L’artrosi di anca e l’artrosi di ginocchio possono compromettere in modo significativo la qualità di vita. Quando il dolore diventa persistente e limita le attività quotidiane, può essere il momento di valutare un intervento di protesi. La decisione, tuttavia, non dipende solo dai sintomi, ma anche dalla conferma diagnostica attraverso esami specifici.
Con l’aiuto del dottor Paolo Prati, responsabile della Chirurgia Protesica di Humanitas Castelli di Bergamo, vediamo quali sono i segnali che possono indicare la necessità di una protesi.
Il dolore e la limitazione dei movimenti
Il principale campanello d’allarme di un problema legato all’artrosi è il dolore. Quando diventa intenso e persistente, può ridurre la qualità di vita e rendere difficili anche le attività più semplici della quotidianità.
Con il progredire dell’artrosi, infatti, possono comparire limitazioni funzionali sempre più evidenti. Chi pratica sport può non riuscire più a eseguire i gesti abituali, mentre nella vita di tutti i giorni attività come infilarsi le scarpe o le calze, oppure salire in automobile, possono diventare faticose. Dolore e limitazione del movimento rappresentano quindi i principali elementi che portano il paziente a rivolgersi allo specialista per valutare la possibilità di un intervento di protesi.
L’obiettivo delle protesi di anca e ginocchio
L’intervento di protesi non ha come obiettivo quello di riportare il paziente alle stesse prestazioni fisiche dell’età giovanile o alla pratica di sport ad alto impatto. Lo scopo principale è quello di:
- eliminare il dolore e l’infiammazione causati dall’artrosi
- restituire una buona funzionalità dell’articolazione ginocchio o anca
- consentire di riprendere le attività quotidiane in modo adeguato all’età e alle aspettative della persona.
Per questo motivo la scelta di ricorrere a una protesi di ginocchio o anca nasce dall’insieme di diversi elementi:
- l’intensità del dolore
- la limitazione funzionale
- l’impatto sulla qualità di vita
- la conferma della diagnosi attraverso gli esami strumentali.
Intervento di protesi: la diagnosi si basa anche sugli esami
La presenza dei sintomi, da sola, non è sufficiente per indicare l’esigenza di un intervento chirurgico di protesi per ginocchio o protesi per anca. Solo una valutazione specialistica consente di individuare il momento più appropriato per l’intervento.
La valutazione clinica deve essere confermata dagli esami diagnostici, in particolare dalla radiografia e, quando necessario, anche dalla risonanza magnetica. Questi esami consentono di documentare la presenza dell’artrosi e il suo eventuale peggioramento, fornendo gli elementi utili per l’indicazione a una protesi di anca o di ginocchio.
Un intervento sempre più preciso e personalizzato
Oggi gli interventi di protesi di anca e di ginocchio possono essere eseguiti anche con il supporto della chirurgia robotica.
Il robot non sostituisce il chirurgo, ma lo affianca nella pianificazione e nell’esecuzione dell’intervento, mettendo a disposizione dati oggettivi sulle caratteristiche dell’articolazione. Grazie a un software dedicato è possibile:
- pianificare l’intervento
- simulare il posizionamento della protesi
- adattare le componenti protesiche alla specifica anatomia del paziente.
Nel caso della protesi di ginocchio, il sistema consente inoltre di ricostruire in tre dimensioni l’articolazione e di valutarne le caratteristiche anatomiche e funzionali, fornendo indicazioni utili per ottenere un allineamento della protesi il più possibile preciso e personalizzato.
Il supporto robotico permette di eseguire interventi:
- meno invasivi
- più precisi
- con una riduzione delle perdite di sangue
- con riduzione dei fenomeni infiammatori post-operatori
- con minor dolore
- con recupero funzionale più rapido.
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