“Opere e parole”, quando l’arte arriva al letto del paziente

Scritto il 28 Sep 2020

Sono 51 i nuovi dettagli in maxi formato di opere d’arte dell’Accademia Carrara che sono entrati nei reparti e nelle sale del Pronto Soccorso e della Terapia Intensiva di Humanitas Castelli e Humanitas Gavazzeni.

Rappresentano il risultato di “Opere in parole”, il progetto che è stato presentato venerdì 25 settembre 2020 in una conferenza stampa Zoom che ha visto la partecipazione dall’amministratore delegato di Humanitas Gavazzeni e Castelli, Giuseppe Fraizzoli, del responsabile operativo di Accademia Carrara, Gianpietro Bonaldi, del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e di diversi autori della cultura italiana.

“Opere in parole” è la continuazione naturale di “La cura e la bellezza”, il progetto che nel 2018 già aveva portato oltre 400 metri quadrati di arte – dal Rinascimento all’Ottocento – nelle sale d’attesa e nei corridoi dei due ospedali.

 

Le opere narrate da 11 celebri autori italiani

La novità portata da “Opere in parole” è che ora queste rappresentazioni non solo rivestono le pareti arrivando fino al letto del paziente, ma parlano attraverso racconti e podcast scritti e narrati da 11 celebri autori italiani, e precisamente da: Dora Albanese, Marco Baliani, Oliviero Bergamini, Marco Bianchi, Bruno Bozzetto, Lella Costa, Paolo Fresu, Enrico Iannello, Tony Laudadio, Michela Murgia e Andrea Renzi.

Ognuno di loro ha scelto, tra i tanti capolavori di Accademia Carrara riprodotti negli ospedali, i protagonisti o l’ambientazione per racconti inediti, interpretando con il proprio stile narrativo il mistero della bellezza e il valore della cura. Sono nate così storie, spartiti musicali, fumetti, ricette e reportage giornalistici ispirati ai dipinti del museo bergamasco.

Dopo gli autori anche il personale di staff, i medici e gli infermieri di Humanitas Castelli e Humanitas Gavazzeni si sono messi in gioco attraverso un concorso letterario interno a tema libero, da cui una giuria ha selezionato il 12° autore di “Opere in Parole”: Giovanna Mennillo, dello staff di Humanitas Gavazzeni, che ha vinto con un racconto che testimonia la resilienza e la voglia di tornare a sorridere. Racconto che è stato letto e trasformato in podcast da Alessio Boni.

 

L’obiettivo di “Opere in parole”

I racconti, collegati ai dipinti distribuiti in tutti i reparti, sono ora a disposizione dei pazienti e dei professionisti attraverso i QR code che sono posti sulle pareti rivestite d’arte e sui libretti distribuiti in ogni singolo reparto.

QUesto in attuazione dell’obiettivo di “Opere in Parole”, che è quello di confortare pazienti e professionisti dell’ospedale, ma anche ispirarli a scrivere per raccontare le proprie emozioni.

A questo fine, a ogni paziente verrà consegnato il libretto con il racconto dedicato al suo reparto e un libretto bianco in cui scrivere le proprie emozioni e raccontare, se lo vorrà, il vissuto in ospedale, magari ispirandosi agli oltre 1.200 metri quadrati di arte che lo rivestono.

 

Il racconto e la bellezza come terapia

«Vogliamo raccogliere le storie di sollievo o di dolore, di gioia o di paura di fronte alla malattia – sottolinea l’amministratore Delegato di Humanitas Gavazzeni e Castelli, Giuseppe Fraizzoli –. Con l’arte e le parole non abbiamo semplicemente rivestito le pareti dell’ospedale, le abbiamo “aperte” per dare voce a quella porzione di vissuto che la malattia o l’ospedalizzazione mettono tra parentesi e che vogliamo valorizzare. Ancora di più dopo i lunghi mesi di emergenza Covid-19, il racconto e la bellezza possono essere una terapia e la chiave per accompagnare la ripartenza personale e del territorio».

«Questo progetto – gli fa eco Massimo Castoldi, Direttore Sanitario di Humanitas Gavazzeni e Castelli – apre nuovi canali di comunicazione tra medici, infermieri e pazienti. Con gli strumenti della medicina narrativa, riconosciuti anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il racconto diventa parte integrante dell’esperienza di cura. In prospettiva, vorremmo arrivare a misurare il benessere psico-fisico delle persone e l’effetto dell’arte sui percorsi di guarigione».