Abbassamento della voce

Che cos’è l’abbassamento della voce?

L’abbassamento della voce si ha in presenza di un disturbo alle corde vocali che determina un’alterazione sia del tono che del timbro vocale. Nello specifico, il tono diventa più basso e il timbro più aspro; tutte situazioni che rendono difficile il parlare.  

Quali sono le cause dell’abbassamento della voce?

Molto spesso l’abbassamento della voce dipende semplicemente da un mal di gola o da un suo impiego fuori dal normale. In altri casi l’abbassamento può essere determinato da un’infiammazione alla laringe o da varie patologie, tra le quali vi sono: mistenia gravis, sindrome dell’ovaio policistico e tumori della laringe.  

Quali sono i rimedi contro l’abbassamento della voce?

Per curare l’abbassamento della voce bisogna individuarne la causa e intervenire su di questa. Di solito può essere migliorato mantenendo la voce a riposo, impegnandosi a sussurrare invece di parlare sino a quando il timbro e il tono non siano tornati alla qualità originaria.  

Abbassamento della voce, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di abbassamento che perduri nel tempo è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante, soprattutto se si sia in presenza di una delle patologie associate.  

Area medica di riferimento per l’abbassamento della voce

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’abbassamento della voce  è l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria.

Faringite

Che cos’è la faringite?

La faringite è un dolore, un fastidio o una sensazione di prurito presente a livello della gola che rende spesso la deglutizione dolorosa. Può essere associata a mal di testa, febbre, dolori muscolari, dolori articolari, sfoghi cutanei e linfonodi ingrossati. A determinarla è il gonfiore della faringe.  

Quali malattie si possono associare alla faringite?

Tra le patologie che possono essere associate alla faringite, ci sono: clamidia, disfagia, gonorrea, mononucleosi, odinofagia, otalgia, raffreddore, infezioni da Streptococco A, infezioni da Coxsackie, influenza, mal di gola, massa o tumefazione nel collo. È sempre bene, in presenza del disturbo, chiedere un consulto al proprio medico, soprattutto in caso di persistenza dei sintomi.  

Quali sono i rimedi contro la faringite?

In caso di faringite gli antibiotici sono consigliabili solamente in presenza di un’infezione batterica, poiché per le infezioni virali questi farmaci sono inutili. È possibile cercare di migliorare la propria condizione con bevande fredde o calde, gargarismi con acqua salata, antinfiammatori e caramelle per la gola. Anche l’impiego di un umidificatore può contribuire a sentirsi meglio.  

Con faringite quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la faringite non si risolva nell’arco di qualche giorno, se sia associato a eczema, febbre alta o linfonodi del collo ingrossati è bene contattare il proprio medico. Meglio invece rivolgersi al Pronto Soccorso qualora sia associata a difficoltà respiratorie.

Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Influenza aviaria

Che cos’è l’influenza aviaria?

Con influenza aviaria ci si riferisce comunemente a virus dell’influenza di tipo A che contagiano gli uccelli (da cui il nome “influenza aviaria”). Diffusa in tutto il mondo, questo tipo di influenza è in grado di contagiare quasi tutte le specie di uccelli. Può essere a bassa o ad alta patogenicità: se provocata da una forma altamente patogenica la malattia insorge in modo improvviso ed è seguita da morte rapida dell’esemplare contaminato quasi nella totalità dei casi. Sebbene i ceppi di virus dell’influenza aviaria siano diversi, sono pochi quelli che provocano malattie gravi nei volatili e ancor meno sono quelli che determinano infezioni negli uomini. Alla fine del 2003 vennero individuati focolai di questa malattia in diversi Paesi asiatici all’interno di allevamenti di pollame e risultarono collegati ad alcune infezioni umane ad alto tasso di mortalità.  

Come viene contratta l’influenza aviaria?

In quasi tutti i casi umani di infezione da influenza aviaria a oggi noti, il tutto ha avuto origine da contatti diretti con volatili infetti (pollame da allevamento, ad esempio), superfici contaminate o materiali contaminati (ad esempio escrementi di uccelli o piume). Bisogna mettere in evidenza che, a oggi, la trasmissione dell’influenza aviaria da una persona all’altra è stata segnalata solo raramente. Tutti i prodotti derivati dall’avicoltura (carne di pollo e uova), se adeguatamente cotti, non costituiscono fonte di infezione, per cui è possibile consumarli senza alcun problema.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’influenza aviaria?

In genere, i sintomi dell’influenza aviaria negli esseri umani appaiono da 2 e 7 giorni dopo l’esposizione. Generalmente comprendono sintomi tipici simil-influenzali come: febbre, mal di testa, tosse, mal di gola, dolori muscolari, diarrea. Tra le malattie che risultano correlate all’influenza aviaria sono incluse: infezioni oculari, infezioni a carico dell’apparato respiratorio, encefaliti, decesso.  

Come si può curare l’influenza aviaria?

I trattamenti di base che vengono indicati in caso di contagio umano da influenza aviaria sono gli stessi che vengono somministrati in caso di influenze stagionali. In caso di infezione umana da influenza aviaria si procede alla cura dei pazienti in isolamento, allo scopo di ridurre il rischio di diffusione e viene allertato il regime di assistenza medica intensiva per far fronte ai casi più gravi.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Influenza stagionale

Cos’è l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale può essere causata principalmente da due virus influenzali: il virus di tipo A e il virus di tipo B. Un altro virus, di tipo C, è meno patogeno. Nel caso dei virus di tipo A e di tipo B esistono diversi ceppi del microbo. Si sviluppano vaccini contro l’influenza stagionale in base alla previsione di quali ceppi circoleranno in una data stagione influenzale.  

Come si contrae l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale si contrae per via aerea attraverso il contatto con la saliva o le secrezioni respiratorie emesse nell’aria da individui infetti. Può anche essere contratta toccando superfici o oggetti contaminati dal virus e poi portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi.  

Quali sono i sintomi correlati all’influenza stagionale?

I sintomi dell’influenza stagionale possono comprendere: febbre, brividi, tosse, raffreddore, dolori muscolari e dolori articolari, mal di gola. Nel caso dei neonati possono verificarsi anche vomito e diarrea, mentre gli anziani possono sentirsi deboli e confusi.  

Quali sono le possibile complicazioni dell’influenza stagionale?

Le possibili complicazioni dell’influenza stagionale sono: polmonite, encefalite, meningite e convulsioni.  

Come si può curare l’influenza stagionale

Nella maggioranza dei casi, i soggetti affetti da influenza stagionale si ristabiliscono senza bisogno di particolari trattamenti clinici. Durante la malattia è consigliabile restare a casa, riposare, idratarsi e, se necessario, assumere antipiretici, antidolorifici o antinfiammatori per combattere la febbre e il dolore causati dall’infezione. Gli antibiotici, invece, sono necessari solo in caso di sovrainfezione batterica e devono essere assunti solo se prescritti da un medico. Tali farmaci non sono efficaci contro i virus e l’influenza non fa eccezione alla regola. Al contrario, un antivirale (amantadina, rimantidina o zanamavir) può essere efficace, anche se nella maggior parte dei casi non è necessario assumere questi farmaci per combattere l’influenza stagionale. Inoltre, va ricordato che ogni anno viene sviluppato un vaccino per proteggere dall’influenza stagionale e che è importante cercare di limitare la diffusione dei virus influenzali seguendo semplici regole igieniche:
  • lavarsi spesso le mani
  • coprire il naso e la bocca con un tovagliolo di carta quando si tossisce o si starnutisce
  • utilizzare fazzoletti di carta usa e getta
  • arieggiare i locali in cui si soggiorna.
 

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Linfonodi ingrossati

Che cosa sono i linfonodi ingrossati?

I linfonodi divengono ingrossati quando al loro interno c’è un incremento delle cellule del sistema immunitario che ne aumenta la dimensione. I linfonodi sono le ghiandole linfatiche che sono poste lungo le vie linfatiche, che cioè trasportano la linfa, il liquido che è incaricato del drenaggio del liquido extracellulare oltre che del trasporto dei nutrienti. Hanno la funzione di organizzare le difese immunitarie in presenza di elementi esterni – come virus e batteri – che possono rappresentare un problema per l’organismo. Nel nostro organismo sono circa 600, concentrati soprattutto a livello di inguine, ascelle, addome e collo.  

Quali altri sintomi possono essere associati ai linfonodi ingrossati?

Ai linfonodi ingrossati possono essere collegati vari sintomi, che variano a seconda della causa che sta alla loro base. Tra questi, i principali sono: rigonfiamento del linfonodo così esteso da essere visto attraverso la cute, dolore che può variare di intensità provato quando si esercita una pressione sulla parte interessata dal gonfiore, infezioni alle vie respiratorie superiori (naso e gola), gonfiore degli arti dove sono posti i linfonodi interessati dal rigonfiamento.  

Quali sono le cause dei linfonodi ingrossati?

I linfonodi possono ingrossarsi a causa di processi infiammatori semplici, come mal di gola o raffreddore, o in casi più gravi per la presenza di una patologia neoplastica.  

Linfonodi ingrossati, quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia quando l’ingrossamento del linfonodo perdura da tempo e quando presenta arrossamenti, calore e dolori alla pressione. Il medico effettua un esame clinico in cui raccoglie il racconto del paziente e effettua un’attenta anamnesi. Per giungere a un’analisi può però essere necessario effettuare esami più specifici come una radiografia al torace, una biopsia nel nodulo ingrossato, un’ecografia e vari esami di laboratorio, da quelli sierologici all’emocromo. In casi rari può essere richiesta una biopsia chirurgica che preveda la rimozione totale o parziale di un linfonodo.  

Come possono essere curati i linfonodi ingrossati?

I linfonodi ingrossati prevedono una cura che viene scelta in base alla causa che è alla loro base. Nei casi più gravi in cui la causa sia una patologia di natura neoplastica le cure previste sono chemioterapia, radioterapia o un intervento chirurgico che comporta la rimozione della parte interessata.  

I linfonodi ingrossati possono essere prevenuti?

I linfonodi ingrossati non devono essere prevenuti perché non sono una malattia ma il segno che le difese immunitarie si sono attivate nei confronti di un virus o di un batterio che potrebbe rappresentare un pericolo per l’organismo. Prevenirli vorrebbe dunque dire eliminare un meccanismo di difesa del nostro organismo.  

Che cosa si intende con linfonodi “sentinella”?

I linfonodi sono disposti, nelle vie linfatiche, uno accanto all’altro, come a comporre una catenella. Le infezioni e le patologie cancerogene si diffondono quindi lungo questa catena, trasportate dal trascorrere della linfa. Per questo, quando il chirurgo asporta una massa tumorale controlla se nel linfonodo più prossimo a questa – che per questo viene appunto definito “sentinella” – ci sia traccia di una metastasi.

Liquirizia

La liquirizia è la radice della pianta Glycyrrhiza glabra, della famiglia delle Fabaceae, originaria di alcune regioni dell’Asia, in particolare dell’India, e del Sud Europa.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della liquirizia?

In 40 grammi di liquirizia c’è un apporto di circa 120-130 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:
  • meno di 1 g di grassi
  • 27-31 g di carboidrati
  • 1-2 g di proteine
  • calcio
  • ferro.
La liquirizia è inoltre una fonte di acido glicirrizico.  

Quando non bisogna mangiare liquirizia?

Il consumo di liquirizia può interferire con l’assunzione del farmaco warfarin, oltre che con farmaci per la pressione alta, con diuretici, con corticosteroidi, con gli estrogeni e con l’acido etacrinico.  

Quali sono i possibili benefici della liquirizia?

La liquirizia offe sollievo a chi soffre di problemi di digestione. Viene inoltre utilizzata nei trattamenti di vari disturbi e patologie come intossicazioni alimentari, mal di gola, tosse, bronchite, lupus eritematoso sistemico e artrosi. Non ci sono prove scientifiche, ma la liquirizia viene comunque considerata utile come antidolorifico e in presenza di colesterolo alto, epatite, sindrome dell’intestino irritabile e potassio alto.  

Quali sono le controindicazioni della liquirizia?

Il consumo continuo e senza controllo di liquirizia può essere alla base dell’insorgenza di effetti laterali come debolezza, stanchezza, aumento della pressione, ritenzione di sodio, mal di testa e riduzione dei livelli di potassio. Viene sconsigliata a seguito di interventi chirurgici, quando c’è gravidanza o allattamento al seno, malattie cardiache, pressione alta, malattie renali, ipopotassiemia e, negli uomini, disturbi che riguardano la sfera sessuale.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Miele

Il miele è la sostanza elaborata da alcuni insetti imenotteri, in particolare dall’ape domestica, a partire dal nettare dei fiori eo dalle secrezioni di alcune piante. Ne esistono di vari tipi, che si differenziano tra loro in base alla provenienza del nettare (acacia, rododendro, tiglio, ecc.), al colore (biondo o bianco) e al metodo di estrazione (vergine, centrifugato o torchiato). Può essere utilizzato come alimento o come dolcificante dopo essere stato raffinato.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del miele?

100 grammi di miele offrono un apporto di circa 304 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare miele?

Il miele ha un elevato contenuto di zuccheri e calorie, per cui deve essere del tutto evitato da chi è affetto da diabete o da chi è in una condizione di sovrappeso od obesità. Il suo uso è sconsigliato anche per i bambini di età inferiore all’anno perché potrebbe causare un’infezione da tossina botulinica.  

Quali sono i possibili benefici del miele?

I benefici apportati dal miele al nostro organismo sono vari. Anzitutto allevia stress e ansia, poi stimola la concentrazione e la memoria. È un prezioso alleato della salute intestinale e un ottimo rimedio contro tosse, mal di gola e affezioni che riguardano le vie aeree superiori. In ambito cosmetico ha il potere di eliminare le impurità della pelle e di donare luminosità ai capelli.  

Quali sono le controindicazioni del miele?

Il consumo di miele deve essere evitato da chi soffre di diabete o è in condizione di obesità o sovrappeso.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Naso chiuso

Che cosa s’intende con naso chiuso?

Il naso chiuso – che consiste nella restrizione delle vie aeree nasali – è la condizione che impedisce la normale respirazione con il naso.  

Quali sono le cause del naso chiuso?

La causa principale del naso chiuso è il raffreddore, ma ne possono esistere anche altre, come ad esempio alcune allergie respiratorie, la deviazione del setto nasale, la sinusite e la presenza di polipi.  

Quali sintomi possono accompagnarsi al naso chiuso?

Può essere accompagnato da raffreddore, tosse, lacrimazione degli occhi (nei casi allergici si aggiunge il bruciore), affaticamento generale, mal di gola e mal di testa.  

Quali patologie possono associarsi al naso chiuso?

Tra le patologie che possono accompagnarsi al naso chiuso, ci sono: allergie respiratorie, raffreddore, rinite, sinusite, influenza, lebbra, poliposi nasale, traumi. Questo elenco è solamente indicativo, per cui si suggerisce di rivolgersi al proprio medico curante per eventuali approfondimenti.  

Come può essere curato il naso chiuso?

I rimedi per il naso chiuso dipendono dalla patologia che ha determinato il problema: dopo averne individuato la causa con il medico, si potrà procedere con le cure più indicate. In generale essi variano da inalazioni con soluzioni fisiologiche all’assunzione di antidolorifici (nel caso di mal di testa), sciroppi (in caso di tosse), antistaminici (in caso di allergie), a vasocostrittori sotto l’osservazione di un medico.  

Naso chiuso, quando rivolgersi al propio medico?

È necessario rivolgersi al proprio medico nel caso che il naso chiuso persista o quando si sia in presenza di una delle patologie associate sopra indicate.

Rash cutaneo

Che cos’è il rash cutaneo?

Il rash cutaneo è un problema che riguarda la pelle che, in presenza di questo sintomo, appare di colore differente, oltre a essere irritata o caratterizzarsi per un rigonfiamento.  

Quali altri sintomi possono essere associati al rash cutaneo?

In genere il rash cutaneo si contraddistingue anche da uno sfogo rosso, che provoca dolore e prurito o, anche, da bollicine e placchette ruvide.  

Quali sono le cause del rash cutaneo?

Il rash cutaneo può essere provocato da varie situazioni, anche molto diverse tra loro, come: punture d’insetto, esposizione a sostanze irritanti o assunzione di alcuni medicinali. Può altresì avere un’origine di natura genetica o patologica. Tra le patologie in grado di provocare questo disturbo, ci sono: artrite reumatoide, dermatite atopica, rosolia, scarlattina, varicella, fuoco di Sant’Antonio, lupus erimatoso sistemico, morbillo, psoriasi.  

Quali sono i rimedi contro il rash cutaneo?

Per curare il rash cutaneo sarà necessario individuarne la causa: qualora abbia natura patologica bisognerà intervenire su questa, se invece abbia altra natura si dovrà individuare la cura più adatta allo specifico caso. In buona parte delle situazioni potrà essere sufficiente l’impiego di creme idratanti o detergenti, oppure di prodotti che siano utili a ridurre prurito e gonfiore, a base di antistaminici o cortisonici. La pelle colpita da rash cutaneo deve essere lasciata il più a lungo possibile esposta all’aria e non deve essere sfregata o grattata. È anche consigliabile evitare l’utilizzo di cosmetici. Anche l’impiego del sapone deve essere evitato; per la pulizia si dovrà ricorrere ad acqua tiepida e a detergenti delicati.  

Rash cutaneo, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di rash cutaneo deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico curante qualora la pelle sia particolarmente gonfia o sensibile al tatto e la situazione non tenda a migliorare nel corso del tempo o si presenti associata ad altre sintomatologie come febbre, dolore articolare o mal di gola. L’intervento del medico sarà opportuno anche quando si sospetti di essere stati punti da insetti (quali le zecche) o se si sospetta che il rash cutaneo sia conseguenza dell’assunzione di alcuni medicinali. Qualora sia associato ad altri sintomi come gonfiore del volto, difficoltà respiratoria o sensazione di soffocamento è consigliabile ricorrere alle cure del più vicino presidio di Pronto Soccorso. Quest’ultimo dovrà essere coinvolto anche nel caso in cui il colpito da rash cutaneo sia un bambino che presenta uno sfogo simile a un livido, caratterizzato da una colorazione porpora intensa.  

Area medica di riferimento per il rush cutaneo

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il rush cutaneo è il Servizio di Dermatologia.