Linfonodo

Che cos’è un linfonodo?

I linfonodi sono organi definiti linfoidi – come la milza e il timo – al cui interno si organizza la reazione del sistema immunitario in risposta alla presenza di agenti estranei, esterni ma anche interni, che potrebbero essere pericolosi per l’organismo. Sono piccoli, hanno una forma tonda, sono costituiti in prevalenza da linfociti e sono posti lungo le vie linfatiche che sono deputate al trasporto della linfa. La linfa che proviene dai tessuti e che può essere carica di sostanze estranee e cellule del sistema immunitario, appunto, scorre attraverso il linfonodo ed entra in contatto con i linfociti. Questi attivano la risposta difensiva nei confronti con i potenziali nemici dell’organismo, prima di riversarsi nel sangue e raggiungere gli stessi tessuti.

Molibdeno

Che cos’è il molibdeno?

Il molibdeno è una sostanza minerale presente in tracce nel corpo, che lo immagazzina principalmente nel fegato, nei reni, nelle ghiandole e nelle ossa. Si ritrova anche nei polmoni, nella milza, nella pelle e nei muscoli.  

A cosa serve il molibdeno?

Circa il 90% del molibdeno immesso con il cibo viene eliminato dal corpo attraverso le urine. La parte conservata partecipa alla degradazione delle proteine e di altre sostanze. Il molibdeno è inoltre un componente dei coenzimi necessari per l’attività degli enzimi xantina ossidasi e solfito ossidasi.  

In quali alimenti è contenuto il molibdeno?

Il molibdeno è contenuto nel latte, nei formaggi, nei cereali, nei legumi, nella frutta secca, nelle verdure a foglia e nelle frattaglie. Il contributo degli alimenti di derivazione vegetale, tuttavia, varia notevolmente a seconda della quantità di minerali presenti nel suolo in cui sono stati coltivati. Infine, anche il molibdeno è presente in quantità variabili nell’acqua.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di molibdeno?

Non è raccomandata l’assunzione giornaliera di molibdeno. Ciononostante, i livelli di sicurezza variano a seconda dell’età e sono pari a un’assunzione giornaliera di 0,03-0,06 mg a 0,04-0,08 mg tra sei e dodici mesi, 0,05-0,10 mg tra uno e tre anni, 0,06-0,15 mg tra quattro e sei anni, 0,10-0,30 mg tra sette e dieci anni e 0,15-0,50 mg dopo 11 anni.  

Quali sono le conseguenze della carenza di molibdeno?

La mancanza di molibdeno è un fenomeno raro che può avere cause genetiche o nutrizionali. Nel primo caso le conseguenze possono comprendere disabilità intellettive, convulsioni, ipertensione grave, spasticità e problemi con il cristallino dell’occhio (ectopia lentis). Altri problemi derivanti dalla carenza di questo minerale sono tachicardia, tachipnea, emicrania, nausea, vomito e coma.  

Quali sono le conseguenze dell’eccesso di molibdeno?

Il molibdeno in eccesso è stato collegato a sintomi simili alla gotta e a problemi al sistema gastrointestinale, al fegato e ai reni. In aggiunta, prendere troppo molibdeno può causare carenza di rame.  

È vero che il molibdeno protegge dal cancro?

Il molibdeno presente nel terreno previene la formazione di nitrosammine negli alimenti di origine vegetale, composti legati alla comparsa di tumori. Tuttavia, questo non significa che l’assunzione di molibdeno aiuti a prevenire lo sviluppo del cancro.

Reni

Che cosa sono i reni?

Il compito principale dei reni è provvedere alla produzione dell’urina. Nel corpo umano i reni sono due e sono situati ai lati della colonna vertebrale, tra l’undicesima vertebra toracica e la seconda-terza lombare. Il rene destro si trova sotto il fegato, quello sinistro dietro la milza. Lunghi 12 centimetri. circa, sono caratterizzati da una forma che rammenta quella di un fagiolo; il loro peso si aggira intorno ai 110-130 grammi ciascuno.  

Come sono fatti i reni?

Ogni rene è avvolto da una capsula resistente e anelastica, costituita da tessuto fibroso che contiene i rami dei vasi ematici renali, il parenchima renale (ovvero il tessuto funzionale renale) e le vie escretrici intrarenali (calici e una parte della pelvi renale) che sboccano nelle vie escretrici extrarenali (la rimanente parte della pelvi renale, l’uretere, la vescica urinaria e l’uretra). Il parenchima – la cui precipua funzione è quella di produrre l’urina – è formato da una porzione midollare (più centrale) e una corticale (periferica). La porzione midollare è costituita da 10-12 piramidi renali che sboccano nel seno renale e che – tramite i calici renali – convogliano il loro prodotto nell’uretere. La seconda è formata in prevalenza dai corpuscoli di Malpighi e dai tubuli contorti.  

A che cosa servono i reni?

Sebbene il loro compito principale sia quello di produrre l’urina a partire dal sangue – consentendo di eliminare le scorie presenti nell’organismo – questi due organi risultano molto importanti anche per altre diverse funzioni. Sono i reni, ad esempio, a secernere l’eritropoietina (l’ormone che promuove la maturazione dei globuli rossi) o a secernere la renina (un enzima che gioca un ruolo determinante nella regolazione della pressione sanguigna). Sono essi, infine, a elaborare la vitamina D nella sua forma attiva affinché possa essere impiegata dall’organismo in modo efficiente. La presenza di un solo rene sano è sufficiente a garantire tutte queste funzioni vengano svolte pienamente.

Sistema emopoietico

Che cos’è il sistema emopoietico?

Il sistema emopoietico è costituito da tutti gli organi del corpo umano che contribuiscono alla produzione degli elementi cellulari del sangue, cioè dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Nello specifico, questa produzione avviene:
  • nel corso dello sviluppo embrionale: da parte della milza, del fegato e del midollo osseo
  • dopo la nascita: dal midollo osseo – in particolare quello che è localizzato in vertebre, sterno, costole e scapole – e dai linfonodi.
Nell’ambito della produzione dei globuli bianchi, in particolare, i linfociti sono prodotti soprattutto dalle ghiandole linfatiche posizionate in varie parti dell’organismo.  

Qual è la funzione del sistema emopoietico?

Il sistema emopoietico ha la funzione di assicurare la continua produzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, che hanno una durata di vita definita e ridotta: i globuli rossi vivono in media 120 giorni, le piastrine meno di 10 giorni e altri elementi, come ad esempio i granulociti neutrofili, hanno bisogno di essere rimpiazzati ogni 6 ore.

Splenomegalia

Che cos’è la splenomegalia?

La splenomegalia un ingrossamento della milza che può essere associato a infezioni, patologie epatiche, malattie ematiche o del sistema linfatico o alla presenza di un tumore. La situazione non causa di solito sintomi specifici, ma in alcuni casi può comparire un dolore nella parte superiore sinistra dell’addome. Può altresì capitare che sia associata a singhiozzo o all’incapacità di consumare dei pasti abbondanti.  

Quali malattie si possono associare a splenomegalia?

Le patologie a essa associabili sono le seguenti: mononucleosi, policitemia vera, rosolia, sepsi, tifo, toxoplasmosi, tripanosomiasi africana, tubercolosi, acromegalia, anemia, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, ebola, favismo, leucemia, lupus eritematoso sistemico, malaria, malattia da graffio di gatto, malattia di Chagas. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la splenomegalia?

Il rimedio migliore per la splenomegalia dipende dalla sua causa. Se, ad esempio, il problema è associato a un’infezione batterica è probabile che si debbano assumere degli antibiotici. Altre volte è possibile ridurre le dimensioni della milza tramite una radioterapia. Qualora invece la causa dell’ingrossamento non sia identificabile, è possibile che il medico consigli di monitorare la situazione senza intervenire, soprattutto nelle situazioni nelle quali l’ingrossamento non è associato a sintomi particolari. In questi casi è però importante evitare traumi che potrebbero danneggiare la milza: ad esempio, è consigliato evitare gli sport di contatto. Nel caso in cui la splenomegalia sia associata a complicazioni è possibile si debba ricorrere, dopo tutte le valutazioni del caso, all’asportazione chirurgica della milza.  

Con splenomegalia quando rivolgersi al proprio medico?

È importante rivolgersi subito al medico nel caso in cui si avverta un intenso dolore alla parte alta a sinistra dell’addome o se il fastidio peggiori quando si respira profondamente.

Timo

Che cos’è il timo?

Il timo è una ghiandola posta nell’area del torace, davanti alla trachea, che ha il compito di garantire la maturazione dei linfociti T, globuli bianchi che hanno una grande importanza perché occupano un ruolo primario all’interno del nostro sistema immunitario. Il timo comincia a produrre linfociti T già a livello di vita embrionale. La sua produzione si riduce nel tempo e in età adulta diviene minima. In questa fase della vita i linfociti T continuano a essere prodotti dagli organi linfatici periferici.  

Com’è strutturato il timo?

Il timo è disposto in modo tale da avere la sua estremità superiore a livello della tiroide e quella inferiore all’altezza della quarta cartilagine costale. È composto da due lobi che sono uniti tra loro da un tessuto connettivo il cui rivestimento consiste in una capsula sottile e fibrosa. La corteccia di questa ghiandola è densa di timociti, le cellule che rappresentano i vari gradi di maturazione dei linfociti T. Al suo interno, invece, si trovano i linfociti maturi e le cellule epiteliali che secernono ormoni come la timosina, la timopoietina e la timostimolina. Quando i linfociti T sono giunti alla piena maturazione si riversano nel sangue e attraverso questo raggiungono le ghiandole linfatiche (linfonodi) e la milza.  

Qual è la funzione del timo?

Il timo consente la maturazione dei linfociti T, cellule che sono fondamentali per garantire le difese immunitarie del nostro organismo. Una volta maturati, questi entrano nel sangue e raggiungono i centri linfatici periferici. Partendo da questi, poi, si dirigono verso i siti caratterizzati dalla presenza di antigeni, che sono le sostanze capaci di indurre reazioni del sistema immunitario che portino alla liberazione di fattori citotossici, cioè tossici per la salute delle cellule e attivatori dei macrofagi, che sono le cellule che svolgono un’attività fagocitaria.