Attacco di panico

Che cos’è un attacco di panico?

Gli attacchi di panico hanno un esordio improvviso e generano paura in chi ne è vittima, sia per i sintomi che li accompagnano, sia per la sensazione di non avere la situazione sotto controllo, pur mantenendo lucidità e coscienza. Tuttavia, va sottolineato che l’attacco di panico si risolve solitamente in pochi minuti e non ha conseguenze fisiche. Coloro che soffrono di attacchi di questo tipo dovrebbero consultare uno specialista per scoprire le cause del disturbo, è consigliabile parlare con il proprio medico per una guida.  

Quali sono i sintomi associati agli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico si manifestano solitamente con tachicardia, difficoltà respiratorie, vertigini, nausea, svenimenti. Non è comunque pericoloso per la salute.  

Che cosa fare in caso di attacco di panico?

In caso di attacco di panico, se ci si trova in un luogo chiuso e/o affollato è consigliabile – se possibile – uscire e prendere una boccata d’aria; anche una passeggiata può essere d’aiuto. È importante concentrarsi sulla respirazione e cercare di ristabilire un ritmo regolare.  

Che cosa non fare in caso di attacco di panico?

È svantaggioso cercare di ignorare o sminuire un attacco di panico, ma è importante cercare di affrontarlo mantenendo la calma e concentrandosi sui passi da compiere a poco a poco.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Labbra gonfie

Che cosa s’intende con labbra gonfie?

Quella delle labbra gonfie è una condizione che si caratterizza per l’aumento di volume di questa specifica parte del corpo. Può essere dovuto a un eccessivo accumulo di liquidi (edema) o a un’infiammazione, a sua volta provocata da cause diverse.  

Quali possono essere le cause delle labbra gonfie?

Le condizioni mediche che possono essere associate al gonfiore delle labbra sono molteplici: si va dall’allergia (da contatto, alimentare, da farmaci), alla presenza di Herpes simplex, all’insufficienza renale o cardiaca (in tal caso il gonfiore alle labbra è conseguenza di un edema generalizzato), ma anche le scottature solari, le punture di insetto e i traumi possono provocare tale problema. Può essere accompagnato da una sensazione di riduzione della sensibilità e/o da prurito, e la parte gonfia può risultare calda e dolente. In caso di reazione allergica, il gonfiore alle labbra può essere un sintomo dell’anafilassi (reazione allergica pericolosa e molto intensa, dovuta a ipersensibilità verso una sostanza). In tal caso possono manifestarsi anche prurito, vomito, nausea, tachicardia e difficoltà respiratorie.  

Quali malattie si possono associare alle labbra gonfie?

Tra le patologie che possono essere associate alle labbra gonfie, ci sono: insufficienza cardiaca, insufficienza renale, punture di insetto, scottature solari, traumi, acromegalia, allergia alimentare, allergia da contatto, allergia da farmaci, herpes simplex. Si rammenta che tale elenco non è esaustivo ed è sempre raccomandabile chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro le labbra gonfie?

Poiché alla loro origine possono esserci patologie molto diverse tra loro – ognuna delle quali è caratterizzata da approcci terapeutici differenti – al fine di approntare un trattamento adeguato per le labbra gonfie è necessario individuare quale sia la condizione medica che è alla base della manifestazione di questo disturbo. È pertanto molto importante rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Con le labbra gonfie quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di labbra gonfie, si consiglia di rivlgersi al proprio medico in caso di traumi gravi e in presenza di patologie precedentemente diagnosticate (vedi sopra).

Molibdeno

Che cos’è il molibdeno?

Il molibdeno è una sostanza minerale presente in tracce nel corpo, che lo immagazzina principalmente nel fegato, nei reni, nelle ghiandole e nelle ossa. Si ritrova anche nei polmoni, nella milza, nella pelle e nei muscoli.  

A cosa serve il molibdeno?

Circa il 90% del molibdeno immesso con il cibo viene eliminato dal corpo attraverso le urine. La parte conservata partecipa alla degradazione delle proteine e di altre sostanze. Il molibdeno è inoltre un componente dei coenzimi necessari per l’attività degli enzimi xantina ossidasi e solfito ossidasi.  

In quali alimenti è contenuto il molibdeno?

Il molibdeno è contenuto nel latte, nei formaggi, nei cereali, nei legumi, nella frutta secca, nelle verdure a foglia e nelle frattaglie. Il contributo degli alimenti di derivazione vegetale, tuttavia, varia notevolmente a seconda della quantità di minerali presenti nel suolo in cui sono stati coltivati. Infine, anche il molibdeno è presente in quantità variabili nell’acqua.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di molibdeno?

Non è raccomandata l’assunzione giornaliera di molibdeno. Ciononostante, i livelli di sicurezza variano a seconda dell’età e sono pari a un’assunzione giornaliera di 0,03-0,06 mg a 0,04-0,08 mg tra sei e dodici mesi, 0,05-0,10 mg tra uno e tre anni, 0,06-0,15 mg tra quattro e sei anni, 0,10-0,30 mg tra sette e dieci anni e 0,15-0,50 mg dopo 11 anni.  

Quali sono le conseguenze della carenza di molibdeno?

La mancanza di molibdeno è un fenomeno raro che può avere cause genetiche o nutrizionali. Nel primo caso le conseguenze possono comprendere disabilità intellettive, convulsioni, ipertensione grave, spasticità e problemi con il cristallino dell’occhio (ectopia lentis). Altri problemi derivanti dalla carenza di questo minerale sono tachicardia, tachipnea, emicrania, nausea, vomito e coma.  

Quali sono le conseguenze dell’eccesso di molibdeno?

Il molibdeno in eccesso è stato collegato a sintomi simili alla gotta e a problemi al sistema gastrointestinale, al fegato e ai reni. In aggiunta, prendere troppo molibdeno può causare carenza di rame.  

È vero che il molibdeno protegge dal cancro?

Il molibdeno presente nel terreno previene la formazione di nitrosammine negli alimenti di origine vegetale, composti legati alla comparsa di tumori. Tuttavia, questo non significa che l’assunzione di molibdeno aiuti a prevenire lo sviluppo del cancro.

Poliuria

Che cos’è la poliuria?

Con il termine poliuria si indica la sovrapproduzione di urina che è associata a un’aumentata frequenza dell’esigenza di minzioni.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla poliuria?

A seconda della sua causa, la poliuria può essere associata ad altri sintomi come disidratazione, anemia, ipotensione posturale, bradicardia, tachicardia, cataratta, neuropatie periferiche ed emorragie all’occhio.  

Quali sono le cause della poliuria?

La poliuria può avere cause di natura patologiche o psicologiche. Può essere originata anche dall’assunzione di alcuni farmaci. Tra le patologie che possono provocare poliuria ci sono: diabete, ipertiroidismo, iperparatiroidismo, ipertrofia prostatica benigna, prostatite o cancro alla prostata.  

Quali sono i rimedi contro la poliuria?

In presenza di poliuria bisogna anzitutto reintegrare i liquidi o gli elettroliti nell’organismo. La vera e propria cura può però essere individuata solo dopo avere stabilito quale sia la sua causa di origine.  

Poliuria, quando rivolgersi al proprio medico?

La poliuria deve essere sottoposta al proprio medico quando la produzione quotidiana di urina è superiore ai 3 litri.  

Area medica di riferimento per la poliuria

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la poliuria è l’Unità Operativa di Urologia.

Puntura di insetto

Che cos’è una puntura di insetto?

Le punture d’insetto si verificano con una certa frequenza nel corso dell’estate quando si trascorre più tempo all’aria aperta e quando è più diffusa la presenza di alcuni insetti come zanzare, vespe e api. Le punture di zanzara sono molto comuni. Questi insetti colpiscono in prevalenza dal tardo pomeriggio in poi, anche se dalle zanzare tigre si può essere punti anche di giorno. La puntura di questa tipologia di zanzara causa inoltre una reazione ancora maggiore. Le zanzare preferiscono la pelle umida o sudata nonché i vestiti scuri. Sono altresì maggiormente presenti nelle zone lacustri o paludose, dove comunque si trova dell’acqua stagnante. Per le vespe e le api il pungiglione è un’arma di difesa. Se le api possono essere considerate in un certo qual modo innocue perché pungono solo se avvertono un pericolo per sé o per il proprio alveare, le vespe sono invece attratte dal cibo e in particolare dai dolci (ed è questo il motivo per cui ronzano spesso intorno alla tavola). Le vespe inoltre possono pungere più volte con il proprio pungiglione, al contrario delle api che invece una volta utilizzato il pungiglione muoiono.  

Quali sono i sintomi associati alla puntura di insetto?

Le zanzare iniettano nel nostro corpo una sostanza tossica allergizzante che genera un’infiammazione (pomfo) originante prurito per diversi minuti. Le reazioni mutano da persona a persona: in alcune i pomfi possono essere molto grandi e, a seguito delle punture, può manifestarsi della febbre. In caso si venga punti da un’ape o da una vespa (ma anche da un calabrone) possono aversi due reazioni: non allergica e allergica. La reazione non allergica si esteriorizza con gonfiore, intenso bruciore e prurito nella sede della puntura. L’area dolente può anche gonfiarsi ulteriormente nelle successive 24 ore. La reazione allergica si presenta con i medesimi sintomi ma estesi a una zona più ampia. Si aggiungono poi difficoltà a respirare, riduzione della pressione arteriosa e dolore al petto.  

Che cosa fare in caso di puntura di insetto?

A seguito di una puntura di zanzara, il prurito è solo temporaneo. Potranno fornire del leggero sollievo stick specifici (a base di ammoniaca a basse concentrazioni) o prodotti naturali. Quando il pomfo è particolarmente grande e raggiunge delle dimensioni superiori a quelle di una moneta da un euro, è raccomandabile applicare una crema a base di antistaminico o di cortisone. In caso di eritema, difficoltà respiratoria, tachicardia, febbre o mal di testa è consigliabile recarsi al Pronto soccorso. Se si è punti da una vespa o da un’ape e il pungiglione è rimasto inserito nella pelle, bisognerebbe cercare di toglierlo aiutandosi con un ago, una lama smussata o una carta plastificata (ad esempio, una carta di credito o  una tessera di un negozio). Intervenire in questi casi con la pinzetta potrebbe essere rischioso: bisogna difatti prestare la massima attenzione a non spremere nella puntura il veleno che è ancora presente nel pungiglione e soprattutto evitare di spezzarlo. È consigliato in seguito:
  • tenere ferma la zona in cui si è stati punti
  • disinfettare la puntura con acqua ossigenata o euclorina
  • immergere la zona interessata in acqua fredda o applicare del ghiaccio: questo abbassa la percezione del dolore e rallenta l’assorbimento del veleno
  • solo in una seconda fase si potrà applicare una crema al cortisone
  • è opportuno che i soggetti allergici alle punture di vespe, api e calabroni abbiano sempre con sé dei farmaci antistaminici o un preparato monouso a base di adrenalina per i casi di necessità
  • è consigliabile recarsi in Pronto Soccorso solamente se si è stati punti in zone sensibili come bocca, naso o occhio o se si sono subite molte punture a seguito di un attacco da parte di uno sciame.
 

Che cosa non fare in caso di puntura di insetto?

Nel caso delle punture di zanzara sarebbe preferibile non grattarsi. È altresì assolutamente inutile incidere, a mezzo delle unghie, il pomfo con una “x”.  

Importante avvertenza

Le informazioni contenute in questa scheda non possono sostituire in alcun modo l’intervento o le indicazioni degli operatori di primo soccorso ma forniscono solamente semplici suggerimenti al fine di tenere sotto controllo la situazione nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi.