Anosmia (perdita dell’olfatto)

Che cos’è l’anosmia?

L’anosmia consiste nella perdita del senso olfattivo. Può trattarsi di un problema parziale o, più raramente, completo. Inoltre lo stesso disturbo può avere valenza temporanea più che definitiva: dipende tutto dalle sue cause, ma raramente si tratta del sintomo di un problema grave. Si tenga però presente che perdere l’olfatto può significare perdita dell’interesse nei confronti del cibo, condizione che nel lungo termine può portare a dimagrimento, malnutrizione o a depressione.  

Quali malattie si possono associare all’anosmia?

Tra le patologie che possono essere associate all’anosmia ci sono le seguenti: poliposi nasale, raffreddore, sinusite. Si rammenta che tale elenco non è esaustivo e che è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia, qualora i sintomi persistano.  

Quali sono i rimedi contro anosmia?

Quando l’anosmia deriva da raffreddori, allergie o sinusiti la stessa si risolve da sola nell’arco di qualche giorno. In caso contrario potrebbe essere necessario assumere degli antibiotici o rimuovere le sostanze che ostruiscono le vie nasali. Anche se raramente, si sono riscontrati casi in cui il problema è permanente. In particolare, il rischio di un’anosmia incurabile aumenta dai 60 anni in su.  

Con anosmia quando rivolgersi al proprio medico?

Se l’anosmia non scompare da sola nel giro di pochi giorni è opportuno consultare il proprio medico per individuarne le cause e la cura più adatta.

Olfatto

Che cos’è l’olfatto?

Noto anche con il nome di odorato, l’olfatto è il senso deputato alla percezione degli stimoli odorosi. Al fine di ottenere la percezione degli odori è indispensabile l’interazione tra il naso (la cui mucosa è in grado di recepire gli stimoli olfattivi), le cellule che sono deputate al trasporto di questi stimoli e il cervello che decodifica gli stimoli e li muta in percezione.  

Quali sono i meccanismi che presiedono all’olfatto?

L’olfatto è uno dei cinque sensi – gli altri sono gusto, tatto, udito e vista – ed è quello che permette di percepire gli stimoli odorosi. I chemorecettori sono delle particolari cellule deputate alla ricezione degli odori: sono in grado di reagire alle caratteristiche chimiche delle sostanze odorose e sono situate in una particolare area della mucosa nasale, la mucosa olfattiva, che si caratterizza per la pigmentazione giallastra. Questi neuroni altamente specializzati sono dotati di un ciuffo di ciglia e la loro base si prolunga in fibre nervose che, attraversando l’osso etmoide – l’osso che rappresenta il tetto delle fosse nasali – arrivano sino ai bulbi olfattivi; da qui partono altri neuroni che giungono al cervello innescando la percezione dell’odore. All’interno della mucosa olfattiva le molecole odorose – prima di fissarsi sulle ciglia dei neuroni – vengono rese solubili: è questo fenomeno che innesca il messaggio nervoso dello stimolo odoroso che, passando tramite i bulbi olfattivi, raggiunge il cervello.  

Quali patologie possono essere collegate all’olfatto?

Le patologie dell’olfatto possono essere di due tipi, quantitative e qualitative. Le prime sono rappresentate da iposmia, ovvero una parziale riduzione del senso dell’odorato, e anosmia, ovvero una totale riduzione. Nel caso di riduzioni qualitative del senso dell’olfatto, si parla invece di parosmia, un disturbo che si caratterizza per l’alterazione del senso dell’olfatto. Le cause alla base di questi disturbi possono essere molteplici: sinusiti, riniti, neoplasie, lesioni della mucosa di varia origine (traumatica, infiammatoria o virale). I disturbi dell’olfatto condizionano in maniera inevitabile anche il senso del gusto.

Organi di senso

Che cosa sono gli organi di senso?

Gli organi di senso sono gli organi che permettono che ci sia interazione dell’organismo umano con il mondo esterno.  

Come sono strutturati gli organi di senso?

Gli organi di senso corrispondono ai sensi e dunque sono cinque:  

Qual è la funzione degli organi di senso?

La funzione degli organi di senso è permettere all’organismo umano l’interazione con il mondo esterno.

Prurito al naso

Che cos’è il prurito al naso?

Il prurito al naso è una condizione che si caratterizza per una sensazione di pizzicore localizzata nell’organo preposto all’olfatto. Non è un disturbo a sé stante, bensì un sintomo della presenza di altre problematiche. Può essere suddiviso in due tipologie: interno ed esterno. Spesso all’origine del prurito interno al naso c’è un raffreddore o una reazione allergica (allergie respiratorie); in generale, alcune infezioni delle vie aeree superiori – come riniti e sinusiti – possono manifestarsi con la sensazione di pizzicore all’interno del naso. Tra le condizioni che possono causare prurito sulla superficie esterna vi sono, invece, patologie dermatologiche come la dermatite e l’eczema. L’Herpes simplex può invece manifestarsi sia all’interno sia all’esterno del naso.  

Quali malattie si possono associare al prurito al naso?

Tra le patologie che possono essere associate al prurito al naso ci sono: raffreddore, rinite, sinusite, allergie respiratorie, dermatite, eczema, fuoco di Sant’Antonio, herpes simplex, influenza. Questo elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico soprattutto se il disturbo persiste.  

Quali sono i rimedi contro il prurito al naso?

Poiché le patologie associabili al prurito al naso sono le più disparate, al fine di mettere a punto validi rimedi atti a risolvere o lenire la condizione è fondamentale individuare la patologia che ne è alla base e agire su di questa. Per quanto attiene in particolare al prurito interno al naso, per ridurre il fastidio può essere di aiuto umidificare gli ambienti in cui si soggiorna o si dorme ed evitare di stazionare in luoghi con polvere e fumo.  

Con il prurito al naso quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di prurito al naso deve essere comunicata al proprio medico curante nel caso in cui ci sia concomitanza con malattie già precedentemente diagnosticate (si veda elenco sopra).  

Tatto

Che cos’è il tatto?

Il tatto è uno dei cinque sensi del nostro organismo. Gli altri sono vista, udito, gusto e olfatto. In particolare, è il senso che riguarda direttamente la percezione degli stimoli provenienti dall’esterno del nostro corpo da parte della superficie del corpo stesso, nello specifico della pelle, organo principale tra tutti quelli deputati al tatto. Le informazioni raccolte dal tatto vengono trasmesse al cervello da cellule altamente specializzate chiamate recettori del tatto. Queste sono molto concentrate in alcune parti del corpo particolarmente sensibili come la cute del viso e gli arti superiori e sono meno presenti in altre parti come il dorso e gli arti inferiori.  

Quali alterazioni può subire il senso del tatto?

Le alterazioni del tatto in genere sono causati da disturbi a carico dei nervi periferici o degli organi del sistema nervoso centrale causati da eventi di varia natura come traumi o varie cause di natura virale, metabolica o infiammatoria. Si distinguono in:
  • quantitativo, con gradi di alterazione che vanno dalla riduzione parziale della sensibilità (ipoestesia) all’aumento della sensibilità a stimoli nervosi normali (iperestesia)
  • qualitativo, corrispondente alla forma di deterioramento (disestesia)
 

A che cosa serve il tatto?

Il tatto è il senso deputato al riconoscimento della durezza e della forma degli oggetti che entrano in contatto con il nostro corpo. Attraverso la pelle e le mucose e grazie all’attività dei recettori del tatto, le informazioni vengono indirizzate al cervello che, elaborandole, ci permette di “riconoscere” gli aspetti fisici fondamentali dell’ambiente che ci circonda.