Anemia

Che cos’è l’anemia?

L’anemia è una situazione medica caratterizzata da una riduzione di emoglobina nel sangue. L’emoglobina è la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue: quando  vi è anemia, quindi, l’ossigeno fatica a circolare liberamente.  

Come si manifesta l’anemia?

A livello esteriore, l’anemia si manifesta con uno stato di pallore del viso e della cute di tutto il corpo. Associati al pallore, altri segnali possono essere segnali rivelatori dell’esistenza di uno stato di anemia: tachicardia, insonnia, stanchezza diffusa, fatica di respirazione (dispnea) sotto sforzo, predisposizione alle infezioni.  

Quali sono le cause dell’anemia?

L’abbassamento del livello di emoglobina che determina lo stato di anemia può dipendere da più fattori, quali ad esempio il calo del numero o della concentrazione degli eritrociti (che sono le cellule che trasportano l’emoglobina) o la diminuita capacità dell’emoglobina di combinarsi con l’ossigeno. Tutte situazioni che si verificano per carenza di alcune vitamine, come la vitamina B12 o la vitamina B9 (acido folico) o di sostanze importanti per l’organismo, quali il ferro. L’anemia può anche essere conseguenza dell’esistenza di varie malattie, tra le quali: insufficienza renale, malaria, malattia di Wilson, toxoplasmosi, tumore al rene, tumore del colon-retto, celiachia, cirrosi epatica, ulcera duodenale, ulcera gastrica. L’anemia può anche essere generata da un’alimentazione sregolata.  

Quali sono i rimedi contro l’anemia?

L’anemia può essere trattata con diverse modalità, a seconda della causa che ne sta all’origine. La vitamina B9 (acido folico), qualora sia carente, può essere integrata per via orale. La carenza di vitamina B12 richiede invece delle integrazioni tramite iniezioni intramuscolari. Se il problema è generato dalla carenza di ferro nel sangue (anemia sideropenica) si procede con un’integrazione di sali di ferro, sia per via orale che per via intramuscolare. In caso di anemia grave, o nell’impossibilità di procedere comunque con dei trattamenti farmacologici, si può dover procedere a trasfusioni di sangue. Nel caso in cui l’anemia dipenda da una situazione di sottopeso o sovrappeso, la terapia iniziale riguarda la regolamentazione delle proprie abitudini alimentari.  

Anemia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di anemia si consiglia in ogni caso di rivolgersi al proprio medico curante.

Caffè

Il caffè è una bevanda che viene ottenuta attraverso la torrefazione e macinazione in polvere dei semi della pianta del caffè, della famiglia delle Rubiaceae, genere Coffea. Questa pianta viene coltivata su terreni permeabili posizionati in luoghi con temperature medie annue tra i 15 e i 25 gradi centigradi e caratterizzati da piogge abbondanti alternate a periodi di siccità. È presente in particolare in Sud America, Sud est Asiatico e Africa e ne esistono oltre 40 diversi tipi, tra cui le varietà più pregiate sono la Coffea robusta e la Coffea arabica.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del caffè?

100 grammi di polvere di caffè di buona qualità offrono un apporto di circa 287 calorie. Una tazzina ne contiene all’incirca 6 g, per cui apporta circa 17 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: 100 grammi di polvere di caffè contengono da 1 a 2 grammi di caffeina, a seconda della qualità della miscela e del metodo di preparazione.  

Quando non bisogna bere caffè?

Il caffè non deve essere bevuto quando si soffre di patologie come l’ipertiroidismo o il glaucoma o se si hanno problemi legati a cuore, stomaco, intestino, pancreas, reni e sistema nervoso. Il suo consumo deve essere concordato con il proprio medico quando si seguono terapie a base di antibiotici chinoloni o di alendronato – usato conto l’osteoporosi ­ – che possono contribuire ad aumentare l’assorbimento della caffeina. Il caffè deve inoltre non essere bevuto dai bambini.  

Quali sono i possibili benefici del caffè?

Quando viene consumato nelle giuste dosi il caffè può apportare alcuni benefici tra cui: stimolare il sistema nervoso riducendo la sensazione di sonnolenza e aumentando la sensazione di benessere, aumentare le capacità mnemoniche e di ragionamento, diminuire l’appetito e la sensazione di fame, stimolare la secrezione gastrica e biliare con beneficio dell’attività digestiva, agire come analgesico contro il mal di testa, sviluppare proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.  

Quali sono le controindicazioni del caffè?

Quando si supera la soglia di consumo di caffè, variabile da persona a persona, si possono generare vari problemi tra cui: insonnia, tremori, palpitazioni e disturbi del rimo cardiaco, ipereccitabilità, stati depressivi, acidità di stomaco, ipertensione, acuirsi di gastrite o reflusso gastroesofageo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Caffè espresso

Il caffè espresso è una bevanda che viene preparata nel bar utilizzando una macchina che sottopone la polvere del caffè – macinata sottile – a un’infusione ad alta pressione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del caffè espresso?

In 100 ml di caffè espresso – l’equivalente di circa tre tazzine da bar – c’è un apporto di circa 9 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Il caffè contiene circa 1-2 g di caffeina ogni 100 g di polvere di caffe. La quantità varia a seconda della miscela, che può essere arabica o robusta. Una tazzina di caffè viene prodotta con circa 6 g di polvere, per cui se il caffè espresso può contenere circa 50 mg di caffeina.  

Quando non bisogna bere caffè espresso?

Il consumo di caffè può ridurre l’efficacia degli integratori di ferro e può interferire con l’assorbimento di alendronato, un farmaco che viene utilizzato per combattere l’osteoporosi. L’assunzione di antibiotici chinoloni può invece contribuire ad aumentare l’assorbimento della caffeina. Il caffè e sconsigliato quando si soffre di glaucoma, di ipotiroidismo e di problematiche mediche che riguardano il fegato, l’intestino, lo stomaco, i reni, il cuore, il pancreas e il sistema nervoso. In tutti questi casi, prima di consumare questa bevanda, è bene chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del caffè espresso?

Il caffè stimola il sistema nervoso centrale, riduce la sensazione di sonno e aumenta quella di benessere. Ha effetti tonici e stimolanti anche sul cuore e a livello di funzioni psichiche, dal momento che aumenta la facilità di ragionamento e migliora le capacità mnemoniche. Dal punto di vista digestivo, stimola la secrezione gastrica e biliare. Diminuisce l’appetito e riduce la sensazione di fame. Può essere utile come analgesico contro il mal di testa e gli vengono riconosciute proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.  

Quali sono le controindicazioni del caffè espresso?

Un consumo eccessivo di caffè può provocare effetti negativi che variano a seconda della soglia di tollerabilità di ciascuno e che possono essere: palpitazioni, tremori, insonnia, ipereccitabilità e acidità di stomaco. Altri effetti possono essere ipertensione e stati depressivi o possono essere inasprite malattie come reflusso gastrico e gastrite. Il suo consumo, a causa della sua azione neurostimolante, è inadatto ai bambini.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Camomilla

La camomilla è una pianta della famiglia delle Asteraceae che in Italia fiorisce tra maggio e giugno. Dal punto di vista alimentare se ne utilizzano i fiori che, una volta essiccati, sono consumati sotto forma di infuso.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della camomilla?

Una tazza di infuso di camomilla – circa 230 ml – offre un apporto di circa 2 calorie. Nella stessa quantità sono presenti: Nella camomilla c’è inoltre una buona presenza di cumarina.  

Quando non bisogna mangiare camomilla?

Se assunta sotto forma di integratore la camomilla può interferire con vari farmaci, soprattutto sedativi, antiaggreganti, anticoagulanti e Fans, oltre che con principi attivi come aglio, valeriana e ginkgo biloba. In caso di dubbio si consiglia di rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Quali sono i possibili benefici della camomilla?

In genere la camomilla viene assunta sotto forma di infuso per contrastare gli stati d’ansia e risolvere problemi allo stomaco. In generale viene considerata ideale per combattere vomito, nausea, insonnia, emorroidi, reflusso gastroesofageo e coliche nei bambini. Per uso topico, sotto forma di crema, la camomilla viene utilizzata per curare ferite, irritazioni cutanee e fastidi agli occhi. Può essere inoltre utilizzata per fare risciacqui orali utili a lenire le piaghe lasciate in bocca dai trattamenti antitumorali.  

Quali sono le controindicazioni della camomilla?

L’assunzione in dosi elevate di infuso di camomilla può indurre sonnolenza e, in alcuni casi, provocare vomito. Anche se raramente è possibile che il consumo di camomilla scateni allergie in persone che già soffrono di allergie ad altre piante correlate come l’ambrosia, il crisantemo, la margherita e la calendula. La presenza di cumarina, sostanza dal potere anticoagulante, potrebbe interferire con l’assunzione di farmaci anestetici. In caso di dubbio si consigli di rivolgersi al proprio medico per un consunto.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ciliegie

Le ciliegie sono i frutti della pianta Prunus avium della famiglia delle Rosacee, originaria dell’Est Europa e dell’Asia Minore, la cui coltivazione è oggi molto diffusa anche in Italia, con maturazione tra maggio e luglio.  

Quali sono le proprietà nutrizionali delle ciliegie?

100 grammi di ciliegie offrono un apporto di circa 63 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare ciliegie?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di ciliegie e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbio si consiglia di rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici delle ciliegie?

I minerali sono presenti in buona quantità nelle ciliegie. Tra questi, il potassio aiuta a tenere sotto controllo la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. La presenza di antocianine rende le ciliegie un alimento dal grande potere antiossidante e antinfiammatorio, vero toccasana se si soffre di dolore cronico provocato ad esempio da fibromialgia, traumi sportivi o artrite gottosa. Le ciliegie si ritiene aiutino a diminuire il rischio di malattie legate al cuore e proteggano dai radicali liberi o da tutte le sostanze reattive all’ossigeno che danneggiano le cellule provocando tra, l’altro, invecchiamento e insorgenza di cancro. La vitamina C, in particolare la melatonina, sembrano lenire i problemi al sistema nervoso e a combattere problemi come il mal di testa e l’insonnia.  

Quali sono le controindicazioni delle ciliegie?

In genere il consumo di ciliegie non ha controindicazioni. Questi frutti possono però scatenare allergie in soggetti che ne siano già predisposti. In caso di dubbio, chiedere consiglio al proprio medico.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Disorientamento temporale e spaziale

Che cos’è il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale è un disturbo che comporta uno stato di confusione mentale che è caratterizzato da una difficoltà a coordinare i movimenti e a ricordare eventi recenti o passati. Può essere temporaneo o permanente.  

Quali altri sintomi possono essere associati dal disorientamento temporale e spaziale?

I casi più gravi di disorientamento temporale e spaziale sono caratterizzati anche dalla presenza di altri sintomi come mal di testa, vertigini, capogiri, difficoltà respiratorie, disidratazione, tremore, insonnia o battito cardiaco accelerato.  

Quali sono le cause del disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può derivare da panico o stati di ansia, dall’assunzione di farmaci, da colpi di calore o da varie patologie tra cui: commozione cerebrale, emicrania, encefalite, ipertensione, ipotensione, malattia di Alzheimer, fibrillazione atriale, trauma cranico e ictus.  

Quali sono i rimedi contro il disorientamento temporale e spaziale?

Il disorientamento temporale e spaziale può essere curato individuando e curando le cause che ne sono alla sua base. In ogni caso, si tratta di una condizione che prevede un intervento medico tempestivo. Nell’attesa di essere visitati da un medico il primo accorgimento da osservare è quello di sedersi o di sdraiarsi. Se alla base del disorientamento c’è un calo di pressione è bene assumere una moderata quantità di zuccheri, anche solo una bevanda zuccherata o una caramella. Se alla base c’è invece una condizione di disidratazione per prima cosa è necessario bere acqua o bevande isotoniche.  

Disorientamento temporale e spaziale, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di disorientamento temporale e spaziale deve essere resa nota al proprio medico, soprattutto quando è associata a problemi di memoria, difficoltà di linguaggio e confusione mentale. L’intervento del medico deve essere tempestivo quando c’è presenza di altri sintomi come vertigini, mal di testa, capogiro, tremore, battito cardiaco accelerato e difficoltà respiratorie. Se il disorientamento è dovuto a un trauma alla testa, inoltre, è consigliabile rivolgersi al più vicino pronto soccorso per ricevere le cure del caso.

Insonnia

Che cos’è l’insonnia?

L’insonnia è un disturbo che riguarda il sonno e che si manifesta con la difficoltà di addormentarsi o di dormire, senza interruzioni, durante tutta la notte.

Quali sono le cause dell’insonnia?

L’insonnia può avere molteplici cause, legate allo stile di vita o alla presenza di alcune patologie di natura invalidante. Per quanto attiene allo stile di vita, questi sono i comportamenti che possono generare insonnia:
  • svolgere scarsa attività fisica
  • usare degli apparecchi elettronici mentre si è a letto
  • andare a coricarsi in orari sempre differenti
  • mangiare cibi pesanti prima di coricarsi
  • dormire a lungo nel corso del giorno.
Possono provocare insonnia anche particolari situazioni di stress, l’invecchiamento o l’impiego di specifici farmaci. Tra le patologie che possono essere associate all’insonnia, ci possono essere: apnee notturne, bronco pneumopatia cronica ostruttiva, sifilide, sindrome premestruale, ipertiroidismo, cefalea, depressione, dermatite atopica, intolleranze alimentari.

Quali sono i rimedi contro l’insonnia?

Combattere l’insonnia significa combattere la causa che ne sta alla base. Per prima cosa bisognerà migliorare il proprio stile di vita, eliminando quei comportamenti – sopra indicati – che possono causare questo disturbo. Dal punto di vista alimentare, soprattutto coloro che soffrono di reflusso gastroesofageo deve evitare dei cibi che possano disturbare il sonno. È sempre comunque consigliabile non coricarsi subito dopo avere mangiato ed evitare alimenti o bevande, come il caffè, che possano compromettere un adeguato sonno. I medicinali che favoriscono il sonno possono essere utili, ma solo quando alla base dell’insonnia vi sia una patologia, non una scelta di vita poco attenta.

Insonnia, quando rivolgersi al proprio medico?

È opportuno rivolgersi al proprio medico qualora l’insonnia influisca in modo troppo negativo sulla qualità della vita, riducendo le energie e influenzando la salute mentale e psicologica di chi ne soffre. In caso di insonnia grave – sia essa causata da stress, ansia o depressione – potrà essere utile richiedere un aiuto psicologico.

Area medica per l’insonnia

Per maggiori informazioni sull’insonnia, si consulti l’Ambulatorio di Neurologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Mal di montagna

Che cos’è il mal di montagna?

Il mal di montagna è un disturbo causato dall’incapacità del corpo di adattarsi alle alte quote. I sintomi iniziali si manifestano di solito intorno ai 3.500 metri, ma possono esserci casi anche ad altitudini inferiori (2.000-2.500). Non solo l’altitudine gioca un ruolo fondamentale nel mal di montagna, ma soprattutto la velocità di salita: al corpo serve il tempo giusto per acclimatarsi, l’ideale è fare una salita lenta e graduale. Non ci sono precisi criteri di rischio, il mal di montagna può essere causato da una sequenza di diversi fattori: altezza, rapidità di salita, attività fisica in quota, suscettibilità individuale.  

Quali sono i sintomi del mal di montagna?

Il mal di montagna si manifesta con il mal di testa e può essere associato a: stanchezza, vertigini, capogiro, insonnia, irritabilità, perdita di appetito, nausea o vomito. Per casi più gravi, il paziente respira in modo leggero e affannoso. I pazienti gravi hanno un quadro più drammatico, segnato da edema polmonare o cerebrale.  

Che cosa fare in caso di mal di montagna?

Nel caso di manifestazioni lievi di mal di montagna, la sola cosa da fare è portare il paziente ad altitudini più basse, di solito qualche centinaio di metri possono essere sufficienti. Si raccomanda inoltre di consultare il proprio medico. Se questo non è possibile o se la situazione appare preoccupante o grave, è consigliabile chiedere aiuto in tempo utile.  

Che cosa non fare nel caso di mal di montagna?

In caso di mal di montagna, continuare la salita in tali condizioni sarebbe infatti estremamente rischioso.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Sonnolenza

Che cos’è la sonnolenza?

Si soffre di sonnolenza quando si è assaliti da attacchi di sonno nel corso della giornata. Il desiderio di dormire può essere tale da provocare un sonno improvviso in situazioni assolutamente impensabili e inappropriate.  

Quali sono le cause della sonnolenza?

La sonnolenza può derivare da mancanza di riposo che può essere causata da situazioni esterne (come ad esempio un lavoro su turni) o interne, come stati di depressione o di particolare ansia o stress. Può essere anche causata da varie patologie e disturbi, tra i quali si possono elencare: morbo di Parkinson, raffreddore, reflusso gastroesofageo, sclerosi multipla, sindrome premestruale, acidosi metabolica, anemia, apnee notturne, botulismo, bruxismo, cefalea, cirrosi epatica, diabete, gastrite, ictus, influenza, insufficienza cardiaca, insufficienza renale, intolleranze alimentari, ipotiroidismo, leucemia e meningite.  

Quali sono i rimedi contro la sonnolenza?

Per trovare il rimedio alla sonnolenza sarà necessario risalire alla sua causa. Nei casi meno gravi potrà essere sufficiente curare l’aspetto del sonno con dei semplici accorgimenti tra cui:
  • coricarsi e svegliarsi sempre circa alla stessa ora,
  • evitare l’assunzione di sostanze eccitanti (esempio bibite a base di caffeina) sin dal pomeriggio,
  • non coricarsi subito dopo aver mangiato e aspettare almeno 30 minuti dopo avere visto la tv o avere utilizzato computer o altri strumenti elettronici,
  • mantenere una giusta temperatura (né troppo calda, né troppo fredda) in camera da letto.
In altri casi può essere utile affidarsi a una terapia a base di medicinali specifici anti-insonnia o – qualora la sonnolenza sia provocata da insonnia dovuta a vampate associate alla menopausa – a una terapia ormonale sostitutiva. L’insonnia e di conseguenza la sonnolenza potrebbero anche essere provocate dall’assunzione di certi medicinali dei quali, sotto indicazione del medico, potrà essere modificata la posologia.  

Sonnolenza, quando rivolgersi al proprio medico?

Nel caso in cui la sonnolenza non si presenti in episodi isolati ma sia costante, tanto da invalidare la normale qualità della vita, è opportuno rivolgersi al proprio medico. Qualora si presenti all’improvviso e sia associabile ad altri sintomi che possano far pensare a problemi di salute più gravi, è necessario rivolgersi al Pronto Soccorso.  

Area medica di riferimento per la sonnolenza

In Humanitas Castelli Bergamo l’area che si occupa di sonnolenza è l’Ambulatorio di Neurologia.

Stanchezza (Spossatezza)

Che cos’è la stanchezza (spossatezza)?

Fatica e spossatezza sono dei termini alternativi che descrivono la sensazione di stanchezza e la mancanza di energia che può interessare un soggetto in maniera episodico e transitorio oppure duraturo. È da distinguere dalla sensazione di sonnolenza. Il sintomo si caratterizza per un calo drastico e a volte cronico di energia e motivazione. Il segno può essere collegato a intensi sforzi fisici e psichici, a una privazione prolungata di sonno, ma può anche essere conseguente a condizioni patologiche più o meno gravi.  

Quali malattie si possono associare a spossatezza?

Tra le principali patologie legate alla spossatezza ci sono: infezioni, infarto miocardico, insonnia, insufficienza cardiaca congestizia, insufficienza epatica, insufficienza renale, ipoglicemia, AIDS, anemia, ansia, artrite reumatoide, attacchi di panico, broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO), diabete, enfisema, fibromialgia, indigestione, menopausa, mononucleosi, sindrome da stanchezza cronica, sindrome delle gambe senza riposo, tumori, ipotiroidismo, ipertiroidismo, anoressia nervosa, bulimia, disturbi del sonno, disturbo d’ansia generalizzato, ipotensione, malattia di Addison.  

Quali sono i rimedi contro la spossatezza?

I rimedi variano a seconda che il disturbo sia legato a condizioni transitorie o acute e persistenti. Nel primo caso – ad esempio se è causata da ansia o stress – potrebbe essere sufficiente riposare, rilassarsi e bere un bicchiere d’acqua. Qualora la condizione derivi da uno stile di vita stressante è necessario ridurre i ritmi, evitare fumo e alcolici, condurre un’alimentazione equilibrata e bere a sufficienza. In tutti gli altri casi sarà necessario rivolgersi a un medico per gli esami diagnostici utili ad identificare la causa e pianificare la terapia più opportuna.  

In presenza di spossatezza quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il disturbo si presenti senza una causa apparente e con caratteristiche persistenti che si ripercuotono sulla qualità della vita di tutti i giorni è necessario consultare il medico che indirizzerà verso i necessari esami diagnostici. Se il senso di stanchezza è improvviso ed estremo, associato a confusione mentale, sudorazione, vertigini e svenimento, se è associato a depressione, dolore addominale, alla schiena o nella regione pelvica, sanguinamento rettale, forte mal di testa, dolore nella zona del torace,  è necessario far ricorso alle cure del Pronto Soccorso.

Tè chai

Il tè chai, o masala thai, è una bevanda tipica dell’India, prodotta dall’infusione di tè nero e varie spezie tra cui cardamomo, chiodi di garofano, cannella, zenzero, pepe nero e pepe lungo. Viene in genere preparato in acqua bollente e servito zuccherato con l’aggiunta di un po’ di latte.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tè chai?

Una porzione di tè chai, più o meno 14 grammi, offre un apporto di circa 60 calorie, di cui 10 sotto forma di lipidi. Nella stessa quantità sono presenti: Il tè chai è inoltre fonte di caffeina.  

Quando non bisogna mangiare tè chai?

Il consumo di tè chai può interferire con l’assunzione di farmaci come l’adenosina, la cimetidina, alcuni antibiotici, il dipiridamolo, l’efedrina, gli estrogeni, il warfarin, gli antidiabetici e gli antidepressivi. In presenza di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del tè chai?

Al tè chai sono riconosciuti effetti antidepressivi, ansiolitici e rivitalizzanti. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie sembra inoltre in grado di favorire la digestione e aumentare le difese immunitarie. Sarebbe utile per proteggersi da tumori e malattie cardiovascolari e ridurrebbe i sintomi della sindrome premestruale, oltre che il rischio di diabete grazie al fatto che aiuta a mentenere sotto controllo il livello di zuccheri nel sangue. Ma tutte queste proprietà al momento non trovano alcuna conferma scientifica.  

Quali sono le controindicazioni della ricciola?

Se non nella versione decaffeinata, il tè chai può provocare insonnia, nausea, irrequietezza e capogiri. Il suo consumo è sconsigliato durante gravidanza e allattamento ed è controindicata per chi soffre di reflusso gastroesofageo o di acidità gastrica, oltre che di ulcere o rettocolite ulcerosa.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Tè nero

Il tè nero è una bevanda che viene ottenuta dall’infusione delle foglie della pianta Camelia sinensis, della famiglia delle Teacee. Si differenzia dalle altre tipologie di tè – bianco, nero, verde, oolong – per il procedimento di lavorazione. Quello nero, in particolare, lo si ottiene sottoponendo le foglie della pianta a ossidazione completa, operazione che dona loro il colorito bruno-brunoscuro che le caratterizza. Per il fatto di essere sottoposto a fermentazione completa – procedimento di trasformazione biochimica operato attraverso microorganismi posti in determinate condizioni di calore e umidità – viene definito “tè completamente fermentato”.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tè nero?

100 grammi di tè nero offrono un apporto di circa una caloria. Nella stessa quantità sono presenti: Tra tutti i tè, quello nero è quello che contiene la maggior quantità di caffeina: in una tazza da 200 ml ne sono presenti circa 40 mg. Per fare un raffronto, una tazza di caffè espresso ne contiene da 50 a 120 mg.  

Quando non bisogna bere tè nero?

Non si conoscono interazioni per gli adulti tra il consumo di tè nero e l’assunzione di farmaci. La presenza di caffeina lo rende invece inadatto al consumo da parte dei bambini.  

Quali sono i possibili benefici del tè nero?

Il tè nero contiene teofillina e teobromina che svolgono funzione diuretica oltre ad avere proprietà eccitanti e stimolanti. La teofillina ha effetti positivi e stimolanti sul sistema nervoso centrale, miocardio e respirazione. La seconda ha funzioni cardiocinetiche e vasodilatatorie sulle coronarie. Polifenoli e tannini – anche se presenti in maggiore quantità rispetto al tè verde – offrono al tè nero un’azione antiossidante e protettiva per l’organismo. Un consumo regolare di tè nero sembra favorire la riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue.  

Quali sono le controindicazioni del tè nero?

La presenza di caffeina può contribuire – alla pari della teofillina e della teobromina quando consumate in dosi eccessive – a produrre disturbi come ansia, nervosismo e insonnia.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Tè verde

Il tè verde è una tipologia di bevanda che viene ottenuta sottoponendo le foglie del tè alla “stabilizzazione”, processo con cui vengono inibiti gli enzimi che sono responsabili dell’ossidazione, per cui si permette alle foglie di tè di mantenere il colore verde che è loro caratteristico. Viene definito “non fermentato” proprio perché non viene sottoposto a fermentazione.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tè verde?

100 millilitri di tè verde in infuso con acqua offre un apporto di una caloria. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna bere tè verde?

Il consumo di tè verde deve essere evitato quando si sta seguendo una cura antitumorale a base di bortezomib, perché potrebbe diminuirne l’efficacia. Anche questa tipologia di tè, come tutte le altre, contiene caffeina per cui non deve essere fatta bere ai bambini.  

Quali sono i possibili benefici del tè verde?

Il tè verde produce molti effetti positivi grazie alle grandi quantità presenti di catechine, sostanze capaci di rafforzare le difese antiossidanti e preservare la salute delle cellule e, in seguito, di tutti i tessuti. In particolare, a questo tè sono riconosciute proprietà anti-tumorali; apporta benefici al sistema cardiovascolare e all’apparato respiratorio; accelera il metabolismo di zuccheri e grassi e quindi favorisce la diminuzione del peso corporeo; facilita la diuresi; produce effetti neuroprotettivi e sembra essere importante nella prevenzione e nel trattamento delle malattie neurodegenerative; contrasta ipertensione; aiuta a prevenire l’osteoporosi; ha effetti antinfiammatori e anti-stress.  

Quali sono le controindicazioni del tè verde?

La presenza della caffeina nel tè verde, come in tutti gli altri tè può aiutare a produrre, in caso di consumo eccessivo, insonnia, nervosismo e ansia. Può inoltre influire sul funzionamento della tiroide e, se consumato troppo concentrato, può produrre tossicità a livello del fegato e stress ossidativo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Vitamina B6

Che cos’è la vitamina B6?

La vitamina B6 fa parte delle vitamine cosiddette idrosolubili, che non possono cioè essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione. È sensibile al calore, si degrada cioè in presenza di alte temperature e si presenta in tre forme attive: la piridossina, la piridossamina e la piridossale.  

A che cosa serve la vitamina B6?

La vitamina B6 è coinvolta nel metabolismo degli aminoacidi, degli acidi grassi e degli zuccheri e contribuisce al formarsi degli ormoni e dei globuli rossi e bianchi. Riveste il fondamentale ruolo di costituire una barriera immunitaria in difesa dalle malattie e di stimolare le funzioni cerebrali e di prevenire l’invecchiamento. Per questo motivo, tale vitamina viene impiegata in numerosi prodotti anti invecchiamento.  

In quali alimenti è presente la vitamina B6?

La vitamina B6 è presente in numerosi alimenti; nello specifico essa si trova nelle carni, soprattutto bianche, e nel pesce, nelle patate, nei legumi e negli spinaci. La si rinviene anche nella frutta, esclusi gli agrumi.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B6

Il fabbisogno giornaliero di vitamina B6 varia a seconda del sesso. Per le donne il limite è di almeno 1,1 mg al giorno, per gli uomini sale a 1,5 mg al giorno.

Carenza di vitamina B6

La carenza di vitamina B6viene registrata in rari casi. Di solito si presenta con apatia e debolezza diffusa, fisica e mentale. Ma anche con spasmi muscolari, ritenzione idrica, disturbi del sistema nervoso e insonnia. La sua mancanza può essere causa di anemia ipocromica (con i globuli rossi che assumono un colorito più chiaro) e può facilitare la formazione di calcoli renali.

Eccesso di vitamina B6

A oggi non si conoscono conseguenze gravi derivate dall’eccesso di vitamina B6, ma l’assorbimento di una quantità eccessiva di questo tipo di vitamina può provocare forti mali di testa.  

È vero che la vitamina B6 può alleviare i sintomi della sindrome premestruale? Quali altre patologie possono essere prevenute o curate con questa vitamina?

Sì, è vero. La presenza di vitamina B6 contribuisce a mantenere l’equilibrio ormonale anche in situazioni contingenti, come ad esempio quelle dovute alla presenza del ciclo mestruale. Per questo stesso motivo la vitamina B6 è indicata per contrastare gli stati di nausea e vomito che si presentano in corso di gravidanza e per trattare stati depressivi, stanchezza e mal di testa (in questo ultimo caso senza però esagerare con il dosaggio). Alcune recenti ricerche dimostrerebbero che la vitamina B6 è utile per trattare la malaria e per prevenire i tumori a polmone e prostata.