo che si caratterizza per il desiderio di vomitare accompagnato da una sensazione di spossatezza diffusa per tutto il corpo.  

Quali sono le cause della nausea?

La nausea può essere provocata da vari fattori, tra i quali:
  • presenza di particolari stimoli visivi, olfattivi o gustativi
  • assunzione di alcuni medicinali
  • stato di gravidanza
  • emozioni di particolare intensità o problemi di natura psicologica
Può inoltre essere associata a varie malattie, tra le quali si possono includere: morbo di Crohn, pancreatite, reflusso gastroesofageo, tumore al pancreas, tumore allo stomaco, tumore del colon-retto, tumore dell’esofago, tumore dell’ovaio, angina pectoris, calcoli renali, cefalea, cirrosi epatica, colica renale, epatite, ernia iattale, fibrosi cistica, gastrite, glaucoma, infarto miocardico, insufficienza renale, intolleranze alimentari.  

Quali sono i sintomi della nausea?

La nausea di solito si accompagna a reazioni fisiche quali sudorazione, vertigini, pallore, sensazione di disgusto verso cibi od odori di particolare intensità, copiosa produzione di saliva e dolore a livello dello stomaco.  

Quali sono i rimedi contro la nausea?

I rimedi per la nausea variano a secondo della patologia che ne sta alla base. In caso di fastidio nei confronti di determinati cibi od odori si consiglia di evitare di esporsi al contatto con questi, allo scopo di circoscrivere le manifestazioni del disturbo. Qualora sia conseguenza di un consumo di medicinali si consiglia di rivolgersi al medico che li ha prescritti al fine di cercare – insieme a lui e per quanto possibile – un’eventuale terapia alternativa.  

Nausea, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di nausea, è opportuno rivolgersi al proprio medico quando questa sia insistente e perdurante e nel caso in cui in precedenza sia stata diagnosticata una patologia che potrebbe essere – secondo quanto indicato dal medico stesso – a essa correlata.

Occhi arrossati

Che cosa sono gli occhi arrossati?

Gli occhi sono arrossati quando c’è una dilatazione dei vasi sanguigni che sono presenti nella sclera, cioè nella parte bianca dell’occhio. Può trattarsi di una condizione che si risolve da sé, senza che vi siano conseguenze, oppure può rappresentare una vera e propria patologia, soprattutto nei casi in cui questo disturbo sia associato ad altri sintomi.  

Quali altri sintomi possono associarsi agli occhi arrossati?

Agli occhi arrossati possono essere associati altri sintomi come prurito e dolore agli occhi, problemi alla vista, secrezione di liquidi verdognoli o giallastri, nausea, fotofobia e mal di testa.  

Quali sono le cause degli occhi arrossati?

Le cause degli occhi arrossati sono molteplici e possono essere esterne o interne. Tra le cause esterne ci sono l’aria troppo secca, l’esposizione eccessiva al sole, la presenza di polvere, il sottoporsi a sforzi particolarmente intensi, la presenza di corpi estranei nell’occhio, traumi o lesioni subite, comprese quelle provocate dall’uso di lenti a contatto. Tra le cause esterne ci possono essere anche colpi di tosse particolarmente violenti, in grado d provocare una piccola emorragia al di sotto della congiuntiva. Tra le cause interne ci sono invece varie patologie, tra cui: calazio, cefalea, allergie da contatto e respiratorie, glaucoma, orzaiolo, cheratocono, congiuntivite, presbiopia, pertosse, rosacea, uveite, sindrome dell’occhio secco e ulcera corneale.  

Quali sono i rimedi contro gli occhi arrossati?

Se gli occhi arrossati dipendono da uno sforzo la cura migliore è il riposo. Quando invece sono causati da una malattia o da un’infezione possono essere trattati con colliri contenenti antibiotici o altre cure specifiche, da valutare caso per caso.  

Occhi arrossati, quando rivolgersi al proprio medico?

Gli occhi arrossati devono essere segnalati al proprio medico quando perdurano per più di due-tre giorni o quando siano associati ai sintomi sopra elencati. La stessa attenzione deve essere prestata nel caso in cui il paziente stia osservando una terapia a base di farmaci anticoagulanti. In presenza di un corpo estraneo nell’occhio, invece, è necessario recarsi al più vicino Pronto Soccorso per ricevere le cure del caso.  

Area medica di riferimento per gli occhi arrossati

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per gli occhi arrossati è il Centro Oculistico.

Parestesia

Che cos’è la parestesia?

La parestesia è la percezione alterata degli stimoli sensitivi, cioè quelli che riguardano il tatto e la percezione del dolore, del calore, del freddo e delle vibrazioni. La percezione può variare sia per quando riguarda l’insorgenza sia in relazione alla durata e alla dislocazione degli stimoli.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla parestesia?

Alla parestesia possono accompagnarsi vari stimoli come prurito, pizzicore, solletico o formicolio che si manifestano senza che ve ne sia un apparente motivo.  

Quali sono le cause della parestesia?

La parestesia può avere cause che sorgono a livello del sistema nervoso, sia centrale sia periferico, o può essere conseguenza di traumi o ustioni. Può inoltre essere inoltre la manifestazione di varie patologie, tra cui: aterosclerosi, ansia, artrosi cervicale, cefalea, emicrania, attacchi di panico, ernia del disco, ictus, piede diabetico, sclerosi multipla, sindrome del tunnel carpale, vene varicose e poliomielite.  

Quali sono i rimedi contro la parestesia?

La cura della parestesia dipende dalla sua causa: occorre individuarla e intervenire su questa.  

Parestesia, quando rivolgersi al proprio medico?

Una condizione caratterizzata da parestesia deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico.  

Area medica di riferimento per la parestesia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la parestesia è l’Ambulatorio di Neurologia.

Svenimento

Che cos’è lo svenimento?

Lo svenimento è una situazione di perdita di coscienza che consegue a una diminuita intensità del flusso del sangue diretto al cervello. Lo svenimento ha di solito una durata di circa due minuti, dopo i quali c’è il recupero della coscienza.  

Come si manifesta lo svenimento?

Lo svenimento si manifesta con una perdita improvvisa del tono muscolare, che causa una repentina caduta al suolo, associata a una perdita del colorito del volto. Lo svenimento può essere preceduto da “segnali” come una diffusa debolezza, nausea e problemi all’udito e alla vista.  

Quali sono le cause dello svenimento?

Di solito lo svenimento è conseguenza di una particolare situazione di stress cui è sottoposto l’organismo. Questo stress può derivare da forte emozione, dolore intenso, paura, consumo di sostanze alcoliche o droghe, assunzione di alcuni medicinali, convulsioni, ipoglicemia o improvvisi cali di pressione. Spesso lo svenimento può essere semplicemente provocato dall’alzarsi in piedi troppo velocemente. Può però anche derivare dalla presenza di alcune patologie come: diabete, embolia polmonare, ictus, infarto miocardico, artrosi cervicale, cefalea, ipertrofia ventricolare.  

Quali sono i rimedi contro lo svenimento?

Nel caso in cui si deva soccorrere una persona svenuta bisognerà anzitutto verificare che le vie respiratorie siano libere, allentando eventuali camicie chiuse o cravatte strette attorno al collo. Bisognerà successivamente fare in modo che i piedi dello svenuto siano a un livello più alto di quello del cuore. Se il soggetto svenuto ha vomitato, infine, bisogna girarlo su un lato, per evitare il soffocamento. Qualora la persona colpita da svenimento si sia ripresa, dovrà restare sdraiata per ameno 10-15 minuti, possibilmente in un ambiente fresco e non rumoroso.  

Svenimento, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di svenimento è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico, soprattutto se gli svenimenti siano più di uno e se siano accompagnati da altri sintomi. Ci sono situazioni, però, in cui è meglio recarsi direttamente al più vicino presidio di Pronto Soccorso per sottoporsi ai dovuti accertamenti. Questi i casi più frequenti:
  • quando lo svenimento è associato a diabete,
  • quando è accompagnato da sintomi particolari come battito cardiaco irregolare, convulsioni, dolore persistente al petto, difficoltà di movimento e di parlare, perdita di controllo di vescica urinaria e intestino.
  • in caso di svenimento che fa seguito a una caduta,
  • quando la persona colpita è una donna incinta o un soggetto ultracinquantenne.