Abbassalingua

Che cos’è e a che cosa serve l’abbassalingua?

L’abbassalingua è una piccola paletta piatta e oblunga (assomiglia allo stecco di alcuni gelati), che può essere di legno o di acciaio. L’abbassalingua permette di vedere con maggiore ampiezza il cavo orale e la faringe.  

Come funziona l’abbassalingua?

L’abbassalingua va poggiato sulla lingua del soggetto, nell’area più interna, applicando una lieve pressione verso il basso. Al soggetto può essere richiesto di emettere la vocale “A”: così facendo, e con la posizione abbassata della lingua, consente una migliore visuale della bocca e dell’ugola.  

L’abbassalingua è pericoloso o doloroso?

L’utilizzo dell’abbassalingua è facile, sicuro e non causa alcun dolore. Lo specialista deve comunque fare attenzione a non collocarlo troppo in fondo alla lingua poiché ciò potrebbe indurre i riflessi involontari di tosse e vomito.

Alterazioni dell’alvo

Che cosa sono le alterazioni dell’alvo?

Le alterazioni dell’alvo si caratterizzano per irregolarità nella funzione intestinale che si manifestano con squilibri nella defecazione di varia natura (tra cui incontinenza, diarrea, stipsi prolungata, occlusione intestinale).  

Quali malattie si possono associare alle alterazioni dell’alvo?

Le alterazioni dell’alvo non sono sempre indice di un malfunzionamento dell’organismo. Possono essere infatti collegate a una condizione transitoria che si verifica dopo un cambiamento nelle abitudini alimentari, stress, stitichezza o altri disturbi gastrointestinali. Quando le alterazioni assumono invece una forma più grave, di lunga durata, con la presenza di diarrea prolungata, tracce di sangue e blocchi della defecazione è probabile che siano il sintomo di una delle seguenti patologie: occlusione intestinale, tumore del colon-retto, tumore dell’ano, tumore dell’ovaio, colite ulcerosa, polipi intestinali, sclerodermia, sclerosi multipla, amiloidosi, diverticolite, cancro al colon, lupus eritematoso sistemico, sindrome dell’intestino irritabile. Questo elenco non è da ritenersi esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia nel caso in cui i sintomi persistano.  

Quali sono i rimedi contro le alterazioni dell’alvo?

Gli squilibri momentanei del transito a livello intestinale provocati da alterazioni dell’alvo possono essere risolti seguendo un’alimentazione equilibrata, che sia ricca di fibre e con un’idratazione abbondante. In caso di diarrea prolungata o di blocco completo della defecazione sarà invece necessario un tempestivo approfondimento diagnostico, che comprenda esami di laboratorio, ecografie, colonscopie, radiografie e Tac per accertare la causa del problema e adottare quindi la terapia più adatta al caso.  

In presenza di alterazioni dell’alvo quando rivolgersi al proprio medico?

Le alterazioni dell’alvo devono essere sottoposte all’attenzione del proprio medico di fiducia in presenza di: improvvisa stitichezza con interruzione del passaggio di feci e gas, acuto dolore addominale, feci piccole e dure (fecalomi o coproliti), bambini che non espellono le feci per oltre tre giorni, improvvisa perdita di pesosangue nelle fecipus nelle feci, gonfiore a livello addominalenauseavomito.

Aspiratore

Che cos’è e a che cosa serve l’aspiratore?

L’aspiratore è un apparecchio elettronico che serve ad aspirare tutti i liquidi corporei (come ad esempio sangue, vomito, saliva) che possono ostruire gli orifizi o le vie respiratorie del soggetto o che ostacolano la visuale dell’area interessata da un intervento chirurgico. L’aspiratore è anche uno strumento indispensabile nell’ambito del primo soccorso, in particolare nel momento in cui i liquidi corporei dovessero ostacolare la respirazione del soggetto, ponendo a rischio la sua salute. In queste evenienze si usano  particolari modelli portatili e a batteria.  

Come funziona l’aspiratore?

L’aspiratore funziona in un modo decisamente affine a quello di un comune aspirapolvere. È munito di un motore che genera una depressione creando il vuoto in un contenitore che è collegato a un tubo. All’altra estremità del tubo viene apposta una cannula sterile monouso solo quando l’apparecchio deve entrare in funzione. Tutti i fluidi aspirati si raccolgono in un contenitore sterilizzabile.  

L’aspiratore è pericoloso o doloroso?

L’utilizzo dell’aspiratore è sicuro e non causa alcun dolore.

Avvelenamento

Che cos’è l’avvelenamento?

L’avvelenamento può manifestarsi in seguito all’ingestione di sostanze aventi natura tossica o nociva. I casi più frequenti possono essere riconducibili a un abuso di farmaci, a un’accidentale ingestione di prodotti chimici per uso domestico (per esempio i detersivi o i detergenti, evenienza cui prestare particolare attenzione soprattutto con i bambini) o al consumo di alimenti (piuttosto comune il caso di funghi o di cibi che producono tossicosi alimentari, come il botulismo).  

Quali sono i sintomi associati all’avvelenamento?

L’avvelenamento può esteriorizzarsi sia nel momento in cui le sostanze vengono ingerite sia in seguito (fino a 24-48 ore dopo). I sintomi più comuni sono: nausea, vomito, crampi addominali e dolori addominali. Non sempre è agevole ricondurre i sintomi a ciò che si è precedentemente ingerito, soprattutto nel caso in cui l’avvelenamento sia avvenuto nel corso dei pasti.  

Che cosa fare in caso di avvelenamento?

Se si sospetta un avvelenamento, si deve contattare immediatamente un Centro antiveleni o rivolgersi al Pronto Soccorso. Il quadro clinico potrebbe cambiare a seconda della sostanza ingerita, ma è sempre consigliabile consultare un medico. Altrettanto importante è conoscere sia il tipo che la quantità di sostanza ingerita. Nel caso di ingestione accidentale di prodotti chimici, è importante portare con sé il contenitore della sostanza al pronto soccorso per permettere un’esatta identificazione della composizione del prodotto.  

Che cosa non fare in caso di avvelenamento?

In attesa che arrivino indicazioni dal Centro antiveleni o dei soccorsi o del raggiungimento dell’ospedale al paziente non bisogna far ingerire niente, nemmeno acqua.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Bruciore retrosternale

Che cos’è il bruciore retrosternale?

Il bruciore retrosternale è un disturbo che si manifesta con una sensazione di infiammazione posteriore allo sterno, che è l’osso posto nella parete toracica anteriore tra le due clavicole e le prime sette coppie di costole che con esso si articolano. La sensazione di bruciore che lo caratterizza è spesso associata al reflusso dei succhi gastrici che – dall’interno dello stomaco – tornano verso l’esofago, causando la sensazione di bruciore. A differenza della mucosa dello stomaco, difatti, la mucosa dell’esofago non è in grado di tollerare l’acidità dei succhi gastrici. La sintomatologia che può accompagnare il bruciore retrosternale è diversa: nausea, vomito, dolore alla gola, tosse secca e persistente, respiro sibilante, difficoltà o dolore durante la deglutizione.  

Quali malattie si possono associare al bruciore retrosternale?

Tra le patologie associabili al bruciore retrosternale ci sono le seguenti: esofagite, reflusso gastroesofageo, ernia iatale. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno consultarsi col proprio medico, soprattutto in caso di persistenza del disturbo.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore retrosternale?

Poiché il contatto dei succhi gastrici con la mucosa dell’esofago è la causa principale scatenante il bruciore retrosternale, i rimedi farmacologici più comunemente impiegati sono a base di medicinali anti-acido. Per ottenere la risoluzione del problema, però, è necessario curare la patologia che è alla base del bruciore.  

Con il bruciore retrosternale quando rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui il bruciore retrosternale non accenni a regredire nel giro di alcuni giorni o in presenza di una delle patologie associate (si veda, al riguardo, l’elenco delle patologie associate).

Cadmio

Che cos’è il cadmio?

Il cadmio è un metallo pesante che si trova negli alimenti e, seppure in piccole quantità, viene assimilato dall’organismo, dove viene efficacemente trattenuto a livello dei reni e del fegato, dove può rimanere per decenni.  

A cosa serve il cadmio?

Il cadmio può contribuire all’attivazione di alcuni enzimi e sostituire lo zinco normalmente presente all’interno della carbossipeptidasi, enzima presente nel pancreas e nell’intestino e che interviene anche nella digestione delle proteine.  

In quali alimenti è presente il cadmio?

Il cadmio viene considerato un contaminante negli alimenti, quali l’arsenico e il piombo. È presente in molti alimenti e si trova nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Tra gli alimenti che ne sono più ricchi ci sono il fegato, i funghi, i molluschi, la polvere di cacao e le alghe secche.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di cadmio?

Un’assunzione giornaliera di cadmio non è raccomandata.  

Quali sono le conseguenze della carenza di cadmio?

Al momento non sono note malattie associate alla carenza di cadmio.  

Quali conseguenze può avere un eccesso di cadmio?

Un accumulo di cadmio nell’organismo può causare a lungo termine diversi effetti negativi. I reni sono prima di tutto colpiti e la loro attività può essere compromessa dalla presenza di questo metallo fino a essere una delle cause dell’insufficienza renale. In aggiunta, un eccesso di cadmio può causare dissenteria, dolori allo stomaco e vomito, la demineralizzazione ossea che a sua volta può portare a fratture, problemi di fertilità, alterazioni del sistema nervoso e immunitario e problemi psicologici. Il cadmio è stato infine classificato come “cancerogeno del gruppo 1” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.  

Corrisponde al vero che l’assunzione di cadmio è una delle possibili cause del cancro al seno?

Secondo alcuni studi, l’esposizione a dosi eccessive di cadmio viene associato a un aumento della probabilità di sviluppare il cancro non solo nel seno, ma anche in altri organi e tessuti, come i polmoni, la vescica urinaria e l’endometrio.  

Camomilla

La camomilla è una pianta della famiglia delle Asteraceae che in Italia fiorisce tra maggio e giugno. Dal punto di vista alimentare se ne utilizzano i fiori che, una volta essiccati, sono consumati sotto forma di infuso.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della camomilla?

Una tazza di infuso di camomilla – circa 230 ml – offre un apporto di circa 2 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Nella camomilla c’è inoltre una buona presenza di cumarina.  

Quando non bisogna mangiare camomilla?

Se assunta sotto forma di integratore la camomilla può interferire con vari farmaci, soprattutto sedativi, antiaggreganti, anticoagulanti e Fans, oltre che con principi attivi come aglio, valeriana e ginkgo biloba. In caso di dubbio si consiglia di rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Quali sono i possibili benefici della camomilla?

In genere la camomilla viene assunta sotto forma di infuso per contrastare gli stati d’ansia e risolvere problemi allo stomaco. In generale viene considerata ideale per combattere vomito, nausea, insonnia, emorroidi, reflusso gastroesofageo e coliche nei bambini. Per uso topico, sotto forma di crema, la camomilla viene utilizzata per curare ferite, irritazioni cutanee e fastidi agli occhi. Può essere inoltre utilizzata per fare risciacqui orali utili a lenire le piaghe lasciate in bocca dai trattamenti antitumorali.  

Quali sono le controindicazioni della camomilla?

L’assunzione in dosi elevate di infuso di camomilla può indurre sonnolenza e, in alcuni casi, provocare vomito. Anche se raramente è possibile che il consumo di camomilla scateni allergie in persone che già soffrono di allergie ad altre piante correlate come l’ambrosia, il crisantemo, la margherita e la calendula. La presenza di cumarina, sostanza dal potere anticoagulante, potrebbe interferire con l’assunzione di farmaci anestetici. In caso di dubbio si consigli di rivolgersi al proprio medico per un consunto.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Capogiro

Che cosa si intende con capogiro?

Il capogiro una situazione caratterizzata da sensazioni di debolezza, instabilità e svenimento. Qualora non si presenti con una certa frequenza, questo sintomo non sta necessariamente a indicare la presenza di una condizione patologica grave.

Quali altri sintomi possono essere associati al capogiro?

Nella sua forma più grave, il capogiro può essere associato ad altri sintomi come: debolezza, svenimento, difficoltà respiratorie, aritmia cardiaca, confusione, difficoltà a parlare, dolore al petto, forte mal di testa, annebbiamento della vista, difficoltà a camminare, nausea e vomito.

Quali sono le cause del capogiro?

Il disturbo può essere provocato da ansia, attacchi di panico oltre che da varie patologie, tra le quali ci sono: botulismo, cefalea, diabete, emicrania, ictus, intolleranze alimentari, anemia, artrosi cervicale, raffreddore e sinusite.

Quali sono i rimedi contro il capogiro?

La sua cura dipende ovviamente dalla causa che ne sta alla base. In caso di capogiro provocato dall’ansia può essere utile la psicoterapia, mentre in altre circostanze si può ricorrere a medicinali, alla fisioterapia o a cambiamenti delle proprie abitudini alimentari. In generale, chi già soffre di capogiro dovrà evitare di compiere dei movimenti bruschi, alzarsi improvvisamente e, nel caso in cui sia già comparso il capogiro, mettersi alla guida o manovrare apparecchiature o macchinari pericolosi. Da evitare, per non incorrere in ulteriori rischi, il consumo di caffeina, alcol e tabacco.

Capogiro, quando rivolgersi al proprio medico?

La sensazione dl capogiro deve essere segnalata al medico curante qualora si accompagni a uno o a più sintomi tra quelli sopra elencati.

Cetrioli

I cetrioli sono ortaggi che appartengono alla famiglia delle Cucurbitaceae. Il loro nome scientifico è Cucumis sativus e si ritiene siano originari delle regioni dell’India sub-himalayana. In Italia vengono raccolti tra i mesi di giugno e settembre.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dei cetrioli?

100 grammi di cetrioli offrono un apporto di circa 14 calorie, suddivise in questo modo: 48% carboidrati, 32% lipidi e 20% proteine. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: Buona è inoltre la presenza di beta-carotene, beta-criptoxantina e luteina/zeaxantina.  

Quando non bisogna mangiare cetrioli?

Il consumo di cetrioli dovrebbe essere evitato quando c’è assunzione di farmaci diuretici e di farmaci anticoagulanti. In caso di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dei cetrioli?

Il cetriolo apporta poche calorie e per questo il suo inserimento nelle diete risulta ideale. La sua buccia contiene molte fibre che agiscono positivamente sul funzionamento dell’intestino, riducono i rischi di tumore al colon e aiutano a tenere sotto controllo l’assorbimento di zuccheri e colesterolo. Ottimo è anche il suo apporto al mantenimento della salute cardiovascolare e di quella delle ossa. Esercita un lieve effetto diuretico e agevola il buon funzionamento del metabolismo.  

Quali sono le controindicazioni dei cetrioli?

La presenza di eventuali tossine nella polpa del cetriolo, nello specifico le cucurbitacine, possono renderlo particolarmente amaro da ingerire. Se a seguito di questa ingestione si presentano nausea, vomito o diarrea è consigliabile recarsi al più vicino pronto soccorso.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cloro

Che cos’è il cloro?

Il cloro, il cui simbolo chimico è Cl, è il più abbondante minerale a livello intra ed extra-cellulare. Rientra nella categoria dei macroelementi, perché – così come zolfopotassiosodiocalciomagnesio e fosforo – è uno dei minerali di cui il nostro organismo necessita in grande quantità. In generale, il cloro è un potente germicida e uno dei più efficaci disinfettanti che esercita azione antibatterica sia allo stato elementare, sia sotto forma di acido ipocloroso indissociato (HClO). Come tale viene utilizzato ampiamente per la disinfezione delle acque potabili, mentre i suoi composti sono largamente impiegati in clinica (disinfezione di oggetti inanimati e strumenti chirurgici).  

A che cosa serve il cloro?

Abbinato al sodio, il cloro partecipa alla regolazione del bilancio di fluidi ed elettroliti nell’organismo umano. Inoltre, è un componente fondamentale degli acidi del succo gastrico.  

In quali alimenti è presente il cloro?

Il cloro viene assunto dall’organismo soprattutto attraverso il comune sale da cucina (il cloruro di sodio). Inoltre, è contenuto in numerosi alimenti di origine vegetale, soprattutto: alghe, segale, pomodori, lattuga, sedano e olive.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di cloro?

Il fabbisogno giornaliero di cloro dipende dall’età. L’apporto giornaliero adeguato è pari a 0,18 g fino ai 6 mesi di vita, 0,57 g fino all’anno di età, 1,5 g tra 1 e 3 anni, 1,9 g tra 4 e 8 anni, 2,3 g tra 9 e 13 anni, 2,3 g dai 14 ai 50 anni, 2,0 g tra i 51 e i 70 anni e 1,8 g dai 71 anni in poi.  

Quali controindicazioni può causare la carenza di cloro?

La carenza di cloro è molto rara, ma può accadere se si perdono grandi quantità di liquido a causa di eccessiva sudorazione, di vomito o di dissenteria o se si assumono farmaci, compresi i diuretici. Si può associare a ovulazione e acidosi respiratoria cronica.  

Quali conseguenze può causare l’eccesso di cloro?

Un apporto eccessivo di cloro attraverso il cibo può causare un aumento della pressione sanguigna e, per le persone affette da insufficienza cardiaca, da cirrosi o da malattie renali, un accumulo di liquidi. In aggiunta, livelli eccessivi di cloro nel sangue possono aumentare la glicemia nelle persone con diabete e influenzare il trasporto di ossigeno.  

Come si riconosce un’intossicazione da cloro?

Un’intossicazione causata dall’inalazione o dall’ingestione del cloro presente nell’acqua può causare problemi a respirare, accumulo di liquidi nei polmoni, bruciore alla bocca, dolore e gonfiore alla gola, mal di stomaco, vomito e sangue nelle feci.

Diarrea

Che cos’è la diarrea?

Si ha diarrea quando le feci vengono evacuate in maniera anomala, con aumento della frequenza di emissione, della fluidità e anche della quantità. In particolare, le feci tendono ad assumere una forma liquida a causa di un insufficiente assorbimento dei liquidi da parte dell’intestino generato da una eccessiva peristalsi intestinale, cioè un aumento della contrazione dei muscoli intestinali che agevolano il deflusso delle feci. A causa delle continue scariche, la diarrea può determinare a carico dell’organismo degli squilibri di natura elettrolitica o situazioni di disidratazione. Solitamente, quando non rappresenti un’indicazione di condizioni mediche più gravi, questo disturbo scompare nel giro di pochi giorni.  

Sintomi che si accompagnano alla diarrea

Alla diarrea si accompagnano spesso altri sintomi, come ad esempio dolore all’addome, crampi intestinali, febbre e vomito.  

Quali sono le cause della diarrea?

La diarrea è specificatamente causata da infezioni a carico dell’intestino, da un alterato transito intestinale o da un cattivo assorbimento. Può anche essere sintomo di numerose patologie, tra le quali si possono elencare: epatite, gastrite, gastroenterite, intolleranze alimentari, ipertiroidismo, morbo di Crohn, peritonite, salmonella, sindrome dell’intestino irritabile, ansia, appendicite, botulismo, celiachia, cirrosi biliare primitiva, colite, colite ulcerosa, endometriosi, tumore del colon-retto, tumore dell’ano.  

Quali sono i rimedi contro la diarrea?

La diarrea viene curata relazionandosi alla causa o alla patologia che ne è all’origine. Per consentire all’organismo di ristabilirsi di solito si applicano due rimedi:
  • riposo del paziente
  • assunzione di soluzioni saline reidranti allo scopo di compensare la perdita di liquidi e sali minerali dovuti alle numerose scariche.
 

Quando rivolgersi al proprio medico?

La diarrea diventa un problema e necessita di una visita medica nel caso in cui non accenni a scomparire dopo che sono trascorsi più giorni dalla sua insorgenza. È sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico curante, inoltre, quando in precedenza sia stata diagnosticata una patologia potenzialmente associabile a questo disturbo.  

Area medica di riferimento per la diarrea

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la diarrea è il Servizio di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva.

Disfagia (difficoltà a deglutire)

Che cos’è la disfagia?

La disfagia è la difficoltà a deglutire che colpisce soprattutto le persone anziane ma che può comunque presentarsi a qualunque età. Può essere causata da situazioni occasionali, come ad esempio una masticazione non corretta, o può avere un’origine patologica.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla disfagia?

Alla disfagia possono accompagnarsi altri sintomi come il dolore alla mandibola o, nei casi più gravi, vomito e perdita di peso.  

Quali sono le cause della disfagia?

Oltre che da cause occasionali, la disfagia può essere provocata da varie patologie, tra cui ci sono: bronchite, faringite, gastrite, laringite, mononucleosi, morbo di Parkinson, reflusso gastroesofageo, ernia iatale, aneurisma aortico, diverticoli esofagei, esofagite, tonsillite, sclerosi multipla, tumore allo stomaco, tumore all’esofago, tumore della laringe, tumore della tiroide.  

Quali sono i rimedi contro la disfagia?

Per curare la disfagia è necessario individuarne la causa e intervenire su questa. Nei casi più leggeri questo disturbo può essere curato da un logopedista o da un rieducatore della deglutizione. Una certa utilità la si può trarre dalla modifica delle abitudini alimentari: l’ideale è aumentare i pasti, di cui va ridotta l’abbondanza, ponendo la propria preferenza su alimenti facili da deglutire ed evitando di ingerire alimenti che possano provocare reflusso gastroesofageo. I casi più gravi richiedono l’utilizzo di farmaci, l’assunzione di alimenti attraverso mezzi differenti – come ad esempio un sondino naso-gastrico – o l’esecuzione di un intervento chirurgico.  

Disfagia, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione caratterizzata da disfagia deve essere comunicata al proprio medico curante quando perdura da lungo tempo e quando è accompagnata da vomito e perdita di peso.

Disidratazione

Che cos’è la disidratazione?

La disidratazione è un’eccessiva perdita di acqua e liquidi che interessa il corpo umano e che non viene compensata – come dovrebbe – dall’organismo. Si manifesta in vari modi, tra cui: sete, crampi allo stomaco, senso di debolezza generale, aumento della frequenza cardiaca, senso di freddo in mani e piedi, secchezza delle labbra e della pelle, diminuzione di diuresi, febbre, calo del peso corporeo.  

Quali sono le cause della disidratazione?

La disidratazione può avere molteplici cause: scarsa assunzione o invece abbondante perdita di liquidi, eccessiva sudorazione, disfunzioni nel meccanismo di ricambio idrico e di minerali. La perdita eccessiva di liquidi e la conseguente disidratazione può essere provocata da prolungati episodi di diarrea o di vomito. La disidratazione può essere causata da ustioni e da alcune patologie, tra le quali possiamo includere le seguenti: salmonella, gastroenterite, occlusione intestinale e proctite.  

Quali sono i rimedi contro la disidratazione?

Per curare uno stato di disidratazione è necessario risalire e intervenire sulla sua origine. In generale il primo intervento che viene disposto dal curante, teso a ristabilire l’organismo, prevede l’assunzione di soluzioni saline reidratanti accompagnata da un periodo completamente dedicato al riposo.  

Disidratazione, quando rivolgersi al proprio medico?

L’intervento del medico in caso di disidratazione deve essere sempre previsto qualora questa condizione risulti di particolare evidenza, derivi da ustioni o sia collegata a una patologia già diagnosticata nel corso di precedenti accertamenti medici.

Disidratazione

Che cos’è la disidratazione?

Con il termine disidratazione si indica la condizione in cui si viene a trovare un soggetto quando perde più liquidi in confronto a quelli che assume. Il nostro organismo perde ogni giorno diversi liquidi eliminandoli con l’urina, le feci, il sudore, la respirazione; il segnale della sete indica precisamente un avvenuto calo dei liquidi nel corpo e ci fa presente che occorre reintegrarli.  

Quali possono essere le cause della disidratazione?

La disidratazione è una condizione patologica che può avere diverse cause: ad esempio può essere provocata da una condizione duratura di dissenteria e/o vomito, da una notevole perdita di liquidi per una forte sudorazione (ad esempio come avviene quando si fa intensa attività fisica), da un problema nel fisiologico ricambio minerale e idrico.  

Quali sono i sintomi associati alla disidratazione?

Il sintomo più evidente e riconoscibile della disidratazione è la sete, che tuttavia non si intensifica col peggiorare della situazione, ma resta sempre stabile allo stesso livello. Si tratta chiaramente di un primo segnale, ma non lo si deve considerare un campanello d’allarme. Con il progredire della condizione di disidratazione la minzione avviene meno spesso e le urine assumono un colore giallo scuro. Una leggera disidratazione pregiudica anche le capacità di controllo motorio e cognitivo e può avere un’influenza negativa sull’umore. Altri sintomi presenti sono l’assenza di salivazione con conseguente secchezza delle fauci e della lingua.  

Cosa fare in caso di disidratazione?

La prima cosa da fare è cercare, se possibile, di reintegrare i liquidi bevendo acqua. Nel caso in cui la situazione dovesse essere più grave, come accade ad esempio in conseguenza di prolungati episodi di diarrea e/o vomito, si raccomanda di integrare dei sali minerali all’acqua. In farmacia si possono trovare soluzioni reidratanti già pronte.  

Cosa non fare in caso di disidratazione?

Non si deve mai prendere sotto gamba uno stato di disidratazione, visto che se perdura da diverso tempo può avere delle serie conseguenze. Sono caldamente sconsigliate le bevande gassate o zuccherate.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Dolore in sede ombelicale

Che cosa si indica con dolore in sede ombelicale?

Il dolore in sede ombelicale è una sensazione di malessere circoscritta all’area interna all’addome posizionata dietro l’ombelico. Nella maggior parte dei casi la causa è da ricercarsi in disturbi connessi al sistema gastro-intestinale. Il dolore – che può essere sordo e continuo oppure a intermittenza – con picchi di dolore alternati a fasi di sua assenza, può essere accompagnato da vomito, eruttazioni, brontolii o flatulenza, oltre che da febbre e muco o sangue nelle feci.  

Quali malattie si possono associare al dolore in sede ombelicale?

Tra le patologie che possono essere associate al dolore in sede ombelicale, ci sono le seguenti: sindrome dell’intestino irritabile, trauma, ulcera duodenale, ulcera gastrica, appendicite, diverticolosi, diverticolite, ernia ombelicale, gastrite, gastrite virale, peritonite. Si ricorda come tale elenco non sia esaustivo e sia sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro il dolore in sede ombelicale?

Poiché le patologie che sono associabili al dolore in sede ombelicale sono molteplici, al fine di poter approntare un trattamento è importante capire quale sia l’origine del dolore e agire su questa.  

Con il dolore in sede ombelicale quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico in caso di trauma o nel caso in cui il dolore in sede ombelicale si accompagni ad altri sintomi come febbre e muco o sangue nelle feci, anche nel caso in cui sia già stata diagnosticata (o si sia a rischio di) una delle patologie sopra indicate.

Emorragia gastrointestinale

Che cos’è l’emorragia gastrointestinale?

L’emorragia gastrointestinale è una perdita di sangue dovuta a un problema serio all’apparato digerente, che abbia provocato una lesione a esofago, stomaco, intestino – tenue, crasso e retto – e ano. Può avere varia intensità, dalla piccola perdita visibile solo a seguito di esami di laboratorio, alla vera e propria emorragia.  

Quali sono le cause dell’emorragia gastrointestinale?

All’emorragia gastrointestinale possono essere associate molte patologie, tra cui: cirrosi epatica, celiachia, emorroidi, ragadi anali, colite ulcerosa, ernia iatale, gastrite, esofagite, morbo di Crohn, gastroenterire virale, reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica, varici esofagee, tumore alla stomaco, tumore del colon-retto, tumore del fegato, tumore dell’esofago, tumore dell’ano.  

Quali sono i rimedi contro l’emorragia gastrointestinale?

La cura dell’emorragia gastrointestinale dipende dalla causa che ne è alla base: occorre individuarla e, in seguito, intervenire direttamente su questa.  

Emorragia gastrointestinale, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da emorragia gastrointestinale deve sempre essere comunicata al proprio medico curante. Se è conseguenza di un trauma o di una contusione bisogna recarsi con urgenza al più vicino pronto soccorso, soprattutto se è collegata ad altri sintomi come sangue nelle feci, vomito o sanguinamento dalla bocca.  

Area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Ferite e punture al mare (meduse, tracine e ricci di mare)

Quali sono le cause più frequenti di ferite e punture al mare?

Nei nostri mari è frequente imbattersi in meduse, tracine e ricci di mare, animali marini che sono in grado di procurarci ferite e punture che, se non curate a dovere, possono anche procurare fastidi di una certa gravità. Occorre quindi prestare la dovuta attenzione quando si è in acqua. Le meduse possono attaccare tutto il corpo con i loro tentacoli. L’irritazione della pelle è causata dal contatto con la sostanza urticante che viene rilasciata dall’aprirsi delle vescicole. Le tracine sono pesci (anche detti pesci ragno) che si nascondono sotto la sabbia e che spesso vengono dunque calpestate. Hanno aculei appuntiti che iniettano un veleno potente. Mani e piedi possono essere altresì colpiti dagli aculei dei ricci.  

Quali sono i sintomi associati alle ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

Pungersi con una tracina genera un violento e quasi insopportabile dolore, soprattutto per i più piccoli di età. Il contatto avviene solitamente con i piedi e il dolore può quindi estendersi a tutta la gamba, con la pelle che si irrita e si gonfia. Essere punti da un riccio causa solitamente dolore e fastidio. Appena venuti a contatto con una medusa si avverte un senso di bruciante dolore, la cui durata è piuttosto mutevole. Può in seguito manifestarsi sulla zona affetta una reazione cutanea simile a quella dell’orticaria. Un quadro clinico più complicato è caratterizzato da sintomi quali: nausea e vomito, stato confusionale, pallore, sudorazione, mal di testa, fatica a respirare, ampia eruzione cutanea.  

Che cosa bisogna fare in caso di ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

In caso di ferita da tracina, si consiglia di mantenere la persona danneggiata ferma e calma e, in caso di necessità, di darle un antidolorifico. Se la respirazione è difficoltosa o in caso di calo di pressione, è consigliabile recarsi al più presto al pronto soccorso. Gli aculei dei ricci di mare hanno piccoli uncini e una volta penetrati nella pelle non è facile estrarli;. Per questo è raccomandabile consultare un medico: senza la giusta strumentazione si rischia difatti di spingere gli aculei in profondità, o addirittura di spezzarli, con conseguenti ascessi e infezioni. Se si entra a contatto con una medusa invece, è raccomandabile lavare la zona affetta con acqua di mare (mai usare acqua dolce). In seguito è opportuno procedere alla rimozione dei residui aiutandosi con una carta plastificata (tipo carta di credito o tessera di un negozio) o con un coltello dal lato della parte liscia, per evitare che i filamenti si rompano rilasciando ulteriore sostanza urticante. Si consiglia infine di applicare prodotti specifici, che sono facilmente reperibili in farmacia. In caso di presenza di sintomi più generalizzati descritti in precedenza è consigliabile recarsi in Pronto Soccorso.  

Che cosa non bisogna fare in caso di ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

In caso si venga a contatto con una tracina è opportuno non scaldare la zona colpita né con acqua né con la sabbia: sebbene è vero che la tossina sia termolabile e dunque il calore la renda inattiva, tali rimedi fai-da-te non recano sollievo alcuno né migliorano  la situazione. Se si è punti da medusa invece, non bisogna grattarsi, non bisogna strofinare la zona colpita con sabbia o pietre. È inoltre inutile applicare urina, ammoniaca, alcol o aceto; alcune di queste sostanze, anzi, potrebbero addirittura peggiorare la situazione.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Funghi

I funghi appartengono al regno dei Mycetae. Non tutte le varietà presenti in natura, che sono numerosissime, sono commestibili. Se non si è esperti e conoscitori delle numerose varietà è meglio chiedere a esperti prima di mangiare funghi colti da sé.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dei funghi?

Gli apporti di macronutrienti variano a seconda della specie dei funghi. Considerando una quantità di 100 grammi, questi sono gli apporti di calorie:
  • coltivati prataioli crudi (Agaricus campestris), circa 20 calorie, ripartite in questo modo: 76% proteine, 15% carboidrati e 9% grassi
  • coltivati pleurite crudi (Pleurotes ostreatus), circa 28 calorie, ripartite in questo modo: 59% carboidrati, 31% proteine, 10% grassi
  • porcini crudi (Boletus edulis), circa 26 calorie, ripartite in questo modo: 61% proteine, 14% carboidrati e 25%grassi.
I funghi in genere contengono questi micronutrienti:  

Quando non bisogna mangiare funghi?

Non sono note interazioni tra il consumo di funghi e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dei funghi?

I funghi sono ricchi di fibre e per questo favoriscono il buon funzionamento dell’intestino. Sono ricchi di proteine di alto valore biologico e di acido linoleico, per cui sono considerati ideali per agevolare la pressione del sangue e il buon funzionamento del sistema immunitario e del processo di aggregazione delle piastrine.  

Quali sono le controindicazioni dei funghi?

I funghi contengono micosina e per questo possono essere difficili da digerire. Nel caso in cui dopo il loro consumo si presentino sintomi come nausea, vomito o diarrea è necessario rivolgersi con urgenza al più vicino pronto soccorso  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Infarto del miocardio

Che cos’è l’infarto del miocardio?

Con infarto del miocardio, comunemente chiamato attacco di cuore, ci si riferisce alla morte delle cellule di una specifica parte del cuore a causa di una occlusione (parziale o totale) di una arteria coronarica, responsabile della sua irrorazione. Un infarto cardiaco non comporta necessariamente l’arresto cardiaco. Un attacco di cuore può verificarsi sia in uno stato di riposo, sia durante uno sforzo fisico e talvolta è il risultato di una forte emozione.  

Quali sono i sintomi associati all’infarto del miocardio?

Non tutti coloro che sono stati colpiti da un infarto del miocardio segnalano gli stessi sintomi. In generale alcuni possibili avvertimenti sono: nausea e con o senza vomito, ansia, paura di morire, dolore al petto o dolore retrosternale che può raggiungere il collo, la gola, la mascella, le braccia (più comunemente la sinistra), lo stomaco, sudorazione fredda.  

Che cosa fare in caso di infarto del miocardio?

In caso di sospetto infarto del miocardio si raccomanda di chiamare immediatamente i soccorsi e invitare la vittima a mettersi in posizione semisdraiata e a riposo.  

Che cosa non fare in caso di infarto?

In caso di infarto al miocardio è assolutamente consigliato di non sottovalutare i sintomi, soprattutto se si è considerati soggetti a rischio.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.