Ascite

Che cos’è l’ascite?

L’ascite è un accumulo di liquido nell’addome. A causare la sua formazione possono essere diverse condizioni, dalle malattie epatiche all’insufficienza renale, passando per forme tumorali e anche insufficienza cardiaca.  

Quali malattie si possono associare all’ascite?

Tra le patologie che possono essere associate all’ascite ci sono: insufficienza cardiaca, tumore al fegato, tumore al pancreas, amiloidosi, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, dengue. Questo non è un elenco esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro l’ascite?

Il rimedio più adatto all’ascite dipende dalla causa che ne sta alla base. A volte è necessario agire sull’alimentazione, riducendo in particolare l’apporto quotidiano di sale nella dieta. In altri casi può essere indispensabile assumere dei diuretici per eliminare il liquido in eccesso. Potrebbe rivelarsi necessario intervenire aspirandoli e, nelle situazioni più complesse, potrebbe doversi ricorrere a un intervento chirurgico o a un trapianto di fegato.  

Con ascite quando rivolgersi al proprio medico?

Solo un medico, indagandone le cause, può stabilire il trattamento più adatto per far fronte a una condizione caratterizzata da ascite. Per questo chi ne soffre deve sottoporsi a controlli regolari, rivolgendosi al proprio medico curante nel caso in cui le sue dimensioni aumentino e se la situazione si aggravi con sintomi come fiato corto o fastidio a livello addominale.

Dolore a un fianco

Che cosa si intende con dolore a un fianco?

Con dolore al fianco si fa riferimento a una sensazione dolorosa che viene percepita a livello del lato destro o sinistro dell’addome, l’area del corpo compresa tra la fine del bacino e l’inizio della gabbia toracica.  

Quali sono le cause del dolore a un fianco?

Le cause all’origine del dolore a un fianco possono essere molte e diverse tra loro, come traumi subiti in quel distretto corporeo, problemi all’apparato urinario o disturbi a livello intestinale (tra cui ulcere, infezioni, tumori e stitichezza). A seconda della causa, il dolore a un fianco può essere percepito come sordo e continuo oppure manifestarsi tramite spasmi (contrazioni intermittenti e ripetute più o meno prolungate) con picchi di dolore acuto che si alternano a fasi di assenza di dolore.  

Quali malattie si possono associare al dolore a un fianco?

Tra le patologie associabili al dolore a un fianco ci sono le seguenti: endometriosi, epatite, ernia iatale, gastrite, gravidanza ectopica, infezioni renali, appendicite, calcoli biliari, calcoli renali, cistite ovarica, colite, diverticolite, infezioni urinarie, pielonefrite, pubalgia, tumore al colon-retto, tumore al fegato, tumore al pancreas, traumi, ulcera gastrica, intolleranze alimentari, intossicazioni alimentari, morbo di Crohn, occlusione intestinale, sindrome dell’intestino irritabile, stitichezza, pancreatite. Si ricorda che questo elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico, soprattutto se il disturbo persiste.  

Quali sono i rimedi contro il dolore a un fianco?

Poiché le patologie che risultano essere collegabili a un dolore al fianco sono tante e molto diverse tra loro, allo scopo di poter calmare il dolore è importante capire quale sia la causa e agire su di questa.  

Con il dolore a un fianco quando rivolgersi al proprio medico

In caso di trauma o nel caso in cui il dolore a un fianco sia accompagnato da altri sintomi quali brividi, febbre, sangue nelle urine, sangue o muco nelle feci è indicato rivolgersi alle cure di un medico. È consigliabile rivolgersi a uno specialista anche nel caso in cui sia già stata diagnosticata o si sia a rischio di una delle patologie associate (vedi elenco sopra).

Dolore in sede ombelicale

Che cosa si indica con dolore in sede ombelicale?

Il dolore in sede ombelicale è una sensazione di malessere circoscritta all’area interna all’addome posizionata dietro l’ombelico. Nella maggior parte dei casi la causa è da ricercarsi in disturbi connessi al sistema gastro-intestinale. Il dolore – che può essere sordo e continuo oppure a intermittenza – con picchi di dolore alternati a fasi di sua assenza, può essere accompagnato da vomito, eruttazioni, brontolii o flatulenza, oltre che da febbre e muco o sangue nelle feci.  

Quali malattie si possono associare al dolore in sede ombelicale?

Tra le patologie che possono essere associate al dolore in sede ombelicale, ci sono le seguenti: sindrome dell’intestino irritabile, trauma, ulcera duodenale, ulcera gastrica, appendicite, diverticolosi, diverticolite, ernia ombelicale, gastrite, gastrite virale, peritonite. Si ricorda come tale elenco non sia esaustivo e sia sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro il dolore in sede ombelicale?

Poiché le patologie che sono associabili al dolore in sede ombelicale sono molteplici, al fine di poter approntare un trattamento è importante capire quale sia l’origine del dolore e agire su questa.  

Con il dolore in sede ombelicale quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico in caso di trauma o nel caso in cui il dolore in sede ombelicale si accompagni ad altri sintomi come febbre e muco o sangue nelle feci, anche nel caso in cui sia già stata diagnosticata (o si sia a rischio di) una delle patologie sopra indicate.

Esofago

Che cos’è l’esofago?

L’esofago è la porzione del canale alimentare che dalla faringe arriva sino allo stomaco. A mezzo di questo organo di natura muscolo-mucosa, passa il bolo alimentare – ovvero il cibo masticato dai denti e in parte digerito dagli enzimi della saliva – che proviene dalla bocca ed è diretto allo stomaco. Il passaggio del bolo è agevolato dalla contrazione della componente muscolare presente nella parete esofagea.  

Com’è fatto l’esofago?

Dal punto di vista strutturale, l’esofago presenta (partendo dallo strato più esterno a quello più interno):
  • una tunica esterna di natura connettivale
  • una tunica muscolare formata da fasci striati per i due terzi superiori e lisci per quello inferiore
  • uno strato sottomucoso che contiene ghiandole mucose
  • una tunica mucosa
  • una tunica caratterizzata da papille che si insinuano all’interno dell’epitelio
  • uno strato di tessuto epiteliale pluristratificato.
Dal diametro di 2,5 cm. circa, l’esofago è lungo nel suo complesso circa 25 centimetri. Parte dal collo – all’altezza della sesta vertebra cervicale – per giungere, attraverso il torace, all’addome sino all’altezza dell’undicesima vertebra toracica, dove si trova la sua estremità inferiore. In tutta la sua lunghezza, è possibile distinguerne una porzione cervicale (lunga circa 4-5 cm., compresa tra la sesta vertebra cervicale e la seconda vertebra toracica), una porzione toracica (lunga circa 15 cm., che è in contatto prima con la parete dorsale della trachea, quindi col bronco e con l’atrio cardiaco sinistro), una porzione diaframmatica (lunga all’incirca 1-2 cm.) e una porzione addominale (che misura 3 cm. circa e che è compresa tra l’apertura esofagea del diaframma e il suo sbocco nello stomaco). Si caratterizza poi da quattro restringimenti che, a partire dall’alto, si distinguono in: restringimento cricoideo, aortico, bronchiale e diaframmatico. Al restringimento cricoideo corrisponde l’inizio dell’esofago (il restringimento deve il suo nome dalla cartilagine cricoidea, che è situata  a contatto con il primo anello della trachea, a forma di anello); il restringimento aortico e quello bronchiale sono in corrispondenza del rapporto dell’esofago con l’arco dell’aorta e con il bronco sinistro; il restringimento diaframmatico, infine, si trova all’altezza dell’orifizio esofageo del diaframma. Tra un restringimento e l’altro, esso tende a dilatarsi lievemente costituendo tre formazioni a forma di fuso chiamate – dall’alto verso il basso – fuso cricoaortico, fuso bronco­diaframmatico e imbuto precardiale. Essendo un organo piuttosto lungo, è posto nelle vicinanze di numerose strutture all’interno dell’organismo umano. La sua parte cervicale è in parte collegata alla trachea mediante fasci connettivali e tramite il muscolo tracheoesofageo, e in parte ricoperta dal lobo sinistro della tiroide. La parte toracica può essere suddivisa in due tratti: uno al di sopra e uno al di sotto dell’incrocio dell’esofago col bronco di sinistra. Una formazione muscolare simile al muscolo tracheoesofageo unisce il bronco sinistro con l’esofago nel punto in cui i due condotti si incrociano tra loro: si tratta del muscolo broncoesofageo. La parte diaframmatica dell’esofago corrisponde al tratto di questa porzione del tubo digerente che s’insinua nell’apertura esofagea del diaframma. La parte addominale dell’esofago è in rapporto con il fegato (anteriormente) e con l’aorta addominale (posteriormente). L’esofago può essere sede di numerose patologie. La più comune è il reflusso gastroesofageo, causato da un’insufficienza dello sfintere inferiore (cardias) che consente al contenuto acido dello stomaco di risalire nello stomaco, provocando il caratteristico bruciore.  

A cosa serve l’esofago?

La sua principale funzione è quella di permettere al bolo alimentare di transitare dalla bocca allo stomaco. Quando il bolo viene deglutito giunge al fondo della gola, da cui passa nell’esofago attraverso la bocca dell’esofago (uno sfintere che si apre in maniera apposita e rappresenta l’inizio dell’esofago). Il bolo prosegue poi il suo cammino verso lo stomaco tramite l’esofago; il suo passaggio nello stomaco dipende dall’apertura dello sfintere inferiore (cardias), che mette in comunicazione l’esofago con lo stomaco e ne rappresenta la porzione finale.