Anuria

Che cos’è l’anuria?

L’anuria è un’insufficiente emissione di urina da parte dell’apparato urinario, al di sotto dei 100 ml al giorno che sono considerati la quantità minima per un organismo in salute.  

Quali sono le cause dell’anuria?

Una situazione caratterizzata da anuria può derivare dall’assunzione di alcuni farmaci, da un’ischemia prolungata, dalla diminuzione del flusso di sangue nei reni o da fenomeni di necrosi. Può derivare anche da alcune patologie come insufficienza renale, shock settico o sepsi.  

Quali sono i rimedi contro l’anuria?

Pe curare l’anuria è necessario individuarne le cause e intervenire su queste. Nei casi più gravi si può dover ricorrere a emodialisi.  

Anuria, quando rivolgersi al proprio medico?

Una riduzione delle urine deve sempre essere comunicata al proprio medico perché può dipendere da un problema grave e può avere conseguenze anche gravi sulla salute dal momento che può provocare un accumulo di sostanze tossiche e liquidi nell’organismo.  

Area medica di riferimento per l’anuria

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’anuria è l’Unità Operativa di Urologia.

Cachessia

Che cos’è la cachessia?

La cachessia uno stato di deperimento fisico e di malnutrizione associato ad alcune malattie croniche.  

Quali malattie si possono associare alla cachessia?

Le patologie che possono essere associate alla cachessia le seguenti:
  • shock settico
  • tifo
  • tripanosomiasi africana
  • tubercolosi
  • tumore del colon-retto
  • vaiolo
  • fibrosi cistica
  • insufficienza cardiaca
  • lebbra
  • malaria
  • malattia di Chagas
  • AIDS
  • artrite reumatoide
  • cirrosi Epatica
  • colite
  • colite ulcerosa
  • ebola
  • morbo di Crohn
  • pemfigo volgare
  • scorbuto
  • sepsi.
Si tratta di un elenco non esaustivo, in caso di sintomi persistenti è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia.  

Quali sono i rimedi contro la cachessia?

La terapia migliore prevede il trattamento del problema medico alla base. Di solito si tratta di un approccio multiplo che, a seconda dei casi, può richiedere interventi nutrizionali, l’assunzione di vitamine e/o minerali oppure dei trattamenti farmacologici. Fra questi ultimi sono inclusi quelli a base di testosterone, farmaci antinfiammatori, insulina, ormone della crescita, steroidi e antiossidanti.  

Con cachessia quando bisogna rivolgersi al proprio medico?

La cachessia è un problema serio che deve sempre essere affrontato con l’ausilio di un medico.

Infezione da streptococco di gruppo B

Che cos’è l’infezione da streptococco di gruppo B?

Lo streptococco di gruppo B (Streptococcus agalactiae) è un batterio che può infettare a qualsiasi età, ma può scatenare infezioni particolarmente pericolose nei neonati. Circa il 25% dei soggetti femminili risulta portatore di streptococco di gruppo B a livello del retto o della vagina, per cui in gravidanza (di solito tra la 35a e la 37a settimana di gestazione) è necessario sottoporsi a un test per valutarne la presenza. L’età media delle pazienti adulte, non in gravidanza, con infezioni da streptococco è di 60 anni e il rischio di infezioni gravi aumenta con l’età.  

In quale modo si contrae l’infezione da streptococco di gruppo B?

L’infezione da streptococco di gruppo B si può trasmettere da madre a figlio durante la nascita. La forma di trasmissione tra adulti non è nota.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da streptococco di gruppo B

Le infezioni da streptococco di gruppo B possono essere asintomatiche. Alle infezioni gravi possono essere associate:
  • infezioni del sangue (inclusa la sepsi)
  • infezione dei tessuti molli
  • infezioni della pelle
  • infezioni delle ossa e delle articolazioni.
I neonati possono essere associati a due sindromi. La prima, più precoce, compare a meno di una settimana dalla nascita, mentre la seconda, più tardiva, riguarda i bambini di età compresa tra i 7 e i 90 giorni. In entrambi i casi, il problema può essere associato a: sepsi, polmonite, meningite. Infine, durante la gravidanza, l’infezione da streptococco di gruppo B può causare: infezioni del sangue (inclusa la sepsi), amnionite, infezioni delle vie urinarie, morte fetale.  

Come si può curare un’infezione da streptococco di gruppo B?

L’infezione da streptococco di gruppo B può comparire e scomparire senza sintomi. Comunque, nel caso di infezioni microbiche positive durante la gravidanza, occorre somministrare antibiotici durante il travaglio. Ciò riduce il rischio di trasmissione al bambino di 20 volte (1 su 4.000 rispetto a 1 su 200). Viene somministrato per via endovenosa ed è efficace solo durante il travaglio. Nel neonato gli antibiotici vengono somministrati anche per via endovenosa, ma possono essere necessarie ulteriori procedure in caso di infezioni gravi. L’antibiotico più comunemente usato negli adulti è la penicillina. Nel caso di infezioni delle ossa o dei tessuti molli, possono essere necessarie ulteriori procedure, come ad esempio la chirurgia.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Iperpnea

Che cos’è l’iperpnea?

L’iperpnea è una condizione medica che si caratterizza per l’aumento della frequenza e della profondità degli atti respiratori che conducono a una maggiore ventilazione polmonare. È in genere accompagnata dall’aumento dei battiti e da affaticamento.  

Quali sono le cause dell’iperpnea?

Tra le cause fisiologiche che risultano associabili all’iperpnea trovano spazio le tensioni emotive e lo sforzo fisico. Tra le cause patologiche sono invece presenti condizioni molto differenti tra loro, come presenza di sepsi, insufficienze cardiache, acidosi metabolica e sinusite. La condizione può anche essere connessa all’abuso di alcol.  

Quali malattie si possono associare all’iperpnea?

Tra le patologie che possono essere associate all’iperpnea ci sono: sepsi, sinusite, stati tossici (abuso di alcol), acidosi metabolica, insufficienza cardiaca. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro l’iperpnea?

Al fine di  poter approntare un trattamento mirato alla risoluzione dell’iperpnea è importante capire quale sia la causa che è all’origine del disturbo e agire su di questa.  

Con l’ iperpnea quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di iperpnea è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico o alle cure del Pronto Soccorso.

Oliguria

Che cos’è l’oliguria?

L’oliguria consiste in una diminuzione, rispetto al solito, della produzione d’urina. Mediamente un adulto espelle circa 500 ml di urina al giorno. Si tratta di un sintomo che può indicare la presenza di un disturbo interno di una certa gravità, che può essere pericoloso per la vita.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’oliguria?

Nei casi più gravi l’oliguria può presentarsi in associazione con altri sintomi come vomito, diarrea, febbre alta, capogiri, vertigini e polso accelerato.  

Quali sono le cause dell’oliguria?

L’oliguria può essere causata da varie patologie, tra cui cirrosi epatica, insufficienza renale, intolleranza al lattosio, colica renale, gastroenterite virale, nefrite, peritonite e sepsi.  

Quali sono i rimedi contro l’oliguria?

L’oliguria può essere curata con un’assunzione variabile – a seconda dell’esigenza – di liquidi, stabilita dal medico.  

Oliguria, quando rivolgersi al proprio medico?

La diminuzione della produzione di urina è una condizione che deve sempre essere sottoposta all’attenzione del proprio medico  

Area medica di riferimento per l’oliguria

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’oliguria è l’Unità Operativa di Urologia.

Sepsi e shock settico

Che cosa sono sepsi e shock settico?

La sepsi è una condizione clinica di una certa serietà provocata da un’eccessiva risposta dell’organismo nei confronti della presenza di microorganismi o parti di essi. La reazione esagerata può ripercuotersi sul corretto funzionamento degli organi interessati e può sfociare in uno shock settico, condizione che può essere anche molto grave e rivelarsi addirittura fatale.

Splenomegalia

Che cos’è la splenomegalia?

La splenomegalia un ingrossamento della milza che può essere associato a infezioni, patologie epatiche, malattie ematiche o del sistema linfatico o alla presenza di un tumore. La situazione non causa di solito sintomi specifici, ma in alcuni casi può comparire un dolore nella parte superiore sinistra dell’addome. Può altresì capitare che sia associata a singhiozzo o all’incapacità di consumare dei pasti abbondanti.  

Quali malattie si possono associare a splenomegalia?

Le patologie a essa associabili sono le seguenti: mononucleosi, policitemia vera, rosolia, sepsi, tifo, toxoplasmosi, tripanosomiasi africana, tubercolosi, acromegalia, anemia, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, ebola, favismo, leucemia, lupus eritematoso sistemico, malaria, malattia da graffio di gatto, malattia di Chagas. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la splenomegalia?

Il rimedio migliore per la splenomegalia dipende dalla sua causa. Se, ad esempio, il problema è associato a un’infezione batterica è probabile che si debbano assumere degli antibiotici. Altre volte è possibile ridurre le dimensioni della milza tramite una radioterapia. Qualora invece la causa dell’ingrossamento non sia identificabile, è possibile che il medico consigli di monitorare la situazione senza intervenire, soprattutto nelle situazioni nelle quali l’ingrossamento non è associato a sintomi particolari. In questi casi è però importante evitare traumi che potrebbero danneggiare la milza: ad esempio, è consigliato evitare gli sport di contatto. Nel caso in cui la splenomegalia sia associata a complicazioni è possibile si debba ricorrere, dopo tutte le valutazioni del caso, all’asportazione chirurgica della milza.  

Con splenomegalia quando rivolgersi al proprio medico?

È importante rivolgersi subito al medico nel caso in cui si avverta un intenso dolore alla parte alta a sinistra dell’addome o se il fastidio peggiori quando si respira profondamente.

Stato confusionale

Che cos’è lo stato confusionale?

Una persona si trova in stato confusionale quando non riesce a ragionare in modo corretto e rapido. Questa condizione può manifestarsi in vari aspetti: dalla mancanza di memoria all’incapacità di rimanere concentrati; dall’impossibilità di prendere delle decisioni alla presenza di comportamenti aggressivi e inconsueti. Il disturbo può presentarsi all’improvviso o svilupparsi nel corso tempo, un poco alla volta. Può risolversi in un breve lasso di tempo o può invece essere permanente e addirittura incurabile, come quando derivi da patologie collegate alla demenza.  

Quali sono le cause dello stato confusionale?

Può essere provocato da traumi cranici, consumo di sostanze alcoliche o stupefacenti, carenze di sonno o nutrizionali, ipotermia o assunzione di alcuni farmaci. Alla base di uno stato confusionale vi possono essere anche varie malattie, tra le quali ci sono: infarto miocardico, insufficienza cardiaca, ipertiroidismo, ipotiroidismo, leucemia, meningite, polmonite, sepsi, sifilide, toxoplasmosi, tumori al cervello, ustioni, mallattia di Alzheimer, anemia, angina pectoris, aterosclerosi, cirrosi epatica, cistite, diabete, ictus.  

Quali sono i rimedi contro lo stato confusionale?

Per curare lo stato confusionale occorre individuare e intervenire sulla sua causa. I soggetti in stato confusionale non devono mai essere lasciati soli e devono essere assistiti e mantenuti in un ambiente calmo e rilassante.  

Stato confusionale, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico curante qualora lo stato confusionale si presenti per la prima volta e duri per più di 10 minuti. Si consiglia di rivolgersi direttamente a un presidio di Pronto Soccorso, invece, nel caso in cui la persona colpita dal disturbo soffra di diabete, abbia subito un trauma cranico, soffra di altri sintomi come febbre, respiro irregolare, brividi, sudori freddi, capogiri, mal di testa, polso accelerato.  

Area medica di riferimento per lo stato confusionale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica che si occupa dello stato confusionale è l’Ambulatorio di Neurologia.

Tachipnea

Che cos’è la tachipnea?

La tachipnea, o polipnea, è l’aumento incontrollato delle respirazioni, tanto che dalle 16 al minuto, che sono quelle in genere eseguite da un adulto in buono stato di salute, possono salire fino a 40-60. Si distingue dall’iperpnea perché questa, all’aumento della frequenza delle respirazioni aggiunge anche una profondita di queste, tali da provocare una maggiore ventilazione polmonare.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla tachipnea?

Alla tachipnea possono associarsi altri sintomi come aumento dei battiti del cuore, mancanza d’aria e senso di affaticamento.  

Quali sono le cause della tachipnea?

La causa più frequente della tachipnea è l’esecuzione di uno sforzo fisico. Questo disturbo può avere però anche una causa patologica e nello specifico può derivare da embolia, embolia polmonare, infarto polmonare, intossicazione da monossido di carbonio, fibrosi cistica, polmonite, ulcera duodenale o sepsi.  

Quali sono i rimedi contro la tachipnea?

La cura per la tachipnea dipende dalla sua causa, individuata dal medico che in seguito a una visita indicherà le più adeguate misure curative da adottare.  

Tachipnea, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di tachipnea deve essere segnalata al proprio medico quando è associata a una delle patologie che possono essere associate a questo sintomo e che sono sopra elencate.

Vaccino antimeningococcico

N.B. Questa è una pagina a scopo informativo, nessun vaccino viene effettuato in Humanitas Castelli  

Che cos’è il vaccino antimeningococcico?

Il meningococco (Neisseria meningitis) è un batterio del quale sono noti 13 tipi, di cui solo cinque però sono responsabili di malattie (A, B, C, Y, W135). Nel nostro Paese e in Europa si segnala una maggior presenza dei sierotipi B e C. Il meningococco è causa di diverse infezioni di entità differente e può colpire persone di qualunque età, prevalentemente i bambini sotto i cinque anni. La diffusione si verifica attraverso goccioline nasali o faringee prodotta da persone infette o portatrici del batterio. Spesso le infezioni da meningococco non mostrano sintomi o causano infiammazione delle vie respiratorie superiori, ma nei casi più gravi il batterio può causare meningite o sepsi, malattie molto gravi le cui conseguenze possono anche essere fatali.  

Come funziona il vaccino antimeningococcico?

Esistono due tipi di vaccino antimeningococcico:
  • vaccino coniugato come difesa contro la malattia meningococcica di tipo C (MenC): è il più comune e può essere somministrato a partire dal terzo mese di vita e garantisce una protezione efficace e duratura
  • il vaccino coniugato tetravalente contro il meningococco di tipo A, C, Y, W135 (Mcv4): esistono due varietà, una può essere somministrata a partire dai 12 mesi di vita e una a partire dai due anni di età. Si raccomanda quando si visitano Paesi a rischio per la presenza di questi sierotipi.
Il vaccino coniugato viene somministrato attraverso iniezione intramuscolare: nel braccio dai 9 anni in su, nella faccia antero-laterale della coscia per i bambini di minore età. Il vaccino tetravalente viene somministrato per via sottocutanea nella parte alta del braccio.  

Quando fare il vaccino antimeningococcico?

Il vaccino antimeningococcico non è obbligatorio in Italia ma è comunque raccomandato. In genere si prevede la somministrazione di MenC nei bambini tra i 13 e i 15 mesi in contemporanea con il vaccino Mpr (morbillo, parotite, rosolia). Il Mcv4 è invece consigliato qualora si programmi in viaggio in Paesi considerati a rischio per la presenza dei meningococchi A, C, Y, W135. Il vaccino antimeningococcico è inoltre consigliato per soggetti a rischio per alcune patologie o per particolari condizioni.  

Effetti collaterali del vaccino antimeningococcico

Il vaccino antimeningococcico è ben tollerato. Entro 48 ore dalla somministrazione potrebbero presentarsi rossore, gonfiore, dolore nella sede di iniezione o febbre. Come per tutti i vaccini è possibile che si verifichi l’eventualità di reazioni allergiche anche gravi. Si tratta di un’evenienza comunque rara.

Vaccino antipneumococcico

N.B. Questa è una pagina a scopo informativo, nessun vaccino viene effettuato in Humanitas Castelli  

Che cos’è il vaccino antipneumococcico?

Con il termine pneumococco solitamente ci si riferisce al batterio Streptococcus pneumoniae, molto diffuso nelle alte vie aeree di adulti e bambini. Sono noti più di novanta tipi di pneumococco e alcuni di questi possono portare a infezioni come otiti, sinusiti, polmoniti, meningiti e sepsi. I principali bersagli sono soprattutto bambini e anziani. Il vaccino antipneumococcico protegge l’organismo dai batteri più frequentemente cause di queste malattie e si è rivelato molto efficace nel prevenire le forme più gravi di infezione.  

Come funziona il vaccino antipneumococcico?

Il vaccino antipneumococcico viene somministrato mediante iniezione intramuscolare: nel braccio dai 9 anni in su, nella faccia antero-laterale della coscia per i bambini di età inferiore. Sono disponibili due tipi di questo vaccino:
  • coniugato 13-valente (PVC13), per i lattanti e i bambini fino a 5 anni. Funziona contro i 13 ceppi cause della maggior parte delle infezioni più gravi. Si tratta di un vaccino inattivato e coniugato ossia ottenuto con frammenti del batterio e poi associato a una proteina in grado di elevarne l’efficacia.
  • polisaccaridico 23-valente, utilizzato soprattutto negli adulti.
 

Quando bisogna fare il vaccino antipneumococcico?

Il PVC13 è il vaccino più diffuso nei bambini, non rientra vaccinazioni obbligatorie, ma viene proposto al momento del vaccino esavalente (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, haemophilus influenzae di tipo B), dal terzo mese di vita. Ne sono previste tre dosi, tutte da somministrare nel primo anno, e non sono previsti ulteriori richiami.  

Effetti collaterali del vaccino antipneumococcico

Il vaccino antipneumococcico è solitamente ben tollerato. Entro 48 ore dalla somministrazione potrebbero giungere rossore, gonfiore, dolore nella sede di iniezione e sintomi più generali come febbre, debolezza, dolori muscolari e rash cutanei. Come per tutti i vaccini potrebbero verificarsi reazioni allergiche anche gravi. Si tratta di un’evenienza comunque rara.