Tra i reparti di Humanitas Gavazzeni e prossimamente anche di Humanitas Castelli si aggirano persone che hanno scelto di essere protagoniste di una forma di volontariato del tutto originale. I loro strumenti sono i libri, la loro attività è la lettura, e non solo quella.

Si tratta dei “Tessitori di Voce”, uomini e donne che entrano nelle stanze degli ospedali e regalano un momento di spensieratezza, ma anche di riflessione, ai pazienti che si mostrano interessati ad ascoltarli.

Leggono racconti, sì, ma soprattutto creano importanti momenti di condivisione e relazione con i degenti costretti in ospedale per lunghi periodi e con i loro parenti.

In occasione della Giornata del libro 2019, in programma il 23 aprile, parliamo del progetto “Tessitori di Voce” – ideato nel 2012 da Carlo Presotto, direttore artistico della compagnia teatrale “La Piccionaia” in collaborazione con Fondazione Zoè di Vicenza e sostenuto da Fondazione Humanitas – con Claudio Breno, uno dei volontari-lettori.

Come va la vostra iniziativa? Riscuotete successo tra i pazienti?

«Sta andando bene. In Humanitas Gavazzeni siamo ormai presenti da più di un anno, ogni venerdì sabato e domenica. E abbiamo effettuato un paio di test in Humanitas Castelli che porteranno quasi sicuramente all’inizio di una nostra attività continuativa anche in quell’ospedale. I pazienti ci accolgono molto volentieri, quasi tutti. La nostra regola è quella di non imporci, leggiamo i nostri brani solo alle persone che mostrano di gradire la nostra presenza».

Come vengono scelti i brani che leggete?

«Teniamo conto di diverse caratteristiche. Anzitutto i brani devono avere una lunghezza abbastanza limitata, devono poter essere letti al massimo in 7-8 minuti. Poi scegliamo con cura l’argomento: visto che ci rivolgiamo a pazienti di ortopedia e cardiochirurgia, dobbiamo trasmettere contenuti positivi, in cui siano sottolineati valori importanti, e siano evitate le situazioni che possono generare tristezza e quelle con racconti troppo sanguinari».

Come si svolge l’incontro con i pazienti?

«Si entra nelle stanze di degenza a coppie, ci si presenta secondo linee guida indicate, si sottolinea che siamo volontari, che abbiamo la passione per i libri e che vorremmo proporre la lettura di un breve racconto per passare un po’ di tempo in maniera diversa. Siamo pronti a tutte le obiezioni, sempre con il sorriso. A volte si legge un brano e poi ci si ferma a discutere di quello, a volte non si legge ma si parla di altre cose, a volte si legge e non si parla di nulla. In ogni caso si tratta di un’esperienza estremamente positiva, soprattutto per il rapporto umano che si crea e le emozioni che nascono dall’incontro».

Ci sono generi letterari o autori che riscuotono più successo di altri?

«Personalmente riscontro sempre un grande successo per Marcovaldo di Italo Calvino. Bene vanno in genere anche pezzi di Stefano Benni, di Erri De Luca e di altri autori, forse meno noti ma che raccolgono la nostra stima. I brani li scegliamo anche in base alle persone che abbiamo di fronte. Se si tratta di giovani spesso leggiamo racconti che riguardano lo sport, con persone anziane leggiamo racconti più tranquilli, in cui si parla anche di epoche passate».

Voi siete presenti sia in Humanitas Gavazzeni sia in Humanitas Castelli?

«In Gavazzeni l’applicazione del progetto “Tessitori di Voce” è ormai consolidato e si ripete ormai senza tregua, ogni settimana. In Castelli abbiamo iniziato da poco, portando un’iniziativa pilota di lettura “capovolta”, Abbiamo organizzato, cioè, una lettura un po’ più lunga, invitando pazienti e parenti interessati nello spazio del giardino d’inverno del bar. È andata bene. Prossimamente, il 19 di maggio, sempre in Castelli organizzeremo una lettura a più voci con diverse tessitrici, tutte donne, che reciteranno brani tratti da “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca. È un altro test, poi a settembre valuteremo se “istituzionalizzare” il nostro intervento anche in Castelli, nelle stesse modalità che oggi seguiamo in Gavazzeni».

Siete alla ricerca di nuovi volontari?

«Ci sono persone che hanno mostrato interesse e vorrebbero fare parte di questa iniziativa. Parteciperanno al corso di formazione teatrale, che è fondamentale per rendere al meglio nella lettura e per porsi nel migliore dei modi nei confronti dei pazienti. Abbiamo un certo ricambio e siamo sempre alla ricerca di nuovi amici lettori, proprio perché siamo volontari e può capitare che gli impegni non consentano a tutti di partecipare agli incontri con continuità».