La tendinite è una malattia molto fastidiosa, un’infiammazione che colpisce i tendini, le strutture che permettono ai muscoli di ancorarsi alle strutture ossee.

Molte sono le estrinsecazioni di questa infiammazione e molti i nomi anche fantasiosi che le vengono attribuiti, da “gomito del tennista” a “ginocchio del saltatore” a sindrome del pianista”.

Come intervenire su una tendinite? I primi rimedi, e anche quelli più diffusi, sono quelli delle sedute di fisioterapia o dei trattamenti a base di onde d’urto. Si tratta di cure che riescono ad avere un certo impatto soprattutto nei casi in cui i tessuti che subiscono l’infiammazione sono imbevuti di calcare, cioè di depositi di calcio.

Non sempre però fisioterapia e onde d’urto sono sufficienti a far scomparire i disturbi ed è quindi necessario ricorrere ad altri due trattamenti soft, non chirurgici, a base di Prp e di acido ialuronico. In che cosa consistano ce lo spiega il dottor Vincenzo Madonna, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia di Humanitas Castelli Bergamo.

Che cos’è e come agisce il Prp?

«Prp sta per “plasma ricco di pastrine” (platelet-rich plasma) ed è un concentrato di fattori di crescita che hanno la capacità di rigenerare tessuti. Il procedimento è questo: preleviamo un po’ di sangue dal paziente, lo centrifughiamo fino a ottenere una pappa che viene in seguito iniettata nella zona in cui si avverte dolore. Si tratta dunque di un’infiltrazione locale eseguita per agevolare la guarigione, molto efficace quando ci si trovi di fronte a forme acute o croniche».

Quali sono le forme di tendinite in cui il Prp risulta essere più efficiente?

«Agisce soprattutto sulla tendinite laterale del gomito, quella che viene definita “gomito del tennista” e nella tendinopatia del rotuleo, il cosiddetto “ginocchio del saltatore”. La cura prevede due inoculazioni a distanza di 15 giorni l’una dall’altra, che sono in grado di annullare i disagi per almeno sei mesi, dopo di che il trattamento può essere ripetuto».

Che cos’è e come agisce, invece, l’acido ialuronico?

«Si tratta di uno dei componenti fondamentali dei nostri tessuti connettivi, e quindi anche di tendini e legamenti. Viene iniettato nei tessuti che circondano i tendini infiammati per tre volte, a distanza di 15 giorni l’una dall’altra e dimostra una certa efficacia – anche se minore e con durata minore rispetto al Prp – nella gestione del dolore. Va sottolineato che il Prp ha anche un’efficacia rigenerativa che l’acido ialuronico non ha».

È vero che contro queste infiammazioni sono efficienti anche le cellule staminali?

«Da diversi anni utilizziamo una parte del tessuto adiposo per curare le tendinopatie e anche l’artrosi quando è in una fase già avanzata. In questo tessuto sono contenute cellule staminali, oltre a una grande quantità di altre cellule rigenerative e di fattori di crescita. È un forte terapeutico il cui utilizzo non è ancora del tutto diffuso ma che promette bene per il futuro delle cure di queste patologie».

 

(ispirato dall’articolo “Due gocce di sangue spengono le tendiniti” a firma Edoardo Rosati, pubblicato sul settimanale “Gente”, n. 3 del 26 gennaio 2019)