Cloro

Che cos’è il cloro?

Il cloro, il cui simbolo chimico è Cl, è il più abbondante minerale a livello intra ed extra-cellulare. Rientra nella categoria dei macroelementi, perché – così come zolfopotassiosodiocalciomagnesio e fosforo – è uno dei minerali di cui il nostro organismo necessita in grande quantità. In generale, il cloro è un potente germicida e uno dei più efficaci disinfettanti che esercita azione antibatterica sia allo stato elementare, sia sotto forma di acido ipocloroso indissociato (HClO). Come tale viene utilizzato ampiamente per la disinfezione delle acque potabili, mentre i suoi composti sono largamente impiegati in clinica (disinfezione di oggetti inanimati e strumenti chirurgici).  

A che cosa serve il cloro?

Abbinato al sodio, il cloro partecipa alla regolazione del bilancio di fluidi ed elettroliti nell’organismo umano. Inoltre, è un componente fondamentale degli acidi del succo gastrico.  

In quali alimenti è presente il cloro?

Il cloro viene assunto dall’organismo soprattutto attraverso il comune sale da cucina (il cloruro di sodio). Inoltre, è contenuto in numerosi alimenti di origine vegetale, soprattutto: alghe, segale, pomodori, lattuga, sedano e olive.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di cloro?

Il fabbisogno giornaliero di cloro dipende dall’età. L’apporto giornaliero adeguato è pari a 0,18 g fino ai 6 mesi di vita, 0,57 g fino all’anno di età, 1,5 g tra 1 e 3 anni, 1,9 g tra 4 e 8 anni, 2,3 g tra 9 e 13 anni, 2,3 g dai 14 ai 50 anni, 2,0 g tra i 51 e i 70 anni e 1,8 g dai 71 anni in poi.  

Quali controindicazioni può causare la carenza di cloro?

La carenza di cloro è molto rara, ma può accadere se si perdono grandi quantità di liquido a causa di eccessiva sudorazione, di vomito o di dissenteria o se si assumono farmaci, compresi i diuretici. Si può associare a ovulazione e acidosi respiratoria cronica.  

Quali conseguenze può causare l’eccesso di cloro?

Un apporto eccessivo di cloro attraverso il cibo può causare un aumento della pressione sanguigna e, per le persone affette da insufficienza cardiaca, da cirrosi o da malattie renali, un accumulo di liquidi. In aggiunta, livelli eccessivi di cloro nel sangue possono aumentare la glicemia nelle persone con diabete e influenzare il trasporto di ossigeno.  

Come si riconosce un’intossicazione da cloro?

Un’intossicazione causata dall’inalazione o dall’ingestione del cloro presente nell’acqua può causare problemi a respirare, accumulo di liquidi nei polmoni, bruciore alla bocca, dolore e gonfiore alla gola, mal di stomaco, vomito e sangue nelle feci.

Disidratazione

Che cos’è la disidratazione?

Con il termine disidratazione si indica la condizione in cui si viene a trovare un soggetto quando perde più liquidi in confronto a quelli che assume. Il nostro organismo perde ogni giorno diversi liquidi eliminandoli con l’urina, le feci, il sudore, la respirazione; il segnale della sete indica precisamente un avvenuto calo dei liquidi nel corpo e ci fa presente che occorre reintegrarli.  

Quali possono essere le cause della disidratazione?

La disidratazione è una condizione patologica che può avere diverse cause: ad esempio può essere provocata da una condizione duratura di dissenteria e/o vomito, da una notevole perdita di liquidi per una forte sudorazione (ad esempio come avviene quando si fa intensa attività fisica), da un problema nel fisiologico ricambio minerale e idrico.  

Quali sono i sintomi associati alla disidratazione?

Il sintomo più evidente e riconoscibile della disidratazione è la sete, che tuttavia non si intensifica col peggiorare della situazione, ma resta sempre stabile allo stesso livello. Si tratta chiaramente di un primo segnale, ma non lo si deve considerare un campanello d’allarme. Con il progredire della condizione di disidratazione la minzione avviene meno spesso e le urine assumono un colore giallo scuro. Una leggera disidratazione pregiudica anche le capacità di controllo motorio e cognitivo e può avere un’influenza negativa sull’umore. Altri sintomi presenti sono l’assenza di salivazione con conseguente secchezza delle fauci e della lingua.  

Cosa fare in caso di disidratazione?

La prima cosa da fare è cercare, se possibile, di reintegrare i liquidi bevendo acqua. Nel caso in cui la situazione dovesse essere più grave, come accade ad esempio in conseguenza di prolungati episodi di diarrea e/o vomito, si raccomanda di integrare dei sali minerali all’acqua. In farmacia si possono trovare soluzioni reidratanti già pronte.  

Cosa non fare in caso di disidratazione?

Non si deve mai prendere sotto gamba uno stato di disidratazione, visto che se perdura da diverso tempo può avere delle serie conseguenze. Sono caldamente sconsigliate le bevande gassate o zuccherate.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Febbre

Che cos’è la febbre?

La febbre è l’aumento della temperatura corporea dovuta a una reazione da parte dell’organismo a fenomeni naturali anomali, generalmente di natura infettiva. Il nostro corpo ha una temperatura che varia tra i 36 e i 37,2 gradi, che è mantenuta in equilibrio da meccanismi di regolazione che possono essere disturbati nella loro attività dall’attacco di elementi esterni. Un esempio classico è quello della presenza di una sindrome influenzale, con il corpo che reagisce all’attacco dei virus con un aumento della temperatura finalizzata alla loro neutralizzazione. In genere l’aumento della temperatura corporea non è un condizione pericolosa, lo può però diventare quando la febbre si spinge oltre i 40 gradi, soprattutto per i bambini o per i neonati, per cui le temperature elevate possono essere addirittura letali.  

Quali altri sintomi possono essere associati alla febbre?

Alla febbre si possono associare altri sintomi, come: mal di testa, brividi, sudorazione, dolori muscolari, stanchezza, disidratazione, sudorazione. In caso di febbre elevata ci possono essere convulsioni, allucinazioni e stato confusionale.  

Quali sono le cause della febbre?

Tra le cause della febbre possono esserci infiammazioni (come artrite reumatoide o vasculiti), infezioni (di natura virale o batterica), uso di farmaci e vaccini, colpi di calore o esiti di interventi chirurgici.  

Febbre, quando rivolgersi al proprio medico?

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante quando la febbre perdura da qualche giorno e sia associata a nausea, vomito, mal di gola, difficoltà respiratorie, astenia, gonfiore dei linfonodi, dolore addominale, eruzione cutanea, oppressione al torace, perdita di coscienza e mancanza d’appetito.  

Come possono essere individuate le cause della febbre?

Per curare la febbre occorre risalire alle cause che ne sono alla base e intervenire su queste. La causa può essere individuata attraverso semplici esami del sangue, esami delle urine o tamponi faringei. Possono però anche essere richiesti esami più complessi come TAC, radiografia o altri di diagnostica per immagini, con l’obiettivo di escludere condizioni che potrebbero essere alla base dello stato febbrile.  

Come può essere curata la febbre?

La febbre in genere tende a scomparire da sé, in modo spontaneo, quando è collegata a stati influenzali o a raffreddamento, e viene osservato un periodo di riposo contraddistinto da un’abbondante assunzione di liquidi. Nel caso di febbre elevata si può intervenire con farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina (acido acetilsalicilico) o l’ibuprofene o con antipiretici come il paracetamolo. Attenzione: gli antibiotici non sono efficaci in caso di semplice influenza e sono invece utili quando si debba curare una sovrainfezione batterica.

Ferite e punture al mare (meduse, tracine e ricci di mare)

Quali sono le cause più frequenti di ferite e punture al mare?

Nei nostri mari è frequente imbattersi in meduse, tracine e ricci di mare, animali marini che sono in grado di procurarci ferite e punture che, se non curate a dovere, possono anche procurare fastidi di una certa gravità. Occorre quindi prestare la dovuta attenzione quando si è in acqua. Le meduse possono attaccare tutto il corpo con i loro tentacoli. L’irritazione della pelle è causata dal contatto con la sostanza urticante che viene rilasciata dall’aprirsi delle vescicole. Le tracine sono pesci (anche detti pesci ragno) che si nascondono sotto la sabbia e che spesso vengono dunque calpestate. Hanno aculei appuntiti che iniettano un veleno potente. Mani e piedi possono essere altresì colpiti dagli aculei dei ricci.  

Quali sono i sintomi associati alle ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

Pungersi con una tracina genera un violento e quasi insopportabile dolore, soprattutto per i più piccoli di età. Il contatto avviene solitamente con i piedi e il dolore può quindi estendersi a tutta la gamba, con la pelle che si irrita e si gonfia. Essere punti da un riccio causa solitamente dolore e fastidio. Appena venuti a contatto con una medusa si avverte un senso di bruciante dolore, la cui durata è piuttosto mutevole. Può in seguito manifestarsi sulla zona affetta una reazione cutanea simile a quella dell’orticaria. Un quadro clinico più complicato è caratterizzato da sintomi quali: nausea e vomito, stato confusionale, pallore, sudorazione, mal di testa, fatica a respirare, ampia eruzione cutanea.  

Che cosa bisogna fare in caso di ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

In caso di ferita da tracina, si consiglia di mantenere la persona danneggiata ferma e calma e, in caso di necessità, di darle un antidolorifico. Se la respirazione è difficoltosa o in caso di calo di pressione, è consigliabile recarsi al più presto al pronto soccorso. Gli aculei dei ricci di mare hanno piccoli uncini e una volta penetrati nella pelle non è facile estrarli;. Per questo è raccomandabile consultare un medico: senza la giusta strumentazione si rischia difatti di spingere gli aculei in profondità, o addirittura di spezzarli, con conseguenti ascessi e infezioni. Se si entra a contatto con una medusa invece, è raccomandabile lavare la zona affetta con acqua di mare (mai usare acqua dolce). In seguito è opportuno procedere alla rimozione dei residui aiutandosi con una carta plastificata (tipo carta di credito o tessera di un negozio) o con un coltello dal lato della parte liscia, per evitare che i filamenti si rompano rilasciando ulteriore sostanza urticante. Si consiglia infine di applicare prodotti specifici, che sono facilmente reperibili in farmacia. In caso di presenza di sintomi più generalizzati descritti in precedenza è consigliabile recarsi in Pronto Soccorso.  

Che cosa non bisogna fare in caso di ferite o punture da tracina, riccio di mare o medusa?

In caso si venga a contatto con una tracina è opportuno non scaldare la zona colpita né con acqua né con la sabbia: sebbene è vero che la tossina sia termolabile e dunque il calore la renda inattiva, tali rimedi fai-da-te non recano sollievo alcuno né migliorano  la situazione. Se si è punti da medusa invece, non bisogna grattarsi, non bisogna strofinare la zona colpita con sabbia o pietre. È inoltre inutile applicare urina, ammoniaca, alcol o aceto; alcune di queste sostanze, anzi, potrebbero addirittura peggiorare la situazione.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Infezione da Bukholderia mallei

Che cos’è l’infezione da Bukholderia mallei?

La Burkholederia mallei è un batterio gram-negativo dotato di metabolismo aerobico. È il batterio che provoca la morva, una patologia infettiva che colpisce particolarmente i cavalli ed è trasmissibile all’uomo (anche se estremamente rara nell’uomo). Può essere contratta naturalmente da altri mammiferi come capre, cani e gatti. La diagnosi dell’infezione da Burkholederia mallei si effettua in laboratorio isolando il batterio da campioni di sangue, pelle, espettorato o urine.  

Come si contrae un’infezione da Bukholderia mallei?

Le infezioni da Bukholderia mallei (o morva) si trasmettono all’uomo attraverso un contatto con tessuti o liquidi corporei di animali infetti. I funghi batterici entrano nel corpo attraverso tagli o abrasioni sulla pelle e attraverso il contatto con le mucose degli occhi e del naso. Si sono verificati anche casi di infezione aerea, ma sono rari.  

Quali sono le malattie e i sintomi legati all’infezione da Bukholderia mallei?

L’infezione da Bukholderia mallei (o morva) può associarsi a patologie e presentarsi con sintomi molto diversi tra loro, come: febbre, brividi, sudorazione, dolore muscolare, dolore al petto, rigidità muscolare, cefalea, secrezione nasale, la sensibilità alla luce (a volte con eccessiva lacerazione degli occhi).  

Come può essere curata l’infezione da Bukholderia mallei

Considerata la rarità dei casi umani di morva, le informazioni sui trattamenti antibiotici disponibili e sul loro possibile esito nell’uomo sono limitate. I prodotti a base di sulfadiazina sembrano essere efficaci sia negli animali sia negli esseri umani. Inoltre, il batterio che causa la morva è generalmente sensibile a: tetracicline, ciprofloxacina, streptomicina, novobiocina, gentamicina, ceftazidima, sulfamidici. Non è attualmente disponibile un vaccino per la morva. Nei paesi in cui la morva è diffusa, la prevenzione della malattia nell’uomo determina l’identificazione e l’eliminazione dell’infezione nella popolazione animale.  In ambienti sanitari, la trasmissione può essere evitata utilizzando le precauzioni di contatto con i pazienti infetti.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Infezione da propionibacterium

Che cosa sono le infezioni da propionibacterium?

Tra le infezioni da propionibacterium più note ci sono quelle: propionibatterio Anes, propionibatterio granulosum, propionibatterio avidum e propionibatterio propionicus. Il propiconibatterio è un batterio anaerobico Gram-positivo che vive normalmente sulla pelle e non è generalmente correlato con la comparsa di alcuna malattia.

Come si contraggono le infezioni da propionibacterium?

Le infezioni da propionibacterium possono essere acquisite durante interventi chirurgici o trasfusioni, o possono dipendere dai processi alla base della comparsa della malattia acneica, quando i batteri della pelle, generalmente innocui, si trasformano in nemici della salute.  

Quali sono le malattie e i sintomi correlati con le infezioni da propionibacterium?

Alle infezioni da propionibacterium possono essere collegati questi problemi di salute: acne, endocardite, infezioni post-operatorie (ad es. infezioni alle spalle), infezioni neurochirurgiche da shunt, cheratite infettiva, endoftalmia. Più raramente, infezioni dentali, congiuntivite associata all’uso delle lenti a contatto, infezioni da protesi mammarie e peritonite. I sintomi delle infezioni da propionibacterium variano a seconda dell’organo colpito. La pelle può avere a che fare con: punti neri, lesioni infiammatorie e ferite. Nel caso di endocardite possono invece comparire: febbre, letargia, malessere, sudorazione, brividi. Meno spesso, mormorio cardiaco e altri sintomi specifici dell’endocardite. In altri casi, i sintomi dell’infezione non sono particolarmente evidenti o l’infezione può anche essere asintomatica.  

Come si può curare un’infezione da propionibacterium?

La cura delle infezioni da propionibacterium varia a seconda dell’organo colpito e spesso vengono utilizzati antibiotici. Nel caso di acne, può essere indicato l’uso di farmaci per via orale e l’uso di prodotti topici. Tra gli attivi utili vi sono i derivati della vitamina A, il perossido di benzoile, i beta-idrossiacidi (come l’acido salicilico) e gli antibiotici. Anche la terapia fotodinamica sembra essere utile. Se gli shunt neurochirurgici o altre protesi sono infetti, devono essere rimossi e si devono usare trattamenti antibiotici. La migliore condizione, anche nel caso di altre infezioni, è che si consideri la sensibilità del batterio alle diverse molecole disponibili. Infine, un’endoftalmia può richiedere, oltre agli antibiotici, anche un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. In caso di malessere, consultare il proprio medico o il pronto soccorso.

Intossicazione alimentare

Che cos’è un’intossicazione alimentare?

Le intossicazioni alimentari possono essere dovute all’ingestione di alimenti contaminati o alla mancanza di igiene sia nella preparazione che nella conservazione degli alimenti. Le intossicazioni sono di quattro tipi:
  1. causate da tossine animali e vegetali
  2. causate da tossine di origine chimica (metalli, farmaci, pesticidi, additivi)
  3. ausate da tossine di microrganismi (muffe, batteri, virus, virus, parassiti)
  4. quelle derivanti dalla bio-decomposizione di alimenti (è il caso, per esempio, della sindrome dello sgombro, intossicazione alimentare acuta che si verifica con alcuni tipi di pesci in cui vi è una tossina per scarsa conservazione degli alimenti).
 

Quali sono i sintomi associati all’intossicazione alimentare?

I sintomi associati all’intossicazione alimentare variano a seconda della sostanza ingerita e della quantità. Disturbi gastrointestinali (vomito, dissenteria, dolori addominali), ma anche visione doppia, difficoltà di deglutizione, secchezza della bocca, problemi di comunicazione, tachicardia o problemi cutanei (arrossamento, orticaria). Anche la cefalea improvvisa e la sudorazione sono spesso presenti.  

Cosa fare in caso di intossicazione alimentare?

In caso di intossicazione alimentare si consiglia di chiamare con urgenza un centro antiveleni o un pronto soccorso e riferire cosa è stato assunto e in quale quantità.  

Che cosa non fare in caso di intossicazione alimentare?

In caso di intossicazione alimentare non bisogna assumere farmaci, aspettare che i sintomi vadano via da soli, ricorrere a inutili rimedi domestici (ad esempio, bere latte).  

Importante avvertenza

Le informazioni contenute in questa scheda non sostituiscono in alcun modo l’intervento o le indicazioni dei soccorritori e forniscono solo semplici suggerimenti per tenere sotto controllo la situazione in attesa di aiuto.

Ipoidrosi

Che cos’è l’ipoidrosi?

L’ipoidrosi è un’anormale diminuzione della sudorazione. È spesso determinata da altre condizioni mediche che ne sono alla base, tra cui lesioni cutanee provocate da infezioni, traumi o infiammazioni, ma anche patologie che determinano la diminuzione del funzionamento delle ghiandole sudoripare (come accade nel lupus eritematoso sistemico e nella sindrome di Sjogren). Può essere accompagnata dalla secchezza della pelle nel distretto corporeo che è interessato dal disturbo.  

Quali malattie si possono associare all’ipoidrosi?

Tra le patologie che possono essere associate all’ipoidrosi, ci sono: lupus eritematoso sistemico, psoriasi, sindrome di Sjögren, traumi, amiloidosi, diabete insipido, febbre tifoide, ipotiroidismo, lebbra. Si ricorda che tale elenco non è esaustivo ed è sempre opportuno chiedere consulto al proprio medico.  

Quali sono i rimedi contro l’ipoidrosi?

Atteso che all’origine dell’ipoidrosi possono esserci molteplici cause, al fine di identificare un trattamento adatto a risolvere la condizione è necessario risalire alla patologia che ne è alla base e lavorare su di questa.  

Con l’ipoidrosi quando rivolgersi al proprio medico?

È sempre consigliato consultare il proprio medico in caso di violento trauma o nel caso di malattie già diagnosticate in precedenza (si veda l’elenco delle malattie associate).

Ipotermia o congelamento

L’ipotermia, o congelamento, rappresenta una condizione che coinvolge tutto il corpo umano e si manifesta quando la temperatura corporea è inferiore a 35°C di norma a seguito di un’esposizione prolungata al freddo. L’ipotermia è graduale e si considera severa quando il corpo scende al di sotto dei 30°C.  

Quali sono i sintomi associati all’ipotermia?

Inizialmente l’ipotermia si manifesta con pelle fredda, pallore, raffreddori, brividi, tachicardia e respirazione rapida; in seguito possono esserci sudorazione, la pelle grigia, formicolio e mal di giuntura, rigidità muscolare, bradicardia, stato confusionale, sonnolenza. Se la temperatura scende al di sotto dei 30°C la persona colpita può perdere i sensi e si potrebbe verificare un rallentamento delle funzioni vitali, fino all’arresto cardiaco.  

Che cosa fare in caso di ipotermia?

In caso di ipotermia, o congelamento si raccomanda di chiedere aiuto. Poi cercare di riscaldare la vittima, ma gradualmente. Se indossa abiti bagnati, questi vanno sostituiti con abiti asciutti. Quindi la persona deve essere avvolta in coperte. Se la vittima è sveglia, le possono essere oggerte bevande calde da bere, non alcolici.  

Che cosa non fare in caso di ipotermia?

In caso di ipotermia, o congelamento è importante osservare questi comportamenti:
  • non somministrarle alcolici
  • evitare di esporre la vittima a eccessivi sbalzi di temperatura
  • non massaggiare le estremità (mani e piedi).
 

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Pelle grassa

Che cos’è la pelle grassa?

La pelle grassa è una condizione per cui la cute produce eccessive quantità di sebo. Quest’ultimo è normalmente prodotto dall’organismo allo scopo di promuovere la salute naturale della pelle, ma qualora in eccesso potrebbe conferirle un aspetto oleoso e favorire la comparsa di problemi come l’acne. Alla base della sua comparsa vi sono sia fattori genetici sia l’azione di ormoni. È invece probabile che il ruolo dell’alimentazione sia molto più contenuto rispetto a quanto si pensasse in passato, anche se non si può escludere che il cibo non possa essere coinvolto nella sua comparsa. Altri fattori che potrebbero giocare un ruolo importante sono l’umore e il clima. Non mancano, ad esempio, i casi in cui la pelle grassa è associata all’aumento di sudorazione tipico dell’estate.  

Quali malattie si possono associare alla pelle grassa?

Tra le patologie associabili alla pelle grassa, ci sono le seguenti: dermatite seborroica, sindrome dell’ovaio policistico, acne, acromegalia. Si rammenta come questo non sia un elenco esaustivo e che sarebbe sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro la pelle grassa?

Il rimedio migliore contro la pelle grassa è una corretta igiene. Esistono prodotti specifici per prendersi cura di una cute alle prese con un eccesso di sebo: maschere, argille, diversi tipi di creme, detergenti, tonici, e cerotti medicati. Di solito è consigliabile utilizzare prodotti a base acquosa anziché oleosa. Nei casi più severi sarà il dermatologo a suggerire il prodotto più adatto allo scopo di cercare di arginare il problema. Resta fondamentale pulire la pelle più spesso rispetto a quanto si farebbe se non si avesse a che fare con questo disturbo. Nel caso in cui il problema sia associato a sindrome dell’ovaio policistico potrebbe essere necessario assumere medicinali o integratori.  

Pelle grassa, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di pelle grassa, è raccomandabile rivolgersi a un medico qualora una corretta igiene e l’uso di prodotti acquistabili senza ricetta non aiutino ad alleviare il problema.  

Sanguinamento facile (emofilia)

Che cos’è il sanguinamento facile (emofilia)?

Il sanguinamento facile, cioè la perdita facile e frequente di piccole quantità di sangue senza una lesione o un trauma può essere provocata da diverse patologie e condizioni: difetti della coagulazione, leucemia, fragilità dei capillari, impiego di farmaci anticoagulanti. Il sanguinamento spontaneo può verificarsi in qualsiasi parte del corpo, ma è più frequente dal naso, dalla bocca e dall’apparato digerente. Le persone che soffrono di emofilia hanno perdite ematiche localizzate nelle articolazioni o a livello muscolare. Talvolta il sintomo è associato a piccoli puntini rossi o violacei, detti anche petecchie e a lividi (ecchimosi).  

Quali malattie si possono associare a sanguinamento facile?

Tra le principali patologie collegate al sanguinamento facile ci sono: leptospirosi, leucemia, malattia di Von Willebrand, mieloma multiplo, morbo di Cushing, scorbuto, shock settico, sindrome di Marfan, sindrome emolitico-uremica, trombocitopenia, anemia plastica, carenza di vitamina K, cirrosi epatica, difetti della coagulazione, ebola, emofilia, Hiv, insufficienza renale, leishmaniosi. Questo non è un elenco esaustivo ed è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia in caso di sintomi persistenti.  

Quali sono i rimedi contro sanguinamento facile?

I rimedi per questo il sanguinamento facile differiscono molto in base alla causa. La cura è di solito mirata alla patologia di cui il sanguinamento frequente è un sintomo e si basa su apposite terapie.  

In presenza di sanguinamento facile quando rivolgersi al proprio medico?

Per valutare l’esigenza di ricorrere a tempestive cure mediche bisogna conoscere l’evoluzione del sanguinamento facile. Qualora il sintomo sia associato a svenimento, vertigini, sudorazione, debolezza, nausea o sete eccessiva è necessario ricorrere alle cure d’emergenza del Pronto Soccorso. É ugualmente necessario consultare celermente un medico qualora il problema si manifesti durante la gravidanza.

Stanchezza (Spossatezza)

Che cos’è la stanchezza (spossatezza)?

Fatica e spossatezza sono dei termini alternativi che descrivono la sensazione di stanchezza e la mancanza di energia che può interessare un soggetto in maniera episodico e transitorio oppure duraturo. È da distinguere dalla sensazione di sonnolenza. Il sintomo si caratterizza per un calo drastico e a volte cronico di energia e motivazione. Il segno può essere collegato a intensi sforzi fisici e psichici, a una privazione prolungata di sonno, ma può anche essere conseguente a condizioni patologiche più o meno gravi.  

Quali malattie si possono associare a spossatezza?

Tra le principali patologie legate alla spossatezza ci sono: infezioni, infarto miocardico, insonnia, insufficienza cardiaca congestizia, insufficienza epatica, insufficienza renale, ipoglicemia, AIDS, anemia, ansia, artrite reumatoide, attacchi di panico, broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO), diabete, enfisema, fibromialgia, indigestione, menopausa, mononucleosi, sindrome da stanchezza cronica, sindrome delle gambe senza riposo, tumori, ipotiroidismo, ipertiroidismo, anoressia nervosa, bulimia, disturbi del sonno, disturbo d’ansia generalizzato, ipotensione, malattia di Addison.  

Quali sono i rimedi contro la spossatezza?

I rimedi variano a seconda che il disturbo sia legato a condizioni transitorie o acute e persistenti. Nel primo caso – ad esempio se è causata da ansia o stress – potrebbe essere sufficiente riposare, rilassarsi e bere un bicchiere d’acqua. Qualora la condizione derivi da uno stile di vita stressante è necessario ridurre i ritmi, evitare fumo e alcolici, condurre un’alimentazione equilibrata e bere a sufficienza. In tutti gli altri casi sarà necessario rivolgersi a un medico per gli esami diagnostici utili ad identificare la causa e pianificare la terapia più opportuna.  

In presenza di spossatezza quando rivolgersi al proprio medico?

Qualora il disturbo si presenti senza una causa apparente e con caratteristiche persistenti che si ripercuotono sulla qualità della vita di tutti i giorni è necessario consultare il medico che indirizzerà verso i necessari esami diagnostici. Se il senso di stanchezza è improvviso ed estremo, associato a confusione mentale, sudorazione, vertigini e svenimento, se è associato a depressione, dolore addominale, alla schiena o nella regione pelvica, sanguinamento rettale, forte mal di testa, dolore nella zona del torace,  è necessario far ricorso alle cure del Pronto Soccorso.

Vitamina B7 (inositolo)

Che cos’è la vitamina B7?

La vitamina B7, conosciuta anche con il nome di inositolo, è una sostanza in parte prodotta dal nostro organismo e in parte introdotta attraverso l’alimentazione. È una sostanza essenziale per il nostro organismo, che come tutte le vitamine del gruppo B è idrosolubile e per questo non può essere accumulata nell’organismo ma deve essere assunta con costanza e regolarità attraverso una dieta varia ed equilibrata.  

A che cosa serve la vitamina B7?

La vitamina B7 partecipa alla produzione della lecitina, la sostanza che provvede a mantenere pulite le pareti interne delle arterie, e contribuisce così a mantenere bassa la presenza di colesterolo nel sangue. L’inositolo contribuisce inoltre a contenere i depositi di grasso a livello epatico, cioè nel fegato. Proteggendo le cellule nervose, inoltre, questa sostanza aiuta a combattere lo stress e a mantenere una buona memoria.  

In quali alimenti è presente la vitamina B7?

La vitamina B7 è presente in molti alimenti, come alcuni frutti – banane, agrumi e noci –, cereali integrali, tuorlo d’uovo, lievito di birra e alcuni tipi di carne, soprattutto il fegato.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B7?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina B7 equivale a circa 500mg.

Carenza di vitamina B7

La carenza di vitamina B7 è un evento piuttosto raro dal momento che è sufficiente un’alimentazione equilibrata per garantirne l’apporto medio giornaliero. Si manifesta attraverso segnali come desquamazione della pelle, acidosi o ipoglicemia.

Eccesso di vitamina B7

Anche l’eccesso di vitamina B7 è un evento piuttosto raro, dal momento che la quantità assunta in eccesso viene eliminata attraverso le urine. I sintomi in cui si presenta sono perdita dell’appetito, difficoltà di digestione, eccessiva salivazione ed eccessiva sudorazione.  

L’inositolo è davvero una vitamina?

L’inositolo, anche se viene chiamato anche vitamina B7, appartiene in realtà al gruppo delle non-vitamine B e viene considerato una sostanza “vitamino-simile”. Detto questo, bisogna sottolineare che l’azione dell’inositolo è comunque strettamente connessa a quelle della altre vitamine del gruppo B, in particolare della vitamina B9 (acido folico), della vitamina B8 (biotina) e della vitamina B5 (acido pantotenico).