Aerofagia

Che cosa è l’aerofagia?

L’aerofagia un gonfiore o di una tensione addominale che vengono determinate da un accumulo di aria all’interno dell’apparato digerente.  

Quali sono le cause dell’aerofagia?

L’aerofagia può essere causata dalla frequente assunzione di grandi quantità d’aria, anche tramite alimenti o bevande che ne contengano quantità consistenti. Può anche essere determinata da patologie tra cui ci possono essere: pancreatite, tumore dell’ovaio, ernia iatale, gastrite, sindrome dell’intestino irritabile, e ulcera peptica.  

Quali sono i rimedi contro l’aerofagia?

Nel caso in cui il problema abbia carattere cronico – si presenti cioè con una cadenza stabile – si consiglia di evitare il consumo di bevande gassose e di consumare i pasti con la dovuta lentezza. In alcuni casi può essere disposta dal medico una cura farmacologica che abbia come fine quello di prevenire il formarsi di gas all’interno dell’intestino. Qualora l’aerofagia si presenti con sintomi acuti e particolarmente intensi, il medico potrà prevedere l’assunzione di sedativi, tramite i quali ridurre l’ingestione di aria, o disporre l’impiego di un sondino naso-gastrico.  

Aerofagia, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di aerofagia il consiglio del medico può risultare sempre di grande utilità. L’intervento di un medico specialista deve sempre essere preso in debita considerazione per gli individui con disabilità mentale che accusano episodi gravi di aerofagia, tali da causare anche difficoltà di natura respiratoria.  

Area medica di riferimento per l’aerofagia

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento perl’aerofagia è il Servizio di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Fegato

Che cos’è il fegato?

Il fegato è una ghiandola – la più grande del corpo umano – fondamentale per il metabolismo. È collegata all’apparato digerente e svolge molteplici funzioni non solo utili alla digestione, ma anche alla difesa dell’organismo e all’eliminazione delle sostanze tossiche. Un buono stato di salute del fegato è indispensabile al mantenimento di buone condizioni dell’intero l’organismo.  

Com’è fatto il fegato?

Il fegato è una ghiandola di grandi dimensioni, connessa all’apparato digerente e costituita da quattro lobi. Si trova a destra, nella parte più alta della cavità addominale ed è posizionato sotto il diaframma e vicino al colon trasverso e allo stomaco. Ha una forma ovoidale, un peso di circa 1-1,5 Kg. e una lunghezza di  24-28 cm. circa che ne fanno la ghiandola più grande del corpo umano. È irrorato dal sangue che viene trasportato dall’arteria epatica, il principale vaso arterioso del fegato. Si sviluppa nella fase embrionale a partire dall’intestino medio e nel feto – nei primissimi mesi – è il principale produttore di globuli rossi. Gli epatociti sono  delle cellule epatiche che svolgono quasi tutte le funzioni dell’organo legate alla sua attività metabolica. Rappresentano le principali strutture del fegato – sia per funzione sia per numero – raggiungendo l’80% del suo volume complessivo. Vi sono poi le cellule stellate o di Ito, che svolgono una speciale funzione: supportano la sua straordinaria capacità di rigenerarsi, ad esempio dopo lesioni o interventi chirurgici, producendo grazie alla vitamina A, reticolina e collagene, “mattoni” che consentono di ricostituire le aree del tessuto danneggiate. È una ghiandola e fa quindi parte del sistema endocrino, quello cioè  che sovrintende alla produzione degli ormoni, sostanze essenziali a molteplici funzioni. Nello specifico, il fegato produce la bile, che è essenziale alla digestione dei grassi. Nell’organo c’è anche il più importante deposito di glicogeno, che rappresenta il 6-7% circa del peso totale del fegato. È un organo molto vulnerabile: abuso di alcol, fumo, farmaci, infezioni virali, eccesso di grassi nell’alimentazione possono provocare danni e disfunzioni. La cirrosi epatica è l’effetto di un’infiammazione cronica che distrugge gli epatociti e causa cicatrici che riducono – in modo anche irreversibile – la funzionalità dell’organo. L’accumulo di trigliceridi porta alla steatosi epatica, definita anche fegato grasso. L’epatite è, invece, l’infiammazione acuta o cronica causata da numerosi virus (HCV, HDV, HEV, HAV, HBV, HGV) tra i quali i tipi di epatite B e di epatite C sono i più frequenti e si trasmettono a mezzo del sangue e del siero (trasfusioni, uso di siringhe infette) e di rapporti sessuali non protetti. Altre minacce dirette per tale organo sono il cancro e le malattie autoimmuni. Molte terapie antivirali stanno dimostrando la loro efficacia nel trattare le infezioni, ma sfortunatamente non esiste attualmente nessun rimedio medico quando il fegato sia danneggiato gravemente. Perciò uno stile di vita equilibrato – che comprenda al suo interno una dieta povera di grassi e ricca di frutta e verdura, movimento e l’eliminazione sia di alcol che fumo – rappresenta la migliore prevenzione contro le malattie del fegato.  

A che cosa serve il fegato?

Il fegato volge fondamentali funzioni metaboliche: produce la bile e supporta la trasformazione degli alimenti assorbiti, in particolare tramite l’emulsione dei grassi e la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi. L’organo ha anche un rilevante ruolo nella gestione e nell’immagazzinamento degli zuccheri nonché nel metabolismo delle proteine e nella riduzione dei loro scarti tossici. Le sue cellule, chiamate cellule epatiche (o epatociti), sono una vera e propria “centrale chimica” per lo smaltimento di trigliceridi, grassi e colesterolo, a cui provvede una specifica struttura cellulare, il reticolo endoplasmatico liscio, sviluppato in particolar modo proprio negli epatociti. Il fegato produce la bile, un liquido vischioso di colore giallo scuro, prevalentemente costituito da acqua e acidi biliari che consente la digestione dei grassi e delle vitamine A, D, E, K che si sciolgono nei grassi (vitamine liposolubili). La bile prodotta dal fegato transita in parte direttamente nel duodeno e in parte nella cistifellea, che la conserva immagazzinata sino al momento in cui i grassi arrivano dallo stomaco all’intestino. A quel punto viene riversata all’interno del duodeno al fine di provvedere alla sintesi dei grassi. L’ittero è la condizione in cui – per l’eventuale presenza di calcoli – i sali biliari permangono nel fegato. Il sintomo più evidente è l’innaturale colorazione giallastra dell’epidermide. Al suo interno vengono anche immagazzinati glicogeno, ferro, rame e vitamina B12. Il glicogeno immagazzinato nel fegato viene trasformato in maniera utile, quando l’organismo lo richieda, in glucosio plasmatico. Il fegato svolge, pertanto, anche un ruolo nella modulazione del livello di zuccheri nel sangue (glicemia). Ha un ruolo altresì nella conservazione degli equilibri metabolici dell’organismo, tramite la demolizione dell’insulina e altre trasformazioni a scopi energetici delle proteine. Esso è anche fonte dei fattori di coagulazione che permettono al sangue di rimanere fluido ed evitare la formazione di aggregazioni che ostacolano la circolazione. Il fegato è un vero e proprio “filtro” anti-tossine e una postazione fondamentale per l’intero sistema immunitario: le sue cellule possiedono delle caratteristiche utili per la neutralizzazione delle sostanze tossiche e dei residui dei farmaci;  smaltisce inoltre i globuli rossi che sono danneggiati ed è sede di cellule specializzate nel riconoscere di agenti patogeni. Si tratta delle cellule di Kupffer: sono così definiti i macrofagi del fegato che – oltre a funzionare da “depuratori” del sangue che arriva agli epatociti e a rimuovere le cellule del sangue invecchiate o danneggiate, supportando l’azione della milza – hanno un ruolo di “sentinelle”, stimolando il sistema immunitario ad intervenire in presenza di pericoli per l’organismo.

Infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Che cos’è l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

L’infezione da linfogranuloma venereo (LGV) è un’infezione sessualmente trasmissibile. Essa è causata da alcuni rari tipi di batteri del genere Chlamydia (in particolare tre dei 15 sierotipi della specie Chlamydia trachomatis). L’infezione da LGV è più aggressiva della comune infezione da Chlamydia. Nel passato era più probabile che si contraesse all’estero, in paesi dove la malattia è più diffusa come il Sud-Est asiatico, l’Africa, l’America centrale e meridionale e i Caraibi, ma di recente l’infezione si è diffusa anche in Europa e in Nord America.  

Come si contrae l’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)?

Il linfogranuloma venereo (LGV) costituisce un’infezione sessualmente trasmissibile. Si trasmette tramite rapporti sessuali non protetti e la sua trasmissione è facilitata in presenza di traumi alla pelle o alle mucose. Le persone più a rischio sono quelle che hanno rapporti sessuali con più partner e occasionali. A volte l’infezione può essere asintomatica. L’uso corretto del preservativo per il sesso orale, vaginale e anale può ridurre significativamente il rischio di trasmissione di questa malattia venerea infettiva.  

Sintomi e malattie associate all’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Le infezioni veneree da linfogranuloma sono inizialmente caratterizzate da una piccola e indolore erosione (nodulo o papula) a livello genitale, orale o anale. Dopo un periodo di incubazione di 5-21 giorni appaiono: febbre, brividi, mal di testa, dolori articolari e dolori muscolari, anoressia, gonfiore dei linfonodi regionali, disturbi dell’apparato digerente (diarrea, costipazione e dolori addominali) In uno stadio avanzato possono verificarsi: ingrossamento dei genitali (per ostruzione dei vasi linfatici) o ulcere nella zona genitale accompagnate da cicatrici. L’infezione venerea da linfogranuloma può arrivare a causare infezioni epatiche.  

Trattamento e cura dell’infezione da linfogranuloma venereo (LGV)

Per il trattamento dell’infezione da linfogranuloma venereo si usano antibiotici (tetracicline, cotrimossazolo). In genere sono necessarie tre settimane di trattamento per eliminare completamente l’infezione. In alcuni casi, i linfonodi ingrossati devono essere drenati con aghi. L’intervento chirurgico può essere necessario in uno stadio avanzato della malattia: se la malattia viene trascurata, in uno stadio avanzato possono comparire ulcere genitali accompagnate da cicatrici, che possono portare, nel tempo, a gonfiore cronico dei genitali e a restringimento dell’ano. Dal momento che altre malattie sessualmente trasmissibili (come l’HIV, ma anche l’epatite C) coesistono spesso con il linfogranuloma venereo, è una buona idea fare un check-up per comprendere appieno il proprio stato di salute.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Intestino crasso

Che cos’è l’intestino crasso?

L’intestino crasso è la parte finale dell’intestino e, più in generale, dell’apparato digerente. Si estende a partire dalla valvola ileo-cecale (o valvola di Bauhin, dal cognome del medico svizzero che – nel corso del XVI secolo – la descrisse) all’orifizio anale. È costituito da tre segmenti:
  • l’intestino cieco, porzione che origina e si sviluppa in modo laterale e a fondo cieco
  • il colon, che è la continuazione dell’intestino tenue
  • il retto o intestino retto, che rappresenta l’ultimo tratto dell’intestino, quello che sbocca  all’esterno, mediante l’orifizio anale.
La sua funzione è quella di terminare il processo digestivo tramite assorbimento, fermentazione ed evacuazione dei cibi ingeriti.  

Com’è fatto l’intestino crasso?

Estensibile e lungo nel complesso 1,5 metri circa, l’intestino crasso è disposto in modo da circondare l’intestino tenue rispetto a cui presenta una lunghezza minore (1,5 metri contro i circa 7 metri del tenue), una maggiore fissità e un maggior calibro. Quanto al calibro, l’intestino crasso configura inizialmente una circonferenza di 28 cm che poi si riduce gradualmente a 14 per aumentare di nuovo a 17-19 cm. a livello della prima porzione del retto (l’ampolla rettale). Il calibro si restringe poi nell’ultima parte del retto (il canale anale) ovvero la parte del retto che comunica con l’esterno e consente l’evacuazione.  

A che cosa serve l’intestino crasso?

Se, in generale, la funzione di tutto l’intestino è quella di condurre a termine la digestione che è iniziata nella bocca (grazie alla combinata azione della masticazione e della saliva) e proseguita quindi a livello dello stomaco (tramite l’azione dei succhi gastrici), le funzioni principali dell’intestino crasso sono quelle di:
  • assorbire elettroliti e acqua
  • consentire l’accumulo degli scarti alimentari non digeribili
  • provvedere alla loro decomposizione e alla loro evacuazione.
Oltre a permettere la conclusione del processo digestivo, esso provvede anche all’assorbimento di specifiche sostanze (come cloro e sodio) e di alcune vitamine che sono prodotte dalla flora batterica locale (in particolare la vitamina K).

Ipotensione

Che cos’è l’ipotensione?

L’ipotensione è una condizione in cui la pressione del sangue è molto bassa. Esistono varie tipologie di ipotensione:
  • ortostatica, che si manifesta quando ci si alza in piedi da seduti e che può dipendere dall’uso di alcuni farmaci come ad esempio gli antidepressivi
  • postprandiale, che si presenta dopo i pasti, quando una buona parte del sangue viene convogliata sull’apparato digerente. Può associarsi all’uso di farmaci o alla presenza di patologie legate al sistema nervoso autonomo, come ad esempio la malattia di Parkinson
  • neuromediata, che riguarda soprattutto i giovani ed è dovuta a un’alterazione dei meccanismi di comunicazione tra il cervello e il cuore.
 

Quali sono le cause dell’ipotensione?

L’ipotensione può avere varie cause, tra cui: malattie cardiache o endocrine, disidratazione, emorragie, patologie legate alla gravidanza o alla carenza di vitamina B9 o di vitamina B12. Può essere causata inoltre da varie patologie, come: embolia polmonare, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, acidosi metabolica, occlusione intestinale, gastroenterite o anemia.  

Quali sono i rimedi contro l’ipotensione?

Quando l’ipotensione è leggera e non è collegata ad altri sintomi può non essere trattata, può bastare intervenire sul proprio stile di vita adottando un’alimentazione sana, bevendo più acqua, aumentando leggermente il consumo del sale, riducendo quello degli alcolici e utilizzando calze elastiche. In ogni caso è bene individuarne la causa e verificare che non si tratti di una patologia, nel qual caso diventa necessario intervenire su questa. In alcuni casi si dovranno ridurre le dosi assunte di uno specifico farmaco, in altri casi sarà al contrario necessario intraprendere una nuova terapia farmacologica.  

Ipotensione, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di ipotensione bisogna sempre rivolgersi per un consiglio al proprio medico che, valutata la situazione, provvederà a disporre gli esami e le visite idonee a stabilire se alla base del disturbo ci sono o meno problemi di salute.  

Area medica di riferimento per l’ipotensione

In Humanitas Castelli Bergamo l’area medica di riferimento per l’ipotensione è il Servizio di Cardiologia.

Muscoli involontari

Che cosa sono i muscoli involontari?

I muscoli involontari sono chiamati anche muscoli lisci o muscoli bianchi e vengono attivati dal sistema nervoso autonomo. Sono coinvolti nei movimenti che non sono dettati da attività nervose volontarie.  

Come sono strutturati e dove sono presenti i muscoli involontari?

La struttura dei muscoli involontari è uniforme, priva delle striature tipiche dei muscoli volontari. Questi muscoli sono posizionati nelle pareti dell’apparato digerente, in quelle dei vasi sanguigni, dell’utero, della vescica e dei bronchi. Pur avendo una struttura costituita da fibre striate anche il muscolo cardiaco ha una funzionalità assimilabile a quella dei muscoli volontari.  

Qual è il funzionamento dei muscoli involontari?

I muscoli involontari sono attivati da stimoli che vengono trasmessi da alcuni mediatori specifici, come la norepinefrina e l’acetilcolina, che sono liberati dalle fibre nervose motrici appartenenti al sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Oltra a dare vita alla contrazione involontaria dei muscoli, questi mediatori chimici ne modulano anche l’attività.  

Qual è la funzione dei muscoli involontari?

I muscoli involontari svolgono la funzione di provocare un cambiamento nella forma o nel diametro interno degli organi che circondano al fine di favorire il passaggio o l’espulsione del loro contenuto, che può essere sangue, aria, alimenti digeriti, urina, ecc.

Olio di oliva

L’olio di oliva è un condimento grasso che viene ottenuto dalla spremitura delle olive, ovvero i frutti della pianta Olea europeae, molto diffusa nell’area mediterranea e quindi anche in Italia, soprattutto nel sud.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’olio di oliva?

100 grammi di olio di oliva offrono un apporto di circa 900 calorie, tutte sotto forma di lipidi. Nella stessa quantità sono presenti: Questo tipo di olio è inoltre fonte di polifenoli.  

Quando non bisogna mangiare olio di oliva?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di olio di oliva e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dell’olio di oliva?

L’olio di oliva ha un alto potere antiossidante e viene considerato molto utile per aiutare a combattere i problemi cardiovascolari dal momento che è in grado di influenzare i livelli di lipidi nel sangue, l’ossidazione delle LDL, l’infiammazione, la coagulazione, la capacità antiossidante del plasma, la risposta a insulina e glucosio. Sembra che questo olio sia in grado di aiutare a prevenire alcune forme di cancro, soprattutto quelle che riguardano l’apparato digerente. Sembrerebbe inoltre svolgere una funzione antibatterica, essere utile contro l’artrite reumatoide, avere un buon potere lassativo e svolgere un’azione emolliente ed efficace sulla pelle in caso di dermatite.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi alle indicazioni del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Sanguinamento facile (emofilia)

Che cos’è il sanguinamento facile (emofilia)?

Il sanguinamento facile, cioè la perdita facile e frequente di piccole quantità di sangue senza una lesione o un trauma può essere provocata da diverse patologie e condizioni: difetti della coagulazione, leucemia, fragilità dei capillari, impiego di farmaci anticoagulanti. Il sanguinamento spontaneo può verificarsi in qualsiasi parte del corpo, ma è più frequente dal naso, dalla bocca e dall’apparato digerente. Le persone che soffrono di emofilia hanno perdite ematiche localizzate nelle articolazioni o a livello muscolare. Talvolta il sintomo è associato a piccoli puntini rossi o violacei, detti anche petecchie e a lividi (ecchimosi).  

Quali malattie si possono associare a sanguinamento facile?

Tra le principali patologie collegate al sanguinamento facile ci sono: leptospirosi, leucemia, malattia di Von Willebrand, mieloma multiplo, morbo di Cushing, scorbuto, shock settico, sindrome di Marfan, sindrome emolitico-uremica, trombocitopenia, anemia plastica, carenza di vitamina K, cirrosi epatica, difetti della coagulazione, ebola, emofilia, Hiv, insufficienza renale, leishmaniosi. Questo non è un elenco esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro sanguinamento facile?

I rimedi per questo il sanguinamento facile differiscono molto in base alla causa. La cura è di solito mirata alla patologia di cui il sanguinamento frequente è un sintomo e si basa su apposite terapie.  

In presenza di sanguinamento facile quando rivolgersi al proprio medico?

Per valutare l’esigenza di ricorrere a tempestive cure mediche bisogna conoscere l’evoluzione del sanguinamento facile. Qualora il sintomo sia associato a svenimento, vertigini, sudorazione, debolezza, nausea o sete eccessiva è necessario ricorrere alle cure d’emergenza del Pronto Soccorso. É ugualmente necessario consultare celermente un medico qualora il problema si manifesti durante la gravidanza.

Singhiozzo

Che cos’è il singhiozzo?

Il singhiozzo è un movimento incontrollato del diaframma – muscolo posto alla base dei polmoni – che provoca una chiusura improvvisa delle corde vocali con conseguente riproduzione del suono tipico del singhiozzo. Nello specifico, si tratta della chiusura, alla fine di ogni contrazione, della glottide che è la valvola che divide l’apparato digerente da quello respiratorio.  

Quali sono le cause del singhiozzo?

Le cause del singhiozzo possono essere tante e molto differenti fra di loro:
  • stato di stress emotivo o eccitazione
  • ingestione di aria
  • pasti troppo abbondanti
  • consumo abbondante di bevande alcoliche o gassate
  • ingestione di cibi speziati o bollenti
  • cambiamento improvviso di temperatura.
Alla base del singhiozzo possono esserci anche varie malattie, tra le quali ci possono essere: diabete, encefalite, sclerosi multipla, tumori del collo, ictus, insufficienza renale, laringite, meningite, reflusso gastroesofageo. Qualora duri per più di due giorni consecutivi – soprattutto per gli uomini – alla sua base si possono avere: assunzione di certi farmaci (come anestetici, tranquillanti o barbiturici), traumi cranici, infezioni al sistema nervoso centrale e malattie metaboliche.  

Quali sono i rimedi contro il singhiozzo?

Di solito il singhiozzo si risolve da sé. Per le forme lievi esistono alcuni metodi per farlo cessare, come bere, fare dei gargarismi o trattenere il respiro. Per le forme più lunghe e invasive il medico potrà prescrivere l’assunzione di medicinali o, nei casi estremi, consigliare l’iniezione di anestetici o stimolazione del nervo vago, ma anche agopuntura sino alle sedute di ipnosi.  

Singhiozzo, quando rivolgersi al proprio medico?

Una situazione contraddistinta da singhiozzo deve essere segnalata al proprio curante qualora non si esaurisca entro due giorni o quando comunque interferisca sul sonno, sulla respirazione e sull’alimentazione.