Apparato riproduttivo

Che cos’è l’apparato riproduttivo?

L’apparato riproduttivo è composto dagli organi maschili e femminili coinvolti nei processi di riproduzione umana.  

Com’è strutturato l’apparato riproduttivo?

L’apparato riproduttivo maschile è composto da questi organi: L’apparato riproduttivo femminile è composto da questi organi:  

Qual è la funzione dell’apparato riproduttivo?

La funzione dell’apparato riproduttivo è quella di permettere l’incontro dello spermatozoo maschile con l’ovulo femminile, così da consentire la fecondazione di quest’ultimo e permettere la riproduzione del genere umano.

Apparato riproduttivo femminile

Che cos’è l’apparato riproduttivo femminile?

L’apparato riproduttivo femminile e quello che, insieme all’apparato riproduttivo maschile, consente la riproduzione umana.  

Com’è strutturato l’apparato riproduttivo femminile?

Gli organi che compongono l’apparato riproduttivo femminile sono:
  • l’ovaio, formato dalle ovaie, ghiandole che producono gli ovuli e secernono gli ormoni sessuali che regolano le fasi della vita riproduttiva
  • le salpingi, condotti che collegano le ovaie all’utero e sono il luogo in cui avviene l’incontro tra lo spermatozoo maschile e l’ovulo
  • l’utero, organo che accoglie l’ovulo fecondato per permetterne lo sviluppo e che provvede a espellere il feto quando la gravidanza ha avuto termine
  • la vagina, condotto che collega il collo dell’utero all’esterno, organo che riceve lo sperma durante l’atto sessuale e che al momento del parto consente l’espulsione del feto e della placenta
  • la vulva, cioè l’insieme degli organi genitali femminili esterni: grandi labbra, piccole labbra, clitoride, vestibolo vulvare, orifizio uretrale e orifizio vaginale.
 

Qual è la funzione dell’apparato riproduttivo femminile?

L’apparato riproduttivo femminile consente la produzione e la fecondazione dell’ovulo con l’obiettivo di dare origine a una gravidanza.

Infezione da Clostridium difficile

Che cos’è il Clostridium difficile?

il Clostridium difficile è un batterio anaerobio Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell’intestino (rintracciabile quindi nelle feci). Attraverso la produzione nell’intestino di una tossina necrotizzante alcuni ceppi possono provocare nell’uomo la colite, in particolare quando riescono a moltiplicarsi nell’intestino in grandi quantità. Questo accade, ad esempio, quando la flora batterica intestinale si modifica a loro favore come avviene, ad esempio, in seguito a terapia antibiotica orale protratta nel tempo. A correre il rischio maggiore di contrarre questa infezione, sono in particolare le persone sottoposte a uso prolungato di antibiotici.  

Come si contrae l’infezione da Clostridium difficile?

Siccome il Clostridium difficile è rintracciabile nelle feci, è possibile contrarre l’infezione da questo batterio toccando le mani, la bocca e altre mucose (come quelle del naso o degli occhi) dopo aver maneggiato oggetti o superfici contaminate da feci. Il Clostridium difficile può sopravvivere per lunghi periodi su oggetti e superfici. Le più importanti regole di prevenzione sono: lavare le mani dopo l’uso della toilette e soprattutto prima di mangiare; controllare che la toilette sia pulita, soprattutto se è stata usata in precedenza da persone che soffrono di diarrea.  

Quali sono le malattie e i sintomi legati all’infezione da Clostridium difficile?

Tra i sintomi e le malattie legate all’infezione da Clostridium difficile, ci sono:  diarrea acquosa (almeno tre movimenti intestinali al giorno per due o più giorni), febbre, perdita di appetito, nausea, dolore addominale, colite (processo infiammatorio del colon) e colite pseudomembranosa (sindrome caratterizzata da febbre, nausea e diarrea in concomitanza con la terapia antibiotica).  

Come si può curare un’infezione da Clostridium difficile?

Per trattare le infezioni da Clostridim difficile si possono utilizzare diversi antibiotici. In caso di infezione primaria il trattamento include l’impiego di metronidazolo (nei casi di infezioni lievi), vancomicina o fidaxomicina. Il trattamento deve essere somministrato per via orale e deve avere una durata di almeno 10 giorni. Quando possibile, si dovrebbe sospendere l’assunzione di altri antibiotici. È opportuno sapere che l’infezione si ripresenta in circa il 20% dei pazienti.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da streptococco di gruppo B

Che cos’è l’infezione da streptococco di gruppo B?

Lo streptococco di gruppo B (Streptococcus agalactiae) è un batterio che può infettare a qualsiasi età, ma può scatenare infezioni particolarmente pericolose nei neonati. Circa il 25% dei soggetti femminili risulta portatore di streptococco di gruppo B a livello del retto o della vagina, per cui in gravidanza (di solito tra la 35a e la 37a settimana di gestazione) è necessario sottoporsi a un test per valutarne la presenza. L’età media delle pazienti adulte, non in gravidanza, con infezioni da streptococco è di 60 anni e il rischio di infezioni gravi aumenta con l’età.  

In quale modo si contrae l’infezione da streptococco di gruppo B?

L’infezione da streptococco di gruppo B si può trasmettere da madre a figlio durante la nascita. La forma di trasmissione tra adulti non è nota.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da streptococco di gruppo B

Le infezioni da streptococco di gruppo B possono essere asintomatiche. Alle infezioni gravi possono essere associate:
  • infezioni del sangue (inclusa la sepsi)
  • infezione dei tessuti molli
  • infezioni della pelle
  • infezioni delle ossa e delle articolazioni.
I neonati possono essere associati a due sindromi. La prima, più precoce, compare a meno di una settimana dalla nascita, mentre la seconda, più tardiva, riguarda i bambini di età compresa tra i 7 e i 90 giorni. In entrambi i casi, il problema può essere associato a: sepsi, polmonite, meningite. Infine, durante la gravidanza, l’infezione da streptococco di gruppo B può causare: infezioni del sangue (inclusa la sepsi), amnionite, infezioni delle vie urinarie, morte fetale.  

Come si può curare un’infezione da streptococco di gruppo B?

L’infezione da streptococco di gruppo B può comparire e scomparire senza sintomi. Comunque, nel caso di infezioni microbiche positive durante la gravidanza, occorre somministrare antibiotici durante il travaglio. Ciò riduce il rischio di trasmissione al bambino di 20 volte (1 su 4.000 rispetto a 1 su 200). Viene somministrato per via endovenosa ed è efficace solo durante il travaglio. Nel neonato gli antibiotici vengono somministrati anche per via endovenosa, ma possono essere necessarie ulteriori procedure in caso di infezioni gravi. L’antibiotico più comunemente usato negli adulti è la penicillina. Nel caso di infezioni delle ossa o dei tessuti molli, possono essere necessarie ulteriori procedure, come ad esempio la chirurgia.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Manometro di Kegel

Che cos’è e a che cosa serve il manometro di Kegel?

Il manometro di Kegel – che prende il nome del ginecologo statunitense che lo ha inventato agli inizi del Novecento – è lo strumento che viene utilizzato quando vengono eseguiti gli esercizi di riabilitazione del pavimento pelvico femminile. Nello specifico, lo strumento serve a misurare e valutare l’intensità delle contrazioni volontarie del pavimento pelvico.  

Come funziona il manometro di Kegel?

Il manometro di Kegel è costituito da un manicotto al cui interno è inserita una camera d’aria collegata a una pompetta. Il manicotto viene delicatamente inserito nella vagina e in seguito riempito d’aria attraverso l’utilizzo della pompetta. Una volta eseguita questa azione, la paziente viene invitata a contrarre i muscoli del pavimento pelvico, in modo tale che lo strumento possa verificare la pressione esercitata dalla contrazione e visualizzarla sul manometro.  

L’uso del manometro di Kegel è pericoloso o doloroso?

L’uso del manometro di Kegel non comporta alcun rischioalcun dolore per le pazienti.

Ovaie

Che cosa sono le ovaie?

Le ovaie sono due ghiandole che costituiscono l’ovaio, organo che, unitamente all’utero, alle tube di Falloppio (dette anche “tube uterine” o “salpingi”), alla vagina e alla vulva va a formare l’apparato riproduttivo femminile.  

Dove sono posizionate e come sono fatte le ovaie?

Dette anche gonadi femminili, le ovaie sono due ghiandole, a forma di mandorla, che sono posizionate ognuna a uno dei due lati dell’utero. Nella donna adulta misurano circa 4 cm. di lunghezza, 2 cm di larghezza e 1 cm di spessore l’una. Collegate a mezzo di legamenti all’utero e alle tube, conservano tuttavia una certa autonomia nella loro mobilità. Le ovaie non conservano sempre le medesime dimensioni nel corso della vita: nelle bambine risultano difatti più piccole e tendono a ridursi anche nella terza età. Nelle donne che hanno molti figli si presentano di solito più grosse. Ciascuna delle due ovaie presenta due poli: uno superiore (o tubarico), che è connesso all’infundibolo della tuba uterina; uno inferiore (o uterino), più sottile, connesso all’utero dal legamento utero-ovarico. Due sono gli strati di tessuto che formano le ovaie:
  • lo strato più interno, ovvero la parte midollare, è ricco di tessuto connettivo denso e di vasi sanguigni utili per irrorare e nutrire l’organo
  • lo strato più esterno, la parte corticale, che occupa all’incirca due terzi di tutta la ghiandola, contiene tutti quei follicoli ovarici, ognuno a vari stadi di maturazione, che ogni mese durante il ciclo mestruale rendono possibile il maturare di un ovocita e la conseguente espulsione di un ovulo, elemento indispensabile per la riproduzione.
 

A che cosa servono le ovaie?

Le ovaie hanno un duplice ruolo: oltre a produrre gli ovuli – elementi indispensabili per la riproduzione (funzione gametogenica) -, secernono anche gli ormoni sessuali (progesterone, estrogeni e una piccola quantità di androgeni) che regolano tutte le fasi della vita riproduttiva femminile (funzione endocrina). Ogni mese le ovaie liberano un ovulo che è giunto a maturazione ed è quindi pronto per essere fecondato. Quando viene espulso dal follicolo ovarico, l’ovulo emigra all’interno della tuba di Falloppio (o salpinge, o tuba uterina); in seguito al rilascio dell’ovulo, il follicolo muta la sua natura in corpo luteo e inizia a secernere estrogeni e progesterone in attesa della fecondazione. Alla fine del ciclo mestruale, qualora non sia avvenuta la fecondazione, il corpo luteo regredisce e l’ovulo viene eliminate tramite il flusso mestruale. Se, invece, l’ovulo viene fecondato, l’uovo così formato transita dalle tube all’utero dove s’impianterà, determinando l’instaurarsi di una gravidanza.

Prurito vaginale

Che cos’è il prurito vaginale?

Il prurito vaginale è un fastidio provato dalle donne in presenza di irritazioni dei tessuti della vagina o della vulva. Non è in genere una condizione pericolosa per la salute, ma può comunque essere la conseguenza di un’infezione che, nel caso in cui non sia tenuta in debito controllo, può essere all’origine di varie complicazioni.  

Quali sono le cause del prurito vaginale?

Il prurito vaginale si presenta quando c’è assottigliamento o disidratazione della mucosa della vagina a causa di cambiamenti ormonali come quelli della menopausa ma anche a causa del contatto avuto con sostanze che possano provocare un’irritazione come saponi, creme, prodotti per l’igiene intima o con indumenti. Può essere causato anche da un’infezione sessualmente trasmessa. Può anche avere un’origine patologica, derivando da patologie come: diabete, dermatite, psoriasi, vaginite, vaginosi, candida, condilomi e malattia infiammatoria pelvica.  

Quali sono i rimedi contro il prurito vaginale?

Solitamente il prurito vaginale scompare da sé. L’infiammazione può comunque essere curato con lozioni o creme a base di steroidi. Ci sono però casi in cui sono richiesti trattamenti specifici:
  • quando c’è presenza di malattie sessualmente trasmesse che devono essere curate con antiparassitari o antibiotici
  • nel caso di infezioni a lieviti, che richiedono l’assunzione di creme, unguenti, ovuli a uso vaginale o prodotti da assumere per via orale
  • nel caso in cui derivi da menopausa e siano richieste creme, pillole o rimedi a base di estrogeni.
 

Prurito vaginale, quando rivolgersi al proprio medico?

Il prurito vaginale deve essere sottoposto all’attenzione del proprio medico nel caso in cui sia particolarmente intensa, quando permane a lungo nel tempo e quando si ripresenta in più momenti nei tempi successivi.  

Area medica di riferimento per il prurito vaginale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il prurito vaginale è il Servizio di Ginecologia.

Sanguinamento vaginale

Che cos’è il sanguinamento vaginale?

Il sanguinamento vaginale, comunemente conosciuto anche come “emorragia vaginale”, è una condizione che si caratterizza per la fuoriuscita tramite la vagina di sangue proveniente dall’utero, dalla cervice uterina (che rappresenta il collo dell’utero) o dalla vagina stessa. Le cause che possono innescare questa problematica sono molteplici: patologie infettive, patologie neoplastiche (cancro al collo dell’utero, presenza di polipi uterini) e infiammatorie (cervicite, malattia infiammatoria pelvica, clamidia, gonorrea, vaginite), presenza di condilomi, pre-eclampsia. Anche in gravidanza possono manifestarsi dei sanguinamenti vaginali: piuttosto frequenti, ad esempio, sono quelli provocati dall’impianto dell’embrione. Tra la sintomatologia che può accompagnare il sanguinamento vaginale si può trovare bruciore, cambiamenti nelle fisiologiche secrezioni vaginali, prurito più o meno intenso, dolore durante la minzione e/o durante i rapporti sessuali.  

Quali malattie si possono associare a sanguinamento vaginale?

Tra le patologie che possono essere associate al sanguinamento vaginale ci sono: clamidia, condilomi, pre-eclampsia, traumi, vaginite, cancro al collo dell’utero, ebola, malattia infiammatoria pelvica, polipi uterini, candida, cervicite, gonorrea. Si rammenta che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro il sanguinamento vaginale?

Poiché il disturbo può avere alla sua origine diverse condizioni mediche – alcune delle quali anche piuttosto importanti – al fine di mettere a punto un trattamento mirato è necessario individuare la causa che è alla sua origine. In caso di infezioni batteriche (malattia infiammatoria pelvica, gonorrea, clamidia, alcuni tipi di vaginite, alcuni tipi di cervicite) viene in genere prescritto l’impiego di antibiotici. Invece, nel caso di infezioni fungine (come la candida) viene di solito prescritto l’impiego di principi antimicotici. In caso di sospetta lesione neoplastica o pre-neoplastica si procede infine a un piccolo prelievo di tessuto da far esaminare dal punto di vista istologico.  

Sanguinamento vaginale, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliato rivolgersi al proprio medico in caso di forte trauma e nel caso in cui sia già stata diagnosticata o si sia a rischio di una delle patologie associate sopra elencate.

Secchezza vaginale

Che cos’è la secchezza vaginale?

La secchezza vaginale consiste nella diminuzione dell’idratazione delle pareti della vagina, condizione che può colpire le donne di tutte le età ma che si verifica soprattutto durate la menopausa. Può essere il segnale dell’atrofia vaginale, che consiste nell’assottigliamento della parete vaginale dovuta a un’infiammazione  

Quali altri sintomi possono essere associati alla secchezza vaginale?

Alla secchezza vaginale possono accompagnarsi altri sintomi come prurito, dolore e sanguinamento durante i rapporti sessuali, infezione alle vie urinarie ed esigenza di minzione urgente.  

Quali sono le cause della secchezza vaginale?

La secchezza vaginale può avere varie cause, tra cui: menopausa, cambiamento ormonale legato al ciclo mestruale, gravidanza, allattamento e invecchiamento. Tra le cause possono anche esserci il sottoporsi a chemioterapia, radioterapia o terapie ormonali. Altre cause ancora: rimozione delle ovaie, uso eccessivo di lavande vaginali, fumo di sigaretta. La secchezza vaginale può derivare anche da varie patologie come la vaginite o la candida.  

Quali sono i rimedi contro la secchezza vaginale?

La secchezza vaginale può essere curata in genere con prodotti topici a base di estrogeni o anche con prodotti lubrificanti e idratanti. Sono invece da evitare sostanze che possano essere irritanti come prodotti non indicati espressamente per l’igiene intima. Da evitare è inoltre l’esposizione a sostanze irritanti che potrebbero essere presenti in profumi artificiali e, a volte, anche nella carta igienica.  

Secchezza vaginale, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di secchezza vaginale deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico o del proprio ginecologo che saprà indicare la cura più adatta alla situazione specifica.  

Area medica di riferimento per la secchezza vaginale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la secchezza vaginale è il Servizio di Ginecologia.

Secrezioni vaginali maleodoranti

Che cosa sono le secrezioni vaginali maleodoranti?

Entro certi limiti e in corrispondenza di alcune fasi del ciclo della vita riproduttiva della donna – quali, ad esempio durante la fase dell’ovulazione in età fertile – è del tutto fisiologico che vengano emesse delle secrezioni dalla vagina. Contengono leucociti, cellule di desquamazione della mucosa vaginale e/o uterina e vari microrganismi: possono essere sierose o sieromucose, apparire più o meno trasparenti o biancastre, ed essere più o meno abbondanti. In situazioni patologiche – nel caso, ad esempio, di infezioni vaginali – possono cambiare aspetto, diventare giallastre, grigiastre o verdastre e farsi maleodoranti. Altri sintomi possono accompagnare la presenza delle secrezioni vaginali maleodoranti: dolore e prurito soprattutto durante i rapporti sessuali e/o durante l’atto dell’urinare.  

Quali malattie si possono associare a secrezioni vaginali maleodoranti?

Tra le patologie che possono essere associate alle secrezioni vaginali maeodoranti ci sono le seguenti: herpes genitale, malattia infiammatoria pelvica, trichomonas, vaginosi batterica, cervicite, clamidia, gonorrea, vaginite, cancro al collo dell’utero, candida. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro le secrezioni vaginali maleodoranti?

I trattamenti atti a risolvere o lenire una condizione caratterizzata da secrezioni vaginali maleodoranti possono essere molteplici: questi dipenderanno dalla patologia che è alla sua origine. In caso di infezioni batteriche potrà essere prescritto un trattamento a base di antibiotici da assumere via bocca o da applicare localmente. In caso di infezioni da funghi, come la candida, saranno prescritti degli antimicotici. È opportuno evitare i rimedi fai da te: intervenire con unguenti, creme e lavande non appropriate può sovrapporre alla malattia di base altre condizioni come infezioni e irritazioni che vanno a complicare ulteriormente il quadro clinico.  

Con secrezioni vaginali maleodoranti quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di secrezioni vaginali maeodoranti è sempre opportuno contattare il proprio medico di fiducia.

Utero

Che cos’è l’utero?

L’utero è un organo muscolare cavo che – unitamente alle ovaie, alle tube di Falloppio (o salpingi o tube uterine), alla vagina e alla vulva – forma l’apparato riproduttivo femminile. È l’organo che è deputato ad accogliere l’ovulo fecondato, a consentirne la crescita e a espellere il feto quando la gravidanza sia giunta a termine. L’utero riceve lo sbocco delle salpingi e nella parte inferiore si apre nella cavità vaginale.  

Com’è fatto l’utero?

La struttura del’utero non è sempre la stessa nel corso della vita: sono molteplici i cambiamenti che questo organo incontra, in relazione alle diverse fasi dello sviluppo sessuale della donna (prepubertà, pubertà, maturità sessuale, menopausa), in caso di gravidanza e nel corso del ciclo mestruale. La sua forma ricorda grosso modo quella di un cono con la punta rivolta verso il basso. Nelle donne che non hanno avuto figli le dimensioni dell’utero si attestano all’incirca sui 6-7 cm di lunghezza, 3-4 cm di larghezza e uno spessore di 2-3 cm, per un peso complessivo di 50 gr circa: valori che possono subire notevoli mutamenti nel caso di donne che abbiano avuto molti figli, per le quali possono aumentare sia le dimensioni sia il peso dell’organo . La cavità uterina è rivestita internamente da una mucosa, l’endometrio, grazie a cui viene garantito nutrimento all’embrione nel primo periodo di vita intrauterina, prima che si verifichi l’impianto. La muscolatura che riveste l’utero (miometrio) è spessa e consistente e le sue contrazioni rendono possibile, al momento del parto, l’espulsione del feto. Le porzioni nelle quali è possibile idealmente suddividere l’utero sono due:
  • una parte più larga – detta corpo uterino o corpo dell’utero – che si espande verso l’alto e in cui sfociano le salpingi (o tube di Falloppio, o tube uterine)
  • una parte più stretta – detta collo dell’utero o cervice uterina – dalla forma simil-cilindrica, che è rivolta verso il basso e che va a inserirsi nella vagina.
Prima della pubertà il collo dell’utero corrisponde a circa la metà della lunghezza complessiva dell’utero. Nelle donne che hanno avuto figli, invece, arriva a coprire un terzo di tutta la lunghezza dell’organo: ciò accade, specie nelle donne che hanno avuto più figli, in seguito al notevole sviluppo che incontra il corpo uterino al fine di ospitare le gravidanze.  

A cosa serve l’utero?

L’utero ha un triplice compito: accoglie l’ovulo fecondato, ne consente lo sviluppo e consente l’espulsione del feto quando la gravidanza sia giunta a termine.