Aceto balsamico

L’aceto balsamico è un prodotto tipico italiano che ha origine dal mosto di uva che viene filtrato, cotto e sottoposto a una duplice fermentazione alcolica e acetica. La tipologia di aceto balsamico che viene definita “tradizionale” è prodotta solo nelle province di Reggio Emilia e Modena con marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta).  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aceto balsamico?

100 ml di aceto balsamico offrono un apporto di circa 88 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna consumare aceto balsamico?

L’aceto balsamico è sconsigliato per chi soffre di diabete dal momento che ha la capacità di contribuire ad aumentare livelli di insulina e glucosio nel sangue, soprattutto nel caso in cui il consumo sia combinato all’assunzione di farmaci con cui viene trattata questa patologia. Sconsigliato è anche il suo uso combinato con l’assunzione di farmaci antidepressivi dal momento che ha la capacità di abbassare la pressione sanguigna. In caso di dubbio meglio comunque chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’aceto balsamico?

Nell’aceto sono presenti molti sali minerali che apportano benefici al nostro organismo. La presenza di fenoli dell’uva conferisce proprietà antiossidanti, utili per il sistema immunitario, per combattere l’azione dei radicali liberi e per rallentare l’invecchiamento cellulare. Riconosciute sono anche le proprietà antibatteriche, antivirali e disinfettanti e la capacità di aumentare il senso di sazietà e rallentare l’attività gastrica senza appesantirla. Ha un apporto di calorie contenuto per cui è spesso utilizzato nelle diete a ristretto regime calorico. Non contiene colesterolo ed è dunque adatto al consumo di chi soffre di problemi di natura cardiovascolare.  

Quali sono le controindicazioni dell’aceto balsamico?

L’aceto, in ogni sua varietà, è sconsigliato a chi soffre di problemi di natura gastrica come reflusso gastroesofageo e gastrite, perché contribuirebbe ad aumentarne i sintomi.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Aceto di vino

L’aceto di vino, nelle sue versioni bianco, rosso o rosato, viene ottenuto fermentando il vino attraverso l’azione di alcuni batteri aerobi che appartengono al genere degli Acetobacter. È un condimento per alimenti che può essere utilizzato anche per conservare alimenti perché ha la proprietà di abbattere la carica microbica presente nei cibi. La qualità dell’aceto varia a seconda della qualità del vino e della tecnologia che viene utilizzata nella produzione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aceto di vino?

100 millilitri di aceto di vino offrono un apporto di circa 19 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna consumare aceto di vino?

L’aceto di vino deve essere evitato da chi soffre di diabete perché, se associati a farmaci antidiabetici, può provocare un aumento della quantità di glucosio e insulina presenti nel sangue. Tra le sue caratteristiche c’è quella di contribuire ad abbassare la pressione del sangue e per questo è sconsigliato per chi segue terapie a base di farmaci antidepressivi. In caso di dubbio, si consiglia di rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’aceto di vino?

Nell’aceto di vino c’è una buona presenza di sali minerali che hanno effetti positivi sul nostro organismo dal momento che rallentano la digestione senza appesantirla e aumentano il senso di sazietà. I polifenoli gli donano poteri antiossidanti, utili per rafforzare il sistema immunitario, per rallentare l’invecchiamento delle cellule e combattere i radicali liberi. Ha un limitato apporto di calorie e per questo è adatto a essere inserito nelle diete a basso regime calorico e viene considerato ideale per chi soffre di problemi cardiovascolari. L’acido acetico, infine, lo rende utile a controllare i livelli di zucchero nel sangue e a ridurre la pressione sanguigna.  

Quali sono le controindicazioni dell’aceto di vino?

Il consumo di aceto di vino non è consigliato a chi soffre di disturbi intestinali, soprattutto di reflusso gastroesofageo e gastrite.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Aerofagia

Che cosa è l’aerofagia?

L’aerofagia un gonfiore o di una tensione addominale che vengono determinate da un accumulo di aria all’interno dell’apparato digerente.  

Quali sono le cause dell’aerofagia?

L’aerofagia può essere causata dalla frequente assunzione di grandi quantità d’aria, anche tramite alimenti o bevande che ne contengano quantità consistenti. Può anche essere determinata da patologie tra cui ci possono essere: pancreatite, tumore dell’ovaio, ernia iatale, gastrite, sindrome dell’intestino irritabile, e ulcera peptica.  

Quali sono i rimedi contro l’aerofagia?

Nel caso in cui il problema abbia carattere cronico – si presenti cioè con una cadenza stabile – si consiglia di evitare il consumo di bevande gassose e di consumare i pasti con la dovuta lentezza. In alcuni casi può essere disposta dal medico una cura farmacologica che abbia come fine quello di prevenire il formarsi di gas all’interno dell’intestino. Qualora l’aerofagia si presenti con sintomi acuti e particolarmente intensi, il medico potrà prevedere l’assunzione di sedativi, tramite i quali ridurre l’ingestione di aria, o disporre l’impiego di un sondino naso-gastrico.  

Aerofagia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di aerofagia il consiglio del medico può risultare sempre di grande utilità. L’intervento di un medico specialista deve sempre essere preso in debita considerazione per gli individui con disabilità mentale che accusano episodi gravi di aerofagia, tali da causare anche difficoltà di natura respiratoria.  

Area medica di riferimento per l’aerofagia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento perl’aerofagia è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Alitosi

Che cos’è l’alitosi?

L’alitosi è conosciuta anche come “alito cattivo”, è quella situazione in cui l’alito si contraddistingue da un odore sgradevole e persistente.  

Quali sono le cause dell’alitosi?

Alla base dell’alitosipuò esserci il consumo di determinati cibi, cattive abitudini alimentari, ma anche vere e proprie malattie, tra le quali si possono elencare: carie, colite, diverticoli esofagei, fibrosi cistica, gastrite, parodontite, polmonite, acidosi metabolica, rinite, sinusite e tonsillite.  

Quali sono i rimedi contro l’alitosi?

L’alitosi può essere solitamente combattuta con una buona igiene orale. Quindi lavarsi bene i denti dopo ogni pasto utilizzando – oltre allo spazzolino – anche il filo interdentale. In taluni casi l’alitosi può essere temperata bevendo una certa quantità d’acqua. Spray, colluttori, caramelle e gomme da masticare rappresentano solamente un rimedio momentaneo, dal momento che non sono in grado di annullare il problema all’origine, ma solo di coprirne gli effetti.  

Alitosi, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora l’alitosi persista nonostante l’adozione di un attento regime alimentare e una costante pulizia di denti e bocca sarà opportuno rivolgersi al proprio dentista. Se questi non dovesse riscontrare dei problemi collegati alla bocca, occorre rivolgersi al proprio medico per farsi prescrivere delle analisi più approfondite.  

Area medica di riferimento per il meteorismo

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il meteorimo è l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.  

Bocca amara

Che cos’è la bocca amara?

Si ha bocca amara in presenza di uno spiacevole senso di amaro che riguarda il cavo orale senza che vi sia assunzione di alimenti.  

Quali sono le cause della bocca amara?

La bocca amara può essere causata da traumi, infezioni o infiammazioni oltre che dall’assunzione di alcuni farmaci. All’origine di questo disturbo possono esserci anche alcune patologie come: gastrite, reflusso gastroesofageo, calcoli alla cistefellea, ulcera peptica, ernia iatale e tumore allo stomaco.  

Quali sono i rimedi contro la bocca amara?

Il senso di amaro nella bocca lo si elimina intervenendo sulla causa che ne è all’origine. Nel caso di reflusso gastroesofageo e in altri casi può essere sufficiente intervenire sulla propria alimentazione o adottare uno stile di vita consono per ridurne gli effetti.  

Bocca amara, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione caratterizzata da bocca amara deve essere comunicata al proprio medico curante quando perdura per più di 2/3 giorni.  

Area medica di riferimento per la bocca amara

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la bocca amara è il Servizio di gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Bruciore di stomaco

Che cos’è il bruciore di stomaco?

Conosciuto anche come pirosi gastrica, il bruciore di stomaco è una sensazione di bruciore di solito associato al reflusso gastroesofageo, che si irradia dalla base dello sterno e può diffondersi sino alla faringe e all’esofago.  

Quali altri sintomi si accompagnano al bruciore di stomaco?

Il bruciore di stomaco molto spesso si manifesta in concomitanza con altri sintomi quali: nausea, tosse secca, vomito, asma, difficoltà o dolore a deglutire, respiro sibilante.  

Quali sono le cause del bruciore di stomaco?

Oltre al reflusso gastroesofageo, che è la prima causa del bruciore di stomaco, altre patologie possono determinare questo disturbo. Tra queste si registrano: intolleranze alimentari, tumore allo stomaco, angina pectoris, ernia iatale, esofagite, gastrite, infarto miocardico, ulcera gastrica e peptica.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore di stomaco?

Per combattere il bruciore di stomaco è necessario conoscerne la causa. In generale, per fronteggiare questo tipo di problema vengono utilizzati farmaci che abbiano proprietà anti-acide; queste sono le medesime che sono proprie del bicarbonato di sodio e del latte, il cui consumo è pertanto consigliato a chi soffre di leggeri bruciori.  

Bruciore di stomaco, quando rivolgersi al proprio medico?

Quando è associato a una delle patologie che ne possono essere causa o quando non accenna a diminuire nel giro di pochi giorni, il bruciore di stomaco richiede una visita del proprio medico curante.  

Area medica di riferimento per il bruciore di stomaco

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il bruciore allo stomaco è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Caffè

Il caffè è una bevanda che viene ottenuta attraverso la torrefazione e macinazione in polvere dei semi della pianta del caffè, della famiglia delle Rubiaceae, genere Coffea. Questa pianta viene coltivata su terreni permeabili posizionati in luoghi con temperature medie annue tra i 15 e i 25 gradi centigradi e caratterizzati da piogge abbondanti alternate a periodi di siccità. È presente in particolare in Sud America, Sud est Asiatico e Africa e ne esistono oltre 40 diversi tipi, tra cui le varietà più pregiate sono la Coffea robusta e la Coffea arabica.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del caffè?

100 grammi di polvere di caffè di buona qualità offrono un apporto di circa 287 calorie. Una tazzina ne contiene all’incirca 6 g, per cui apporta circa 17 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: 100 grammi di polvere di caffè contengono da 1 a 2 grammi di caffeina, a seconda della qualità della miscela e del metodo di preparazione.  

Quando non bisogna bere caffè?

Il caffè non deve essere bevuto quando si soffre di patologie come l’ipertiroidismo o il glaucoma o se si hanno problemi legati a cuore, stomaco, intestino, pancreas, reni e sistema nervoso. Il suo consumo deve essere concordato con il proprio medico quando si seguono terapie a base di antibiotici chinoloni o di alendronato – usato conto l’osteoporosi ­ – che possono contribuire ad aumentare l’assorbimento della caffeina. Il caffè deve inoltre non essere bevuto dai bambini.  

Quali sono i possibili benefici del caffè?

Quando viene consumato nelle giuste dosi il caffè può apportare alcuni benefici tra cui: stimolare il sistema nervoso riducendo la sensazione di sonnolenza e aumentando la sensazione di benessere, aumentare le capacità mnemoniche e di ragionamento, diminuire l’appetito e la sensazione di fame, stimolare la secrezione gastrica e biliare con beneficio dell’attività digestiva, agire come analgesico contro il mal di testa, sviluppare proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.  

Quali sono le controindicazioni del caffè?

Quando si supera la soglia di consumo di caffè, variabile da persona a persona, si possono generare vari problemi tra cui: insonnia, tremori, palpitazioni e disturbi del rimo cardiaco, ipereccitabilità, stati depressivi, acidità di stomaco, ipertensione, acuirsi di gastrite o reflusso gastroesofageo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Caffè espresso

Il caffè espresso è una bevanda che viene preparata nel bar utilizzando una macchina che sottopone la polvere del caffè – macinata sottile – a un’infusione ad alta pressione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del caffè espresso?

In 100 ml di caffè espresso – l’equivalente di circa tre tazzine da bar – c’è un apporto di circa 9 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Il caffè contiene circa 1-2 g di caffeina ogni 100 g di polvere di caffe. La quantità varia a seconda della miscela, che può essere arabica o robusta. Una tazzina di caffè viene prodotta con circa 6 g di polvere, per cui se il caffè espresso può contenere circa 50 mg di caffeina.  

Quando non bisogna bere caffè espresso?

Il consumo di caffè può ridurre l’efficacia degli integratori di ferro e può interferire con l’assorbimento di alendronato, un farmaco che viene utilizzato per combattere l’osteoporosi. L’assunzione di antibiotici chinoloni può invece contribuire ad aumentare l’assorbimento della caffeina. Il caffè e sconsigliato quando si soffre di glaucoma, di ipotiroidismo e di problematiche mediche che riguardano il fegato, l’intestino, lo stomaco, i reni, il cuore, il pancreas e il sistema nervoso. In tutti questi casi, prima di consumare questa bevanda, è bene chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del caffè espresso?

Il caffè stimola il sistema nervoso centrale, riduce la sensazione di sonno e aumenta quella di benessere. Ha effetti tonici e stimolanti anche sul cuore e a livello di funzioni psichiche, dal momento che aumenta la facilità di ragionamento e migliora le capacità mnemoniche. Dal punto di vista digestivo, stimola la secrezione gastrica e biliare. Diminuisce l’appetito e riduce la sensazione di fame. Può essere utile come analgesico contro il mal di testa e gli vengono riconosciute proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.  

Quali sono le controindicazioni del caffè espresso?

Un consumo eccessivo di caffè può provocare effetti negativi che variano a seconda della soglia di tollerabilità di ciascuno e che possono essere: palpitazioni, tremori, insonnia, ipereccitabilità e acidità di stomaco. Altri effetti possono essere ipertensione e stati depressivi o possono essere inasprite malattie come reflusso gastrico e gastrite. Il suo consumo, a causa della sua azione neurostimolante, è inadatto ai bambini.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Cattiva digestione

Che cos’è la cattiva digestione?

La digestione è una funzione complessa che viene esercitata dall’apparato digerente e che consiste in un coordinato insieme di operazioni meccaniche e biochimiche a mezzo delle quali le sostanze contenute negli alimenti introdotti nell’organismo vengono modificate per essere assorbite e impiegate dall’organismo stesso. Può capitare che per diversi motivi – come, ad esempio, aver introdotto una quantità eccessiva di cibo, aver preso freddo durante la digestione o la presenza di intolleranze alimentari o allergie – la digestione non avvenga in modo ottimale. Si parlerà in questo caso di cattiva digestione. Diversi sono i sintomi che possono accompagnarsi a questo disturbo come per esempio la presenza di bruciori, di alitosi, rigurgiti acidi e dolore di stomaco o nausea.  

Quali malattie si possono associare alla cattiva digestione?

Tra le patologie associabili alla cattiva digestione ci sono: gastrite, intolleranze alimentari, pancreatite, reflusso gastroesofageo, sepsi, tumore al pancreas, tumore allo stomaco, tumore dell’ovaio, ulcera duodenale, ulcera gastrica, allergia alimentare, calcoli cistifellea, colecistite, colite, ernia iatale, fibrosi cistica, ulcera peptica.  

Quali sono i rimedi contro la cattiva digestione?

Atteso che all’origine di una cattiva digestione possono esserci cause molto diverse tra loro – alcune della quali anche molto gravi – per porvi rimedio è necessario conoscere la patologia che ne sta alla base. Solitamente una dieta varia, sana ed equilibrata è di aiuto contro questo disturbo, così come il mantenimento di buone abitudini alimentari. Mangiare lentamente, ad esempio, riduce al minimo l’ingurgito di aria all’interno dello stomaco e consente una buona masticazione del cibo, preludio di una corretta digestione). Se alla base della cattiva digestione non c’è una patologia organica, i rimedi naturali possono favorire la regressione del disturbo. Un aiuto può ad esempio essere tratto dalle tisane digestive a base di erbe o dal consumo di pastiglie o caramelle a base di estratti naturali mirate al miglioramento delle funzionalità gastrica e/o digestiva. È opportuno però ricordare che – pur essendo rimedi naturali – è sempre bene evitare il “fai da te” e chiedere consulto al medico, soprattutto se si soffre già di altre patologie e/o si assumono quotidianamente medicinali.  

Con la cattiva digestione quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico in presenza di una delle patologie collegate (vedi sopra).

Disfagia (difficoltà a deglutire)

Che cos’è la disfagia?

La disfagia è la difficoltà a deglutire che colpisce soprattutto le persone anziane ma che può comunque presentarsi a qualunque età. Può essere causata da situazioni occasionali, come ad esempio una masticazione non corretta, o può avere un’origine patologica.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla disfagia?

Alla disfagia possono accompagnarsi altri sintomi come il dolore alla mandibola o, nei casi più gravi, vomito e perdita di peso.  

Quali sono le cause della disfagia?

Oltre che da cause occasionali, la disfagia può essere provocata da varie patologie, tra cui ci sono: bronchite, faringite, gastrite, laringite, mononucleosi, morbo di Parkinson, reflusso gastroesofageo, ernia iatale, aneurisma aortico, diverticoli esofagei, esofagite, tonsillite, sclerosi multipla, tumore allo stomaco, tumore all’esofago, tumore della laringe, tumore della tiroide.  

Quali sono i rimedi contro la disfagia?

Per curare la disfagia è necessario individuarne la causa e intervenire su questa. Nei casi più leggeri questo disturbo può essere curato da un logopedista o da un rieducatore della deglutizione. Una certa utilità la si può trarre dalla modifica delle abitudini alimentari: l’ideale è aumentare i pasti, di cui va ridotta l’abbondanza, ponendo la propria preferenza su alimenti facili da deglutire ed evitando di ingerire alimenti che possano provocare reflusso gastroesofageo. I casi più gravi richiedono l’utilizzo di farmaci, l’assunzione di alimenti attraverso mezzi differenti – come ad esempio un sondino naso-gastrico – o l’esecuzione di un intervento chirurgico.  

Disfagia, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione caratterizzata da disfagia deve essere comunicata al proprio medico curante quando perdura da lungo tempo e quando è accompagnata da vomito e perdita di peso.

Dolore a un fianco

Che cosa si intende con dolore a un fianco?

Con dolore al fianco si fa riferimento a una sensazione dolorosa che viene percepita a livello del lato destro o sinistro dell’addome, l’area del corpo compresa tra la fine del bacino e l’inizio della gabbia toracica.  

Quali sono le cause del dolore a un fianco?

Le cause all’origine del dolore a un fianco possono essere molte e diverse tra loro, come traumi subiti in quel distretto corporeo, problemi all’apparato urinario o disturbi a livello intestinale (tra cui ulcere, infezioni, tumori e stitichezza). A seconda della causa, il dolore a un fianco può essere percepito come sordo e continuo oppure manifestarsi tramite spasmi (contrazioni intermittenti e ripetute più o meno prolungate) con picchi di dolore acuto che si alternano a fasi di assenza di dolore.  

Quali malattie si possono associare al dolore a un fianco?

Tra le patologie associabili al dolore a un fianco ci sono le seguenti: endometriosi, epatite, ernia iatale, gastrite, gravidanza ectopica, infezioni renali, appendicite, calcoli biliari, calcoli renali, cistite ovarica, colite, diverticolite, infezioni urinarie, pielonefrite, pubalgia, tumore al colon-retto, tumore al fegato, tumore al pancreas, traumi, ulcera gastrica, intolleranze alimentari, intossicazioni alimentari, morbo di Crohn, occlusione intestinale, sindrome dell’intestino irritabile, stitichezza, pancreatite. Si ricorda che questo elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico, soprattutto se il disturbo persiste.  

Quali sono i rimedi contro il dolore a un fianco?

Poiché le patologie che risultano essere collegabili a un dolore al fianco sono tante e molto diverse tra loro, allo scopo di poter calmare il dolore è importante capire quale sia la causa e agire su di questa.  

Con il dolore a un fianco quando rivolgersi al proprio medico

In caso di trauma o nel caso in cui il dolore a un fianco sia accompagnato da altri sintomi quali brividi, febbre, sangue nelle urine, sangue o muco nelle feci è indicato rivolgersi alle cure di un medico. È consigliabile rivolgersi a uno specialista anche nel caso in cui sia già stata diagnosticata o si sia a rischio di una delle patologie associate (vedi elenco sopra).

Dolore in sede ombelicale

Che cosa si indica con dolore in sede ombelicale?

Il dolore in sede ombelicale è una sensazione di malessere circoscritta all’area interna all’addome posizionata dietro l’ombelico. Nella maggior parte dei casi la causa è da ricercarsi in disturbi connessi al sistema gastro-intestinale. Il dolore – che può essere sordo e continuo oppure a intermittenza – con picchi di dolore alternati a fasi di sua assenza, può essere accompagnato da vomito, eruttazioni, brontolii o flatulenza, oltre che da febbre e muco o sangue nelle feci.  

Quali malattie si possono associare al dolore in sede ombelicale?

Tra le patologie che possono essere associate al dolore in sede ombelicale, ci sono le seguenti: sindrome dell’intestino irritabile, trauma, ulcera duodenale, ulcera gastrica, appendicite, diverticolosi, diverticolite, ernia ombelicale, gastrite, gastrite virale, peritonite. Si ricorda come tale elenco non sia esaustivo e sia sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro il dolore in sede ombelicale?

Poiché le patologie che sono associabili al dolore in sede ombelicale sono molteplici, al fine di poter approntare un trattamento è importante capire quale sia l’origine del dolore e agire su questa.  

Con il dolore in sede ombelicale quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico in caso di trauma o nel caso in cui il dolore in sede ombelicale si accompagni ad altri sintomi come febbre e muco o sangue nelle feci, anche nel caso in cui sia già stata diagnosticata (o si sia a rischio di) una delle patologie sopra indicate.

Ematemesi

Che cos’è l’ematemesi?

L’ematemesi è la situazione in cui si vomita sangue, che può essere più o meno rosso e può essere mischiato a residui di cibo.  

Quali sono le cause dell’ematemesi?

L’ematemesi può essere causata da varie patologie come: gastrite, diverticoli esofagei, tumore all’esofago, tumore alla bocca, tumore allo stomaco, ulcera gastrica, ulcera duodenale, ulcera peptica, varici esofagee.  

Quali sono i rimedi contro l’ematemesi?

La cura dell’ematemesi dipende dalla sua causa. In base alla gravità della situazione il medico disporrà una cura a base di farmaci o, nei casi più gravi, l’esecuzione di trasfusioni.  

Ematemesi, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di ematemesi deve essere segnalata al più presto al proprio medico curante o può richiedere il recarsi tempestivo al più vicino pronto soccorso.  

Area medica di riferimento per l’ematemesi

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ematemesi è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Emorragia gastrointestinale

Che cos’è l’emorragia gastrointestinale?

L’emorragia gastrointestinale è una perdita di sangue dovuta a un problema serio all’apparato digerente, che abbia provocato una lesione a esofago, stomaco, intestino – tenue, crasso e retto – e ano. Può avere varia intensità, dalla piccola perdita visibile solo a seguito di esami di laboratorio, alla vera e propria emorragia.  

Quali sono le cause dell’emorragia gastrointestinale?

All’emorragia gastrointestinale possono essere associate molte patologie, tra cui: cirrosi epatica, celiachia, emorroidi, ragadi anali, colite ulcerosa, ernia iatale, gastrite, esofagite, morbo di Crohn, gastroenterire virale, reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica, varici esofagee, tumore alla stomaco, tumore del colon-retto, tumore del fegato, tumore dell’esofago, tumore dell’ano.  

Quali sono i rimedi contro l’emorragia gastrointestinale?

La cura dell’emorragia gastrointestinale dipende dalla causa che ne è alla base: occorre individuarla e, in seguito, intervenire direttamente su questa.  

Emorragia gastrointestinale, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da emorragia gastrointestinale deve sempre essere comunicata al proprio medico curante. Se è conseguenza di un trauma o di una contusione bisogna recarsi con urgenza al più vicino pronto soccorso, soprattutto se è collegata ad altri sintomi come sangue nelle feci, vomito o sanguinamento dalla bocca.  

Area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Eruttazione

Che cos’è l’eruttazione?

L’eruttazione è l’espulsione, tramite la bocca, dell’aria che è presente in eccesso nello stomaco. È un riflesso naturale all’ingestione di aria mentre si beve, si mangia o si fuma. In taluni casi può però essere associata a disturbi come una gastrite, il reflusso gastroesofageo o un’infezione da Helicobacter Pylori.  

Quali malattie si possono associare all’eruttazione?

Tra le patologie che possono essere associate a eruttazione ci sono: reflusso gastroesofageo, tumore allo stomaco, ulcera gastrica, ulcera peptica, ernia iatale, gastrite, indigestione, infezione da Helicobacter pylori.  

Quali sono i rimedi contro l’eruttazione?

In caso di eruttazione può essere consigliabile non fumare, prendersi cura di un eventuale problema di reflusso, mangiare e bere lentamente, evitare bevande gassate, birra, gomme da masticare e caramelle dure e – qualora si porti la dentiera – verificare che essa si adatti bene alle gengive.  

Eruttazione, quando rivolgersi al proprio medico?

È bene rivolgersi al medico in tutti quei casi in cui l’eruttazione diventi un problema cronico e se sia associata a sintomi come diarrea, perdita di peso non giustificabile, dolore addominale grave o costante, sangue nelle feci, cambiamento nel colore delle feci o nella frequenza delle evacuazioni o, infine, dolore al petto.

Fame

Che cos’è la fame?

La fame è lo stimolo di assumere sostanze nutritive – tramite il cibo – che fa seguito a un impoverimento di queste nell’organismo. Si presenta attraverso sensazioni sgradevoli che possono sfociare in un tipico dolore che si sviluppa particolarmente nella regione epigastrica. Di solito la sensazione di fame può essere interrotta mangiando. Ma in alcuni casi, qualora sia di origine patologica, la semplice ingestione di alimenti può non essere sufficiente.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla fame?

A seconda della sua intensità, la fame potrà essere accompagnata da spasmi delle pareti dello stomaco e dal dolore allo stomaco stesso.  

Quali sono le cause della fame?

La fame può avere un’origine patologica. Tra le patologie che vi si possono associare ci sono il diabete e la gastrite.  

Quali sono i rimedi contro la fame?

Nel caso in cui la fame non passi nemmeno dopo avere assunto delle sostanze nutritive, occorrerà intervenire sulla causa patologica che ne è alla base. In caso di gastrite si dovrà intervenire sull’acidità che ne è la diretta conseguenza. In alcuni casi, come ad esempio in presenza di diabete o nel corso della gravidanza, può essere necessario intervenire sull’alimentazione osservando alcune regole ben precise, tenuto conto che alcuni cibi – qualora assunti – oltre a non risolverlo, possono addirittura peggiorare il disturbo.  

Fame, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da fame deve essere portata all’attenzione del proprio medico nel caso in cui possa essere collegata a una delle patologie associabili a questo sintomo.

Origano

L’origano è una pianta della famiglia delle Laminaceae oggi coltivata in tutti i continenti e molto utilizzata in ambito alimentare. In Italia fiorisce nei mesi tra giugno e settembre. Le sue foglie essiccate possono essere consumate in qualsiasi periodo dell’anno.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’origano?

100 grammi di origano offrono un apporto di circa 265 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare origano?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di origano e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbio sentire il proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’origano?

Le fibre presenti nell’origano agevolano il buon funzionamento dell’intestino contrastando la stitichezza e favorendo il buon assorbimento di colesterolo e zuccheri. Timolo e carvacrolo, sono due fenoli che presenti in questo alimento lo rendono un antisettico naturale. Vitamina C e vitamina E apportano proprietà antiossidanti e lo rendono capace di rafforzare le difese immunitarie. Il calcio favorisce la salute di ossa e denti mentre il potassio aiuta a tenere sotto controllo la pressione cardiaca.  

Quali sono le controindicazioni dell’origano?

Il consumo di origano non è adatto ed è quindi sconsigliato a chi soffre di ulcera peptica e gastrite, oltre che a chi è intollerante ai silicilati o è allergico alla pianta.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Pesantezza allo stomaco

Che cos’è la pesantezza allo stomaco?

La pesantezza allo stomaco è una sensazione di pienezza prolungata e spiacevole nell’area superiore dell’addome; essa si sviluppa in corrispondenza dello stomaco, che è il principale organo dell’apparato digerente. Nella maggior parte dei casi la pesantezza può risolversi da sola in un tempo breve, grazie a interventi comportamentali o a interventi farmacologici.  

Quali sono le cause della pesantezza allo stomaco?

La pesantezza allo stomaco può avere varie cause: si va dal consumo di pasti pesanti (grassi e molto conditi) e abbondanti sino  al mangiare troppo velocemente o al prendere freddo nel corso della fase digestiva. Può anche essere determinata da varie patologie, tra le quali vi possono essere: calcoli alla cistifellea, tumore allo stomaco, ulcera gastrica, ulcera peptica, ernia iatale, gastrite, indigestione, intolleranze alimentari, pancreatite, reflusso gastroesofageo.  

Quali sono i rimedi contro la pesantezza allo stomaco?

Al fine di curare la pesantezza allo stomaco sarà necessario individuare la causa che ne è alla base e intervenire su questa. Spesso la pesantezza scompare da sé, grazie a interventi comportamentali – come ridurre le bevande alcoliche o i cibi particolarmente grassi – o farmacologici, a base di medicinali antiacidi, analgesici o procinetici che siano stati prescritti dietro prescrizione medica. La pesantezza allo stomaco determinata da una patologia organica potrà essere lenita tramite rimedi naturali; tra questi si possono ricomprendere tisane digestive a base di erbe o caramelle e pastiglie con estratti naturali, utili a migliorare le funzionalità gastriche e digestive.  

Pesantezza allo stomaco, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di pesantezza allo stomaco è sempre indicato evitare le soluzioni fai-da-te, soprattutto nei casi in cui questo disturbo possa essere associato a una delle patologie elencate sopra o nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci.  

Area medica di riferimento per la pesantezza allo stomaco

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la pesantezza allo stomaco è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.