Corpo estraneo nel naso

Molto spesso la presenza di un corpo estraneo nel naso riguarda i bambini piccoli, che tendono a infilare nel naso (o nella bocca) piccole parti di giocattoli o piccoli oggetti che trovano in casa. Prevenire è quindi molto importante, offrendo loro giocattoli certificati, in buone condizioni e adatti all’età, e facendo attenzione a non lasciare oggetti potenzialmente pericolosi – in termini di dimensioni – alla loro portata.  

Quali sono i sintomi associati a un corpo estraneo nel naso?

Il corpo estraneo nel naso provoca disagio, prurito e/o dolore e può anche causare una leggera emorragia.  

Che cosa bisogna fare in caso di un corpo estraneo nel naso?

Nel caso di presenza di un corpo estraneo nel naso si raccomanda di mantenere la posizione eretta e la testa dritta e poi procedere, tappando la narice libera, a soffiare il naso con decisione, sperando che il corpo estraneo esca da solo. Questa semplice operazione è generalmente risolutiva, a differenza del caso il corpo estraneo sia posizionato più in profondità, per cui è consigliabile recarsi al pronto soccorso.  

Che cosa non bisogna fare in caso di un corpo estraneo nel naso?

Nel caso di presenza di un corpo estraneo nel naso non bisogna cercare di rimuovere l’oggetto dal naso manualmente o con l’aiuto di strumenti, dal momento che questa operazione potrebbe spingere il corpo estraneo più in profondità e peggiorare la situazione.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Ferita da taglio

Che cos’è una ferita da taglio?

Le ferite da taglio o da punta sono tra gli incidenti domestici più comuni, causati da oggetti affilati come coltelli o vetro. Generalmente si presentano come ferite lineari e con spigoli vivi.  

Che cosa bisogna fare in caso di una ferita da taglio?

Sia che si tratti di una ferita da taglio lieve o profonda, la ferita deve essere trattata con le mani pulite per evitare il rischio di infezione. La prima cosa da fare è controllare che la ferita sia pulita prima di fermare l’emorragia, se presente. L’emorragia è la perdita di sangue dai vasi (arterie, vene o capillari). Nel caso di ferite profonde, può anche essere di tipo misto a causa della vicinanza di arterie e vene. Le emorragie capillari sono le meno preoccupanti, coinvolgono i vasi sottocutanei e superficiali e il sangue fuoriesce a gocce. Si consiglia di sciacquare la ferita con acqua fredda e mettere del ghiaccio. Se la ferita riguarda un arto, è meglio sollevarlo più in alto rispetto al corpo per ridurre l’emorragia, quindi tamponarlo con un bendaggio sterile, disinfettare la ferita (controllando che non vi siano corpi estranei all’interno) e infine fasciare. Qualora sia in corso un’emorragia venosa, il sangue è di colore scuro e scorre lentamente e costantemente. Si consiglia di pulire la ferita con una garza sterile e disinfettarla, quindi tamponarla con una garza o un fazzoletto pulito. Può essere anche utile fasciare la ferita, purché non sia troppo stretta. Se la ferita riguarda un arto, è consigliabile sollevarlo per ridurre l’emorragia. Nel caso di emorragia arteriosa, il sangue è di colore rosso vivo e scorre in sincronia con il battito cardiaco. Occorre intervenire rapidamente. Se l’emorragia è ancora contenuta, basta pulire, disinfettare e poi tamponare la ferita con una garza sterile o un fazzoletto pulito. Se sono coinvolti grossi vasi sanguigni e il sangue fuoriesce, è preferibile chiamare rapidamente i soccorsi e nel frattempo comprimere le arterie dove il sangue fuoriesce.  

Che cosa non bisogna fare in caso di ferita da taglio?

In caso di ferita da taglio non bisogna usare lacci emostatici (o cinture, cravatte o simili) nel tentativo di fermare l’emorragia a monte della ferita e utilizzarli solo in caso di assoluta necessità e con estrema cautela: ad esempio in caso di amputazione o di sindrome da schiacciamento.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Perdita di un dente

I traumi dentistici sono molto comuni, soprattutto nei bambini. Tra questi il più grave è la perdita di un dente e quindi il suo completo distacco, per il quale è importante intervenire tempestivamente. Nel caso dei bambini, infatti, il dente può essere deciduo (i cosiddetti “denti da latte” e quindi temporaneo) o, nel caso più grave, permanente. Se l’incidente coinvolge un adulto, il dente che si è staccato è ovviamente definitivo. Il dstacco può essere totale o parziale: in ogni caso deve essere la situazione deve essere valutata quanto prima dal dentista.  

Che cosa fare in caso di perdita dei denti?

In caso di perdita di un dente, se la gengiva sanguina è consigliabile anzitutto fermare l’emorragia con un fazzoletto o una garza. Bisogna assolutamente recuperare il dente e – se possibile – immergerlo immediatamente in un bicchiere di soluzione salina e recarsi al pronto soccorso o dal dentista. Prima si esegue un reimpianto, più le probabilità di successo dello stesso reimpianto sono elevate.  

Che cosa non fare in caso di perdita di un dente?

In caso di perdita di un dente, non bisogna immergere il dente caduto in soluzioni o liquidi che non siano soluzione fisiologica.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Vitamina E (tocoferolo)

Che cos’è la vitamina E?

La vitamina E, detta anche tocoferolo, è una vitamina liposolubile che viene accumulata nel fegato e non è quindi necessario assumerla con regolarità, attraverso i cibi. Il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diviene necessario. È sensibile al calore e alla luce, quindi tende a degradarsi alla presenza di alte temperature.  

A che cosa serve la vitamina E?

La vitamina E è la più diffusa e comune tra le vitamine e ha proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi e favorisce il rinnovo delle cellule. Le sue caratteristiche la rendono un importante strumento di prevenzione del cancro – tra l’altro protegge l’organismo dai danni dell’inquinamento ambientale e del fumo di sigaretta – oltre che di assimilazione delle proteine.  

In quali alimenti è presente la vitamina E?

La vitamina E è molto diffusa negli alimenti, soprattutto nei frutti oleosi (come le arachidi, le olive ed il mais) e nei semi di grano. La si trova anche nelle noci, nei cereali e nelle verdure a foglia verde.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina E?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina E si aggira attorno agli 8-10 mg.  

Carenza di vitamina E

La carenza di vitamina E è in genere collegata a una situazione di malnutrizione e nei soggetti più giovani può provocare difetti nella crescita e nello sviluppo. In generale, la mancanza di vitamina E può essere alla base dell’insorgere di disturbi al sistema nervoso e complicanze al metabolismo generale.  

Eccesso di vitamina E

L’eccesso di vitamina E, o tocoferolo, è molto raro. Quando si verifica può avere delle conseguenze negative a causa dell’innalzamento della pressione sanguigna che ne consegue e che può essere pericolosa per chi già soffre di problemi di ipertensione. Un eccesso di vitamina E può creare problemi anche a chi ha stati di sofferenza della tiroide, dal momento che si viene a creare una riduzione degli ormoni di questa ghiandola. Altre conseguenze dell’eccesso di vitamina E possono essere stanchezza diffusa, dei disturbi della digestione, nausea e vomito.  

Come agisce la vitamina E a livello preventivo e terapeutico?

La vitamina E ha delle importanti qualità anticancro, grazie alla sua potente azione antiossidante che le consente di proteggere le membrane cellulari. Ma questa vitamina assume un ruolo importante anche in relazione alle patologie di origine cardiovascolare, atteso che è in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, con conseguente riduzione di placche, emboli e trombi nelle arterie. È altresì un anticoagulante prezioso perché previene la coagulazione non desiderata del sangue senza impedire la normale coagulazione, richiesta ad esempio in caso di ferite, che è utile a fermare un’emorragia. Infine la vitamina E consente di ridurre il rischio cardiovascolare grazie al fatto che la sua azione aumenta i livelli del cosiddetto colesterolo buono.