Attacco di panico

Che cos’è un attacco di panico?

Gli attacchi di panico hanno un esordio improvviso e generano paura in chi ne è vittima, sia per i sintomi che li accompagnano, sia per la sensazione di non avere la situazione sotto controllo, pur mantenendo lucidità e coscienza. Tuttavia, va sottolineato che l’attacco di panico si risolve solitamente in pochi minuti e non ha conseguenze fisiche. Coloro che soffrono di attacchi di questo tipo dovrebbero consultare uno specialista per scoprire le cause del disturbo, è consigliabile parlare con il proprio medico per una guida.  

Quali sono i sintomi associati agli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico si manifestano solitamente con tachicardia, difficoltà respiratorie, vertigini, nausea, svenimenti. Non è comunque pericoloso per la salute.  

Che cosa fare in caso di attacco di panico?

In caso di attacco di panico, se ci si trova in un luogo chiuso e/o affollato è consigliabile – se possibile – uscire e prendere una boccata d’aria; anche una passeggiata può essere d’aiuto. È importante concentrarsi sulla respirazione e cercare di ristabilire un ritmo regolare.  

Che cosa non fare in caso di attacco di panico?

È svantaggioso cercare di ignorare o sminuire un attacco di panico, ma è importante cercare di affrontarlo mantenendo la calma e concentrandosi sui passi da compiere a poco a poco.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Diminuita sudorazione

Che cosa si intende con diminuita sudorazione?

L’assenza o la riduzione di sudorazione è un sintomo di diversa origine che si caratterizza per il fatto che le ghiandole sudoripare non riescono o non possono funzionare in modo corretto. Questa condizione –  nota anche come ipoidrosi o anidrosi – può interessare tutto il corpo oppure una o più aree del corpo.  

Quali malattie si possono associare alla diminuita sudorazione?

Tra le principali patologie collegate alla diminuita sudorazione ci sono le seguenti: ittiosi, malattia di Fabry, morbo di Hashimoto, malattia di Parkinson, psoriasi, sclerodermia, sindrome di Horner, amiloidosi, atrofia multisistemica o Ams, carcinoma polmonare a piccole cellule, dermatite, diabete, infezioni della pelle, ipotiroidismo, sindrome di Ross, sindrome di Sjögren, sindromi genetiche, traumi, uso di farmaci. Si ricorda che questo elenco non è da ritenersi esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la diminuita sudorazione?

Quando la sudorazione diminuisce drasticamente sino ad azzerarsi, il disturbo è collegato alla mancanza di una funzione fondamentale per la termoregolazione perché il sudore consente di abbassare la temperatura corporea sia a riposo che – soprattutto – nel corso di attività che comporti uno sforzo fisico. I rimedi per la diminuzione del sudore devono essere sempre connessi al trattamento della patologia e concordati con il proprio medico curante. Ad esempio – se a provocarlo è l’uso di alcuni medicinali – potrebbe essere utile, dopo averne parlato con il medico, rivedere il dosaggio del medicinale.  

In presenza di diminuita sudorazione quando rivolgersi al proprio medico?

Quando la mancanza di sudorazione si associa ad altri sintomi come crampi muscolari, debolezza, vertigini, arrossamento della cute e sensazione eccessiva di calore è necessario rivolgersi al proprio medico.

Disorientamento temporale e spaziale

Che cos’è il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale è un disturbo che comporta uno stato di confusione mentale che è caratterizzato da una difficoltà a coordinare i movimenti e a ricordare eventi recenti o passati. Può essere temporaneo o permanente.  

Quali altri sintomi possono essere associati dal disorientamento temporale e spaziale?

I casi più gravi di disorientamento temporale e spaziale sono caratterizzati anche dalla presenza di altri sintomi come mal di testa, vertigini, capogiri, difficoltà respiratorie, disidratazione, tremore, insonnia o battito cardiaco accelerato.  

Quali sono le cause del disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può derivare da panico o stati di ansia, dall’assunzione di farmaci, da colpi di calore o da varie patologie tra cui: commozione cerebrale, emicrania, encefalite, ipertensione, ipotensione, malattia di Alzheimer, fibrillazione atriale, trauma cranico e ictus.  

Quali sono i rimedi contro il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può essere curato individuando e curando le cause che ne sono alla sua base. In ogni caso, si tratta di una condizione che prevede un intervento medico tempestivo. Nell’attesa di essere visitati da un medico il primo accorgimento da osservare è quello di sedersi o di sdraiarsi. Se alla base del disorientamento c’è un calo di pressione è bene assumere una moderata quantità di zuccheri, anche solo una bevanda zuccherata o una caramella. Se alla base c’è invece una condizione di disidratazione per prima cosa è necessario bere acqua o bevande isotoniche.  

Disorientamento temporale e spaziale, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di disorientamento temporale e spaziale deve essere resa nota al proprio medico, soprattutto quando è associata a problemi di memoria, difficoltà di linguaggio e confusione mentale. L’intervento del medico deve essere tempestivo quando c’è presenza di altri sintomi come vertigini, mal di testa, capogiro, tremore, battito cardiaco accelerato e difficoltà respiratorie. Se il disorientamento è dovuto a un trauma alla testa, inoltre, è consigliabile rivolgersi al più vicino pronto soccorso per ricevere le cure del caso.

Infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)

Che cos’è l’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)?

Il gruppo A dello streptococco è un batterio che si trova comunemente nella gola e nella pelle. In molti casi scatena infezioni minori, ma a volte può essere associato a malattie gravi e pericolose. L’infezione da streptococco di gruppo A presenta i suoi sintomi e le malattie correlate quando supera le difese dell’organismo della persona infetta per esempio perché ci sono ferite attraverso le quali può penetrare in profondità nei tessuti, o a causa di malattie che indeboliscono il sistema immunitario. Alcuni ceppi di questo batterio, inoltre, scatenano infezioni più gravi di altri, e la ragione di questo maggiore pericolo non è stata ancora del tutto chiarita, ma sembra che entri in gioco la produzione di tossine in grado di causare danni agli organi e shock ed enzimi che distruggono i tessuti.  

In quali modo si contrae l’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)?

Le infezioni da streptococco di gruppo A si trasmettono per contatto diretto con le secrezioni della gola o del naso di individui infetti o con lesioni cutanee infette. Possono trasmetterla anche i portatori asintomatici, ma l’infezione asintomatica è molto meno contagiosa.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)

Il gruppo A di streptococco può colonizzare la gola e la pelle rimanendo asintomatico. L’infezione invasiva è una grave condizione, a volte pericolosa per la vita, in cui i batteri si sono diffusi in tutto il corpo, per esempio nel sangue, nella muscolatura profonda, nel tessuto adiposo o nei polmoni. Soprattutto, l’infezione invasiva da streptococco di gruppo A può essere associata a: fascite necrotizzante, sindrome da shock tossico. I primi sintomi e segni di queste condizioni includono sintomi come: febbre, dolore intenso, gonfiore, rossore intorno a qualsiasi ferita, vertigini, confusione, bassa pressione, eruzione cutanea, dolore addominale.  

Come si può curare un’infezione da streptococco di gruppo A (invasiva)?

Un trattamento antibiotico di 24 ore è sufficiente per rendere non contagiosa un’infezione da streptococco di gruppo A. Tuttavia, per trattarla correttamente, l’intera terapia antibiotica deve essere completata. La penicillina rappresenta il principio attivo di scelta sia per le infezioni lievi sia per le malattie streptococciche più gravi del gruppo A. In caso di allergia a questo antibiotico, è possibile fare affidamento sull’eritromicina, che può però essere associata a una resistenza.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezioni da ferite

Che cosa sono le infezioni delle ferite?

Quando si parla di infezioni da ferite ci si riferisce in particolare a quelle che possono derivare da ferite chirurgiche. Nella maggior parte dei casi queste non si infettano perché il sistema immunitario riesce ad eliminare efficacemente i contaminanti. Ci sono però casi in cui a causa di una complessa interazione tra fattori si può verificare la comparsa di processi infettivi. Questi fattori possono dipendere:
  • dal paziente: età, stato di nutrizione, ipovolemia, scarsa perfusione tissutale, obesità, diabete, assunzione di steroidi o di altri immunosoppressori
  • dalle caratteristiche della ferita: ad esempio dalla presenza di ematomi o sepsi
  • dai microbi presenti: quantità, virulenza e caratteristiche microambientali
  • dalla stessa operazione chirurgica: contaminazione ambientale, di strumenti o altro materiale portato in camera operatoria, durata dell’intervento, ipotermia.
 

Quali sono le più diffuse infezioni da ferite?

In generale, le infezioni da ferite più diffuse sono quelle che si generano a seguito di escoriazioni causate da batteri. Tra i principali microrganismi responsabili delle infezioni delle ferite ci sono:
  • stafilococco aureo
  • stafilococchi coagulasi-negativi
  • enterococchi
  • escherichia coli
  • pseudomonas aeruginosa
  • enterobacter
  • proteus mirabilis
  • klebsiella pneumoniae
  • candida albicans
  • gruppo D streptococchi
  • altri streptococchi
  • altri Gram-positivi aerobici
  • batteroidi fragili.
Si tratta nella maggior parte dei casi di batteri normalmente presenti sulla pelle e sulle mucose dei pazienti. Tra quelli più temuti ci sono lo  stafilococco aureo resistente alla meticillina e lo stafilococco aureo resistente alla vancomicina.  

Quali sintomi si possono associare all’infezione da ferite

Le infezioni da ferite possono essere associate a vari sintomi, tra cui: febbre, ferite calde, rosse, doloranti e gonfie, ferite puzzolenti, vertigini e battito cardiaco accelerato.  

Come possono essere curate le infezioni da ferite?

La cura delle infezioni da ferite consiste nella pulizia della ferita, che in alcuni casi si associa all’assunzione di antimicrobici come le cefalosporine, penicillina, vancomicina, l’linezolid, daptomicina, telavancina, ceftarolina, fluorochinoloni o metronidazolo, a volte in combinazione. Per poter drenare la parte infetta può essere necessario anche rimuovere i punti di sutura.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Iperventilazione

Che cos’è l’iperventilazione?

Si ha iperventilazione quando, a causa di una respirazione rapida e profonda, si abbassano l livelli di anidride carbonica nel sangue. Può derivare da una situazione di panico; in questo caso si può venire a creare un circolo vizioso in cui l’iperventilazione causata da panico crea a sua volta panico e nuova iperventilazione. Con sindrome da iperventilazione si indica una situazione in cui questo disturbo è frequente e dipende da condizioni particolari contraddistinte da rabbia, stress o depressione.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’iperventilazione?

L’iperventilazione può accompagnarsi ad altri sintomi come ansia e panico e, nel caso in cui ci sia sindrome da iperventilazione, bocca secca, dolori al petto, stato confusionale, debolezza, vertigini e gonfiore addominale.  

Quali sono le cause dell’iperventilazione?

L’iperventilazione può dipendere da attacchi di panico o da altre situazioni contraddistinte da rabbia o depressione. Può derivare inoltre dall’assunzione di alcuni farmaci, come ad esempio l’aspirina consumata in maniera eccessiva Infine, può essere di origine patologica, ovvero derivare da allergie respiratorie, asma, embolia polmonare, infarto miocardico, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite, insufficienza cardiaca , shock settico o sepsi.  

Quali sono i rimedi contro l’iperventilazione?

L’iperventilazione può essere combattuta aumentando i livelli di anidride carbonica nel sangue cercando di calmare la respirazione, magari anche tenendo chiusa la bocca e una narice e respirando con la sola altra narice. Lo stesso risultato può essere ottenuto attraverso tecniche di rilassamento, attività fisica regolare o anche con una terapia di tipo psicologico. Quando l’iperventilazione è di origine patologica può essere curata con una terapia farmacologica che varia in base alle esigenze del singolo paziente.  

Iperventilazione, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da iperventilazione deve essere comunicata al proprio medico curante quando questo disturbo si presenta per la prima volta, quando si accompagna a febbre, dolore o emorragie e quando non si risolve da sé in breve tempo. Nel caso in cui oltre a non risolversi aumenta di intensità, si consiglia di recarsi al più vicino pronto soccorso per ricevere le cure del caso.

Iperventilazione

Che cos’è l’imperventilazione?

Si è in presenza di una condizione di iperventilazione quando l’anidride carbonica presente nel sangue diminuisce a causa di una respirazione troppo rapida o profonda. In genere questa condizione si associa ad attacchi di panico o a momenti caratterizzati da ansia, secondo un circolo vizioso che comporta un aumento del panico che provoca a sua volta un aumento dell’iperventilazione, che genera panico e così via. L’iperventilazione può trarre la sua origine dall’assunzione di alcuni farmaci ma può anche dipendere da alcune malattie, come quelle polmonari o quelle cardiache, e può essere conseguenza di infezioni.  

Quali sono i sintomi associati all’iperventilazione?

Se si è soggetti a iperventilazione con una certa frequenza e questa risulta essere causata da rabbia, ansia, stress o depressione si parla di sindrome da iperventilazione, situazione che può essere associata a vari sintomi come vertigini, bocca secca, debolezza, confusione, dolore al petto o gonfiore addominale.  

Che cosa fare in caso di iperventilazione?

In caso di iperventilazione è fondamentale cercare di mantenere il più possibile la calma, anche sforzandosi di far entrare meno ossigeno nei polmoni, magari anche respirando con una sola narice, dopo avere tappato l’altra e la bocca. Per vincere l’iperventilazione possono essere utili farmaci contro l’ansia ma anche tecniche di rilassamento e respirazione. Se associata a febbre, dolore ed emorragie e tende a mantenersi nel tempo è il caso di recarsi a un pronto soccorso o, nei casi più gravi, di chiamare i soccorsi.  

Che cosa non fare in caso di iperventilazione?

I fenomeni di iperventilazione non devono essere sottovalutati, soprattutto se intensi, frequenti o associati a sintomi come febbre, emorragie e dolore.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Ipoacusia

Che cos’è l’ipoacusia?

L’ipoacusia è la perdita parziale dell’udito, tale da compromettere la perfetta comprensione dei discorsi quando ci sono rumori di sottofondo o quando molte persone stanno parlando nello stesso momento. Può colpire solo uno o entrambi gli orecchi e i suoni vengono recepiti in modo ovattato.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’ipoacusia?

L’ipoacusia può presentarsi in associazione con altri sintomi come mal di testa, debolezza, problemi di equilibrio, vertigini, acufene e senso di oppressione all’orecchio.  

Quali sono le cause dell’ipoacusia?

L’ipoacusia può essere presente fin dalla nascita, quindi congenita, oppure può formarsi per traumi subiti o in seguito all’assunzione di farmaci. Altre cause di questo disturbo possono essere problemi legati alle strutture responsabili dell’udito, l’invecchiamento, l’accumulo di liquidi o di cerume nell’orecchio o la presenza di corpi estranei nell’orecchio. Alla base dell’ipoacusia possono esserci anche alcune patologie come meningite, labirintite, otite, parotite, sindrome di down e tonsillite.  

Quali sono i rimedi contro l’ipoacusia?

Nel caso in cui l’ipoacusia sia generata da una patologia per curarla è necessario intervenire su quest’ultima. Nel caso in cui invece derivi dalla presenza di cerume o di un corpo estraneo può essere sufficiente lavare l’orecchio, operazione che in alcuni casi deve essere eseguita dal medico di fiducia o da uno specialista otorinolaringoiatra.  

Ipoacusia, quando rivolgersi al proprio medico?

Se l’ipoacusia compare all’improvviso, non scompare nel tempo ma anzi tende a peggiorare o si accompagna a sintomi come debolezza e mal di testa è consigliabile rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Area medica di riferimento per l’ipoacusia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ipoacusia è l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria.

Mal di montagna

Che cos’è il mal di montagna?

Il mal di montagna è un disturbo causato dall’incapacità del corpo di adattarsi alle alte quote. I sintomi iniziali si manifestano di solito intorno ai 3.500 metri, ma possono esserci casi anche ad altitudini inferiori (2.000-2.500). Non solo l’altitudine gioca un ruolo fondamentale nel mal di montagna, ma soprattutto la velocità di salita: al corpo serve il tempo giusto per acclimatarsi, l’ideale è fare una salita lenta e graduale. Non ci sono precisi criteri di rischio, il mal di montagna può essere causato da una sequenza di diversi fattori: altezza, rapidità di salita, attività fisica in quota, suscettibilità individuale.  

Quali sono i sintomi del mal di montagna?

Il mal di montagna si manifesta con il mal di testa e può essere associato a: stanchezza, vertigini, capogiro, insonnia, irritabilità, perdita di appetito, nausea o vomito. Per casi più gravi, il paziente respira in modo leggero e affannoso. I pazienti gravi hanno un quadro più drammatico, segnato da edema polmonare o cerebrale.  

Che cosa fare in caso di mal di montagna?

Nel caso di manifestazioni lievi di mal di montagna, la sola cosa da fare è portare il paziente ad altitudini più basse, di solito qualche centinaio di metri possono essere sufficienti. Si raccomanda inoltre di consultare il proprio medico. Se questo non è possibile o se la situazione appare preoccupante o grave, è consigliabile chiedere aiuto in tempo utile.  

Che cosa non fare nel caso di mal di montagna?

In caso di mal di montagna, continuare la salita in tali condizioni sarebbe infatti estremamente rischioso.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Nichel

Che cos’è il nichel?

Il nichel è un elemento presente nell’organismo in quantità pari a circa 1 mg totale, distribuito soprattutto nelle ossa, nel pancreas e nella saliva.  

A che cosa serve il nichel?

Il nichel agisce come cofattore per diversi enzimi. Alcune ricerche condotte sull’uomo e sugli animali indicano una sua partecipazione al metabolismo di alcuni ormoni, del glucosio e dei grassi. Inoltre, pare essere coinvolto nel mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari e della stabilità di DNA e RNA.  

In quali alimenti è presente il nichel?

Il nichel è contenuto nei cereali, nei semi, nel grano saraceno e nei frutti di mare. Anche il cavolo, il pomodoro, i fagioli e altri legumi possono essere buona fonte di questo metallo, generalmente, bisogna tener conto del fatto che le quantità naturalmente presenti negli alimenti di origine vegetale variano notevolmente a seconda del terreno in cui vengono coltivati. Anche il cioccolato è una delle principali fonti di nichel. Tuttavia, le maggiori quantità si trovano nei grassi vegetali idrogenati: il nichel viene utilizzato per la loro produzione.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di nichel?

Per il corpo umano sono necessari circa 100 mg di nichel al giorno.  

Quali sono le conseguenze della carenza di nichel?

Di regola il fabbisogno di nichel è soddisfatto completamente con l’alimentazione, ma alcune condizioni (ad es. eccessiva sudorazione, malassorbimento intestinale, stress o malattie come la cirrosi e l’insufficienza renale cronica) possono causare carenze, che a loro volta possono portare a insufficienza epatica, problemi di crescita e riproduttivi, alterazioni del colore della pelle e peggioramento dell’anemia preesistente.  

Quali conseguenze determina un eccesso di nichel?

Il nichel in eccesso si accumula nel fegato, nei reni, nelle ossa e nell’aorta e può causare avvelenamento. I possibili sintomi sono nausea o vomito, emicrania e vertigini, difficoltà di respirazione, tosse, dolori al torace e rash cutanei. Un’assunzione eccessiva di nichel è stata anche legata a un aumento del rischio tumorale, soprattutto al polmone e alla prostata, nonché di infarto di ictus.  

È vero che l’allergia al nichel fa ingrassare?

I soggetti allergici al nichel non tendono a ingrassare, ma ad avere a che fare con evidenti gonfiori. Per risolvere il problema è necessario eliminare dalla dieta quotidiana i cibi che contengono questo metallo.

Nistagmo

Che cos’è il nistagmo?

Il nistagmo consiste in un momento oscillatorio incontrollato dei bulbi oculari che può manifestarsi in due modalità differenti:
  • nistagmo a scosse, quando si registrano movimenti del bulbo oculare inizialmente lenti e a seguire rapidi (quando il bulbo ritorna alla posizione iniziale)
  • nistagmo pendolare, quando c’è un’oscillazione costante tra le due parti estreme del movimento.
I movimenti possono essere rotatori, orizzontali o verticali.  

Quali altri sintomi possono essere associati al nistagmo?

Il nistagmo può associarsi ad altri disturbi come mal di testa, nausea, irritabilità, perdita di equilibrio e vertigini.  

Quali sono le cause del nistagmo?

In genere il nistagmo ha un’origine di natura patologica. Quello contraddistinto da un movimento verticale, per esempio, rivela l’esistenza di una patologia del midollo allungato e viene per questo curato in ambito neurologico. Tra le patologie che possono causare nistagmo sono da annoverare: cataratta, strabismo, ambliopia (occhio pigro), labirintite, disturbi neurologici e sclerosi multipla.  

Quali sono i rimedi contro il nistagmo?

Per curare il nistagmo è necessario individuarne la causa patologica e intervenire su questa.  

Nistagmo, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di nistagmo deve sempre essere comunicata al proprio medico curante  

Area medica di riferimento per il nistagmo

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il nistagmo è il Centro Oculistico.

Oliguria

Che cos’è l’oliguria?

L’oliguria consiste in una diminuzione, rispetto al solito, della produzione d’urina. Mediamente un adulto espelle circa 500 ml di urina al giorno. Si tratta di un sintomo che può indicare la presenza di un disturbo interno di una certa gravità, che può essere pericoloso per la vita.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’oliguria?

Nei casi più gravi l’oliguria può presentarsi in associazione con altri sintomi come vomito, diarrea, febbre alta, capogiri, vertigini e polso accelerato.  

Quali sono le cause dell’oliguria?

L’oliguria può essere causata da varie patologie, tra cui cirrosi epatica, insufficienza renale, intolleranza al lattosio, colica renale, gastroenterite virale, nefrite, peritonite e sepsi.  

Quali sono i rimedi contro l’oliguria?

L’oliguria può essere curata con un’assunzione variabile – a seconda dell’esigenza – di liquidi, stabilita dal medico.  

Oliguria, quando rivolgersi al proprio medico?

La diminuzione della produzione di urina è una condizione che deve sempre essere sottoposta all’attenzione del proprio medico  

Area medica di riferimento per l’oliguria

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’oliguria è l’Unità Operativa di Urologia.

Orticaria

Che cos’è l’orticaria?

L’orticaria è una condizione dermatologica caratterizzata dalla presenza di chiazze pruriginose. Il colore, la forma, la dimensione e la persistenza di questi sfoghi cutanei può variare molto da caso a caso. A seconda delle varie situazioni, possono essere localizzati sul volto, sulle braccia, sul tronco o sulle gambe ed essere associati, o meno, a gonfiore. La situazione viene definita cronica qualora le chiazze permangano oltre 6 settimane o si ripresentino ciclicamente a distanza di mesi o anche anni.  

Quali sono le cause dell’orticaria?

Molto spesso la causa dell’orticaria non è facilmente identificabile. Talvolta è associata a una patologia, come il lupus eritematoso sistemico o un disturbo della tiroide. Altre volte il problema è causato da insetti o parassiti, da un’infezione, dal caldo o dal freddo, dallo stress, dalla luce solare, dall’assunzione di medicinali (come gli antidolorifici), dal consumo di alcuni cibi, di alcol o di additivi alimentari o anche dall’attività fisica. In tutti i casi, l’evento caratterizzante è un rilascio – a livello del sangue – di istamina e di altre molecole che si manifestano all’esterno proprio con lo sfogo cutaneo.  

Quali malattie si possono associare all’orticaria?

Tra le patologie che si possono associare all’orticaria, ci sono: disturbi della tiroide, lupus eritematoso sistemico, allergia alimentare, anafilassi.  

Quali sono i rimedi contro l’orticaria?

In presenza di orticaria si possono provare diversi rimedi allo scopo di alleviare e contrastare la comparsa dei suoi sintomi. In generale è consigliabile indossare indumenti comodi e leggeri ed evitare strofinamenti nonché l’utilizzo di detergenti aggressivi. Anche rinfrescare la pelle che è colpita dallo sfogo con acqua corrente o una lozione calmante potrebbe essere d’aiuto. La soluzione migliore è però identificare l’agente scatenante e cercare di porvi rimedio oppure evitare determinati comportamenti. In taluni casi potrebbe altresì essere utile assumere antistaminici e medicinali contro il prurito. In altri potrebbe, invece, essere più efficace una terapia farmacologica diversa (ad esempio a base di antidepressivi o di corticosteroidi) che tuttavia può essere prescritta solo dal medico. Nello specifico, se l’orticaria è associata a una patologia il trattamento più adatto è quello mirato contro quella particolare malattia.  

Orticaria, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al medico nel caso in cui l’orticaria sia particolarmente grave, se l’organismo non risponde ai trattamenti o se persiste per molti giorni. È opportuno ricorrere direttamente alle cure del Pronto Soccorso qualora gli sfoghi cutanei siano associati a vertigini, fastidi al petto, problemi nella respirazione oppure se la gola o la lingua si gonfiano.

Pacemaker

Che cos’è il pacemaker?

Il pacemaker è un piccolo dispositivo elettrico, grande all’incirca quanto una moneta da due euro, che viene installato sottopelle nel torace dei soggetti che presentano delle anomalie nel battito cardiaco, come ad esempio la brachicardia, ossia un ritmo cardiaco troppo lento.  

A che cosa serve il pacemaker?

Il pacemaker è oggi la terapia più efficace per i soggetti che presentano bradicardia, dato che è in grado di ripristinare il corretto ritmo cardiaco con l’invio di impulsi elettrici. Questa malattia si contraddistingue per un ritmo eccessivamente lento del cuore (sotto le 60 pulsazioni al minuto). Ne consegue che il sangue ossigenato che viene pompato non riesce a soddisfare il fabbisogno dell’organismo, dando origine a cali di energia, vertigini, difficoltà respiratorie, mancamenti. Il pacemaker regola costantemente il cuore e agisce in modo autonomo in presenza di rallentamenti del battito cardiaco, tramite l’invio di stimoli elettrici.  

Come funziona il pacemaker?

Il pacemaker si impianta sottopelle con un intervento chirurgico effettuato in anestesia locale. L’installazione si effettua nella zona toracica, al di sotto della clavicola. Il dispositivo è connesso con uno o due fili (elettrocateteri) a diretto contatto con il cuore. Gli elettrocateteri inviano informazioni dal pacemaker al cuore e mandano gli stimoli elettrici in caso di necessità. Il pacemaker è programmato utilizzando un computer, per mezzo del quale lo specialista riesce anche a visualizzare tutte le informazioni relative al muscolo cardiaco del soggetto e il suo funzionamento.  

Il pacemaker è pericoloso o doloroso?

Il pacemaker è oggi adoperato comunemente; si tratta di un dispositivo sicuro a patto che si mettano in atto tutte le precauzioni indicate dal personale medico. Alcuni rischi sono caratteristici dell’intervento chirurgico, questo viene eseguito in anestesia locale per cui il paziente non sente dolore durante il posizionamento. A operazione conclusa potrebbe avvertire un certo fastidio nella sede dell’incisione e una sensazione di stanchezza.  

Sangue nel catarro (emoftoe)

Che cos’è il sangue nel catarro?

Per sangue nel catarro, o emoftoe, si intende l’espulsione di catarro con tracce di sangue. Si tratta di perdite di sangue che provengono da gola, polmone o qualsiasi altro tratto dell’apparato respiratorio. Il colore dell’espettorato va dal rosso chiaro al rosso vivo. La gravità del sintomo dipende dalla quantità di sangue presente nel muco espettorato e dalla durata della manifestazione. In ogni caso, si tratta di un segno che non deve essere mai sottovalutato.  

Quali malattie si possono associare al sangue nel catarro?

Tra le principali patologie associate al sangue nel catarro ci sono le seguenti: aspergillosi, bronchiectasie, bronchite, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), cancro della laringe, cancro della tiroide, edema polmonare, embolia polmonare, enfisema polmonare, ebola, fibrosi cistica, infarto polmonare, insufficienza cardiaca congestizia, frattura costale, legionella, lesione arteria polmonare, lesione polmonare, lupus eritematoso sistemico, mal di gola,  malformazione cardiaca, infezione da MRSA, polmonite, psittacosi, sindrome di Goodpasture, sarcoma di Kaposi, tubercolosi (TBC), trauma, tumore al polmone. Si ricorda che questo non è un elenco esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di persistenza dei sintomi.  

Quali sono i rimedi contro il sangue nel catarro?

Alla comparsa di sangue nel catarro bisogna rivolgersi immediatamente al medico curante per accertare le cause del sintomo.  

Quando rivolgersi al proprio medico?

In caso in cui la comparsa di sangue nel catarro sia successiva a un trauma o a una contusione toracica è necessario ricorrere alle cure mediche presso un Pronto Soccorso. È sempre consigliato ricorrere a cure mediche urgenti se il sintomo è associato a febbre, dolore al petto, vertigini, mancanza di respiro (dispnea). Inoltre è consigliato rivolgersi a un medico se il sangue nell’espettorato è abbondante oppure è associato a perdite di sangue nelle urine e nelle feci.

Sanguinamento dell’orecchio

Che cos’è il sanguinamento dall’orecchio?

Il sanguinamento dell’orecchio è di solito sintomo di timpano perforato a causa di un’otite o di un trauma all’orecchio. Più raramente può essere un segnale della presenza di un tumore. In altri casi, invece, è la conseguenza di un’infezione grave che non riguarda propriamente l’orecchio, come quella da virus Ebola. La perforazione del timpano può essere causata infine da improvvisi cambiamenti dell’altitudine, dalla presenza di corpi estranei nell’orecchio o da suoni molto forti. Il materiale che fuoriesce dall’organo uditivo può essere un misto di cerume, pus, sangue e altri liquidi. In relazione alla causa del sanguinamento la perdita può essere associata a ronzii, debolezza al volto, febbre, mal di testa, mal d’orecchi e perdita dell’udito.  

Quali malattie si possono associare a sanguinamento dall’orecchio?

Tra le patologie che possono essere associate al sanguinamento dell’orecchio ci sono l’otite e l’ebola. Si precisa che tale elenco non è esaustivo e che sarebbe sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro il sanguinamento dall’orecchio?

Il sanguinamento dell’orecchio dovuto a un timpano perforato – nella generalità dei casi – si ripara da solo in qualche settimana. In taluni casi non  vi è bisogno di alcun trattamento aggiuntivo. Altre volte, in particolare in caso di febbre alta, il curante potrebbe somministrare degli antibiotici. Se, invece, la perforazione non rientra naturalmente si potrebbe ricorrere all’intervento chirurgico.  

Con sangue dall’orecchio quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di sanguinamento dell’orecchio è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico. Quando il problema è associato a un trauma cranico, è invece raccomandabile rivolgersi al Pronto Soccorso. Qualora la perdita di sangue sia cospicua e/o vi  siano presenti altri sintomi (come sanguinamento dal naso, alterazione dello stato di coscienza, vertigini, incapacità di seguire i movimenti con gli occhi, sonnolenza e vomito) è raccomandabile  cercare un immediato aiuto.

Sanguinamento facile (emofilia)

Che cos’è il sanguinamento facile (emofilia)?

Il sanguinamento facile, cioè la perdita facile e frequente di piccole quantità di sangue senza una lesione o un trauma può essere provocata da diverse patologie e condizioni: difetti della coagulazione, leucemia, fragilità dei capillari, impiego di farmaci anticoagulanti. Il sanguinamento spontaneo può verificarsi in qualsiasi parte del corpo, ma è più frequente dal naso, dalla bocca e dall’apparato digerente. Le persone che soffrono di emofilia hanno perdite ematiche localizzate nelle articolazioni o a livello muscolare. Talvolta il sintomo è associato a piccoli puntini rossi o violacei, detti anche petecchie e a lividi (ecchimosi).  

Quali malattie si possono associare a sanguinamento facile?

Tra le principali patologie collegate al sanguinamento facile ci sono: leptospirosi, leucemia, malattia di Von Willebrand, mieloma multiplo, morbo di Cushing, scorbuto, shock settico, sindrome di Marfan, sindrome emolitico-uremica, trombocitopenia, anemia plastica, carenza di vitamina K, cirrosi epatica, difetti della coagulazione, ebola, emofilia, Hiv, insufficienza renale, leishmaniosi. Questo non è un elenco esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro sanguinamento facile?

I rimedi per questo il sanguinamento facile differiscono molto in base alla causa. La cura è di solito mirata alla patologia di cui il sanguinamento frequente è un sintomo e si basa su apposite terapie.  

In presenza di sanguinamento facile quando rivolgersi al proprio medico?

Per valutare l’esigenza di ricorrere a tempestive cure mediche bisogna conoscere l’evoluzione del sanguinamento facile. Qualora il sintomo sia associato a svenimento, vertigini, sudorazione, debolezza, nausea o sete eccessiva è necessario ricorrere alle cure d’emergenza del Pronto Soccorso. É ugualmente necessario consultare celermente un medico qualora il problema si manifesti durante la gravidanza.

Stanchezza (Spossatezza)

Che cos’è la stanchezza (spossatezza)?

Fatica e spossatezza sono dei termini alternativi che descrivono la sensazione di stanchezza e la mancanza di energia che può interessare un soggetto in maniera episodico e transitorio oppure duraturo. È da distinguere dalla sensazione di sonnolenza. Il sintomo si caratterizza per un calo drastico e a volte cronico di energia e motivazione. Il segno può essere collegato a intensi sforzi fisici e psichici, a una privazione prolungata di sonno, ma può anche essere conseguente a condizioni patologiche più o meno gravi.  

Quali malattie si possono associare a spossatezza?

Tra le principali patologie legate alla spossatezza ci sono: infezioni, infarto miocardico, insonnia, insufficienza cardiaca congestizia, insufficienza epatica, insufficienza renale, ipoglicemia, AIDS, anemia, ansia, artrite reumatoide, attacchi di panico, broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO), diabete, enfisema, fibromialgia, indigestione, menopausa, mononucleosi, sindrome da stanchezza cronica, sindrome delle gambe senza riposo, tumori, ipotiroidismo, ipertiroidismo, anoressia nervosa, bulimia, disturbi del sonno, disturbo d’ansia generalizzato, ipotensione, malattia di Addison.  

Quali sono i rimedi contro la spossatezza?

I rimedi variano a seconda che il disturbo sia legato a condizioni transitorie o acute e persistenti. Nel primo caso – ad esempio se è causata da ansia o stress – potrebbe essere sufficiente riposare, rilassarsi e bere un bicchiere d’acqua. Qualora la condizione derivi da uno stile di vita stressante è necessario ridurre i ritmi, evitare fumo e alcolici, condurre un’alimentazione equilibrata e bere a sufficienza. In tutti gli altri casi sarà necessario rivolgersi a un medico per gli esami diagnostici utili ad identificare la causa e pianificare la terapia più opportuna.  

In presenza di spossatezza quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il disturbo si presenti senza una causa apparente e con caratteristiche persistenti che si ripercuotono sulla qualità della vita di tutti i giorni è necessario consultare il medico che indirizzerà verso i necessari esami diagnostici. Se il senso di stanchezza è improvviso ed estremo, associato a confusione mentale, sudorazione, vertigini e svenimento, se è associato a depressione, dolore addominale, alla schiena o nella regione pelvica, sanguinamento rettale, forte mal di testa, dolore nella zona del torace,  è necessario far ricorso alle cure del Pronto Soccorso.

Zinco

Che cos’è lo zinco?

Lo zinco, simbolo chimico Zn, è un microelemento, cioè una sostanza minerale presente nell’organismo in piccole quantità. In un adulto sono presenti circa 2 g di zinco.  

A cosa serve lo zinco?

Lo zinco fa parte di centinaia di complessi enzimatici coinvolti nel metabolismo energetico di proteine, lipidi, carboidrati e acidi nucleici. È anche necessario per il funzionamento di vari ormoni, tra cui tiroide, insulina, sesso e ormoni della crescita. La sua presenza è importante per stabilizzare le membrane e altri componenti cellulari e per mantenere la struttura e l’integrità degli organi. La sua presenza è essenziale per la divisione cellulare e per la crescita e lo sviluppo durante la gravidanza, l’infanzia e l’adolescenza. È anche coinvolto nella sintesi del DNA, nell’espressione genica, nella risposta immunitaria, nella guarigione delle ferite e nella riparazione dei tessuti, così come nella percezione del gusto e dell’olfatto.  

In quali alimenti è contenuto lo zinco?

Lo zinco è presente principalmente in ostriche, lievito, lievito, fegato, carne, uova, pesce, cereali, latte e prodotti lattiero-caseari. Ciononostante, il corpo può assorbire solo tra il 20 e il 30% delle quantità presenti negli alimenti. Inoltre, lo zinco presente nelle piante è in una forma meno disponibile e più difficile da assorbire.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di zinco?

La dose giornaliera raccomandata di zinco in Europa è di 15 mg. Per le donne il fabbisogno aumenta durante l’allattamento, fino a 19 mg al giorno.  

Quali sono le conseguenze della carenza di zinco?

Raramente una carenza di zinco può causare gravi conseguenze, ma un apporto insufficiente di questo nutriente può causare alterazioni cutanee e perdita di capelli, dissenteria, infezioni ricorrenti e problemi psicologici. Nel caso più grave, questa carenza può causare ritardi nello sviluppo e nella maturazione sessuale, impotenza o perdita di peso e compromettere il gusto, l’odore e la guarigione delle ferite. Inoltre, la carenza di zinco può aumentare il rischio di carenza di vitamina A.  

Quali sono le conseguenze della carenza di zinco?

L’assunzione di dosi eccessive di zinco di solito causa vomito, nausea o dissenteria, irritabilità, sonnolenza, anemia e vertigini. Un eccesso di zinco accumulato nel tempo può alterare il metabolismo del rame e del ferro, interferire con la salute dei globuli rossi, ridurre il livello di alcuni globuli bianchi e compromettere le funzioni immunitarie. In aggiunta, una dose eccessiva di questo componente può ridurre il colesterolo HDL, quello “buono”, influisce sul funzionamento del muscolo cardiaco e di alcuni enzimi pancreatici.  

È vero che lo zinco protegge dal freddo?

Gli studi hanno dimostrato che in caso di malnutrizione l’assunzione di zinco aiuta ad aumentare i linfociti T, riducendo la durata e la gravità delle infezioni. Sembra tuttavia che le compresse a base di zinco e i gel nasali non siano efficaci nel trattamento dei raffreddori.