Astenia

Che cos’è l’astenia?

L’astenia è la debolezza che è conseguenza di una perdita di forza dal punto di vista muscolare. Tale debolezza non dipende quindi dall’avere compiuto sforzi in precedenza, anche se può essere aumentata da questo, e non si esaurisce nemmeno osservando un periodo di riposo assoluto.  

Quali sono le cause dell’astenia?

L’origine dell’astenia può essere psichica, in situazioni contraddistinte da ansia o da depressione, o fisica, nei casi in cui dipenda da una patologia. Tra le patologie che possono essere alla base di astenia ci sono: Alzheimer, artrite, artrite reumatoide, ipertiroidismo, ipotiroidismo, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, intolleranze alimentari, anemia, angina pectoris, aterosclerosi, celiachia, sclerosi multipla, tonsillite, varicella, sindrome premestruale e vari tumori tra cui quelli a colon-retto, fegato, rene, ovaio e stomaco.  

Quali sono i rimedi contro l’astenia?

Per curare l’astenia è necessario individuare la sua causa – fisica o psichica – e intervenire su questa.  

Astenia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di astenia è consigliabile rivolgersi al proprio medico nel caso in cui si sia in presenza di una delle patologie associabili a questo sintomo.  

Area medica di riferimento per l’astenia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’astenia è l’Ambulatorio di Neurologia.

Aumento della VES

Che cos’è la VES?

La VES, velocità di eritrosedimentazione è un indice ematico che evidenzia la presenza o meno di infiammazioni. Nello specifico essa indica la velocità con cui la parte corpuscolata di un campione di sangue – reso incoagulabile – sedimenta sul fondo della provetta all’interno della quale è contenuto.  

Quali sono le caude dell’aumento della VES?

I processi patologici che possono determinare un aumento della VES sono numerosi e differenti tra loro. I valori elevati possono essere riscontrati nel caso di patologie infiammatorie, in caso di infarto miocardico, in alcune neoplasie  e in caso di anemia. La presenza di velocità di eritrosedimentazione elevata deve essere sempre accompagnata da indagini più specifiche per meglio indagare le condizioni di salute del paziente.  

Quali malattie si possono associare ad aumento della VES?

Tra le patologie che si possono collegare all’aumento della VES ci sono le seguenti: cancro al seno, colecistite, colite ulcerosa, gotta, ictus, infarto miocardico, ipertiroidismo, anemia, artrite, artrite reumatoide, leucemia, lupus eritematoso sistemico, malaria, malattia di Chagas, pielonefrite, polmonite, psoriasi, sifilide, sindrome dell’intestino irritabile, tromboflebite, tubercolosi, tumore al polmone, ustioni, meningite, mononucleosi, morbo di Crohn, nefrite, pancreatite. Si rammenta che questo elenco non è esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro l’aumento della VES?

Poiché le patologie che possono causare un aumento della VES sono numerose e differenti tra loro, il riscontro di valori elevati deve essere ritenuto un segno aspecifico ed essere necessariamente accompagnato da specifiche indagini.  

Con l’aumento della VES quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di aumento della VES è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia che saprà consigliare sui successivi esami da effettuare.

Bruciore anale

Che cos’è il bruciore anale?

Il bruciore anale è un prurito che si avverte nell’area adiacente l’ano, l’orifizio tramite cui vengono espulse le feci. Può accompagnarsi a dolore o irritazione e può essere più e meno intenso in base alla causa che ne è alla base.  

Quali sono le cause del bruciore anale?

Il bruciore anale può derivare, o comunque può essere acuito, dall’ingestione di cibi che siano particolarmente piccanti. Tra le patologie in grado di provocare questo fastidio vi sono: morbo di Crohn, ragadi anali, stitichezza (stipsi), tumore dell’ano, colite ulcerosa, dermatite, emorroidi e fistole anali.  

Quali sono i rimedi contro il bruciore anale?

Allo scopo di curare il bruciore anale è necessario individuarne la causa e intervenire su di questa. Spesso può essere guarito dal punto di vista farmacologico tramite l’impiego di pomate o creme antimicotiche, anestetiche, antinfiammatorie e antistaminiche. Anche sotto l’aspetto della prevenzione, potrà essere consigliato di intervenire su una dieta squilibrata, aumentando l’assunzione di fibre, bevendo molta acqua, evitando consumi di cibi troppo piccanti, moderando caffè e alcolici. In genere si consiglia di evitare gli interventi fai da te, per non rischiare di peggiorare la situazione.  

Bruciore anale, quando rivolgersi al proprio medico?

Il bruciore anale deve essere sottoposto all’attenzione del proprio medico qualora persista per vari giorni o quando possa essere collegato a una delle patologie – sopra elencate – a esso associabili.  

Area medica di riferimento per il bruciore anale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica che si occupa del bruciore anale è l’Unità Operativa di Proctologia.

Cachessia

Che cos’è la cachessia?

La cachessia uno stato di deperimento fisico e di malnutrizione associato ad alcune malattie croniche.  

Quali malattie si possono associare alla cachessia?

Le patologie che possono essere associate alla cachessia le seguenti:
  • shock settico
  • tifo
  • tripanosomiasi africana
  • tubercolosi
  • tumore del colon-retto
  • vaiolo
  • fibrosi cistica
  • insufficienza cardiaca
  • lebbra
  • malaria
  • malattia di Chagas
  • AIDS
  • artrite reumatoide
  • cirrosi Epatica
  • colite
  • colite ulcerosa
  • ebola
  • morbo di Crohn
  • pemfigo volgare
  • scorbuto
  • sepsi.
Si tratta di un elenco non esaustivo, in caso di sintomi persistenti è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia.  

Quali sono i rimedi contro la cachessia?

La terapia migliore prevede il trattamento del problema medico alla base. Di solito si tratta di un approccio multiplo che, a seconda dei casi, può richiedere interventi nutrizionali, l’assunzione di vitamine e/o minerali oppure dei trattamenti farmacologici. Fra questi ultimi sono inclusi quelli a base di testosterone, farmaci antinfiammatori, insulina, ormone della crescita, steroidi e antiossidanti.  

Con cachessia quando bisogna rivolgersi al proprio medico?

La cachessia è un problema serio che deve sempre essere affrontato con l’ausilio di un medico.

Dolore a un fianco

Che cosa si intende con dolore a un fianco?

Con dolore al fianco si fa riferimento a una sensazione dolorosa che viene percepita a livello del lato destro o sinistro dell’addome, l’area del corpo compresa tra la fine del bacino e l’inizio della gabbia toracica.  

Quali sono le cause del dolore a un fianco?

Le cause all’origine del dolore a un fianco possono essere molte e diverse tra loro, come traumi subiti in quel distretto corporeo, problemi all’apparato urinario o disturbi a livello intestinale (tra cui ulcere, infezioni, tumori e stitichezza). A seconda della causa, il dolore a un fianco può essere percepito come sordo e continuo oppure manifestarsi tramite spasmi (contrazioni intermittenti e ripetute più o meno prolungate) con picchi di dolore acuto che si alternano a fasi di assenza di dolore.  

Quali malattie si possono associare al dolore a un fianco?

Tra le patologie associabili al dolore a un fianco ci sono le seguenti: endometriosi, epatite, ernia iatale, gastrite, gravidanza ectopica, infezioni renali, appendicite, calcoli biliari, calcoli renali, cistite ovarica, colite, diverticolite, infezioni urinarie, pielonefrite, pubalgia, tumore al colon-retto, tumore al fegato, tumore al pancreas, traumi, ulcera gastrica, intolleranze alimentari, intossicazioni alimentari, morbo di Crohn, occlusione intestinale, sindrome dell’intestino irritabile, stitichezza, pancreatite. Si ricorda che questo elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico, soprattutto se il disturbo persiste.  

Quali sono i rimedi contro il dolore a un fianco?

Poiché le patologie che risultano essere collegabili a un dolore al fianco sono tante e molto diverse tra loro, allo scopo di poter calmare il dolore è importante capire quale sia la causa e agire su di questa.  

Con il dolore a un fianco quando rivolgersi al proprio medico

In caso di trauma o nel caso in cui il dolore a un fianco sia accompagnato da altri sintomi quali brividi, febbre, sangue nelle urine, sangue o muco nelle feci è indicato rivolgersi alle cure di un medico. È consigliabile rivolgersi a uno specialista anche nel caso in cui sia già stata diagnosticata o si sia a rischio di una delle patologie associate (vedi elenco sopra).

Dolore articolare

Che cos’è il dolore articolare?

Il dolore articolare è una manifestazione dolorosa che colpisce una o più articolazioni del corpo: spalla, gomito, polso, anca, ginocchio e caviglia.  

Quali sono le cause del dolore articolare?

Il dolore articolare in genere trae origine da patologie che si presentano in età avanzata, ma può essere generato anche da altre patologie, come artrite, artrite reumatoide, borsite, artrosi, gotta, ipotiroidismo, epatite, morbo di Crohn, osteoporosi, tendinite, tenosinovite, psoriasi, sindrome premestruale. Può anche essere conseguenza di traumi o fratture ossee.  

Come si manifesta il dolore articolare?

Il dolore articolare si presenta con un dolore alle ossa e alle articolazioni profondo e continuo, spesso accompagnato da infiammazione e gonfiore.  

Quali sono i rimedi contro il dolore articolare?

Per contrastare e ridurre il dolore articolare è necessario intervenire sulla causa che ne sta alla base. Se la causa è un’artrite o l’artrosi, sotto stretto constrollo medico, sarà possibile intervenire con farmaci antidolorifici e antinfiammatori. A seconda della gravità, negli altri casi sarà possibile intervenire con massaggi, bagni caldi, applicazioni con ultrasuoni o sedute di fisioterapia sempre da associare al riposo.  

Dolore articolare, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di dolore articolare è necessario rivolgersi al proprio medico curante nei casi in cui:
  • il dolore persista per tre o più giorni e sia associato a febbre, gonfiore o arrossamento della parte interessata
  • dolore intenso che renda difficoltoso il movimento
  • dolore che sia conseguenza di un trauma o di una contusione, situazione che può dover richiedere, a seconda della sua gravità, un passaggio al più vicino pronto soccorso.
 

Area medica di riferimento per il dolore articolare

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il dolore articolare è l’Unità Operativa di Ortopedia, Chirurgia articolare e Traumatologia dello sport.

Emorragia gastrointestinale

Che cos’è l’emorragia gastrointestinale?

L’emorragia gastrointestinale è una perdita di sangue dovuta a un problema serio all’apparato digerente, che abbia provocato una lesione a esofago, stomaco, intestino – tenue, crasso e retto – e ano. Può avere varia intensità, dalla piccola perdita visibile solo a seguito di esami di laboratorio, alla vera e propria emorragia.  

Quali sono le cause dell’emorragia gastrointestinale?

All’emorragia gastrointestinale possono essere associate molte patologie, tra cui: cirrosi epatica, celiachia, emorroidi, ragadi anali, colite ulcerosa, ernia iatale, gastrite, esofagite, morbo di Crohn, gastroenterire virale, reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica, varici esofagee, tumore alla stomaco, tumore del colon-retto, tumore del fegato, tumore dell’esofago, tumore dell’ano.  

Quali sono i rimedi contro l’emorragia gastrointestinale?

La cura dell’emorragia gastrointestinale dipende dalla causa che ne è alla base: occorre individuarla e, in seguito, intervenire direttamente su questa.  

Emorragia gastrointestinale, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da emorragia gastrointestinale deve sempre essere comunicata al proprio medico curante. Se è conseguenza di un trauma o di una contusione bisogna recarsi con urgenza al più vicino pronto soccorso, soprattutto se è collegata ad altri sintomi come sangue nelle feci, vomito o sanguinamento dalla bocca.  

Area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’emorragia gastrointestinale è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Feci nastriformi

Che cosa sono le feci nastriformi?

Le feci nastriformi sono quelle che quando vengono espulse hanno una forma sottile, come fosse quella di una matita. Una forma non usuale che può indicare la presenza di patologie al colon o al retto.  

Quali sono le cause delle feci nastriformi?

Le feci nastriformi possono trarre la loro origine da una massa presente in colon o retto che riduce le dimensioni delle feci, comprimendole. Le patologie che possono provocare queste particolari feci sono numerose, tra queste ci sono: emorroidi, ragadi anali, sindrome dell’intestino irritabile, morbo di Crohn, stitichezza, ipertrofia prostatica benigna, tumore del colon-retto, tumore della prostata e ulcere rettali.  

Quali sono i rimedi contro le feci nastriformi?

Per curare le feci natriforme è necessario individuarne la patologia che ne è la causa e intervenire su questa.  

Feci nastriformi, quando rivolgersi al proprio medico?

È necessario rivolgersi al proprio medico di fiducia quando la presenza di feci nastriformi dura da più di tre giorni. Il medico fisserà l’esecuzione di visite specialistiche finalizzate a individuare o escludere eventuali patologie che potrebbero essere la causa del problema. Sono invece da prevedere cure di emergenza se le feci nastriformi si presentano associate ad altri sintomi come sangue nelle feci, feci scure, dolori e crampi all’addome, febbre alta, blocchi improvvisi o prolungati alla defecazione.  

Area medica di riferimento per le feci nastriformi

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per le feci nastriformi è l’Unità Operativa di Proctologia.

Gonfiore in sede anale

Che cos’è il gonfiore in sede anale?

Il gonfiore in sede anale è una condizione di distensione che interessa direttamente la zona adiacente all’ano, con una diffusione che può essere più o meno estesa. In genere si accompagna ad altri sintomi come prurito o dolore anale che si manifestano in ogni momento e non dipendono dal fatto che ci sia evacuazione.  

Quali sono le cause del gonfiore in sede anale?

Il gonfiore in sede anale può essere causato da varie patologie, tra cui sono comprese: emorroidi, condilomi, morbo di Crohn, ascesso perianale, stitichezza, tumore dell’ano, tumore del colon-retto.  

Quali sono i rimedi contro il gonfiore in sede anale?

La cura del gonfiore in sede anale dipende dalla causa che ne è alla base. In ogni caso il medico curante consiglierà al paziente di adottare un’alimentazione sana ed equilibrata – che faciliti la digestione e l’evacuazione – in cui non manchino liquidi, e preveda un consumo preponderante di frutta e verdura fresche.  

Gonfiore in sede anale, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico quando il gonfiore in sede anale può essere collegato a una delle patologie sopra elencate, che sia stata già diagnosticata.  

Area medica di riferimento per il gonfiore anale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il gonfiore in sede anale è l’Unità Operativa di Proctologia.

Gorgoglio addominale

Che cos’è il gorgoglio addominale?

Il gorgoglio addominale è un rumore che proviene dall’addome e che è generato dai gas contenuti nell’intestino. Questi vengono provocati dall’azione della peristalsi intestinale, che è la contrazione del tratto gastrointestinale in essere nel corso del processo digestivo.  

Quali sono le cause del gorgoglio addominale?

La presenza di gorgoglii addominali particolarmente frequenti e rumorosi può essere legata alla presenza di patologie che sono proprie dell’apparato gastrointestinale, tra le quali si possono elencare: celiachia, colite, diverticolite, gastroenterite, allergie e intolleranze alimentari, morbo di Crohn, sindrome dell’intestino irritabile.  

Quali sono i rimedi contro il gorgoglio addominale?

Per poter intervenire sul gorgoglio addominale è necessario individuare la causa che ne è alla base.  

Gorgoglio addominale, quando rivolgersi al proprio medico?

Il gorgoglio frequente e rumoroso richiede una visita dal proprio medico curante, soprattutto qualora si sia soggetti a una patologia gastrointestinale già diagnosticata in precedenza.  

Area medica di riferimento per il gorgoglio addominale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il gorgoglio addominale è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Magnesio

Che cos’è il magnesio?

Il magnesio è un macroelemento, uno dei minerali più presenti nel corpo umano. In genere in un adulto ci sono tra 20 e 28 g, di cui il 50-60% è concentrato nelle ossa, 39% nei tessuti molli e solo l’1% nel sangue. La concentrazione di magnesio tra 0,75 e 0,95 mmol/L è considerata normale.  

A cosa serve il magnesio?

Il magnesio prende parte a numerose reazioni cellulari. È il cofattore di oltre 300 enzimi che controllano processi diversi come la sintesi proteica, la funzione muscolare e nervosa, lo zucchero nel sangue e il controllo della pressione sanguigna. È necessario per la produzione di energia ed è necessario per i processi di fosforilazione ossidativa e glicolisi, partecipa allo sviluppo strutturale delle ossa ed è necessario per la sintesi di DNA, RNA e glutatione, un importante antiossidante. Contribuisce inoltre al trasporto di calcio e potassio tramite le membrane cellulari, essenziali per la trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare e il battito cardiaco.  

In quali alimenti è presente il magnesio?

In quasi tutti gli alimenti il magnesio è presente ma è abbondante soprattutto negli ortaggi a foglia verde (es. spinaci), nei legumi, nella frutta secca, nei semi e nei cereali integrali e nelle banane. In genere, gli alimenti ricchi di fibre sono anche una buona fonte di magnesio.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di magnesio?

Il fabbisogno giornaliero raccomandato di magnesio è di 300 mg (valore di riferimento europeo).  

Quali sono le conseguenze della carenza di magnesio?

La mancanza di magnesio è piuttosto rara. I più esposti al rischio sono coloro che assumono farmaci o soffrono di malattie che ne influenzano l’assorbimento – come la dissenteria cronica legata al Morbo di Crohn, la malattia celiaca o il diabete di tipo 2 – o coloro che hanno subito un intervento di bypass intestinale. In casi più gravi questa carenza può causare crampi e contrazioni muscolari, intorpidimento, convulsioni, aritmie, spasmi delle arterie coronariche, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e potassio nel sangue.  

Quali sono le conseguenze di un eccesso di magnesio?

Nella dieta l’eccesso di magnesio viene di solito eliminato attraverso i reni. Dosi eccessive possono tuttavia causare dissenteria, a volte con nausea e crampi addominali. Soltanto dosi superiori a 5 g al giorno sono state associate a tossicità che può causare abbassamento della pressione sanguigna, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.  

È vero che il magnesio può essere utile contro i crampi mestruali?

Si, quando i crampi mestruali si verificano tutti i mesi, il magnesio può aiutare a combatterli. È disponibile in varie forme farmaceutiche, comprese fiale e bustine, si consiglia generalmente di prenderlo per almeno una settimana prima dell’inizio del ciclo.

Melena

Che cos’è la melena?

Con il termine melena si indica la presenza di sangue nelle feci, che le rende di colore scuro. Il sangue proviene da lesioni presenti nella parte alta dell’apparato digerente, nello specifico in esofago, stomaco e duodeno.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla melena?

A seconda della causa, la melena può essere associata ad altri sintomi. Nel caso dipenda da un’ulcera gastrica o duodenale sanguinante, si può presentare insieme a ematemesi, che consiste in vomito misto a sangue, e azotemia, cioè aumento dei livelli azoto non proteico nel sangue.  

Quali sono le cause della melena?

La melena può essere causata dall’assunzione di alcuni farmaci come gli anticoagulanti e gli antinfiammatori. Può essere inoltre originata dalla presenza di patologie come colite ulcerosa, diverticoli esofagei, blocchi intestinali, emorroidi, morbo di Crohn, ulcera duodenale, ulcera gastrica, ulcera peptica, tumore allo stomaco e varici esofagee.  

Quali sono i rimedi contro la melena?

Per curare la melena è necessario individuarne la causa e intervenire su questa. A seconda delle situazioni, possono essere sufficienti cure a base di antibiotici o cure farmacologiche contro le ulcere. Quando però il problema è più serio ed è legato all’esistenza di anomalie delle vene collegate all’esofago può essere necessario un intervento chirurgico. In caso di concomitante anemia può richiedersi l’esecuzione di una trasfusione di sangue.  

Melena, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di melena bisogna in ogni caso rivolgersi al proprio medico, che provvederà a individuare la cura più adatta al caso specifico o a indirizzare il paziente verso un medico specialista.  

Aree mediche di riferimento per la melena

In Humanitas Castelli Bergamo le aree mediche di riferimento per la melena sono il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva e l’Unità Operativa di Proctologia.

Pepe

Il pepe è una spezia che viene prodotta da varie specie di piante del genere Piper e della famiglia delle Piperaceae. Ne esistono 700 diverse specie tropicali. Il pepe nero è ottenuto facendo essiccare i frutti maturi della pianta Piper nigrum. Il pepe bianco dai frutti maturi ma decorticati della stessa pianta. Il pepe verde lo si ottiene dal frutto raccolto quando non è ancora maturo. Il pepe grigio è ottenuto invece miscelando pepe bianco e nero.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del pepe?

I vari tipi di pepe mantengono in linea di massima le stesse caratteristiche nutrizionali. 100 grammi di pepe nero in polvere offrono un apporto di circa 296 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna ingerire pepe?

Sembra che il consumo di pepe in alcune circostanze possa contribuire ad aumentare la durata di permanenza di alcuni farmaci nell’organismo. Per questo in caso di dubbio è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.  

Quali sono i possibili benefici del pepe?

La piperina, sostanza che dona al pepe il suo caratteristico sapore piccante, stimola la produzione di saliva e la secrezione di succhi gastrici, con benefici sui processi digestivi. Al pepe sono inoltre riconosciute proprietà diuretiche e antisettiche. È inoltre in grado di aumentare il senso di sazietà e per questo può essere prezioso nel controllo del peso. È infine utile per aumentare l’assorbimento dei nutrienti contenuti nei cibi.  

Quali sono le controindicazioni del pepe?

Il consumo di pepe è sconsigliato a chi soffre di ulcere e gastriti o di altri disturbi intestinali come la diverticolite o il Morbo di Crohn.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Perdita di peso

Che cos’è la perdita di peso?

La perdita di peso viene ritenuta un problema medico qualora nell’arco di 6-12 mesi il peso corporeo diminuisca di almeno 5 kg o comunque del 5% rispetto a quello di partenza.  

Quali sono le cause della perdita di peso?

Alla base di una perdita di peso possono esserci cause di disagio psicologico – dovute ad ansia o stress – ma anche l’assunzione di sostanze stupefacenti o un abuso di lassativi. Un dimagrimento troppo repentino può essere causato anche dall’assunzione di farmaci chemioterapici o medicinali assunti allo scopo di curare patologie della tiroide. La perdita di peso può essere, infine, causata da numerose malattie, tra le quali ci sono: artrite reumatoide, broncopneumopatia cronica ostruttiva, celiachia, cirrosi epatica, colite, diabete, morbo di Crohn, pancreatite, pleurite, rettocolite ulcerosa, sclerodermia, steatosi epatica, tubercolosi, diverticoli esofagei, enfisema, epatite, fibrosi cistica, gastroenterite, insufficienza renale, intolleranza al lattosio, ipotiroidismo, leucemia, mononucleosi, ulcera gastrica e tumori a fegato, pancreas, rene, stomaco, colon-retto, esofago, tiroide, laringe.  

Quali sono i rimedi contro la perdita di peso?

Per curare adeguatamente la perdita di peso sarà necessario risalire alla causa che l’ha provocata. In alcuni casi sarà sufficiente intervenire sullo stile di vita, con l’adozione di un regime alimentare più corretto, accompagnato da una moderata ma costante attività fisica. In altri casi saranno sufficienti degli interventi di psicoterapia, in altri ancora occorrerà invece fare ricorso a trattamenti farmacologici.  

Perdita di peso, quando rivolgersi al proprio medico?

La perdita di peso deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico di fiducia qualora assuma proporzioni che possano destare preoccupazione per la salute (anche in considerazione dell’età) o quando si accompagni a sintomi che possano far sospettare l’esistenza di patologie potenzialmente ricollegabili a questo disturbo.

Sangue nelle feci

Che cos’è il sangue nelle feci?

La presenza di sangue nelle feci è una situazione che si può venire a determinare in presenza di un problema del tratto digerente. In particolare di un’emorragia che si verifichi in uno dei punti del tubo digerente, a partire dalla bocca sino ad arrivare all’ano.  

Quali sono le cause del sangue nelle feci?

Le cause della presenza di sangue nelle feci possono essere molteplici. In primo luogo vi possono essere problemi collegati ai vasi sanguigni, poi traumi, danni alla parete dell’esofago o malattie varie, tra le quali si possono includere: polipi intestinali, ragadi anali, rettocolite ulcerosa, tumore allo stomaco, tumore alla cervice uterina, anemia, cirrosi epatica, colite, diverticolite, emorroidi, gastroenterite, gonorrea, insufficienza renale, morbo di Crohn, tumore al colon-retto e tumore all’ano.  

Quali sono i rimedi contro il sangue nelle feci?

Le cure per il sangue nelle feci dipendono dalla causa che ne sta alla base. In alcuni casi la presenza di sangue nelle feci può essere determinata da un problema grave, che dovrà prontamente essere sottoposto all’attenzione di un medico. Da un punto di vista generale, l’intervento curativo potrà andare dall’utilizzo di prodotti topici, da consigliare in caso di emorroidi, all’assunzione di farmaci o, per i casi più gravi, sino all’intervento chirurgico. Molto spesso nei bambini si registra una piccola presenza di sangue nelle feci: non è un problema grave perché può essere semplicemente associato a una costipazione. È comunque opportuno sottoporre il caso al medico pediatra.  

Sangue nelle feci, quando rivolgersi al proprio medico?

È sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico curante di fiducia nel caso in cui si notino delle presenze di sangue nelle feci.  

Aree mediche di riferimento per il sangue nelle feci

In Humanitas Castelli Bergamo le aree mediche di riferimento per questo tipo di disturbo sono l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva e l’Unità Operativa di Proctologia.

Steatorrea

Che cos’è la steatorrea?

Si ha steatorrea quando nelle feci c’è presenza di sostanze grasse non digerite. La situazione è causata da un malassorbimento che rende le feci unte, chiare e dall’odore forte e pungente.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla steatorrea?

La steatorrea può accompagnarsi ad altri sintomi come gonfiore addominale, dolore addominale, diarrea, nausea, crampi addominali e vomito.  

Quali sono le cause della steatorrea?

La steatorrea può essere provocata da un’alimentazione scorretta. Può dipendere anche da varie patologie, come: cirrosi biliare primitiva, calcoli alla cistifellea, celiachia, cirrosi epatica, morbo di Crohn, pancreatite, fibrosi cistica.  

Quali sono i rimedi contro la steatorrea?

Se causata da un’alimentazione scorretta, la steatorrea può scomparire da sé nel giro di pochi giorni. Se dipende da una delle patologie è necessario individuare quale sia e intervenire su questa.  

Steatorrea, quando rivolgersi al proprio medico?

La steatorrea deve essere comunicata al proprio medico quando non scompare da sé nel giro di pochi giorni (uno o due) e quando può essere associata a una delle patologie che può essere a essa collegabile (vedi elenco sopra).  

Aree mediche di riferimento per la steatorrea

In Humanitas Castelli Bergamo le aree mediche di riferimento per la steatorrea sono il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva e l’Unità Operativa di Proctologia.