Perché si suda?

Un termoregolatore naturale. È questa la principale funzione del sudore che ha il compito di ‘resettare’ la temperatura corporea ogni qual volta un fattore esogeno, quale uno sforzo fisico o un dispendio energetico eccessivo, ambientale come escursioni termiche importanti, ma anche fattori endogeni tra cui stati tensivi e/o emotivi, causano un sensibile aumento della temperatura corporea rispetto ai 36°C fisiologici sui quali l’organismo è naturalmente ‘programmato’.

Al pari di una centralina refrigerante, anche nell’organismo qualche ‘contatto’ nel corretto meccanismo della sudorazione può saltare per ragioni ancora da chiarire, facendo virare la normale produzione di sudore verso quantità massicce. E diventa patologico quando ricorrono condizioni di iperidrosi, bromidrosi, o all’apposto anidrosi, ciascuna accompagnate da implicazioni, oltre che fisico-estetiche, anche socio-relazionali e sulla qualità della vita.

Cosa succede?

La fronte che si imperla di gocce di sudore, le mani che si bagnano, le ascelle o i piedi che trasudano sotto l’impulso di vari stati e condizioni: tutto nella norma, quasi sempre.

«Nel processo di sudorazione – spiega il dottor Maurizio Nudo, responsabile dell’unità di dermatologia presso Humanitas Castelli di Bergamo – sono coinvolte varie tipologie di ghiandole sudoripare: le eccrine, maggiormente rappresentate a livello delle superfici palmari e plantari, e le apocrine presenti in più larga misura nelle zone del viso, torace e dorso. Queste ultime collegate anche alle ghiandole sebacee e tutte governate nella loro funzione e attività dal sistema nervoso simpatico o autonomo, a chiarire che la sudorazione si autodetermina: si regola e si attiva indipendentemente dalla nostra volontà».

Alcun controllo è possibile: né quando il sudore restituisce benessere all’organismo, riportando la temperatura a norma quando per qualche causa si è innalzata, né quando genera imbarazzo, con manifestazioni essudative eccessive.

Come nel caso dell’iperidrosi:

«Per la maggior parte – prosegue il dottor Nudo – si tratta di iperidrosi essenziale, condizione che di norma ha esordio fin dalla giovane età e che implica la produzione di sudore eccessivo senza cause specifiche. Interessa più di frequente la zona palmare e ascellare con manifestazioni variabili da un grado lieve a moderato, con condizioni di umidità più o meno intesa, fino a forme severe con un vero e proprio gocciolamento del sudore, tale da risultare invalidante per le difficoltà e il disagio che comporta nei rapporti soprattutto interpersonali. Le mani, infatti sono esposte più di ogni parte del corpo al contatto interpersonale, in occasioni di vita professionale e sociale. Né meno ‘imbarazzante’ è la formazione di gocce sulla fronte o di chiazze bagnate su indumenti per l’eccessiva sudorazione ascellare o inguinale. Esiste poi anche una iperidrosi secondaria che può associarsi o essere sintomo di alcune patologie: ad esempio il malfunzionamento della tiroide, in forme di ipertiroidismo, alterazioni del sistema endocrino, alcune tipologie di neoplasie come il tumore della prostata e linfomi quando la sudorazione è notturna, malattie psichiatriche, disturbi del metabolismo come l’obesità. Ancora questa condizione può essere tipica espressioni di stati fisiologici come la menopausa, che induce un profusione di sudore soprattutto nella regione centro sternale e dorsale o essere conseguenza di specifiche terapie fra cui quella ormonale. Dunque l’iperidrosi, fatta la corretta anamnesi del paziente, può rappresentare un ‘elemento’ di diagnosi differenziale».

Una ulteriore variabile può aggravare questo quadro clinico: l’insorgenza di cattivo odore, caratterizzante la bromidrosi, dovuta a una alterazione del pH della pelle che, fortemente acido, sprigiona umori acri.

 

«Le parti più colpite dal cattivo odore – continua Nudo – possono essere le ascelle, la regione del perineo, più specificatamente le zone intorno alla regione ano-genitale specie in particolari stati fisiologici, ad esempio nella donna durante o il periodo che precede il ciclo mestruale con la complicità dell’alterazione ormonale, ma anche le mani e i piedi».

La scienza si è interrogata sulle manifestazioni del sudore arrivando a definire che esso quando raggiunge la superficie cutanea è con molta probabilità inodore; in questa sede verrebbe attaccato da batteri ospiti sulla cute o nel corpo di diversa specie a seconda che il sudore venga prodotto dalle ghiandole apocrine o eccrine, i quali producono a loro volta frammenti chimici “volatili” che non profumano. In alcuni casi e sedi, come per le mani ad esempio interverrebbe a dare cattivo odore la macerazione della cheratina indotta dall’eccessiva quantità di sudore o nel caso dei piedi l’interazione dell’ambiente umido e dei materiali con cui sono fatte scarpe, specie se di gomma, o i calzini se di fibra acrilica, sintetica o di spugna che trattenendo e creando un ambiente umido, favoriscono oltre alla produzione di cattivo odore.

Invece, all’opposto può manifestarsi anidrosi:

L’assenza o la riduzione di sudorazione. «Anche questa condizione – chiarisce il dottor Nudo – può interessare una o più aree del corpo, prevalentemente le superfici palmari e planari, sulle quali si manifesta un eczema disidrosico bolloso. Le ghiandole sudoripare anziché espellere il sudore all’esterno lo trattengono, formando delle microvescicole che confluendo tra loro desquamano la pelle al pari di quella di un serpente. Questa condizione alimenta la formazione di vere e proprie dermatiti desquamative che sconvolgono il mantello cutaneo, promuovendo l’innesco di fenomeni fortemente infiammatori e desquamativi».

Anche in caso di anidrosi possono esserci stati patologici di base, tra cui ittiosi, malattia di Fabry, morbo di Hashimoto, malattia di Parkinson, psoriasi, sclerodermia, sindrome di Horner, amiloidosi, atrofia multisistemica (Ams), carcinoma polmonare a piccole cellule, dermatite, diabete, infezioni della pelle, ipotiroidismo, sindrome di Ross, sindrome di Sjögren, sindromi genetiche, traumi, uso di farmaci. Pertanto è fondamentale la diagnosi di un esperto per il corretto inquadramento clinico e l’adeguata impostazione terapeutica.

Le opzioni terapeutiche

L’approccio terapeutico, da soluzioni più conservative, all’utilizzo di terapie dedicate fino al ricorso alla chirurgia, è guidato dalla gravità e entità del fenomeno.

«In caso di iperidrosi – precisa il dottor Nudo – soprattutto se interessa adolescenti o giovani adulti si inizia con un trattamento ad uso topico con farmaci antitraspiranti a base di idrossido di alluminio al 20% sotto forma di creme o di polvere da sciogliere in acqua facendo degli impacchi sull’area interessata, in alternativa si può ricorrere all’acetato di alluminio, anch’esso un ottimo presidio. In caso di forme più importanti, moderato-gravi, ci si può avvalere di tecniche specifiche quali ad esempio la radiofrequenza. Il trattamento viene erogato tramite un apposito macchinario dotato di due manipoli, uno unipolare e l’altro bipolare, impiegati in modo alternato ciascuno per 10 minuti. Le ghiandole sudoripare sottoposte a una corrente continua di bassa intensità vengono in qualche modo ‘defibrillate’: questa azione induce un equilibrio del polo positivo e del polo negativo delle ghiandole sudoripare e il ripristino del loro corretto funzionamento».

Tra le soluzioni conservative si annovera anche la tossina botulinica: «Il trattamento è indicato nell’iperidrosi ascellare – commenta Nudo – e prevede l’iniezione della sostanza diluita tramite 10-15 piccole punture con aghi molto sottili, distribuite omogeneamente nell’area. Questa induce il blocco delle sinapsi che collegano il sistema nervoso e le ghiandole sudoripare terminali, dunque la riduzione dei sintomi visibili entro 7-10 giorni dalla fine del trattamento con risultati mantenuti nel tempo per circa 5-6 mesi e un sensibile miglioramento della qualità della vita».

Il trattamento dell’iperidrosi ascellare con tossina botulinica è controindicato in caso di allergia alla tossina o ai componenti della preparazione, in gravidanza o allattamento, in pazienti con malattie muscolari di varia natura e terapia con farmaci miorilassanti in corso, o in caso di precedenti interventi chirurgici al cavo ascellare. Sono possibili scarsi effetti collaterali, quali stanchezza, febbre, dolore muscolare che si risolvono in pochi giorni. Inoltre, il trattamento non si presta alle superfici plantari e palmari, aree altamente sensibili per la presenza di recettori molto superficiali che renderebbero le iniezioni piuttosto dolorose.

Infine in presenza di forme gravi, si ricorre alla chirurgia: l’intervento, in anestesia generale prevede la resezione del sistema simpatico (simpaticectomia) e il posizionamento di clip in sedi specifiche: facciale, ascellare o plantare. Mentre la terapia per la bromidrosi, oltre a alcuni consigli pratici e di igiene personale, ricorre prevalentemente all’uso di farmaci antitraspiranti e, laddove indicato, della tossina botulinica. Infine per l’anidrosi, se la causa dell’assenza di sudorazione è associata a uno specifico farmaco, si potrà procedere, dietro consiglio medico, con la rimodulazione del dosaggio o ad altra terapia consigliata dall’esperto e secondo i casi.

Stile di vita

Agire preventivamente sui disturbi della sudorazione non è possibile, la soluzione, al fianco delle terapie mirate, è adottare nella quotidianità corretti comportamenti che limitino quanto più possibile la sintomatologia:

«Per l’igiene personale – raccomanda Nudo – vanno impiegati in fase acuta detergenti debolmente acidi per evitare di ‘aggredire’ e seccare la pelle, alteranti a detergenti su base oleosa per idratare a fondo la cute. In aggiunta e in caso di bromidrosi, dietro prescrizione medica o su consiglio del farmacista, figura ‘chiave’ nella gestione della problematica, è possibile far uso di polveri aspersorie, inerti, che mantengono asciutta la cute impedendo il cattivo odore. Sono invece da evitare talco classico, anche mentolato perché possono peggiorare il quadro clinico».

Riguardo l’abbigliamento sono consigliati indumenti, compreso l’intimo, di colore chiaro, preferibilmente bianco, in fibra naturale meglio se di cotone 100%, evitando lana, fibre acriliche e elastiche che accentuano la sudorazione e favoriscono il cattivo odore. Per quanto riguarda i calzini, vanno scelti di cotone, di colore bianco da tenere a contatto con la pelle, eventualmente sovrapponibili (per un effetto puramente estetico), da un calzino scuro sempre di cotone.

In caso di attività sportiva, vanno evitati calzini di spugna che creano umidità, dunque iperidrosi e cattivo odore, habitat fertile per l’insorgenza di micosi. «Infine, in tema di alimentazione – conclude Nudo – non ci sono dimostrazioni scientifiche pro o contro il consumo di specifici cibi. Tuttavia è consigliato ridurre i cibi grassi e limitare l’uso di spezie piccanti e aromi, quali aglio e cipolla che potrebbero favorire una modificazione del pH della pelle e accentuare la bromidrosi».

TESTO TRATTO DALL’ARTICOLO PUBBLICATO SU “TEMA FARMACIA”, NUMERO APRILE 2022, A CURA DELLA GIORNALISTA SCIENTIFICA FRANCESCA MORELLI