Oggi sono più di 430 milioni di persone, circa il 5% dell’intera popolazione che vive sul Pianeta. Domani, che significa non più tardi del 2050, questo numero potrebbe salire fino a quota 700 milioni: praticamente 1 abitante del mondo ogni 10.

La fotografia dell’insieme di uomini e donne che oggi devono fare i conti con l’ipoacusia, ovvero la perdita dell’udito, sarebbe però ancora peggiore secondo il dottor Alessandro Colli, responsabile dell’unità di Otorinolaringoiatria di Humanitas Castelli: “si stima che sia affetto da ipoacusia circa il 12% della popolazione mondiale, percentuale che sale al 40% per gli over65”.

Patologia subdola e molte volte invalidante, l’ipocausia è una di quelle condizioni che spesso tendiamo a sottovalutare o a ridimensionare come un “acciacco” dovuto all’età. Gli anziani rientrano sicuramente tra i soggetti più a rischio ma il dottor Colli ha voluto ribadire che la platea dei vulnerabili è davvero più larga.

A riempire le statistiche ci sono “i lavoratori esposti a rumori intensi”, come gli operai nelle fabbriche o il personale della manutenzione della strade, e anche “i neonati”: bambini che fin dai primi momenti di vita soffrono di una riduzione o della perdita completa del senso dell’udito.

Dottor Colli, facciamo però un passo indietro. Ci spiega cosa si intende di preciso quando si parla di perdita d’udito?

“Parliamo di una patologia specifica, l’ipocausia, vale a dire la riduzione o la perdita del senso dell’udito. L’ipoacusia può essere trasmissiva, quando il problema è a carico dell’orecchio esterno o dell’orecchio medio (membrana timpanica e catena degli ossicini), o neurosensoriale, quando il danno si localizza a livello dell’orecchio interno (coclea) o del nervo acustico”.

Da cosa può essere causata?

“L’ipoacusia può essere congenita, vale a dire presente fin dalla nascita, o può formarsi in seguito all’assunzione di farmaci o per traumi subiti. La perdita parziale dell’udito può essere generata inoltre dall’invecchiamento o da problemi legati alle strutture responsabili dell’udito, da accumuli di liquidi o cerume o dalla presenza di corpi estranei all’interno dell’orecchio. Può anche essere generata da varie patologie come labirintite, meningite, otite, parotite, rosolia, sindrome di Down, scarlattina e tonsillite.

Può anche avere un carattere ereditario?

“Può essere presente già alla nascita in seguito a fattori ereditari, come alterazioni genetiche, o acquisiti, per infezioni materne contratte in gravidanza o all’uso di alcuni farmaci in tale periodo”.

Quali sono i primi sintomi da cui potremmo accorgercene?

“Il sintomo principale è la scarsa o incompleta capacità uditiva, talora associata a sensazione di ovattamento, acufeni e instabilità. In genere l’ipoacusia si può accompagnare ad altri sintomi come mal di testa, debolezza, vertigini, problemi di equilibrio, acufene e senso di pressione nell’orecchio“.

Una volta riscontrati uno o più di questi “indizi”, cosa bisogna fare?

“È necessario sottoporsi ad un’accurata raccolta anamnestica, dalla visita otorinolaringoiatrica con otoscopia, esame audiometrico tonale e impedenzometria, e da eventuali accertamenti radiologici come da indicazione dello specialista otorinolaringoiatra”.

Proviamo a mettere l’ipoacusia ancora più sotto la lente d’ingrandimento. Quando insorge è sempre totale o può anche provocare danni parziali al nostro udito?

“L’ipoacusia è più frequentemente parziale (monolaterale o bilaterale) o limitata ad alcune frequenze, ma può essere totale (monolaterale o bilaterale) per alterazioni genetiche o per infezioni virali”.

Colpisce sempre entrambe le orecchie?

Può colpire uno o entrambi gli orecchi e può far sì che i suoni appaiano ovattati oppure creare difficoltà a seguire discorsi in presenza di rumori di sottofondo o quando a parlare sono più persone”.

Si tratta di una condizione reversibile?

“Sì: se è causata da corpi estranei nel condotto uditivo che vengono rimossi, da infezioni controllabili con terapia medica e da patologie che la terapia chirurgica può completamente debellare”.

Tra le patologie dell’udito più note c’è l’acufene, la cui maggior notorietà si deve anche al fatto che più di un cantante di livello nazionale ne soffre. Di cosa si tratta?

L’acufene, noto anche come “tinnito”, è un disturbo a carico dell’orecchio che si manifesta con una percezione sonora per lo più a tonalità acuta (simile a un fischio, a un ronzio o a uno scampanellio) seppur in assenza di rumori esterni. Le cause all’origine di questo disturbo possono riguardare direttamente l’orecchio (otogene), come un tappo di cerume o processi infiammatori acuti e cronici dell’orecchio medio e interno, oppure possono essere extra-otogene e dipendere, quindi, da fattori esterni all’orecchio come traumi o specifiche patologie.

Parliamo di come si cura l’ipoacusia.

Il trattamento dipende dalla causa. Nei casi di corpo estraneo o di tappo di cerume basterà che lo specialista otorinolaringoiatra estragga il materiale dal condotto uditivo per recuperare immediatamente l’udito. Se la causa è un’infezione si procede a trattamento farmacologico generalmente con antibiotici e antinfiammatori locali o sistemici a seconda dell’agente infettivo. In alcuni casi si può ricorrere all’utilizzo di ausili protesici. Vi sono inoltre situazioni che richiedono una terapia chirurgica, come l’otosclerosi, l’otite cronica colesteatomatosa, alcuni casi di perforazioni timpaniche e ipoacusie neurosensoriali severe non responsive alla protesizzazione acustica che possono beneficiare dell’impianto cocleare (orecchio bionico)”.

Quali sono i modi più efficaci per fare prevenzione e proteggere il nostro udito?

“Sottoponendosi ad una visita audiologica, che consiste nella valutazione clinica dell’orecchio eseguita da parte del medico specialista e comprende l’esecuzione delle indagini audiologiche. Lo scopo è valutare la capacità uditiva di una persona, inoltre è utile per fare una diagnosi di sede della patologia che ha portato alla perdita uditiva“.

Articolo tratto dall’articolo pubblicato su Ohga! il 3 marzo 2022 dal titolo: “La perdita dell’udito? Il dottor Colli: Non è una patologia che colpisce solo gli anziani”