L’autunno è la stagione della caduta delle foglie, delle castagne e dei capelli. È infatti proprio nel periodo autunnale – come del resto in quello primaverile – che si registra un aumento della caduta dei capelli, situazione che colpisce con la stessa intensità uomini e donne.

Ne parliamo con il dottor Maurizio Nudo, responsabile del Servizio di Dermatologia di Humanitas Castelli Bergamo e di Humanitas Medical Care di Trezzo sull’Adda.

Dottor Nudo, a che cosa è dovuta la particolare caduta autunnale dei capelli?

«È un fatto ciclico, naturale, per cui non è il caso di preoccuparsi se in questi giorni si scoprono più capelli nel lavabo. Senza dimenticare che una perdita fino a 100 capelli al giorno è una situazione del tutto normale».

Perché cadono più capelli in questo momento dell’anno?

«Per capirlo dobbiamo analizzare il ciclo di vita di un capello, che viene diviso in tre parti. La prima, che è chiamata “anagen” e che può durare anche fino a 7 anni, è quella di crescita vera e propria del capello. La seconda, “catagen”, ha una durata molto breve, di poche settimane, ed è una fase di quiescenza, durante la quale il capello non cresce più. La terza, “telogen”, è una fase di riposo che dura circa tre mesi, in cui il follicolo pilifero viene del tutto disattivato mentre il capello è ancora all’interno dello stesso follicolo. Alla ripresa dell’attività del follicolo il nuovo capello, già pronto, crescendo spingerà verso l’esterno il vecchio capello, determinandone la caduta. Ecco, in autunno e in primavera molti dei nostri capelli si trovano in questa terza fase, è per questo che abbiamo una maggiore caduta rispetto alle altre due stagioni».

La caduta dei capelli può dipendere anche da altre ragioni?

«Certo, e per comprenderne la causa è necessario procedere a una valutazione dello stato organico della persona. Per questo è importante che chi soffre di questo problema si rivolga a un dermatologo, lo specialista medico che ha le competenze per studiare la singola situazione e cercare di trovare la soluzione al problema. Meglio evitare le soluzioni fai-da-te, magari rivolgendosi a un tricologo – che è una figura non medica – o cercando soluzioni miracolose che, purtroppo non esistono».

Quali esami, nello specifico, possono aiutare a individuare la causa della caduta dei capelli?

«Devono essere eseguite delle analisi del sangue, in particolare quelle che riguardano l’emocromo con formula, la sideremia, cioè la concentrazione di ferro nel sangue, la transferrina, cioè la presenza della proteina che trasporta il ferro nel sangue e la ferritina, cioè il deposito di ferro. È importante inoltre valutare la presenza della vitamina D perché una sua carenza può determinare un’eccessiva caduta dei capelli. Infine bisogna verificare che non ci siano problematiche legate alla presenza di malattie della tiroide o di malattie autoimmuni a carico della stessa tiroide, da cui può dipendere la caduta».

In caso di esami non nella norma, come si corre ai ripari?

«Una volta effettuati gli esami, è lo stesso dermatologo che deve valutare i loro esiti. Se i dati sono fuori norma si deve intervenire sulle eventuali patologie esistenti e per questo il paziente sarà indirizzato verso altri specialisti. Quando invece i dati sono nella norma, si procede con una semplice terapia che prevede l’utilizzo di integratori o di emulsioni con cui rafforzare il cuoio capelluto. Oppure si può intervenire con la cosiddetta biostimolazione del cuoio capelluto, che consiste nell’esecuzione di piccole punture – eseguite con un ago molto sottile – di acido ialuronico, vitamine e minerali. È un intervento che ha l’obiettivo di rinvigorire il bulbo del capello attraverso un effetto volumizzante: il capello diventa più spesso e di conseguenza il volume totale della capigliatura aumenta».