Arrossamento del volto

Che cos’è l’arrossamento del volto?

L’arrossamento del volto è una colorazione rosacea o rossastra della pelle, generata dalla dilatazione deicapillari sanguigni che corrono sotto la cute del viso.

Quali sono le cause dell’arrossamento del volto?

L’arrossamento del viso può essere transitorio o invece persistente e può avere diverse cause. Sia di natura non patologica:
  • vampate di calore che caratterizzano la menopausa
  • esposizione al sole
  • sbalzi di temperatura
  • stimoli emotivi come rabbia o imbarazzo
  • ingestione di cibi piccanti o di bevande alcoliche o calde
  • reazioni dovute ad allergie
  • uso di farmaci.
Sia di origine, invece, patologica:
  • acne,
  • allergia da contatto,
  • dermatite seborroica,
  • eritema solare,
  • cefalea,
  • couperose (rosacea),
  • dermatite,
  • ipertensione.

Quali sono i rimedi contro l’arrossamento del volto?

Per curare gli arrossamenti del volto – che siano transitori o persistenti – sarà necessario individuarne la causa e intervenire su di questa.

Arrossamento del volto, quando rivolgersi al proprio medico?

L’arrossamento del volto deve essere sottoposto all’attenzione del proprio medico curante qualora sia accompagnato da forte ipertensione o da una delle patologie che possono essere a essa correlate (vedi elenco sopra).

Area medica di riferimento per l’arrossamento del volto

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’arrossamento del volto è il Servizio di Dermatologia.

Disorientamento temporale e spaziale

Che cos’è il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale è un disturbo che comporta uno stato di confusione mentale che è caratterizzato da una difficoltà a coordinare i movimenti e a ricordare eventi recenti o passati. Può essere temporaneo o permanente.  

Quali altri sintomi possono essere associati dal disorientamento temporale e spaziale?

I casi più gravi di disorientamento temporale e spaziale sono caratterizzati anche dalla presenza di altri sintomi come mal di testa, vertigini, capogiri, difficoltà respiratorie, disidratazione, tremore, insonnia o battito cardiaco accelerato.  

Quali sono le cause del disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può derivare da panico o stati di ansia, dall’assunzione di farmaci, da colpi di calore o da varie patologie tra cui: commozione cerebrale, emicrania, encefalite, ipertensione, ipotensione, malattia di Alzheimer, fibrillazione atriale, trauma cranico e ictus.  

Quali sono i rimedi contro il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può essere curato individuando e curando le cause che ne sono alla sua base. In ogni caso, si tratta di una condizione che prevede un intervento medico tempestivo. Nell’attesa di essere visitati da un medico il primo accorgimento da osservare è quello di sedersi o di sdraiarsi. Se alla base del disorientamento c’è un calo di pressione è bene assumere una moderata quantità di zuccheri, anche solo una bevanda zuccherata o una caramella. Se alla base c’è invece una condizione di disidratazione per prima cosa è necessario bere acqua o bevande isotoniche.  

Disorientamento temporale e spaziale, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di disorientamento temporale e spaziale deve essere resa nota al proprio medico, soprattutto quando è associata a problemi di memoria, difficoltà di linguaggio e confusione mentale. L’intervento del medico deve essere tempestivo quando c’è presenza di altri sintomi come vertigini, mal di testa, capogiro, tremore, battito cardiaco accelerato e difficoltà respiratorie. Se il disorientamento è dovuto a un trauma alla testa, inoltre, è consigliabile rivolgersi al più vicino pronto soccorso per ricevere le cure del caso.

Eritromelalgia

Che cos’è l’eritromelalgia?

L’eritromelalgia può essere considerata una patologia oppure il sintomo secondario di un’altra malattia, generalmente collegata a diabete, gotta, difetti della coagulazione e sclerosi multipla. Il sintomo corrisponde a un’anomala vasodilatazione dei vasi sanguigni periferici e si manifesta con bruciore intenso (descritto anche come dolore urente), associato ad arrossamento e calore tipicamente localizzato su orecchie, mani, piedi, volto e ginocchia.  

Quali malattie si possono associare all’eritromelalgia?

Tra le principali patologie che si possono associare all’eritromelalgia ci sono le seguenti: policitemia vera, sclerosi multipla, trombosi venosa profonda, trombocitemia, vene varicose, artrite reumatoide, diabete, gotta, ipertensione, lupus eritematoso sistemico. Si ricorda che questo non è un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia qualora i sintomi persistano.  

Quali sono i rimedi contro l’eritromelalgia?

Al fine di alleviare il dolore, in presenza di eritromelalgia si consiglia di raffreddare la parte con il ghiaccio, immergendola in acqua fredda oppure tramite l’ausilio di un ventilatore.  

Eritromelalgia, quando rivolgersi al proprio medico?

La manifestazione improvvisa del sintomo dell’eritromelalgia – soprattutto se associata a calore e/o a macchie sulla pelle – deve essere subito comunicata al proprio medico curante.

Latte di vacca

Il latte di vacca, detto anche latte vaccino, è quello che viene prodotto dalle ghiandole mammarie delle vacche. Per il consumo, può essere sottoposto a pastorizzazione, processo con cui vengono uccisi virus, batteri o parassiti presenti nel latte che potrebbero essere pericolosi per il nostro organismo.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del latte di vacca?

100 grammi di latte di vacca offrono un apporto di circa 64 calorie, così ripartite: 21% proteine, 51% lipidi e 28% carboidrati. Nella stessa quantità si trovano:  

Quando non bisogna mangiare latte di vacca?

Il latte di vacca può interferire con l’assunzione di alcuni antibiotici come la ciprofloxacina e le tetracicline. In presenza di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del latte di vacca?

Il latte di vacca contiene proteine di alta qualità, acidi essenziali e lattosio che agevola l’assorbimento di calcio e zinco e di oligosaccaridi dall’effetto probiotico. Vitamine e minerali presenti nel latte vaccino svolgono attività antiossidante (vitamine A, C ed E e selenio), agevolano il buon funzionamento del metabolismo (vitamine del gruppo B e zinco), sono alleate della salute cardiovascolare (potassio) e di quella di denti e ossa (calcio, magnesio e fosforo). Il consumo di latte di vacca riduce il rischio di infiammazione e di ipertensione e modula l’attività del sistema immunitario grazie alla presenza di piccole molecole, le “componenti funzionali”, che svolgono azioni benefiche.  

Quali sono le controindicazioni del latte di vacca?

Il latte di vacca è sconsigliato a chi soffre di allergia al latte o di intolleranza al lattosio.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Potassio

Cos’è il potassio?

Il potassio è un macroelemento, ossia uno dei minerali maggiormente presenti nell’organismo. Si tratta infatti del principale minerale presente nelle cellule e in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 g.  

A cosa serve il potassio?

All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in vari fenomeni. Partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del cuore, contribuisce alla regolazione dell’equilibrio dei liquidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule e aiuta a mantenere la pressione nella norma, attenuando gli effetti del sodio. Inoltre, può ridurre il rischio di calcoli renali ricorrenti e il calo di tessuto osseo durante l’invecchiamento.  

In quali alimenti è presente il potassio?

Il potassio è presente in tutti gli alimenti, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati, poiché la lavorazione può modificare il contenuto di potassio. Le principali fonti di questo minerale sono frutta, verdura e legumi, soprattutto verdure a foglia verde, pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, zucca, patate, carote, fagioli e frutta secca. In quantità minori è anche presente nei prodotti lattiero-caseari, nelle carni rosse, nel pollame e nel pesce.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di potassio?

Per gli adulti, un consumo giornaliero di potassio di 2 g è considerato adeguato.  

Quali sono le conseguenze di una carenza di potassio?

La mancanza di potassio è considerata come un evento molto raro, ma le conseguenze sono debolezza muscolare, ritmo cardiaco irregolare, sbalzi d’umore, nausea, vomito.  

Quali sono le conseguenze di un eccesso di potassio?

Il corretto funzionamento dei reni permette di smaltire il potassio in eccesso. In caso di insufficienza renale e di assunzione di alcuni farmaci si può tuttavia verificare un’ipercalemia, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Tra le conseguenze più frequenti di questa situazione ci sono debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie.  

È vero che aumentare l’assunzione di potassio aiuta ad abbassare la pressione sanguigna?

Livelli bassi di potassio sono stati associati ad alta pressione sanguigna e malattie cardiovascolari. Un incremento del suo consumo, se associato a una riduzione dell’assunzione di sodio, può ridurre il rischio di eventi avversi ai danni al cuore e alle arterie. Tuttavia, non vi sono attualmente prove attendibili dell’utilità dell’assunzione di potassio per il trattamento dell’ipertensione.

Proteinuria

Che cos’è la proteinuria?

La proteinuria è la presenza di anomale quantità di proteine nelle urine. Bassi livelli di proteine nelle urine sono da considerarsi normali. La presenza di queste molecole può anche incrementare temporaneamente in seguito a stress emotivo o all’assunzione di alcuni farmaci, durante la gravidanza, dopo l’attività fisica o quando si è malati (ad esempio in caso di febbre). Altre volte la sua presenza può però essere il sintomo di problemi renali o di altre malattie.  

Quali malattie si possono associare alla proteinuria?

Tra le patologie che possono essere associate alla proteinuria: lupus eritematoso sistemico, malaria, malattia di Berger, mieloma multiplo, nefrite, pericardite, pielonefrite, pre-eclampsia, sarcoidosi, amiloidosi, anemia falciforme, arresto cardiaco, artrite reumatoide, diabete, ebola, glomerulonefrite, infezioni renali, insufficienza renale, ipertensione, leucemia, linfoma di Hodgkin, Si rammenta che questo non è un elenco esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la proteinuria?

Il rimedio migliore per fare fronte alla proteinuria dipende dall’individuazione della causa che ha determinato il quantitativo anomalo di proteine nell’urina. Per questo motivo è opportuno consultare un medico.  

Con proteinuria quando rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui un esame delle urine sveli una proteinuria è raccomandabile rivolgersi al medico per sapere se è necessario sottoporsi a ulteriori accertamenti al fine di identificare la causa contro cui dirigere un’eventuale terapia.

Sale

Il sale è un condimento molto utilizzato in tutto il mondo. Le sue due tipologie più diffuse sono il sale marino – che viene ottenuto vaporizzando l’acqua del mare nelle saline, con conseguente raffinatura, operazione durante la quale viene ripulito dalle impurità – e il salgemma o sale di roccia, che viene estratto dalle rocce o da miniere senza che serva alcuna successiva raffinatura. Dal punto di vista del gusto, il risultato delle due tipologie e sostanzialmente lo stesso. A variare è però la presenza di iodio, che risulta essere minore nella varietà estratta dall’acqua del mare, dal momento che la raffinatura ne provoca una perdita sensibilie. Altra cosa è invece il sale iodato, che è un sale di tipo marino al quale, dopo la raffinatura, viene aggiunto di proposito dello iodio.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del sale?

100 grammi di sale offorno un apporto di calorie praticamente pari allo zero. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare sale?

Il consumo del sale è sconsigliato in varie situazioni, in particolare per chi soffre di osteoporosi o di pressione alta, che possono subire un aumento di entità proprio anche a seguito dell’assunzione di questo alimento. In generale, non si dovrebbe eccedere il consumo giornaliero di 4 grammi, tenendo in considerazione il fatto che il sale ingerito non è solo quello che viene aggiunto ai cibi, perché bisogna conteggiare anche quello che è contenuto in maniera naturale in molti alimenti.  

Quali sono i possibili benefici del sale?

L’assunzione del sodio contenuto nel sale, nelle giuste dosi, è molto importante per il nostro organismo perché favorisce l’equilibrio dei liquidi, contribuisce, con il potassio, alla trasmissione degli impulsi elettrici nel cervello e svolge una funzione battericida. Il sale iodato, inoltre, favorisce il buon funzionamento della tiroide.  

Quali sono le controindicazioni del sale?

Il consumo di sale, se non tenuto sotto controllo, può provocare vari problemi all’organismo, tra cui i principali sono:
  • ritenzione di liquidi
  • pressione sanguigna aumentata e rischio di sviluppare ipertensione
  • rischio di carie e osteoporosi
  • mal di stomaco
  • ipertensione oculare o disturbi della vista
  • reni danneggiati
  • aumento del rischio di pressione alta in gravidanza.
 

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Sale dolce di Cervia

Il sale dolce di Cervia è un sale integrale, quindi non sottoposto a raffinatura e senza aggiunta di sostanze chimiche. Caratterizzato da grani grossi, viene considerato un sale “dolce” perché ha una ridotta presenza di sostanze amare come i solfati di magnesio, di potassio, di calcio e il cloruro di magnesio. In realtà ha lo stesso potere salante del comune sale da cucina (sale marino o salgemma).  

Quali sono le proprietà nutrizionali del sale dolce di Cervia?

Il sale dolce di Cervia è caratterizzato dall’umidità tipica del sale marino non raffinato. Oltre a sodio e calcio contiene tutti gli oligoelementi che sono presenti nell’acqua del mare: iodio, rame, ferro, manganesepotassio e magnesio.  

Quando non bisogna mangiare sale dolce di Cervia?

In generale, il consumo troppo elevato di sale può favorire lo sviluppo di malattie come pressione alta e osteoporosi. Per questo il suo consumo viene sconsigliato a chi ha familiarità o predisposizione a queste patologie. Si consiglia di non eccedere mai i 4 grammi di consumo al giorno e quindi di non esagerare con l’aggiunta di sale ai cibi, per renderli più appetibili.  

Quali sono i possibili benefici del sale dolce di Cervia?

Essendo un sale marino integrale e equindi non trattato, il sale dolce di Cervia apporta quantità di sali minerali e oligoelementi superiori agli altri sali. La presenza di sodio favorisce – in caso di consumo corretto – l’equilibrio dei liquidi. Il potassio contribuisce alla trasmissione degli impulsi elettrici del cervello. Il sale svolge anche una funzione battericida, da momento che i batteri che si trovano in un ambiente ricco di sale cedono liquidi all’esterno e per questo muoiono disidratati.  

Quali sono le controindicazioni del sale dolce di Cervia?

Il consumo eccessivo di sale può contribuire a:
  • aumentare la pressione del sangue e sviluppare ipertensione
  • aumentare la ritenzione di liquidi
  • aumentare il rischio di carie e osteoporosi
  • determinare disturbi della vista o ipertensione oculare
  • nuocere allo stomaco
  • danneggiare i reni
  • contribuire ad aumentare la pressione quando si è in stato di gravidanza.
 

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Sardina o sarda

La sardina, o sarda, è un pesce molto diffuso nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale. Il suo nome scientifico è Sardina pilchardus e la sua lunghezza è di circa 20-25 cm. Le più apprezzate, dal punto di vista alimentari, sono le sardine pescate durante i mesi primaverili.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della sardina o sarda?

100 grammi di sardina fresca offrono un apporto di circa 129 calorie, ripartite in questo modo: 64% proteine, 31% lipidi e 5% carboidrati. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare sardine o sarde?

Non bisogna consumare sardine o sarde quando si seguono terapie a base di isoniazide, farmaco che viene utilizzato in particolare per curare la tubercolosi.  

Quali sono i possibili benefici della sardina o sarda?

Così come il salmone, lo sgombro, la sardina è un pesce che viene definito “grasso” perché le sue carni sono molto ricche, appunto, di grassi. Tra questi, gli acidi grassi omega 3 contribuiscono a mantenere bassi i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue e dunque a mantenere in salute il cuore e i vasi sanguigni. È un pesce ricco di vitamine e di minerali e per questo è provvisto di spiccate proprietà antiossidanti.  

Quali sono le controindicazioni della sardina o sarda?

Le sardine non devono essere consumate in presenza di allergia o quando si soffra di gotta o comunque si abbia una familiarità a questa patologia. La sardine sotto sale devono essere consumate con moderazione da chi è affetto da ipertensione.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Scampi

Gli scampi sono crostacei simili ai gamberi – dai quali si distinguono per la presenza di due lunghe chele posizionate frontalmente – che appartengono alla famiglia Nephropidae. Dal punto di vista alimentare gli scampi di maggiori dimensioni sono considerati quelli più pregiati. Un maschio di scampo può raggiungere i 25 cm di lunghezza, la femmina non va in genere oltre i 15 cm.  

Quali sono le proprietà nutrizionali degli scampi?

100 grammi di scampi offrono un apporto di circa 212 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:
  • 17 g di proteine
  • 15 g di lipidi
  • 245 mg di colesterolo
  • 0,01 g di carboidrati disponibili
  • 0,01 g di zuccheri solubili
  • 741 mg di sodio
  • 70 mg di potassio.
 

Quando non bisogna mangiare scampi?

Non si conoscono possibili interazioni tra il consumo di scampi e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici degli scampi?

Negli scampi sono presenti molte proteine dall’elevato valore biologico, per questo sono considerati un alimento molto nutriente.  

Quali sono le controindicazioni degli scampi?

Negli scampi sono contenute discrete quantità di colesterolo e sodio per cui il loro consumo è sconsigliato a chi soffre di ipertensione e colesterolo alto. In soggetti più deboli e predisposti si possono scatenare reazioni allergiche che possono provocare sintomi come asma, broncospasmi ed eruzioni cutanee.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Sedano

Il sedano è un ortaggio della famiglia delle Ombrellifere contrassegnato da radici che penetrano in profondità nel terreno – quelle del “sedano rapa” sono particolarmente grosse – un lungo gambo e foglie seghettate. Viene consumato crudo o cotto, sotto forma di succo o centrifugato.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del sedano?

100 grammi di sedano offrono un apporto di circa 20 calorie, ripartite in questo modo: 46% proteine, 45% carboidrati e 9% lipidi. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare sedano?

Non sono note interazioni tra il consumo di sedano e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici del sedano?

Per godere dei benefici del sedano, è bene consumare questa verdura cruda. Apporta benefici anche quando è cotta, purché non si ecceda nei tempi di cottura. Le fibre contenute in buona quantità nel sedano contribuiscono a ridurre la presenza di colesterolo e di trigliceridi nel sangue oltre che ad aumentare il senso di sazietà. Fenolo e inositolo aiutano la buona attività dell’intestino riducendo inoltre la presenza di gas al suo interno. Grazie alla presenza di alcuni fitonutrienti che interagiscono con ormoni che regolano la pressione del sangue, questa verdura offre un valido apporto contro l’ipertensione e ha proprietà diuretiche. La vitamina A, invece, è utile a combattere alcune infiammazioni.  

Quali sono le controindicazioni del sedano?

Il sedano deve essere ingerito con attenzione quando si soffre di malattie renali, dal momento che alcune sostanze che sono contenute in questo alimento sono in grado di irritare i reni. A un consumo non controllato di sedano può anche essere legato un aumento di sensibilità della pelle quando questa viene esposta al sole.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Sodio

Cos’è il sodio?

Il sodio è una delle sostanze minerali più abbondanti nel corpo. In un adulto ci sono circa 92 g, che sono distribuiti nel sangue (il 40% del sodio totale del corpo si trova nei fluidi extracellulari), nei tessuti ossei, nel tessuto connettivo e nella cartilagine.  

A cosa serve il sodio?

Il sodio regola il passaggio di liquidi e nutrienti all’interno e all’esterno delle cellule, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio idro-salino  e contribuisce alla trasmissione dell’impulso nervoso oltre che al trasporto dei metaboliti. La presenza nelle ossa, invece, rappresenta una riserva a cui il corpo può attingere in caso di necessità di regolare il PH del sangue.  

In quali alimenti è contenuto sodio?

La fonte principale di sodio nella dieta occidentale è il sale da tavola. Tra gli alimenti più ricchi di sodio ci sono formaggi, salumi, salsicce e la maggior parte degli altri alimenti conservati. È presente in modo naturale negli alimenti di origine animale (latte, carni bianche e rosse e pesce), mentre è presente in quantità minori in quelli di origine vegetale.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di sodio?

Il fabbisogno giornaliero di sodio è compreso tra 0,6 e 3,5 g al giorno.  

Quali conseguenze determina la carenza di sodio?

La carenza di sodio può essere legata a nausea, vomito e anoressia. Nei casi più gravi può causare coma e risultare letale.  

Quali conseguenze porta un eccesso di sodio?

Un eccesso di sodio aumenta la ritenzione idrica e la pressione sanguigna, con conseguente rischio di ipertensione e relative complicazioni, che possono interessare cuore, arterie e vari organi, compromettendo la loro salute e quella dell’organismo in generale. Inoltre, dosi eccessive di sodio possono causare nausea, vomito, convulsioni, febbre e compromissione dei centri respiratori.  

Perché un’alimentazione a basso contenuto di sodio è importante per mantenersi in salute?

Limitando l’assunzione di sodio, spesso troppo abbondante nell’alimentazione occidentale moderna, si riducono il rischio di malattie cardiovascolari e di altre possibili complicazioni dell’ipertensione. Una pressione eccessiva può infatti danneggiare vari organi. Oltre a cuore e arterie, a essere danneggiati da un’alimentazione troppo ricca di sodio possono essere reni, occhi e cervello.

Sogliola

La sogliola è un pesce d’acqua salata della famiglia Soleidae e Pluronectidae. In italia viene cucinata la specie Solea solea, presente nel mar Mediterraneo, nel mar Nero, nel mar Baltico, nel mar del Nord e nell’oceano Atlantico.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della sogliola?

100 grammi di sogliola offrono un apporto di circa 83 calorie, ripartite in questo modo: 81% proteine, 15% lipidi e 4% carboidrati. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare sogliola?

Non sono note interazioni tra il consumo di sogliola e l’assunzione di medicinali o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici della sogliola?

La sogliola contiene pochi grassi e per questo è considerato alimento adatto a essere consumato fin dalla più tenera età e viene inserito nelle diete ipocaloriche il cui obiettivo è quello di abbassare il colesterolo nel sangue. Contiene una buona dose di proteine ed è facilmente digeribile. Grazie agli acidi grassi omega 3 può contribuire a tenere sotto controllo i trigliceridi e l’ipertensione. Tra i minerali, il potassio consente di tenere sotto controllo la pressione, il potassio lo sviluppo di ossa e denti e il mantenimento delle facoltà mnemoniche. I folati lo rendono un pesce adatto a essere consumato durante la gravidanza: l’acido folico riduce anche del 70% il rischio che il bambino nasca con malformazioni congenite.  

Quali sono le controindicazioni della sogliola?

Il consumo di sogliola è controindicato a chi soffre di allergia ai pesci in generale.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Spigola o branzino

La spigola o branzino è un pesce d’acqua salata della famiglia Moronidae e del genere DIcentrarchus. Vive nelle acque salate e salmastre dell’Oceano Atlantico, del mar Nero e del mar Mediterraneo. Nel nord Italia viene chiamato branzino, per le sue branchie molto visibili, mentre nel sud assume il nome di spigola, probabilmente per la disposizione a spiga delle sue pinne dorsali.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della spigola o branzino?

100 grammi di spigola (o branzino) offrono un apporto di 82 calorie, suddivise in questo modo: 81% proteine, 17% lipidi e 2% carboidrati. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare spigola o branzino?

Non sono note situazioni di interazione tra il consumo di spigola o branzino, e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici della spigola o branzino?

Le carni della spigola, o branzino, sono molto magre e per questo ideali per essere inserite in diete ipocaloriche. Sono anche molto digeribili e per questo adatte a essere consumate anche durante la gravidanza. Anzi, la presenza di acido folico le rende particolarmente adatte per il consumo delle future mamme, dal momento che questa sostanza contribuisce a ridurre anche del 70% il rischio del nascituro di sviluppare malformazioni congenite. Buona la presenza di grassi omega 3, con cui si possono tenere sotto controllo i trigliceridi e la pressione del sangue. Buone le dosi presenti di fosforo, che favorisce il mantenimento della memoria e lo sviluppo di ossa e denti, e di potassio, ideale per contrastare l’ipertensione. Studi recenti dimostrerebbero che il consumo regolare di questo pesce aiuta a ridurre di molto la mortalità per cancro in generale e, nello specifico, lo sviluppo di tumore alla prostata.  

Quali sono le controindicazioni della spigola o branzino?

Il consumo di spigola, o branzino, deve essere evitato da chi soffre di allergie generalizzate alla carne di pesce.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Tè verde

Il tè verde è una tipologia di bevanda che viene ottenuta sottoponendo le foglie del tè alla “stabilizzazione”, processo con cui vengono inibiti gli enzimi che sono responsabili dell’ossidazione, per cui si permette alle foglie di tè di mantenere il colore verde che è loro caratteristico. Viene definito “non fermentato” proprio perché non viene sottoposto a fermentazione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tè verde?

100 millilitri di tè verde in infuso con acqua offre un apporto di una caloria. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna bere tè verde?

Il consumo di tè verde deve essere evitato quando si sta seguendo una cura antitumorale a base di bortezomib, perché potrebbe diminuirne l’efficacia. Anche questa tipologia di tè, come tutte le altre, contiene caffeina per cui non deve essere fatta bere ai bambini.  

Quali sono i possibili benefici del tè verde?

Il tè verde produce molti effetti positivi grazie alle grandi quantità presenti di catechine, sostanze capaci di rafforzare le difese antiossidanti e preservare la salute delle cellule e, in seguito, di tutti i tessuti. In particolare, a questo tè sono riconosciute proprietà anti-tumorali; apporta benefici al sistema cardiovascolare e all’apparato respiratorio; accelera il metabolismo di zuccheri e grassi e quindi favorisce la diminuzione del peso corporeo; facilita la diuresi; produce effetti neuroprotettivi e sembra essere importante nella prevenzione e nel trattamento delle malattie neurodegenerative; contrasta ipertensione; aiuta a prevenire l’osteoporosi; ha effetti antinfiammatori e anti-stress.  

Quali sono le controindicazioni del tè verde?

La presenza della caffeina nel tè verde, come in tutti gli altri tè può aiutare a produrre, in caso di consumo eccessivo, insonnia, nervosismo e ansia. Può inoltre influire sul funzionamento della tiroide e, se consumato troppo concentrato, può produrre tossicità a livello del fegato e stress ossidativo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.