L’utilizzo dei cotton fioc per la pulizia dell’orecchio è uno degli errori più comuni e radicati in cui possiamo incorrere quando ci dedichiamo all’igiene quotidiana. Il problema di base è che il condotto uditivo non è un tubo aperto da ripulire meccanicamente, ma un sistema biologico che è dotato di un efficiente meccanismo di autopulizia che si basa sulla migrazione del cerume dall’interno verso l’esterno.
Ne parliamo con Graziano Zerbini, responsabile di Otorinolaringoiatria in Humanitas Castelli a Bergamo.
Quale funzione ha il cerume per la salute dell’orecchio?
Il cerume – prodotto dalle ghiandole sebacee e ceruminose del condotto uditivo esterno – svolge ruoli protettivi di primaria importanza. Ha proprietà antibatteriche e antifungine, mantiene un pH acido che inibisce la crescita di patogeni, lubrifica la cute del condotto prevenendone la secchezza e le microlesioni, funge da filtro fisico contro polvere, insetti e corpi estranei. La sua eliminazione continua e sistematica non rende l’orecchio più pulito: lo rende più vulnerabile. Un orecchio con un normale strato di cerume è, a tutti gli effetti, un orecchio protetto.
Perché l’utilizzo del cotton fioc è inutile oltre che pericoloso?
Perché quando introduciamo un cotton fioc, non rimuoviamo il cerume, lo spingiamo più in profondità, compattandolo progressivamente contro il timpano. Oltre a questo, le fibre che compongono la parte “morbida” del cotton fioc possono irritare la cute del condotto, alterare il pH locale e predisporre a infezioni. Non esiste un modo davvero sicuro di usarli all’interno dell’orecchio.
Quali sono i rischi più comuni legati all’uso dei cotton fioc?
Il rischio più frequente è la formazione di tappi ceruminosi da compattamento: il cerume, invece di migrare naturalmente verso l’esterno, viene spinto in profondità fino a ostruire il condotto. Ma i rischi non si fermano qui. Le microlesioni della cute del condotto sono molto comuni e aprono la porta alle otiti esterne batteriche o fungine, condizioni dolorose e a volte difficili da trattare. Nei casi più gravi, per fortuna meno frequenti, si può arrivare alla perforazione timpanica, con conseguente calo uditivo, acufeni e rischio di otite media, ma anche deficit uditivi permanenti associati a patologie vestibolari.
Come si possono pulire correttamente le orecchie?
Per un orecchio sano, è sufficiente detergere il padiglione auricolare, cioè la parte esterna, visibile, e l’imbocco del condotto con un panno morbido, operazioni che possono essere eseguite durante la doccia quotidiana. Nulla deve essere introdotto all’interno del condotto uditivo. L’acqua della doccia che entra naturalmente è già sufficiente ad ammorbidire il cerume superficiale, che poi fuoriesce spontaneamente grazie al meccanismo di autopulizia.
Esistono metodi alternativi e sicuri per rimuovere il cerume? Quando sono indicati?
Esistono e sono efficaci se usati correttamente. Gli spray auricolari a base di acqua di mare isotonica, soluzione fisiologica o sostanze emollienti come glicerina, olio di mandorle o carboglicerina hanno lo scopo di ammorbidire il cerume e facilitarne la fuoriuscita naturale. Sono utili dal punto di vista della prevenzione nei soggetti che tendono a produrre cerume più secco e compatto. Quando invece si è già formato un tappo sintomatico, il metodo più utilizzato è il lavaggio auricolare con siringa o irrigatore, che va però eseguito o supervisionato da personale sanitario. È una procedura semplice ma non priva di rischi se eseguita in modo improprio, ed è assolutamente controindicata in caso di perforazione timpanica, storia di otochirurgia o otiti croniche. In questi casi è necessario rivolgersi allo specialista per una rimozione strumentale in sicurezza.
Come si capisce se si ha un tappo di cerume?
Il tappo di cerume ha sintomi abbastanza caratteristici: il paziente riferisce una sensazione di ovattamento o di orecchio chiuso, un calo uditivo improvviso – spesso dopo il contatto con l’acqua, che fa gonfiare il cerume – acufeni, e talvolta una sensazione lieve di pressione o pienezza auricolare. Occasionalmente possono comparire vertigini lievi, legate alla stimolazione del nervo vago.
Come viene individuato un tappo di cerume?
Il primo riferimento è il medico di base: con l’utilizzo dell’otoscopio può confermare la diagnosi e procedere al lavaggio o indirizzare allo specialista. È opportuno non rimandare la visita medica quando i sintomi sono persistenti, quando il lavaggio domiciliare non ha sortito effetti o quando compaiono dolore, secrezioni o vertigini importanti. In questi casi l’automedicazione rischia di peggiorare la situazione.
Ci sono categorie di persone che devono prestare più attenzione all’igiene delle orecchie?
Sì. I bambini hanno un condotto uditivo più stretto e una cute più delicata: qualsiasi manovra di pulizia va eseguita dal pediatra o dall’otorinolaringoiatra, mai improvvisata dai genitori con cotton fioc. Gli anziani producono un cerume tendenzialmente più secco e il meccanismo di autopulizia si fa meno efficiente con l’età: i tappi sono molto più frequenti in questa fascia e possono contribuire in modo significativo al deterioramento uditivo. Chi usa auricolari in modo prolungato, abitudine sempre più diffusa tra i giovani, o porta apparecchi acustici, ostacola meccanicamente la migrazione all’esterno del cerume, con rischio di accumulo progressivo. Anche i soggetti con storia di otiti ricorrenti o interventi chirurgici sull’orecchio meritano controlli otoscopici periodici. Per tutte queste categorie, una visita annuale dall’otorinolaringoiatra può fare davvero la differenza.
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