Incubatrice neonatale

Che cos’è l’incubatrice neonatale e a che cosa serve?

L’incubatrice neonatale (o culla termica) è un dispositivo utilizzato in varie strutture ospedaliere per alloggiare temporaneamente neonati venuti alla luce prima del termine o sottopeso. In questo modo l’incubatrice ricrea l’ambiente intrauterino e fornisce ai neonati le giuste condizioni per la loro sopravvivenza e sviluppo. Dal momento in cui i neonati giungono alla giusta temperatura corporea e al peso adeguato possono essere portati all’esterno dall’incubatrice: il lasso di tempo che ogni neonato deve trascorrere al suo interno varia in base al suo quadro clinico e alle sue condizioni fisiologiche.  

Come funziona l’incubatrice neonatale?

Quest’apparecchiatura è munita di un piano coperto da un materassino, su cui viene disteso il neonato, e di un involucro rigido trasparente provvisto ai lati di aperture circolari tramite cui il personale medico può far passare le mani per la cura del neonato, oppure possono essere usati dai genitori per interagire con il piccolo. L’aria presente nell’involucro è resa sterile con adeguati microfiltri ed è ossigenata tramite un tubo. Un sistema elettronico consente di monitorare i parametri vitali del neonato (battito cardiaco, respirazione) e di determinarne peso e temperatura, oltre che a indicare il livello di ossigenazione e calore della culla termica.  

L’incubatrice neonatale è pericolosa o dolorosa?

L’utilizzo dell’incubatrice neonatale è sicuro e del tutto indolore.

Pacemaker

Che cos’è il pacemaker?

Il pacemaker è un piccolo dispositivo elettrico, grande all’incirca quanto una moneta da due euro, che viene installato sottopelle nel torace dei soggetti che presentano delle anomalie nel battito cardiaco, come ad esempio la brachicardia, ossia un ritmo cardiaco troppo lento.  

A che cosa serve il pacemaker?

Il pacemaker è oggi la terapia più efficace per i soggetti che presentano bradicardia, dato che è in grado di ripristinare il corretto ritmo cardiaco con l’invio di impulsi elettrici. Questa malattia si contraddistingue per un ritmo eccessivamente lento del cuore (sotto le 60 pulsazioni al minuto). Ne consegue che il sangue ossigenato che viene pompato non riesce a soddisfare il fabbisogno dell’organismo, dando origine a cali di energia, vertigini, difficoltà respiratorie, mancamenti. Il pacemaker regola costantemente il cuore e agisce in modo autonomo in presenza di rallentamenti del battito cardiaco, tramite l’invio di stimoli elettrici.  

Come funziona il pacemaker?

Il pacemaker si impianta sottopelle con un intervento chirurgico effettuato in anestesia locale. L’installazione si effettua nella zona toracica, al di sotto della clavicola. Il dispositivo è connesso con uno o due fili (elettrocateteri) a diretto contatto con il cuore. Gli elettrocateteri inviano informazioni dal pacemaker al cuore e mandano gli stimoli elettrici in caso di necessità. Il pacemaker è programmato utilizzando un computer, per mezzo del quale lo specialista riesce anche a visualizzare tutte le informazioni relative al muscolo cardiaco del soggetto e il suo funzionamento.  

Il pacemaker è pericoloso o doloroso?

Il pacemaker è oggi adoperato comunemente; si tratta di un dispositivo sicuro a patto che si mettano in atto tutte le precauzioni indicate dal personale medico. Alcuni rischi sono caratteristici dell’intervento chirurgico, questo viene eseguito in anestesia locale per cui il paziente non sente dolore durante il posizionamento. A operazione conclusa potrebbe avvertire un certo fastidio nella sede dell’incisione e una sensazione di stanchezza.