Apparato cardiocircolatorio

Che cos’è l’apparato cardiocircolatorio?

L’apparato circolatorio corrisponde all’insieme degli organi che hanno la funzione di consentire la circolazione del sangue nel nostro organismo. La funzione del sangue è quella di fornire ossigeno e nutrienti alle cellule e al tempo stesso eliminare l’anidride carbonica e altri prodotti di scarto.  

Com’è strutturato l’apparato cardiocircolatorio?

L’apparato cardiocircolatorio è formato dai vasi sanguigni, strutture tubolari in cui scorre il sangue che viene pompato dal cuore. I vasi sanguigni si suddividono in:
  • arterie, che ricevono il sangue dal cuore e lo conducono, attraverso i capillari, in tutte le parti del corpo
  • capillari, molto sottili, che ricevono il sangue dalle arterie e lo convogliano nelle venule, piccoli vasi che convergono a formare le vene
  • vene, che hanno la funzione di riportare il sangue verso il cuore.
L’intero sistema è composto da due componenti principali: il circolo sistemico e il piccolo circolo (o circolo polmonare).  

Qual è la funzione dell’apparato cardiocircolatorio?

La funzione principale dell’apparato cardiocircolatorio, come detto, è quella di distribuire ossigeno e nutrienti ai veri organi associata a quella di eliminare l’anidride carbonica e le sostanze di scarto dall’organismo. Un’altra funzione è quella di distribuire, attraverso la fitta rete costituita dai vasi sangugini, i globuli bianchi, componenti fondamentali del sistema immunitario, e altre molecole come gli ormoni che svolgono varie funzioni nell’organismo.

Capillari

Che cosa sono i capillari?

I capillari sono i più piccoli tra i vasi sanguigni presenti nell’organismo umano. Hanno dimensioni microscopiche e sono le diramazioni delle vene e delle arterie. Nel caso delle arterie, nello specifico, i capillari sono la diramazione delle arteriole e si distribuiscono nelle cellule dei tessuti prima di confluire, a loro volta, nelle venule e in seguito nelle vene, vasi sanguigni che riconducono il sangue al cuore.  

Come sono strutturati i capillari?

I capillari hanno pareti costituite da un unico strato di cellule endoteliali appiattite e molto permeabili. La loro dimensione varia a seconda dell’organo in cui si diramano. Il loro diametro può andare da 5-8 millesimi di millimetro (micrometri) – per quelli presenti nei polmoni, nei muscoli striati e nella retina – a 25-30 micrometri, per quelli presenti nelle ghiandole o nel midollo osseo.  

Qual è la funzione dei capillari?

Dal punto di vista funzionale i capillari sono i vasi sanguigni più importanti dell’organismo. Non hanno infatti la sola funzione di trasporto del sangue, come gli altri vasi, perché assicurano gli scambi metabolici e respiratori tra lo stesso sangue e i tessuti, così che questi ultimi ricevano l’ossigeno e i nutrienti di cui necessitano e così che possano essere allontanate da questi le sostanze di rifiuto.

Ferita da taglio

Che cos’è una ferita da taglio?

Le ferite da taglio o da punta sono tra gli incidenti domestici più comuni, causati da oggetti affilati come coltelli o vetro. Generalmente si presentano come ferite lineari e con spigoli vivi.  

Che cosa bisogna fare in caso di una ferita da taglio?

Sia che si tratti di una ferita da taglio lieve o profonda, la ferita deve essere trattata con le mani pulite per evitare il rischio di infezione. La prima cosa da fare è controllare che la ferita sia pulita prima di fermare l’emorragia, se presente. L’emorragia è la perdita di sangue dai vasi (arterie, vene o capillari). Nel caso di ferite profonde, può anche essere di tipo misto a causa della vicinanza di arterie e vene. Le emorragie capillari sono le meno preoccupanti, coinvolgono i vasi sottocutanei e superficiali e il sangue fuoriesce a gocce. Si consiglia di sciacquare la ferita con acqua fredda e mettere del ghiaccio. Se la ferita riguarda un arto, è meglio sollevarlo più in alto rispetto al corpo per ridurre l’emorragia, quindi tamponarlo con un bendaggio sterile, disinfettare la ferita (controllando che non vi siano corpi estranei all’interno) e infine fasciare. Qualora sia in corso un’emorragia venosa, il sangue è di colore scuro e scorre lentamente e costantemente. Si consiglia di pulire la ferita con una garza sterile e disinfettarla, quindi tamponarla con una garza o un fazzoletto pulito. Può essere anche utile fasciare la ferita, purché non sia troppo stretta. Se la ferita riguarda un arto, è consigliabile sollevarlo per ridurre l’emorragia. Nel caso di emorragia arteriosa, il sangue è di colore rosso vivo e scorre in sincronia con il battito cardiaco. Occorre intervenire rapidamente. Se l’emorragia è ancora contenuta, basta pulire, disinfettare e poi tamponare la ferita con una garza sterile o un fazzoletto pulito. Se sono coinvolti grossi vasi sanguigni e il sangue fuoriesce, è preferibile chiamare rapidamente i soccorsi e nel frattempo comprimere le arterie dove il sangue fuoriesce.  

Che cosa non bisogna fare in caso di ferita da taglio?

In caso di ferita da taglio non bisogna usare lacci emostatici (o cinture, cravatte o simili) nel tentativo di fermare l’emorragia a monte della ferita e utilizzarli solo in caso di assoluta necessità e con estrema cautela: ad esempio in caso di amputazione o di sindrome da schiacciamento.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Potassio

Cos’è il potassio?

Il potassio è un macroelemento, ossia uno dei minerali maggiormente presenti nell’organismo. Si tratta infatti del principale minerale presente nelle cellule e in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 g.  

A cosa serve il potassio?

All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in vari fenomeni. Partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del cuore, contribuisce alla regolazione dell’equilibrio dei liquidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule e aiuta a mantenere la pressione nella norma, attenuando gli effetti del sodio. Inoltre, può ridurre il rischio di calcoli renali ricorrenti e il calo di tessuto osseo durante l’invecchiamento.  

In quali alimenti è presente il potassio?

Il potassio è presente in tutti gli alimenti, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati, poiché la lavorazione può modificare il contenuto di potassio. Le principali fonti di questo minerale sono frutta, verdura e legumi, soprattutto verdure a foglia verde, pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, zucca, patate, carote, fagioli e frutta secca. In quantità minori è anche presente nei prodotti lattiero-caseari, nelle carni rosse, nel pollame e nel pesce.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di potassio?

Per gli adulti, un consumo giornaliero di potassio di 2 g è considerato adeguato.  

Quali sono le conseguenze di una carenza di potassio?

La mancanza di potassio è considerata come un evento molto raro, ma le conseguenze sono debolezza muscolare, ritmo cardiaco irregolare, sbalzi d’umore, nausea, vomito.  

Quali sono le conseguenze di un eccesso di potassio?

Il corretto funzionamento dei reni permette di smaltire il potassio in eccesso. In caso di insufficienza renale e di assunzione di alcuni farmaci si può tuttavia verificare un’ipercalemia, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Tra le conseguenze più frequenti di questa situazione ci sono debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie.  

È vero che aumentare l’assunzione di potassio aiuta ad abbassare la pressione sanguigna?

Livelli bassi di potassio sono stati associati ad alta pressione sanguigna e malattie cardiovascolari. Un incremento del suo consumo, se associato a una riduzione dell’assunzione di sodio, può ridurre il rischio di eventi avversi ai danni al cuore e alle arterie. Tuttavia, non vi sono attualmente prove attendibili dell’utilità dell’assunzione di potassio per il trattamento dell’ipertensione.

Sodio

Cos’è il sodio?

Il sodio è una delle sostanze minerali più abbondanti nel corpo. In un adulto ci sono circa 92 g, che sono distribuiti nel sangue (il 40% del sodio totale del corpo si trova nei fluidi extracellulari), nei tessuti ossei, nel tessuto connettivo e nella cartilagine.  

A cosa serve il sodio?

Il sodio regola il passaggio di liquidi e nutrienti all’interno e all’esterno delle cellule, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio idro-salino  e contribuisce alla trasmissione dell’impulso nervoso oltre che al trasporto dei metaboliti. La presenza nelle ossa, invece, rappresenta una riserva a cui il corpo può attingere in caso di necessità di regolare il PH del sangue.  

In quali alimenti è contenuto sodio?

La fonte principale di sodio nella dieta occidentale è il sale da tavola. Tra gli alimenti più ricchi di sodio ci sono formaggi, salumi, salsicce e la maggior parte degli altri alimenti conservati. È presente in modo naturale negli alimenti di origine animale (latte, carni bianche e rosse e pesce), mentre è presente in quantità minori in quelli di origine vegetale.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di sodio?

Il fabbisogno giornaliero di sodio è compreso tra 0,6 e 3,5 g al giorno.  

Quali conseguenze determina la carenza di sodio?

La carenza di sodio può essere legata a nausea, vomito e anoressia. Nei casi più gravi può causare coma e risultare letale.  

Quali conseguenze porta un eccesso di sodio?

Un eccesso di sodio aumenta la ritenzione idrica e la pressione sanguigna, con conseguente rischio di ipertensione e relative complicazioni, che possono interessare cuore, arterie e vari organi, compromettendo la loro salute e quella dell’organismo in generale. Inoltre, dosi eccessive di sodio possono causare nausea, vomito, convulsioni, febbre e compromissione dei centri respiratori.  

Perché un’alimentazione a basso contenuto di sodio è importante per mantenersi in salute?

Limitando l’assunzione di sodio, spesso troppo abbondante nell’alimentazione occidentale moderna, si riducono il rischio di malattie cardiovascolari e di altre possibili complicazioni dell’ipertensione. Una pressione eccessiva può infatti danneggiare vari organi. Oltre a cuore e arterie, a essere danneggiati da un’alimentazione troppo ricca di sodio possono essere reni, occhi e cervello.

Stent

Che cos’è e a che cosa serve lo stent?

Lo stent è un piccolo tubo dotato di una maglia metallica che viene introdotto negli organi a lume (ossia gli organi cavi, quali ad esempio i vasi sanguigni o l’intestino) quando è necessario supportarne le pareti interne. Viene adoperato frequentemente soprattutto in ambito vascolare, dove spesso si ricorre all’inserimento di stent nelle arterie che manifestano riduzioni del lume o cedimenti. Questo avviene ad esempio negli interventi di angioplastica coronarica, in cui la presenza dello stent permette di mantenere il vaso libero da ostruzioni assicurando il corretto scorrimento del sangue. Attualmente gli stent moderni non vengono più costruiti in metallo ma adoperando particolari materiali riassorbibili. In questo modo dopo un certo lasso di tempo lo stent può essere riassorbito dall’organismo, limitando quindi i rischi relativi alla presenza di un oggetto estraneo all’interno del corpo del paziente.  

Come funziona lo stent?

Nel caso in cui l’intervento riguardi arterie ostruite, lo stent sarà collocato con un’operazione chirurgica effettuata in anestesia locale (sebbene in certi casi può essere necessaria l’anestesia generale). Di solito si procede entrando dall’arteria femorale, nella quale viene introdotto il catetere che nella sua parte terminale ha un palloncino sgonfio, attorno a cui è posto lo stent. Si procede quindi a gonfiare il palloncino, che va a comprimere la placca che ha dato origine all’ostruzione pressandola contro le pareti, e allargando lo stent fino alla sua posizione finale. In questo modo l’arteria ha di nuovo uno spazio sufficiente che permette al sangue di scorrere liberamente. A quel punto è possibile sgonfiare il palloncino e rimuoverlo assieme al catetere. Lo stent invece rimane all’interno dell’arteria. Per effettuare questo procedimento il chirurgo utilizza i raggi X.  

Lo stent è pericoloso o doloroso?

Il procedimento che consente di introdurre uno stent è senz’altro delicato, ma piuttosto sicuro, con rischi e complicanze poco frequenti. Esiste l’eventualità che si verifichi una restenosi, ossia una recidiva.  

Vitamina B7 (inositolo)

Che cos’è la vitamina B7?

La vitamina B7, conosciuta anche con il nome di inositolo, è una sostanza in parte prodotta dal nostro organismo e in parte introdotta attraverso l’alimentazione. È una sostanza essenziale per il nostro organismo, che come tutte le vitamine del gruppo B è idrosolubile e per questo non può essere accumulata nell’organismo ma deve essere assunta con costanza e regolarità attraverso una dieta varia ed equilibrata.  

A che cosa serve la vitamina B7?

La vitamina B7 partecipa alla produzione della lecitina, la sostanza che provvede a mantenere pulite le pareti interne delle arterie, e contribuisce così a mantenere bassa la presenza di colesterolo nel sangue. L’inositolo contribuisce inoltre a contenere i depositi di grasso a livello epatico, cioè nel fegato. Proteggendo le cellule nervose, inoltre, questa sostanza aiuta a combattere lo stress e a mantenere una buona memoria.  

In quali alimenti è presente la vitamina B7?

La vitamina B7 è presente in molti alimenti, come alcuni frutti – banane, agrumi e noci –, cereali integrali, tuorlo d’uovo, lievito di birra e alcuni tipi di carne, soprattutto il fegato.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B7?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina B7 equivale a circa 500mg.

Carenza di vitamina B7

La carenza di vitamina B7 è un evento piuttosto raro dal momento che è sufficiente un’alimentazione equilibrata per garantirne l’apporto medio giornaliero. Si manifesta attraverso segnali come desquamazione della pelle, acidosi o ipoglicemia.

Eccesso di vitamina B7

Anche l’eccesso di vitamina B7 è un evento piuttosto raro, dal momento che la quantità assunta in eccesso viene eliminata attraverso le urine. I sintomi in cui si presenta sono perdita dell’appetito, difficoltà di digestione, eccessiva salivazione ed eccessiva sudorazione.  

L’inositolo è davvero una vitamina?

L’inositolo, anche se viene chiamato anche vitamina B7, appartiene in realtà al gruppo delle non-vitamine B e viene considerato una sostanza “vitamino-simile”. Detto questo, bisogna sottolineare che l’azione dell’inositolo è comunque strettamente connessa a quelle della altre vitamine del gruppo B, in particolare della vitamina B9 (acido folico), della vitamina B8 (biotina) e della vitamina B5 (acido pantotenico).

Vitamina F (Omega 3)

Che cos’è la vitamina F?

La vitamina F, o omega 3, è formata dalla miscela dell’acido linoleico e dell’acido alfa-linoleico, due acidi grassi essenziali ai quali si aggiunge un terzo acido, quello arachidonico. Fa parte del gruppo delle cosiddette vitamine idrosolubili, che non sono prodotte dal nostro organismo ma devono essere assunte di continuo con l’alimentazione per essere immagazzinate e utilizzate in base alla necessità. La vitamina F è fotosensibile e termolabile per cui gli alimenti che la contengono devono essere protetti dal sole e devono essere consumati crudi o, al limite, dopo breve cottura perché le cotture prolungate ne provocano la dispersione.  

A che cosa serve la vitamina F?

La vitamina F o omega 3 ostacola il deposito di colesterolo e di trigliceridi nelle arterie e per questo è considerata utile alla prevenzione dell’aterosclerosi. Copre inoltre un ruolo importante nel mantenimento della salute dei capelli e della pelle e nel favorire la riduzione del peso corporeo.  

In quali alimenti è presente la vitamina F?

La vitamina F è presente in particolare negli oli vegetali – di mais, di girasole, di soia e di arachidi –, in alcuni tipi di frutta secca (noci e mandorle) e in alcuni pesci come tonno e salmone.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina F?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina F, o omega 3, non è stato finora individuato. Si sa però che gli acidi grassi essenziali dovrebbero essere introdotti in misura dell’1% rispetto alla quantità di calorie totali, quindi il fabbisogno di acidi grassi insaturi varia e aumenta in proporzione alla quantità di carboidrati e grassi saturi ingeriti.

Carenza di vitamina F

La carenza di vitamina F è un evento piuttosto raro che si può presentare in particolare nei bambini provocando secchezza e desquamazione della pelle.

Eccesso di vitamina F

Non si conoscono pericoli dovuti a un eccesso di vitamina F.  

È vero che la vitamina F è molto utilizzata in cosmetica?

Sì. La vitamina F è chiamata anche “vitamina della pelle” perché ha la capacità di favorire il benessere della membrana cellulare, di stimolare la rigenerazione delle cellule della pelle e di nutrire la cute donandole elasticità e morbidezza. Sono inoltre noti anche gli effetti positivi che questa vitamina ha sulla salute dei capelli.