Ascite

Che cos’è l’ascite?

L’ascite è un accumulo di liquido nell’addome. A causare la sua formazione possono essere diverse condizioni, dalle malattie epatiche all’insufficienza renale, passando per forme tumorali e anche insufficienza cardiaca.  

Quali malattie si possono associare all’ascite?

Tra le patologie che possono essere associate all’ascite ci sono: insufficienza cardiaca, tumore al fegato, tumore al pancreas, amiloidosi, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, dengue. Questo non è un elenco esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro l’ascite?

Il rimedio più adatto all’ascite dipende dalla causa che ne sta alla base. A volte è necessario agire sull’alimentazione, riducendo in particolare l’apporto quotidiano di sale nella dieta. In altri casi può essere indispensabile assumere dei diuretici per eliminare il liquido in eccesso. Potrebbe rivelarsi necessario intervenire aspirandoli e, nelle situazioni più complesse, potrebbe doversi ricorrere a un intervento chirurgico o a un trapianto di fegato.  

Con ascite quando rivolgersi al proprio medico?

Solo un medico, indagandone le cause, può stabilire il trattamento più adatto per far fronte a una condizione caratterizzata da ascite. Per questo chi ne soffre deve sottoporsi a controlli regolari, rivolgendosi al proprio medico curante nel caso in cui le sue dimensioni aumentino e se la situazione si aggravi con sintomi come fiato corto o fastidio a livello addominale.

Atrofia muscolare

Che cos’è l’atrofia muscolare?

L’atrofia muscolare è una situazione in cui si registra una diminuzione del volume e della funzionalità delle masse muscolari che è causata dalla diminuzione del volume delle cellule che le compongono e della sostanza intercellulare.  

Quali sono le cause dell’atrofia muscolare?

L’atrofia muscolare può essere causata da condizioni di natura fisiologica come l’invecchiamento o di natura patologica, per la presenza di malattie come: borsite, piede diabetico, sindrome del tunnel carpale, cirrosi epatica, botulino, sifilide, poliomielite.  

Quali sono i rimedi contro l’atrofia muscolare?

La cura dell’atrofia muscolare dipende dalla sua causa: occorre individuarla e intervenire su questa.  

L’atrofia muscolare, quando rivolgersi al proprio medico?

L’atrofia muscolare deve sempre essere portata a conoscenza del proprio medico, soprattutto quando è associata a una delle patologie, già diagnosticata, sopra esposte.

Epatomegalia

Che cos’è l’epatomegalia?

Si ha epatomegalia quando c’è un ingrossamento del fegato. Si tratta di un problema che può essere congenito, quando è di natura ereditaria ed è presente fin dalla nascita, o provocato da alcune patologie.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’epatomegalia?

L’epatomegalia può accompagnarsi ad altri sintomi come un dolore al fianco destro, all’altezza del fegato, che aumenta quando si preme sull’area interessata dal dolore. Può associarsi anche all’ittero, con conseguente colorazione giallognola della pelle.  

Quali sono le cause dell’epatomegalia?

L’epatomegalia può essere ereditaria o può dipendere dalla presenza di alcune patologie, tra cui ci sono: epatite, cirrosi epatica, insufficienza cardiaca, leucemia, sifilide, steatosi epatica, toxoplasmosi, tumore al fegato.  

Quali sono i rimedi contro l’epatomegalia?

Per curare l’epatomegalia occorre individuare la sua causa e intervenire su questa. In ogni caso chi soffre di questo sintomo deve evitare fumo e alcolici, deve svolgere una regolare attività fisica e seguire una dieta ricca di frutta e verdura e povera di grassi.  

Epatomegalia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di epatomegalia è sempre meglio rivolgersi al proprio medico per un consulto.

Fegato

Che cos’è il fegato?

Il fegato è una ghiandola – la più grande del corpo umano – fondamentale per il metabolismo. È collegata all’apparato digerente e svolge molteplici funzioni non solo utili alla digestione, ma anche alla difesa dell’organismo e all’eliminazione delle sostanze tossiche. Un buono stato di salute del fegato è indispensabile al mantenimento di buone condizioni dell’intero l’organismo.  

Com’è fatto il fegato?

Il fegato è una ghiandola di grandi dimensioni, connessa all’apparato digerente e costituita da quattro lobi. Si trova a destra, nella parte più alta della cavità addominale ed è posizionato sotto il diaframma e vicino al colon trasverso e allo stomaco. Ha una forma ovoidale, un peso di circa 1-1,5 Kg. e una lunghezza di  24-28 cm. circa che ne fanno la ghiandola più grande del corpo umano. È irrorato dal sangue che viene trasportato dall’arteria epatica, il principale vaso arterioso del fegato. Si sviluppa nella fase embrionale a partire dall’intestino medio e nel feto – nei primissimi mesi – è il principale produttore di globuli rossi. Gli epatociti sono  delle cellule epatiche che svolgono quasi tutte le funzioni dell’organo legate alla sua attività metabolica. Rappresentano le principali strutture del fegato – sia per funzione sia per numero – raggiungendo l’80% del suo volume complessivo. Vi sono poi le cellule stellate o di Ito, che svolgono una speciale funzione: supportano la sua straordinaria capacità di rigenerarsi, ad esempio dopo lesioni o interventi chirurgici, producendo grazie alla vitamina A, reticolina e collagene, “mattoni” che consentono di ricostituire le aree del tessuto danneggiate. È una ghiandola e fa quindi parte del sistema endocrino, quello cioè  che sovrintende alla produzione degli ormoni, sostanze essenziali a molteplici funzioni. Nello specifico, il fegato produce la bile, che è essenziale alla digestione dei grassi. Nell’organo c’è anche il più importante deposito di glicogeno, che rappresenta il 6-7% circa del peso totale del fegato. È un organo molto vulnerabile: abuso di alcol, fumo, farmaci, infezioni virali, eccesso di grassi nell’alimentazione possono provocare danni e disfunzioni. La cirrosi epatica è l’effetto di un’infiammazione cronica che distrugge gli epatociti e causa cicatrici che riducono – in modo anche irreversibile – la funzionalità dell’organo. L’accumulo di trigliceridi porta alla steatosi epatica, definita anche fegato grasso. L’epatite è, invece, l’infiammazione acuta o cronica causata da numerosi virus (HCV, HDV, HEV, HAV, HBV, HGV) tra i quali i tipi di epatite B e di epatite C sono i più frequenti e si trasmettono a mezzo del sangue e del siero (trasfusioni, uso di siringhe infette) e di rapporti sessuali non protetti. Altre minacce dirette per tale organo sono il cancro e le malattie autoimmuni. Molte terapie antivirali stanno dimostrando la loro efficacia nel trattare le infezioni, ma sfortunatamente non esiste attualmente nessun rimedio medico quando il fegato sia danneggiato gravemente. Perciò uno stile di vita equilibrato – che comprenda al suo interno una dieta povera di grassi e ricca di frutta e verdura, movimento e l’eliminazione sia di alcol che fumo – rappresenta la migliore prevenzione contro le malattie del fegato.  

A che cosa serve il fegato?

Il fegato volge fondamentali funzioni metaboliche: produce la bile e supporta la trasformazione degli alimenti assorbiti, in particolare tramite l’emulsione dei grassi e la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi. L’organo ha anche un rilevante ruolo nella gestione e nell’immagazzinamento degli zuccheri nonché nel metabolismo delle proteine e nella riduzione dei loro scarti tossici. Le sue cellule, chiamate cellule epatiche (o epatociti), sono una vera e propria “centrale chimica” per lo smaltimento di trigliceridi, grassi e colesterolo, a cui provvede una specifica struttura cellulare, il reticolo endoplasmatico liscio, sviluppato in particolar modo proprio negli epatociti. Il fegato produce la bile, un liquido vischioso di colore giallo scuro, prevalentemente costituito da acqua e acidi biliari che consente la digestione dei grassi e delle vitamine A, D, E, K che si sciolgono nei grassi (vitamine liposolubili). La bile prodotta dal fegato transita in parte direttamente nel duodeno e in parte nella cistifellea, che la conserva immagazzinata sino al momento in cui i grassi arrivano dallo stomaco all’intestino. A quel punto viene riversata all’interno del duodeno al fine di provvedere alla sintesi dei grassi. L’ittero è la condizione in cui – per l’eventuale presenza di calcoli – i sali biliari permangono nel fegato. Il sintomo più evidente è l’innaturale colorazione giallastra dell’epidermide. Al suo interno vengono anche immagazzinati glicogeno, ferro, rame e vitamina B12. Il glicogeno immagazzinato nel fegato viene trasformato in maniera utile, quando l’organismo lo richieda, in glucosio plasmatico. Il fegato svolge, pertanto, anche un ruolo nella modulazione del livello di zuccheri nel sangue (glicemia). Ha un ruolo altresì nella conservazione degli equilibri metabolici dell’organismo, tramite la demolizione dell’insulina e altre trasformazioni a scopi energetici delle proteine. Esso è anche fonte dei fattori di coagulazione che permettono al sangue di rimanere fluido ed evitare la formazione di aggregazioni che ostacolano la circolazione. Il fegato è un vero e proprio “filtro” anti-tossine e una postazione fondamentale per l’intero sistema immunitario: le sue cellule possiedono delle caratteristiche utili per la neutralizzazione delle sostanze tossiche e dei residui dei farmaci;  smaltisce inoltre i globuli rossi che sono danneggiati ed è sede di cellule specializzate nel riconoscere di agenti patogeni. Si tratta delle cellule di Kupffer: sono così definiti i macrofagi del fegato che – oltre a funzionare da “depuratori” del sangue che arriva agli epatociti e a rimuovere le cellule del sangue invecchiate o danneggiate, supportando l’azione della milza – hanno un ruolo di “sentinelle”, stimolando il sistema immunitario ad intervenire in presenza di pericoli per l’organismo.

Ginecomastia

Che cos’è la ginecomastia?

La ginecomastia è un problema che colpisce gli uomini e che consiste nell’ingrossamento della ghiandola mammaria. Può riguardare una sola o entrambe le mammelle maschili È dovuta a un’alterazione degli ormoni, nel dettaglio degli estrogeni e del testosterone.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla ginecomastia?

La ginecomastia può divenire un problema di salute quando si accompagna ad altri sintomi come gonfiore della mammela, dolore alla mammella, sensibilità al tatto o perdite dal capezzolo.  

Quali sono le cause della ginecomastia?

La ginecomastia può essere causata da varie patologie, tra cui: insufficienza renale, cirrosi epatica, ipertiroidismo, tumore ai testicoli.  

Quali sono i rimedi contro la ginecomastia?

Normalmente la ginecomastia regredisce da sé, senza che vi sia il bisogno di sottoporsi ad alcun trattamento. Quando è associata a uno dei sintomi sopra elencati o se si accompagna a malnutrizione o a una delle patologie sopra elencate già diagnosticata si può dover procedere a una cura a base di farmaci o, nei casi più gravi, anche a un intervento chirurgico con cui eliminare il tessuto in eccesso.  

Ginecomastia, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di ginecomastia deve sempre essere portata all’attenzione del proprio medico quando si accompagna ai sintomi elencati sopra.

Gonfiore addominale

Che cos’è il gonfiore addominale?

Il gonfiore addominale è una condizione  causata da un accumulo di gas a livello di stomaco e intestino, spesso associata a un intenso dolore addominale.  

Quali altri sintomi possono essere associati al gonfiore addominale?

Il gonfiore addominale può essere associabile – quanto meno nelle sue forme più gravi – ad altre sintomatologie come: perdita di peso senza apparente motivo, dolori addominali, dolore al petto, diarrea, sangue nelle feci, cambiamento del colore delle feci.  

Quali sono le cause del gonfiore addominale?

Il gonfiore addominale può essere causato da alcuni cibi, da bevande gassate, dal mangiare troppo in fretta, dalla masticazione di gomme da masticare, dal fumo, dallo stress e dall’ansia. Può anche essere provocato da varie patologie, tra le quali si possono elencare: intolleranza al lattosio, occlusione intestinale, sindrome dell’intestino irritabile, tumore colon-retto, appendicite, calcoli alla cistifellea, celiachia, cirrosi epatica, colecistite, fibrosi cistica, gastroenterite virale, tumore dell’ovaio, ulcera gastrica.  

Quali sono i rimedi contro il gonfiore addominale?

Di solito il gonfiore addominale, qualora si presenti con episodi isolati, si risolve da sé. Nel caso in cui il gonfiore non accenni a diminuire potrà essere utile evitare di assumere alimenti e bevande che possano contribuire al formarsi di gas all’interno dell’apparato digerente (tra questi: mele, pere, fagioli, broccoli, cipolla, lattuga, cereali integrali e bibite gassate). A volte può essere utile limitare o meglio evitare l’assunzione di latte o suoi derivati.  

Gonfiore addominale, quando rivolgersi al proprio medico?

Il gonfiore addominale deve essere portato all’attenzione del proprio medico curante qualora non accenni a diminuire, nonostante gli accorgimenti alimentari messi in atto, e si accompagni ai sintomi sopra riportati.  

Area medica di riferimento per il gonfiore addominale

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per il gonfiore addominale è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Leuconichia

Che cos’è la leuconichia?

La leuconichia è una condizione che determina una decolorazione parziale o totale della lamina ungueale che si manifesta attraverso macchioline o striscioline irregolari biancastre, talvolta accompagnate da uno sfaldamento dell’unghia.  

Quali sono le cause della leuconichia?

Le cause della leuconichia possono essere traumi locali (come una manicure aggressiva), carenze alimentari, malattie dell’unghia o della pelle.  

Quali patologie possono essere associate alla leuconichia?

Tra le patologie associabili alla leuconichia ci sono le seguenti: carenze alimentari, cirrosi epatica, dermatite seborroica, dermatofitosi, eczema, insufficienza renale, ipertiroidismo, alopecia areata, anemia, onicofagia, onicomicosi, psoriasi e traumi.  

Quali sono i rimedi contro la leuconichia?

Prima di scegliere il trattamento da intraprendere contro la leuconichia, è necessario considerare la condizione medica  e le sue cause.  

Leuconichia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di leuconichia è opportuno consultare un medico, soprattutto in seguito a un trauma o in caso delle malattie associate sopra indicate.  

Area medica di riferimento per la leuconichia

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per la leuconichia è il Servizio di Dermatologia.

Leucopenia

Che cos’è la leucopenia?

La leucopenia consiste nella diminuzione di globuli bianchi nel sangue. I valori dipendono sia dal sesso che dall’età.  

Quali possono essere le cause della leucopenia?

Molto spesso è il risultato di una malattia esistente come le problematiche del midollo osseo (il tessuto che genera i globuli bianchi), le infezioni virali, le malattie autoimmuni, le patologie di natura congenita e varie forme di cancro. Altre patologie che possono ridurre i globuli bianchi sono l’anemia o una carenza vitaminica. Esistono anche terapie come la chemioterapia e la radioterapia, vari antibiotici e antidiuretici che possono abbassare la quantità di globuli bianchi.  

Quali patologie possono essere associate alla leucopenia?

Tra le patologie che possono essere associate alla leucopenia ci sono: AIDS, anafilassi, anemia, artrite reumatoide, cirrosi epatica, dengue, dermatite, epatite, influenza, insufficienza renale, ipersplenismo, pielonefrite, psoriasi, rosolia, sepsi, shock settico, sindrome di Kostmann, sindrome di Sjogren, sindrome mielodisplastica, tifo, toxoplasmosi, tubercolosi, ipertiroidismo, leucemia, lupus eritematoso sistemico, malaria, miastenia gravis, mielocatessi, mielofibrosi, morbillo, parassitosi, ustioni. Si suggerisce di rivolgersi al medico per approfondire la sintomatologia, soprattutto in caso di persistenza e per risalire alla causa del problema.  

Come può essere curata la leucopenia?

Il trattamento della leucopenia consiste nella stimolazione del midollo osseo al fine di produrre globuli bianchi. Ne consegue l’impiego di steroidi, citochine o chemioterapici e in taluni casi di integratori di vitamine. Queste cure sono associate alle terapie della malattia che ha determinato il problema (come, ad esempio, i farmaci contro le infezioni).

Lividi (ecchimosi)

Che cosa sono i lividi?

I lividi sono macchie di colore tra il verdastro e il violaceo che compaiono sulla pelle quando questa subisce traumi o è interessata dagli effetti di alcune patologie. Il colore particolare dei lividi, che varia con il trascorrere del tempo, dipende dal fatto che l’emoglobina che esce dai capillari degrada in biliverdina e biribulina. Alcune persone sono più soggette ai lividi perché hanno capillari più fragili, situazione che non desta però particolare preoccupazione.  

Quali altri sintomi possono essere associati ai lividi?

I lividi possono comparire in associazione ad altri sintomi che sono legati alla parte del corpo interessata: dolore, gonfiore e sensazione di intorpidimento.  

Quali sono le cause dei lividi?

I lividi sono in genere provocati da traumi, ma possono derivare anche da patologie come la cirrosi epatica, lo cirrosi epatica, la leucemia e lo scorbuto.  

Quali sono i rimedi contro i lividi?

Il livido lieve può essere curato con un impacco freddo applicato sulla zona interessata, in modo tale da frenare l’infiammazione, il dolore e il gonfiore e che al tempo stesso freni la fuoriuscita di sangue dai capillari. Sempre in caso di livido leggero può essere utile alzare l’arto interessato al di sopra del livello del cuore. In caso di lividi gravi ed estesi è bene rivolgersi al proprio medico, se non addirittura al pronto soccorso.  

Lividi, quando rivolgersi al proprio medico?

I lividi devono essere portati a conoscenza del proprio medico quando derivano da un trauma o quando possono essere collegati a una delle patologie elencate sopra, già diagnosticata. Se il livido è marcato, per esempio se deriva da un trauma grave, è consigliabile recarsi al pronto soccorso per essere sottoposti alle cure urgenti del caso.

Oliguria

Che cos’è l’oliguria?

L’oliguria consiste in una diminuzione, rispetto al solito, della produzione d’urina. Mediamente un adulto espelle circa 500 ml di urina al giorno. Si tratta di un sintomo che può indicare la presenza di un disturbo interno di una certa gravità, che può essere pericoloso per la vita.  

Quali altri sintomi possono essere associati all’oliguria?

Nei casi più gravi l’oliguria può presentarsi in associazione con altri sintomi come vomito, diarrea, febbre alta, capogiri, vertigini e polso accelerato.  

Quali sono le cause dell’oliguria?

L’oliguria può essere causata da varie patologie, tra cui cirrosi epatica, insufficienza renale, intolleranza al lattosio, colica renale, gastroenterite virale, nefrite, peritonite e sepsi.  

Quali sono i rimedi contro l’oliguria?

L’oliguria può essere curata con un’assunzione variabile – a seconda dell’esigenza – di liquidi, stabilita dal medico.  

Oliguria, quando rivolgersi al proprio medico?

La diminuzione della produzione di urina è una condizione che deve sempre essere sottoposta all’attenzione del proprio medico  

Area medica di riferimento per l’oliguria

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’oliguria è l’Unità Operativa di Urologia.

Paralisi muscolare (atrofia)

Che cos’è la paralisi muscolare (atrofia)?

La paralisi muscolare (atrofia) è una condizione che si caratterizza per la riduzione di volume e una degenerazione funzionale dei muscoli imputabili alla diminuzione di volume delle singole cellule che li compongono e della sostanza intercellulare. I motivi possono essere fisiologici (come accade, ad esempio, nell’invecchiamento) o patologici (come accade, ad esempio, in alcune malattie). La paralisi muscolare è di fatto la perdita della funzionalità muscolare. Le forme in cui questa si manifesta sono due:
  • flaccida, detta anche “periferica” o “atrofica”, che si caratterizza per la perdita della motilità volontaria che si accompagna a una diminuzione del tono muscolare (i muscoli appaiono assottigliati e flaccidi ed è quello che accade, ad esempio, in caso di infezione da botulismo)
  •  spastica, che è la perdita della motilità volontaria; essa si accompagna a un aumento del tono muscolare determinando il perenne stato di contrattura (spasticità) dei muscoli (è quello che accade, ad esempio, in caso di infezione da tetano). La paralisi flaccida può interessare anche singoli specifici muscoli.
 

Quali malattie si possono associare alla paralisi muscolare?

Tra le patologie associabili alla paralisi muscolare ci sono le seguenti: lebbra, piede diabetico, poliomielite, sifilide, borsite, botulismo, cirrosi epatica, ittiosi, sindrome del tunnel carpale. Si ricorda come questo elenco non sia esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia.  

Quali sono i rimedi contro la paralisi muscolare?

Dal momento che le cause che conducono all’atrofia muscolare sono numerose, i rimedi da attuare devono essere adatti alla singola situazione e dipendono dall’individuazione della patologia che ne sta alla base.  

Con paralisi muscolare quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di atrofia e paralisi muscolare flaccida è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico per un consulto, soprattutto se si soffre di una delle patologie associate (si veda, al riguardo, l’elenco delle patologie associate).

Petecchia

Che cos’è una petecchia?

La petecchia è una piccola macchia cutanea – piatta e rotondeggiante – causata da una piccola emorragia. Non si associa né a dolore né ad altri fastidi. Il suo colore, inizialmente bruno-rossastro, tende nel tempo a divenire giallo, sino a che la macchia non scompare definitivamente. Alla base vi è un’alterazione dei normali processi di coagulazione che sono necessari per far fronte alla rottura dei capillari. Quelle che compaiono sul viso sono spesso associate a un’alterazione della pressione sanguigna, causata ad esempio da un colpo di tosse. Il loro sviluppo può altresì essere associato a traumi, a problemi di circolazione o a malattie come lo scorbuto infantile o la leucemia, a una carenza di piastrine o di vitamina K, a un’infezione batterica o all’invecchiamento della pelle. Talvolta sono numerose e molto vicine, in questi casi si può parlare di porpora.  

Quali malattie si possono associare alla petecchia?

Tra le patologie che possono essere associate alle petecchie ci sono: mollusco contagioso, pre-eclampsia, rosolia, scorbuto infantile, shock settico, sindrome di Cushing, cellulite infettiva, cirrosi epatica, dengue, ebola, endocardite infettiva, leptospirosi, leucemia. Si rammenta che questo non è un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la petecchia?

Il rimedio migliore contro la petecchia dipende dalla causa alla base del disturbo. In caso di scorbuto, ad esempio, è necessario assumere vitamina C, mentre in altri casi può essere utile la somministrazione di vitamina E. Il trattamento della sindrome di Cushing prevede invece l’assunzione di medicinali per ridurre la sintesi di cortisolo. Altre terapie sono più adatte ai casi in cui essa sia il segnale di una carenza di piastrine; in queste situazioni potrebbero essere utili le immunoglobuline, i cortisonici, i glucocorticoidi o gli immunosoppressori. In caso di leucemia sono invece necessari dei trattamenti antitumorali. Solo un medico può stabilire se questi o altri rimedi siano adatti a ogni specifico caso.  

Petecchie, quando rivolgersi al proprio medico?

La comparsa di petecchie non rappresenta un’emergenza medica, ma è comunque sempre consigliabile rivolgersi a un esperto perché la loro presenza potrebbe essere il sintomo di un problema più serio che richiede uno specifico trattamento.

Splenomegalia

Che cos’è la splenomegalia?

La splenomegalia un ingrossamento della milza che può essere associato a infezioni, patologie epatiche, malattie ematiche o del sistema linfatico o alla presenza di un tumore. La situazione non causa di solito sintomi specifici, ma in alcuni casi può comparire un dolore nella parte superiore sinistra dell’addome. Può altresì capitare che sia associata a singhiozzo o all’incapacità di consumare dei pasti abbondanti.  

Quali malattie si possono associare a splenomegalia?

Le patologie a essa associabili sono le seguenti: mononucleosi, policitemia vera, rosolia, sepsi, tifo, toxoplasmosi, tripanosomiasi africana, tubercolosi, acromegalia, anemia, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, ebola, favismo, leucemia, lupus eritematoso sistemico, malaria, malattia da graffio di gatto, malattia di Chagas. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la splenomegalia?

Il rimedio migliore per la splenomegalia dipende dalla sua causa. Se, ad esempio, il problema è associato a un’infezione batterica è probabile che si debbano assumere degli antibiotici. Altre volte è possibile ridurre le dimensioni della milza tramite una radioterapia. Qualora invece la causa dell’ingrossamento non sia identificabile, è possibile che il medico consigli di monitorare la situazione senza intervenire, soprattutto nelle situazioni nelle quali l’ingrossamento non è associato a sintomi particolari. In questi casi è però importante evitare traumi che potrebbero danneggiare la milza: ad esempio, è consigliato evitare gli sport di contatto. Nel caso in cui la splenomegalia sia associata a complicazioni è possibile si debba ricorrere, dopo tutte le valutazioni del caso, all’asportazione chirurgica della milza.  

Con splenomegalia quando rivolgersi al proprio medico?

È importante rivolgersi subito al medico nel caso in cui si avverta un intenso dolore alla parte alta a sinistra dell’addome o se il fastidio peggiori quando si respira profondamente.

Steatorrea

Che cos’è la steatorrea?

Si ha steatorrea quando nelle feci c’è presenza di sostanze grasse non digerite. La situazione è causata da un malassorbimento che rende le feci unte, chiare e dall’odore forte e pungente.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla steatorrea?

La steatorrea può accompagnarsi ad altri sintomi come gonfiore addominale, dolore addominale, diarrea, nausea, crampi addominali e vomito.  

Quali sono le cause della steatorrea?

La steatorrea può essere provocata da un’alimentazione scorretta. Può dipendere anche da varie patologie, come: cirrosi biliare primitiva, calcoli alla cistifellea, celiachia, cirrosi epatica, morbo di Crohn, pancreatite, fibrosi cistica.  

Quali sono i rimedi contro la steatorrea?

Se causata da un’alimentazione scorretta, la steatorrea può scomparire da sé nel giro di pochi giorni. Se dipende da una delle patologie è necessario individuare quale sia e intervenire su questa.  

Steatorrea, quando rivolgersi al proprio medico?

La steatorrea deve essere comunicata al proprio medico quando non scompare da sé nel giro di pochi giorni (uno o due) e quando può essere associata a una delle patologie che può essere a essa collegabile (vedi elenco sopra).  

Aree mediche di riferimento per la steatorrea

In Humanitas Castelli Bergamo le aree mediche di riferimento per la steatorrea sono il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva e l’Unità Operativa di Proctologia.  

Xantelasma

Che cos’è lo xantelasma?

Lo xantelasma è un accumulo di grassi e colesterolo che in genere si localizza a livello delle palpebre. Assume la forma di una placca di colore giallastro che può avere forma e grandezza variabili. Colpisce soprattutto le persone con età superiore ai 40 anni e non provoca alcun dolore né fastidio né ha effetti sulla qualità della vista.  

Quali sono le cause dello xantelasma?

Lo xantelasma può essere associato a varie patologie, tra cui cirrosi epatica, cirrosi biliare primitiva, ipotiroidismo e pancreatite.  

Quali sono i rimedi contro lo xantelasma?

Quando non è di dimensione troppo elevate lo xantelasma può essere ridotto con un piccolo intervento chirurgico. Se questo intervento viene ritenuto inadeguato alla situazione, si può ricorrere ad altre modalità di intervento come il laser e la cauterizzazione chimica. In caso di xantelasmi più superficiali, invece, si può intervenire con la crioterapia o l’essicazione elettrica.  

Xantelasma, quando rivolgersi al proprio medico?

La presenza di uno xantelasma deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico quando assume dimensioni o consistenza tale da provocare fastidio.