Apparato muscolo-scheletrico

Che cos’è l’apparato muscolo-scheletrico?

L’apparato muscolo-scheletrico è composto dalle strutture che svolgono la funzione di sostenere e difendere il nostro organismo consentendone il movimento: ossa, articolazioni e muscoli. È l’apparato più voluminoso del corpo umano, di cui rappresenta l’80% del peso totale.  

Qual è la funzione dell’apparato muscolo-scheletrico?

L’apparato muscolo-scheletrico assicura sostegno e difesa all’organismo umano e al tempo stesso ne assicura i movimenti.  

Com’è strutturato l’apparato muscolo-scheletrico?

L’apparato muscolo-scheletrico è composta da:
  • ossa, che hanno la funzione di sorreggere il corpo. Dure e resistenti, si distinguono in lunghe, piatte, brevi e irregolari
  • articolazioni, elementi che regolano la connessione tra due o più ossa e che sono composte da tessuto cartilagineo o fibroso, capsule, membrane e legamenti. Possono essere mobili (es. ginocchio o gomito), semimobili (colonna vertebrale) o fisse (bacino o cranio).
  • muscoli, che consentono i movimenti del corpo e si dividono in due tipologie: striati (o volontari), il cui utilizzo è regolato dalla volontà delle persone e lisci (o involontari), la cui attività è indipendente e autonoma dalla volontà della persona.
Un muscolo particolare è il muscolo cardiaco, che ha la struttura propria dei muscoli volontari ma funziona come un muscolo involontario.

Articolazioni mobili

Che cosa sono le articolazioni mobili?

Le articolazioni mobili sono strutture complesse che consentono una contiguità tra due o più superfici ossee che sono deputate al movimento, come ad esempio le ginocchia e i gomiti.  

Come sono strutturate le articolazioni morbidi?

Le superfici articolari delle diartrosi, altro nome di queste articolazioni si presentano sotto varie forme: sferiche, piatte o elissoidali. Si tratta di superfici lisce, ricoperte da una cartilagine e racchiuse nella cosiddetta “capsula articolare”. Quest’ultima ha la forma di un manicotto ed è formata all’esterno da una membrana fibrosa e all’interno da una membrana sinoviale, che ha la funzione di secernere e riassorbire il liquido sinoviale che provvede a mantenere lubrificata l’articolazione.  

Qual è la funzione delle articolazioni mobili?

Le articolazioni mobili sono deputate al movimento del corpo, per questo sono strutturate in modo da consentire movimenti ampi alle ossa e ai muscoli coinvolti.

Betacarotene   

Che cos’è il betacarotene?

Il betacarotene è un carotenoide, cioè uno dei pigmenti vegetali (di colore rosso, arancione e giallo) che sono precursori della vitamina A (retinolo). Come tutti i carotenoidi, è liposolubile oltre che sensibile alla luce e al calore. Viene convertito in vitamina A all’interno del piccolo intestino per poi a depositarsi nel fegato che provvederà a rilasciarlo gradualmente, in base alle esigenze dell’organismo.  

A che cosa serve il betacarotene?

Il betacarotene è importante per il nostro organismo dal punto di vista nutrizionale. È anzitutto un ottimo antiossidante, capace pertanto di contrastare l’insorgenza dei radicali liberi, ed è una primaria fonte di vitamina A, che ha effetti benefici sulla vista e sulla pelle e che permette alle ossa di crescere in modo omogeneo. Per questo motivo è consigliabile un’adeguata assunzione di betacarotene soprattutto per i bambini e i giovani nell’età della crescita. I suoi benefici aumentano in caso di contestuale assunzione di vitamina C, vitamina E e zinco.  

In quali alimenti è presente il betacarotene?

Il betacarotene è contenuto in molta frutta, nelle verdure a foglia verde – tra le quali zucche e le carote – nei cereali e negli oli.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di betacarotene?

Il fabbisogno di betacarotene per una persona adulta varia dai 2 ai 4 mg al giorno.

Carenza di betacarotene

La carenza di betacarotene non provoca alcun problema di salute, salvo che non sia associato a una carenza di vitamina A, per cui si potrebbero verificare dei problemi correlati a questa carenza: disturbi alla vista, difficoltà dei processi di crescita, maggiore possibilità di contrarre infezioni.

Eccesso di betacarotene

L’eccesso di betacarotene riguarda soprattutto i fumatori; un suo surplus potrebbe difatti provocare un’incidenza maggiore di cancro al polmone, rispetto all’assunzione di dosi rientranti nel fabbisogno. Non devono eccedere nella sua assunzione nemmeno le donne in gravidanza o che stanno allattando. In condizioni normali, un eccesso di betacarotene potrebbe causare disturbi tra i quali è inclusa l’alterazione del colore della pelle. Disturbi che peraltro spariscono con la diminuzione dell’assunzione di carotene.  

Perché il betacarotene viene spesso inserito nelle creme solari?

Tra le funzioni del betacarotene vi è anche quella di migliorare la salute della pelle. Nello specifico, questo carotenoide contribuisce a ridurre la sensibilità della pelle quando questa è esposta ai raggi del sole. Soprattutto chi ha una pelle chiara, pertanto, potrebbe evitare di procurarsi una scottatura grazie all’utilizzo di una crema solare che contenga carotene.

Calcio

Che cos’è il calcio?

Il calcio è il più importante minerale del nostro corpo. Il 99% della quantità totale è concentrato nelle ossa, in cui si accumula sotto forma di carbonato.  

A che cosa serve il calcio?

Il calcio è fondamentale per lo sviluppo il mantenimento in salute di ossa e denti. Le ossa, infatti, sono sottoposte a un continuo processo di rimodellamento che prevede il riassorbimento e la deposizione di calcio nel nuovo tessuto osseo. Solo l’1% delle scorte totali di questo minerale partecipa ad altre funzioni: la contrazione dei muscoli, la trasmissione nervosa, la secrezione di ormoni, la vasodilatazione e la contrazione dei vasi sanguigni.  

In quali alimenti è possibile trovare il calcio?

Le principali fonti alimentari di calcio sono il latte e i suoi derivati, soprattutto i formaggi, gli yogurt e altri latti fermentati. Questo minerale è presente anche in alcuni vegetali a foglie scure (per esempio il cavolo cinese, il cavolo riccio e i broccoli, ma non gli spinaci), nei legumi secchi e in molti pesci e molluschi (per esempio sardine, vongole e cozze).  

Qual è il fabbisogno giornaliero di calcio?

La dose giornaliera di calcio raccomandata è pari a 800 mg. Il fabbisogno individuale, tuttavia, varia in base all’età. In particolare, il fabbisogno quotidiano di calcio aumenta in gravidanza e durante l’allattamento.  

Quali conseguenze può causare la carenza di calcio?

Le carenze di calcio, nel breve periodo, possono restare asintomatiche, ma se non trattate in modo adeguato possono portare a conseguenze molto gravi. I primi sintomi sono pizzicore e addormentamento delle dita, crampi muscolari, convulsioni, sonnolenza, scarso appetito e anomalie del battito del cuore. Inoltre, nel lungo periodo il rischio è quello di incorrere in osteopenia e, in seguito, a un’osteoporosi con conseguente aumento del rischio di fratture. Anche il rachitismo può essere una delle conseguenze della carenza di calcio, anche se più spesso alla base di questi problemi c’è una carenza di vitamina D.  

Quali conseguenze può causare l’eccesso di calcio?

Un eccesso di calcio nel sangue può provocare insufficienza renale, calcificazione dei vasi sanguigni e dei tessuti molli, aumento del calcio nelle urine e calcoli renali. Inoltre, un’assunzione eccessiva di questo minerale può causare stitichezza e interferire con l’assorbimento del ferro e dello zinco. Meno chiara è invece l’associazione con un aumento del rischio di tumore alla prostata e di patologie cardiovascolari.  

È vero che assumere calcio aiuta a contrastare l’osteoporosi?

Le carenze di calcio possono peggiorare l’osteoporosi, ma il problema deve essere affrontato a partire dalla giovane età, così da garantire una buona ossificazione fin da giovani.  

Carne di manzo

Con carne di manzo si indica la carne di bovini – in genere maschi castrati – che vengono macellati quando hanno un’età compresa tra i 3 e i 4 anni.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della carne di manzo?

Una fetta di carne di manzo magra e cotta del peso di 85 grammi apporta circa 182 calorie, così suddivise: 96,6 g proteine, 85,1 g grassi e 0,2 g carboidrati. In 85 g di hamburger di carne di manzo sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare carne di manzo?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di carne di manzo e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici della carne di manzo?

Le proteine della carne di manzo sono di qualità elevata. Le vitamine sono alleate del buon funzionamento del metabolismo e dello sviluppo del sistema nervoso durante la gestazione. Il ferro e altre molecole svolgono un’azione antiossidante. Calcio, fosforo e magnesio sono invece importanti per la salute di ossa e denti.  

Quali sono le controindicazioni della carne di manzo?

La carne di manzo è fonte di grassi saturi, la cui quantità può variare a seconda della sua origine del taglio, per cui non bisogna eccedere con il suo consumo. Anche perché questo tipo di carne è fonte di significative dosi di colesterolo, la cui assunzione è da tenere sotto controllo. Nella carne di manzo sono inoltre presenti grassi trans.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Cernia

Con il nome cernia vengono indicati vari pesci che appartengono alla sottofamiglia Epinephelineae, inclusa nella famiglia Serranidae.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della cernia?

100 grammi di cernia offrono un apporto di circa 118 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare cernia?

Non sono note interazioni tra il consumo di cernia e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici della cernia?

Le proteine della cernia sono di qualità e i grassi presenti sono alleati della salute. Le vitamine del gruppo B sono importanti per il buon funzionamento del metabolismo. Il potassio è alleato della salute cardiovascolare, il selenio è utile per le difese antiossidanti, il fosforo è benefico per ossa, denti, cuore, muscoli e reni oltre che per la trasmissione dell’impulso nervoso e per il buon funzionamento del metabolismo.  

Quali sono le controindicazioni della cernia?

La carne della cernia è ricca di colesterolo per cui deve essere tenuta sotto controllo soprattutto da parte di chi soffre di problemi cardiovascolari.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Fluoro

Che cos’è il fluoro?

Il fluoro, il cui simbolo chimico è F, è presente in piccole quantità in quasi tutti i tessuti dell’organismo. I livelli più alti si trovano nello scheletro e nei denti.  

A cosa serve il fluoro?

Con il fluoro si rafforzano le ossa favorendo la formazione di depositi di calcio al loro interno e favorisce il buon sviluppo dentale, riducendo il rischio di danneggiare lo smalto dei denti contrastando l’acidità della bocca.  

In quali alimenti è presente il fluoro?

Le fonti alimentari principali di fluoro sono: pesce, frutti di mare, latte, carne e formaggi. Il contenuto di fluoro negli alimenti di origine vegetale varia notevolmente a seconda delle caratteristiche del terreno su cui sono stati coltivati e del possibile utilizzo di fertilizzanti. Il fluoro è presente anche nel tè, nell’acqua potabile e nell’acqua fluorizzata.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di fluoro?

Il fabbisogno giornaliero di fluoro dipende dall’età. Nei bambini fino a 6 mesi di età è di 0,1-0,5 mg al giorno; da 6 mesi a 1 anno è di 0,2-1 mg al giorno; da 1 a 3 anni è da 0,5 a 1,5 mg al giorno; da 4 a 6 anni è da 1,0 a 2,5 mg al giorno; da 7 anni è da 1,5 a 2,5 mg al giorno. Per gli adulti sè da 1,5 a 4,0 mg al giorno.  

Quali sono le conseguenze di una carenza di fluoro?

La carenza di fluoro può aumentare l’incidenza di problemi ai denti, ad esempio la carie.  

Quali conseguenze può avere l’eccesso di fluoro?

Un eccesso di fluoro può interferire sull’attività di vari enzimi, può modificare il metabolismo delle vitamine e danneggiare il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale, ai reni ,al fegato, al cuore e agli organi riproduttivi. In aggiunta, può causare ritardo di crescita e osteosclerosi, calcificazione delle articolazioni e dei tendini e fluorosi dentale, una situazione in cui i denti appaiono opachi e macchiati. Altissime quantità di fluoro possono provocare marmorizzazione dei denti, con decolorazione dello smalto, bruciore di stomaco e dolori ai piedi e alle caviglie. Assumere dosaggi eccessivi può anche provocare fluorosi scheletrica, un indurimento anomalo delle ossa dovuto a dolori articolari e rigidità articolari, debolezza, danni al sistema nervoso e paralisi.  

È vero che il fluoro fa bene ai denti?

Il fluoruro è essenziale per lo sviluppo dei denti, ma per beneficiare della sua azione deve essere preso dalla nascita. Per questo motivo, il Ministero della Salute raccomanda la sua somministrazione ai bambini fino a 6 anni che vivono in zone dove l’acqua contiene quantità di fluoro inferiori a 0,6 ppm. In ogni caso, è importante non esagerare per evitare intossicazioni e fluorosi dentale.

Fosforo

Che cos’è il fosforo?

Il fosforo è il secondo minerale maggiormente presente nell’organismo. Circa l’85% del totale è depositato nelle ossa, la restante parte è localizzata in tessuti molli e nei fluidi extracellulari.  

A cche cosa serve il fosforo?

Il fosforo è fondamentale per la salute delle ossa e dei denti, sotto forma di fosfolipidi fa parte delle membrane cellulari e ha un ruolo essenziale nel processo di trasformazione del cibo in energia. Inoltre, si tratta di un costituente degli acidi nucleici (DNA e RNA), di alcune proteine e di alcuni zuccheri, e permette il funzionamento di alcune vitamine del gruppo B.  

In quali alimenti è contenuto il fosforo?

Il fosforo è presente in quasi tutti gli alimenti ed è aggiunto alla produzione di molti cibi lavorati. Ne sono ricchi soprattutto i cereali, i legumi, le uova, la carne (sia rossa che bianca), il latte, i formaggi e le verdure.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di fosforo?

La dose giornaliera di fosforo raccomandata è pari a 800 mg (valore di riferimento europeo).  

Quali conseguenze porta la carenza di fosforo?

La carenza di fosforo è un’eventualità molto rara. Tra le possibili conseguenze troviamo il rachitismo nei bambini e l’osteomalacia negli adulti. Inoltre, uno sbilanciamento tra livelli di fosforo e calcio può causare osteoporosi.  

Quali conseguenze provoca l’eccesso di fosforo?

Anche l’eccesso di fosforo è una condizione rara. Nei primissimi giorni di vita può provocare una riduzione dei livelli di calcio nel sangue e spasmi muscolari.  

È vero che il fosforo migliora la memoria?

Non esistono prove scientifiche che dimostrino il legame tra l’assunzione di fosforo e il miglioramento della memoria. Piuttosto che affidarsi a un singolo nutriente, per mantenersi in salute è consigliabile seguire un’alimentazione sana ed equilibrata.

Infezione da Pseudomonas aeruginosa

Che cos’è l’infezione da Pseudomonas aeruginosa?

Pseudomonas aeruginosa è un batterio Gram-negativo, un agente patogeno opportunistico che colpisce in particolare le persone con difese immunitarie compromesse o barriere fisiche (pelle o mucose) deboli. Si osservano tre stadi di infezione:
  • attacco patogeno e colonizzazione
  • infezione locale
  • passaggio nel sangue e malattia sistemica.
 

Come viene contratta l’infezione da Pseudomonas aeruginosa?

Nella maggior parte dei casi, l’infezione da Pseudomonas aeruginosa è una tipica infezione nosocomiale, ovvero viene contratta in ospedale. In particolare, si tratta del batterio più di frequente isolato nei pazienti ricoverati in ospedale per più di una settimana e uno dei microbi coinvolti nel fenomeno della resistenza a molteplici antibiotici (multi-drug resistance).  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da Pseudomonas aeruginosa?

Le infezioni da Pseudomonas aeruginosa possono dare origine a:
  • problemi respiratori (ad esempio polmonite)
  • presenza di batteri nel sangue
  • endocardite
  • problemi al sistema nervoso centrale (come meningiti o ascessi cerebrali)
  • problemi all’orecchio (ad esempio otiti)
  • problemi agli occhi (ad esempio endoftalmite o cheratite batterica)
  • problemi a ossa e articolazioni (come l’osteomielite)
  • problemi gastrointestinali (come diarrea, enterite ed enterocolite)
  • problemi alle vie urinarie
  • problemi dermatologici (ad esempio ectima gangrenoso)
In base agli organi interessati i sintomi e i segni dell’infezione possono includere: febbre, cianosi, disidratazione, fastidi addominali, lesioni emorragiche e necrotiche, ascessi, noduli sottocutanei, cellulite, soffio cardiaco, fascite, difficoltà di movimento, edema palpebrale, secrezioni oculari purulente, eritema congiuntivale.  

Cure e trattamenti

La cura delle infezioni da Pseudomonas aeruginosa deve comprendere farmaci antimicrobici, in particolare antibiotici, che verranno scelti attentamente in considerazione del fenomeno della resistenza agli stessi antibiotici. Nei casi complessi, potrebbe essere necessaria una terapia basata su una combinazione di due farmaci, come il beta-lattamico e l’aminiglicoside. Se si verificano infezioni superficiali agli occhi, la terapia topica può essere sufficiente, mentre in presenza di infezioni gastro-intestinali può essere necessaria la combinazione di un’adeguata idratazione con un trattamento antibiotico. In taluni casi, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico che permette di rimuovere il tessuto necrotico o di drenare gli ascessi. In casi molto gravi e rari si può dover ricorrere ad amputazione.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.  

Infezione da stafilococco meticillino-resistente

Che cos’è l’infezione da stafilococco meticillino-resistente?

Lo stafilococco meticillino-resistente è uno Staphylococcus aureus che risulta essere resistente a buona parte degli antibiotici che in genere sono utilizzati per curare le infezioni da stafilococco aureo. Questa resistenza si ritiene sia il frutto di un utilizzo inappropriato di antibiotici, cioè per infezioni che non ne richiederebbero l’utilizzo, come le sindromi da raffreddamento associate solo a virus o altre malattie come l’influenza stagionale, per cui gli antibiotici non sono efficaci.  

Come si contrae l’infezione da stafilococco meticillino-resistente?

Un’infezione da stafilococco meticillino-resistente può essere contratta soprattutto nell’ambito di una struttura di cura o ospedaliera, in particolare a seguito di terapie invasive come l’inserimento di cateteri o come interventi chirurgici di varia portata. Al di fuori delle strutture sanitarie, questa infezione può essere contratta in conseguenza di un contatto con la pelle di una persona che è Staphylococcus aureus.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da stafilococco meticillino-resistente?

Le malattie che possono essere associate all’infezione da stafilococco meticillino-resistente riguardano la pelle ma anche il sangue e alcune infezioni a ossa, articolazioni, valvole cardiache e ferite chirurgiche. Tali infezioni possono provocare noduli gonfi, dolorosi e rossi, molto simili a foruncoli. A questi noduli possono associarsi febbre, pus, ascessi e sensazione di calore.  

Come si può curare un’infezione da stafilococco meticillino-resistente?

Le infezioni da stafilococco meticillino-resistente vengono curate con antibiotici diversi da quelli con cui vengono curate le infezioni da stafilococco, come la meticillina. Si tratta di antibiotici alternativi, che riescono a uccidere il microbo nonostante i meccanismi di resistenza messi da esso in campo. In certe situazioni, però, il medico può disporre il drenaggio dell’ascesso che viene causato dal microbo, senza che vi sia l’utilizzo di alcun farmaco.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Magnesio

Che cos’è il magnesio?

Il magnesio è un macroelemento, uno dei minerali più presenti nel corpo umano. In genere in un adulto ci sono tra 20 e 28 g, di cui il 50-60% è concentrato nelle ossa, 39% nei tessuti molli e solo l’1% nel sangue. La concentrazione di magnesio tra 0,75 e 0,95 mmol/L è considerata normale.  

A cosa serve il magnesio?

Il magnesio prende parte a numerose reazioni cellulari. È il cofattore di oltre 300 enzimi che controllano processi diversi come la sintesi proteica, la funzione muscolare e nervosa, lo zucchero nel sangue e il controllo della pressione sanguigna. È necessario per la produzione di energia ed è necessario per i processi di fosforilazione ossidativa e glicolisi, partecipa allo sviluppo strutturale delle ossa ed è necessario per la sintesi di DNA, RNA e glutatione, un importante antiossidante. Contribuisce inoltre al trasporto di calcio e potassio tramite le membrane cellulari, essenziali per la trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare e il battito cardiaco.  

In quali alimenti è presente il magnesio?

In quasi tutti gli alimenti il magnesio è presente ma è abbondante soprattutto negli ortaggi a foglia verde (es. spinaci), nei legumi, nella frutta secca, nei semi e nei cereali integrali e nelle banane. In genere, gli alimenti ricchi di fibre sono anche una buona fonte di magnesio.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di magnesio?

Il fabbisogno giornaliero raccomandato di magnesio è di 300 mg (valore di riferimento europeo).  

Quali sono le conseguenze della carenza di magnesio?

La mancanza di magnesio è piuttosto rara. I più esposti al rischio sono coloro che assumono farmaci o soffrono di malattie che ne influenzano l’assorbimento – come la dissenteria cronica legata al Morbo di Crohn, la malattia celiaca o il diabete di tipo 2 – o coloro che hanno subito un intervento di bypass intestinale. In casi più gravi questa carenza può causare crampi e contrazioni muscolari, intorpidimento, convulsioni, aritmie, spasmi delle arterie coronariche, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e potassio nel sangue.  

Quali sono le conseguenze di un eccesso di magnesio?

Nella dieta l’eccesso di magnesio viene di solito eliminato attraverso i reni. Dosi eccessive possono tuttavia causare dissenteria, a volte con nausea e crampi addominali. Soltanto dosi superiori a 5 g al giorno sono state associate a tossicità che può causare abbassamento della pressione sanguigna, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.  

È vero che il magnesio può essere utile contro i crampi mestruali?

Si, quando i crampi mestruali si verificano tutti i mesi, il magnesio può aiutare a combatterli. È disponibile in varie forme farmaceutiche, comprese fiale e bustine, si consiglia generalmente di prenderlo per almeno una settimana prima dell’inizio del ciclo.

Mais

Il mais è una pianta che appartiene alla famiglia delle Poaceae, da cui si possono trarre diversi prodotti alimentari come la farina, l’olio e i semi. È la pianta di interesse commerciale più coltivata nel mondo.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del mais?

100 grammi di mais offrono un apporto di circa 365 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: A seconda della sua varietà il mais può essere ricco anche di molecole come beta-carotene, anticianine e acidi ferulico, caffeico, cumarico, vanilico, siringico e protocatecuico.  

Quando non bisogna mangiare mais?

Non sono note interazioni tra il consumo di mais e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In caso di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del mais?

Il mais è una buona fonte di carboidrati e antiossidanti che portano benefici al nostro organismo. Le vitamine del gruppo B e folati aiutano lo sviluppo del sistema nervoso durante la gestazione, i grassi insaturi, il potassio e le fibre sono utili per la salute dell’apparato cardiocircolatorio, calcio, fosforo, magnesio e vitamina K sono ideali per la salute di ossa e denti, il ferro è utile per la produzione di globuli rossi.  

Quali sono le controindicazioni del mais?

Non si conoscono controindicazioni al consumo di mais.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Manganese

Che cos’è il manganese?

Il manganese , il cui simbolo chimico è Mn, è un minerale presente in quantità molto piccole nell’organismo. Il massimo totale è di circa 20 mg, concentrato principalmente nei reni, nel pancreas, nel fegato e nelle ossa.  

A cosa serve il manganese?

Il manganese, in particolare, è parte di un enzima che ha attività antiossidante che neutralizza i radicali liberi che possono essere dannosi per la salute. Apparentemente è importante anche per il funzionamento del cervello e del sistema nervoso in generale, per il metabolismo del colesterolo, dei carboidrati e delle proteine e sembra essere coinvolto nella formazione delle ossa.  

In quali alimenti è contenuto il manganese?

Le migliori fonti di manganese sono le verdure a foglia verde, riso integrale, cocco, mandorle e nocciole. Una buona quantità di questo sale minerale è presente inoltre in lamponi, fragole e more, ananas e frutti tropicali, banane, fichi e kiwi, uva, frutta secca, barbabietola, crescione, avena e cereali integrali, lattuga, spinaci, porri e carote, senape indiana, menta, aglio, spicchi, curcuma e tofu.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di manganese?

Non è raccomandata l’assunzione giornaliera di manganese, ma si ritiene che un’assunzione adeguata sia 3 mg nei bambini fino a 6 mesi di età, 6 mg da sette mesi all’anno, 1,2 mg da 1 a tre anni, 1,5 mg da 4 a 8 anni. Per gli uomini, 1,9 mg da 9 a 13 anni e 2,2 mg da 14 a 18 anni; per le donne, 1,6 mg da 9 a 18 anni. Dai 19 anni di età: 2,3 mg; negli uomini e 1,8 mg nelle donne.  

Quali sono le conseguenze della carenza di manganese?

La carenza di manganese è rara, ma può portare, se grave, a infertilità femminile, danni al pancreas, problemi cardiaci e osteoporosi. Sintomi che possono causare includono alta pressione sanguigna, contrazioni muscolari, malformazioni ossee, colesterolo alto, problemi alla vista e all’udito, grave perdita di memoria, brividi e tremori.  

Quali sono le conseguenze dell’eccesso di manganese?

Una dose eccessiva di manganese può portare a sintomi simili a quelli del Parkinson. Anche nelle persone con disturbi epatici, un eccesso di questo minerale può causare problemi psichiatrici, tremori e spasmi.  

È vero che il manganese aiuta a prevenire l’osteoporosi?

La presenza di manganese è importante per la crescita ossea, ma nessuno studio ha dimostrato l’efficacia dell’integrazione di manganese nella prevenzione dell’osteoporosi. La scelta migliore per proteggere la salute delle ossa è quella di seguire una dieta sana ed equilibrata.

Muscoli volontari

Che cosa sono I muscoli volontari?

I muscoli volontari, detti anche muscoli rossi o muscoli striati, sono quei muscoli la cui attività è regolata da un’attività cerebrale volontaria. Possono essere:
  • superficiali, quelli presenti nella zona del collo e della testa e che vengono definiti muscoli mimici
  • profondi, che sono quelli collegati alle ossa e responsabili del movimento e quelli collegati ad altri organi come quelli di senso.
Questi muscoli ricevono ordini direttamente dal cervello attraverso le fibre muscolari connesse alle terminazioni nervose: gli stimoli nervosi provenienti dal cervello inducono le contrazioni degli stessi muscoli. Questi muscoli non sono mai del tutto rilassati, anche in condizione di riposo. La tensione costante e moderata che li interessa viene definita “tono muscolare” o “tono posturale”. Quando il tono muscolare è inferiore al normale, condizione che può derivare da una riduzione dei livelli di potassio nel sangue, si parla di ipotonia. Quando al contrario il tono è superiore al normale si parla di ipertonia, condizione che può essere causata da una riduzione dei livelli di calcio.  

Come sono strutturati i muscoli volontari?

I muscoli volontari vengono classificati in base alla loro forma e al numero di capi di inserzione: bicipite, tricipite o quadricipite. Possono avere anche altre classificazioni, stabilite in base alla loro modalità di azione:
  • i muscoli agonisti sono quelli che compiono un movimento
  • i muscoli antagonisti sono quelli che si oppongono al movimento di un altro muscolo
  • i muscoli estensori sono quelli che consentono l’apertura di un’articolazione
  • i muscoli flessori, che consentono la chiusura di un’articolazione
  • i muscoli abduttori, che consentono di svolgere il movimento di allontanamento di un arto dal corpo
  • i muscoli sinergici, quelli che vengono utilizzati insieme ad altri per lo svolgimento di una singola azione.
 

Qual è la funzione dei muscoli volontari?

I muscoli volontari hanno la funzione di permettere alle persone di svolgere movimenti muscolari stabiliti dalla propria volontà. Alcuni esempi di questi movimenti sono: muovere le mani, muovere un dito, muovere la lingua, contrarre i muscoli facciali per assumere varie espressioni.

Naso

Che cos’è il naso?

Il naso è l’organo situato al centro del viso, in posizione mediana, che costituisce la parte iniziale delle vie respiratorie. Coinvolto nelle attività sia respiratorie sia olfattive, è formato da ossa e cartilagine che ne costituiscono la struttura esterna, che risulta sporgente rispetto al piano del viso. Al suo interno vi sono le parti anteriori delle fosse nasali che consistono in due canali tortuosi e lunghi rivestiti di mucosa che si aprono, verso l’esterno, nelle narici.  

Com’è fatto il naso?

La struttura del naso è formata da ossa e cartilagine: la parte ossea comprende sia le ossa nasali sia la mascella, mentre la parte cartilaginea è quella che determina la forma della sua punta. La compresenza di ossa e cartilagine nella sua struttura esterna è nettamente distinguibile palpando il dorso del naso. Scorrendo dalla punta verso la base, si percepisce difatti una differenza di durezza del tessuto sottostante la pelle, da più morbido a più duro. Le fosse nasali sono due: la loro parte anteriore si apre verso l’esterno tramite le narici, mentre la parte posteriore è collegata con la rinofaringe (ovvero la porzione superiore della faringe) a mezzo di due aperture, note con il nome di “coane”. Le fosse nasali sono ricoperte nella loro parte interna dalla mucosa pituitaria, distinta in due porzioni: una superiore (detta anche olfattiva) e una inferiore (detta anche respiratoria). La mucosa respiratoria si caratterizza per la presenza di una rete vascolare che permette il riscaldamento dell’aria che viene inspirata, oltre che dalla presenza di muco e ciglia che provvedono a umidificare e  depurare l’aria stessa. La porzione di mucosa olfattiva ospita invece i bulbi olfattivi, le cellule olfattive e i nervi olfattivi. Nella loro porzione esterna ciascuna delle due fosse presenta delle sporgenze ossee che sono a loro volta ricoperte di mucosa, ovvero i turbinati inferiore, medio e superiore. Le due fosse nasali sono separate dal setto, costituito da cartilagine e osso. Il tetto delle due fosse nasali è rappresentato dall’osso etmoide.  

Qual è la funzione del naso?

Le funzionalità associate al naso sono due:
  • quella respiratoria: Il naso costituisce parte delle vie respiratorie alte. Tramite l’inspirazione l’aria entra, attraverso le narici, nelle fosse nasali, dove viene riscaldata, umidificata e depurata a mezzo dell’azione del muco e delle ciglia in esse presenti, per poter continuare quindi il suo tragitto sino ai polmoni
  • quella olfattiva: la parete superiore che riveste le due fosse nasali intercetta i segnali olfattivi che vengono trasmessi al cervello tramite il bulbo e il nervo olfattivo.

Nichel

Che cos’è il nichel?

Il nichel è un elemento presente nell’organismo in quantità pari a circa 1 mg totale, distribuito soprattutto nelle ossa, nel pancreas e nella saliva.  

A che cosa serve il nichel?

Il nichel agisce come cofattore per diversi enzimi. Alcune ricerche condotte sull’uomo e sugli animali indicano una sua partecipazione al metabolismo di alcuni ormoni, del glucosio e dei grassi. Inoltre, pare essere coinvolto nel mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari e della stabilità di DNA e RNA.  

In quali alimenti è presente il nichel?

Il nichel è contenuto nei cereali, nei semi, nel grano saraceno e nei frutti di mare. Anche il cavolo, il pomodoro, i fagioli e altri legumi possono essere buona fonte di questo metallo, generalmente, bisogna tener conto del fatto che le quantità naturalmente presenti negli alimenti di origine vegetale variano notevolmente a seconda del terreno in cui vengono coltivati. Anche il cioccolato è una delle principali fonti di nichel. Tuttavia, le maggiori quantità si trovano nei grassi vegetali idrogenati: il nichel viene utilizzato per la loro produzione.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di nichel?

Per il corpo umano sono necessari circa 100 mg di nichel al giorno.  

Quali sono le conseguenze della carenza di nichel?

Di regola il fabbisogno di nichel è soddisfatto completamente con l’alimentazione, ma alcune condizioni (ad es. eccessiva sudorazione, malassorbimento intestinale, stress o malattie come la cirrosi e l’insufficienza renale cronica) possono causare carenze, che a loro volta possono portare a insufficienza epatica, problemi di crescita e riproduttivi, alterazioni del colore della pelle e peggioramento dell’anemia preesistente.  

Quali conseguenze determina un eccesso di nichel?

Il nichel in eccesso si accumula nel fegato, nei reni, nelle ossa e nell’aorta e può causare avvelenamento. I possibili sintomi sono nausea o vomito, emicrania e vertigini, difficoltà di respirazione, tosse, dolori al torace e rash cutanei. Un’assunzione eccessiva di nichel è stata anche legata a un aumento del rischio tumorale, soprattutto al polmone e alla prostata, nonché di infarto di ictus.  

È vero che l’allergia al nichel fa ingrassare?

I soggetti allergici al nichel non tendono a ingrassare, ma ad avere a che fare con evidenti gonfiori. Per risolvere il problema è necessario eliminare dalla dieta quotidiana i cibi che contengono questo metallo.

Orata

L’orata è un pesce che vive in acque poco profonde e dalla temperatura mite, soprattutto nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale. Può essere anche prodotto in allevamento per usi alimentari.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’orata?

100 grammi di orata offrono un apporto di circa 121 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: La carne di questo pesce è particolarmente ricca di acidi grassi omega 3.  

Quando non bisogna mangiare orata?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di orata e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dell’orata?

Grazie agli acidi omega 3, la carne dell’orata è inserita tra gli alimenti che vengono considerati in grado di proteggere la salute cardiovascolare. Il suo consumo aiuta la salute di ossa e denti, le funzioni regolate dagli ormoni tiroidei, la produzione di alcuni ormoni e di tessuto connettivo.  

Quali sono le controindicazioni dell’orata?

La carne dell’orata deve essere consumata preferibilmente dopo averla cotta, così da annientare eventuali sostanze tossiche che potrebbero essere presenti in essa. Soprattutto è importante difendersi dall’Anisakis, un parassita pericoloso per la salute umana che, appunto, può essere eliminato solo con la cottura. Se la si vuole consumare cruda, la carne dell’orata deve essere prima congelata per almeno 96 ore a -18° C in un congelatore a tre o più stelle. Chi vende o somministra pesce crudo ­ in generale tutto il pesce, compreso l’orata – deve osservare quanto stabilito dal regolamento CE 853/2004 che stabilisce l’obbligo di congelare le carni a -20° C per almeno 24 ore.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Trauma

Che cos’è un trauma?

Con il termine trauma si designa un danno all’organismo derivante da un evento esterno, come per esempio uno scontro o un urto. I traumi sono molto comuni (si pensi – ad esempio – agli incidenti in auto o alle cadute dall’alto) e possono provocare diverse lesioni sia alle ossa sia ai tessuti molli, in base al tipo di incidente. I traumi possono verificarsi  agli arti, alla testa, al torace e alla colonna vertebrale. Molto frequente è ad esempio il trauma cranico in seguito a un incidente stradale o un infortunio domestico, una caduta o una pallonata. Tali tipi di trauma sono tra i principali motivi per cui ci si rivolge al Pronto Soccorso, soprattutto nei bambini. Sono infatti costoro a essere particolarmente soggetti ai traumi cranici, a partire da quando hanno solo pochi mesi (cadute dal lettino, dal fasciatoio, dal passeggino) sino agli incidenti nel corso di giochi o momenti sportivi.  

Quali sono i sintomi associati al trauma?

Se a essere coinvolto è un arto, il soggetto avverte dolore; potrebbe inoltre esserci gonfiore o sanguinamento e l’arto stesso potrebbe venire ad assumere una posizione innaturale o risultare addirittura deformato. Il trauma cranico può essere lieve, medio o grave. Quello lieve si manifesta di solito con un lieve dolore alla testa, nel punto in cui si è preso la “botta” e una sensazione di leggero stordimento. Qualora la situazione sia invece più seria il soggetto avvertirà: nausea, vomito, forte mal di testa, vertigine, pallore; nei casi più gravi si possono avere perdita di coscienza e persino coma. In taluni casi si potranno riscontrare ferite alla testa con sanguinamento. Se l’infortunato è un bambino molto piccolo – che quindi non può o fatica a spiegare con parole proprie cosa avverte – è importante osservarne il comportamento: se a seguito della “botta in testa” piange e poi, dopo essere stato consolato, riprende le sue normali attività in modo del tutto tranquillo, la situazione non deve essere considerata preoccupante. Se invece il bimbo diviene molto pallido, ha nausea o vomito, manifesta sonnolenza o perde addirittura i sensi, il trauma deve essere considerato più serio.  

Che cosa bisogna fare in caso di trauma?

Se il trauma è lieve e la situazione sembra sostanzialmente tranquilla, è consigliabile applicare ghiaccio sulla zona colpita al fine di circoscrivere il gonfiore. In caso di sanguinamento è opportuno medicare la ferita. Se il soggetto non riesce a muovere l’arto o se questo appare o deformato o in posizione innaturale è raccomandabile contattare il Pronto Soccorso. Nel caso la vittima di un trauma cranico di lieve entità sia un bambino e l’incidente sia avvenuto prima del riposo pomeridiano o di sera, è consigliabile, di tanto in tanto, svegliarlo al fine di verificare che lo stesso stia effettivamente dormendo e che sia reattivo. Se a seguito di un trauma cranico la situazione appare di preoccupante entità, è importante contattare un’ambulanza o recarsi al Pronto Soccorso. Se il trauma coinvolge la colonna vertebrale è importante comprendere come si sente il paziente. Se avverte solo dolore ma riesce comunque a muoversi e ad alzarsi e a deambulare, ci si può recare con più calma al Pronto Soccorso per i relativi accertamenti. Qualora invece la vittima sia immobilizzata o in stato di incoscienza è fondamentale chiamare i soccorsi in modo tempestivo.  

Cosa non bisogna fare in caso di trauma?

In caso di trauma non bisogna ingerire cibo, bevande o medicinali. Il soggetto che ha subito il trauma non deve essere scosso nel caso in cui mostri sonnolenza o confusione. Non bisogna cercare di sistemare un arto che sembra essere in posizione innaturale.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.  

Vitamina D

Che cos’è la vitamina D

La vitamina D è una vitamina liposolubile; essa viene cioè accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità, tramite i cibi, dal momento che il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diviene necessario. Si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, che viene assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene invece sintetizzato dall’organismo.  

A che cosa serve la vitamina D?

La vitamina D è perlopiù sintetizzata dal nostro organismo, attraverso l’assorbimento dei raggi del sole operato dalla pelle. Questa vitamina è un regolatore del metabolismo del calcio e per questo motivo è utile nell’azione di calcificazione delle ossa. Contribuisce inoltre a mantenere nella norma il livello di calcio e di fosforo nel sangue.  

In quali alimenti è presente la vitamina D?

La vitamina D è scarsamente presente negli alimenti (uova, alcuni pesci grassi, latte e derivati, fegato e verdure verdi). L’unica eccezione è data dall’olio di fegato di merluzzo. Viene in grande parte accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari e va integrata solo in situazioni particolari, collegate alla gravidanza, alla crescita e all’allattamento.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina D?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D varia a seconda dell’età. Si parte dalle 200 unità al giorno per i bambini e gli adulti fino ai 50 anni, per passare alle 400 unità per le persone con età compresa tra i 51 e i 70 anni, e arrivare infine alle 600 unità consigliate per i soggetti con più di 70 anni.  

Carenza di vitamina D

La carenza di vitamina D incide negativamente sulla calcificazione delle ossa con effetti che vanno dal rachitismo (per i bambini) alle deformazioni ossee di varia natura e alla osteomalacia, che si presenta quando la struttura ossea è integra a livello esterno ma internamente alle ossa si registra un insufficiente contenuto minerale. La sua mancanza rende inoltre i denti più deboli e vulnerabili alle carie.  

Eccesso di vitamina D

L’eccesso di vitamina D può provocare una calcificazione diffusa a livello dei vari organi, con conseguente diarrea, vomito e spasmi muscolari.  

Quali comportamenti possono provocare una carenza di vitamina D?

Dal momento che la maggior parte della vitamina D viene recepita dai raggi del sole, una sua carenza può derivare da comportamenti che impediscano l’esposizione al sole (come, ad esempio, il vestirsi troppo coperti, l’utilizzare creme solari con protezione troppo elevata o il restare al chiuso per lunghe ore). La vitamina D viene “dispersa” anche a causa di comportamenti non appropriati come l’abuso di alcol e il consumo di sostanze stupefacenti. Inoltre, l’impiego di certi medicinali può influire sulla quantità di vitamina D custodita dal nostro organismo.