Emottisi

Che cos’è l’emottisi?

L’emottisi è un flotto di sangue che proviene dalle vie respiratorie e che è generato da un colpo di tosse. A volte il sangue si presenta misto a muco.  

Quali sono le cause dell’emottisi?

L’emottisi può essere provocata da varie patologie, tra cui: broncopneumopatia cronica ostruttiva, ascesso polmonare, embolia polmonare, fibrosi cistica, infarto polmonare, polmonite, enfisema, stenosi della valvola mitrale, tubercolosi e tumore al polmone.  

Quali sono i rimedi contro l’emottisi?

La cura dell’emottisi dipende dalla patologia che ne è alla base: occorre individuarla e intervenire su questa.  

Emottisi, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di emottisi deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico, che saprà valutarne la gravità e individuarne la cura. In presenza di flotti di sangue cospicui e continui si consiglia di recarsi nel minor tempo possibile al più vicino pronto soccorso per ricevere le dovute cure d’urgenza.

Infezione da metapneumovirus umano

Il metapneumovirus umano è un virus RNA registrato nella sottofamiglia Pneumovirinae della famiglia Paramyxoviridae. Il virus metapneumovirus umano è, insieme al virus respiratorio sinciziale, una delle più comuni cause conosciute di malattie delle vie aeree inferiori nei bambini. Tale germe, tuttavia, può anche causare infezioni delle vie aeree superiori in individui di qualsiasi età.  

Come si contrae il Metapneumovirus umano?

La trasmissione delle infezioni da metapneumovirus umano (Human Metapnumovirus) si trasmette attraverso goccioline di secrezioni respiratorie emesse nell’aria da persone affette o attraverso il contatto con superfici o materiali contaminati dal microbo.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da metapneumovirus umano?

I sintomi dell’infezione da metapneumovirus umano possono essere molto variabili sia per tipo che per gravità. Tra questi ci sono: febbre alta, mialgia, rinorrea, dispnea, tachipnea, rantolo.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da metapneumovirus umano?

Le malattie che possono associarsi all’infezione, invece, sono: bronchiolite, a volte associata a polmonite, esacerbazioni dell’asma, otite media, polmonite, sindromi simil-influenzali, esacerbazioni della broncopneumopatia cronica ostruttiva.  

Come si può curare un’infezione da metapneumovirus umano?

Non esistono trattamenti specifici per le infezioni da metapneumovirus umano. Gli studi suggeriscono che la ribavirina, ossia la molecola con attività antivirale ad ampio spettro (cioè efficace contro molti virus), potrebbe essere efficace anche nel trattamento delle infezioni associate a questo microbo; in particolare la ribovirina sembra ridurre la replicazione del virus nei polmoni e l’infiammazione nei polmoni. Tuttavia, l’uso di questo antivirale non è ancora entrato nella pratica, e attualmente il trattamento dell’infezione da metapneumovirus umano consiste solo in terapie antipiretiche, in un’adeguata idratazione, nel trattamento sintomatologico dei sintomi respiratori e, nel caso più grave, in ossigeno supplementare e ventilazione meccanica. Al momento non esiste un vaccino che possa proteggere dall’infezione. Per questo motivo l’arma migliore contro il metapneumovirus umano sono, ad oggi, prassi igieniche appropriate che riducono il rischio che il virus entri nell’organismo, come lavarsi bene le mani.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Ipercapnia

Che cos’è l’ipercapnia?

Si parla di ipercapnia quando si registra una presenza eccessiva di anidride carbonica  nel sangue, condizione che è dovuta a un cattivo funzionamento di cuore e polmoni, nello specifico a un’insufficienza respiratoria causata da una non adeguata ventilazione alveolare. Nelle sue forme più gravi, se non si interviene con urgenza, può condurre alla morte.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’ipercapnia?

L’ipercapnia può accompagnarsi ad altri sintomi che variano per forma e intensità a seconda della specifica situazione Questi sintomi possono essere, in particolare: aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione sanguigna, dispnea, mal di testa, iperventilazione, disorientamento, stato confusionale, letargia.  

Quali sono le cause dell’ipercapnia?

L’ipercapnia può essere collegata a varie patologie, tra cui le principali sono: apnee notturne, disturbi cardiaci e broncopneumopatia cronica ostruttiva.  

Quali sono i rimedi contro l’ipercapnia?

La cura dell’ipercpania dipende dalla causa che sta alla sua base: occorre individuarla e intervenire su questa.  

Ipercapnia, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di ipercapnia deve sempre essere segnalata al proprio medico. Se si accompagna ai sintomi sopra elencati si consiglia di rivolgersi a un pronto soccorso.

Ipossia

Che cos’è l’ipossia?

L’ipossia è una condizione di carenza dell’ossigeno a livello dei tessuti dell’organismo. Può trattarsi di un fenomeno acuto – che compare rapidamente – o invece cronico che si sviluppa invece in un lasso di tempo maggiore e può riguardare una precisa area dell’organismo (ipossia tissutale) o l’intero corpo (ipossia generalizzata).  

Quali sono e cause dell’ipossia?

Nello specifico, si parla di ipossia ipossica quando la condizione dipende da una carenza di ossigeno a livello del sangue. Tra le sue cause sono inclusi problemi respiratori associati, ad esempio, all’asma, a una broncopneumopatia cronica ostruttiva o a un cancro ai polmoni. Anche il mal di montagna può essere una causa scatenante di questo problema. L’ipossia anemica è invece determinata dall’anemia, mentre l’ipossia circolatoria è dovuta a un insufficiente flusso sanguigno, che può essere, ad esempio, provocato da uno scompenso cardiaco o da un infarto. Infine, l’ipossia istotossica è dovuta all’incapacità dei tessuti di impiegare l’ossigeno (a causa, ad esempio, di un avvelenamento da cianuro), mentre l’ipossia metabolica è associata a un aumento della richiesta di ossigeno rispetto ai fabbisogni normali (ad esempio in caso di sepsi). L’assoluta mancanza di ossigeno in un tessuto è invece definita anossia.  

A quali sintomi può essere associata l’ipossia?

L’ipossia può essere associata a sintomi come fiato corto, capogiri, mal di testa, stato confusionale, tachicardia, aumento della frequenza del respiro, aumento della pressione, perdita della coordinazione, problemi di vista e cianosi.  

Quali malattie si possono associare all’ipossia?

Tra le patologie che possono essere associate all’ipossia ci sono: anemia, angina pectoris, scompenso cardiaco, sepsi, shock settico, ustioni, apnee notturne, aterosclerosi, cancro ai polmoni, cirrosi epatica, embolia polmonare, ictus, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, intossicazione da monossido di carbonio, polmonite.  

Quali sono i rimedi contro l’ipossia?

Il trattamento migliore in caso di ipossia dipende dalla causa alla base del problema. Per questo motivo è indispensabile rivolgersi al medico nel caso in cui compaiano sintomi. In attesa di una definitiva diagnosi potrebbe essere raccomandata un’ossigenoterapia, soprattutto nel caso in cui fra i sintomi siano inclusi fiato corto o altri complicanze che possono suggerire un livello di ipossia moderato o addirittura grave. Qualora la  sintomatologia sia grave potrebbe essere invece necessario un aiuto meccanico per respirare.  

Con ipossia quando rivolgersi al proprio medico?

Un’ipossia grave può danneggiare – in modo irreversibile – organi importanti come il cervello, il cuore e il fegato in soli quattro minuti. Le conseguenze possono essere convulsioni, coma o addirittura la morte. Anche un’ipossia di grado moderato, qualora cronica, potrebbe danneggiare gli organi. Per questo motivo nel caso in cui si abbia a che fare con i sintomi di una carenza d’ossigeno è opportuno parlarne con un medico. Quando i sintomi sono molto gravi è consigliabile recarsi al Pronto Soccorso.

Magrezza

Che cos’è la magrezza?

La magrezza è la condizione fisica che implica un Indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI) inferiore a 18,5. Un IMC compreso tra 18,5 e 16 indica una condizione di “sottopeso” mentre un IMC inferiore a 16 è indice di “grave magrezza”. L’IMC è uno dei sistemi di misura più utilizzati per sapere se vi siano condizioni di “normopeso”, “sottopeso”, “sovrappeso” o “obeso” e , in base al suo sistema, si divide il peso corporeo (in Kg) per il quadrato dell’altezza (in metri). La maggioranza delle autorità sanitarie ritengono corretti i parametri di misura dell’IMC. Oltre alle condizioni fisiche sopra citate, vi sono anche quelle di “normopeso” con un IMC tra i 18,5 e 25, “sovrappeso” con un IMC tra 25 e 30 ed “obeso” con un IMC al di sopra di 30. La magrezza si divide in:
  • costituzionale, legata cioè alla costituzione,
  • secondaria, dipendente dall’attività fisica o da un’alimentazione ristretta
  • patologica, che comporta disturbi psichici, malattie endocrine, infettive croniche, tumori, problemi della digestione.
 

Quali patologie possono associarsi alla magrezza?

Tra le patologie che possono essere associate alla magrezza ci sono: anoressia, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), morbo di Graves-Basedow, sindrome da malassorbimento, tifo, tubercolosi, tumori della tiroide, celiachia, enfisema, intolleranze alimentari, intolleranza al lattosio, insufficienza surrenalica, ipertiroidismo.  

Come può essere curata la magrezza?

Il rimedio per la magrezza si basa sulla risoluzione della patologia da cui deriva, ragion per cui bisogna rivolgersi al medico e insieme a lui individuarne la causa per poi decidere la terapia più idonea. Si consiglia di rivolgersi al medico anche nel caso in cui alla magrezza si possa associare una patologia già diagnosticata in precedenza.  

Prolasso rettale

Che cos’è il prolasso rettale?

Il prolasso rettale è la fuoriuscita, dall’apertura anale, di una parte più o meno abbondante della mucosa del retto, causata da un rilassamento o dal cedimento dei muscoli pelvici.  

Quali altri sintomi possono essere associati al prolasso rettale?

In base alla sua gravità, il prolasso rettale può accompagnarsi ad altri sintomi, più o meno evidenti: si va dal dolore e dalla difficoltà nell’evacuazione (che può essere associata anche a bruciore, sanguinamento o presenza di muco), al senso di mancato svuotamento intestinale dopo l’evacuazione stessa; dal dolore a restare seduti alla presenza di lesioni rettali o a una diminuita tonicità dello sfintere anale.  

Quali sono le cause del prolasso rettale?

Il prolasso rettale può essere il segnale della presenza di varie patologie, tra le quali vi sono: broncopneumopatia cronica ostruttiva, tumore del colon-retto, tumore dell’ano, emorroidi, fibrosi cistica, stitichezza (stipsi).  

Quali sono i rimedi contro il prolasso rettale?

La cura del prolasso rettale dipende dalla sua gravità, dall’età e dallo stato di natura generale del soggetto interessato dal problema. L’intervento curativo può essere di natura conservativa o anche chirurgica.  

Prolasso rettale, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione che si caratterizza per prolasso rettale deve sempre essere sottoposta all’attenzione del proprio medico curante.  

Area medica di riferimento per il prolasso rettale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il prolasso rettale è l’Unità Operativa di Proctologia.

Senso di soffocamento

Che cos’è il senso di soffocamento?

Il senso di soffocamento è una difficoltà di respiro – solitamente lieve e breve – molto simile a quella che si prova dopo avere compiuto un’intensa attività sportiva.

Quali sono le cause del senso di soffocamento?

Il senso di soffocamento può avere differenti cause. Si parte dall’aver compiuto uno sforzo fisico intenso sino ad arrivare a situazioni caratterizzate da stress, ansia ed attacchi di panico. Dal cosiddetto shock anafilattico – che può verificarsi nel caso in cui un soggetto allergico entri in contatto con determinati allergeni (come punture d’insetto, farmaci, lattice) e sia quindi vittima di un broncospasmo, con conseguente difficoltà a respirare per mancanza d’aria – fino ad alcune patologie, tra le quali si possono ricomprendere asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, apnee notturne e anche il tetano.

Quali altri sintomi possono essere associati al senso di soffocamento?

Qualora il senso di soffocamento corrisponda a uno shock anafilattico si producono altri sintomi come vomito, nausea, eruzione cutanea e battito cardiaco debole o veloce.

Quali sono i rimedi contro il senso di soffocamento?

I rimedi per il senso di soffocamento mutano in base alle condizioni del disturbo:
  • transitorie (quando sia provocato da ansia e stress): potrà essere sufficiente il riposo e il relax;
  • acute (quando il senso di soffocamento sia improvviso e intenso): l’individuo colpito dovrà essere aiutato a stendersi e dovrà avere dello spazio libero intorno, così da respirare liberamente;
  • persistenti (quando sia conseguenza di una malattia respiratoria): oltre a rendere sano il proprio stile di vita, con maggiore attenzione al peso corporeo e attività fisica, bisognerà seguire le terapie che siano state indicate dal curante dopo una visita accurata.

Senso di soffocamento, quando rivolgersi al proprio medico?

Il senso di soffocamento deve essere sottoposto all’attenzione di un medico del Pronto Soccorso qualora si presenti all’improvviso e non tenda ad attenuarsi nel giro di pochi istanti o quando corrisponda a uno shock anafilattico. Cure mediche immediate sono dovranno essere garantite anche nei casi in cui al senso di soffocamento corrisponda:
  • l’esistenza di problemi cardiaci in anziani e bambini
  • l’esigenza di sedersi per respirare in anziani o bambini,
  • una respirazione aumentata di frequenza, con più di 40 respiri/minuto
  • la nascita prematura del bambino colpito dal disturbo.