Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Infezione da Bukholderia mallei

Che cos’è l’infezione da Bukholderia mallei?

La Burkholederia mallei è un batterio gram-negativo dotato di metabolismo aerobico. È il batterio che provoca la morva, una patologia infettiva che colpisce particolarmente i cavalli ed è trasmissibile all’uomo (anche se estremamente rara nell’uomo). Può essere contratta naturalmente da altri mammiferi come capre, cani e gatti. La diagnosi dell’infezione da Burkholederia mallei si effettua in laboratorio isolando il batterio da campioni di sangue, pelle, espettorato o urine.  

Come si contrae un’infezione da Bukholderia mallei?

Le infezioni da Bukholderia mallei (o morva) si trasmettono all’uomo attraverso un contatto con tessuti o liquidi corporei di animali infetti. I funghi batterici entrano nel corpo attraverso tagli o abrasioni sulla pelle e attraverso il contatto con le mucose degli occhi e del naso. Si sono verificati anche casi di infezione aerea, ma sono rari.  

Quali sono le malattie e i sintomi legati all’infezione da Bukholderia mallei?

L’infezione da Bukholderia mallei (o morva) può associarsi a patologie e presentarsi con sintomi molto diversi tra loro, come: febbre, brividi, sudorazione, dolore muscolare, dolore al petto, rigidità muscolare, cefalea, secrezione nasale, la sensibilità alla luce (a volte con eccessiva lacerazione degli occhi).  

Come può essere curata l’infezione da Bukholderia mallei

Considerata la rarità dei casi umani di morva, le informazioni sui trattamenti antibiotici disponibili e sul loro possibile esito nell’uomo sono limitate. I prodotti a base di sulfadiazina sembrano essere efficaci sia negli animali sia negli esseri umani. Inoltre, il batterio che causa la morva è generalmente sensibile a: tetracicline, ciprofloxacina, streptomicina, novobiocina, gentamicina, ceftazidima, sulfamidici. Non è attualmente disponibile un vaccino per la morva. Nei paesi in cui la morva è diffusa, la prevenzione della malattia nell’uomo determina l’identificazione e l’eliminazione dell’infezione nella popolazione animale.  In ambienti sanitari, la trasmissione può essere evitata utilizzando le precauzioni di contatto con i pazienti infetti.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da enterococchi

Che cos’è l’infezione da enterococchi?

L’infezione da enterococchi viene causata dagli enterococchi, batteri che sono presenti in natura, nello specifico nelle feci dei vertebrati. Esistono molte forme di infezioni da entrococchi, quelle più numerose trovano origine all’interno di strutture ospedaliere o sanitarie. La loro provenienza è dalla flora intestinale dei pazienti che lì sono ricoverati, o dall’uso di strumenti infetti che possono causare varie infezioni di natura urinaria, o da ferite chirurgiche soprattutto in soggetti che risultano essere più deboli o immuno-compromessi.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da enterococchi?

Le malattie associabili a infezioni da enterococchi hanno varia natura e possono riguardare il tratto urinario o essere infezioni a carico delle ferite o infezioni pelviche e intra-addominali, batteremia, mastoiditi e ascessi. I sintomi propri di queste infezioni possono essere, in linea di massima: brividi, febbre, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, aumento della respirazione e ipotensione.  

Come si può curare un’infezione da enterococchi?

L’infezione da enterococchi ha una virulenza minore rispetto ad altre infezioni, ma non per questo è da sottovalutare, anche perché in genere colpisce soggetti fragili come anziani o, come detto, immuno-compromessi. Gli enterococchi sono batteri che sembrano sviluppare una certa resistenza agli antibiotici per cui il trattamento che li riguarda deve essere individuato caso per caso, tenendo conto che sembrano comunque essere in parte sensibili all’impiego di pennicillina, vancomicina o ampicillina.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da Klebsiella

Che cos’è l’infezione da Klebsiella?

Con il termine Klebsiella si indica un genere di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae. Si tratta di batteri gram-negativi dotati di una notevole capsula polisaccaridica che fornisce loro una resistenza altrettanto notevole alle difese dell’organismo che infettano. Esistono 3 specie di Klebsiella associate a malattie che colpiscono l’uomo:
  1. pneumoniae (con la sottospecie K. ozaenae e K. rhinoscleromatis).
  2. oxytoca
  3. granulomatis.
 

In che modo si contrae l’infezione da Klebsiella?

Le infezioni da Klebsiella sono state particolarmente diffuse negli ultimi anni in ambito ospedaliero, ma la Klebsiella si manifesta ovunque. Può colonizzare la pelle, la faringe e il tubo digerente, le ferite e l’urina, e può essere trasmessa attraverso il contatto cutaneo con superfici contaminate, tramite feci, per via aerea e, in alcuni casi, sessualmente o da madre a figlio.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da Klebsiella?

Le infezioni da Klebsiella sono principalmente associate a:
  • la polmonite contratta in ambiente ospedaliero
  • le infezioni delle vie urinarie
  • infezioni nosocomiali
  • rinoceroma
  • ozena
  • le ulcere genitali croniche
A seconda dei casi, i sintomi dell’infezione possono includere:
  • febbre
  • brividi
  • manifestazioni simil-influenzali
  • tosse con espettorato denso, a volte contenente sangue
  • incremento della minzione
  • necessità di urinare con urgenza
  • disagio nel pube superiore
  • dolore lombare
  • la presenza di batteri nelle urine
  • papule o noduli a livello genitale
 

Cure e trattamenti

La cura più adatta in caso di infezione da Klebsiella dipende dagli organi coinvolti. Di solito all’inizio si procede empiricamente tentando la via del trattamento con antibiotici, per esempio con cefalosporine di terza generazione, carbapenemi, aminoglicosidi o chinoloni, talvolta raccomandati in combinazione. Talvolta sono efficaci anche le combinazioni ceftazidime, cefepime, levofloxacina, norfloxacina, moxifloxacina, meropenem, ertapenem e ampicillina/sulbactam, piperacillina/tazobactam e ticarcillina/acido cavulanico. Sfortunatamente, però, le Klebsielle sono spesso resistenti a molteplici antibiotici: gli enzimi della carbapenemasi prodotti da K. pneumoniae sono associati a una mortalità superiore al 50%. Qualche volta possono essere necessari trattamenti chirurgici, ad esempio per drenare ascessi polmonari.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Che cos’è l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

L’infezione da linfogranuloma venereo (LGV) è un’infezione sessualmente trasmissibile. Essa è causata da alcuni rari tipi di batteri del genere Chlamydia (in particolare tre dei 15 sierotipi della specie Chlamydia trachomatis). L’infezione da LGV è più aggressiva della comune infezione da Chlamydia. Nel passato era più probabile che si contraesse all’estero, in paesi dove la malattia è più diffusa come il Sud-Est asiatico, l’Africa, l’America centrale e meridionale e i Caraibi, ma di recente l’infezione si è diffusa anche in Europa e in Nord America.  

Come si contrae l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

Il linfogranuloma venereo (LGV) costituisce un’infezione sessualmente trasmissibile. Si trasmette tramite rapporti sessuali non protetti e la sua trasmissione è facilitata in presenza di traumi alla pelle o alle mucose. Le persone più a rischio sono quelle che hanno rapporti sessuali con più partner e occasionali. A volte l’infezione può essere asintomatica. L’uso corretto del preservativo per il sesso orale, vaginale e anale può ridurre significativamente il rischio di trasmissione di questa malattia venerea infettiva.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Le infezioni veneree da linfogranuloma sono inizialmente caratterizzate da una piccola e indolore erosione (nodulo o papula) a livello genitale, orale o anale. Dopo un periodo di incubazione di 5-21 giorni appaiono: febbre, brividi, mal di testa, dolori articolari e dolori muscolari, anoressia, gonfiore dei linfonodi regionali, disturbi dell’apparato digerente (diarrea, costipazione e dolori addominali) In uno stadio avanzato possono verificarsi: ingrossamento dei genitali (per ostruzione dei vasi linfatici) o ulcere nella zona genitale accompagnate da cicatrici. L’infezione venerea da linfogranuloma può arrivare a causare infezioni epatiche.  

Trattamento e cura dell’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Per il trattamento dell’infezione da linfogranuloma venereo si usano antibiotici (tetracicline, cotrimossazolo). In genere sono necessarie tre settimane di trattamento per eliminare completamente l’infezione. In alcuni casi, i linfonodi ingrossati devono essere drenati con aghi. L’intervento chirurgico può essere necessario in uno stadio avanzato della malattia: se la malattia viene trascurata, in uno stadio avanzato possono comparire ulcere genitali accompagnate da cicatrici, che possono portare, nel tempo, a gonfiore cronico dei genitali e a restringimento dell’ano. Dal momento che altre malattie sessualmente trasmissibili (come l’HIV, ma anche l’epatite C) coesistono spesso con il linfogranuloma venereo, è una buona idea fare un check-up per comprendere appieno il proprio stato di salute.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da pneumococco

Che cos’è un’infezione da pneumococco?

L’infezione da pneumococco viene provocata dallo Streptococcus pneumoniae, una forma di streptococco di cui esistono più di novanta ceppi diversi, molti dei quali sono causa di malattia, ma pochi sono responsabili di infezioni da pneumococco invasive.  

Come si contrae un’infezione da pneumococco?

Le infezioni pneumococciche sono trasmesse tramite via aerea attraverso un contatto con le secrezioni respiratorie o la saliva delle persone affette o portatrici sane di questo batterio, che si annida nella parte posteriore del naso o della gola. A maggior rischio di questa infezione sono i bambini di età inferiore ai 2 anni e quelli che vivono a contatto con altri bambini o che soffrono di alcuni problemi di salute (anemia falciforme, HIV, infezioni da HIV, malattie croniche del cuore o dei polmoni, perdita di liquido cerebrospinale) o che hanno impianti cocleari (orecchio artificiale elettronico). Negli adulti sono a maggior rischio, la popolazione di età superiore ai 65 anni e coloro che soffrono di malattie croniche o che indeboliscono il sistema immunitario, i fumatori, le persone con impianti cocleari e quelle con perdite di liquido cerebrospinale.  

Quali malattie possono associarsi alle infezioni da pneumococco?

Tra le infezioni più comunemente causate da streptococco (e i sintomi associati) ci sono:  

Come si può curare un’infezione da pneumococco?

La medicina di scelta per il trattamento delle infezioni da pneumococco è la penicillina. La resistenza alla penicillina e ad altri antibiotici è tuttavia in aumento. Pertanto, possono essere prescritti anche altri antimicrobici. Con il vaccino si possono prevenire efficacemente le infezioni. La somministrazione ai bambini prima dei 2 anni di età riduce di quasi l’80% l’incidenza delle infezioni gravi causate dai ceppi inclusi nel vaccino, di circa il 50% quella di tutte le infezioni gravi da pneumococco e del 40% quella delle infezioni nella popolazione giovane adulta non vaccinata.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da propionibacterium

Che cosa sono le infezioni da propionibacterium?

Tra le infezioni da propionibacterium più note ci sono quelle: propionibatterio Anes, propionibatterio granulosum, propionibatterio avidum e propionibatterio propionicus. Il propiconibatterio è un batterio anaerobico Gram-positivo che vive normalmente sulla pelle e non è generalmente correlato con la comparsa di alcuna malattia.

Come si contraggono le infezioni da propionibacterium?

Le infezioni da propionibacterium possono essere acquisite durante interventi chirurgici o trasfusioni, o possono dipendere dai processi alla base della comparsa della malattia acneica, quando i batteri della pelle, generalmente innocui, si trasformano in nemici della salute.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati con le infezioni da propionibacterium?

Alle infezioni da propionibacterium possono essere collegati questi problemi di salute: acne, endocardite, infezioni post-operatorie (ad es. infezioni alle spalle), infezioni neurochirurgiche da shunt, cheratite infettiva, endoftalmia. Più raramente, infezioni dentali, congiuntivite associata all’uso delle lenti a contatto, infezioni da protesi mammarie e peritonite. I sintomi delle infezioni da propionibacterium variano a seconda dell’organo colpito. La pelle può avere a che fare con: punti neri, lesioni infiammatorie e ferite. Nel caso di endocardite possono invece comparire: febbre, letargia, malessere, sudorazione, brividi. Meno spesso, mormorio cardiaco e altri sintomi specifici dell’endocardite. In altri casi, i sintomi dell’infezione non sono particolarmente evidenti o l’infezione può anche essere asintomatica.  

Come si può curare un’infezione da propionibacterium?

La cura delle infezioni da propionibacterium varia a seconda dell’organo colpito e spesso vengono utilizzati antibiotici. Nel caso di acne, può essere indicato l’uso di farmaci per via orale e l’uso di prodotti topici. Tra gli attivi utili vi sono i derivati della vitamina A, il perossido di benzoile, i beta-idrossiacidi (come l’acido salicilico) e gli antibiotici. Anche la terapia fotodinamica sembra essere utile. Se gli shunt neurochirurgici o altre protesi sono infetti, devono essere rimossi e si devono usare trattamenti antibiotici. La migliore condizione, anche nel caso di altre infezioni, è che si consideri la sensibilità del batterio alle diverse molecole disponibili. Infine, un’endoftalmia può richiedere, oltre agli antibiotici, anche un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

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Infezione da Proteus

Che cos’è l’infezione da Proteus?

Appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae, il genere Proteus riunisce i batteri Gram-negativi (per la precisione, bacilli) che si trovano comunemente nella flora intestinale umana (Proteus mirabilis) e negli ambienti più diversi, come gli ospedali e le case di cura (Proteus vulgaris e Proteus penneri).  

Come si contrae l’infezione da Proteus?

L’infezione da Proteus avviene spesso negli ospedali attraverso la contaminazione di vari materiali, come per esempio i cateteri urinari. Tra i fattori di rischio ci sono le infezioni ricorrenti delle vie urinarie, i ripetuti trattamenti antibiotici, l’ostruzione delle vie urinarie e il ricorso ad apparecchiature uretrali. Proteus vulgaris e Proteus penneri, nello specifico, colpiscono persone che soffrono già di altre malattie o che hanno un sistema immunitario compromesso. In aggiunta, l’infezione da Proteus è più frequente tra le donne, tra quelle che utilizzano da tempo un catetere e tra quelle che soffrono di altre malattie.  

Quali sono le malattie e i sintomi legati all’infezione da Proteus?

Tra i disturbi legati all’infezione da Proteus ci sono: cistite, pielonefrite, uretrite, prostatite, calcolosi urinaria e sepsi. Di conseguenza, a seconda dei diversi casi, i sintomi possono essere: difficoltà a urinare, presenza di pus nelle urine, aumento della frequenza della minzione, perdite uretrali negli uomini, dolore al pube, mal di schiena, dolore al fianco, sensibilità al tocco dell’area sotto la costola, sangue nelle urine, riduzione del volume delle urine, febbre, brividi, nausea, vomito e, in rari casi, reni sensibili al tatto.  

Come può essere curata un’infezione da Proteus?

Quando coinvolge il tratto urinario femminile, il trattamento dell’infezione da Proteus può essere effettuato per via orale assumendo una combinazione di chinolone o trimetoprim/sulfametossazolo. In più, i chinoloni presi per via orale sono utili anche nelle donne con pielonefrite acuta non complicata; un’alternativa può essere la prescrizione di una singola dose di ceftriaxone o gentamicina seguita da trimetoprim/sulfametoxazolo, o per il trattamento della cefalosporina. In caso di ricovero in ospedale è anche possibile somministrare i farmaci per via parenterale.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da serratia

Che cos’è l’infezione da serratia?

La serratia è un batterio appartenente alle Enterobacteriaceae, una famiglia in cui si trovano batteri Gram-negativi, asporigeni e, aerobi/anaerobici opzionali. Questi batteri si trovano comunemente nel suolo, nelle acque superficiali e reflue, nelle piante, negli insetti, negli animali e nell’uomo. Contrariamente a molti altri batteri della famiglia delle Enterobacteriaceae, sono abbastanza comuni nell’ambiente, ma non si trovano comunemente nella composizione della flora fecale umana. Le infezioni da Serratia più frequenti riguardano la specie Serratia marcescens. Le infezioni provocate da altre specie (Serratia plymuthica, Serratia liquefaciens, Serratia rubidaea, Serratia odorifera e Serratia fonticola) sono più rare.  

Come si contrae l’infezione da serratia?

Il principale pericolo di contrarre la serratia è rappresentato dal ricovero ospedaliero, nonché il posizionamento di cateteri per via endovenosa, intraperitoneale e urinaria e l’inserimento di apparecchiature mediche per facilitare le funzioni respiratorie. Altri fattori di rischio sono le trasfusioni endovenose e gli infusi contaminati.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati all’infezione da serratia?

Tra i sintomi che possono essere associati alle infezioni da serratia ci sono: febbre, brividi, shock settico, insufficienza respiratoria. Tra le malattie collegate a questo tipo di infezione sono invece incluse: infezioni del tratto urinario, infezioni del tratto respiratorio, meningite, infezioni intra-addominali, infezioni cutanee, osteomielite e artrite, endocardite, infezioni oculari, infezioni dei tessuti molli, otite, parotite.  

Come può essere curata un’infezione da serratia?

Generalmente il trattamento delle infezioni da serratia comprende una terapia antibiotica. Nelle persone con infezione da Serratia la prognosi varia notevolmente a seconda dello stato immunologico dei pazienti: nel caso di soggetti molto anziani, di soggetti immunologicamente depressi, di bambini e di persone che hanno sofferto più traumi (pazienti politraumatizzati) l’infezione è solitamente più grave e la prognosi riservata.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)

Che cosa sono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Lo stafilococco con resistenza intermedia alla vancomicina rappresenta un batterio Gram-positivo che appartiene al genere Staphylococcus ma che non viene efficacemente eliminato dalla vancomicina, un antibiotico usato per il trattamento delle infezioni da stafilococco aureo quando non risponde a principi attivi meno aggressivi. Per bloccare la crescita di un VISA, in particolare, è necessaria una quantità di vancomicina pari a 4-8 volte superiore alla quantità minima richiesta.  

Come si contraggono le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Queste infezioni stafilococciche sensibili alla vancomicina sono infezioni provocate dallo stafilococco aureo caratterizzate da una resistenza intermedia all’antibiotico vancomicina; esattamente da questa caratteristica deriva l’acronimo VISA, dall’inglese “Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus” (Vancomycin Intermediate Satphylococcus Aureus). Per contrarre questa infezione bisogna trovarsi a stretto contatto fisico con le persone infette, che possono trasmetterla tramite le loro mani o attraverso oggetti contaminati, come le apparecchiature mediche. Inoltre, è possibile entrare in contatto con i batteri anche attraverso superfici contaminate. Il microbo può contagiare il nuovo ospite entrando nel corpo attraverso la bocca, il naso o le aperture nella pelle (ad es. ferite).  

Sintomi e malattie associate alle le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

In molti casi, le infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina influenzano la pelle e i tessuti molli sottostanti, ma successivamente possono diffondersi ad altri organi causando problemi di questo tipo: batteriemia, endocardite e altri problemi cardiaci, meningite, osteomielite, artrite, polmonite, ascessi, cellulite. In base al caso, i sintomi dell’infezione possono includere: arrossamento, dolore e gonfiore della pelle e una sensazione di calore al tatto, febbre, brividi, debolezza, dolori muscolari, tosse, dolori al petto, difficoltà di respirazione, battito cardiaco rapido, sonnolenza, mal di testa, rigidità del collo, eruzione cutanea, problemi di vista, nausea, vomito.  

Come si possono curare le infezioni da stafilococco sensibili alla vancomicina (VISA)?

Il trattamento delle infezioni stafilococciche con resistenza intermedia alla vancomicina viene effettuato con antibiotici ed eventualmente con il drenaggio del materiale accumulato nell’area colpita dall’infezione. A volte (ad es. quando gli antibiotici non sono efficaci o se si è portatori di protesi metalliche) può essere necessario un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da stafilococco vancomicina-resistente (VRSA)

Che cosa sono le infezioni da stafilocco vancomicina-resistenti (VRSA)?

Lo stafilococco vancomicina-resistente è un ceppo del batterio Staphylococcus aureus resistente all’azione dell’antibiotico vancomicina, considerato per anni il farmaco di scelta per il trattamento delle infezioni causate da ceppi di stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA).  

Come vengono contratte le infezioni da stafilocco vancomicina-resistenti (VRSA)?

Le infezioni da stafilocco vancomicina-resistenti (VRSA) si trasmettono con facilità da persona a persona. Il rischio di infezione viene incrementato in caso di interventi chirurgici, ricoveri in ospedale, assunzione a lungo termine di alcuni antibiotici, utilizzo di cateteri o altri tubi, indebolimento del sistema immunitario e da una scarsa igiene delle mani.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati?

I sintomi e i segni delle infezioni da stafilococco vancomicina-resistenti variano in base alla loro localizzazione. Fra i possibili problemi sono inclusi:
  • arrossamento e riscaldamento della pelle attorno a una ferita
  • indolenzimento, gonfiore e fuoriuscita di materiale da una ferita
  • febbre, brividi e dolori
  • debolezza
  • tosse.
In presenza di questi sintomi è opportuno consultare il proprio medico. È invece consigliabile rivolgersi al pronto soccorso o chiamare un’ambulanza nel caso in cui si verifichino:
  • improvvisi problemi respiratori
  • battito cardiaco accelerato o dolore al petto
  • capogiri che rendono difficoltoso mantenere la posizione eretta
  • labbra o unghie delle mani cianotiche
 

Come può essere curata un’infezione da stafilocco vancomicina-resistente (VRSA)?

Per curare le infezioni da stafilococco vancomicina-resistenti è necessario ricorrere all’assunzione di antibiotici diversi dalla vancomicina in caso di infezioni da stafilococco vancomicina-resistenti. Per stabilire il trattamento più idoneo è possibile ricorrere a un esame del sangue con cui riuscire a identificare il batterio resistente alla vancomicina. Inoltre è possibile riconoscere che si tratta di un VRSA mediante analisi delle feci, delle urine o di materiale prelevato da una ferita. L’arma migliore per combattere questo problema è però la prevenzione, per cui  è consigliabile seguire alcune indicazioni quali:
  • lavarsi spesso le mani utilizzando acqua e sapone
  • mantenere pulite e coperte eventuali ferite
  • non condividere con altre persone oggetti personali come posate o spazzole
  • pulire bene le superfici, utilizzando detergenti contenenti battericidi
  • lavare la biancheria contaminata con acqua calda e sapone, utilizzando la lavatrice e, se possibile, un’asciugatrice che utilizzi temperature elevate.
 

Importante avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere è consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al pronto soccorso.

Influenza stagionale

Cos’è l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale può essere causata principalmente da due virus influenzali: il virus di tipo A e il virus di tipo B. Un altro virus, di tipo C, è meno patogeno. Nel caso dei virus di tipo A e di tipo B esistono diversi ceppi del microbo. Si sviluppano vaccini contro l’influenza stagionale in base alla previsione di quali ceppi circoleranno in una data stagione influenzale.  

Come si contrae l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale si contrae per via aerea attraverso il contatto con la saliva o le secrezioni respiratorie emesse nell’aria da individui infetti. Può anche essere contratta toccando superfici o oggetti contaminati dal virus e poi portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi.  

Quali sono i sintomi correlati all’influenza stagionale?

I sintomi dell’influenza stagionale possono comprendere: febbre, brividi, tosse, raffreddore, dolori muscolari e dolori articolari, mal di gola. Nel caso dei neonati possono verificarsi anche vomito e diarrea, mentre gli anziani possono sentirsi deboli e confusi.  

Quali sono le possibile complicazioni dell’influenza stagionale?

Le possibili complicazioni dell’influenza stagionale sono: polmonite, encefalite, meningite e convulsioni.  

Come si può curare l’influenza stagionale

Nella maggioranza dei casi, i soggetti affetti da influenza stagionale si ristabiliscono senza bisogno di particolari trattamenti clinici. Durante la malattia è consigliabile restare a casa, riposare, idratarsi e, se necessario, assumere antipiretici, antidolorifici o antinfiammatori per combattere la febbre e il dolore causati dall’infezione. Gli antibiotici, invece, sono necessari solo in caso di sovrainfezione batterica e devono essere assunti solo se prescritti da un medico. Tali farmaci non sono efficaci contro i virus e l’influenza non fa eccezione alla regola. Al contrario, un antivirale (amantadina, rimantidina o zanamavir) può essere efficace, anche se nella maggior parte dei casi non è necessario assumere questi farmaci per combattere l’influenza stagionale. Inoltre, va ricordato che ogni anno viene sviluppato un vaccino per proteggere dall’influenza stagionale e che è importante cercare di limitare la diffusione dei virus influenzali seguendo semplici regole igieniche:
  • lavarsi spesso le mani
  • coprire il naso e la bocca con un tovagliolo di carta quando si tossisce o si starnutisce
  • utilizzare fazzoletti di carta usa e getta
  • arieggiare i locali in cui si soggiorna.
 

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Ipotermia

Che cos’è l’ipotermia?

L’ipotermia è quella condizione in cui il corpo perde calore in tempi più rapidi di quanto riesca a produrne. Diventa una condizione clinica quando la temperatura scende sotto i 35° centigradi, temperatura al di sotto della quale l’organismo non è in grado di assicurare il corretto funzionamento di cuore, cervello e di altri organi fondamentali.  

Quali sintomi possono essere associati all’ipotermia?

In presenza di ipotermia il corpo registra vari sintomi come brividi, nausea, capogiri, senso di confusione, respirazione accelerata, affaticamento e aumento della frequenza cardiaca. Quando l’ipotermia diviene più grave a questi sintomi possono aggiungersi la diminuzione del battito cardiaco e la perdita progressiva di coscienza.  

Quali sono le cause dell’ipotermia?

In genere l’ipotermia viene provocata da un’esposizione a temperature particolarmente basse o dall’immersione in acque gelate. All’origine dell’ipotermia possono esserci anche alcune patologie, tra cui setticemia, morbo di Addison, shock settico e ustioni.  

Quali sono i rimedi contro l’ipotermia?

Il primo rimedio contro l’ipotermia è cercare di rialzare la temperatura corporea spostandosi in un ambiente caldo, bevendo liquidi caldi e non alcolici, spogliandosi di eventuali indumenti bagnati e coprendo la testa con una coperta lasciando scoperto il viso. Contrariamente a quello che si pensa, lo sfregamento e i massaggi non aiutano a scaldare un corpo in ipotermia. Da evitare e pericoloso, inoltre, può essere immergere il corpo in acqua calda.  

Ipotermia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di una situazione di ipotermia è necessario recarsi nel minor tempo possibile nel più vicino pronto soccorso.

Ipotermia o congelamento

L’ipotermia, o congelamento, rappresenta una condizione che coinvolge tutto il corpo umano e si manifesta quando la temperatura corporea è inferiore a 35°C di norma a seguito di un’esposizione prolungata al freddo. L’ipotermia è graduale e si considera severa quando il corpo scende al di sotto dei 30°C.  

Quali sono i sintomi associati all’ipotermia?

Inizialmente l’ipotermia si manifesta con pelle fredda, pallore, raffreddori, brividi, tachicardia e respirazione rapida; in seguito possono esserci sudorazione, la pelle grigia, formicolio e mal di giuntura, rigidità muscolare, bradicardia, stato confusionale, sonnolenza. Se la temperatura scende al di sotto dei 30°C la persona colpita può perdere i sensi e si potrebbe verificare un rallentamento delle funzioni vitali, fino all’arresto cardiaco.  

Che cosa fare in caso di ipotermia?

In caso di ipotermia, o congelamento si raccomanda di chiedere aiuto. Poi cercare di riscaldare la vittima, ma gradualmente. Se indossa abiti bagnati, questi vanno sostituiti con abiti asciutti. Quindi la persona deve essere avvolta in coperte. Se la vittima è sveglia, le possono essere oggerte bevande calde da bere, non alcolici.  

Che cosa non fare in caso di ipotermia?

In caso di ipotermia, o congelamento è importante osservare questi comportamenti:
  • non somministrarle alcolici
  • evitare di esporre la vittima a eccessivi sbalzi di temperatura
  • non massaggiare le estremità (mani e piedi).
 

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Mal di gola

Che cosa è il mal di gola?

Il mal di gola è un’irritazione alla gola che provoca dolore, in particolare quando si deglutisce.  

A quali altri sintomi si può accompagnare il mal di gola?

In base alla sua causa scatenante, al mal di gola si possono associare altri sintomi come starnuti, brividi, febbre, tosse, gonfiori dell’epiglottide.  

Quali sono le cause del mal di gola?

Solitamente il mal di gola viene provocato da infezioni virali o da una particolare secchezza dell’aria o anche da irritazioni per sostanze chimiche che sono distribuite nell’aria. Questa tipologia di disturbo può anche essere causato da alcune patologie, tra le quali si possono elencare: raffreddore, reflusso gastroesofageo, rosolia, scarlattina, tonsillite, toxoplasmosi, tracheite, tumore alla gola, allergie, ascessi, bronchite, difterite, faringite, fibrosi cistica, infezione da streptococco, influenza, laringite, mononucleosi, morbillo, otite, pertosse, poliomielite, tumore alla laringe, tumore alla lingua, varicella.  

Quali sono i rimedi contro il mal di gola?

Qualora abbia origine virale, il mal di gola tende a risolversi in una settimana circa e può essere contenuto anche tramite rimedi naturali come caramelle alle erbe e tisane. Qualora sia causato da infezioni batteriche sarà necessario assumere degli antibiotici, ovviamente dietro prescrizione medica.  

Mal di gola, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il problema si accompagni a difficoltà respiratorie (dispnea), a difficoltà ad aprire la bocca e a deglutire per un intervallo temporale superiore a una settimana; con tonsille grosse o con placche, presenza di sangue nella saliva o nel catarro, sfoghi cutanei, mal d’orecchi (otalgia), ingrossamento dei linfonodi del collo sarà consigliabile rivolgersi al proprio medico.  

Area medica di riferimento per il mal di gola

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica cui fare riferimento per il mal di gola è l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria.

Manganese

Che cos’è il manganese?

Il manganese , il cui simbolo chimico è Mn, è un minerale presente in quantità molto piccole nell’organismo. Il massimo totale è di circa 20 mg, concentrato principalmente nei reni, nel pancreas, nel fegato e nelle ossa.  

A cosa serve il manganese?

Il manganese, in particolare, è parte di un enzima che ha attività antiossidante che neutralizza i radicali liberi che possono essere dannosi per la salute. Apparentemente è importante anche per il funzionamento del cervello e del sistema nervoso in generale, per il metabolismo del colesterolo, dei carboidrati e delle proteine e sembra essere coinvolto nella formazione delle ossa.  

In quali alimenti è contenuto il manganese?

Le migliori fonti di manganese sono le verdure a foglia verde, riso integrale, cocco, mandorle e nocciole. Una buona quantità di questo sale minerale è presente inoltre in lamponi, fragole e more, ananas e frutti tropicali, banane, fichi e kiwi, uva, frutta secca, barbabietola, crescione, avena e cereali integrali, lattuga, spinaci, porri e carote, senape indiana, menta, aglio, spicchi, curcuma e tofu.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di manganese?

Non è raccomandata l’assunzione giornaliera di manganese, ma si ritiene che un’assunzione adeguata sia 3 mg nei bambini fino a 6 mesi di età, 6 mg da sette mesi all’anno, 1,2 mg da 1 a tre anni, 1,5 mg da 4 a 8 anni. Per gli uomini, 1,9 mg da 9 a 13 anni e 2,2 mg da 14 a 18 anni; per le donne, 1,6 mg da 9 a 18 anni. Dai 19 anni di età: 2,3 mg; negli uomini e 1,8 mg nelle donne.  

Quali sono le conseguenze della carenza di manganese?

La carenza di manganese è rara, ma può portare, se grave, a infertilità femminile, danni al pancreas, problemi cardiaci e osteoporosi. Sintomi che possono causare includono alta pressione sanguigna, contrazioni muscolari, malformazioni ossee, colesterolo alto, problemi alla vista e all’udito, grave perdita di memoria, brividi e tremori.  

Quali sono le conseguenze dell’eccesso di manganese?

Una dose eccessiva di manganese può portare a sintomi simili a quelli del Parkinson. Anche nelle persone con disturbi epatici, un eccesso di questo minerale può causare problemi psichiatrici, tremori e spasmi.  

È vero che il manganese aiuta a prevenire l’osteoporosi?

La presenza di manganese è importante per la crescita ossea, ma nessuno studio ha dimostrato l’efficacia dell’integrazione di manganese nella prevenzione dell’osteoporosi. La scelta migliore per proteggere la salute delle ossa è quella di seguire una dieta sana ed equilibrata.

Pustole

Che cosa sono le pustole?

Le pustole sono rigonfiamenti di piccole dimensioni dovuti alla presenza di pus che si formano in corrispondenza di ghiandole sudoripare o di follicoli piliferi. Possono indicare la presenza di un’infezione, visto che il pus viene prodotto dalla rottura delle cellule che si trovano a fronteggiare, appunto, un’infezione. L’occlusione dei pori impedisce la dispersione del pus e dei batteri per cui questi, accumulandosi, provocano la formazione della pustola. Queste si formano soprattutto nei punti in cui si concentra abbondante sudorazione, soprattutto su volto, schiena, spalle, sterno, inguine o ascelle.  

Quali altri sintomi possono essere associati alle pustole?

Alle pustole possono accompagnarsi altri sintomi come brividi, febbre, affaticamento, dolori diffusi in tutto il corpo, gonfiori, arrossamenti e mal di testa.  

Quali sono le cause delle pustole?

Tra le cause delle pustole ci sono: acne, dermatofitosi, folicolite, blefarite, orzaiolo, rosacea, psoriasi, varicella, scabbia e herpes labiale.  

Quali sono i rimedi contro le pustole?

In genere le pustole scompaiono da sole, basta aspettare che secchino senza schiacciarle o trattarle con prodotti a base grassa. Per la loro guarigione possono essere utilizzati prodotti a base di zolfo o acido salicilico, in base alle indicazioni del medico. Sono da evitare le soluzioni fai-da-te, con le quali si rischia di peggiorare la situazione, soprattutto in caso di pelle sensibile. Nei casi più gravi le pustole possono essere trattate con antibiotici o con una terapia con il laser.  

Pustole, quando rivolgersi al proprio medico?

È necessario sottoporre all’attenzione del proprio medico le pustole quando sono persistenti e ricorrenti, perdono liquido o sono dolorose, quando ricoprono abbondantemente alcune specifiche parti del corpo come il viso. La visita dal medico deve essere urgente se le pustole si accompagnano a febbre alta, nausea, vomito, difficoltà respiratorie e gonfiore della parte di pelle interessata.  

Area medica di riferimento per le pustole

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per le pustole è il Servizio di Dermatologia.

Scottatura solare

Che cos’è una scottatura solare?

La scottatura solare è un problema che riguarda la pelle che è provocato da un’esposizione diretta e prolungata ai raggi del sole. Restare al sole per molto tempo o durante le ore più calde può essere piuttosto pericoloso: oggi sono ben conosciuti in effetti i danni provocati dai raggi ultravioletti sull’epidermide nel breve e nel lungo periodo. La scottatura solare si può distinguere in due livelli: l’eritema e l’ustione.  

Quali sono i sintomi associati alla scottature solari?

Un’esposizione al sole troppo prolungata può dare origine all’eritema solare, in particolar modo nelle persone dalla carnagione chiara. L’eritema è caratterizzato dai seguenti sintomi:
  • pelle arrossata e calda
  • sensazione di bruciore
  • leggero dolore nelle aree arrossate.
Il grado seguente è rappresentato dall’ustione che in genere affligge chi si espone al sole nonostante abbia già un eritema. I sintomi assomigliano molto a quelli dell’eritema solare ma sono più acuti:
  • pelle che assume una colorazione rosso-violacea
  • leggero gonfiore dell’epidermide arrossata
  • dolore (anche intenso) nelle aree interessate
  • a volte febbre e brividi
  • e aree ustionate presentano bolle molli e piene di liquido.
 

Che cosa bisogna fare in caso di scottature solari?

In presenza di eritema si raccomanda di fare una doccia con acqua fresca in modo da pulire l’epidermide e applicare in seguito un prodotto specifico contro le scottature solari (non fidatevi dei rimedi casalinghi). Se trascorsa una mezza giornata non si notano miglioramenti o si sente ancora dolore si raccomanda di utilizzare un prodotto ad hoc, in genere a base di corticosteroidi, rispettando in modo scrupoloso le indicazioni d’uso riportate al suo interno. Se invece si ha che fare con una ustione, nel momento in cui le bolle si rompono, si raccomanda di non cercare di togliere la pelle ma di lavare l’area interessata con un detergente fluido delicato a base di avena colloidale (cha ha un effetto lenitivo) e detergere con un telo di tessuto morbido. È anche buona norma applicare due volte al giorno una crema specifica in genere a base di cortisone con antibiotico.  

Che cosa non bisogna fare in caso di scottature?

In presenza di eritema solare non si deve stare al sole (neppure se si rimane sotto all’ombrellone) per almeno un paio di giorni, o fino a che la condizione non sia rientrata nella norma. In presenza di ustione, le bolle non devono mai essere rotte o perforate, per evitare possibili infezioni a carico della pelle sottostante che è alquanto delicata. Si può ritornare a esporsi al sole, utilizzando un’idonea protezione solare, dal momento in cui le bolle sono scomparse del tutto e non è più presente la pelle che le ricopriva.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Sudorazione fredda (sudare freddo)

Che cos’è la sudorazione fredda?

La sudorazione fredda si presenta quando il soggetto avverte la pelle divenire improvvisamente fredda e umida, solitamente provando anche tremori e brividi. Si tratta di un sintomo che colpisce generalmente mani, piedi, ascelle e schiena. Può anche essere un segnale di diverse condizioni e patologie, in alcuni casi associate anche a eventi potenzialmente fatali – come l’infarto – che per questo motivo necessitano di un ricorso urgente a cure mediche. Si tratta di un sintomo collegato anche a un malessere intestinale come occlusione, dissenteria o indigestione.  

Quali malattie si possono associare a sudorazione fredda?

Tra le principali patologie che possono essere associate alla sudorazione fredda ci sono: menopausa, mononucleosi, sindrome da shock tossico, shock settico/sepsi, tubercolosi, ustioni, AIDS, anemia falciforme, ansia, attacchi di panico, disturbo d’ansia generalizzato, indigestione, infarto miocardico, ipoglicemia, ipotensione (bassa pressione sanguigna).  

Quali sono i rimedi contro sudorazione fredda?

I rimedi per la sudorazione fredda variano sulla scorta del fatto che il disturbo sia legato a condizioni transitorie o acute e persistenti. Nel primo caso – ad esempio, se è causata da stress o ansia – potrebbe essere sufficiente riposare, rilassarsi e bere un bicchiere d’acqua. Qualora al soggetto manchi improvvisamente aria, andrebbe aiutato a stendersi e bisognerebbe evitare la presenza di troppe persone attorno. In tutti gli altri casi non transitori è consigliabile allertare subito i soccorsi sanitari.  

Sudorazione fredda, quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora la sudorazione fredda si presenti con una mancanza di respiro improvvisa e non si attenui dopo poco, o sia associato a svenimento, febbre alta, gonfiore del viso, della lingua o della bocca, difficoltà a deglutire, dolore al petto, addominale o al braccio (angina), confusione mentale, colorito pallido, debolezza è necessario chiedere l’immediato intervento del soccorso medico.