Catetere

A cosa serve e a che cosa serve il catetere?

Il catetere è un apparecchio medico ampiamente utilizzato; consiste in un sottile tubo flessibile che può essere realizzato in diversi materiali, con differenti lunghezze e diverse uscite, a seconda del motivo per cui viene utilizzato. La cannula viene inserita in un orifizio del corpo (con una procedura chiamata cateterizzazione) e può essere utilizzata per fare una diagnosi, oppure a scopo terapeutico anche chirurgico. La cannula può essere utilizzata per drenare un liquido, per somministrare un medicinale o per condurre strumenti chirurgici in parti interne del corpo.  

Come funziona il catetere?

Il procedimento di cateterizzazione cambia in base al tipo di catetere adoperato. Il catetere urinario ad esempio, che serve a far defluire l’urina dalla vescica, si introduce dall’uretra e viene sospinto fino a che arriva alla vescica urinaria. L’altra estremità del catetere viene quindi collegata a una sacca che raccoglie l’urina. I cateteri cardiaci vengono adoperati invece nel contesto diagnostico e vanno inseriti nei vasi sanguigni attraverso iniezioni o incisioni nell’avambraccio o nell’inguine, per poi essere sospinti fino a  raggiungere il cuore.  

Il catetere è pericoloso o doloroso?

L’introduzione del catetere va sempre eseguita da personale medico o paramedico specializzato, in genere la cateterizzazione si attua in anestesia generale.

Infezione da enterobatteri resistenti ai carbapenemi

Che cosa sono gli enterobatteri resistenti ai carbapenemici?

L’infezione da enterobatteri resistenti ai carbapenemi è provocata da questo sottogruppo di enterobatteri difficile da trattare per la sua resistenza ai carbapenemi, gli antibiotici utilizzati in genere per curare le infezioni più gravi. Questi enterobatteri rappresentano una sensibile minaccia per la salute pubblica perché spesso sono resistenti a tutti i tipi di antibiotici oggi disponibili.  

Come si contrae l’infezione da enterobatteri resistenti al carbapenemio?

L’infezione da enterobatteri resistenti al carbapenemio di solito non colpisce le persone sane: si tratta di un tipo di infezione che riguarda soprattutto le persone immunocompromesse in ambiente ospedaliero (come i pazienti e soprattutto i pazienti a lungo termine), coloro che si sottopongono all’inserimento di dispositivi medici come cateteri endovenosi e urinari e i pazienti ricoverati con lesioni gravi o che hanno subito un intervento chirurgico.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da enterobatteri resistenti al carbapenemio

La sindrome e le malattie che si possono associare alle infezioni da enterobatteri resistenti al Carbapenemio sono molto simili a quelle che caratterizzano le infezioni da Enterobatteri. Possono includere:
  • la presenza di un’infiammazione sistemica (con frequenza cardiaca e respiratoria accelerate e temperatura superiore a 38° C o inferiore a 36° C)
  • febbre
  • infezioni delle vie respiratorie inferiori
  • infezioni della pelle e dei tessuti molli
  • infezioni delle vie urinarie
  • endocardite
  • artrite settica
  • infezioni del sistema nervoso centrale
  • infezioni oftalmiche
  • ipotensione
  • bolle emorragiche, cianosi, macchie
  • shock settico (che si presenta come coagulazione intravascolare disseminata, ittero, sindrome da distress respiratorio acuto e altre complicanze).
 

Come si può curare un’infezione da rotavirus?

Spesso gli enterobatteri resistenti al carbapenemio sono quelli più comunemente prescritti come resistenti agli antibiotici, le decisioni di trattamento per questo tipo di infezione devono essere prese caso per caso da un medico specializzato. Certe persone possono essere colonizzate, ma non infettate, da questo tipo di batteri e quindi non hanno bisogno di alcun trattamento.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da Proteus

Che cos’è l’infezione da Proteus?

Appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae, il genere Proteus riunisce i batteri Gram-negativi (per la precisione, bacilli) che si trovano comunemente nella flora intestinale umana (Proteus mirabilis) e negli ambienti più diversi, come gli ospedali e le case di cura (Proteus vulgaris e Proteus penneri).  

Come si contrae l’infezione da Proteus?

L’infezione da Proteus avviene spesso negli ospedali attraverso la contaminazione di vari materiali, come per esempio i cateteri urinari. Tra i fattori di rischio ci sono le infezioni ricorrenti delle vie urinarie, i ripetuti trattamenti antibiotici, l’ostruzione delle vie urinarie e il ricorso ad apparecchiature uretrali. Proteus vulgaris e Proteus penneri, nello specifico, colpiscono persone che soffrono già di altre malattie o che hanno un sistema immunitario compromesso. In aggiunta, l’infezione da Proteus è più frequente tra le donne, tra quelle che utilizzano da tempo un catetere e tra quelle che soffrono di altre malattie.  

Quali sono le malattie e i sintomi legati all’infezione da Proteus?

Tra i disturbi legati all’infezione da Proteus ci sono: cistite, pielonefrite, uretrite, prostatite, calcolosi urinaria e sepsi. Di conseguenza, a seconda dei diversi casi, i sintomi possono essere: difficoltà a urinare, presenza di pus nelle urine, aumento della frequenza della minzione, perdite uretrali negli uomini, dolore al pube, mal di schiena, dolore al fianco, sensibilità al tocco dell’area sotto la costola, sangue nelle urine, riduzione del volume delle urine, febbre, brividi, nausea, vomito e, in rari casi, reni sensibili al tatto.  

Come può essere curata un’infezione da Proteus?

Quando coinvolge il tratto urinario femminile, il trattamento dell’infezione da Proteus può essere effettuato per via orale assumendo una combinazione di chinolone o trimetoprim/sulfametossazolo. In più, i chinoloni presi per via orale sono utili anche nelle donne con pielonefrite acuta non complicata; un’alternativa può essere la prescrizione di una singola dose di ceftriaxone o gentamicina seguita da trimetoprim/sulfametoxazolo, o per il trattamento della cefalosporina. In caso di ricovero in ospedale è anche possibile somministrare i farmaci per via parenterale.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.