Dolore alle ossa

Che cosa è il dolore alle ossa?

Il dolore alle ossa è un dolore intenso che si avverte sia nelle situazioni di moto o attività fisica sia a riposo; si differenzia dal dolore alle articolazioni o dolore ai muscoli che si avvertono esclusivamente quando si è in movimento.  

Quali sono le cause del dolore alle ossa?

Il dolore alle ossa è solitamente associato a malattie o traumi che interessano la struttura o il funzionamento delle ossa presenti all’interno del nostro organismo. Tra le patologie che provocano questa tipologia  di dolore si possono elencare: osteoporosi, morbo di Paget, sifilide, tumore alle ossa, leucemia, cancro alla prostata e metastasi ossee.  

Quali sono i rimedi contro il dolore alle ossa?

Per curare il dolore alle ossa sarà necessario stabilire prima quale sia la sua causa e in seguito intervenire su di questa. Nel caso in cui si sia in presenza di tumori, potranno anche essere necessarie delle terapie radioterapiche o chemioterapiche. In alcuni casi il dolore alle ossa può essere curato con degli antibiotici, mentre  altre volte potrà essere richiesto un intervento chirurgico. Qualora il dolore sia conseguenza di osteoporosi potrà essere utile sottoporsi a una cura a base di calcio e vitamina D. L’assunzione di antidolorifici può lenire il dolore ma non curare quella che è la causa scatenante del dolore osseo.  

Dolore alle ossa, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il dolore alle ossa persista con particolare intensità o se si prolunghi per più giorni, sarà consigliabile rivolgersi al proprio medico. Il dolore osseo va tenuto sotto stretto controllo clinico anche nei casi in cui si associ a stanchezza e affaticamento nonché a perdita di peso e riduzione dell’appetito. Quando il dolore osseo deriva da un trauma subito è necessario ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.

Dolori muscolari

Che cosa sono i dolori muscolari?

I dolori muscolari sono manifestazioni dolorose localizzate a livello di fasce muscolari, in corrispondenza di schiena, spalle, collo, braccia e gambe.  

Quali sono le cause dei dolori muscolari?

I dolori muscolari possono essere la conseguenza di un esercizio fisico intenso, di lesioni, di traumi o di lavori usuranti. Altre cause di questo tipo di dolore possono essere anche delle posture sbagliate o lo stress, tutte condizioni che contribuiscono a favorire l’affaticamento muscolare. Alla loro base vi possono essere anche varie patologie, tra le quali si possono ricomprendere: fibromialgia, fibrosi cistica, gastroenterite, influenza, ipotiroidismo, lupus erimatoso sistemico, meningite, mononucleosi, morbillo, morbo di Parkinson, polmonite, artrite, artrite reumatoide, artrosi, bronchite, colite, diabete, distorsioni, epatite, salmonella, sarcoidosi, sifilide, sindrome premestruale, toxoplasmosi.  

Quali sono i rimedi contro i dolori muscolari?

Per curare i dolori muscolari è necessario individuare e intervenire sulle cause che ne stanno alla base. La prima contromisura da attuare è il riposo. In caso di dolore generato da intensa attività fisica, il dolore stesso potrà essere alleviato mediante l’impiego di antidolorifici, antinfiammatori o applicazioni controllate di calore come ultrasuoni e tecarterapia, il tutto secondo indicazione medica. Negli altri casi – sempre in base a quanto stabilito dal medico – possono essere utili bagni e impacchi caldi, antinfiammatori, massaggi e fisioterapia, applicazioni con ultrasuoni e tecarterapia.  

Dolori muscolari, quando rivolgersi al proprio medico?

È raccomandabile rivolgersi al proprio medico quando i dolori muscolari compaiono all’improvviso e non scompaiono nel corso di tre giorni, sono associati ad altri sintomi (come febbre, rossore e gonfiore della parte interessata) o se sono così intensi da non consentire un normale movimento. Qualora siano conseguenza di un trauma o di una contusione sarà sempre opportuno rivolgersi alle cure del Pronto Soccorso.

Faringite

Che cos’è la faringite?

La faringite è un dolore, un fastidio o una sensazione di prurito presente a livello della gola che rende spesso la deglutizione dolorosa. Può essere associata a mal di testa, febbre, dolori muscolari, dolori articolari, sfoghi cutanei e linfonodi ingrossati. A determinarla è il gonfiore della faringe.  

Quali malattie si possono associare alla faringite?

Tra le patologie che possono essere associate alla faringite, ci sono: clamidia, disfagia, gonorrea, mononucleosi, odinofagia, otalgia, raffreddore, infezioni da Streptococco A, infezioni da Coxsackie, influenza, mal di gola, massa o tumefazione nel collo. È sempre bene, in presenza del disturbo, chiedere un consulto al proprio medico, soprattutto in caso di persistenza dei sintomi.  

Quali sono i rimedi contro la faringite?

In caso di faringite gli antibiotici sono consigliabili solamente in presenza di un’infezione batterica, poiché per le infezioni virali questi farmaci sono inutili. È possibile cercare di migliorare la propria condizione con bevande fredde o calde, gargarismi con acqua salata, antinfiammatori e caramelle per la gola. Anche l’impiego di un umidificatore può contribuire a sentirsi meglio.  

Con faringite quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la faringite non si risolva nell’arco di qualche giorno, se sia associato a eczema, febbre alta o linfonodi del collo ingrossati è bene contattare il proprio medico. Meglio invece rivolgersi al Pronto Soccorso qualora sia associata a difficoltà respiratorie.

Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Infezione da Bukholderia pseudomallei

Che cos’è l’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Il batterio Burkholderia pseudomallei provoca la melioidosi, definita anche “malattia di Whitmore”, una patologia infettiva e trasmissiva diffusa soprattutto nelle regioni del sud-est asiatico e dell’Australia settentrionale. In aggiunta all’uomo, diverse specie di animali sono  molto sensibili alla melioidosi: pecore, capre, maiali, cavalli, cani, gatti.  

Come si contrae l’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Lo sviluppo di un’infezione da Bukholderia pseudomallei (melioidosi) è dovuta a batteri che si trasmettono all’uomo attraverso il contatto diretto con terra e acqua contaminate (inalazione di polvere o gocce d’acqua, ingestione di acqua, contatto con terra contaminata), in particolare in presenza di tagli o abrasioni sulla pelle. Molto rararamente, l’infezione può trasmettersi da uomo a uomo .  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Esistono diversi tipi di infezione da Bukholderia pseudomallei (melioidosi), ciascuna con un proprio gruppo di sintomi. In generale, è importante sapere che la melioidosi è caratterizzata da una vasta gamma di sintomi che possono essere confusi con altre malattie come le forme prevalenti di polmonite e tubercolosi. In un’infezione localizzata, i principali sintomi che la caratterizzano sono: dolore o gonfiore localizzato, febbre, ulcerazione, ascesso. Se l’infezione è polmonare i sintomi includono: tosse, dolore al petto, febbre alta, cefalea, anoressia. Se il contagio è diffuso, i sintomi includono: febbre, cefalea, difficoltà respiratorie, disturbi addominali, dolori muscolari e/o dolori articolari, disorientamento, perdita di peso, convulsioni. Il periodo che intercorre tra l’esposizione ai batteri che provocano la malattia e la comparsa dei sintomi è piuttosto variabile; i segnali si manifestano generalmente due-quattro settimane dopo l’esposizione.  

Come può essere curata un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

La durata del trattamento e il tipo di infezione da Bukholderia pseudomallei influenzano i risultati a lungo termine. Solitamente, il trattamento inizia con una terapia antimicrobica endovenosa per 10-14 giorni, seguita da 3-6 mesi di terapia antibiotica per via orale.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da coccidioides

I funghi del genere coccidioides sono localizzati nel suolo di aree aride, come per esempio i territori sudoccidentali degli Stati Uniti e del Messico settentrionale.  

Come viene contratta l’infezione da coccidioides?

L’infezione da coccidioides, anche detta “febbre di valle”, è una patologia sostenuta da funghi appartenenti al genere Coccidioides e viene anche chiamata coccidiomicosi. Essa si contrae quando le spore dei funghi vengono inalate. La coccidiomicosi è più frequente tra gli anziani (dai 60 anni di età in su), tra coloro che sono esposti alla polvere del terreno e tra le persone che hanno un sistema immunitario indebolito. Particolarmente in pericolo sono le donne nel terzo trimestre di gravidanza. Non è possibile che l’infezione si trasmetta da persona a persona.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da coccidioides?

Spesso l’infezione da coccidioides non presenta sintomi. Nel caso li presentasse, potrebbero essere riscontrati: disturbi simil influenzali, febbre, tosse, dolori al petto, mal di testa, sudorazioni notturne, affaticamento, dolori articolari, rash rossastri a macchie sulla parte inferiore delle gambe o, più raramente, sul petto, sulla schiena e sulle braccia, dolori muscolari. In caso di cronicizzazione è possibile che si manifestino sintomi quali: febbriciattola, perdita di peso, tosse, dolore al petto, sangue nell’espettorato, noduli nei polmoni. Un’infezione disseminata può essere invece collegata a: noduli, ulcere o lesioni cutanee, lesioni dolorose del cranio, della colonna vertebrale o di altre ossa, dolori e gonfiori articolari, soprattutto a livello di ginocchio e anca, meningite.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da coccidioides?

Quando l’infezione da coccidioides è lieve, si risolve in poche settimane o mesi, ma in alcuni casi si può verificare un’infezione polmonare cronica o un’infezione diffusa. Le complicanze possibili sono in particolare: forme gravi di polmonite, rottura dei noduli polmonari che porta a difficoltà respiratorie e dolori toracici, infezioni diffuse.  

Come si può curare un’infezione da coccidioides?

Molte persone affette da un’infezione da coccidioides guariscono senza bisogno di sottoporsi ad alcun trattamento. A volte, però, i medici scelgono di aggredire le infezioni acute attraverso l’impiego di un antimicotico (in particolare fluconazolo o itraconazolo). In caso di infezioni gravi, invece, il trattamento con antimicotico viene rigorosamente richiesto.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da enterovirus non polio

Che cosa sono le infezioni da enterovirus non polio?

Gli enterovirus non polio sono dei virus piuttosto comuni che causano infezioni principalmente nell’apparato respiratorio. Sebbene la maggior parte delle persone che vengono a stretto contatto con questi virus non si ammalano o presentano sintomi lievi (ad es. raffreddori), talune persone – soprattutto i bambini e le persone con deficienze immunitarie – possono avere complicazioni anche gravi.  

Come si contraggono le infezioni da enterovirus non polio?

Gli enterovirus non polio rappresentano un gruppo di oltre 100 virus che hanno caratteristiche specifiche e che danno origine a sintomi simili. Tali virus si trovano nelle feci e nelle secrezioni di occhi, naso e bocca (come saliva, muco, espettorato) della persona infetta. È quindi possibile contrarre il virus se si entra in stretto e ravvicinato contatto con una persona infetta (ad es. se si toccano utensili e/o superfici infette, o se si cambiano i pannolini o i panni di una persona infetta e poi si toccano gli occhi, il naso o la bocca prima di lavarsi accuratamente le mani), o si consuma acqua contaminata. Una persona infetta può diffondere il virus anche in assenza di sintomi.  

Quali sintomi e malattie possono essere associati a infezioni da enterovirus non polio?

I disturbi che accompagnano le infezioni da enterovirus non polio possono essere differenti da caso a caso poiché si possono avere pazienti con complicazioni gravi e soggetti che – nonostante abbiano contratto l’infezione – non mostrano alcun sintomo o presentano sintomi lievi. Chi ha un sistema immunitario più debole, come i neonati, i bambini, gli anziani e i malati, ha maggiori probabilità di contrarre tali infezioni e di sviluppare anche sintomi importanti; al contrario, negli adulti sani il più delle volte questo tipo di infezione non causa disagio. Quando si contraggono in forma lieve, queste infezioni possono essere accompagnate da: febbre, naso che cola, starnuti, tosse, eruzioni cutanee, dolori muscolari. Alcuni enterovirus non polivalenti possono causare malattie come ad esempio: congiuntivite virale, afta epizootica, meningite virale, encefalite virale, miocardite, pericardite, paralisi flaccida acuta, malattia muscolare infiammatoria. I neonati, i bambini e le persone con un sistema immunitario più debole in generale (come gli anziani e i malati) hanno maggiori probabilità di sviluppare queste complicazioni.  

Come si può curare un’infezione da enterovirus non polio?

Non c’è un trattamento specifico per le infezioni da enterovirus non polio. Gli individui con malattie lievi provocate da enterovirus non polio in genere hanno bisogno di un trattamento solo per lenire i sintomi. Alcune malattie causate da Enterovirus non polio possono portare al ricovero ospedaliero, specialmente nel caso di bambini piccoli, anziani e persone già malate.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da Herpes virus

Che cos’è l’infezione da Herpes virus?

Con la denominazione infezione da Herpes virus si fa riferimento alle infezioni provocate dall’herpes simplex virus 1 (detto comunemente “Herpes labiale”), e dall’herpes simplex virus 2 (detto comunemente “herpes genitale”). Sia i virus che altri sottotipi di virus fanno parte della famiglia degli Herpesviridae.

Come viene contratta l’Infezione da Herpes virus?

L’herpes labiale viene trasmesso attraverso un contatto ravvicinato con una persona infetta, ovvero attraverso baci e usando posate e asciugamani utilizzati da una persona infetta. L’herpes genitale viene trasmesso mediante contatto sessuale (fa parte del gruppo delle cosiddette “malattie a trasmissione sessuale”). Il contagio avviene tramite il contatto con l’area genitale infetta.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da Herpes virus?

Tra i sintomi che si associano all’infezione da Herpes labiale sono inclusi:
  • vescicole biancastre o rossastre piene di siero posizionate in prevalenza sulle labbra
  • dolore e tumefazione nelle aree in cui sono presenti le vescicole
  • prurito
  • desensibilizzazione dell’area interessata dalle vescicole
  • a volte le lesioni possono interessare l’interno della bocca o l’area oculare
L’infezione da Herpes genitale si manifesta in genere con:
  • lesioni simili a quelle dell’Herpes labiale, ma posizionate nell’area genitale
  • linfonodi inguinali gonfi.
Altri sintomi e malattie che possono associarsi alle infezioni da Herpes labiale e genitale sono:  

Come si può curare un’infezione da Herpes virus?

Le medicine usate nel trattamento dell’Herpes Simplex Virus 1 e 2 sono antivirali. In caso di piaghe da raffreddamento (Herpes simplex virus 1), il trattamento è topico, cioè il farmaco viene applicato sotto forma di crema direttamente sulla lesione erpetica. Per la cura dell’herpes genitale (Herpes simplex virus 2) possono essere prescritti antivirali orali. Le preparazioni a base di cloruro di alluminio possono essere utilizzate per lenire il prurito e il bruciore generalmente associati alle lesioni erpetiche.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Che cos’è l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

L’infezione da linfogranuloma venereo (LGV) è un’infezione sessualmente trasmissibile. Essa è causata da alcuni rari tipi di batteri del genere Chlamydia (in particolare tre dei 15 sierotipi della specie Chlamydia trachomatis). L’infezione da LGV è più aggressiva della comune infezione da Chlamydia. Nel passato era più probabile che si contraesse all’estero, in paesi dove la malattia è più diffusa come il Sud-Est asiatico, l’Africa, l’America centrale e meridionale e i Caraibi, ma di recente l’infezione si è diffusa anche in Europa e in Nord America.  

Come si contrae l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

Il linfogranuloma venereo (LGV) costituisce un’infezione sessualmente trasmissibile. Si trasmette tramite rapporti sessuali non protetti e la sua trasmissione è facilitata in presenza di traumi alla pelle o alle mucose. Le persone più a rischio sono quelle che hanno rapporti sessuali con più partner e occasionali. A volte l’infezione può essere asintomatica. L’uso corretto del preservativo per il sesso orale, vaginale e anale può ridurre significativamente il rischio di trasmissione di questa malattia venerea infettiva.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Le infezioni veneree da linfogranuloma sono inizialmente caratterizzate da una piccola e indolore erosione (nodulo o papula) a livello genitale, orale o anale. Dopo un periodo di incubazione di 5-21 giorni appaiono: febbre, brividi, mal di testa, dolori articolari e dolori muscolari, anoressia, gonfiore dei linfonodi regionali, disturbi dell’apparato digerente (diarrea, costipazione e dolori addominali) In uno stadio avanzato possono verificarsi: ingrossamento dei genitali (per ostruzione dei vasi linfatici) o ulcere nella zona genitale accompagnate da cicatrici. L’infezione venerea da linfogranuloma può arrivare a causare infezioni epatiche.  

Trattamento e cura dell’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Per il trattamento dell’infezione da linfogranuloma venereo si usano antibiotici (tetracicline, cotrimossazolo). In genere sono necessarie tre settimane di trattamento per eliminare completamente l’infezione. In alcuni casi, i linfonodi ingrossati devono essere drenati con aghi. L’intervento chirurgico può essere necessario in uno stadio avanzato della malattia: se la malattia viene trascurata, in uno stadio avanzato possono comparire ulcere genitali accompagnate da cicatrici, che possono portare, nel tempo, a gonfiore cronico dei genitali e a restringimento dell’ano. Dal momento che altre malattie sessualmente trasmissibili (come l’HIV, ma anche l’epatite C) coesistono spesso con il linfogranuloma venereo, è una buona idea fare un check-up per comprendere appieno il proprio stato di salute.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)

Che cosa sono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Lo stafilococco con resistenza intermedia alla vancomicina rappresenta un batterio Gram-positivo che appartiene al genere Staphylococcus ma che non viene efficacemente eliminato dalla vancomicina, un antibiotico usato per il trattamento delle infezioni da stafilococco aureo quando non risponde a principi attivi meno aggressivi. Per bloccare la crescita di un VISA, in particolare, è necessaria una quantità di vancomicina pari a 4-8 volte superiore alla quantità minima richiesta.  

Come si contraggono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Queste infezioni stafilococciche sensibili alla vancomicina sono infezioni provocate dallo stafilococco aureo caratterizzate da una resistenza intermedia all’antibiotico vancomicina; esattamente da questa caratteristica deriva l’acronimo VISA, dall’inglese “Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus” (Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus). Per contrarre questa infezione bisogna trovarsi a stretto contatto fisico con le persone infette, che possono trasmetterla tramite le loro mani o attraverso oggetti contaminati, come le apparecchiature mediche. Inoltre, è possibile entrare in contatto con i batteri anche attraverso superfici contaminate. Il microbo può contagiare il nuovo ospite entrando nel corpo attraverso la bocca, il naso o le aperture nella pelle (ad es. ferite).  

Sintomi e malattie associate alle le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

In molti casi, le infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina influenzano la pelle e i tessuti molli sottostanti, ma successivamente possono diffondersi ad altri organi causando problemi di questo tipo: batteriemia, endocardite e altri problemi cardiaci, meningite, osteomielite, artrite, polmonite, ascessi, cellulite. In base al caso, i sintomi dell’infezione possono includere: arrossamento, dolore e gonfiore della pelle e una sensazione di calore al tatto, febbre, brividi, debolezza, dolori muscolari, tosse, dolori al petto, difficoltà di respirazione, battito cardiaco rapido, sonnolenza, mal di testa, rigidità del collo, eruzione cutanea, problemi di vista, nausea, vomito.  

Come si possono curare le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Il trattamento delle infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina viene effettuato con antibiotici ed eventualmente con il drenaggio del materiale accumulato nell’area colpita dall’infezione. A volte (ad es. quando gli antibiotici non sono efficaci o se si è portatori di protesi metalliche) può essere necessario un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

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Influenza aviaria

Che cos’è l’influenza aviaria?

Con influenza aviaria ci si riferisce comunemente a virus dell’influenza di tipo A che contagiano gli uccelli (da cui il nome “influenza aviaria”). Diffusa in tutto il mondo, questo tipo di influenza è in grado di contagiare quasi tutte le specie di uccelli. Può essere a bassa o ad alta patogenicità: se provocata da una forma altamente patogenica la malattia insorge in modo improvviso ed è seguita da morte rapida dell’esemplare contaminato quasi nella totalità dei casi. Sebbene i ceppi di virus dell’influenza aviaria siano diversi, sono pochi quelli che provocano malattie gravi nei volatili e ancor meno sono quelli che determinano infezioni negli uomini. Alla fine del 2003 vennero individuati focolai di questa malattia in diversi Paesi asiatici all’interno di allevamenti di pollame e risultarono collegati ad alcune infezioni umane ad alto tasso di mortalità.  

Come viene contratta l’influenza aviaria?

In quasi tutti i casi umani di infezione da influenza aviaria a oggi noti, il tutto ha avuto origine da contatti diretti con volatili infetti (pollame da allevamento, ad esempio), superfici contaminate o materiali contaminati (ad esempio escrementi di uccelli o piume). Bisogna mettere in evidenza che, a oggi, la trasmissione dell’influenza aviaria da una persona all’altra è stata segnalata solo raramente. Tutti i prodotti derivati dall’avicoltura (carne di pollo e uova), se adeguatamente cotti, non costituiscono fonte di infezione, per cui è possibile consumarli senza alcun problema.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’influenza aviaria?

In genere, i sintomi dell’influenza aviaria negli esseri umani appaiono da 2 e 7 giorni dopo l’esposizione. Generalmente comprendono sintomi tipici simil-influenzali come: febbre, mal di testa, tosse, mal di gola, dolori muscolari, diarrea. Tra le malattie che risultano correlate all’influenza aviaria sono incluse: infezioni oculari, infezioni a carico dell’apparato respiratorio, encefaliti, decesso.  

Come si può curare l’influenza aviaria?

I trattamenti di base che vengono indicati in caso di contagio umano da influenza aviaria sono gli stessi che vengono somministrati in caso di influenze stagionali. In caso di infezione umana da influenza aviaria si procede alla cura dei pazienti in isolamento, allo scopo di ridurre il rischio di diffusione e viene allertato il regime di assistenza medica intensiva per far fronte ai casi più gravi.  

Importante avvertenza

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Influenza stagionale

Cos’è l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale può essere causata principalmente da due virus influenzali: il virus di tipo A e il virus di tipo B. Un altro virus, di tipo C, è meno patogeno. Nel caso dei virus di tipo A e di tipo B esistono diversi ceppi del microbo. Si sviluppano vaccini contro l’influenza stagionale in base alla previsione di quali ceppi circoleranno in una data stagione influenzale.  

Come si contrae l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale si contrae per via aerea attraverso il contatto con la saliva o le secrezioni respiratorie emesse nell’aria da individui infetti. Può anche essere contratta toccando superfici o oggetti contaminati dal virus e poi portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi.  

Quali sono i sintomi correlati all’influenza stagionale?

I sintomi dell’influenza stagionale possono comprendere: febbre, brividi, tosse, raffreddore, dolori muscolari e dolori articolari, mal di gola. Nel caso dei neonati possono verificarsi anche vomito e diarrea, mentre gli anziani possono sentirsi deboli e confusi.  

Quali sono le possibile complicazioni dell’influenza stagionale?

Le possibili complicazioni dell’influenza stagionale sono: polmonite, encefalite, meningite e convulsioni.  

Come si può curare l’influenza stagionale

Nella maggioranza dei casi, i soggetti affetti da influenza stagionale si ristabiliscono senza bisogno di particolari trattamenti clinici. Durante la malattia è consigliabile restare a casa, riposare, idratarsi e, se necessario, assumere antipiretici, antidolorifici o antinfiammatori per combattere la febbre e il dolore causati dall’infezione. Gli antibiotici, invece, sono necessari solo in caso di sovrainfezione batterica e devono essere assunti solo se prescritti da un medico. Tali farmaci non sono efficaci contro i virus e l’influenza non fa eccezione alla regola. Al contrario, un antivirale (amantadina, rimantidina o zanamavir) può essere efficace, anche se nella maggior parte dei casi non è necessario assumere questi farmaci per combattere l’influenza stagionale. Inoltre, va ricordato che ogni anno viene sviluppato un vaccino per proteggere dall’influenza stagionale e che è importante cercare di limitare la diffusione dei virus influenzali seguendo semplici regole igieniche:
  • lavarsi spesso le mani
  • coprire il naso e la bocca con un tovagliolo di carta quando si tossisce o si starnutisce
  • utilizzare fazzoletti di carta usa e getta
  • arieggiare i locali in cui si soggiorna.
 

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Raffreddore

Che cos’è il raffreddore?

Il raffreddore è un disturbo di origine virale che si manifesta particolarmente nei mesi dell’anno contraddistinti da basse temperature.  

Come si manifesta il raffreddore?

Le sue manifestazioni dirette sono uno stato di congestione nasale, naso che cola e starnuti. A questa sintomatologia possono anche essere collegati altri sintomi come male alla gola, mal di testa, dolori muscolari e febbre.  

Quali sono le cause del raffreddore?

Il raffreddore è provocato da una trasmissione di virus che sono presenti nell’aria e che possono entrare all’interno del nostro organismo attraverso le vie aeree – bocca e naso – successivamente a un contatto con le mani contaminate. Il raffreddore è contagioso in particolar modo nei primi 2-3 giorni; dopo questo periodo di tempo la potenza infettiva tende a scemare per scomparire del tutto dopo meno di una settimana. Può essere provocato anche da alcune forme patologiche tra cui si possono ricomprendere: intolleranze alimentari, pertosse, polmonite, allergie respiratorie, bronchite, dermatite atopica, infezione all’orecchio, rosolia e sinusite.  

Quali sono i rimedi contro il raffreddore?

Per combattere il raffreddore occorre prima di tutto riposarsi e bere abbondantemente. Di solito il raffreddore si risolve da solo nel giro di pochi giorni. I medicinali da banco dall’effetto decongestionante hanno solo il potere di alleviarne i sintomi ma non di accelerarne i tempi di guarigione.  

Raffreddore, quando rivolgersi al proprio medico?

Può configurare un problema da sottoporre al medico di fiducia qualora sia particolarmente intenso e non accenni a diminuire nemmeno dopo il trascorrere di 7-10 giorni.

Vaccino antinfluenzale

N.B. Questa è una pagina a scopo informativo, nessun vaccino viene effettuato in Humanitas Castelli  

Che cos’è il vaccino antinfluenzale?

Il vaccino antinfluenzale è la più efficace arma di difesa dall’influenza stagionale, una malattia che colpisce le vie respiratorie ed è dovuta ai cosiddetti virus influenzali.  

Come funziona il vaccino antinfluenzale?

Il vaccino antinfluenzale in uso in Italia viene chiamato trivalente perché al suo interno sono contenuti tre tipi di virus: due di tipo A (H1N1 e H3N2) e uno di tipo B. Esiste poi un vaccino quadrivalente che contiene due virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e due virus di tipo B. I virus contenuti nei vaccini sono scelti sulla base dei virus isolati durante la stagione precedente. L’efficacia del vaccino dipende quindi dalla corrispondenza tra i virus che contiene e quelli che si trovano all’esterno, che possono dunque essere diversi. Il vaccino viene somministrato mediante iniezione intramuscolare: nel braccio dai 9 anni in su, nella faccia antero-laterale della coscia per i bambini con meno anni.  

Quando fare il vaccino antinfluenzale?

In Italia ci si può sottoporre al vaccino antinfluenzale nel periodo autunnale, la campagna vaccinale solitamente parte a metà ottobre e si conclude a fine dicembre. Questo periodo è stato stabilito come il più adatto, considerate le condizioni climatiche italiane e l’andamento delle epidemie influenzali. Alla vaccinazione possono sottoporsi tutti coloro che lo ritengono necessario e che non presentano precise controindicazioni. Alcune categorie sono ritenute più a rischio e dunque il vaccino antinfluenzale è consigliabile e viene somministrato gratuitamente. Ecco alcuni esempi:
  • persone oltre i 65 anni
  • bambini (oltre i 6 mesi), ragazzi e adulti (fino a 65 anni) colpiti da patologie per le quali potrebbero essere avere complicanze importanti in caso di influenza (malattie croniche dell’apparato respiratorio, malattie che gravano sull’apparato cardiocircolatorio, tumori, malattie metaboliche)
  • donne in stato interessante, che all’inizio della stagione epidemica siano già al secondo o al terzo trimestre di gravidanza
  • categorie di professionisti come forze di polizia e vigili del fuoco
  • categorie di operatori a contatto con animali, potenziale fonte di infezione da virus influenzali non umani.
 

Effetti collaterali del vaccino antinfluenzale

Il vaccino antinfluenzale è sicuro in quanto sottoposto, prima di essere diffuso, a una serie di controlli. A seguito dell’iniezione possono esserci reazioni locali come arrossamento, gonfiore e indolenzimento e anche febbre, mal di testa, dolori muscolari o dolori articolari. Come per tutti i vaccini, si possono verificare reazioni allergiche, anche gravi. Tuttavia, si tratta di eventi del tutto rari.  

Vaccino antipneumococcico

N.B. Questa è una pagina a scopo informativo, nessun vaccino viene effettuato in Humanitas Castelli  

Che cos’è il vaccino antipneumococcico?

Con il termine pneumococco solitamente ci si riferisce al batterio Streptococcus pneumoniae, molto diffuso nelle alte vie aeree di adulti e bambini. Sono noti più di novanta tipi di pneumococco e alcuni di questi possono portare a infezioni come otiti, sinusiti, polmoniti, meningiti e sepsi. I principali bersagli sono soprattutto bambini e anziani. Il vaccino antipneumococcico protegge l’organismo dai batteri più frequentemente cause di queste malattie e si è rivelato molto efficace nel prevenire le forme più gravi di infezione.  

Come funziona il vaccino antipneumococcico?

Il vaccino antipneumococcico viene somministrato mediante iniezione intramuscolare: nel braccio dai 9 anni in su, nella faccia antero-laterale della coscia per i bambini di età inferiore. Sono disponibili due tipi di questo vaccino:
  • coniugato 13-valente (PVC13), per i lattanti e i bambini fino a 5 anni. Funziona contro i 13 ceppi cause della maggior parte delle infezioni più gravi. Si tratta di un vaccino inattivato e coniugato ossia ottenuto con frammenti del batterio e poi associato a una proteina in grado di elevarne l’efficacia.
  • polisaccaridico 23-valente, utilizzato soprattutto negli adulti.
 

Quando bisogna fare il vaccino antipneumococcico?

Il PVC13 è il vaccino più diffuso nei bambini, non rientra vaccinazioni obbligatorie, ma viene proposto al momento del vaccino esavalente (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, haemophilus influenzae di tipo B), dal terzo mese di vita. Ne sono previste tre dosi, tutte da somministrare nel primo anno, e non sono previsti ulteriori richiami.  

Effetti collaterali del vaccino antipneumococcico

Il vaccino antipneumococcico è solitamente ben tollerato. Entro 48 ore dalla somministrazione potrebbero giungere rossore, gonfiore, dolore nella sede di iniezione e sintomi più generali come febbre, debolezza, dolori muscolari e rash cutanei. Come per tutti i vaccini potrebbero verificarsi reazioni allergiche anche gravi. Si tratta di un’evenienza comunque rara.