Aceto di mele

L’aceto di mele è il prodotto della fermentazione del sidro o del mosto della mela. Di colore giallo intenso è generalmente più torbido dell’aceto di vino.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aceto di mele?

In 100 millilitri di aceto di mele sono apportate circa 21 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare aceto di mele?

L’aceto di mele non deve essere consumato da chi soffre di diabete perché in grado di influire sui livelli di glucosio e insulina nel sangue quando si assumono farmaci per il trattamento di questa malattia. Se consumato in quantità eccessive, inoltre, questo tipo di aceto può contribuire ad abbassare i livelli di potassio. Da evitare il suo consumo anche durante l’assunzione di farmaci antipertensivi perché, combinato con questi, può provocare un abbassamento eccessivo della pressione sanguigna. In presenza di dubbio è bene chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’aceto di mele?

Questo tipo di aceto, grazie alla presenza della mela è ricco di sostanze benefiche tra cui minerali come il calcio (ottimo per rafforzare le difese immunitarie e la salute del cuore) e il potassio (importante per muscoli e cuore). La presenza di pectina lo rende ideale per proteggere i vasi sanguigni, le cellule e i batteri buoni, capaci di potenziare le funzioni della microflora intestinale. Contiene poche calorie e poco colesterolo è quindi indicato per le diete ipocaloriche e per chi soffre di problemi cardiovascolari. È scarsamente acido e per questo è da preferirsi all’aceto di vino in presenza di bruciore allo stomaco.  

Quali sono le controindicazioni dell’aceto di mele?

Sconsigliato a chi soffre di allergie alle mele, non deve essere consumato in quantità eccessive per non arrecare danni all’intestino o ad altri tratti dell’apparato digerente. Può inoltre influire negativamente sulla salute dei denti.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Basofili

Che cosa sono i basofili?

I basofili sono globuli bianchi prodotti dal midollo osseo. Così come i neutrofili e gli eosinofili, i basofili rilasciano alcune sostanze chimiche, come l’istamina e l’eparina, che sono utili per la mediazione delle risposte allergiche e infiammatorie. In particolare, questi globuli bianchi sono collegati alle risposte predisposte nei confronti delle allergie in genere e alla presenza di alcuni tipi di parassiti tra cui i vermi intestinali. La presenza di basofili aumenta quando c’è presenza di alcune patologie come l’artrite reumatoide giovanile, la rettocolite ulcerosa, alcune malattie endocrine come l’ipotiroidismo e il diabete, alcune infezioni come la varicella e quando si sta seguendo una cura a base di farmaci estrogeni.

Blefaroptosi

Che cos’è la blefaroptosi?

La blefaroptosi è l’abbassamento della palpebra superiore dell’occhio, totale o anche solo parziale. La blefaroptosi bilaterale riguarda entrambi gli occhi ed è in genere di origine congenita. Se riguarda un solo occhio può essere generata da paralisi o da una lesione dei nervi o dei muscoli che governano i movimenti della palpebra. Quando si presenta nelle forme più gravi può arrivare a coprire la pupilla o l’iride, tanto da limitare la capacità di visione di chi ne è vittima.  

Quali sono le cause della blefaroptosi?

La blefaroptosi può essere generata da varie cause, tra cui sono da annoverare traumi, invecchiamento, infiammazioni, abuso di sostanze stupefacenti oltre a varie patologie come calazio, cefalea, botulismo, diabete, ictus, malattie neurologiche, malattie muscolari e orzaiolo.  

Quali sono i rimedi contro la blefaroptosi?

La cura della blefaroptosi dipende dalla causa che l’ha generata: occorre individuarla e intervenire su questa. Se questo primo intervento non produce risultati utili si può dover ricorrere a un intervento chirurgico volto a restituire al paziente la visione e l’aspetto estetico.  

Blefaroptosi, quando rivolgersi al proprio medico?

La blefaroptosi deve essere comunicata al proprio medico curante quando è dovuta a un trauma o quando può essere collegata a una delle patologie associate che sia stata già diagnosticata.  

Area medica di riferimento per la blefaroptosi

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la blefaroptosi è il Centro Oculistico.

Bocca secca

Che cos’è la bocca secca?

La bocca secca, conosciuta anche col nome di xerostomia, è un disturbo che si verifica quando c’è una secchezza pronunciata della mucosa orale, causata dall’assenza o da una riduzione della salivazione. In alcuni casi – quelli di maggiore gravità – la bocca secca può comportare una difficoltà a deglutire i cibi solidi o, addirittura, a pronunciare chiaramente e distintamente le parole.  

Quali sono le cause della bocca secca?

All’origine della bocca secca vi possono essere traumi, fattori emotivi, l’assunzione di alcuni farmaci – tra i quali i diuretici e gli antistaminici – o anche alcune patologie, tra le quali si possono elencare: diabete, ipertiroidismo, morbo di Parkinson, parotite (orecchioni), fibrosi cistica.  

Quali sono i rimedi contro la bocca secca?

La secchezza della bocca può essere combattuta con il consumo di chewing gum (che favorisce la produzione di saliva) o con l’impiego di spray umettanti (che imitano gli effetti della saliva). Solitamente qualora si soffre di bocca secca bisogna cercare di respirare con il naso, umidificare l’ambiente e smettere di fumare (se si è fumatori).  

Bocca secca, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliato rivolgersi al proprio medico curante qualora la bocca secca derivi da un trauma o da una delle patologie potenzialmente associabili a questo disturbo.

Calli

Che cosa sono i calli?

Si creano i calli quando la pelle si ispessisce allo scopo di proteggersi da sfregamenti o pressione. I calli non sono solitamente dolorosi e compaiono in particolar modo su piedi, mani e dita.

Quali sono le cause dei calli?

Tra le patologie che possono portare alla formazione di calli ci sono: piede diabetico, cheratosi attinica e sifilide.

Quali sono i rimedi contro i calli?

Solitamente i calli spariscono da soli qualora venga meno lo sfregamento o la pressione che li hanno provocati. Per restituire morbidezza alla pelle può essere sufficiente cambiare le proprie scarpe, usare cerotti protettivi o idratare la pelle. Se il callo non scompare da sé, esso può essere curato – nel caso in cui provochi conseguenze fastidiose, anche solo dal punto di vista estetico – con l’impiego di prodotti callifughi o solette ortopediche. In alcuni casi, per evitare il formarsi di un’infezione, può essere indicato l’impiego di una pomata antibiotica. All’intervento chirurgico si ricorre raramente; solo quando si tratta di correggere eventuali problemi strutturali responsabili dello sfregamento dell’epidermide e quindi della formazione dei calli stessi.

Calli, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora si soffra di diabete, i calli devono essere posti all’attenzione del proprio medico curante; ciò perché in questo caso il rischio di infezioni o complicazioni è elevato. È consigliabile rivolgersi al curante di fiducia anche quando i calli provocano un intenso dolore o tendono a infiammarsi.

Area medica di riferimento per i calli

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per i calli è  il Servizio di Dermatologia.

Cappuccino

Il cappuccino è una bevanda che viene preparata con l’aggiunta di caffè a una tazza di latte in precedenza scaldato e montato a schiuma.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del cappuccino?

Una tazza di cappuccino offre un apporto di circa 120 calorie. Di queste almeno 50 sono sotto forma di grassi. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna bere cappuccino?

Il consumo di latte può interferire con l’assunzione di alcuni antibiotici, come le tetracicline e la ciprofloxacina. La stessa interferenza con antibiotici può sorgere anche dal consumo di caffè, che può entrare in conflitto anche con altri principi attivi come la clozapina e l’efedrina. In caso di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del cappuccino?

Non si conoscono particolari benefici derivanti dal consumo di cappuccino, nonostante la presenza di vitamina A e ferro.  

Quali sono le controindicazioni del cappuccino?

La presenza di caffeina può portare, quando assunta in dosi eccessive, a stati d’ansia, insonnia e nervosismo e può essere controindicata quando si è in presenza di problemi di natura cardiovascolare come la pressione alta o di altre patologie come osteoporosi, diabete, glaucoma, diarrea o sindrome del colon irritabile. Il latte di vacca non deve essere consumato quando si è in presenza di intolleranza al lattosio.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Chetonemia

Che cos’è la chetonemia?

Con chetonemia si indica il livello ematico di corpi chetonici, che sono  molecole prodotte quando la fonte di energia dell’organismo sono i grassi. Questo parametro si mantiene solitamente su valori bassi, ma qualora l’alimentazione sia particolarmente povera di carboidrati, se si assume troppo alcol o se si soffre di diabete può aumentare raggiungendo livelli pericolosi per la salute.  

Quali sono i rimedi contro la chetonemia?

Il rimedio migliore in caso di livelli elevati di chetonemia è la prevenzione. L’alimentazione non dovrebbe essere eccessivamente povera di carboidrati – o troppo ricca di alcolici – e chi soffre di diabete dovrebbe fare sempre prestare la dovuta attenzione alla dieta, all’idratazione, all’attività fisica e all’eventuale necessità di assumere dei medicinali. In caso di iperchetonemia potrebbe essere richiesto il ricovero ospedaliero per un trattamento a base di somministrazione di fluidi e insulina.  

Con chetonemia quando rivolgersi al proprio medico?

Una chetonemia elevata può essere un problema serio e pericoloso per la propria salute. In caso di valori alterati è sempre importante rivolgersi al proprio medico.

Chetosi

Che cos’è la chetosi?

La chetosi è una condizione in cui l’organismo ottiene dell’energia bruciando i grassi e producendo i cosiddetti chetoni. Solitamente questa situazione si instaura quando il livello di glucosio nel sangue aumenta a causa di una riduzione dell’insulina. Un basso livello di chetosi è normale, ma quando i chetoni aumentano molto in poco tempo possono avere effetti negativi anche seri.  

Quali malattie si possono associare alla chetosi?

Tra le patologie che si possono ricondurre alla chetosi la principale è il diabete.  

Quali sono i rimedi contro la chetosi?

Il rimedio migliore contro la chetosi è sempre la prevenzione. Nello specifico, chi soffre di diabete deve tenere sotto controllo il livello di zuccheri ematici con opportuni accorgimenti alimentari, un’adeguata attività fisica, bevendo in modo abbondante e seguendo accuratamente le indicazioni del medico sugli eventuali farmaci che si possono assumere. Inoltre è importante monitorare con regolarità i livelli di chetoni nelle urine. Per coloro che non soffrono di diabete la chetosi può essere la conseguenza di una dieta povera di carboidrati o dell’eccessiva assunzione di sostanze alcoliche. Anche in questo caso il rimedio migliore è la prevenzione attraverso scelte alimentari corrette. Il trattamento della chetosi può richiedere il ricovero in ospedale. In tal caso, solitamente, il trattamento include la somministrazione di fluidi e di insulina.  

Chetosi, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di chetoni all’interno delle urine è opportuno rivolgersi al proprio medico.

Cloro

Che cos’è il cloro?

Il cloro, il cui simbolo chimico è Cl, è il più abbondante minerale a livello intra ed extra-cellulare. Rientra nella categoria dei macroelementi, perché – così come zolfopotassiosodiocalciomagnesio e fosforo – è uno dei minerali di cui il nostro organismo necessita in grande quantità. In generale, il cloro è un potente germicida e uno dei più efficaci disinfettanti che esercita azione antibatterica sia allo stato elementare, sia sotto forma di acido ipocloroso indissociato (HClO). Come tale viene utilizzato ampiamente per la disinfezione delle acque potabili, mentre i suoi composti sono largamente impiegati in clinica (disinfezione di oggetti inanimati e strumenti chirurgici).  

A che cosa serve il cloro?

Abbinato al sodio, il cloro partecipa alla regolazione del bilancio di fluidi ed elettroliti nell’organismo umano. Inoltre, è un componente fondamentale degli acidi del succo gastrico.  

In quali alimenti è presente il cloro?

Il cloro viene assunto dall’organismo soprattutto attraverso il comune sale da cucina (il cloruro di sodio). Inoltre, è contenuto in numerosi alimenti di origine vegetale, soprattutto: alghe, segale, pomodori, lattuga, sedano e olive.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di cloro?

Il fabbisogno giornaliero di cloro dipende dall’età. L’apporto giornaliero adeguato è pari a 0,18 g fino ai 6 mesi di vita, 0,57 g fino all’anno di età, 1,5 g tra 1 e 3 anni, 1,9 g tra 4 e 8 anni, 2,3 g tra 9 e 13 anni, 2,3 g dai 14 ai 50 anni, 2,0 g tra i 51 e i 70 anni e 1,8 g dai 71 anni in poi.  

Quali controindicazioni può causare la carenza di cloro?

La carenza di cloro è molto rara, ma può accadere se si perdono grandi quantità di liquido a causa di eccessiva sudorazione, di vomito o di dissenteria o se si assumono farmaci, compresi i diuretici. Si può associare a ovulazione e acidosi respiratoria cronica.  

Quali conseguenze può causare l’eccesso di cloro?

Un apporto eccessivo di cloro attraverso il cibo può causare un aumento della pressione sanguigna e, per le persone affette da insufficienza cardiaca, da cirrosi o da malattie renali, un accumulo di liquidi. In aggiunta, livelli eccessivi di cloro nel sangue possono aumentare la glicemia nelle persone con diabete e influenzare il trasporto di ossigeno.  

Come si riconosce un’intossicazione da cloro?

Un’intossicazione causata dall’inalazione o dall’ingestione del cloro presente nell’acqua può causare problemi a respirare, accumulo di liquidi nei polmoni, bruciore alla bocca, dolore e gonfiore alla gola, mal di stomaco, vomito e sangue nelle feci.

Crusca di frumento

La crusca è la parte di residuo che rimane quando si macinano i cereali. È costituita da scagliette derivanti dall’involucro fibroso che riveste i semi dei cereali. In passato era considerata un prodotto di scarto che era adatto esclusivamente all’alimentazione degli animali. Solo negli ultimi decenni se n’è compresa l’importanza anche dal punto di vista dell’alimentazione umana. La crusca più nota e diffusa è quella che deriva dalla macinazione del frumento e può derivare dal grano duro, da quello tenero o da miscele di entrambe le tipologie.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della crusca di frumento?

100 grammi di crusca di frumento tenero offrono un apporto di circa 206 calorie. Nella stessa quantità sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare crusca di frumento?

Il consumo di crusca di frumento deve essere tenuto sotto controllo quando si assumono farmaci cardiaci, dal momento che le fibre contenute in questo tipo di crusca tendono a “intrappolare” il farmaco diminuendone la quantità nel sangue. Quest’attenzione deve essere prestata, in particolare, dalle persone anziane.  

Quali sono i possibili benefici della crusca di frumento?

La crusca di frumento regolarizza l’attività digestiva grazie alle sue fibre insolubili, che non vengono digerite e agiscono diminuendo il tempo di transito e aumentando la massa fecale. Questo tipo di crusca ha un alto potere saziante e un basso apporto calorico. Riduce inoltre l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri ed è un’alleata preziosa in caso di iperglceridemia, diabete, colesterolo alto e intolleranza al glucosio.  

Quali sono le controindicazioni della crusca di frumento?

La crusca di frumento contiene glutine e dunque non può essere consumata dai soggetti celiaci o che soffrono di intolleranza a questa sostanza. Stante il suo effetto lassativo, questo alimento deve essere evitato da chi soffre di coliti o di altri problemi di natura intestinale. Un suo consumo prolungato, inoltre, può essere ala causa di fenomeni di flatulenza e meteorismo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Diminuita sudorazione

Che cosa si intende con diminuita sudorazione?

L’assenza o la riduzione di sudorazione è un sintomo di diversa origine che si caratterizza per il fatto che le ghiandole sudoripare non riescono o non possono funzionare in modo corretto. Questa condizione –  nota anche come ipoidrosi o anidrosi – può interessare tutto il corpo oppure una o più aree del corpo.  

Quali malattie si possono associare alla diminuita sudorazione?

Tra le principali patologie collegate alla diminuita sudorazione ci sono le seguenti: ittiosi, malattia di Fabry, morbo di Hashimoto, malattia di Parkinson, psoriasi, sclerodermia, sindrome di Horner, amiloidosi, atrofia multisistemica o Ams, carcinoma polmonare a piccole cellule, dermatite, diabete, infezioni della pelle, ipotiroidismo, sindrome di Ross, sindrome di Sjögren, sindromi genetiche, traumi, uso di farmaci. Si ricorda che questo elenco non è da ritenersi esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la diminuita sudorazione?

Quando la sudorazione diminuisce drasticamente sino ad azzerarsi, il disturbo è collegato alla mancanza di una funzione fondamentale per la termoregolazione perché il sudore consente di abbassare la temperatura corporea sia a riposo che – soprattutto – nel corso di attività che comporti uno sforzo fisico. I rimedi per la diminuzione del sudore devono essere sempre connessi al trattamento della patologia e concordati con il proprio medico curante. Ad esempio – se a provocarlo è l’uso di alcuni medicinali – potrebbe essere utile, dopo averne parlato con il medico, rivedere il dosaggio del medicinale.  

In presenza di diminuita sudorazione quando rivolgersi al proprio medico?

Quando la mancanza di sudorazione si associa ad altri sintomi come crampi muscolari, debolezza, vertigini, arrossamento della cute e sensazione eccessiva di calore è necessario rivolgersi al proprio medico.

Emiplegia

Che cos’è l’emiplegia?

L’emiplegia è una paralisi che colpisce uno dei due lati del corpo. In genere deriva da un danno al cervello che può essere, negli adulti, conseguenza di un ictus. Nei bambini è spesso congenita e si manifesta già durante il parto o comunque subito dopo la nascita.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’emiplegia?

L’emiplegia si manifesta in genere attraverso sintomi come: difficoltà a camminare o a mantenere l’equilibrio, vista appannata, difficoltà a parlare e a deglutire, incontinenza urinaria e incontinenza fecale oltre a intorpidimento del corpo.  

Quali sono le cause dell’emiplegia?

L’emiplegia può essere causata da varie patologie, tra cui: ictus, paralisi cerebrale, epilessia o diabete.  

Quali sono i rimedi contro l’emiplegia?

Gli interventi che fanno seguito a un’emiplegia hanno il fine di restituire una qualità di vita il più ottimale possibile a chi ne risulta colpito. Gli interventi possono essere di fisioterapia, logopedia, stimolazione elettrica neuromuscolare, terapia occupazionale. Sotto stretta certificazione medica si può procedere anche con iniezioni di tossina botulinica.  

Emiplegia, quando rivolgersi al proprio medico?

Quando l’emiplegia si accompagna a uno o più sintomi tra quelli sopra elencati è necessario rivolgersi al più vicino pronto soccorso per ricevere le cure d’urgenza del caso.

Eritromelalgia

Che cos’è l’eritromelalgia?

L’eritromelalgia può essere considerata una patologia oppure il sintomo secondario di un’altra malattia, generalmente collegata a diabete, gotta, difetti della coagulazione e sclerosi multipla. Il sintomo corrisponde a un’anomala vasodilatazione dei vasi sanguigni periferici e si manifesta con bruciore intenso (descritto anche come dolore urente), associato ad arrossamento e calore tipicamente localizzato su orecchie, mani, piedi, volto e ginocchia.  

Quali malattie si possono associare all’eritromelalgia?

Tra le principali patologie che si possono associare all’eritromelalgia ci sono le seguenti: policitemia vera, sclerosi multipla, trombosi venosa profonda, trombocitemia, vene varicose, artrite reumatoide, diabete, gotta, ipertensione, lupus eritematoso sistemico. Si ricorda che questo non è un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia qualora i sintomi persistano.  

Quali sono i rimedi contro l’eritromelalgia?

Al fine di alleviare il dolore, in presenza di eritromelalgia si consiglia di raffreddare la parte con il ghiaccio, immergendola in acqua fredda oppure tramite l’ausilio di un ventilatore.  

Eritromelalgia, quando rivolgersi al proprio medico?

La manifestazione improvvisa del sintomo dell’eritromelalgia – soprattutto se associata a calore e/o a macchie sulla pelle – deve essere subito comunicata al proprio medico curante.

Fame

Che cos’è la fame?

La fame è lo stimolo di assumere sostanze nutritive – tramite il cibo – che fa seguito a un impoverimento di queste nell’organismo. Si presenta attraverso sensazioni sgradevoli che possono sfociare in un tipico dolore che si sviluppa particolarmente nella regione epigastrica. Di solito la sensazione di fame può essere interrotta mangiando. Ma in alcuni casi, qualora sia di origine patologica, la semplice ingestione di alimenti può non essere sufficiente.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla fame?

A seconda della sua intensità, la fame potrà essere accompagnata da spasmi delle pareti dello stomaco e dal dolore allo stomaco stesso.  

Quali sono le cause della fame?

La fame può avere un’origine patologica. Tra le patologie che vi si possono associare ci sono il diabete e la gastrite.  

Quali sono i rimedi contro la fame?

Nel caso in cui la fame non passi nemmeno dopo avere assunto delle sostanze nutritive, occorrerà intervenire sulla causa patologica che ne è alla base. In caso di gastrite si dovrà intervenire sull’acidità che ne è la diretta conseguenza. In alcuni casi, come ad esempio in presenza di diabete o nel corso della gravidanza, può essere necessario intervenire sull’alimentazione osservando alcune regole ben precise, tenuto conto che alcuni cibi – qualora assunti – oltre a non risolverlo, possono addirittura peggiorare il disturbo.  

Fame, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da fame deve essere portata all’attenzione del proprio medico nel caso in cui possa essere collegata a una delle patologie associabili a questo sintomo.

Fave

Le fave sono i semi della Vicia faba, pianta che appartiene alla famiglia delle Fabaceae e che è originaria dell’Asia minore e dell’area mediterranea.  

Quali sono le proprietà nutrizionali delle fave?

100 grammi di fave secche, crude e sgusciate offrono un apporto di circa 341 calorie, suddivise in questo modo: 60% carboidrati, 32% proteine e 8% lipidi. Nella stessa quantità sono presenti: Buona è anche la presenza di steroli vegetali, isoflavoni e L-dopa.  

Quando non bisogna mangiare fave?

Il consumo di fave può interagire con l’assunzione di ossazolidinoni, ad esempio del linezolid. In caso di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici delle fave?

Le fave contengono una buona quantità di fibre e per questo sono ideali per il buon funzionamento dell’intestino e per contrastare la formazione di diabete o di malattie cardiovascolari. Le vitamine del gruppo B aiutano il metabolismo; vitamina A e vitamina C assicurano protezione antiossidante; la vitamina C è anche ideale per rispondere alle infezioni. Fosforo e calcio aiutano la salute di ossa e denti, il ferro è fondamentale per la produzione dei globuli rossi. La presenza di isoflavoni può essere utile per la prevenzione del tumore al seno, i fitosteroli aiutano ad abbassare il colesterolo, le L-dopa agevolano la salute del cervello e prevengono sue degenerazioni come nel caso della malattia di Parkinson.  

Quali sono le controindicazioni delle fave?

Il consumo di fave deve essere evitato quando si soffre di favismo o si è predisposti allo sviluppo di calcoli.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Gengive arrossate

Che cosa sono le gengive arrossate?

Si è in presenza di gengive arrossate quando le gengive – lo strato di tessuto epiteliale e connettivale che riveste il colletto dei denti e forma le due arcate dentali (superiore e inferiore) – sono interessate da un’infiammazione che è solitamente provocata dalla formazione di placca sottogengivale ricca di batteri.

Quali altri sintomi possono essere associati alle gengive arrossate?

Le gengive arrossate possono accompagnarsi al loro contestuale gonfiore e sanguinamento e a una particolare sensibilità delle stesse al freddo, al caldo e ai cibi acidi.

Quali sono le cause delle gengive arrossate?

Alla base delle gengive arrossate possono esserci varie patologie, tra le quali si possono elencare: leucemia, parodontite, diabete, gengivite, scorbuto.

Quali sono i rimedi contro le gengive arrossate?

Le gengive arrossate possono essere prevenute o comunque lenite mediante l’adozione di adeguati comportamenti igienici: utilizzare uno spazzolino con delle setole morbide almeno due volte al giorno, con l’impiego di dentifrici specifici e, anche, di un colluttorio. Per evitare l’insorgere di infiammazioni alle gengive è altresì consigliabile non fumare nè bere sostanze alcoliche.

Gengive arrossate, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione caratterizzata da gengive arrossate – anche nel caso in cui il fastidio sia minimo – dovrà sempre essere sottoposta all’attenzione del proprio curante.

Gengive gonfie

Che cosa si indica con gengive gonfie?

Si hanno gengive gonfie quando il tessuto molle che circonda i denti – appunto le gengive – risulta essere ingrossato e arrossato se non, addirittura, sporgente.  

Quali sono le cause delle gengive gonfie?

Le gengive posso essere gonfie a causa di carenze nutrizionali o di infezioni e infiammazioni dovute a condizioni particolari come gengiviti causate dall’aumento del flusso sanguigno durante la gravidanza. Tra le patologie che possono causare gengive gonfie ci sono: diabete, gengivite, parodontite e scorbuto.  

Quali sono i rimedi contro le gengive gonfie?

In presenza di gengive gonfie bisogna curare molto la propria igiene orale, per contrastare la formazione e il proliferare di batteri. È necessario inoltre evitare il consumo di sostanze che possano irritare le gengive come alcol e tabacco oltre a collutori e dentifrici troppo aggressivi. In base alla causa, il medico può prescrivere trattamenti a base di antibiotici o più semplicemente indicare collutori e dentifrici più adatti. Nei casi in cui oltre al gonfiore c’è presenza di dolore, possono essere indicati impacchi caldi.  

Gengive gonfie, quando rivolgersi al proprio medico?

Una condizione di gonfiore alle gengive deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico curante quando si protrae per oltre due settimane senza scomparire.

Glicosuria

Che cos’è la glicosuria?

La glicosuria è la presenza di zucchero nelle urine, che si verifica quando i reni non riescono a riassorbire come dovrebbero il glucosio che è presente nel sangue.  

Quali sono le cause della glicosuria?

La glicosuria può essere associata a varie patologie, come diabete, fibrosi cistica, emocromatosi, ipertiroidismo, insufficienza epatica grave, tumore al pancreas, pancreatite cronica.  

Quali sono i rimedi contro la glicosuria?

La cura della glicosuria dipende dalla patologia che ne rappresenta la causa: è necessario individuarla e intervenire su questa. Quando dipende da un diabete già diagnosticato può essere necessario modificare la cura farmacologica o intervenire sulla dieta alimentare o sull’attività fisica svolta.  

Glicosuria, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di glicosuria deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico di fiducia, che saprà individuare la cura o indicare il medico specialista presso cui recarsi per sottoporsi ai giusti trattamenti sanitari.  

Area medica di riferimento per la glicosuria

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per la glicosuria è il Servizio di Diabetologia.

Infezioni da ferite

Che cosa sono le infezioni delle ferite?

Quando si parla di infezioni da ferite ci si riferisce in particolare a quelle che possono derivare da ferite chirurgiche. Nella maggior parte dei casi queste non si infettano perché il sistema immunitario riesce ad eliminare efficacemente i contaminanti. Ci sono però casi in cui a causa di una complessa interazione tra fattori si può verificare la comparsa di processi infettivi. Questi fattori possono dipendere:
  • dal paziente: età, stato di nutrizione, ipovolemia, scarsa perfusione tissutale, obesità, diabete, assunzione di steroidi o di altri immunosoppressori
  • dalle caratteristiche della ferita: ad esempio dalla presenza di ematomi o sepsi
  • dai microbi presenti: quantità, virulenza e caratteristiche microambientali
  • dalla stessa operazione chirurgica: contaminazione ambientale, di strumenti o altro materiale portato in camera operatoria, durata dell’intervento, ipotermia.
 

Quali sono le più diffuse infezioni da ferite?

In generale, le infezioni da ferite più diffuse sono quelle che si generano a seguito di escoriazioni causate da batteri. Tra i principali microrganismi responsabili delle infezioni delle ferite ci sono:
  • stafilococco aureo
  • stafilococchi coagulasi-negativi
  • enterococchi
  • escherichia coli
  • pseudomonas aeruginosa
  • enterobacter
  • proteus mirabilis
  • klebsiella pneumoniae
  • candida albicans
  • gruppo D streptococchi
  • altri streptococchi
  • altri Gram-positivi aerobici
  • batteroidi fragili.
Si tratta nella maggior parte dei casi di batteri normalmente presenti sulla pelle e sulle mucose dei pazienti. Tra quelli più temuti ci sono lo  stafilococco aureo resistente alla meticillina e lo stafilococco aureo resistente alla vancomicina.  

Quali sintomi si possono associare all’infezione da ferite

Le infezioni da ferite possono essere associate a vari sintomi, tra cui: febbre, ferite calde, rosse, doloranti e gonfie, ferite puzzolenti, vertigini e battito cardiaco accelerato.  

Come possono essere curate le infezioni da ferite?

La cura delle infezioni da ferite consiste nella pulizia della ferita, che in alcuni casi si associa all’assunzione di antimicrobici come le cefalosporine, penicillina, vancomicina, l’linezolid, daptomicina, telavancina, ceftarolina, fluorochinoloni o metronidazolo, a volte in combinazione. Per poter drenare la parte infetta può essere necessario anche rimuovere i punti di sutura.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Ingrossamento delle parotidi

Che cos’è l’ingrossamento delle parotidi?

L’ingrossamento delle parotidi riguarda le due maggiori ghiandole salivari collocate tra il condotto uditivo esterno e la mandibola. Queste ghiandole possono incontrare diverse condizioni che ne provocano il gonfiore, con conseguente ingrossamento. La tumefazione che le riguarda può essere bilaterale o monolaterale.  

Quali possono essere le cause dell’ingrossamento delle parotidi?

L’ingrossamento bilaterale delle parotidi si verifica in caso di parotite, patologia comunemente conosciuta col nome di “orecchioni”, che consiste in un’infiammazione acuta che solitamente risulta accompagnata da mal di testa, febbre, dolore durante la deglutizione e la masticazione. Quando la tumefazione è invece monolaterale può dipendere da una neoplasia benigna o maligna a una delle due ghiandole, in presenza di un’ostruzione del flusso di saliva, in caso di scialoadenite o calcolosi salivare. L’ingrossamento può dipendere anche dalla presenza di malattie autoimmuni (come la sindrome di Sjogren) o di disturbi metabolici (come il diabete mellito). Infezioni che interessano altri distretti corporei (come mononucleosi, tonsilliti e malattia da graffio di gatto) possono infine arrivare a interessare anche le parotidi, causandone un ingrossamento.  

Quali malattie si possono associare all’ingrossamento delle parotidi?

Tra le patologie che possono essere associate all’ingrossamento delle parotidi ci sono:  scialoadenite, sindrome di Sjögren, tonsillite, tumore delle ghiandole salivari, calcolosi salivare, cirrosi epatica, diabete, malattia da graffio di gatto, mononucleosi, parotite. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo e in presenza di sintomi è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro l’ingrossamento delle parotidi?

Poiché le patologie che risultano associabili all’ingrossamento delle parotidi sono molte e diverse tra loro, per poter approntare un trattamento mirato alla risoluzione della condizione è fondamentale individuare quale sia la causa che è all’origine del disturbo e agire su di questa. È consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia per un consulto.  

Con l’ingrossamento delle parotidi quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di ingrossamento delle parotidi è necessario rivolgersi al proprio medico quando si è in presenza di patologie già precedentemente diagnosticate (si veda sopra l’elenco delle patologie associate).